PETRINI (Mar-DL-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PETRINI (Mar-DL-U). Signor Presidente, questo emendamento tenta di attenuare in qualche modo l'effetto di quel dispositivo che già stamane ho commentato, evidenziando tra l'altro come esso non possa essere ritenuto utile a rafforzare la stabilità dei Governi.
Infatti, era questo un effetto che noi già ci eravamo ripromessi di perseguire introducendo il sistema maggioritario; e che quest’ultimo, creando coalizioni elettorali che si ripercuotono sul successivo Governo, abbia sortito tale effetto, è fatto evidente dal momento che l’attuale Governo Berlusconi si sta avviando a battere tutti i record di durata nella storia dei Governi repubblicani.
Presidenza del vice presidente CALDEROLI
(Segue PETRINI). Il sistema elettorale maggioritario, quindi, ha stabilizzato i Governi: è un dato di fatto. Ed è abbastanza evidente che è estremamente difficile che questo Parlamento possa esprimere un Governo diverso, nell’ambito di una diversa alleanza tra le forze politiche, da quello uscito dalle elezioni.
Allora, il dispositivo al nostro esame va ben oltre questa esigenza già assolta dal sistema elettorale maggioritario; questo dispositivo cambia la fonte di legittimazione del Governo: non è più il Parlamento a legittimare il Governo, ma è l’atto elettorale che direttamente esprime e legittima quel Governo.
È un fatto di estrema rilevanza, perché questo ci porta sicuramente, secondo ogni dottrina, al di fuori del sistema parlamentare per avviare un sistema di elezione diretta del Governo. Ma badate bene che in questo modo viene a cambiare anche tutto il significato che ha il Parlamento e i criteri di rappresentatività che esso incarna, perché, se è il Parlamento a legittimare il Governo e se il parlamentare è eletto come rappresentante della Nazione senza vincolo di mandato, allora c’è un ben definito rapporto fra Governo e Parlamento, che fa di quest’ultimo l’organo sovrano e un organo di controllo e di indirizzo sull’azione del Governo.
Se, invece, questo rapporto viene invertito, cambia completamente il criterio della rappresentatività: non è più il Parlamento a rappresentare la volontà nazionale, quest’ultima è incarnata dal Governo e il Parlamento invece rappresenta il Governo sul territorio. Il sistema diventa, cioè, a rappresentanza discendente: il Governo è legittimato dall’atto elettorale e il Parlamento è soltanto la rappresentazione del Governo sul territorio.
Questo è importante perché significa che noi non conosceremo più quel sistema di rappresentanza che fino ad oggi ha incarnato la nostra democrazia, in quanto i parlamentari non avranno più quell’autonomia che pure, in modo ipocrita e contraddittorio, l’articolo 67 della Costituzione, quello che vieta il mandato imperativo, ancora riconoscerebbe loro.
È per questo che noi siamo particolarmente critici nei confronti di questo dispositivo e di questo articolo. Badate che questo rapporto diretto in pratica inquina e rende impossibile un sistema rappresentativo quale quello che fino ad oggi abbiamo conosciuto.
L’esempio evidente lo abbiamo avuto quando, con un decreto, il Governo ha ritenuto di poter identificare un sito unico per le scorie nucleari. Ebbene, si poteva pensare che quella fosse finalmente la realizzazione della cosiddetta democrazia decidente; finalmente c’era qualcuno in grado di tirare le fila e di stabilire come potesse risolversi un problema: è quello che noi abbiamo a lungo desiderato e tratteggiato. Ma che cosa è successo? Quella decisione, che non era maturata attraverso un dibattito che fosse rappresentativo delle esigenze della popolazione, ha finito per essere messa direttamente in discussione: il contraltare, l’elemento di controllo dell’azione di Governo, è diventata la piazza.
E questo - ahimè! - diventerà la norma nel momento in cui noi abbiamo spogliato il Parlamento della sua capacità rappresentativa. È facile criticare la democrazia quando essa entra in stallo di fronte a un problema, quando non riesce a trovare nel dialogo e nella mediazione una soluzione.
Tuttavia, dobbiamo sempre ritenere che quello stallo rappresenta esattamente la contrapposizione di interessi radicalmente diversi, ed è per questo che si determina; superare lo stallo significa necessariamente violentare alcuni interessi ed alcune volontà.
L’idea che la volontà popolare sia univoca, che qualcuno sia legittimato a rappresentarla è sbagliata in sé e per sé, perché la volontà popolare è qualcosa di estremamente variegato, di estremamente mutevole e composito che soltanto un Parlamento, nel dibattito a volte faticoso, a volte violento, a volte diciamo pure infruttuoso, può rappresentare. Quel dibattito è la rappresentazione di una varietà di interessi, di una varietà di posizioni che nessuno può pensare di poter rappresentare nella sua univoca volontà.
È per questo che noi vediamo, in questo articolo, un grave pericolo, perché cancella la democrazia rappresentativa così come l’abbiamo sempre vissuta. E se quella democrazia rappresentativa, l’ho detto e lo ripeto, ha nella sua storia cinquantennale spesso evidenziato dei difetti, non dobbiamo mai dimenticare che il bilancio complessivo è assolutamente positivo.
Infatti, quella democrazia rappresentativa ci ha permesso di condurre questo Paese in uno sviluppo sociale, economico e culturale che nessuno può negare, pur in presenza di una grave e violenta, a volte, contrapposizione ideologica che ha trovato la sua composizione proprio nell’organo parlamentare, che certo qualche volta ha dimostrato inefficacia e qualche volta è entrato in stallo, che qualche volta è stato incapace di risolvere i problemi, ma sempre perché rappresentava una variegazione di interessi che rendevano difficile, se non a volte impossibile, la soluzione di quei problemi.
Uscire da quello schema rappresentativo per entrare in un altro, diverso e sconosciuto alle democrazie occidentali, schema per cui la volontà popolare viene rappresentata dall’eletto, mi verrebbe da dire dall’unto del Signore, è un grave errore che noi stiamo compiendo.
Qui non si tratta più di rafforzare la stabilità di Governo, qui si tratta di sovvertire il sistema democratico così come l’abbiamo sempre conosciuto, così come storicamente e culturalmente si è affermato in Europa nell’ultimo secolo. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U e DS-U).