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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 604 del 13/05/2004


MORANDO (DS-U). Signor Presidente, il sistema previdenziale pubblico cosiddetto a ripartizione, in cui i contributi dei lavoratori attivi oggi - ecco perché si chiama a ripartizione - servono per pagare le pensioni di oggi è il principale fondamento - non in Italia, ma in tutti i Paesi che hanno un sistema previdenziale pubblico a ripartizione - di un corretto rapporto tra le diverse generazioni. In questo senso, è un pilastro del patto costituzionale. Si può riformare, naturalmente; si può modificare, ma bisogna farlo sempre sapendo che una denuncia unilaterale di questo patto da parte di una delle generazioni (in particolare, da parte delle generazioni dei lavoratori più giovani) potrebbe costituire una catastrofe di tipo sociale ed economico.

È per questa ragione, signor Presidente e signori del Governo, che è umiliante - per voi, per noi e per il Paese - che noi oggi si intervenga su questo pilastro del patto sociale costituito dal sistema previdenziale pubblico a ripartizione secondo un progetto che, signori del Governo, signor Presidente, ieri sera alle ore 21 non era noto non al Paese interessato dal patto sociale, di cui ho appena parlato, come dovrebbe, ma addirittura a noi, al legislatore, tant'è vero che il Vice Presidente di uno dei principali Gruppi di questo Senato ieri sera ha detto che il testo era uguale a quello licenziato dalla Commissione: non è vero, perché esso contiene una modifica su un punto fondamentale, che riguarda il trattamento previdenziale di una parte importante dei dipendenti pubblici.

Ecco perché, signor Presidente, la polemica contro il ricorso alla fiducia è di per sé del tutto infondata, ma è drammatico ed è umiliante che si intervenga su questo sistema avendo sottratto il tema a quell'ampio confronto sociale e politico che è indispensabile se vogliamo mantenere questo architrave del nostro patto costituzionale. Ripeto, parlo di architrave del patto costituzionale per la ragione decisiva che ho cercato di spiegare all'inizio e che veniva richiamata poco fa dal senatore D'Amico.

Venendo al merito, signor Presidente, cosa era necessario al sistema previdenziale pubblico in Italia? Era necessaria una riforma strutturale, radicale, della legge n. 335 del 1995, o un suo aggiustamento nella fase di transizione? La risposta, signori del Governo, ce l'hanno data tutti gli esperti italiani e internazionali che hanno studiato le riforme dei sistemi previdenziali in questa fase.

Nell'Unione Europea, alcuni Paesi che hanno sistemi pubblici a ripartizione analoghi al nostro ed altrettanto «pesanti» hanno discusso di riforme, considerando la riforma del 1995, la legge n. 335, la cosiddetta legge Dini, signor Presidente, un modello da imitare. Lei deve andare fiero di questo abbinamento! Sto parlando non dei Paesi che entrano adesso nell'Unione Europea, dopo l'allargamento. Sto parlando della Svezia, colleghi. La Svezia ha fatto una riforma del sistema previdenziale pubblico che si ispira apertamente alla legge n. 335 del 1995.

Ebbene, perché è considerata la migliore riforma a regime? Per una ragione che spiego rapidamente, utilizzando tre aggettivazioni: essa realizza più equità, rispetto al sistema previdenziale precedente, nella stessa generazione, tra i lavoratori che appartengono alla stessa generazione e tra le generazioni; perché è più capace di tenere conto, adeguando sistematicamente i suoi moduli dell'innalzamento dell'aspettativa di vita al momento del pensionamento, come ha richiamato poco fa il senatore D'Amico; infine, perché è più efficace di altre nello stabilizzare il volume globale della spesa previdenziale in rapporto al prodotto interno lordo.

Per queste tre ragioni è una buona riforma. A regime, è un'ottima soluzione, tanto più se accompagnata - come previsto dalla legge n. 335 - da una partenza accelerata e intensa, quantitativamente e qualitativamente, di fondi pensione integrativi, che costituiscono il secondo pilastro.

Coloro che, parlando di sistemi previdenziali, ironizzano (lo ha fatto anche un Presidente del Consiglio di centro-sinistra) sul 2036 non sanno di cosa parlano: quando si interviene sui sistemi previdenziali, le valutazioni a cinquant'anni sono indispensabili sotto il profilo sociale, economico e finanziario.

Nella fase di transizione, di qui al 2036 (non c'è nulla da ridere), vi è effettivamente la famosa "gobba" della spesa previdenziale sul PIL, di cui abbiamo tanto parlato. È necessario, quindi, un intervento per correggere quella gobba, nell'ambito di una riforma che si considera la migliore adottata in Europa. Vedremo che carattere ha subìto dopo l'intervento del Governo.

La domanda che ci si deve porre è la seguente: in quale contesto bisogna collocare questo intervento correttivo sulla cosiddetta legge Dini dal punto di vista della politica economica generale? Anche qui vi sono due alternative.

Bisogna utilizzare le risorse che si ricavano dall'abbassamento del profilo della cosiddetta gobba della spesa previdenziale sul PIL per un miglioramento dei saldi di finanza pubblica o per realizzare, per il Governo di centro-destra, la sua riforma fiscale, oppure bisogna utilizzare l'abbassamento del profilo della gobba della spesa previdenziale sul PIL per una riforma generale del sistema di welfare italiano, rendendolo più favorevole allo sviluppo di quanto oggi non sia?

Abbiamo scelto, con grande lentezza quest'ultima strada. Esiste un problema nella transizione. Bisogna profilare nuovamente la spesa, abbassando la cosiddetta gobba della spesa previdenziale sul PIL nel breve periodo, prima cioè del 2036, al fine di avere le risorse necessarie per realizzare, ad esempio, quel sistema universale di ammortizzatori sociali la cui mancanza in Italia è la principale anomalia del welfare italiano rispetto al welfare europeo, dei Paesi nostri competitori.

Voi, signori del Governo, avete promesso, con il Patto per l'Italia, la riforma universale del sistema di ammortizzatori sociali, ma non l'avete realizzata. Operare in questo modo, cioè con un intervento che si colloca all'interno della legge n. 335 del 1995, ossia della riforma realizzata, e la corregge nella transizione al fine di riequilibrare la spesa sociale nel rapporto tra spesa previdenziale e altro tipo di spesa (in particolare, lo ripeto, verso il sistema di ammortizzatori sociali) sarebbe stata una scelta assolutamente da condividere e alla quale il centro-sinistra non avrebbe dovuto sottrarsi avanzando proposte. (Richiami del Presidente). Sto terminando, signor Presidente.

Personalmente, ad esempio, da molto tempo, insieme ad altri, sostengo che l'intervento correttivo che si poteva realizzare immediatamente nel 1995 e che certamente sarebbe stato necessario è l'adozione del metodo di calcolo contributivo pro rata temporis per tutti i lavoratori, anche per quelli che al 1° gennaio 1996 avevano già 18 anni di contributi. Perché? Perché attraverso questa soluzione si incorpora la maggiore attesa di vita che nel frattempo si determina nel sistema di calcolo delle pensioni di tutti i lavoratori, nessuno escluso.

Voi però avete rifiutato questo tipo di intervento per adottare la soluzione-mannaia del 2008, che nell'immediato lascia tutto come sta e determina non un arretramento gravissimo per la gestione della transizione, ma una modificazione strutturale del meccanismo Dini, facendo retrocedere tutto il sistema fuori del metodo di calcolo contributivo, reintroducendo cioè differenze nella stessa generazione di lavoratori - pensiamo a coloro che maturano le condizioni il 31 dicembre 2007 oppure al 1° gennaio 2008 - e tra le generazioni, laddove risulterà evidente un'ulteriore penalizzazione dei giovani. Mi fa piacere che nelle tribune ci sia qualche ragazzo che ci sta ascoltando.

Da questo punto di vista, quindi, la proposta che avanzate, oltre a presentare i problemi di metodo di cui ho detto, presenta questo fondamentale problema di merito: ci state riportando in una situazione in cui a contributi uguali non corrisponde un'uguale prestazione. Devastate il sistema previdenziale pubblico a ripartizione e vi prendete una responsabilità drammatica di cui dovrete rispondere di fronte al Paese e, in particolare, di fronte alle generazioni future. (Applausi dai Gruppi DS-U e Mar-DL-U. Congratulazioni).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Demasi. Ne ha facoltà.