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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 566 del 17/03/2004


Ripresa della discussione dei disegni di legge costituzionale nn. 2544,
252, 338, 420, 448, 617, 992, 1238, 1350, 1496, 1653, 1662, 1678, 1888, 1889,
1898, 1914, 1919, 1933, 1934, 1998, 2001, 2002, 2030, 2117, 2166, 2320, 2404,
2449, 2507 e 2523

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 23.909/1.

PETRINI (Mar-DL-U). Chiediamo la verifica del numero legale.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta non risulta appoggiata).

Metto ai voti l'emendamento 23.909/1, presentato dal senatore Bassanini.

Non è approvato.

Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 23.909.

PETRINI (Mar-DL-U). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Petrini, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Comunico che da parte del prescritto numero di senatori è stata chiesta la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della prima parte dell'emendamento 23.909, presentato dalla senatrice Acciarini, fino alle parole "Presidente del Consiglio".

Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

I senatori favorevoli voteranno sì; i senatori contrari voteranno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione dei disegni di legge costituzionale nn. 2544,
252, 338, 420, 448, 617, 992, 1238, 1350, 1496, 1653, 1662, 1678, 1888, 1889,
1898, 1914, 1919, 1933, 1934, 1998, 2001, 2002, 2030, 2117, 2166, 2320, 2404,
2449, 2507 e 2523

PRESIDENTE. Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 23.909 e gli emendamenti 23.910/1 e 23.910.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 23.911.

 

Verifica del numero legale

PETRINI (Mar-DL-U). Chiediamo la verifica del numero legale.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato è in numero legale.

 

Ripresa della discussione dei disegni di legge costituzionale nn. 2544,
252, 338, 420, 448, 617, 992, 1238, 1350, 1496, 1653, 1662, 1678, 1888, 1889,
1898, 1914, 1919, 1933, 1934, 1998, 2001, 2002, 2030, 2117, 2166, 2320, 2404,
2449, 2507 e 2523

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 23.911, presentato dalla senatrice Acciarini.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 23.912, presentato dal senatore Gubert.

Non è approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 23.913.

 

Verifica del numero legale

TURRONI (Verdi-U). Chiediamo la verifica del numero legale.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato è in numero legale.

 

Ripresa della discussione dei disegni di legge costituzionale nn. 2544,
252, 338, 420, 448, 617, 992, 1238, 1350, 1496, 1653, 1662, 1678, 1888, 1889,
1898, 1914, 1919, 1933, 1934, 1998, 2001, 2002, 2030, 2117, 2166, 2320, 2404,
2449, 2507 e 2523

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 23.913, presentato dal senatore Turroni e da altri senatori.

Non è approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 23.24, identico all'emendamento 23.33.

TURRONI (Verdi-U). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Turroni, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Comunico che da parte del prescritto numero di senatori è stata chiesta la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 23.24, presentato dal senatore Turroni e da altri senatori, identico all'emendamento 23.33, presentato dal senatore Villone e da altri senatori.

Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

I senatori favorevoli voteranno sì; i senatori contrari voteranno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione dei disegni di legge costituzionale nn. 2544,
252, 338, 420, 448, 617, 992, 1238, 1350, 1496, 1653, 1662, 1678, 1888, 1889,
1898, 1914, 1919, 1933, 1934, 1998, 2001, 2002, 2030, 2117, 2166, 2320, 2404,
2449, 2507 e 2523

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 23.26.

TURRONI (Verdi-U). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Turroni, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Comunico che da parte del prescritto numero di senatori è stata chiesta la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 23.26, presentato dal senatore Turroni e da altri senatori.

Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

I senatori favorevoli voteranno sì; i senatori contrari voteranno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione dei disegni di legge costituzionale nn. 2544,
252, 338, 420, 448, 617, 992, 1238, 1350, 1496, 1653, 1662, 1678, 1888, 1889,
1898, 1914, 1919, 1933, 1934, 1998, 2001, 2002, 2030, 2117, 2166, 2320, 2404,
2449, 2507 e 2523

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 23.914.

TURRONI (Verdi-U). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Turroni, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Comunico che da parte del prescritto numero di senatori è stata chiesta la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 23.914, presentato dal senatore Turroni e da altri senatori.

Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

I senatori favorevoli voteranno sì; i senatori contrari voteranno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione dei disegni di legge costituzionale nn. 2544,
252, 338, 420, 448, 617, 992, 1238, 1350, 1496, 1653, 1662, 1678, 1888, 1889,
1898, 1914, 1919, 1933, 1934, 1998, 2001, 2002, 2030, 2117, 2166, 2320, 2404,
2449, 2507 e 2523

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 23.21.

TURRONI (Verdi-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TURRONI (Verdi-U). Signor Presidente, l'emendamento 23.21 esprime un punto di vista, sul quale si sono attestati anche altri colleghi, assolutamente diverso da quello proposto dal disegno di legge del Governo. Noi riconosciamo al Primo Ministro la possibilità di proporre al Presidente della Repubblica lo scioglimento delle Camere, o anche di una sola di esse, ma egli deve sentire prima il Consiglio dei ministri.

Il Presidente della Repubblica, cui noi riconosciamo un ruolo effettivo di garante del Parlamento e quindi della democrazia del nostro Paese, essendo il Parlamento la massima espressione della democrazia, decide dopo aver sentito i Presidenti delle Camere e i rappresentanti dei Gruppi parlamentari.

La nostra proposta riporta all'interno del Parlamento l'iniziativa di scioglimento senza consegnarla al solo Presidente del Consiglio; nel testo in esame, invece, il Primo Ministro può assumersi l'esclusiva responsabilità dello scioglimento e il Presidente della Repubblica può non dare corso alla richiesta soltanto nel caso in cui sia presentata una mozione di sfiducia costruttiva, per ripristinare un Governo che abbia le stesse caratteristiche di quello sfiduciato perché è sostenuto dalla medesima maggioranza espressa dai cittadini.

Questo è un meccanismo che si vuole definire antiribaltonista (se mi è concesso l’utilizzo di questa brutta parola) ma che in realtà va a ledere, a mio avviso, una delle prerogative fondamentali dei parlamentari, quella di essere eletti dai cittadini e di dover svolgere il proprio mandato senza vincolo. In questo caso, invece, il vincolo è espresso ed obbliga il parlamentare a comportamenti sempre definiti, che quindi limitano la sua libertà di movimento, la sua capacità di interpretare le esigenze del Paese e soprattutto le esigenze che si possono determinare magari al mutare della situazione sociale, economica e politica.

Riteniamo, pertanto, che la scelta, così come è stata definita nel testo che il relatore ha illustrato e anche con il parere che ha espresso sui subemendamenti, sia profondamente sbagliata, perché con la scusa di impedire i ribaltoni in realtà si vuole legare con un doppio filo la maggioranza di parlamentari eletti al destino del loro Presidente del Consiglio, che dovrebbe essere il leader della coalizione.

Per questo, abbiamo presentato l’emendamento 23.21 di cui raccomandiamo l’approvazione. Signor Presidente, visto che ho la parola, anche su questo emendamento chiedo la votazione a scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Turroni, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta non risulta appoggiata).

Metto ai voti l'emendamento 23.21, presentato dal senatore Turroni e da altri senatori.

Non è approvato.

Passiamo alla votazione della prima parte dell’emendamento 23.20.

TURRONI (Verdi-U). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Turroni, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Comunico che da parte del prescritto numero di senatori è stata chiesta la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della prima parte dell'emendamento 23.20, presentato dal senatore Bassanini e da altri senatori, fino alla parola "proposta".

Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

I senatori favorevoli voteranno sì; i senatori contrari voteranno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione dei disegni di legge costituzionale nn. 2544,
252, 338, 420, 448, 617, 992, 1238, 1350, 1496, 1653, 1662, 1678, 1888, 1889,
1898, 1914, 1919, 1933, 1934, 1998, 2001, 2002, 2030, 2117, 2166, 2320, 2404,
2449, 2507 e 2523

PRESIDENTE. Restano pertanto preclusi la restante parte dell’emendamento 23.20 e l’emendamento 23.915.

Passiamo alla votazione della prima parte dell’emendamento 23.18.

TURRONI (Verdi-U). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Turroni, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta non risulta appoggiata).

Metto ai voti la prima parte dell'emendamento 23.18, presentato dal senatore Passigli, fino alle parole "esclusiva responsabilità".

Non è approvata.

Restano pertanto preclusi la restante parte dell’emendamento 23.18 e gli emendamenti 23.3 e 23.10.

Passiamo alla votazione dell’emendamento 23.916.

TURRONI (Verdi-U). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Turroni, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Comunico che da parte del prescritto numero di senatori è stata chiesta la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 23.916, presentato dal senatore Gubert.

Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

I senatori favorevoli voteranno sì; i senatori contrari voteranno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione dei disegni di legge costituzionale nn. 2544,
252, 338, 420, 448, 617, 992, 1238, 1350, 1496, 1653, 1662, 1678, 1888, 1889,
1898, 1914, 1919, 1933, 1934, 1998, 2001, 2002, 2030, 2117, 2166, 2320, 2404,
2449, 2507 e 2523

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell’emendamento 23.14, identico all’emendamento 23.16.

TURRONI (Verdi-U). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Turroni, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Comunico che da parte del prescritto numero di senatori è stata chiesta la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 23.14, presentato dal senatore Crinò, identico all’emendamento 23.16, presentato dal senatore Passigli.

Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

I senatori favorevoli voteranno sì; i senatori contrari voteranno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione dei disegni di legge costituzionale nn. 2544,
252, 338, 420, 448, 617, 992, 1238, 1350, 1496, 1653, 1662, 1678, 1888, 1889,
1898, 1914, 1919, 1933, 1934, 1998, 2001, 2002, 2030, 2117, 2166, 2320, 2404,
2449, 2507 e 2523

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 23.917/1.

 

Verifica del numero legale

TURRONI (Verdi-U). Chiediamo la verifica del numero legale.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato è in numero legale.

 

Ripresa della discussione dei disegni di legge costituzionale nn. 2544,
252, 338, 420, 448, 617, 992, 1238, 1350, 1496, 1653, 1662, 1678, 1888, 1889,
1898, 1914, 1919, 1933, 1934, 1998, 2001, 2002, 2030, 2117, 2166, 2320, 2404,
2449, 2507 e 2523

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 23.917/1, presentato dal senatore Bassanini.

Non è approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 23.917.

TURRONI (Verdi-U). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Turroni, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta non risulta appoggiata).

Metto ai voti l'emendamento 23.917, presentato dalla senatrice Acciarini.

Non è approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 23.918, identico all'emendamento 23.919.

TURRONI (Verdi-U). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Turroni, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Comunico che da parte del prescritto numero di senatori è stata chiesta la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 23.918, presentato dal senatore Bassanini e da altri senatori, identico all'emendamento 23.919, presentato dai senatori Tonini e Morando.

Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

I senatori favorevoli voteranno sì; i senatori contrari voteranno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione dei disegni di legge costituzionale nn. 2544,
252, 338, 420, 448, 617, 992, 1238, 1350, 1496, 1653, 1662, 1678, 1888, 1889,
1898, 1914, 1919, 1933, 1934, 1998, 2001, 2002, 2030, 2117, 2166, 2320, 2404,
2449, 2507 e 2523

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 23.100.

*PASSIGLI (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PASSIGLI (DS-U). Signor Presidente, l’emendamento 23.100 tende a dare effettivo significato alla nozione di sfiducia costruttiva che si vuole introdurre in questo articolo. Ho già detto precedentemente nel corso del dibattito che quanto è introdotto in questo articolo, è una finta sfiducia costruttiva, finta nel senso che non consegue gli obiettivi che una reale sfiducia costruttiva, così come abbiamo conosciuto l'istituto in altri ordinamenti, ottiene.

Nei modelli di Governo parlamentare a premierato forte il Premier può essere sostituito, in Germania dalla maggioranza più uno dei parlamentari, quale che ne sia lo schieramento, e nel modello Westminster, cui si fa spesso riferimento, dalla metà più uno del gruppo parlamentare di maggioranza, quindi teoricamente da poco più del 25 per cento dei parlamentari.

Con questo emendamento noi proponiamo che almeno due terzi dei parlamentari di maggioranza debbano concorrere ad identificare il nuovo Presidente del Consiglio. Si tratta, quindi, di una misura quantitativa che supera i modelli cui la maggioranza ha dichiarato di ispirarsi durante il dibattito sulle riforme: il modello Westminster, e il modello tedesco, entrambi modelli di premierato; nella proposta della maggioranza usciamo dal modello di premierato.

Perché è essenziale lasciare un minimo di flessibilità al modello di premierato, ancorché forte? Perché il modello che la maggioranza cerca di introdurre ha paradossalmente due difetti speculari e opposti: da un lato, ha il difetto di consegnare i destini della maggioranza totalmente nelle mani del Premier, sempre che il Premier possieda un sia pur minimo pacchetto di voti parlamentari; dall’altro, paradossalmente e specularmente affida i destini della maggioranza e della legislatura - questo è il grave - a qualsiasi piccolo gruppo di minoranza nella maggioranza. Pensiamo, ad esempio, ad una maggioranza che abbia trenta voti di margine nella Camera politica; ebbene, in tal caso, basterebbero 16 deputati, cioè il 5 per cento di quella maggioranza, e il 3 per cento della Camera politica, per determinare la fine della legislatura.

Quindi, un doppio errore: da un lato, il controllo assoluto - se i rapporti politici lo consentono - del Premier sulla sua maggioranza; ma dall’altro, specularmente e paradossalmente, un immenso potere di ricatto consegnato in Costituzione ad un qualsiasi piccolo gruppo di parlamentari: il peggiore dei mondi possibili!

PETRINI (Mar-DL-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PETRINI (Mar-DL-U). Signor Presidente, questo emendamento tenta di attenuare in qualche modo l'effetto di quel dispositivo che già stamane ho commentato, evidenziando tra l'altro come esso non possa essere ritenuto utile a rafforzare la stabilità dei Governi.

Infatti, era questo un effetto che noi già ci eravamo ripromessi di perseguire introducendo il sistema maggioritario; e che quest’ultimo, creando coalizioni elettorali che si ripercuotono sul successivo Governo, abbia sortito tale effetto, è fatto evidente dal momento che l’attuale Governo Berlusconi si sta avviando a battere tutti i record di durata nella storia dei Governi repubblicani.

Presidenza del vice presidente CALDEROLI

(Segue PETRINI). Il sistema elettorale maggioritario, quindi, ha stabilizzato i Governi: è un dato di fatto. Ed è abbastanza evidente che è estremamente difficile che questo Parlamento possa esprimere un Governo diverso, nell’ambito di una diversa alleanza tra le forze politiche, da quello uscito dalle elezioni.

Allora, il dispositivo al nostro esame va ben oltre questa esigenza già assolta dal sistema elettorale maggioritario; questo dispositivo cambia la fonte di legittimazione del Governo: non è più il Parlamento a legittimare il Governo, ma è l’atto elettorale che direttamente esprime e legittima quel Governo.

È un fatto di estrema rilevanza, perché questo ci porta sicuramente, secondo ogni dottrina, al di fuori del sistema parlamentare per avviare un sistema di elezione diretta del Governo. Ma badate bene che in questo modo viene a cambiare anche tutto il significato che ha il Parlamento e i criteri di rappresentatività che esso incarna, perché, se è il Parlamento a legittimare il Governo e se il parlamentare è eletto come rappresentante della Nazione senza vincolo di mandato, allora c’è un ben definito rapporto fra Governo e Parlamento, che fa di quest’ultimo l’organo sovrano e un organo di controllo e di indirizzo sull’azione del Governo.

Se, invece, questo rapporto viene invertito, cambia completamente il criterio della rappresentatività: non è più il Parlamento a rappresentare la volontà nazionale, quest’ultima è incarnata dal Governo e il Parlamento invece rappresenta il Governo sul territorio. Il sistema diventa, cioè, a rappresentanza discendente: il Governo è legittimato dall’atto elettorale e il Parlamento è soltanto la rappresentazione del Governo sul territorio.

Questo è importante perché significa che noi non conosceremo più quel sistema di rappresentanza che fino ad oggi ha incarnato la nostra democrazia, in quanto i parlamentari non avranno più quell’autonomia che pure, in modo ipocrita e contraddittorio, l’articolo 67 della Costituzione, quello che vieta il mandato imperativo, ancora riconoscerebbe loro.

È per questo che noi siamo particolarmente critici nei confronti di questo dispositivo e di questo articolo. Badate che questo rapporto diretto in pratica inquina e rende impossibile un sistema rappresentativo quale quello che fino ad oggi abbiamo conosciuto.

L’esempio evidente lo abbiamo avuto quando, con un decreto, il Governo ha ritenuto di poter identificare un sito unico per le scorie nucleari. Ebbene, si poteva pensare che quella fosse finalmente la realizzazione della cosiddetta democrazia decidente; finalmente c’era qualcuno in grado di tirare le fila e di stabilire come potesse risolversi un problema: è quello che noi abbiamo a lungo desiderato e tratteggiato. Ma che cosa è successo? Quella decisione, che non era maturata attraverso un dibattito che fosse rappresentativo delle esigenze della popolazione, ha finito per essere messa direttamente in discussione: il contraltare, l’elemento di controllo dell’azione di Governo, è diventata la piazza.

E questo - ahimè! - diventerà la norma nel momento in cui noi abbiamo spogliato il Parlamento della sua capacità rappresentativa. È facile criticare la democrazia quando essa entra in stallo di fronte a un problema, quando non riesce a trovare nel dialogo e nella mediazione una soluzione.

Tuttavia, dobbiamo sempre ritenere che quello stallo rappresenta esattamente la contrapposizione di interessi radicalmente diversi, ed è per questo che si determina; superare lo stallo significa necessariamente violentare alcuni interessi ed alcune volontà.

L’idea che la volontà popolare sia univoca, che qualcuno sia legittimato a rappresentarla è sbagliata in sé e per sé, perché la volontà popolare è qualcosa di estremamente variegato, di estremamente mutevole e composito che soltanto un Parlamento, nel dibattito a volte faticoso, a volte violento, a volte diciamo pure infruttuoso, può rappresentare. Quel dibattito è la rappresentazione di una varietà di interessi, di una varietà di posizioni che nessuno può pensare di poter rappresentare nella sua univoca volontà.

È per questo che noi vediamo, in questo articolo, un grave pericolo, perché cancella la democrazia rappresentativa così come l’abbiamo sempre vissuta. E se quella democrazia rappresentativa, l’ho detto e lo ripeto, ha nella sua storia cinquantennale spesso evidenziato dei difetti, non dobbiamo mai dimenticare che il bilancio complessivo è assolutamente positivo.

Infatti, quella democrazia rappresentativa ci ha permesso di condurre questo Paese in uno sviluppo sociale, economico e culturale che nessuno può negare, pur in presenza di una grave e violenta, a volte, contrapposizione ideologica che ha trovato la sua composizione proprio nell’organo parlamentare, che certo qualche volta ha dimostrato inefficacia e qualche volta è entrato in stallo, che qualche volta è stato incapace di risolvere i problemi, ma sempre perché rappresentava una variegazione di interessi che rendevano difficile, se non a volte impossibile, la soluzione di quei problemi.

Uscire da quello schema rappresentativo per entrare in un altro, diverso e sconosciuto alle democrazie occidentali, schema per cui la volontà popolare viene rappresentata dall’eletto, mi verrebbe da dire dall’unto del Signore, è un grave errore che noi stiamo compiendo.

Qui non si tratta più di rafforzare la stabilità di Governo, qui si tratta di sovvertire il sistema democratico così come l’abbiamo sempre conosciuto, così come storicamente e culturalmente si è affermato in Europa nell’ultimo secolo. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U e DS-U).

NANIA (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NANIA (AN). Signor Presidente, ovviamente il Gruppo Alleanza Nazionale - penso di poter dire la Casa delle Libertà - vota contro l’emendamento 23.100. Questo emendamento, se venisse approvato, in pratica regolarizzerebbe i ribaltoni alla Mastella, tanto per capirci.

Esso recita: "Lo scioglimento non può essere disposto se, nei successivi quindici giorni, la Camera dei deputati approva, a maggioranza dei suoi componenti, una mozione di sfiducia nei confronti del Primo Ministro, contenente l’indicazione del nome di un nuovo Primo Ministro, sempreché di tale maggioranza facciano parte almeno due terzi dei deputati che, all’inizio della legislatura, avevano votato la fiducia al Primo Ministro".

Orbene, cosa dice la proposta della Casa delle Libertà? Accogliendo l’obiezione del centro-sinistra in merito al premierato, secondo cui se per caso il Premier, impazzendo, dovesse chiedere lo scioglimento e tutta la maggioranza volesse cambiarlo, perché non accedere a tale idea?

Conseguentemente, accogliendo parte dei ragionamenti del diessino Bassanini fatti pubblicamente in vari incontri e confronti, anche diretti, si è detto che se la stessa maggioranza uscita vincitrice dalle elezioni - nel caso in cui il Premier chiedesse autonomamente, nell’ambito di un processo patologico e non più fisiologico, di lasciare la carica - vuole sfiduciarlo o comunque contrastare un potere di scioglimento esercitato contro le indicazioni dell’elettorato, in quel caso il Premier si può sostituire.

Abbiamo dimostrato con i fatti di essere attenti ai suggerimenti del centro-sinistra, se ragionevoli e di sistema, inserendo una clausola di flessibilità, ovviamente a condizione che il Premier sia sostituito dalla maggioranza uscita vittoriosa dalle urne.

Se si volesse invece accogliere questo emendamento si avrebbe invece il ribaltone versione Mastella.

FABRIS (Misto-AP-Udeur). Si avrebbe un ribaltone in versione inglese.

NANIA (AN). Se invece della maggioranza assoluta emersa dalle elezioni fosse sufficiente una semplice maggioranza dei due terzi dei deputati per votare la fiducia, si presupporrebbe di trasferire una componente da una parte per portarla dall’altra. In questo modo, anziché realizzare il bipolarismo, cosa che significherebbe allineare la democrazia italiana alle altre, si continuerebbe nella solita pratica per cui chi risulta vincitore in realtà non vince mai e chi perde non perde mai. Ci si può sempre mettere d’accordo sostituendo una persona con un’altra.

Di fronte a questa conseguenza paradossale, è facile rispondere che se i suggerimenti e le proposte del centro-sinistra sono consequenziali ed intelligenti vengono accolti perché fanno parte del patrimonio di tutti, mentre quelli che vogliono sanzionare e legittimare i ribaltoni con pezzi di maggioranza fungibili non ci riguardano e non penso che il popolo italiano li capirebbe.

*DENTAMARO (Misto-AP-Udeur). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DENTAMARO (Misto-AP-Udeur). Signor Presidente, nell’annunciare il nostro voto favorevole sull’emendamento 23.100 vorrei far notare al senatore Nania che quello che egli chiama "ribaltonismo", è una pratica assai nota a molti esponenti dell’attuale maggioranza, che hanno segnato con le loro scelte anche fasi significative della storia del nostro Paese.

Vorrei richiamare l’elezione del Presidente del Senato due legislature fa ad opera del senatore Grillo. Vorrei poi ricordare le scelte dell’onorevole Buttiglione, attuale Ministro per le politiche comunitarie e dei suoi uomini che sono stati in carica come componenti di Governi di centro-destra e di centro-sinistra. (Commenti dai Gruppi FI e AN).

Vorrei poi ricordare la Lega Nord-Padania, che a sua volta è stata la grande forza che ha inventato il ribaltone. (Commenti dai banchi del centro-destra. Applausi dai banchi del centro-sinistra). Il ribaltone è nato con l’uscita della Lega Nord dal primo Governo Berlusconi nel 1994.

La storia va richiamata per intero e non soltanto a pezzettini! (Commenti della senatrice Boldi).

PRESIDENTE. Senatrice Boldi, se vuole, può chiedere di intervenire. Lasci parlare i colleghi ora.

DENTAMARO (Misto-AP-Udeur). Non solo la storia; anche la cronaca attuale, di oggi, di queste ore, di questi minuti ci presenta una Lega Nord che minaccia continuamente di uscire dal Governo e di farlo cadere se i giovani padani non saranno soddisfatti della versione secessionista della ex Costituzione italiana. (Proteste del senatore Moro). Sono qui fuori, alla Camera dei deputati ad esprimere quella che avete voluto chiamare, senatore Moro, esuberanza giovanile. Peccato che ne sia stato gravemente contagiato (Vive proteste dei senatori Moro e Peruzzotti).

PRESIDENTE. Senatori Moro e Peruzzotti, credete di aiutare la discussione del provvedimento con questi comportamenti? (Commenti del senatore Fabris e della senatrice Pagano).

DENTAMARO (Misto-AP-Udeur). Il senatore Moro richiama l’esuberanza giovanile dei giovani padani che manifestano all’esterno della Camera dei deputati. Peccato che insieme a quei giovani padani abbia subìto il contagio di questa esuberanza anche un Ministro di questa maggioranza, il ministro Castelli, che, se continua così, farebbe bene a dimettersi perché fa parte del Governo italiano; italiano! E noi vi impediremo… (Vive e prolungate proteste dai banchi della maggioranza)…di continuare a calpestare il nome dell’Italia. Non vi permettete di farlo! (Applausi del Gruppo DS-U). D’altro canto, a queste oscenità secessioniste si cerca di porre riparo in maniera abbastanza patetica da Alleanza Nazionale, la quale dice di difendere la bandiera italiana e soprattutto la bandiera del presidenzialismo, la forma di Governo alla quale il suo statuto si ispira e che va propagandando… (Commenti dai Gruppi FI, LP, UDC e AN). Signor Presidente, le sarò grata di poter svolgere il mio intervento come tutti. (Vive e prolungate proteste dal Gruppo AN).

PRESIDENTE. Colleghi, per favore. Dobbiamo procedere nei nostri lavori. Questo serve solo ad interromperli (Commenti dai Gruppi DS-U e Mar-DL-U e dei senatori Fabris e Pagano).

DENTAMARO (Misto-AP-Udeur). Vorrei far notare al senatore Nania che la forma di Governo presidenziale, se non si vuole ridurre a forme di dittatura sudamericana, ha modelli molto precisi nel mondo ed è fondata sulla compresenza, accanto alla figura forte del Capo dello Stato e del Governo eletto direttamente dal popolo, di contrappesi, di garanzie e di controlli; di quello che in inglese si chiama meccanismo di checks and balances e che invece in questa forma di Governo che si va configurando attraverso la proposta del relatore che la maggioranza sta votando in quest’Assemblea manca completamente (Vivaci e ripetute proteste dai banchi della maggioranza).

PRESIDENTE. Vi prego, colleghi, smettetela. Credo che questo esercizio, purtroppo, di scarsa intelligenza non aiuta nessuno nella gestione di un provvedimento impegnativo e pesante. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Verdi-U, Misto-Com, Misto-RC, Misto-SDI e Misto-AP-Udeur).

DENTAMARO (Misto-AP-Udeur). In particolare, sulla questione dello scioglimento della Camera dei deputati e della cosiddetta fiducia costruttiva, si delinea un sistema non so quanto, dal punto di vista democratico, preferibile alla possibilità del ribaltone, che chiamerei un sistema impostato non già sul Governo forte e stabile, ma sul Primo Ministro e sui suoi pretoriani, perché alla possibilità del parlamentare di esercitare secondo coscienza… (Cori dai banchi della destra. Commenti dei Gruppi FI, AN e LP).

PRESIDENTE. Colleghi, sono costretto a sospendere la seduta se si prosegue con questo ritmo. Credo sia inaccettabile che si ricorra a strumenti del genere per disturbare un collega che sta intervenendo. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Verdi-U e Misto-AP-Udeur).

DENTAMARO (Misto-AP-Udeur). Signor Presidente, la ringrazio e provo a riprendere il filo di un minimo di ragionamento.

Questa norma elimina in maniera evidente la mancanza del vincolo di mandato, che è uno degli elementi del sistema parlamentare, sistema al quale non siamo disposti a rinunciare e che invece, qui, viene completamente snaturato. Questa norma divide la Camera dei deputati in deputati di serie A e di serie B, deputati cioè ai quali è data o meno la possibilità di decidere individualmente, secondo coscienza, della propria collocazione e della sorte della legislatura.

Questo articolo, se non verrà approvato l'emendamento 23.100 in questo momento in discussione, consentirà davvero al manipolo di fedelissimi del Capo del Governo di decidere le sorti dell’intero Paese senza che né la maggioranza nel suo complesso, né il Capo dello Stato, ridotto a notaio delle decisioni del Capo del Governo, possano esercitare la benché minima influenza e il benché minimo potere di decisione su questo meccanismo.

E allora, caro Nania e cari colleghi di Alleanza Nazionale… (Commenti dei Gruppi FI, AN e LP). Ditelo che non volete porre in essere il sistema presidenziale, perché questo non lo è; questo è il sistema che consegnerà l’Italia - per il momento ma sono convinta solo per un poco di tempo che resta di questa legislatura - a Berlusconi con i suoi fedelissimi, legati da rapporti tutti da chiarire e da definire. Berlusconi quindi potrà decidere della vostra sorte, di Alleanza Nazionale, della Lega e dell’UDC, insieme a Previti, Dell’Utri e a qualche altro servo. (Applausi dai Gruppi Misto-AP-Udeur, DS-U, Mar-DL-U e Verdi-U. Commenti dei Gruppi FI, LP, UDC e AN).

TURRONI (Verdi-U). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TURRONI (Verdi-U). Ci sono animi accesi, Presidente, e lei come pompiere…

Ritengo che l’emendamento 23.100 sia importante e che occorra consentire a tutti di potersi esprimere attraverso la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico. Ne formulo pertanto la richiesta.

PRESIDENTE. Senatore Turroni, condivido la sua valutazione.

Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Turroni, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Comunico che da parte del prescritto numero di senatori è stata chiesta la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della prima parte dell'emendamento 23.100, presentato dal senatore Bassanini e da altri senatori, sino alle parole "nei successivi".

Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

I senatori favorevoli voteranno sì; i senatori contrari voteranno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione dei disegni di legge costituzionale nn. 2544,
252, 338, 420, 448, 617, 992, 1238, 1350, 1496, 1653, 1662, 1678, 1888, 1889,
1898, 1914, 1919, 1933, 1934, 1998, 2001, 2002, 2030, 2117, 2166, 2320, 2404,
2449, 2507 e 2523

PRESIDENTE. Risultano pertanto preclusi la restante parte dell’emendamento 23.100 e gli emendamenti 23.102, 23.101 e 23.920.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 23.921.

TURRONI (Verdi-U). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Turroni, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Comunico che da parte del prescritto numero di senatori è stata chiesta la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 23.921, presentato dal senatore Gruosso.

Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

I senatori favorevoli voteranno sì; i senatori contrari voteranno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione dei disegni di legge costituzionale nn. 2544,
252, 338, 420, 448, 617, 992, 1238, 1350, 1496, 1653, 1662, 1678, 1888, 1889,
1898, 1914, 1919, 1933, 1934, 1998, 2001, 2002, 2030, 2117, 2166, 2320, 2404,
2449, 2507 e 2523

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 23.922.

TURRONI (Verdi-U). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Turroni, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta non risulta appoggiata).

*BASSANINI (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BASSANINI (DS-U). Signor Presidente, l’emendamento 23.922, presentato dal collega Gubert, come peraltro analogamente ad alcuni nostri successivi emendamenti, propone di introdurre nel nostro sistema la regola che nella sostanza è vigente nel modello più conosciuto nel mondo di premierato forte, cioè nel sistema britannico.

In Inghilterra, se la maggioranza dei deputati oggi laburisti, ovvero all'epoca della Thatcher conservatori, decidono di averne abbastanza del Primo Ministro, la maggioranza, la metà più uno di loro basta per decidere di sostituirlo con un altro Primo Ministro. Questo è il sistema a premierato forte ed anche il senatore Nania lo sa benissimo.

Ma c’è di più. Se la maggioranza decide di allargare la maggioranza stessa, come avvenne trenta anni fa, con la coalizione tra laburisti e liberali che alle elezioni si erano presentati come partiti contrapposti, la maggioranza si allarga. Questa è la regola propria dei sistemi parlamentari, anche nella variante del premierato forte, sul modello britannico.

Per la verità, in nessuna parte del mondo si ritrova questo principio sul quale la maggioranza (e da ultimo il collega Nania) ha costruito la sua proposta di nuova forma di Governo: la necessità di norme costituzionali antiribaltone.

I colleghi sanno che l'Italia ha l'onore di avere tra i suoi cittadini uno dei più grandi esperti al mondo di scienza politica e di ingegneria costituzionale, un grande studioso liberale, il professor Giovanni Sartori. (Commenti dal Gruppo FI). Egli ha scritto un trattato di ingegneria costituzionale comparata, tradotto in decine e decine di Paesi; sta per uscire la quarta edizione italiana di questo trattato che contiene un capitolo finale nuovo dedicato all'esame del progetto italiano di riforma costituzionale.

Questo testo già circola nei siti Internet; una parte di esso è dedicata a discutere questa novità ignota alla scienza politologica e agli studiosi di istituzioni in giro per il mondo, e cioè l'idea che in un sistema parlamentare anche a premierato forte debbano esserci norme e consuetudini antiribaltone.

Per la verità, non ci sono in Inghilterra, anche se ribaltoni veri e propri in quel Paese non ricorrono dal 1927; però in Inghilterra abbiamo avuto, ripeto, in tempi recenti un allargamento della maggioranza attraverso la costruzione di una coalizione tra un partito che aveva vinto le elezioni e un partito che le aveva perse, tra i laburisti e i liberali.

È indiscutibile che nessuno si sognerebbe di prospettare, in un sistema parlamentare a premierato forte, l'idea che la maggioranza della maggioranza non possa cambiare Premier e l'idea che il Premier possa sciogliere le Camere contro la volontà della maggioranza della sua maggioranza.

Quando il Gruppo conservatore decise di averne abbastanza della signora Thatcher, che pure aveva fatto grandi cose, e di sostituirla con John Major per non rischiare di perdere le successive elezioni, la signora Thatcher non avrebbe potuto ottenere dalla Regina lo scioglimento della Camera dei comuni per evitare la sua sostituzione; se lo avesse fatto, nessuno tra gli studiosi del sistema britannico dubita che la Regina, prima di accogliere la richiesta di sciogliere la Camera dei comuni, avrebbe verificato la volontà del Gruppo conservatore.

Lo stesso accadrebbe oggi se nel Gruppo laburista prevalessero coloro i quali sostengono che è giunta l'ora di Gordon Brown: il primo ministro Tony Blair non potrebbe evitare la sua sostituzione chiedendo lo scioglimento della Camera dei comuni. Nessun Primo Ministro inglese può chiedere e ottenere lo scioglimento delle Camere contro la sua maggioranza, cioè la maggioranza della sua maggioranza.

Nessuno dubita di questo nel sistema inglese, così come nessuno dubita del fatto che, se la Camera dei comuni vota la sfiducia al Primo Ministro, essa non viene sciolta, come prevede invece il testo al nostro esame, ma il Primo Ministro si dimette e la Regina attende dalla maggioranza la designazione di un nuovo Primo ministro. La maggioranza vuol dire la metà più uno dei deputati della maggioranza.

Ciò che propone l'emendamento del senatore Gubert e ciò che propongono successivi nostri emendamenti è dunque esattamente la formalizzazione della regola propria del sistema parlamentare a premierato forte. Pretendere, invece, ai fini di evitare lo scioglimento della Camera, che un'altissima percentuale dei membri della maggioranza vi si opponga, significa consegnare un potere di ricatto nelle mani di piccolissimi gruppi. Significa introdurre nella struttura del sistema parlamentare un elemento di rigidità che non produce stabilità, ma genera instabilità; perché pone nelle mani di piccolissimi gruppi il potere di condizionare la vita di un intero Parlamento e la possibilità di interrompere la realizzazione dello stesso programma della maggioranza.

Ripeto, perché forse non è chiaro, che il testo al nostro esame prevede lo scioglimento automatico nel caso in cui la Camera approvi la mozione di sfiducia al Premier (articolo 28 ultimo comma). Nel caso di dimissioni volontarie del Premier oppure nel caso di reiezione di un provvedimento su cui è stata posta la questione di Governo, l'unica possibilità di evitare lo scioglimento è che su 400 deputati, ben 201, tutti appartenenti alla maggioranza uscita dalle elezioni, siano d’accordo nel sottoscrivere una mozione che indichi il nome del nuovo Primo Ministro.

Ipotizziamo il caso di una Camera nella quale la maggioranza abbia 230 deputati, e 170 l'opposizione: basterebbero 30 deputati per impedire agli altri 200 deputati della maggioranza di proseguire la legislatura con un altro Premier e di portare a termine l'attuazione del programma di Governo indicato dagli elettori. Se la maggioranza fosse di 210 su 400, basterebbero 10 deputati per impedire agli altri 200 di proseguire nell'attuazione del programma di Governo. Nel sistema inglese sono sufficienti, per esempio, 151 su 300 appartenenti alla maggioranza, per decidere di sostituire il Primo Ministro e di proseguire nell'attuazione del programma di Governo.

Credo che questi esempi siano sufficienti a capire che cosa stiamo facendo: stiamo inserendo in un sistema che funziona, il sistema parlamentare a premierato forte, delle regole che gli impediranno di funzionare.

Allora, vedete, vogliamo davvero un sistema democratico efficiente e funzionante? Se è così, cerchiamo di prendere dall’esperienza delle grandi democrazie gli elementi caratteristici dei sistemi che funzionano; ed evitiamo di inventarci delle novità che, appena le esaminiamo un po’ approfonditamente, si rivelano suscettibili di introdurre gravissime difficoltà di funzionamento nel nostro sistema. (Applausi dal Gruppo DS-U e del senatore Gubert).

PRESIDENTE. Metto ai voti la prima parte dell’emendamento 23.922, presentato dal senatore Gubert, fino alle parole "una mozione".

Non è approvata.

Restano pertanto preclusi la restante parte dell’emendamento 23.922 e l’emendamento 23.923.

Passiamo alla votazione della prima parte dell’emendamento 23.924.

TURRONI (Verdi-U). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Turroni, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Comunico che da parte del prescritto numero di senatori è stata chiesta la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della prima parte dell'emendamento 23.924, presentato dal senatore Gruosso, fino alle parole "con le seguenti".

Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

I senatori favorevoli voteranno sì; i senatori contrari voteranno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione dei disegni di legge costituzionale nn. 2544,
252, 338, 420, 448, 617, 992, 1238, 1350, 1496, 1653, 1662, 1678, 1888, 1889,
1898, 1914, 1919, 1933, 1934, 1998, 2001, 2002, 2030, 2117, 2166, 2320, 2404,
2449, 2507 e 2523

PRESIDENTE. Restano pertanto preclusi la restante parte dell’emendamento 23.924 e gli emendamenti 23.925 e 23.926.

Passiamo alla votazione dell’emendamento 23.927.

TURRONI (Verdi-U). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Turroni, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Comunico che da parte del prescritto numero di senatori è stata chiesta la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 23.927, presentato dal senatore Passigli.

Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

I senatori favorevoli voteranno sì; i senatori contrari voteranno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione dei disegni di legge costituzionale nn. 2544,
252, 338, 420, 448, 617, 992, 1238, 1350, 1496, 1653, 1662, 1678, 1888, 1889,
1898, 1914, 1919, 1933, 1934, 1998, 2001, 2002, 2030, 2117, 2166, 2320, 2404,
2449, 2507 e 2523

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell’emendamento 23.928.

TURRONI (Verdi-U). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TURRONI (Verdi-U). Signor Presidente, ho capito male io o prima lei ha detto "voto elettronico rosso"?

PRESIDENTE. No, senatore, ho detto che passavamo alla votazione dell’emendamento 23.928. Non mi permetterei mai di influenzare i colleghi!

TURRONI (Verdi-U). Forse è il mio udito. Tra l’altro, è sorprendente, lei avrebbe caso mai potuto dire "verde".

In ogni caso, chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. La stessa cosa varrebbe, al contrario, per lei. (Ilarità).

Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Turroni, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Comunico che da parte del prescritto numero di senatori è stata chiesta la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 23.928, presentato dal senatore Passigli.

Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

I senatori favorevoli voteranno sì; i senatori contrari voteranno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione dei disegni di legge costituzionale nn. 2544,
252, 338, 420, 448, 617, 992, 1238, 1350, 1496, 1653, 1662, 1678, 1888, 1889,
1898, 1914, 1919, 1933, 1934, 1998, 2001, 2002, 2030, 2117, 2166, 2320, 2404,
2449, 2507 e 2523

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell’emendamento 23.929.

TURRONI (Verdi-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TURRONI (Verdi-U). Signor Presidente, condivido l’emendamento 23.929, presentato dal collega Bassanini, come dimostrano i miei interventi precedenti, tant’è che lo avrei firmato volentieri, anzi chiedo di apporvi la mia firma.

Questa proposta cerca di togliere di mezzo non un equivoco, ma una volontà che si è manifestata attraverso l’introduzione di queste norme cosiddette antiribaltone, che tendono a comprimere e a restringere la possibilità di espressione dei parlamentari secondo un disegno che appartiene per intero alla Casa delle Libertà, così come essa intende chiamarsi (dopo, sul prossimo articolo, diremo, signor Presidente lei me lo consentirà, come questa sia non una Casa delle Libertà bensì, come dimostra il voto espresso nell’altro ramo del Parlamento, la Casa della galera).

Dicevo che questo emendamento cerca di sottrarre al gruppetto di pochi sodali, di pochi dipendenti, al circuito stretto del Presidente del Consiglio la possibilità di decidere, loro insieme con lui, delle sorti del Parlamento e quindi delle sorti del nostro Paese.

Noi pensiamo che sia sbagliato il testo che la maggioranza ci ha proposto, così come è stato modificato dal lavoro della Commissione sotto la direzione del relatore, e pensiamo che debba esservi certamente la possibilità di indicare, qualora sia necessario, sia opportuno, il nostro Paese lo richieda, una diversa Presidenza del Consiglio che ottenga il sostegno della Camera dei deputati.

Ebbene, per quel che ci riguarda, questo può avvenire se vi è all'interno del Parlamento una maggioranza che consenta la formazione di un nuovo Governo e l'individuazione di un nuovo Premier. Questo è quello che la democrazia prevede, perché i parlamentari vengono eletti dai cittadini e ad essi consegnano un mandato che li rende però liberi di interpretarlo secondo le esigenze del loro Paese. Ebbene, noi riconosciamo questo principio, lo rispettiamo e vorremmo che venisse mantenuto all'interno della nostra Costituzione.

Per questo, avendo io sottoscritto l'emendamento 23.929, ne raccomando l'approvazione e chiedo che la sua votazione avvenga mediante procedimento elettronico.

PETRINI (Mar-DL-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PETRINI (Mar-DL-U). Signor Presidente, come giustamente sottolineava il senatore Bassanini, questa norma antiribaltone è un unicum di questo progetto costituzionale che non trova riscontro in nessun'altra architettura conosciuta nel mondo occidentale. È un assurdo logico, è un assurdo giuridico, ma la cosa peggiore è che ha degli effetti che sono assolutamente nefasti, e probabilmente non sufficientemente meditati.

Non soltanto noi cambiamo la natura del Parlamento, non soltanto introduciamo nel Parlamento un mandato imperativo (e questo è evidente nel fatto che vi saranno deputati che avranno la possibilità di rapportarsi con la fiducia al Governo e deputati che invece, non appartenendo alla maggioranza elettorale, non avranno questa facoltà), ma ci sono conseguenze ancora più temibili.

In primo luogo, abbiamo visto come il sistema maggioritario abbia reso stabili i Governi, e l'esempio evidente è quello che stiamo vivendo con il Governo Berlusconi, che si avvia a diventare il Governo più duraturo della storia della Repubblica, anche se difficilmente può essere giudicato il migliore. Questa lunghezza del suo mandato dipende dal sistema che lo sostiene, dal sistema politico di coalizione elettorale a cui è legato. Questi Governi di coalizione espressi con il sistema maggioritario e in sé per sé stabili vanno in crisi soltanto in situazioni emergenziali, che possono essere emergenze economiche, possono essere emergenze sociali, possono essere - e, ahimè non è più un'ipotesi così irrealistica - emergenze belliche.

Ebbene, nell'emergenza noi impediamo al Parlamento di esercitare un'azione di mediazione e di tamponamento e precipitiamo il Paese in una campagna elettorale, ove sussisterà soltanto un Governo che avrà la possibilità della gestione ordinaria e null'altro. Vi rendete conto del rischio che è legato a questa evenienza? Io vi prego di riflettere, perché ciò significa oggettivamente gettare nel caos e nello scompiglio l'intero Paese e delegittimare completamente le istituzioni democratiche, cioè impedire alle istituzioni democratiche di svolgere il proprio ruolo di rappresentanza.

Un'altra grave conseguenza è determinata dal fatto che se così sarà la nostra Costituzione necessariamente alla stessa dovremo adeguare il sistema elettorale.

Se il Governo ha un rapporto diretto con il risultato elettorale, noi dovremo far sì che le elezioni siano sicuramente in grado di esprimere una maggioranza parlamentare. Il che non è assolutamente automatico, oggi, perché lo è fin tanto che c’è un bipolarismo, cioè si presentano due coalizioni delle quali l’una, prevalendo sull’altra, conquista la maggioranza; ma potremmo tranquillamente (si è verificato un tentativo nel 2001, nel 1996, nel 1994) andare verso un tripolarismo. Poteva esserci per esempio nel 1996, allorché la Lega si presentò da sola, ottenne un brillante risultato elettorale ma non riuscì a divenire l’ago della bilancia, com’era nei piani del suo segretario, Bossi.

Allora, se si verificasse l’ipotesi del tripolarismo e non arrivassimo ad avere una maggioranza elettorale in Parlamento, dovremmo ritornare all’interno di un sistema parlamentare con una fiducia espressa a un Premier che nasce in Parlamento e che verosimilmente non potrà essere né il Premier della coalizione A, né quello della coalizione C, né quello della coalizione B, bensì sarà un elemento di mediazione fra due delle tre componenti politiche uscite dalle elezioni. Ma ciò non sarebbe più possibile con questo nuovo sistema costituzionale.

Pertanto, la soluzione necessariamente sarà l’istituzione di un sistema elettorale ipermaggioritario, il quale non soltanto premierà la coalizione a livello di collegio uninominale, come oggi, ma la premierà ulteriormente con un premio di maggioranza sufficiente e necessario a creare una maggioranza parlamentare.

Questo significa che il discorso sulla mancanza di contrappesi e di garanzie, che noi già abbiamo evidenziato, potrebbe diventare drammatico, perché potrebbe esserci una coalizione elettorale che si impossessa della democrazia del nostro Paese, della sua Costituzione, di tutti i suoi istituti, con una maggioranza reale di poco più del 30 per cento dei votanti. Ditemi voi se questo vi tranquillizza o invece vi inquieta. (Applausi dei senatori Mancino e Gubert).

NANIA (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NANIA (AN). Signor Presidente, ascoltando gli interventi dei colleghi, tutti questi emendamenti alle norme antiribaltone partono dalla critica ad un presupposto che invece rappresenta un merito della legge. In particolare, si soffermano sul ruolo dei gruppi marginali di parlamentari.

Volevo allora ribadire con forza (ovviamente soprattutto per chi ha voglia, su questi temi, di ascoltare attentamente le riflessioni che sono state fatte da colleghi del centro-sinistra) che un esponente del centro-sinistra così si esprimeva sul punto: "Ricordavo all’inizio che si tratta di una soluzione" (si riferisce al premierato) "che non credo debba suscitare eccessivi dubbi e preoccupazioni dal punto di vista della tenuta democratica del sistema. (…) mi limiterò ad osservare che (…) quando qualcuno scioglie il Parlamento, non è che poi assume i pieni poteri e rinchiude i parlamentari in uno stadio di calcio: la parola viene data al popolo sovrano, e potrebbe verificarsi che, se la scelta non è ben calibrata, quello stesso popolo sovrano si formi anche un’idea ed esprima un giudizio sulla scelta stessa dello scioglimento, e voti di conseguenza".

Questa dichiarazione, che è del senatore Cesare Salvi, grande amico del senatore Villone, che cosa mette in evidenza? Che quando si pesa il ruolo dei gruppi di parlamentari piccoli, marginali che si distaccano, bisogna attentamente valutare nella scelta di sistema che si opera se far pesare tali gruppi per fare il ribaltone o per sciogliere il Parlamento.

Il problema, infatti, è come lavora la norma e allora, mentre nel progetto della Casa delle Libertà un gruppo di parlamentari che si distacca dalla maggioranza porta al voto, cioè alla scelta degli elettori, negli emendamenti in questione presentati dal centro-sinistra, per evitare il peso di questi gruppi marginali che si distaccano dalla maggioranza, si sostiene che bisogna fare i ribaltoni.

Allora intendiamoci, perché ricordo anche le dichiarazioni a tal proposito di un ex primo ministro, l’onorevole Prodi, che commentò come commentò quando, con il voto di Rifondazione Comunista, passò una mozione di sfiducia e il centro-sinistra gli diede lo sfratto definitivo sostituendolo con D’Alema.

Attenzione! Allora si trattava di un numero limitato di parlamentari, quelli di Rifondazione Comunista. Con i vostri emendamenti vorreste continuare a farli giocare per i ribaltoni anziché per lo scioglimento, se a governare fosse, ad esempio, il centro-sinistra. Dove è andata a finire la vostra coerenza sistematica? Che emendamenti proponete? Dove volete portare l’Italia? Addirittura al tripolarismo, come ho sentito dire poco fa. In questo modo si avrebbe una coalizione che guarda un po’ a destra e un po’ a sinistra e tutto va a farsi benedire.

Qui si sta lavorando per una democrazia che faccia riferimento al voto degli elettori. Lo diceva il senatore Salvi e lo diciamo noi. Da questo punto di vista ritengo che stiamo contribuendo alla stabilità e governabilità del sistema. I gruppi marginali di deputati, che si dissociano dalla maggioranza, non possono determinare ribaltoni, come vorreste voi. Semmai devono sottostare al giudizio del corpo elettorale che valuterà se quel gruppo di deputati ha esercitato un potere di ricatto o se diversamente ha interpretato al meglio un momento di crisi della coalizione di maggioranza.

Il processo di ritorno al popolo garantisce l’unitarietà del sistema. Diversamente, si resta fermi, come sempre, ai ribaltoni. Mi sconcerta veramente il verificare che non si leva una voce del centro-sinistra che si richiami agli interventi di D’Alema e di Amato e ad una sinistra riformista del passato, che sembrava aver fatto molta strada sul versante della governabilità e che ora torna invece indietro in una maniera veramente preoccupante che lascia sconcertati. (Applausi dai Gruppi AN e FI).

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Turroni, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Comunico che da parte del prescritto numero di senatori è stata chiesta la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 23.929, presentato dai senatori Bassanini e Turroni.

Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

I senatori favorevoli voteranno sì; i senatori contrari voteranno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione dei disegni di legge costituzionale nn. 2544,
252, 338, 420, 448, 617, 992, 1238, 1350, 1496, 1653, 1662, 1678, 1888, 1889,
1898, 1914, 1919, 1933, 1934, 1998, 2001, 2002, 2030, 2117, 2166, 2320, 2404,
2449, 2507 e 2523

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 23.930 (testo 2).

TURRONI (Verdi-U). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Turroni, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Comunico che da parte del prescritto numero di senatori è stata chiesta la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 23.930 (testo 2), presentato dal senatore Passigli.

Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

I senatori favorevoli voteranno sì; i senatori contrari voteranno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione dei disegni di legge costituzionale nn. 2544,
252, 338, 420, 448, 617, 992, 1238, 1350, 1496, 1653, 1662, 1678, 1888, 1889,
1898, 1914, 1919, 1933, 1934, 1998, 2001, 2002, 2030, 2117, 2166, 2320, 2404,
2449, 2507 e 2523

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 23.931.

TURRONI (Verdi-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TURRONI (Verdi-U). Signor Presidente, dalla mia postazione posso vedere molte luci accese nei banchi del centro-destra, anche laddove non è seduto nessuno. Basta guardare alla seconda o alla terza fila.

Lei dice al senatore Bongiorno di affrettarsi. Sarebbe il caso che lei dicesse, me lo consenta, a qualche altro senatore di andare più lentamente nell’esercitare più volte il voto.

Proverò poi ad indicarle…

BONATESTA (AN). Lo state facendo anche voi.

TURRONI (Verdi-U). Si taccia.

Con riferimento all’emendamento 23.931, presentato dal senatore Bassanini, vorrei ancora una volta esprimere, seppure brevemente, la mia opinione.

Si è cercato più e più volte, sulla base di una serie di emendamenti che sono già stati votati e ai quali ne faranno seguito altri, di attenuare quel desiderio che sembra avere ormai pervaso la Casa delle Libertà, di sottoporre la maggioranza stessa ad un piccolo ristretto gruppo di deputati legati da vincoli, non solo politici, al Presidente del Consiglio, che voi vi ostinate a chiamare Premier.

Anche noi lo abbiamo fatto in qualche emendamento, lasciandoci trascinare da questa vostra foga e nello stesso tempo cercando, assecondandovi, di limitare i danni. Cercando appunto di presentare proposte che rendessero meno indigeribile la Costituzione che state proponendo.

Ebbene, l’emendamento 23.931 del senatore Bassanini (che saggiamente ha cercato con più proposte diverse l’una dall’altra di riportare in Parlamento la possibilità di decidere se il medesimo Parlamento possa o debba continuare a lavorare nell’interesse del Paese) propone che vi debba essere una mozione "sottoscritta da almeno la metà più uno dei deputati appartenenti alla maggioranza espressa dalle elezioni"; propone anche di aggiungere, infine "e sempre che questa mozione sia approvata dalla maggioranza assoluta dei deputati".

In tal modo, si cerca di ricondurre all’interno del Parlamento, e solamente all’interno del medesimo, decisioni che invece, secondo il testo della maggioranza così come lo ha voluto il relatore, si lasciano certamente al di fuori del Parlamento medesimo, certamente in un luogo ristretto, certamente in un luogo dove vi sono altri rapporti di dipendenza e non di vicinanza politica e ideale.

Proprio la cosa che voi dite di volere combattere, in realtà la fate diventare norma costituzionale. Ci saranno pochi che avranno la possibilità di decidere per tutti e quei pochi saranno legati da vincoli non politici al Presidente del Consiglio.

È per questi motivi che spero che l'emendamento 23.931 sia approvato e al collega Bassanini chiedo di poter aggiungere la mia firma, se egli è d’accordo.

Chiedo inoltre la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Turroni, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Comunico che da parte del prescritto numero di senatori è stata chiesta la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della prima parte dell'emendamento 23.931, presentato dai senatori Bassanini e Turroni, fino alla parola "almeno".

Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

I senatori favorevoli voteranno sì; i senatori contrari voteranno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione dei disegni di legge costituzionale nn. 2544,
252, 338, 420, 448, 617, 992, 1238, 1350, 1496, 1653, 1662, 1678, 1888, 1889,
1898, 1914, 1919, 1933, 1934, 1998, 2001, 2002, 2030, 2117, 2166, 2320, 2404,
2449, 2507 e 2523

PRESIDENTE. Risultano pertanto preclusi la restante parte dell’emendamento 23.931 e l'emendamento 23.932.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 23.933.

 

Verifica del numero legale

TURRONI (Verdi-U). Chiediamo la verifica del numero legale.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato è in numero legale.

 

Ripresa della discussione dei disegni di legge costituzionale nn. 2544,
252, 338, 420, 448, 617, 992, 1238, 1350, 1496, 1653, 1662, 1678, 1888, 1889,
1898, 1914, 1919, 1933, 1934, 1998, 2001, 2002, 2030, 2117, 2166, 2320, 2404,
2449, 2507 e 2523

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 23.933, presentato dal senatore Passigli.

Non è approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 23.934.

TURRONI (Verdi-U). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TURRONI (Verdi-U). Sì, signor Presidente, il numero legale c’è come io sono un bravo costituzionalista.

PRESIDENTE. Senatore Turroni, c’era un ampio margine di presenze.

TURRONI (Verdi-U). Sì, ma gli occhi mi funzionano ancora.

Chiediamo la verifica del numero legale, chiedendo alla seconda fila di colleghi di votare solo per se stessi.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta non risulta appoggiata).

Metto ai voti l'emendamento 23.934, presentato dal senatore Gruosso.

Non è approvato.

L'emendamento 23.935 è stato ritirato.

Metto ai voti l'emendamento 23.936, presentato dal senatore Passigli.

Non è approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 23.937.

 

Verifica del numero legale

TURRONI (Verdi-U). Chiediamo la verifica del numero legale.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

PAGANO (DS-U). Per chi sta votando il collega Boscetto? E dietro il senatore Girfatti? Sono napoletana come te.

PRESIDENTE. Senatrice Pagano, non serve urlare perché non si risolve niente. Se c’è qualche collega che si è spostato, per cortesia, ritorni al suo posto. (Commenti dai banchi dell’opposizione).

Il Senato è in numero legale.

 

Ripresa della discussione dei disegni di legge costituzionale nn. 2544,
252, 338, 420, 448, 617, 992, 1238, 1350, 1496, 1653, 1662, 1678, 1888, 1889,
1898, 1914, 1919, 1933, 1934, 1998, 2001, 2002, 2030, 2117, 2166, 2320, 2404,
2449, 2507 e 2523

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 23.937, presentato dal senatore Gruosso.

Non è approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 23.938.

 

Verifica del numero legale

TURRONI (Verdi-U). Chiediamo la verifica del numero legale.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

PAGANO (DS-U). Finitela! (Forte brusìo in Aula).

PRESIDENTE. Senatore Azzollini è sempre in circolazione. Le chiedo di stare al suo posto, per favore. Stiamo votando una riforma della Costituzione; non siamo a passeggio!

Il Senato è in numero legale.

 

Ripresa della discussione dei disegni di legge costituzionale nn. 2544,
252, 338, 420, 448, 617, 992, 1238, 1350, 1496, 1653, 1662, 1678, 1888, 1889,
1898, 1914, 1919, 1933, 1934, 1998, 2001, 2002, 2030, 2117, 2166, 2320, 2404,
2449, 2507 e 2523

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 23.938, presentato dal senatore Gruosso.

Non è approvato.

Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 23.939.

 

Verifica del numero legale

TURRONI (Verdi-U). Chiediamo la verifica del numero legale.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato è in numero legale.

 

Ripresa della discussione dei disegni di legge costituzionale nn. 2544,
252, 338, 420, 448, 617, 992, 1238, 1350, 1496, 1653, 1662, 1678, 1888, 1889,
1898, 1914, 1919, 1933, 1934, 1998, 2001, 2002, 2030, 2117, 2166, 2320, 2404,
2449, 2507 e 2523

PRESIDENTE. Metto ai voti la prima parte dell'emendamento 23.939, presentato dal senatore Gubert, fino alle parole "Camera dei deputati".

Non è approvata.

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell’emendamento 23.939 e l’emendamento 23.5.

Colleghi, vi è il numero legale. Quindi, mi sembra scorretto garantire la presenza a chi non è presente attualmente in Aula.

PAGANO (DS-U). Bravo! (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Verdi-U, Misto-Com, Misto-RC, Misto-SDI e AP-Udeur).

PRESIDENTE. Il mio ragionamento è rivolto a una parte e all’altra dell’emiciclo. La scheda inserita nell’apposito foro in assenza della persona equivale ad una scorrettezza.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 23.940.

TURRONI (Verdi-U). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Turroni, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta non risulta appoggiata).

Metto ai voti l'emendamento 23.940, presentato dalla senatrice Acciarini.

Non è approvato.

Gli emendamenti 23.15, 23.29 e 23.941 si intendono assorbiti e gli emendamenti 23.103, 23.28, 23.942 e 23.7 preclusi dall’approvazione dell’emendamento 3.2000.

Passiamo alla votazione dell’articolo 23.

MARINI (Misto-SDI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARINI (Misto-SDI). Signor Presidente, vorrei sottoporre ai colleghi una questione che mi pare sia rimasta trascurata nel nostro dibattito: come nell’esame della proposta di riforma viene tutelato il principio di rappresentanza.

Stiamo dando vita, con le votazioni che si succedono una dopo l’altra, ad un sistema sostanzialmente monocratico perché ruota tutto intorno al Premier, il quale non viene eletto direttamente dal popolo anche se quest’ultimo, attraverso il collegamento con gli eletti del maggioritario, nello scegliere il candidato, così come prevede il sistema maggioritario, in realtà sa anche chi sarà il Premier. Non solo diamo vita nella sostanza ad un regime monocratico, ma la cosa incredibile è che eleggiamo un Premier monocrate, politicamente deresponsabilizzato perché non scelto direttamente dal popolo. Mi sembra già questo un forte controsenso.

Se l’intenzione era di dare origine ad una forma di premierato forte sarebbe stato bene che il Premier fosse scelto dal popolo, che ci fosse un rapporto diretto; quanto meno che vi fosse la necessità da parte del Premier di dar conto del proprio operato a chi lo ha eletto. Invece, in questo modo, gli diamo tutti i poteri di un Premier forte però lo deresponsabilizziamo rispetto al rapporto diretto con il corpo elettorale.

Intanto, il Premier decide il Governo; quindi, indiscutibilmente ha una forza enorme: niente di meno può proporre lo scioglimento del Parlamento e sappiamo che questa è poi l'arma di ricatto, per cui ho avuto modo di chiamare questo articolo "l'articolo del ricatto".

Inoltre, un aspetto che credo non debba essere trascurato è che in realtà in un sistema maggioritario un corpo elettorale che va dal 40 al 45 per cento sceglie la maggioranza assoluta dei membri del Parlamento. Il 40-45 per cento massimo dei votanti non rappresenta la maggioranza degli elettori italiani anzi, tale percentuale scende ad un 20 per cento se poi si calcola che molti elettori non eleggono il Premier, al quale quindi non danno un voto di fiducia, bensì eleggono il parlamentare, per cui esprimono un voto di fiducia a quest’ultimo che si trasferisce al Premier.

Dobbiamo allora riflettere su questo punto: noi introduciamo una figura di premierato forte per cui stabiliamo che sia eletto un Premier forte, ma consentiamo che lo elegga una minoranza di elettori, perché questo può avvenire con l’impalcatura che è stata disegnata.

Mi chiedo allora se in tal modo si tuteli il principio di rappresentanza. Peraltro, mi pare che in realtà tale principio sia stato già ampiamente tradito nel momento in cui è stato introdotto il modello di maggioritario vigente in Italia, il cosiddetto maggioritario secco uninominale.

Il principio di rappresentatività, che è quello in base al quale le opinioni che si esprimono all’interno di una società è giusto che siano rappresentate, secondo la percentuale di consenso che hanno, all’interno del Parlamento, già non viene tenuto in alcun conto con il nostro sistema elettorale maggioritario, nel senso che molte parti di opinione pubblica che pure meriterebbero di essere rappresentate in Parlamento non possono esserlo perché il sistema elettorale lo impedisce.

Non dobbiamo trascurare poi la seguente valutazione. La prima parte della nostra Costituzione non viene messa in discussione, non viene travolta dalla riforma che stiamo discutendo e in quella parte troviamo il principio di rappresentatività molto ben contenuto in quello che è uno dei diritti universali e fondamentali del cittadino, e cioè la possibilità di riunirsi e organizzarsi in forme associative quali i partiti per determinare la politica nazionale, come dice bene l’articolo 49 della Costituzione.

Ebbene, in base a questa norma della Carta costituzionale, che rimane intatta per cui è uno dei princìpi attraverso i quali si articolerà la nostra democrazia, ogni cittadino ha il diritto, perché gli viene riconosciuto e protetto dalla nostra Costituzione, di potersi organizzare e associare. Egli si associa - e lo dice bene la norma costituzionale - per determinare la politica nazionale.

E come fa il cittadino a determinare tale politica se non gli si riconosce e tutela il diritto di rappresentanza e quindi la rappresentatività nell’organo legislativo e poi nell’organo di Governo? Ecco perché dicevo che stiamo trascurando questo principio che pure è riconosciuto costituzionalmente.

Credo che nel momento in cui si trasferiscono i poteri che una volta risiedevano tutti nell’Assemblea legislativa in mano al Premier dovremmo trovare il modo per garantire la rappresentatività, cioè per far sì che il diritto di associarsi in partiti per scegliere, determinare e influire sulla politica nazionale possa avere, sia nel momento elettorale che decisionale, nonché nel momento di Governo, una giusta rappresentanza.

Colleghi, è chiaro che la rappresentanza non può essere assoluta, nel senso che mi pare sia altrettanto scontato che il diritto di rappresentanza è subordinato alla capacità di consenso di ciascuna proposta e quindi all’ampiezza che ciascuna proposta ha all’interno del corpo elettorale e quindi fra i cittadini.

Il principio di rappresentatività è stato travolto allorquando in Italia, negli anni Novanta, nacque il problema di far sì che gli Esecutivi fossero stabili, cioè si pose la questione di come rendere efficace la cosiddetta governabilità (che poi governabilità non è perché è ben altra cosa: la stabilità dei Governi non sempre coincide - lo sappiamo - con la governabilità).

Allora si disse: per garantire la stabilità introduciamo il maggioritario e facciamo in modo tale che basti un voto in più perché nel Parlamento si determini la maggioranza. Ma tutto questo, quantomeno, veniva filtrato da un'Assemblea che essendo legislativa aveva anche il potere di far discendere dal proprio consenso la forza di Governo.

Nel momento in cui, invece, si eleva il candidato alla premiership a dominus della situazione politica, ad una specie di regolatore della politica nazionale, il principio di rappresentatività subisce un alto tradimento e viene ad essere completamente mortificato.

Sono questi i motivi più che validi per giustificare il nostro fermo dissenso all'articolo 23 che stiamo per votare. Non si può pensare di disegnare il comportamento della democrazia attraverso la ridefinizione delle regole costituzionali se poi si trascurano gli elementi fondamentali di una democrazia, cioè il diritto che ha ogni cittadino di veder rappresentate le sue idee nei momenti di Governo della società per la capacità che hanno queste idee di essere condivise da una parte di cittadini.

Si può in nome della stabilità dei Governi ridurre il rapporto di rappresentatività? Certo, lo si può fare; dovendo garantire la stabilità dei Governi limitiamo questo principio, per cui anziché avere una rappresentanza proporzionale in base alle idee che si esprimono questa rappresentanza potrà essere limitata, ma si tratterebbe solo di una limitazione, la rappresentanza non può essere come avviene in questo disegno di legge, completamente capovolta e ignorata dal costituente. (Applausi della senatrice Dato).

*MANCINO (Mar-DL-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MANCINO (Mar-DL-U). Signor Presidente, noi voteremo contro l'articolo 23 che peraltro conclude un confronto parlamentare sul punto della natura politica del sistema.

Ci siamo battuti per conservare il sistema parlamentare, ma la maggioranza ha deciso verso una forma di Governo che non è di facile definizione, non è un Governo parlamentare e non è neppure un Governo presidenziale. Ci saremmo aspettati da parte di alcuni Gruppi della maggioranza una coerenza rispetto al proprio passato che non hanno saputo difendere, che si limitano spesso a rimproverare a questo o a quel parlamentare d’opposizione posizioni sostenuti nel passato.

Abbiamo l'impressione che il sistema sia stato costruito intorno alle vicende della transizione, 1993, 2003 e 2004, anzi fermiamoci al 2003, così consacriamo un decennio in cui il sistema politico ha avuto evoluzioni ma ha subìto anche forti involuzioni; tutto è diventato precario perché tutto è rapportato ad un'esigenza di Governo che può anche essere compresa ma che tuttavia sta snaturando il sistema politico complessivo.

Questo che sta emergendo è un sistema che lega la propria fortuna alla sola stabilità del Governo, che è uno dei requisiti, ma non il solo. Può realizzarsi una maggioranza parlamentare attraverso vari sistemi elettorali. Oggi il Parlamento, che è il luogo del confronto politico, viene maltrattato ed emarginato su questioni essenziali come la formazione del consenso ed anche l'attuazione del programma.

Il Primo Ministro diventa, con questa norma, Capo assoluto, svincolato da qualunque regola e insofferente anche alla dialettica interna. Le norme che riguardano l’Esecutivo esaltano il ruolo del Primo ministro e mettono a tacere ogni forma di dialettica interna. Si è detto più volte che il Primo Ministro deve potere utilizzare un ruolo di dissuasione tale che, minacciando lo scioglimento delle Camere, può ridurre al silenzio parti della sua stessa maggioranza.

Abbiamo altre esperienze in ambito occidentale. Questo articolo è piegato ad esigenze interne e non tiene conto di ciò che è avvenuto a partire dalle elezioni politiche del 1994. In Senato, nel 1994, mancava la maggioranza per varare il Governo Berlusconi; vi furono prese di posizioni, potrei fare i nomi, ma che importanza può avere ricordare che ai fini della formazione della maggioranza si pescò nei Gruppi di opposizione, soprattutto nel Gruppo parlamentare uscito sconfitto dalle elezioni e che allora ebbi l’onore di rappresentare?

Ad esempio, lo spostamento di parlamentari che nel 1994 andò a irrobustire le file della maggioranza in fieri, a cominciare dal Ministro del tesoro? Noi vogliamo combattere tutte le posizioni oscillanti e ribaltoniste, ma ciò può avvenire in molti modi. In Germania, dove opera un sistema che in cinquant’anni ha annoverato appena sette cancellieri, sono state votate soltanto due sfiducie costruttive, una volta a favore dei socialdemocratici e altra volta a favore dei democratici cristiani. In Germania - non in terre lontane - poco dopo la sfiducia costruttiva si è andati alle elezioni perché si voleva verificare se il cambio di maggioranza godesse del consenso popolare.

La stabilità del sistema politico si può ottenere in molti modi, ad esempio con clausole di sbarramento lasciando in vita il sistema proporzionale. Vi è una sorta di incantesimo rispetto al decantato bipolarismo, ma chi ha mai stabilito che il corpo elettorale debba sempre scegliere tra due schieramenti? Possiamo averne anche un terzo, un quarto, come ha detto poc'anzi il senatore Petrini - di ciò abbiamo parlato nel corso del dibattito all'interno della Commissione affari costituzionali (Commenti dal Gruppo AN). Se in Inghilterra si avesse una lievitazione di consensi a favore dei liberali, anche quel bipartitismo potrebbe diventare tripartitismo, si potrebbe tornare agli anni Trenta. Con questi rilievi vorrei solo dire che è stato costruito un edificio intorno ad interessi contingenti; perciò abbiamo un sistema alterato.

È inutile che il senatore Nania ci ricordi che su questo punto è stata concessa qualcosa all’opposizione. Il collegamento dei candidati al candidato alla carica di Primo Ministro, o è organico o non lo è.

Noi avevamo proposto che si depositasse il programma, il simbolo e il candidato alla carica di Presidente del Consiglio. Si è tolto il nome dalla scheda, ma questo tornerà di moda in occasione della disciplina elettorale, quando, cioè, bisognerà realizzare quel collegamento peraltro richiesto in una norma costituzionale. Abbiamo, da una parte, un Premier assoluto e, dall’altra, una Camera indebolita nel suo ruolo: chi potrà mai ipotizzare una diversità di posizione dei parlamentari di maggioranza, quando si dovesse votare per la sfiducia costruttiva?

Signor Presidente, basterebbero dieci, venti, trenta voti del partito del Primo Ministro che non votano la sfiducia; il Primo Ministro ha un suo movimento politico e può giocare per impedire che si formi una maggioranza e si elegga un diverso Primo Ministro.

Con questo articolo operiamo una svolta di carattere istituzionale, che segna la fine della natura parlamentare del nostro sistema politico e l’introduzione di un ibrido, qual è il Premier assoluto, che non è né il Presidente degli Stati Uniti, né il Primo Ministro d’Inghilterra; qualcosa di ibrido, come dicevo, che costerà al sistema politico italiano.

Avevamo bisogno di un rapporto dialettico, otteniamo, invece, una Camera prigioniera del Primo Ministro, alla mercè del Primo Ministro e una Camera che può essere mandata alle elezioni tutte le volte che il Capo del Governo voglia il ricorso anticipato alle urne. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U, DS-U, Misto-SDI, Verdi-U e del senatore Betta).

COMPAGNA (UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

COMPAGNA (UDC). Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho ascoltato con molta attenzione il dibattito che si svolto stamattina, in gran parte ripreso oggi pomeriggio. Mi vorrei riferire, però, soprattutto alla dichiarazione di voto di chi mi ha preceduto.

Il presidente Mancino ritiene che questa norma, sulla quale annuncio il voto favorevole del Gruppo UDC, cancellerebbe la democrazia rappresentativa ed il sistema parlamentare, instaurando un dispotico assolutismo della figura del Primo Ministro. Non credo sia così. Soprattutto, non mi hanno convinto gli argomenti sviluppati oggi pomeriggio, secondo i quali sarebbe così a causa della norma antiribaltonistica.

Sono state richiamate vicende storiche della scorsa legislatura, ma - a mio parere di senatore che voterà a favore dell’articolo 23 - è sbagliato guardare con occhi moralistici al ribaltone. Ha fatto male nella sua dialettica il senatore Mancino a dichiarare che a lui il ribaltone non piace, non perché ciò non lo onori come figura politica, ma perché indebolisce il suo argomento.

Credo abbia fatto male - lo dico con molto rispetto e con molta amicizia - il senatore Nania ad enfatizzare fin da stamattina quel ping pong tra le annate buone del "capomagliaro" Cesare Salvi e le annate cattive del collega Villone in quest'Aula.

Non credo che Salvi sia il capo dei magliari e a me, antico senatore napoletano, non piace riconoscergli questo primato. Né credo che Villone abbia forzato i toni della sua passionalità. Credo però che il ribaltonismo debba essere previsto, nel senso che dev'essere previsto un antidoto con norma costituzionale, e non per considerazioni moralistiche, senatrice Dentamaro. Non c'entra niente, nessuno di noi ha disgusto quanto me per volgarità come "truppe mastellate", "trasformismo", eccetera; sono del professor Sartori, ma sono estranee alla mia cultura liberale. (Applausi dai Gruppi CCD e FI).

Il problema è un altro. La democrazia rappresentativa ha bisogno, per logica costituzionale e per coerenza di sistema, di una norma di questo genere; altrimenti, il Presidente del Consiglio sarebbe circondato da una serie di pretoriani fedelissimi, e come tale rischierebbe di non avere i benefici del controllo parlamentare.

Sono stati richiamati precedenti storici del tutto impropri, perché questa norma ha una sua esigenza nel sistema, una sua rispettabilità per la quale, con assoluto rispetto, per gli argomenti - che non condivido - dell'opposizione, l'UDC voterà a favore. Ci fa piacere farlo anche a proposito di temi del tutto estranei (cioè chi è stato antiribaltonista e più antiribaltonista in passato).

Si sono citati i giovani padani che manifestavano qua fuori. Io, vecchio napoletano, non voglio assolutamente polemizzare con loro, ma, col calore dei vecchi napoletani, voglio essere vicino alla signora Bossi e alla scolaresca di Favara, suo paese natale, con gli auguri di pronta guarigione. Anche con questi sentimenti, l'UDC voterà a favore dell’articolo 23. (Applausi dai Gruppi UDC, FI, AN e LP. Congratulazioni).

*BASSANINI (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BASSANINI (DS-U). Signor Presidente, noi voteremo contro questo articolo. Ci sono in questo testo due norme chiave che caratterizzano la forma di Governo che ci viene proposta. Una è questa, il potere di scioglimento della Camera dei deputati attribuito di fatto al solo Primo Ministro, in forma di scioglimento automatico in alcuni casi, e semiautomatico in altri - uso l'espressione del senatore Pastore -. L’altra è la successiva norma che, sostanzialmente, introduce l'elezione diretta del Primo Ministro, sia pure rinviandone l'esplicitazione alla legge elettorale.

Sono due disposizioni incompatibili con la forma di Governo parlamentare, anche nella variante del premierato forte alla britannica. Noi siamo assolutamente favorevoli alla forma di Governo parlamentare a premierato forte, siamo favorevoli a prevedere disposizioni che stabilizzano le maggioranze, siamo favorevoli ad introdurre disposizioni che completano e perfezionano l'evoluzione verso una democrazia bipolare, ma qui noi avviamo, anzi voi avviate il Paese verso una vera e propria pericolosa avventura. Infatti con queste disposizioni prevediamo, prevedete per l'Italia, una forma di Governo che non ha esempi nel mondo, che non ha precedenti nel mondo.

Diceva prima il presidente Mancino che è una forma né presidenziale, né parlamentare, anche se del sistema parlamentare scegliamo la variante del premierato forte. Contiene in sé elementi estremamente pericolosi, che non si riscattano per la volontà espressa dal relatore di avere un sistema che rispecchi la volontà dell'elettorato.

Cari colleghi: quale volontà dell’elettorato? Quello che si prevede con questa disposizione e con quella successiva sull’elezione diretta del Premier è un sistema nel quale la volontà dell’elettorato si esprime e si esercita alla fine solo nella scelta del capo. Nessuna democrazia moderna, nessuna democrazia rappresentativa si esaurisce nella scelta periodica, da parte degli elettori, di un capo, di una persona sola a cui si affidano poteri assoluti e incontrollati: queste sono forme di governo che, a seconda dei contesti storici, sono state definite peroniste, cesariste o plebiscitarie.

Questo è il rischio che noi corriamo: di scrivere nella nostra Costituzione, attraverso questa disposizione e quella successiva sull’elezione diretta del Primo Ministro, una forma di governo che non appartiene più alla categoria delle forme di governo democratiche, ma che entra nella categoria di quelle, appunto, peroniste, cesariste o plebiscitarie, che non sono forme di governo democratiche.

Noi ci rifiutiamo di accettare questa deriva. Nessun riferimento a modelli democratici stranieri consente di ritrovare questi due istituti contemporaneamente presenti. L’elezione diretta del Primo Ministro, cioè del capo del Governo, è propria di modelli presidenziali e noi ci siamo dichiarati disponibili a ragionare di un modello presidenziale, con i contrappesi, con la separazione dei poteri propri del modello presidenziale. Tra i quali vi è l’esclusione di un qualunque potere di scioglimento del Parlamento da parte del Capo del Governo.

Nelle forme di governo parlamentare, anche a premierato forte, non si elegge direttamente il Primo Ministro e non gli si delegano poteri assoluti, compreso quello di sciogliere il Parlamento, anche contro la volontà della maggioranza parlamentare, che è quello che voi proponete.

Noi rifiutiamo - ripeto - questa deriva, sottolineiamo la sua pericolosità. Ricordiamo che è proprio dei sistemi democratici prevedere un equilibrio dei poteri, dare a chi ha vinto le elezioni i poteri per governare, per attuare il suo programma, ma anche stabilire con chiarezza i limiti del potere della maggioranza e di chi governa ed evitare una deriva plebiscitaria verso l’onnipotenza di un uomo solo, verso un potere assoluto attribuito ad un uomo solo. (Applausi dai Gruppi DS-U e Mar-DL-U. Congratulazioni).

FORLANI (UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

FORLANI (UDC). Signor Presidente, per le considerazioni già svolte, penso che l’articolo 23 contenesse anche elementi interessanti che con la modifica che suggerivo avrei condiviso in pieno. Tale modifica però non è stata condivisa, o forse non è stata del tutto compresa; quindi, sono costretto a votare in dissenso dal mio Gruppo.

Non voto contro, ma esprimo un voto di astensione, proprio perché non condivido la parte su cui prima mi sono soffermato.

GUBERT (UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

GUBERT (UDC). Signor Presidente, in dissenso dal mio Gruppo, voterò contro l’articolo 23, ma non penso di essere in dissenso rispetto alla tradizione cui il mio Gruppo si ispira, quella di Sturzo, di De Gasperi, di Moro, al modo di pensare degli stessi membri del Gruppo cui appartengo, che ho avuto occasione di conoscere.

In dissenso dal Gruppo, ma non in dissenso dalla tradizione cui questo Gruppo dice di ispirarsi, voterò contro perché sono per una democrazia parlamentare partecipata e a questa resto fedele. (Applausi dai Gruppi DS-U e Mar-DL-U).

NANIA (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NANIA (AN). Signor Presidente, vorrei evidenziare che tutto il processo riformatore che in Italia si svolge da parecchi anni è stato costruito sulla reciproca legittimazione e sulla reciproca fiducia. (Brusìo in Aula. Richiami del Presidente).

Resto un po’ impressionato quando sento, con toni drammatici e apocalittici, il senatore Bassanini paventare non si sa quali pericoli di deriva, la possibilità che il sistema salti e mi chiedo se davvero siamo in un sistema politico che sulla reciproca fiducia e sulla reciproca legittimazione vuole portare avanti una riforma di sistema significativa o se siamo, per così dire, in un sistema politico dominato dalla schizofrenia.

Lasciamo stare la mia citazione precedente: prendo per buona l’autocritica del senatore Salvi, che ha ammesso che il centro-sinistra da lui rappresentato prima la pensava in un certo modo mentre ora la pensa in un altro; però, obiettivamente, poco prima della fine della precedente legislatura, il senatore Villone e l’onorevole Franceschini hanno presentato un disegno di legge sul cosiddetto premierato forte.

Lasciamo stare anche questo particolare. Bisogna però stare attenti, colleghi senatori del centro-sinistra, nel disegnare un’Italia in cui si prevede l’elezione diretta del sindaco e non c’è la possibilità di ribaltone, l’elezione diretta del presidente della Provincia e non c’è la possibilità di ribaltone, l’elezione diretta dei governatori regionali e non c’è la possibilità di ribaltone.

Sono tutte riforme volute da voi, costruite su un meccanismo che non consente in alcun modo il cambio in corsa del cavallo. Adesso che siete all’opposizione venite a dirci che le riforme che voi avete fatto o proposto non vanno più bene. (Applausi dal Gruppo AN).

Questa schizofrenia manifesta un complesso di inferiorità. Toglietevela dalla testa e abbiate invece il coraggio di sostenere con coerenza oggi quello che sostenevate ieri. È la logica di sistema che cammina complessivamente in tale direzione. È la conquista di un processo democratico del quale siete stati grande parte e che ora, per mere ragioni opportunistiche e propagandistiche, rinnegate.

Capisco Rifondazione Comunista che coerentemente è stata sempre contro e comprendo anche il Partito Popolare, nostalgico di un impianto proporzionale, ma l’area riformista socialdemocratica, che ha rappresentato nel processo di cambiamento del Paese un elemento importante, sta facendo precipitosi passi in dietro non rendendosi conto di non partecipare ad un processo di cambiamento significativo. (Applausi dal Gruppo AN).

TURRONI (Verdi-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TURRONI (Verdi-U). Signor Presidente, sono intervenuto più volte a nome del mio Gruppo per illustrare taluni degli emendamenti con i quali si chiedevano modifiche al testo proposto dalla maggioranza. Quindi, non farò altro che ripetermi replicando concetti in parte già espressi.

Nell’esprimere un voto fermamente contrario all’articolo 23, non posso non sottolineare ancora una volta che la riforma della Costituzione al nostro esame porti il nostro Paese verso un approdo che ci preoccupa, un approdo nel quale sono ristretti gli spazi democratici, un approdo che vede modifiche costituzionali consegnare poteri eccessivi ad un Presidente del Consiglio che è chiamato impropriamente Premier.

State definendo una democrazia di stampo plebiscitario che di fatto vuole negare diritti politici ai cittadini chiamati al voto soltanto una volta ogni cinque anni e, in seguito a quel voto una volta per tutte espresso, consegnare ad un uomo solo e ad una sua ristretta cerchia di amici il potere di decidere sul Parlamento, sulla sua vita e sulla possibilità che esso possa continuare a lavorare.

Voi proponete lo scioglimento del Parlamento contro la volontà del Parlamento medesimo. Questo per noi è qualcosa di inaccettabile. Ogni democrazia prevede che a determinati poteri se ne contrappongano altri, con un sistema bilanciato di pesi e contrappesi che rende forti le democrazie, che impedisce che esse si trasformino in una dittatura di una parte nei confronti di un’altra; in questo caso, di una dittatura del Presidente del Consiglio nei confronti del Parlamento e di gran parte della sua stessa maggioranza, consegnandogli il potere di decidere nei confronti delle Camere. Una democrazia plebiscitaria, ho già detto, una democrazia nella quale si consegna ad un Primo Ministro la possibilità di decidere, sotto la sua esclusiva responsabilità, che fine fa la rappresentanza del popolo italiano.

Ebbene, noi non possiamo fare altro che esprimere un voto contrario a questo testo e mi sorprende francamente il fatto che taluni colleghi, esponenti della maggioranza, usino argomenti che abbiamo già valutato e discusso e di cui abbiamo già proposto la modifica. Il collega Nania si è riferito alla legge per l’elezione dei Sindaci, a quella per l’elezione dei Presidenti delle Province e delle Regioni.

Abbiamo detto e abbiamo riconosciuto tutti, maggioranza e opposizione, più e più volte, che la riduzione del ruolo dei Consigli, così come voi volete fare adesso con il ruolo del Parlamento, ha ridotto la democrazia all’interno delle amministrazioni locali; che, in nome della governabilità, si è sacrificato il dibattito politico, si sono impoverite quelle Assemblee, si sono resi luoghi di semplice dibattito astratto piuttosto che consegnare ad esse, come la democrazia prevede, la vera possibilità decisionale, la vera possibilità di indirizzo politico, la vera possibilità di discussione dei temi che riguardano quelle comunità.

Voi volete fare lo stesso per il Parlamento, dopo che avete riconosciuto, dicendolo più volte e in più occasioni, che quelle riforme erano solo in parte giuste, ma che per quanto riguardava la rappresentanza dei cittadini dovevano essere sicuramente riviste.

Ebbene, non paghi, proponete la stessa cosa per il Senato e per la Camera, svuotandoli delle loro prerogative, consegnandoli nelle mani del Presidente del Consiglio, di una ristretta cerchia di suoi sodali, ritagliando - l’ho detto in uno dei miei interventi - una riforma costituzionale con le stesse forbici e con la stessa misura che usa il sarto del medesimo Presidente del Consiglio per gli abiti che gli cuce addosso.

Ebbene, noi contrastiamo nettamente questo vostro disegno nel suo complesso, non solo al riguardo dell’articolo 23 che concerne lo scioglimento delle Camere, perché è il disegno nel suo complesso che ci offende e che porta indietro il nostro Paese.

Vorrei dire un’ultima cosa al senatore Compagna, che ha usato - non me ne vorrà - un artificio, un "mezzuccio di dozzina", se posso fare una citazione letteraria anch’io, come lei fa spesso, senatore Compagna, per ottenere un facile applauso.

Se lei avesse voluto davvero rendere omaggio, inviare un saluto al ministro Bossi, sperando che si rimetta e che torni presto tra noi, non avrebbe certamente dovuto utilizzare l’argomento dei giovani padani. Come lei infatti, spero e mi auguro che il ministro Bossi torni sano fra noi a continuare le sue battaglie che ha sempre fatto a viso aperto.

Tuttavia, senatore Compagna, ritengo che ella non possa e non debba non condannare le espressioni negative ed offensive per lo stesso Senato di quei giovani, e non solo, perché tra loro vi erano anche dei cosiddetti cattivi maestri: quando si inneggia contro il Parlamento, contro la bandiera, contro la Capitale del nostro Paese, non si sta facendo qualcosa di positivo che debba essere semplicemente tacciato di ragazzata, adducendo come motivazione che sono giovani.

No, senatore Compagna: dobbiamo condannare quelle espressioni sbagliate. Le voglio ricordare che le parole sono pietre e consentire che le parole possano essere utilizzate in libertà in questo modo, senza richiamare nessuno alle proprie responsabilità, ci può portare, così come hanno fatto tante parole di cattivi maestri, a risultati che non possiamo in alcun modo accettare. Possono portarci a derive che dovremmo sempre condannare, anticipando i risultati delle medesime.

Infine, nel confermare, a nome del mio Gruppo, il voto contrario all’articolo 23, ribadisco che riteniamo sbagliata tutta la riforma costituzionale che ci state proponendo.

CICCANTI (UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

CICCANTI (UDC). Signor Presidente, in dissenso dal Gruppo cui appartengo, dichiaro il mio voto contrario all'articolo 23.

PRESIDENTE. Procediamo dunque alla votazione dell'articolo 23.

 

Verifica del numero legale

TURRONI (Verdi-U). Chiediamo la verifica del numero legale.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato è in numero legale.

 

Ripresa della discussione dei disegni di legge costituzionale nn. 2544,
252, 338, 420, 448, 617, 992, 1238, 1350, 1496, 1653, 1662, 1678, 1888, 1889,
1898, 1914, 1919, 1933, 1934, 1998, 2001, 2002, 2030, 2117, 2166, 2320, 2404,
2449, 2507 e 2523

PRESIDENTE. Metto ai voti l'articolo 23.

È approvato.

Passiamo all'esame dell'articolo 24, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati.

Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

D'ONOFRIO, relatore. Il parere è contrario su tutti gli emendamenti.

Desidero, però, far presente ai colleghi che l’articolo 24, che riguarda la controfirma degli atti presidenziali, contiene una grande novità di ordine costituzionale rispetto al regime esistente: per la concessione della grazia (che oggi richiede la controfirma del Ministro) non occorre più la controfirma né del Presidente del Consiglio né del Ministro stesso.

So che alla Camera dei deputati sono state assunte decisioni in materia sulla legge ordinaria Boato, ritenendo che questa non sia sufficiente. Voglio far presente che modifichiamo la Costituzione su questo aspetto, ritenendo che occorre una modifica costituzionale. È importante che i colleghi sappiano che questa modifica è contenuta in questo articolo.

BRANCHER, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti presentati all’articolo 24.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 24.7, identico agli emendamenti 24.900 e 24.901.

TURRONI (Verdi-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TURRONI (Verdi-U). Signor Presidente, come ho anticipato poc’anzi, il senatore Nania oggi ha fatto cenno più volte alla Casa delle Libertà. Mi sono permesso di dire che più propriamente, proprio oggi, si sarebbe dovuto parlare di Casa della galera.

PRESIDENTE. Senatore Turroni, prima non ho detto niente; la prego di ricondursi a un linguaggio consono all’Aula.

TURRONI (Verdi-U). Signor Presidente, è consono, perché vorrei spiegare che non è un insulto.

Appena adesso il relatore ha richiamato l’attenzione dell’Assemblea su un’importante modifica costituzionale - egli dice - laddove si stabilisce che la concessione della grazia ai detenuti è di competenza esclusiva, quindi non serve la controfirma del Ministro della giustizia, del Presidente della Repubblica: si dice, cioè, che questa è una prerogativa assoluta.

Mi chiedo come la maggioranza, il relatore, il senatore Nania possano condividere il punto di vista di questo testo quando proprio oggi, nell’altro ramo del Parlamento, gli stessi rappresentanti della Casa delle Libertà - la vogliamo chiamare così? - hanno presentato un emendamento di segno opposto e contrario, sostenendo in quel ramo del Parlamento, tra il clamore, il sostegno e gli applausi dei forcaioli, che erano necessarie la proposta e la controfirma del Ministro della giustizia perché potesse essere concessa la grazia a coloro che la meritavano e che quindi non potesse esservi quel potere autonomo che oggi viene proposto con l’articolo 24 al nostro esame.

Mi chiedo se non vi sia forse schizofrenia all’interno della maggioranza; mi domando quale sia il punto di vista che ci state prospettando, se sono buone le ipotesi per le quali Alleanza Nazionale e la Lega hanno chiamato a raccolta la maggioranza alla Camera oppure quello che state proponendo qui, in questo ramo del Parlamento. Questa è la questione su cui siamo chiamati a discutere oggi.

Peccato che la nostra Costituzione dica che la pena non deve essere afflittiva! E in che modo voi riconoscete l’articolo 27 della Costituzione, quando avete voluto presentare nell’altro ramo del Parlamento un emendamento - quello sì! - ad personam, per poter tenere in galera una persona che ha dimostrato, con i suoi articoli e le riflessioni alle quali ci chiama costantemente, che la fase di rieducazione, di cui all’articolo 27 della Costituzione, è compiuta e non certamente grazie alla galera?

Tale fase è compiuta grazie all’azione che egli ha condotto in tutti questi anni cercando di contrastare e di combattere, dallo scioglimento della formazione politica alla quale apparteneva, proprio perché questa non cadesse nella tentazione terroristica, alle azioni svolte in Cecenia, così come nella ex Iugoslavia in favore della pace, l’integralismo e le altre realtà devastanti che sono in piedi.

In questo modo avete rinnegato le vostre stesse proposte secondo le vostre convenienze, inneggiando alla forca dall’altra parte e mostrando in questa sede invece disponibilità a ragionare su tali questioni. Mi chiedo quale sia la vostra faccia, quale sia la credibilità del vostro Presidente del Consiglio che si era diffuso in appelli, che aveva fatto promesse e aveva detto della sua disponibilità.

Leggiamo sulle agenzie di stampa le parole del consigliere del Presidente del Consiglio, Ferrara. Egli dice che abbandonerà quella nave nella quale prevale il forcaiolismo di una parte di questa maggioranza.

Non possiamo accettare questa vostra doppiezza, non possiamo accettare che siate garantisti soltanto a senso unico quando si tratta di farabutti che magari sono vicini e contigui a taluni di voi e invece, di converso, non volete ammettere quello che tutti i cittadini italiani riconoscono a proposito di una persona che è carcerata, facendo proprio nei confronti di quella persona un emendamento che la mantiene in galera.

Voi state rinnegando (Commenti dalla maggioranza) le vostre stesse proposte, state agendo secondo modeste e inaccettabili convenienze, fate emendamenti forcaioli. Con quale faccia volete continuare a manifestarvi, rappresentanti della Casa delle Libertà, quando più propriamente dovreste definirvi rappresentanti della Casa della galera? (Applausi dal Gruppo Verdi-U).

PRESIDENTE. Senatore Turroni, è la terza volta: censuro questa sua espressione. Lei se ne è approfittato. (Commenti dal Gruppo UDC).

D'ONOFRIO, relatore. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ONOFRIO, relatore. Signor Presidente, do per scontato che anche il collega Turroni conosca la differenza tra leggi ordinarie e leggi costituzionali. Non c'è nessuna contraddizione tra ciò che i colleghi hanno fatto alla Camera e l'abrogazione di una norma costituzionale che facciamo qui al Senato.

Il giudizio di merito poi potrà essere diverso, ma noi stiamo rispettando la Costituzione e mi dispiace che il collega Turroni mostri di non capire queste cose. (Applausi del senatore Specchia).

ANGIUS (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANGIUS (DS-U). Signor Presidente, "Una destra cialtrona", "una vergogna": inizia con queste parole l'editoriale che uscirà domani su "Il Foglio", firmato da Giuliano Ferrara.

Scrive Giuliano Ferrara: "Berlusconi aveva detto e scritto in coscienza - e si tratta della vita di un uomo e di un caso civile di evidente valore - che "sono maturi i tempi per la grazia a Sofri"". "Da un anno e mezzo si è fatto prendere in giro da un manipolo di vecchi missini riciclati e dal capociurma delle tifoserie varesotte della Lega, e dopo avere ceduto a questi inflessibili garantisti, a questi combattenti strenui per la libertà e il diritto, ma solo in casa propria e a proprio vantaggio, dopo aver rinunciato a esercitare dignitosamente le sue prerogative di guida, ha pensato bene di dare lo squillo di tromba della ritirata: il Cavaliere non vuole grane prima delle elezioni" (Commenti del senatore Balboni) "e la legge Boato vada a farsi fottere, e con la legge tutto, coscienza personale e ragionevolezza politica e civile di una soluzione umanitaria alla quale si frapponeva solo l'idiosincrasia per gli "intellettuali" del burocrate che fa le funzioni di Guardasigilli e di quattro mozzorecchi forcaioli".

Credo non sia il caso di continuare, signor Presidente, onorevoli colleghi. Quello che ha detto il relatore D'Onofrio è semplicemente risibile: nella giornata di oggi, con un uso spregiudicato delle leggi e delle norme, con un uso spregiudicatissimo delle Aule parlamentari di questo Paese su una questione rilevante che riguarda la concessione della grazia o meno, le prerogative del Capo dello Stato e quelle del Ministro della giustizia, questa destra cialtrona, una vergogna per il Paese… (Vivaci commenti dai Gruppi FI, UDC e AN).

PRESIDENTE. Senatore Angius!

ANGIUS (DS-U). Sono state offese le istituzioni della Repubblica, questa è la verità, sostenendo in una Camera una tesi e nell'altra Camera l'esatto opposto! (Commenti dai banchi della maggioranza).

Voi non avete la dignità del governo del Paese, non avete il coraggio di assumere le decisioni che vi competono; prendete in giro contemporaneamente il Paese, la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica. Ma come fa, senatore D'Onofrio, a sostenere che stiamo approvando una norma assolutamente coerente con quella che avete approvato alla Camera? (Il senatore D'Onofrio mima ripetutamente uno scimpanzé che ride) Lei ride, ma il suo è il riso dello scemo.

PRESIDENTE. Senatore Angius, la richiamo all'ordine.

ANGIUS (DS-U). Che cosa ridi?

PETRINI (Mar-DL-U). Presidente, guardi cosa sta facendo il relatore!

PAGANO (DS-U). Non ci siete più nel Paese, siete affondati!

ANGIUS (DS-U). In verità avete messo un doppio catenaccio alla cella di Adriano Sofri…

PALOMBO (AN). È un assassino, deve restare in galera!

ANGIUS (DS-U). …avete offeso contemporaneamente il Presidente del Consiglio, che aveva speso una parola, e il Capo dello Stato, sostenendo la necessità di una modifica costituzionale per un atto che ritenevamo legittimo. Questa è la verità. (Il senatore D'Onofrio continua a mimare gesti di scherno).

PETRINI (Mar-DL-U). Signor Presidente, il comportamento del relatore è inammissibile.

PRESIDENTE. Senatore D'Onofrio, per cortesia.

PETRINI (Mar-DL-U). (All'indirizzo del senatore D'Onofrio) Vergognati, cialtrone!

DANZI (UDC). (Avvicinandosi minacciosamente al banco del senatore Petrini) Scemo a chi?

ANGIUS (DS-U). Ferrara prosegue: "E' stata tradita vergognosamente la parola data, e con un voto gaglioffo una legge che autorizzava il Presidente della Repubblica ad esercitare un potere che la Costituzione gli garantisce in via esclusiva è stata colpita e affondata per paura delle "pernacchie", come ha detto Er Pecora, uno degli statisti della Casa delle Libertà e della galera". Avete scritto una delle pagine più vergognose della storia della Repubblica e di questa legislatura.

PALOMBO (AN). Siete terroristi!

ANGIUS (DS-U). Noi facciamo della questione un punto di difesa della dignità della Camera dei deputati, del Senato della Repubblica e, se permettete, delle prerogative costituzionali di garanzia del Presidente della Repubblica. Quest'oggi avete consumato uno scempio; è un giorno indecente per la Repubblica e per la Costituzione repubblicana di questo Paese. (Vivi applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Verdi-U, Misto-SDI e del senatore Betta. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Credo si siano avuti esempi da entrambe le parti di come non si deve stare nell'Aula del Senato.

D'AMICO (Mar-DL-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'AMICO (Mar-DL-U). Signor Presidente, a volte i testi dicono più dei commenti. Il testo che ci appresteremo a votare recita: "Non sono proposti né controfirmati dal Primo Ministro o dai ministri i seguenti atti del Presidente della Repubblica: la richiesta di una nuova deliberazione alle Camere ai sensi dell'articolo 74, i messaggi alle Camere, la concessione della grazia".

Nello stesso momento alla Camera dei deputati gran parte della Casa delle libertà votava un testo che recita: "Il Presidente della Repubblica può concedere la grazia e commutare le pene con proprio decreto che è motivato, controfirmato al Ministro della giustizia proponente che, ai sensi dell'articolo 89, primo comma della Costituzione, ne assume la responsabilità".

Ora il relatore D'Onofrio ci dice di voler introdurre questa modifica in Costituzione, ma di ritenere che non si possa fare a Costituzione invariata. Questa non è stata la posizione della Casa delle Libertà alla Camera dei deputati, dove non è stato utilizzato lo strumento della pregiudiziale di costituzionalità ma vi è stata una deliberazione sul merito della norma.

C’è un aspetto che comporta anche il venir meno ai patti e io aggiungerei - e questa è l’unica parte che citerei del testo di Giuliano Ferrara - che viene meno ai patti anche coinvolgendo in questa vicenda una persona che era stata imputato esemplare dal punto di vista del funzionamento dello Stato di diritto in una democrazia moderna.

Al di là del tradimento della parola data, riteniamo nel merito che, ammesso che un potere di grazia debba esistere in un ordinamento repubblicano, quel potere di grazia debba essere sottratto alla competenza dell’Esecutivo e ci chiediamo il perché di due voti in contrasto l'uno con l'altro.

Due voti contraddittori dati nello stesso momento hanno tre possibili risposte, che consideriamo tutte inaccettabili. Una prima, è che quel potere non lo si vuol dare all’attuale Presidente della Repubblica; si pensa che quel potere dato al Presidente della Repubblica con la riforma costituzionale possa entrare in vigore quando il Presidente della Repubblica è possibile sia un altro.

E’ un tentativo di delegittimare e indebolire questo Presidente della Repubblica che contrasta con il sentimento degli italiani e con la fiducia che gli italiani hanno nei confronti di questo Presidente della Repubblica, il quale - ricordiamolo - ha sollecitato in un incontro con il Presidente della Camera che questo problema venisse definito.

C’è un’altra possibilità, devo dire triste: che dopo le leggi ad personam, la Casa delle libertà si appresta a fare le leggi contra personam, una legge contro Sofri! (Applausi dai Gruppi DS-U e Verdi-U). Crediamo che questo sia un modo irresponsabile di legiferare, che spacca il Paese e gli fa fare passi indietro.

C’è, infine, un’altra possibile interpretazione, che credo concorra con le altre due: lo stato confusionale grave nel quale versa la Casa delle Libertà. E in questo stato confusionale grave emergono dalla pancia della Casa delle Libertà alcune tradizioni forcaiole, vendicative che sono in quella storia politica e che si stanno manifestando e si sono manifestate oggi alla Camera. (Commenti del senatore Mulas).

Certo, questo voto in contraddizione, che non può difendere il relatore D’Onofrio, è la testimonianza che la riforma della Costituzione al nostro esame non ha l’obiettivo di completare la transizione italiana, non ha l’obiettivo di stabilire un nuovo e moderno equilibrio dei poteri tra maggioranza ed opposizione, tra Governo e Parlamento, tra organi di garanzia e titolari dell’indirizzo politico, ma il solo scopo di tenere in piedi una maggioranza che è ormai minoranza nel Paese, risponde al ricatto leghista, è priva di ogni disegno ragionato e ragionevole.

Con questi voti in netta contraddizione l’uno con l’altro viene oggi sancita l’incapacità di questo Governo e di questa maggioranza di guidare il Paese e l’Italia se ne sta accorgendo. Si accorge delle leggi ad personam, oggi comincia ad accorgersi delle leggi contra personam; si accorge di una economia allo sfascio, di una pubblica amministrazione allo sfascio, di una politica estera che espone il Paese al ridicolo. E oggi si accorge anche dell’irresponsabilità istituzionale quel Paese che è pronto a mandarli a casa e a consegnare finalmente, di nuovo, il proprio governo alla maggioranza di centro-sinistra, ad una nuova maggioranza di centro-sinistra che saprà far riprendere al Paese il cammino dello sviluppo e del benessere. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U, DS-U, Verdi-U e Misto-Com. Proteste dai Gruppi FI, LP, UDC e AN).

TOFANI (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TOFANI (AN). Signor Presidente, vorrei sottolineare con una parola quanto sta avvenendo in questo momento in Aula: allucinante.

L’intervento del collega Angius, come quello del collega D’Amico che gli ha fatto eco sulla stessa linea, ci fanno pensare che c’è una ruggine profonda che non è legata alla certezza del diritto in Italia. È una ruggine profonda legata al contrasto ideologico e soprattutto all’aspetto peggiore del contrasto ideologico.

Affermare "destra cialtrona": posso comprendere questa espressione solamente se dettata da una strana evenienza…

PASCARELLA (DS-U). Avete votato il falso in bilancio!

TOFANI (AN). …che era quella di fare delle leggi ad personam, collega, perché in Italia abbiamo meccanismi per ottenere la grazia, ma è fondamentale che venga richiesta!

È inimmaginabile che d'ufficio venga data la grazia. Per quale motivo? (Applausi dai Gruppi FI e AN).

ANGIUS (DS-U). Allora vota contro l'articolo 24!

TOFANI (AN). Sono reazioni scomposte. Mentre si fa tanto per attrarre l'attenzione su questo particolare evento, avrei gradito che altre componenti, quelle cosiddette rispettose della giustizia, del diritto e della libertà, avessero detto qualcosa per un latitante, il signor Lollo ("signore" si fa per dire), responsabile dell'assassinio dei fratelli Mattei, che sta in Sud America e non interessa niente a nessuno fare in modo che la giustizia prevalga!

ANGIUS (DS-U). Dillo al tuo Ministro dell'interno!

PRESIDENTE. Senatore Angius, si dia una calmata.

TOFANI (AN). Lo chiedo a voi, lo chiedo a voi! Sono due pesi e due misure che ribadiscono un’acredine; speravo che questa stagione astiosa, irrazionale e tra l'altro promotrice di forme di contrasto assurde fosse stata definitivamente estromessa dal dibattito politico. Noi l'abbiamo estromessa dal dibattito politico: vogliamo costruire e non vogliamo assolutamente fare in modo che si speculi su situazioni che non portano a nessuna soluzione.

Caro D'Onofrio, le chiedo scusa a nome del senatore Angius per quello che le è stato detto, perché anche quel passaggio ha rappresentato un momento in cui sono saltati i nervi a chi voleva portare avanti un disegno che non c'entra nulla con la riforma costituzionale, ma è solo ideologico e fazioso. Le chiedo scusa, senatore D'Onofrio. (Applausi dai Gruppi AN, FI, LP e UDC).

SCHIFANI (FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SCHIFANI (FI). Signor Presidente, a me spiace moltissimo che il dibattito di quest'Aula, che con la marginale eccezione di oggi dell'intervento del collega Villone, che stimiamo da vecchia data per la sua competenza in tema di diritto costituzionale, nel quale si è lasciato andare a delle espressioni forse un po' oltre le righe, sia stato oggi turbato in maniera forte, politicamente violenta, dal collega Angius. Quest'ultimo ha introdotto in quest'Aula innanzitutto un tema che attiene le vicende politiche e legislative di un altro ramo del Parlamento…

ANGIUS (DS-U). No, di questo!

SCHIFANI (FI). …e quindi il voto della Camera sulla vicenda di oggi. Collega Angius, è inutile, non prendiamoci in giro (Proteste dei senatori Angius, Passigli e Petrini. Richiami del Presidente). Lei è molto bravo, sono molto bravi i suoi colleghi; noi cerchiamo di andare avanti per far lavorare quest'Aula.

Signor Presidente, mentre ascoltavo quelle parole, chiedevo a me stesso, senza con ciò voler entrare nel merito della vicenda, del voto della Camera, dell'opportunità o meno, della percorribilità politica della grazia e del disegno di legge che concede al Capo dello Stato esclusivamente il diritto di proposta in alternativa alla proposta del Ministro della giustizia: ma Flick, Diliberto e Fassino, ministri della giustizia nei Governi dell'Ulivo, che ci stavano a fare nella precedente legislatura? (Applausi dai Gruppi AN e FI). Chiedo a voi di farci sapere - e attendiamo risposta - per quale motivo i Ministri della giustizia della precedente legislatura, a maggioranza Ulivo, non si sono posti candidamente questo problema.

PASSIGLI (DS-U). C'era il processo, non si era espressa la famiglia e, soprattutto, non si era espresso il presidente Berlusconi.

SCHIFANI (FI). E allora, quando l'opposizione sarà stata in grado di spiegare a noi e al Paese le motivazioni credibili per le quali la tematica non è stata portata avanti da quei Governi, forse riusciremo a stare più tranquilli con noi stessi, perché è una domanda, signor Presidente, che ci poniamo e che ci lascia veramente in uno stato di agitazione interna, un'agitazione politica.

Tuttavia, siamo capaci di superare questi stati di agitazione quando sono il frutto soltanto di una provocazione politica che fa parte della logica, della dialettica della politica stessa, ma che, quando si discute di argomenti altrettanto importanti, perché il tema della grazia merita il massimo rispetto, come la riforma della Costituzione, meriterebbero di essere accantonati per consentire all'Aula di svolgere il proprio lavoro. (Applausi dai Gruppi FI, UDC, LP e AN).

MARINI (Misto-SDI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARINI (Misto-SDI). Signor Presidente, vorrei svolgere una considerazione che riguarda quello che dev’essere un nostro modo di essere nel fare politica, anche perché mi è capitato, nella mia modestissima attività, di interrogarmi più volte sulla credibilità: sulla credibilità che io devo dimostrare con i cittadini, con il corpo elettorale, con l’area che rappresentiamo.

Che cos’è la credibilità in un sistema di relazioni politiche? Io credo che la credibilità nasca soprattutto dalla coerenza, cioè dal saper difendere i princìpi nei quali si crede. Ognuno di noi ha dei princìpi, utilizza una chiave di interpretazione della realtà che ci circonda e, una volta aderito ad un’ideologia, ad un programma, cerca di applicarla nei confronti delle situazioni che si presentano; è importante adottare sempre questo metro di comportamento, che dev’essere una specie di vademecum della nostra attività politica.

Signor Presidente, quando ho saputo del malore che aveva colpito l’onorevole Bossi, lei forse non ci crederà ma mi sono dispiaciuto e ho rivolto un augurio sincero al partito e al Gruppo che lo ha eletto come suo rappresentante.

Io sono distante mille miglia dalle tesi dell’onorevole Bossi, però egli ha rappresentato un elemento di novità nel panorama politico e la novità è consistita nella sua coerenza: ha creduto in certe idee. Per me non sono idee giuste, però lui ci ha creduto e queste idee non le ha mai abbandonate, le ha perseguite con forza, non si è mai contraddetto rispetto alla sua linea: tutto si può dire all’onorevole Bossi, fuorché rimproverarlo di non essere stato coerente, di non avere espresso sempre con chiarezza gli obiettivi che si dava; e quest’atteggiamento di coerenza fa onore alla sua parte politica, ma fa onore anche a tutto il sistema politico italiano. Da questo nasce la credibilità, questa è la credibilità nella politica.

Signor Presidente, sono certo che non è stato il motivo principale, però uno dei motivi della sconfitta del Partito popolare in Spagna non è stato forse la circostanza che gli spagnoli hanno accusato il proprio Premier di non aver detto la verità? La verità fa parte della credibilità, dell’avere un rapporto di coerenza; ma la coerenza significa che cosa, in questo caso, se non esprimere il proprio pensiero, esprimerlo con chiarezza e non negare mai l’evidenza della realtà? Il popolo spagnolo ha tenuto a tutto questo.

Probabilmente noi italiani siamo più disattenti; io, infatti, presentai un’interrogazione, alla quale ancora non ho ricevuto risposta, rivolta al Presidente del Consiglio, a proposito delle giustificazioni che lui aveva addotto in quest’Aula allorquando ci disse che era necessario schierarsi dalla parte degli Stati Uniti perché in Iraq vi erano delle armi di distruzione di massa, armi che citò minuziosamente.

Dunque, io presentai tale interrogazione per sapere da chi aveva ricevuto quelle notizie, perché due erano i casi: o aveva degli informatori sbagliati, e in questo caso doveva perseguire chi aveva indotto in errore il Capo del Governo; oppure aveva detto al Parlamento una cosa inesatta, e questo non è concepibile, perché riguarda la credibilità del Capo del Governo. Io voglio che il Capo del Governo del mio Paese, per quanto non abbia ricevuto il mio voto di fiducia, sia comunque credibile nella nostra società.

Signor Presidente, ho voluto fare quest’esempio per dire quale sia la gravità della situazione. Oggi noi ci troviamo a fare i conti con due atteggiamenti diversi rispetto allo stesso problema: uno è l’atteggiamento tenuto alla Camera sul disegno di legge Boato, l’altro è quello su questo disegno di legge di riforma della Costituzione, e ciò purtroppo intacca la credibilità che devono avere le forze politiche e ciascun parlamentare.

Per questo, colleghi, io con pacatezza vi dico: non sottovalutiamo quest’episodio, perché è da episodi come questo che nasce la sfiducia nella politica, l’allontanamento da essa della gente; e questo problema non riguarda la destra o la sinistra (non dico che la destra sia meno credibile della sinistra), questo problema riguarda tutti noi.

Ognuno di noi è tenuto a questo vincolo di lealtà verso i cittadini, ad essere sempre se stesso, a non utilizzare strumentalmente le posizioni politiche e quindi a non cambiare opinione per avere dei tornaconti politici. Questo modo di procedere fa venir meno il rapporto di fiducia che deve sempre esistere in un sistema democratico. (Applausi dal Gruppo Misto-SDI e dei senatori Dato e Vicini).

PETRINI (Mar-DL-U). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PETRINI (Mar-DL-U). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Petrini, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Dal momento che si sta per procedere ad una serie di votazioni ravvicinate, chiedo a tutti i colleghi di rimanere ai propri posti e di votare soltanto per se stessi.

Comunico che da parte del prescritto numero di senatori è stata chiesta la votazi nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 24.7, presentato dal senatore Villone e da altri senatori, identico agli emendamenti 24.900, presentato dal senatore Sodano Tommaso e Malabarba, e 24.901, presentato dal senatore Battisti e da altri senatori.

Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

I senatori favorevoli voteranno sì; i senatori contrari voteranno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione dei disegni di legge costituzionale nn. 2544,
252, 338, 420, 448, 617, 992, 1238, 1350, 1496, 1653, 1662, 1678, 1888, 1889,
1898, 1914, 1919, 1933, 1934, 1998, 2001, 2002, 2030, 2117, 2166, 2320, 2404,
2449, 2507 e 2523

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 24.902.

TURRONI (Verdi-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TURRONI (Verdi-U). Signor Presidente, esprimo brevemente la posizione del mio Gruppo sull’emendamento in esame sul quale, anche se esprimeremo un voto favorevole, intendo fare la seguente osservazione. Forse, Presidente - ed è comprensibile - non sono, come ben sapete, un costituzionalista e dunque forse non comprendo la differenza tra una legge ordinaria ed una legge costituzionale, ma so cosa sia il rispetto del Parlamento.

Non mi sono mai grattato la pancia, né ho mai fatto lo scimpanzé, come ha fatto poco fa il relatore cercando di irridere l’intervento del senatore Angius. A questo proposito mi auguro che le televisioni che si trovano sopra le nostre teste abbiano ripreso il comportamento del senatore D’Onofrio in modo da poterlo mostrare agli italiani, per dimostrare in che modo egli rispetta il Parlamento e in che modo intende svolgere il suo ruolo di Padre della Patria di questa riforma costituzionale.

In secondo luogo, voglio far riferimento alla menzogna di cui ha parlato anche il collega Marini. Credo che Aznar vi abbia insegnato cosa accade a chi mente ai cittadini, come ha fatto il vostro Premier lasciando affossare, con l’emendamento approvato oggi, la legge Boato che lui aveva raccomandato a tutti noi.

Chiedo dunque di votare a favore di questo emendamento e di eliminare la vergogna che state proponendo. (Applausi dal Gruppo Verdi-U e del senatore Rotondo).

PETRINI (Mar-DL-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PETRINI (Mar-DL-U). Signor Presidente, avrei voluto intervenire nel merito dell’articolo. Avrei chiesto di capire come mai, se la controfirma dei Ministri o del Presidente del Consiglio hanno il significato di togliere responsabilità al Presidente della Repubblica, si intende introdurre, con riferimento alla modifica costituzionale in esame, un numero rilevante di atti nei quali la controfirma non è più necessaria e diventa dunque irrilevante la responsabilità del Presidente della Repubblica (che peraltro nella parte iniziale dell’articolo si afferma non esistere).

Non riesco proprio a comprenderlo, ma forse dipende dal fatto che non sono un costituzionalista. Probabilmente certi aspetti non riesco a comprenderli per limiti personali. Altri aspetti invece, che hanno un significato politico, riesco perfettamente a comprenderli.

Ora questa maggioranza ritiene di poter fare una modifica dell’intera Parte II della Costituzione indipendentemente dal parere e dal consenso più o meno ampio dell’opposizione; ritiene di poterla fare in tempi assolutamente iugulatori, assegnando all’opposizione, al mio Gruppo in particolare, quattro minuti e cinquantasette secondi per ognuno degli articoli che andranno ad essere modificati.

Ma fa di più ancora, si permette di dileggiare il Parlamento con atteggiamenti che io non voglio definire ed aggettivare perché difficilmente potrei rifuggire dall’offesa se lo facessi. Ma atteggiamenti come quelli che oggi abbiamo visto in quest’Aula non sono mai stati visti assumere da Costantino Mortati o dai Padri della nostra Costituzione repubblicana e antifascista, forse perché costoro avevano coscienza del proprio ruolo, forse perché avevano la dignità del ruolo che interpretavano.

Io ho precedentemente detto che, togliendo il rapporto di fiducia tra Parlamento e Governo, noi stavamo uccidendo il Parlamento. Ho sbagliato, signor Presidente, noi andremo a seppellire il Parlamento, un Parlamento che abbiamo già ucciso. (Applausi dal Gruppo Mar-DL-U).

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 24.902, presentato dai senatori Bassanini e Mancino.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 24.903, presentato dalla senatrice De Zulueta.

Non è approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 24.5.

 

Verifica del numero legale

TURRONI (Verdi-U). Chiediamo la verifica del numero legale.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato è in numero legale.

Ripresa della discussione dei disegni di legge costituzionale nn. 2544,
252, 338, 420, 448, 617, 992, 1238, 1350, 1496, 1653, 1662, 1678, 1888, 1889,
1898, 1914, 1919, 1933, 1934, 1998, 2001, 2002, 2030, 2117, 2166, 2320, 2404,
2449, 2507 e 2523

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 24.5, presentato dal senatore Passigli.

Non è approvato.

L’emendamento 24.4 è assorbito dall’approvazione dell’emendamento 3.2000.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 24.3.

TURRONI (Verdi-U). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Turroni, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Comunico che da parte del prescritto numero di senatori è stata chiesta la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 24.3, presentato dal senatore Passigli.

Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

I senatori favorevoli voteranno sì; i senatori contrari voteranno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione dei disegni di legge costituzionale nn. 2544,
252, 338, 420, 448, 617, 992, 1238, 1350, 1496, 1653, 1662, 1678, 1888, 1889,
1898, 1914, 1919, 1933, 1934, 1998, 2001, 2002, 2030, 2117, 2166, 2320, 2404,
2449, 2507 e 2523

PRESIDENTE. Stante l’assenza del presentatore, dichiaro decaduto l'emendamento 24.904.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 24.905.

TURRONI (Verdi-U). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Turroni, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Comunico che da parte del prescritto numero di senatori è stata chiesta la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 24.905, presentato dal senatore Passigli.

Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

I senatori favorevoli voteranno sì; i senatori contrari voteranno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione dei disegni di legge costituzionale nn. 2544,
252, 338, 420, 448, 617, 992, 1238, 1350, 1496, 1653, 1662, 1678, 1888, 1889,
1898, 1914, 1919, 1933, 1934, 1998, 2001, 2002, 2030, 2117, 2166, 2320, 2404,
2449, 2507 e 2523

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 24.20.

TURRONI (Verdi-U). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Turroni, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Comunico che da parte del prescritto numero di senatori è stata chiesta la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 24.20, presentato dal senatore Battisti e da altri senatori.

Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

I senatori favorevoli voteranno sì; i senatori contrari voteranno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione dei disegni di legge costituzionale nn. 2544,
252, 338, 420, 448, 617, 992, 1238, 1350, 1496, 1653, 1662, 1678, 1888, 1889,
1898, 1914, 1919, 1933, 1934, 1998, 2001, 2002, 2030, 2117, 2166, 2320, 2404,
2449, 2507 e 2523

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'articolo 24.

TURRONI (Verdi-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TURRONI (Verdi-U). Signor Presidente, lei consentirà che facciamo una dichiarazione di voto sull’articolo 24. Noi non condividiamo questo testo perché vengono ridotte ad assai poco le prerogative del Presidente della Repubblica.

VOCE DAL GRUPPO LP. Voce!

TURRONI (Verdi-U). La voce me l’avete fatta perdere prima, con l’indignazione che ho espresso per il comportamento che si è avuto in un ramo e nell’altro del Parlamento. Quindi, mi scuso con voi se adesso le mie corde vocali non sono così vibranti.

PERUZZOTTI (LP). Devi tenerle da conto!

TURRONI (Verdi-U). Sì, devo tenerle da conto, ciascuno di noi deve tenere da conto la propria salute, collega Peruzzotti, anche per la campagna elettorale, per battervi, per mandarvi a casa, perché state riducendo l’Italia come state riducendo questa Costituzione! Per questo ci stiamo battendo e per questo, insieme ai miei colleghi, intervengo in quest’Aula.

Stavo dicendo che noi non condividiamo questo articolo così come non condividiamo l’impianto totale della vostra riforma costituzionale. Esso, come tutti gli altri, cerca di ridurre il nostro sistema politico-istituzionale a qualcosa che non ci piace; qualcosa in cui il Presidente della Repubblica, da supremo garante della Costituzione, dell’unità del Paese, del rispetto dei diritti di tutti i cittadini, vedrà limitate le sue prerogative e i suoi poteri, il suo compito di altissimo garante delle libertà e dei diritti di tutti a poco più di un notaio.

Serve a poco che sia stabilito che, così come si prevede al terzo comma del nuovo articolo 88, vi siano taluni atti del Presidente della Repubblica che non sono sottoposti a controfirma da parte del cosiddetto Primo Ministro o degli altri Ministri.

Già abbiamo detto, esprimendo la nostra indignazione, dell’atteggiamento di doppiezza che avete avuto voi della maggioranza sulla concessione della grazia. Non mi risulta che i messaggi alle Camere siano mai stati controfirmati, né che fosse necessaria la controfirma sulla nomina dei senatori a vita.

Ritengo, quindi, che la norma che state per approvare si preoccupi principalmente di limitare ancora una volta le prerogative, lo spazio e il ruolo del Presidente della Repubblica, stabilendo che i suoi atti non sono validi se non controfirmati dai Ministri proponenti che se ne assumono, e non lo fa il Presidente della Repubblica, la responsabilità.

Ebbene, questo non ci piace; lo riteniamo sbagliato. Per questo voteremo contro l’emendamento in esame, sottolineando ancora una volta la vostra doppiezza, la vostra incapacità di mantenere quello che promettete; vediamo tutti i giorni la vostra incapacità di rispettare gli impegni presi nei confronti dei cittadini; di fare in una Camera quello che state facendo nell’altra.

Vorrei, concludendo il mio intervento, dire, al collega di Alleanza Nazionale intervenuto all’inizio, che l’espressione usata, che riguardava la destra, era una citazione letterale - non l’ho fatta io, per cui mi sento di poterlo fare liberamente - delle parole dell’editoriale di Giuliano Ferrara ne "Il Foglio" che sarà pubblicato domani, che immagino come me abbia letto anche il senatore Angius, che lo ha citato nel suo intervento. È stato il senatore Ferrara a definire la destra in questo modo. Non possiamo fare altro, esprimendoci in Aula, di condividere le opinioni del "Il Foglio" e del suo direttore.

Voteremo - lo ribadisco - contro questo emendamento.

PRESIDENTE. Senatore Turroni, ha commesso tre errori in questo intervento: siamo in fase di votazione di un articolo e non di un emendamento; Ferrara non è un senatore; infine, la prima volta è stato riportato il testo di un articolo, la seconda, invece, si è utilizzata una certa espressione, cosa che sembra diversa da una lettura.

BASSANINI (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BASSANINI (DS-U). Il nostro Gruppo voterà a favore dell’articolo 24.

Ciò non diminuisce di una virgola il nostro fermissimo, preoccupato, totale dissenso rispetto all’impianto della riforma che la maggioranza sta sostenendo e portando avanti ma siamo coerenti con le posizioni sempre espresse in questo e nell’altro ramo del Parlamento; per coerenza, quindi, votiamo a favore. Casomai è un problema di coerenza della maggioranza votare a favore, come ha sottolineato il presidente Angius; ma questo è un problema vostro.

FLORINO (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FLORINO (AN). Signor Presidente, di certo non sarà l’articolo di un valente giornalista, né la virulenza dei vostri attacchi a far cambiare un’idea che già era insita in me nel momento che ho letto attentamente l’articolo 24.

Resta ferma la mia decisione, in difformità dal mio Gruppo, di astenermi, perché coerente con il pensiero che ho manifestato in diverse occasioni. Non è possibile discutere in un’Aula parlamentare di un mandante di un assassinio come se fosse un innocente, come se non fosse stato giudicato sei volte dalla magistratura italiana.

Sembra quasi che il signor Adriano Sofri sia una vittima innocente, così come appare dalle vostre dichiarazioni. In questo contesto deve essere chiaro che mantengo fede ad un principio che non è forcaiolo né giustizialista, e afferma i princìpi dei diritti dello Stato sanciti da sentenze di questo Stato.

Per evitare allora che con un testo di legge costituzionale il futuro Capo dello Stato possa graziare addirittura gli assassini di Biagi e D’Antona, mi astengo dal voto sull’articolo 24. (Applausi dei senatori Meduri e Semenzato).

PRESIDENTE. Metto ai voti l’articolo 24.

È approvato.

ANGIUS (DS-U). Chiediamo la controprova.

PRESIDENTE. Colleghi, la controprova la si può chiedere quando c’è almeno l’alzata delle mani dei presenti, se non l’alza quasi nessuno mi sembra curioso chiederla.

Metto ai voti l'emendamento 24.0.900, presentato dai senatori Bassanini e Mancino.

Non è approvato.

L’emendamento 24.0.901 (testo 3) è precluso dalla reiezione dell’emendamento 19.902.

Metto ai voti l'emendamento 24.0.1, presentato dal senatore Passigli.

Non è approvato.

Potremmo ora passare all'esame dell'articolo 25, considerato che gli emendamenti presentati a tale articolo, ad eccezione di quelli soppressivi, risultano preclusi.

BASSANINI (DS-U). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BASSANINI (DS-U). Signor Presidente, in base al calendario comunicatoci, alle ore 20 dovevamo passare all’esame del disegno di legge n. 2791. Ebbene, sono le ore 20, 04. In altre condizioni avremmo potuto essere flessibili nell’orario, ma su questo provvedimento dobbiamo richiamare il rispetto di quanto stabilito nel calendario.

PRESIDENTE. Benissimo, lo stesso rigore ci sarà anche da parte della Presidenza.

LONGHI (DS-U). È una minaccia?

PRESIDENTE. No, non è una minaccia, è un’applicazione della sollecitazione venuta dal senatore Bassanini.

Pertanto, come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, rinvio il seguito della discussione dei disegni di legge costituzionale in titolo ad altra seduta.