SENATO DELLA REPUBBLICA
-------------------- XIII LEGISLATURA --------------------

4a Commissione permanente
(DIFESA)

223a seduta: mercoledì 31 maggio 2000, ore 15
224a seduta: giovedì 1° giugno 2000, ore 8,30




ORDINE DEL GIORNO

MERCOLEDI'

IN SEDE CONSULTIVA SU ATTI DEL GOVERNO


Esame, ai sensi dell'articolo 139-bis del Regolamento, degli atti:

1. Programma pluriennale di A/R del Segretariato Generale della Difesa n. 4/2000 relativo alle fasi di Industrializzazione (Production Investment - PI), Produzione (Production - P) e Supporto In Servizio Iniziale (Initial In-Service Support - IISS) dell'elicottero NH-90 - Relatore alla Commissione NIEDDU
(Parere al Ministro della difesa, ai sensi dell'articolo 1, comma 1, lett. b) della legge 4 ottobre 1988, n. 436)Esame. Parere favorevole
(n. 687)

2. Schema di decreto legislativo concernente disposizioni correttive e integrative del decreto legislativo 28 novembre 1997, n. 464, recante riforma strutturale delle Forze armate - Relatore alla Commissione GIORGIANNI
(Parere al Ministro della difesa, ai sensi dell'articolo 9 della legge 31 marzo 2000, n. 78)Esame e rinvio
(n. 688)

3. Schema di decreto ministeriale per i contributi della Difesa da assegnare a favore di enti, istituti, associazioni, fondazioni ed altri organismi, per l'anno 2000 - Relatore alla Commissione PETRUCCI
(Parere al Ministro della difesa, ai sensi dell'articolo 1, comma 40, della legge 28 ottobre 1995, n. 549)Esame e rinvio
(n. 689)


GIOVEDI'


PROCEDURE INFORMATIVE

Interrogazioni.

INTERROGAZIONI ALL’ORDINE DEL GIORNO

        DOLAZZA. – Al Presidente del Consiglio dei ministri, ai Ministri degli affari esteri e per gli italiani all’estero, della difesa e di grazia e giustizia. – Premesso:

            che «l’immissione sul mercato internazionale di “missili cinesi e coreani“ può creare “problemi seri“ alla stabilità del Mediterraneo. Lo ha detto Beniamino Andreatta. Per il Ministro della difesa la sponda sud del Mediterraneo è un’area di instabilità e pericoli, anche perchè “in molti paesi della regione si sta per aprire un processo di successione al potere dagli esiti incerti“. Per il centro di studi strategici americano Rand “la NATO dovrà dedicare più attenzione al Mediterraneo“»: questo testo è stato pubblicato da «Il Corriere della Sera» dell’11 novembre 1997;
            che gli organi d’informazione (quotidiani, radio e telegiornali) del 21 e 22 novembre 1997 hanno dato notizia con risalto che in Libia, quale risultato di pluriennale collaborazione con l’Iran, è in fase finale di messa a punto una classe di missili con portata di 2.000 chilometri;
            che da circa dieci anni, come si può riscontrare da quanto pubblicato dalla stampa, esiste un’offerta di missili di produzione orientale ed ex sovietica diretta a paesi mediterranei e del Medio Oriente ed in particolare, sulla base del vecchio missile sovietico «Scud», Stati ex iugoslavi, Cina ed Iran, con la partecipazione almeno finanziaria della Libia, erano impegnati nello sviluppo con portata superiore ai 1.000 chilometri;
            che, in considerazione di quanto sopra, nel 1989 ebbe ad essere concluso un accordo bilaterale fra i Governi di Washington e di Roma per la fornitura all’Aeronautica militare italiana a condizioni agevolate di sottosistemi di scoperta, guida e controllo per sistemi di difesa antimissile ed aerea «Patriot» e per la produzione di missili «Patriot» negli stabilimenti del comparto ex Selenia dell’Alenia - Finmeccanica; allora (fine anni Ottanta), come attualmente, esclusivamente il sistema statunitense «Patriot» garantisce con un accettabile probabilità di distruggere in volo il genere di missili di cui al periodo precedente, oltre a garantire rilevanti prestazioni difensive contro aeroplani in volo;
            che successivamente, sulla base di un parere tecnico espresso dallo Stato maggiore dell’Aeronautica militare (che non riteneva efficaci i sistemi «Patriot»), non fu tenuto conto dell’accordo di cui al paragrafo precedente e, uniformandosi al tornaconto di parte del
management della Finmeccanica-Alenia, il Ministero della difesa decise di partecipare con l’industria francese allo sviluppo di una «famiglia» di missili completamente ex novo e comprendente anche un antimissile di futuribile disponibilità operativa, senza tenere conto della mancanza per la penisola e le isole italiane di difese antimissili, nonchè degli obsoleti sistemi disponibili di difesa aerea; va rammentato come l’esecuzione dell’accordo fra Italia e Stati Uniti per la produzione di sistemi «Patriot» avrebbe garantito alle maestranze del comparto ex Selenia del gruppo Alenia-Finmeccanica un carico di lavoro che avrebbe evitato un’elevata percentuale delle decine di migliaia di licenziamenti attuati;
            che al contrario delle migliaia di miliardi devoluti al programma missilistico italo-francese, con risultati operativamente accettabili in epoca imprevedibile, solo una modesta percentuale è stato destinato effettivamente a lavoro italiano; è noto come per un certo genere di industrie la partecipazione a finanziamento garantito a programmi di sviluppo garantisca aspetti assai più favorevoli della produzione di serie, che implica una concreta contropartita;
            che i fatti esposti ai paragrafi precedenti configurano una situazione tipica in cui, per motivi ed interessi di dubbia fondatezza e legittimità, non è stata data esecuzione ad un atto di governo (quale l’accordo Italia-Stati Uniti per i sistemi antimissile «Patriot») ispirato a soddisfare una specifica esigenza difensiva, ora drammaticamente palesatasi, come risulta dalle citate dichiarazioni del Ministro della difesa e da quanto reso noto dagli organi d’informazione in data 21 e 22 novembre 1997 circa i missili libico-iraniani;
            che in data 18 novembre 1997, poco dopo la dichiarazione del Ministro della difesa riportata sul «Corriere della Sera» dell’11 novembre 1997 (citata in premessa), l’interrogante presentava l’atto di sindacato ispettivo 4-08565, al quale non è pervenuta risposta;
            ritenendosi la 4ª Commissione (Difesa) del Senato della Repubblica la sede più idonea per gli urgenti chiarimenti imposti dalla gravità dei fatti segnalati con rivelazioni degli organi d’informazione del 21 e 22 novembre circa i missili libico-iraniani,
        si chiede di conoscere:
            quale risulti essere l’affidabilità e la fondatezza degli elementi in base ai quali il Ministro della Difesa ha ritenuto di rendere la dichiarazione riportata dal «Corriere della Sera» in data 11 novembre 1997;
            quali passi siano stati compiuti da parte del Ministero della difesa, per il tramite degli strumenti istituzionali preposti a questo genere di informazioni, al fine di accertare la fondatezza delle rivelazioni degli organi d’informazione del 21 e 22 novembre circa i missili libico-iraniani;
            se il Presidente del Consiglio e il Ministro della difesa abbiano ritenuto opportuno disporre accertamenti, non limitati alla consueta richiesta di chiarimenti agli uffici responsabili dei fatti
sub judice, volti ad accertare la fondatezza dei motivi per i quali non è stata data esecuzione all’accordo Italia-Stati Uniti relativi ai sistemi antimissile «Patriot», a verificare la serietà della valutazione in base alla quale l’Aeronautica militare italiana (differentemente da numerose altre forze della NATO in Europa) ha ritenuto non efficace il sistema «Patriot», e ad escludere l’esistenza di nessi illegali fra uomini politici ed alti ufficiali responsabili della mancata esecuzione del citato accordo Italia-Stati Uniti e la Finmeccanica-Alenia;
            se, in mancanza di appropriati chiarimenti da parte del Ministro della difesa, il Ministro di grazia e giustizia non ritenga di segnalare i fatti alla procura della Repubblica competente territorialmente con la finalità che abbiano ad essere esperiti gli accertamenti di cui al paragrafo precedente, resi drammaticamente urgenti dalla dichiarazione attribuita al Ministro della difesa e riportata dal «Corriere della Sera» in data 11 novembre 1997, nonchè dalle rivelazioni degli organi d’informazione del 21 e 22 novembre circa i missili libico-iraniani;
            se il Ministro della difesa non consideri doveroso riferire preliminarmente su quanto segnalato nel presente atto ispettivo ed in quello 4-08565 del 18 novembre 1997.


(3-01445)

        BEVILACQUA. – Al Ministro della difesa. – Premesso:

            che da giorni lo scrivente tenta di contattare gli uffici della LEVADIFE – ottava divisione –, presso il Ministero della difesa, selezionando i numeri 47353529, 47355119, 47353290 e 5926384;
            che la linea dei predetti numeri risulta sempre occupata e per tale motivo non si è nella possibilità di contattare funzionari e impiegati;
            che ad una delle chiamate è stato risposto allo scrivente che nessuno è a conoscenza dei motivi per i quali si verifica tale disfunzione;
            che ciò è da considerarsi al di fuori di ogni logica, anche alla luce delle tanto sbandierate norme di snellimento delle procedure burocratiche,
        l’interrogante chiede di sapere:
            se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di tali disfunzioni;
            se non si ritenga di dover adottare iniziative volte a facilitare l’accesso telefonico agli uffici ministeriali.


(3-02102)

        RUSSO SPENA. – Al Ministro della difesa. Premesso:

            che la Commissione difesa del Senato ha approvato, nel dicembre scorso, il protocollo d’avvio al programma EF 2000 che ha come obiettivo la realizzazione di un velivolo per la difesa aerea, che dovrebbe entrare in servizio nelle Aeronautiche militari di Germania, Gran Bretagna, Italia, Spagna a partire dal 2003;
            che per quanto riguarda l’Italia si prevede l’acquisto di 130 esemplari, ad un costo, per ogni esemplare, di circa 120 miliardi;
            che un appello affinchè il Governo italiano non avallasse un progetto che, per vivere, ha necessità di costruire scenari di guerra è stato sottoscritto da decine di ambientalisti, esponenti del mondo cattolico e delle associazioni pacifiste, dei partiti di sinistra;
            che in Germania tutta la sinistra tedesca, dalla SPD, ai Verdi, al PDS hanno chiesto la cancellazione del progetto di acquisizione dell’EF 2000, o in subordine, un suo forte ridimensionamento; un sondaggio ha stabilito che la maggioranza dei partiti che sostengono il governo tedesco è contraria al progetto, reputato inutile sotto il profilo della sicurezza e troppo gravoso sotto quello dell’erario pubblico;
            che la Corte dei conti (che non venne audita dalla Commissione difesa del Senato, nonostante la richiesta di alcune forze politiche), nella relazione del 1996 sul rendiconto annuale del Ministero della difesa sottolineava che l’offerta avanzata dal consorzio Eurofighter al Governo italiano prevedeva una spesa, per la fase di produzione ed industrializzazione, di 12.318 miliardi, mentre per il supporto logistico integrato la somma richiesta era di 5.365 miliardi; nell’ipotesi che le spese di ricerca e sviluppo si attestino sui 3.888 miliardi attuali, il costo complessivo del progetto sarebbe dunque di 21.944 miliardi, pari a 181,4 miliardi ad esemplare;
            che in un articolo pubblicato il 15 luglio 1998 su «Il Sole-24 ore» il Ministro della difesa, Beniamino Andreatta, dichiara: «... C’è un
gap tra le Forze armate e l’industria della difesa europee, da un lato, e quelle statunitensi dall’altro. Questo fatto, a lungo andare, potrebbe causare dei problemi seri nella necessaria interoperabilità, condizione dell’alleanza tra le nostre Forze armate e quelle statunitensi... Pensiamo a ciò che avviene per il caccia americano di ultima generazione in via di sviluppo, il Joint Strike Fighter (JSF). Questo velivolo grazie a una chiara impostazione operativa e tecnologica dovrebbe costare quasi la metà dell’ultimo prodotto della tecnologia europea in questo campo l’Eurofighter»,
        si chiede di sapere:
            quali sia l’effettivo costo, per ogni esemplare, che verrà a gravare sul bilancio del Ministero della difesa;
            se, in coerenza con quanto affermato, il Ministro in indirizzo non ritenga di bloccare il finanziamento del progetto e rivedere i programmi del governo per quanto concerne l’industria della Difesa;
            se il Ministro non ritenga di dover riconsiderare il progetto EF 2000, come Partito di Rifondazione comunista, Verdi, parlamentari del DS, del Partito Popolare e l’associazionismo hanno ripetutamente richiesto, non ascoltati dal Ministero della Difesa. L’interrogante è sicuro che il Ministro Andratta sarà coerente con le proprie affermazioni del 15 luglio. Altrimenti il suo atteggiamento sarebbe incomprensibile.


(3-02107)

        CECCATO. – Al Ministro della difesa. – Premesso:

            che l’articolo 46 della legge 27 dicembre 1997, n. 447, prevede la possibilità per gli idonei al servizio militare di svolgere il servizio volontario sostitutivo di leva nei corpi della Polizia municipale, con destinazione nei comuni delle province di residenza;
            che il comune di Montecchio Maggiore (Vicenza), di cui lo scrivente è sindaco, ha provveduto da tempo a dotarsi del regolamento come previsto dalla legge e ha fatto richiesta al Ministero per avere 5 unità da adibire al servizio;
            che sono arrivate al comune numerose domande di giovani propensi a prestare il servizio sostitutivo ed è grande l’interesse del comune a poterne usufruire quanto prima,
        l’interrogante chiede urgentemente di sapere quali siano le norme e le procedure alle quali bisogna far riferimento affinchè un comune possa, in tempi brevi, avvalersi dell’opera dei volontari al servizio sostitutivo di leva per poterli destinare all’attività di Polizia municipale, stante la recente entrata in vigore della normativa sul servizio civile nazionale, a cui il comma 1 dell’articolo 46 della legge n. 447 del 1997 fa riferimento.


(3-02215)

        MANCA. – Ai Ministri della difesa e degli affari esteri e per gli italiani all’estero.– Premesso:

            che da tempo si registrano episodi di violenza nei maggiori centri albanesi;
            che il timore di un possibile colpo di stato, annunciato nei giorni scorsi, ha aggravato il clima di tensione in Albania, soprattutto tra i quasi 2.000 connazionali presenti sul territorio albanese, invitati dalla stessa ambasciata italiana a Tirana ad evitare gli spostamenti non indispensabili;
            che in tale occasione il Presidente del Consiglio, secondo quanto riportato dagli organi di stampa, ha dato istruzioni al Ministero della difesa affinchè vengano approntare tutte le misure per assicurare, se necessario, una rapida evacuazione dei nostri connazionali presenti in Albania;
        considerato:
            che sono state molte le richieste avanzate, in questi ultimi giorni, dai cittadini italiani di lasciare l’Albania;
            che la situazione politica non sembra essersi normalizzata e si teme un rapido aggravamento della crisi,
        si chiede di conoscere:
            quali misure siano state adottate per proteggere i nostri concittadini residenti in Albania;
            se l’unità di crisi della Farnesina disponga di piani di intervento per la salvaguardia dell’incolumità dei nostri cittadini in Albania o se la decisione di attuare un eventuale piano di evacuazione debba essere suggerita di volta in volta dagli avvenimenti in corso;
            quali ripercussioni e possibili rischi potrebbero investire il contingente militare italiano impegnato nel processo di ricostruzione della «terra delle Aquile», nel quadro degli accordi bilaterali, e quali siano le misure preventive predisposte dal Governo italiano finalizzate a salvaguardare il personale militare.


(3-02256)