G/3066/223/5 e 6
RESPINTO
Il Senato,
in sede di esame dell'atto Senato 3066, recante Conversione in legge del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, recante disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici;
premesso che:
in tema di privatizzazioni, questo provvedimento avrebbe dovuto affrontare l'antiquata e inefficiente logica che accompagna il servizio pubblico radiotelevisivo, espletato nel nostro Paese dalla Rai, società per azioni a totale partecipazione pubblica, le cui quote appartengono per il 99,56 per cento al Ministero dell'economia e delle finanze e per lo 0,44 alla Siae;
l'11 giugno 1995 un referendum abrogativo, con il 54,9 per cento dei si, ha di fatto trasformato la natura stessa della Rai aprendo al possibile ingresso dei privati nel capitale sociale dell'azienda;
la Rai riceve annualmente dal canone, e quindi da tutti i cittadini utenti, 1,6 miliardi di euro, in cambio di un servizio giudicato scadente, che non può essere definito pubblico, se non nelle fonti di finanziamento;
la televisione pubblica dovrebbe essere qualcosa di diverso dall'attività televisiva commerciale, in virtù della specifIca missione affidatale, eppure la concessionaria pubblica, attraverso l'alimentazione pubblicitaria, è divenuta sempre più somigliante al suo competitor, perdendo la propria identità ed assoggettandosi alla logica di mercato secondo cui l'audience è formata da consumatori più che da cittadini utenti;
il servizio pubblico televisivo potrebbe essere svolto dalla pluralità di soggetti presenti sul mercato, defInendo obblighi di programmazione per tutte le emittenti private che garantiscano programmi di interesse pubblico nelle fasce orarie di maggior ascolto, provvedendo al finanziamento dei medesimi programmi attraverso i ricavi pubblicitari ottenuti dalla vendita degli spot;
un Governo di tecnici dovrebbe intervenire sul mercato, liberandolo dalle costrizioni e dalle regole ormai superate, dovrebbe assumersi la responsabilità di colpire quelle strutture politicizzate che difendono gli interessI di pochi a scapito della popolazione;
come si evince dalla relazione della Corte dei Conti di aprile 2011, le performance economicofinanziarie e patrimoniali della RAI e del Gruppo hanno registrato un notevole peggioramento: dalla perdita di 4,8 milioni di Euro del 2007, si è passati alla perdita di 37 milioni per il 2008 e di 79,9 milioni per il 2009;
la Lega Nord chiede da anni che si intervenga sulla Rai e sull'abolizione del canone, che si vigili sulla trasparenza delle assunzioni, sulla qualità del servizio offerto, sugli sprechi interni all'azienda, sui compensi spropositati degli artisti e sugli stipendi smodati dei dirigenti;
non è pensabile che la Rai continui ad operare in concorrenza con l'altra tv generalista per scelte di programmazione, audience e vendita di contenuti, eppure continui a chiedere soldi ai cittadini, fingendo di svolgere un servizio pubblico;
impegna il Governo:
a promuovere, ogni azione necessaria, anche di carattere normativo, finalizzata a consentire la dismissione delle quote di partecipazione dello Stato dalla Rai anche prevedendo delle offerte pubbliche di vendita, destinando i proventi al Fondo per l'ammortamento dei titoli di Stato e finanziando il servizio pubblico, reso da tutte le mittenti televisive private attraverso gli opportuni accordi di programma, con la vendita degli spot pubblicitari.