TURRONI (Verdi-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TURRONI (Verdi-U). Signor Presidente, sono intervenuto più volte a nome del mio Gruppo per illustrare taluni degli emendamenti con i quali si chiedevano modifiche al testo proposto dalla maggioranza. Quindi, non farò altro che ripetermi replicando concetti in parte già espressi.
Nell’esprimere un voto fermamente contrario all’articolo 23, non posso non sottolineare ancora una volta che la riforma della Costituzione al nostro esame porti il nostro Paese verso un approdo che ci preoccupa, un approdo nel quale sono ristretti gli spazi democratici, un approdo che vede modifiche costituzionali consegnare poteri eccessivi ad un Presidente del Consiglio che è chiamato impropriamente Premier.
State definendo una democrazia di stampo plebiscitario che di fatto vuole negare diritti politici ai cittadini chiamati al voto soltanto una volta ogni cinque anni e, in seguito a quel voto una volta per tutte espresso, consegnare ad un uomo solo e ad una sua ristretta cerchia di amici il potere di decidere sul Parlamento, sulla sua vita e sulla possibilità che esso possa continuare a lavorare.
Voi proponete lo scioglimento del Parlamento contro la volontà del Parlamento medesimo. Questo per noi è qualcosa di inaccettabile. Ogni democrazia prevede che a determinati poteri se ne contrappongano altri, con un sistema bilanciato di pesi e contrappesi che rende forti le democrazie, che impedisce che esse si trasformino in una dittatura di una parte nei confronti di un’altra; in questo caso, di una dittatura del Presidente del Consiglio nei confronti del Parlamento e di gran parte della sua stessa maggioranza, consegnandogli il potere di decidere nei confronti delle Camere. Una democrazia plebiscitaria, ho già detto, una democrazia nella quale si consegna ad un Primo Ministro la possibilità di decidere, sotto la sua esclusiva responsabilità, che fine fa la rappresentanza del popolo italiano.
Ebbene, noi non possiamo fare altro che esprimere un voto contrario a questo testo e mi sorprende francamente il fatto che taluni colleghi, esponenti della maggioranza, usino argomenti che abbiamo già valutato e discusso e di cui abbiamo già proposto la modifica. Il collega Nania si è riferito alla legge per l’elezione dei Sindaci, a quella per l’elezione dei Presidenti delle Province e delle Regioni.
Abbiamo detto e abbiamo riconosciuto tutti, maggioranza e opposizione, più e più volte, che la riduzione del ruolo dei Consigli, così come voi volete fare adesso con il ruolo del Parlamento, ha ridotto la democrazia all’interno delle amministrazioni locali; che, in nome della governabilità, si è sacrificato il dibattito politico, si sono impoverite quelle Assemblee, si sono resi luoghi di semplice dibattito astratto piuttosto che consegnare ad esse, come la democrazia prevede, la vera possibilità decisionale, la vera possibilità di indirizzo politico, la vera possibilità di discussione dei temi che riguardano quelle comunità.
Voi volete fare lo stesso per il Parlamento, dopo che avete riconosciuto, dicendolo più volte e in più occasioni, che quelle riforme erano solo in parte giuste, ma che per quanto riguardava la rappresentanza dei cittadini dovevano essere sicuramente riviste.
Ebbene, non paghi, proponete la stessa cosa per il Senato e per la Camera, svuotandoli delle loro prerogative, consegnandoli nelle mani del Presidente del Consiglio, di una ristretta cerchia di suoi sodali, ritagliando - l’ho detto in uno dei miei interventi - una riforma costituzionale con le stesse forbici e con la stessa misura che usa il sarto del medesimo Presidente del Consiglio per gli abiti che gli cuce addosso.
Ebbene, noi contrastiamo nettamente questo vostro disegno nel suo complesso, non solo al riguardo dell’articolo 23 che concerne lo scioglimento delle Camere, perché è il disegno nel suo complesso che ci offende e che porta indietro il nostro Paese.
Vorrei dire un’ultima cosa al senatore Compagna, che ha usato - non me ne vorrà - un artificio, un "mezzuccio di dozzina", se posso fare una citazione letteraria anch’io, come lei fa spesso, senatore Compagna, per ottenere un facile applauso.
Se lei avesse voluto davvero rendere omaggio, inviare un saluto al ministro Bossi, sperando che si rimetta e che torni presto tra noi, non avrebbe certamente dovuto utilizzare l’argomento dei giovani padani. Come lei infatti, spero e mi auguro che il ministro Bossi torni sano fra noi a continuare le sue battaglie che ha sempre fatto a viso aperto.
Tuttavia, senatore Compagna, ritengo che ella non possa e non debba non condannare le espressioni negative ed offensive per lo stesso Senato di quei giovani, e non solo, perché tra loro vi erano anche dei cosiddetti cattivi maestri: quando si inneggia contro il Parlamento, contro la bandiera, contro la Capitale del nostro Paese, non si sta facendo qualcosa di positivo che debba essere semplicemente tacciato di ragazzata, adducendo come motivazione che sono giovani.
No, senatore Compagna: dobbiamo condannare quelle espressioni sbagliate. Le voglio ricordare che le parole sono pietre e consentire che le parole possano essere utilizzate in libertà in questo modo, senza richiamare nessuno alle proprie responsabilità, ci può portare, così come hanno fatto tante parole di cattivi maestri, a risultati che non possiamo in alcun modo accettare. Possono portarci a derive che dovremmo sempre condannare, anticipando i risultati delle medesime.
Infine, nel confermare, a nome del mio Gruppo, il voto contrario all’articolo 23, ribadisco che riteniamo sbagliata tutta la riforma costituzionale che ci state proponendo.