*PASSIGLI (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PASSIGLI (DS-U). Signor Presidente, l’emendamento 23.100 tende a dare effettivo significato alla nozione di sfiducia costruttiva che si vuole introdurre in questo articolo. Ho già detto precedentemente nel corso del dibattito che quanto è introdotto in questo articolo, è una finta sfiducia costruttiva, finta nel senso che non consegue gli obiettivi che una reale sfiducia costruttiva, così come abbiamo conosciuto l'istituto in altri ordinamenti, ottiene.
Nei modelli di Governo parlamentare a premierato forte il Premier può essere sostituito, in Germania dalla maggioranza più uno dei parlamentari, quale che ne sia lo schieramento, e nel modello Westminster, cui si fa spesso riferimento, dalla metà più uno del gruppo parlamentare di maggioranza, quindi teoricamente da poco più del 25 per cento dei parlamentari.
Con questo emendamento noi proponiamo che almeno due terzi dei parlamentari di maggioranza debbano concorrere ad identificare il nuovo Presidente del Consiglio. Si tratta, quindi, di una misura quantitativa che supera i modelli cui la maggioranza ha dichiarato di ispirarsi durante il dibattito sulle riforme: il modello Westminster, e il modello tedesco, entrambi modelli di premierato; nella proposta della maggioranza usciamo dal modello di premierato.
Perché è essenziale lasciare un minimo di flessibilità al modello di premierato, ancorché forte? Perché il modello che la maggioranza cerca di introdurre ha paradossalmente due difetti speculari e opposti: da un lato, ha il difetto di consegnare i destini della maggioranza totalmente nelle mani del Premier, sempre che il Premier possieda un sia pur minimo pacchetto di voti parlamentari; dall’altro, paradossalmente e specularmente affida i destini della maggioranza e della legislatura - questo è il grave - a qualsiasi piccolo gruppo di minoranza nella maggioranza. Pensiamo, ad esempio, ad una maggioranza che abbia trenta voti di margine nella Camera politica; ebbene, in tal caso, basterebbero 16 deputati, cioè il 5 per cento di quella maggioranza, e il 3 per cento della Camera politica, per determinare la fine della legislatura.
Quindi, un doppio errore: da un lato, il controllo assoluto - se i rapporti politici lo consentono - del Premier sulla sua maggioranza; ma dall’altro, specularmente e paradossalmente, un immenso potere di ricatto consegnato in Costituzione ad un qualsiasi piccolo gruppo di parlamentari: il peggiore dei mondi possibili!