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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 566 del 17/03/2004


PRESIDENTE. Prosegue la votazione degli emendamenti riferiti all'articolo 23.

Il Senato respinge gli emendamenti 23.909/1 e 23.912. Con votazione nominale elettronica, chiesta dal senatore PETRINI (Mar-DL-U), è respinto il 23.909 prima parte (con conseguente preclusione della restante parte e dei successivi 23.910/1 e 23.910). Previa verifica del numero legale chiesta sempre dal senatore PETRINI, è altresì respinto il 23.911. Con successive votazioni nominali elettroniche, chieste dal senatore TURRONI (Verdi-U), sono quindi respinti gli emendamenti 23.24 (identico al 23.33), 23.26 e 23.914. Previa verifica del numero legale chiesta dal senatore TURRONI, è infine respinto il 23.913.

TURRONI (Verdi-U). L'emendamento 23.21, seguendo una logica assolutamente diversa da quella sostenuta dalla maggioranza, propone che, prima dello scioglimento delle Camere o anche di una sola di esse, il Primo ministro debba sentire il Consiglio dei ministri, il Presidente della Repubblica, i Presidenti delle Camere stesse e i rappresentanti dei Gruppi parlamentari.

Il Senato respinge l’emendamento 23.21. Con successive votazioni nominali elettroniche chieste dal senatore TURRONI (Verdi-U), sono respinti gli emendamenti 23.20 prima parte (con conseguente preclusione della restante parte e del 23.915), 23.916, 23.14 (identico al 23.16) e 23.918 (identico al 23.919). Previa verifica del numero legale chiesta dal senatore TURRONI, risulta respinto il 23.917/1. Sono infine respinti il 23.18 prima parte (con conseguente preclusione della restante parte dei successivi 23.3 e 23.10) e il 23.917.

PASSIGLI (DS-U). La mozione di sfiducia costruttiva che si vuole introdurre con l’emendamento 23.100 richiede una maggioranza parlamentare ancora più qualificata rispetto a quella prevista da altri ordinamenti basati sul modello del premierato, come quello tedesco o quello inglese. Occorre garantire infatti una certa flessibilità per evitare da una parte di consegnare i destini della maggioranza nelle mani del premier, dall’altra di sottoporre la sopravvivenza della coalizione di Governo e dell’intera legislatura al potere di ricatto di pochi esponenti della stessa maggioranza.

Presidenza del vice presidente CALDEROLI

PETRINI (Mar-DL-U). Dichiara il voto favorevole all’emendamento, che tenta di attenuare i danni connessi all’eccessivo rafforzamento dell’Esecutivo. La stabilità di Governo infatti è già stata assicurata con l’introduzione del sistema maggioritario; invece, il sistema proposto con la riforma inverte il rapporto di legittimazione tra Parlamento e Governo, togliendo al primo la sovranità della rappresentanza popolare e quindi la sua funzione di indirizzo e controllo sull’operato del secondo. Nel futuro tale controllo sarà affidato alla piazza, con compromissione della capacità di composizione dei compositi interessi legata alla dialettica parlamentare. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U e DS-U).

NANIA (AN). La contrarietà sull'emendamento 23.100 è motivata dal fatto che lo stesso legittima la pratica dei ribaltoni, consentendo la sostituzione di parti della maggioranza con altre dell'opposizione. Pur avendo accolto l'intelligente proposta del senatore Bassanini, secondo cui anche nel caso in cui il premier chiede lo scioglimento, la maggioranza può sostituirlo con un nuovo Primo ministro che prosegua il programma di Governo, resta netta la contrarietà a pratiche trasformistiche e ad accordi su base personalistica, come quelli verificatisi nella precedente legislatura.

DENTAMARO (Misto-AP-Udeur). Le pratiche trasformistiche sono state inaugurate nel 1994 da esponenti dell'attuale maggioranza e proseguono anche in questa legislatura con le reiterate minacce della Lega di uscire dal Governo. (Applausi dai Gruppi Misto-AP-Udeur, DS-U, Mar-DL-U, Verdi-U. Vivaci proteste dai Gruppi FI, AN e LP). Il premierato, così come il modello presidenziale originariamente sostenuto dal Gruppo di Alleanza Nazionale, per non sconfinare in una forma di dittatura di tipo sudamericano richiede un sistema di efficaci contrappesi, mentre la forma di Governo proposta dalla maggioranza è assolutamente squilibrata e pericolosa. Il potere di scoglimento della Camera in capo al Primo ministro è sicuramente peggiore dei ribaltoni, perché consente al premier ed ai suoi pretoriani di decidere le sorti del Paese senza che un Presidente della Repubblica, ridotto alla figura di notaio, o la stessa maggioranza parlamentare possano opporsi. Si tratta di una norma che consegna l'Italia a Berlusconi e a pochi suoi fedelissimi. (Applausi dai Gruppi Misto-AP-Udeur, DS-U, Mar-DL-U e Verdi-U. Vivaci commenti dai Gruppi FI, LP e AN).

Con distinte votazioni nominali elettroniche, chieste dal senatore TURRONI (Verdi-U), il Senato respinge la prima parte dell'emendamento 23.100 (con conseguente preclusione della seconda parte dello stesso e degli emendamenti fino al 23.920) e l'emendamento 23.921.

BASSANINI (DS-U). Premesso che le norme cosiddette antiribaltone sono per lo più ignote agli studiosi di sistemi politici e che la migliore dottrina in materia di ingegneria istituzionale dubita dell’efficacia di tali misure, dichiara il voto favorevole sull'emendamento 23.922 del senatore Gubert, che nel rispetto di un modello di premierato forte e nell'ambito di un sistema parlamentare, consente alla maggioranza vincitrice delle elezioni di acquisire il consenso anche di parte dell'opposizione su una mozione nella quale si indica un nuovo Primo ministro e si dichiara di voler proseguire nell'attuazione del programma di Governo. Nei Paesi che adottano il premierato forte, come la Gran Bretagna, la sfiducia della Camera al Primo ministro non determina necessariamente lo scioglimento, ma la sostituzione del premier con un altro che riscuota il consenso della stessa Camera; è invece assolutamente inconcepibile la disposizione dell'articolo 23, che consente al Primo ministro di sciogliere la Camera anche contro la maggioranza del proprio schieramento. Sono regole che impediranno il corretto funzionamento del sistema, che verrà sottoposto al ricatto anche di modeste componenti della maggioranza. (Applausi dal Gruppo DS-U e del senatore Gubert).

Il Senato respinge la prima parte dell'emendamento 23.922, con preclusione della seconda parte dello stesso e del 23.923. Con distinte votazioni nominali elettroniche, chieste dal senatore TURRONI (Verdi-U), sono respinti la prima parte del 23.924 (con preclusione della seconda parte e degli emendamenti 23.925 e 23.926), 23.927 e 23.928.

TURRONI (Verdi-U). Sottoscrive l'emendamento 23.929 in quanto consente la formazione di una nuova maggioranza e l'individuazione di un nuovo Primo ministro, evitando in tal modo che il Presidente del Consiglio e pochi suoi sodali possano decidere le sorti dell'intero Paese.

PETRINI (Mar-DL-U). Dichiara il voto favorevole sull'emendamento 23.929, in quanto le norme antiribaltone oltre a rappresentare un'anomalia nel panorama istituzionale internazionale, determinano assurdità logiche e giuridiche con conseguenze nefaste non sufficientemente meditate. Viene precluso al Parlamento, ad esempio in situazioni di emergenza, di ampliare la propria maggioranza e quindi svolgere il proprio ruolo di rappresentanza del Paese. Inoltre, per garantire la formazione di una maggioranza parlamentare anche in presenza di un sistema politico che dovesse orientarsi verso un assetto tripolare anziché bipolare, sarà necessario varare una riforma elettorale ipermaggioritaria, definendo così uno scenario inquietante nel quale una minoranza potrà governare il Paese senza che il sistema costituzionale preveda alcun efficace potere di controllo. (Applausi dei senatori Mancino e Gubert).

NANIA (AN). Nel progetto della Casa delle libertà la conseguenza della dissociazione dalla maggioranza da parte di un Gruppo minoritario è il ritorno al giudizio del corpo elettorale; nelle ipotesi avanzate dall'opposizione, si offre l'opportunità di far seguire a simili iniziative politiche cambi trasformistici della maggioranza, in spregio della volontà democraticamente espressa dagli elettori. La Casa delle libertà sta lavorando per l'affermazione di una democrazia che faccia risalire la propria legittimità al voto degli elettori. (Applausi dai Gruppi AN e FI).

Con distinte votazioni nominali elettroniche, chieste dal senatore TURRONI (Verdi-U), il Senato respinge gli emendamenti 23.929 e 23.930 (testo 2).

TURRONI (Verdi-U). L’emendamento 23.931 ha lo scopo di attenuare la sottomissione della stessa maggioranza parlamentare al volere di un ristretto gruppo di deputati legati da vincoli, magari di natura non politica, con il Primo ministro. Ne chiede la votazione nominale elettronica.

Con votazione nominale elettronica, il Senato respinge la prima parte dell'emendamento 23.931, con conseguente preclusione della seconda parte e dell'emendamento 23.932. Previe distinte verifiche del numero legale chieste dal senatore TURRONI (Verdi-U), il Senato respinge gli emendamenti 23.933, 23.937, 23.938 e 23.939 prima parte (con conseguente preclusione della seconda parte e dell'emendamento 23.5). Risultano altresì respinti gli emendamenti 23.934, 23.936 e 23.940.

PRESIDENTE. L'emendamento 23.935 è stato ritirato. Gli emendamenti 23.15, 23.29 e 23.941 sono assorbiti dall'approvazione dell'emendamento 3.2000, a seguito della quale sono altresì preclusi gli emendamenti 23.103, 23.28, 23.942 e 23.7.

MARINI (Misto-SDI). Il progetto di riforma costituzionale in esame sta dando vita ad un sistema sostanzialmente monocratico, incentrato sulla figura del Primo ministro cui vengono attribuiti i poteri che usualmente derivano dall'investitura diretta del popolo, ma che è deresponsabilizzato nei confronti dell'elettorato perché formalmente non è previsto un meccanismo di elezione diretta. A seguito dell'applicazione del sistema elettorale maggioritario, questa figura cui si attribuisce il ruolo di dominus della politica nazionale può trarre i suoi poteri dalla designazione da parte di una minoranza del corpo elettorale: il principio di rappresentatività sancito nella prima parte della Costituzione, già sacrificato al sistema maggioritario per esigenze di stabilità dei Governi, viene ora ulteriormente travolto circoscrivendo il diritto dei cittadini di concorrere a determinare la politica nazionale alla sola indicazione della coalizione di maggioranza in occasione delle elezioni politiche. Dichiara pertanto il voto contrario. (Applausi della senatrice Dato).

MANCINO (Mar-DL-U). I senatori della Margherita voteranno contro l'articolo 23. Le opposizioni si sono battute per conservare il regime parlamentare, ma la maggioranza ha optato con decisione per una forma di governo né parlamentare né presidenziale, per un sistema costruito sulle vicende della transizione del sistema politico. Le esigenze di stabilità rappresentano uno dei requisiti necessari del buon funzionamento di una forma di governo, ma non possono essere l'elemento fondante dell'intero impianto di riforma costituzionale che attribuisce al Primo ministro un potere assoluto, svincolato da regole e insofferente alla dialettica interna alla maggioranza. E’ una riforma che si basa su una ipotesi di bipolarismo che non può essere data per scontata, che indebolisce la Camera politica e la piega ai voleri del premier, che demanda a quest’ultimo ogni decisione in materia di ricorso al corpo elettorale. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U, Verdi-U, DS-U e Misto-SDI e del senatore Betta).

COMPAGNA (UDC). Dichiara il voto favorevole dell’UDC all'articolo 23, stante la necessità di prevedere nella Costituzione, per coerenza di sistema, un antidoto ai ribaltoni, nei confronti dei quali peraltro non sono condivisibili giudizi di natura moralistica. (Applausi dai Gruppi UDC, FI, AN e LP. Congratulazioni).

BASSANINI (DS-U). Dichiara il voto contrario dei senatori Democratici di sinistra all'articolo 23. L'attribuzione del potere al Primo ministro, in alcuni casi automatico in altri semiautomatico, di scioglimento della Camera dei deputati, associata alla previsione di una elezione sostanzialmente diretta del premier da parte del corpo elettorale delineano una forma di governo estremamente pericolosa che non ha precedenti al mondo. La volontà degli elettori, che più volte si è dichiarato di volere rispettare, finirebbe per esprimersi soltanto nella scelta del Primo ministro e nessuna moderna democrazia rappresentativa si esaurisce nella scelta di un Capo cui sono attribuiti poteri assoluti ed incontrollati: si rischia una deriva verso modelli cesaristi e plebiscitari che non appartengono al novero delle forme di governo democratiche. (Applausi dai Gruppi DS-U e Mar-DL-U. Congratulazioni).

FORLANI (UDC). In dissenso dal Gruppo, dichiara il voto di astensione sull'articolo 23, non essendo state accolte le modifiche proposte nei suoi emendamenti.

GUBERT (UDC). In dissenso dal Gruppo, ma in linea con la tradizione culturale democratica della sua parte politica, dichiara voto contrario sull'articolo. (Applausi dai Gruppi DS-U e Mar-DL-U).

NANIA (AN). I pericoli di deriva plebiscitaria paventati dall'opposizione appaiono del tutti fuori luogo considerato che in molte occasioni, nel corso delle discussioni in materia costituzionale degli ultimi anni, il centrosinistra si è pronunciato a favore di un premierato forte. Peraltro, l’atteggiamento dell'opposizione appare dettato da ragioni strumentali, considerato che durante la scorsa legislatura sono state apportate modifiche ai sistemi elettorali dei Comuni, delle Province e delle Regioni finalizzate a rafforzare i poteri dei vertici esecutivi e scongiurare ribaltoni. (Applausi dal Gruppo AN).

TURRONI (Verdi-U). Dichiara il voto convintamente contrario dei Verdi all'articolo 23 denunciando ancora una volta il preoccupante disegno di compressione degli spazi democratici e di garanzia a vantaggio di un eccessivo rafforzamento del premier, a cui si rimette l'effettiva decisione in merito allo scioglimento delle Camere direttamente elette dal popolo, con ciò lasciando immaginare una pericolosa deriva plebiscitaria.

CICCANTI (UDC). Dichiara il voto contrario, in dissenso dal Gruppo.

Previa verifica del numero legale, chiesta dal senatore TURRONI (Verdi-U), è approvato l'articolo 23.

PRESIDENTE. Passa all’esame dell’articolo 24 e degli emendamenti ad esso riferiti, che si intendono illustrati.

D'ONOFRIO, relatore. Esprime parere contrario su tutti gli emendamenti, segnalando la grande novità rappresentata dalla costituzionalizzazione del principio secondo cui la concessione della grazia spetta al solo Presidente della Repubblica, senza la necessità di controfirma ministeriale.

BRANCHER, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Esprime parere conforme a quello del relatore.

TURRONI (Verdi-U). Riguardo alla concessione della grazia, il centrodestra ha confermato oggi l'assenza di qualsiasi credibilità sul piano politico approvando alla Camera un emendamento di Alleanza Nazionale al disegno di legge Boato che va nel senso opposto alla norma costituzionale proposta, riaffermando la necessità della controfirma ministeriale per la concessione della grazia dal parte del Presidente della Repubblica, nell'obiettivo evidente di negare la grazia ad una persona che ha ampiamente dimostrato di aver compiuto il percorso rieducativo della pena. Peraltro, in tal modo si sconfessa lo stesso Presidente del Consiglio, che aveva manifestato apertura al riguardo, oltre a manifestare scarsa considerazione nei confronti dell'attuale Presidente della Repubblica. (Applausi dal Gruppo Verdi-U. Proteste dal Gruppo AN).

D'ONOFRIO, relatore. Poiché si propone la costituzionalizzazione del principio che assegna la concessione della grazia al solo Presidente della Repubblica, non è ravvisabile alcuna contraddizione con quanto avvenuto alla Camera dove è in discussione un disegno di legge ordinaria. (Applausi del senatore Specchia).

ANGIUS (DS-U). Lo stesso Giuliano Ferrara ha denunciato in un editoriale la destra forcaiola e cialtrona che ha respinto alla Camera il tentativo di ricercare, in nome di ragioni di civiltà, una soluzione umanitaria per Adriano Sofri e che ora propone al Senato, con inaudito voltafaccia, di introdurre una norma in senso contrario. In proposito, le giustificazioni del relatore appaiono assolutamente ridicole mentre l'uso spregiudicato dell'attività legislativa risulta quanto mai lesivo delle istituzioni della Repubblica e, in particolare, della dignità delle Camere. (Vivi applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Verdi-U e Misto-SDI e del senatore Betta. Congratulazioni. Vibrate proteste dai Gruppi FI, UDC, AN e LP. Nel corso dell’intervento il senatore D'Onofrio assume atteggiamenti ironici che provocano vivaci commenti dai banchi dell'opposizione. Reiterati richiami del Presidente)

D'AMICO (Mar-DL-U). La contraddittorietà delle posizioni assunte dalla maggioranza nei due diversi rami del Parlamento non è spiegabile altrimenti che con lo stato confusionale in cui versa la Casa delle libertà, da cui riemergono antiche tradizioni forcaiole e vendicative, salvo non si voglia pensare al tentativo di delegittimare l'attuale Presidente della Repubblica o di colpire in special modo una determinata persona. Peraltro tali inaudite posizioni confermano l'assenza di credibilità della proposta di modifica costituzionale in esame, che appare motivata dal solo scopo di prolungare l'esistenza dell'attuale coalizione. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U, DS-U, Verdi-U e Misto-Com. Proteste dai Gruppi FI, AN, UDC e LP).

TOFANI (AN). I toni e le argomentazioni utilizzati dagli autorevoli esponenti del centrosinistra che lo hanno preceduto sono il segnale del riemergere di un forte contrasto ideologico. La verità è che il centrodestra, in nome degli interessi della collettività, non è disponibile ad approvare provvedimenti indirizzati soltanto a favorire una persona, violando le disposizioni legislative secondo cui la grazia deve essere richiesta dal condannato. (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC e LP).

SCHIFANI (FI). Le argomentazioni dell'opposizione sono in primo luogo inaccettabili, in quanto entrano nel merito di pronunce dell'altro ramo del Parlamento, nonché strumentali, nel tentativo di ritardare irresponsabilmente l'iter della riforma costituzionale, considerato che, nella scorsa legislatura, non risulta alcuna iniziativa sulla vicenda in questione da parte dei Ministri della giustizia del centrosinistra. (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC e LP).

MARINI (Misto-SDI). Come insegnano i risultati delle elezioni di domenica scorsa in Spagna, la credibilità e la sincerità in un sistema politico sono fondamentali per garantire la coerenza dell'azione di Governo ed evitare che si incrini il rapporto di fiducia con l'elettorato. Analogamente a quanto già sollecitato con un'interrogazione al Presidente del Consiglio sulle sue dichiarazioni in merito all'esistenza delle armi in Iraq, invita la maggioranza a chiarire il proprio atteggiamento e a non sottovalutare la contraddizione tra la votazione sul disegno di legge Boato alla Camera dei deputati e la riforma costituzionale all'esame del Senato. (Applausi dal Gruppo Misto-SDI e dei senatori Dato e Vicini).

Il Senato, con votazione nominale elettronica, chiesta dal senatore PETRINI (Mar-DL-U), respinge l’emendamento 24.7 (identico al 24.900 e al 24.901).

TURRONI (Verdi-U). Nel dichiarare il voto favorevole del Gruppo all'emendamento 24.902, non può nascondere il forte disappunto per l’atteggiamento di scarso rispetto nei confronti del Parlamento manifestato dal relatore all’Assemblea sulla riforma costituzionale, che dovrebbe collocarlo tra i padri della patria. (Applausi dal Gruppo Verdi-U e del senatore Rotondo).

PETRINI (Mar-DL-U). Non è chiaro il significato complessivo della riformulazione dell'articolo 89 della Costituzione proposta dalla Commissione, che esclude la controfirma del Primo ministro o dei Ministri per una serie di atti del Presidente della Repubblica, dopo avere preliminarmente negato la sua responsabilità sotto il profilo generale. Oltre ad una compressione persino ridicola del dibattito sulle riforme costituzionali decisa dalla maggioranza, è offensivo assistere ad atteggiamenti di dileggio dell’istituzione parlamentare da parte del relatore, contro la dignità del suo stesso ruolo. (Applausi dal Gruppo Mar-DL-U).

Il Senato respinge gli emendamenti 24.902 e 24.903. Previa verifica del numero legale, chiesta dal senatore TURRONI (Verdi-U), è respinto il 24.5.

PRESIDENTE. L’emendamento 24.4 è assorbito dall’approvazione del 3.2000 del relatore. L’emendamento 24.904 è decaduto per assenza del proponente.

Con distinte votazioni nominali elettroniche, chieste dal senatore TURRONI (Verdi-U), sono respinti gli emendamenti 24.3, 24.905 e 24.20.

TURRONI (Verdi-U). Il suo Gruppo voterà contro l’articolo 24, non condividendo la configurazione delle prerogative del Presidente della Repubblica delineata dalla maggioranza, in contrasto con la funzione di garanzia per le libertà di tutti che tale figura istituzionale è chiamata a svolgere. La maggioranza ha interesse soltanto a delimitare tali prerogative, e lo dimostra la doppiezza manifestata su analogo tema alla Camera dei deputati, mentre il giudizio critico dell’opposizione espresso dal senatore Angius sarà condiviso persino da Giuliano Ferrara su "Il Foglio" di domani.

BASSANINI (DS-U). Nonostante il generale dissenso sull'impianto della riforma, ma per coerenza con le posizioni espresse sullo specifico profilo dalla sua parte politica, dichiara il voto favorevole del suo Gruppo all'articolo 24.

FLORINO (AN). A titolo personale, annuncia l’astensione sull'articolo 24. Nessuna virulenza polemica o nessun articolo di domani su un quotidiano solitamente vicino alle posizioni del centrodestra possono modificare la forte contrarietà ad interpretazioni del potere di grazia del Presidente della Repubblica finalizzate a privilegiare Adriano Sofri, giudicato più volte colpevole dalla magistratura. (Applausi dei senatori Meduri e Semenzato).

Il Senato approva l’articolo 24. Sono respinti gli emendamenti 24.0.900 e 24.0.1.

PRESIDENTE. L’emendamento 24.0.901 (testo 3) è precluso dalla reiezione del 19.902.

BASSANINI (DS-U). Ricorda la decisione della Conferenza dei Capigruppo sull’inizio dell'esame del disegno di legge n. 2791 a partire dalle alle ore 20.

PRESIDENTE. Rinvia il seguito della discussione ad altra seduta.