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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 566 del 17/03/2004


PETRINI (Mar-DL-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PETRINI (Mar-DL-U). Signor Presidente, come giustamente sottolineava il senatore Bassanini, questa norma antiribaltone è un unicum di questo progetto costituzionale che non trova riscontro in nessun'altra architettura conosciuta nel mondo occidentale. È un assurdo logico, è un assurdo giuridico, ma la cosa peggiore è che ha degli effetti che sono assolutamente nefasti, e probabilmente non sufficientemente meditati.

Non soltanto noi cambiamo la natura del Parlamento, non soltanto introduciamo nel Parlamento un mandato imperativo (e questo è evidente nel fatto che vi saranno deputati che avranno la possibilità di rapportarsi con la fiducia al Governo e deputati che invece, non appartenendo alla maggioranza elettorale, non avranno questa facoltà), ma ci sono conseguenze ancora più temibili.

In primo luogo, abbiamo visto come il sistema maggioritario abbia reso stabili i Governi, e l'esempio evidente è quello che stiamo vivendo con il Governo Berlusconi, che si avvia a diventare il Governo più duraturo della storia della Repubblica, anche se difficilmente può essere giudicato il migliore. Questa lunghezza del suo mandato dipende dal sistema che lo sostiene, dal sistema politico di coalizione elettorale a cui è legato. Questi Governi di coalizione espressi con il sistema maggioritario e in sé per sé stabili vanno in crisi soltanto in situazioni emergenziali, che possono essere emergenze economiche, possono essere emergenze sociali, possono essere - e, ahimè non è più un'ipotesi così irrealistica - emergenze belliche.

Ebbene, nell'emergenza noi impediamo al Parlamento di esercitare un'azione di mediazione e di tamponamento e precipitiamo il Paese in una campagna elettorale, ove sussisterà soltanto un Governo che avrà la possibilità della gestione ordinaria e null'altro. Vi rendete conto del rischio che è legato a questa evenienza? Io vi prego di riflettere, perché ciò significa oggettivamente gettare nel caos e nello scompiglio l'intero Paese e delegittimare completamente le istituzioni democratiche, cioè impedire alle istituzioni democratiche di svolgere il proprio ruolo di rappresentanza.

Un'altra grave conseguenza è determinata dal fatto che se così sarà la nostra Costituzione necessariamente alla stessa dovremo adeguare il sistema elettorale.

Se il Governo ha un rapporto diretto con il risultato elettorale, noi dovremo far sì che le elezioni siano sicuramente in grado di esprimere una maggioranza parlamentare. Il che non è assolutamente automatico, oggi, perché lo è fin tanto che c’è un bipolarismo, cioè si presentano due coalizioni delle quali l’una, prevalendo sull’altra, conquista la maggioranza; ma potremmo tranquillamente (si è verificato un tentativo nel 2001, nel 1996, nel 1994) andare verso un tripolarismo. Poteva esserci per esempio nel 1996, allorché la Lega si presentò da sola, ottenne un brillante risultato elettorale ma non riuscì a divenire l’ago della bilancia, com’era nei piani del suo segretario, Bossi.

Allora, se si verificasse l’ipotesi del tripolarismo e non arrivassimo ad avere una maggioranza elettorale in Parlamento, dovremmo ritornare all’interno di un sistema parlamentare con una fiducia espressa a un Premier che nasce in Parlamento e che verosimilmente non potrà essere né il Premier della coalizione A, né quello della coalizione C, né quello della coalizione B, bensì sarà un elemento di mediazione fra due delle tre componenti politiche uscite dalle elezioni. Ma ciò non sarebbe più possibile con questo nuovo sistema costituzionale.

Pertanto, la soluzione necessariamente sarà l’istituzione di un sistema elettorale ipermaggioritario, il quale non soltanto premierà la coalizione a livello di collegio uninominale, come oggi, ma la premierà ulteriormente con un premio di maggioranza sufficiente e necessario a creare una maggioranza parlamentare.

Questo significa che il discorso sulla mancanza di contrappesi e di garanzie, che noi già abbiamo evidenziato, potrebbe diventare drammatico, perché potrebbe esserci una coalizione elettorale che si impossessa della democrazia del nostro Paese, della sua Costituzione, di tutti i suoi istituti, con una maggioranza reale di poco più del 30 per cento dei votanti. Ditemi voi se questo vi tranquillizza o invece vi inquieta. (Applausi dei senatori Mancino e Gubert).