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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 151 del 17/02/2009


SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVI LEGISLATURA ------

151a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO

SOMMARIO E STENOGRAFICO (*)

MARTEDÌ 17 FEBBRAIO 2009

(Antimeridiana)

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Presidenza della vice presidente MAURO

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(*) Include l'ERRATA CORRIGE pubblicato nel Resoconto della seduta n. 253 del 16 settembre 2009
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)

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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Italia dei Valori: IdV; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord Padania: LNP; Partito Democratico: PD; UDC, SVP e Autonomie: UDC-SVP-Aut; Misto: Misto; Misto-MPA-Movimento per l'Autonomia: Misto-MPA.

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RESOCONTO SOMMARIO

Presidenza della vice presidente MAURO

La seduta inizia alle ore 11,04.

Il Senato approva il processo verbale della seduta del 12 febbraio.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverte che dalle ore 11,08 decorre il termine regolamentare di preavviso per eventuali votazioni mediante procedimento elettronico.

Discussione del disegno di legge:

(1342) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 22 dicembre 2008, n. 200, recante misure urgenti in materia di semplificazione normativa (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale)

PASTORE, relatore. Il processo di semplificazione normativa è volto a dare piena attuazione al principio costituzionale della certezza del diritto e a consentire la realizzazione, a vantaggio dei cittadini e delle imprese, di un ordinamento che sia al tempo stesso moderno, semplice ed efficiente. Il decreto-legge n. 200 del 2008 costituisce una tappa significativa di tale processo, provvedendo all'abrogazione di una quantità considerevole di norme inutili, obsolete o non più vigenti, che risalgono al periodo che va dall'Unità d'Italia fino all'entrata in vigore della Costituzione repubblicana. Tale enorme opera di pulizia degli archivi è stata realizzata grazie all'attività di coordinamento svolta dal ministro per la semplificazione normativa Calderoli; considerate le sue dimensioni, essa avrebbe potuto essere tradotta in provvedimenti concreti in tempi brevi solo ricorrendo allo strumento della decretazione d'urgenza. Il provvedimento in esame dà inoltre impulso ad un progetto estremamente importante ed ambizioso, avviato con la legge finanziaria per il 2001 del Governo Amato e portato avanti dai successivi Governi, finalizzato alla creazione di un'articolata banca dati elettronica, accessibile gratuitamente a tutti, contenente tutta la normativa vigente.

PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione generale.

PITTONI (LNP). Il numero di leggi prodotte dallo Stato italiano è eccessivo e, con il tempo, molte di esse diventano inutili ed obsolete. Grazie all'ottimo lavoro svolto dal ministro per la semplificazione normativa Calderoli, il decreto-legge in esame provvede all'abrogazione di un significativo numero di norme ormai superate, facendo seguito a quanto già realizzato con il decreto-legge n. 112 del 2008. Tale opera di semplificazione normativa avrà positive ricadute sull'economia del Paese, contribuendo ad alleggerire il peso degli obblighi burocratici che grava sulle imprese. Pienamente condivisibile appare anche il progetto di creare un utile strumento elettronico di consultazione di tutta la normativa vigente, accessibile gratuitamente a tutti i cittadini. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL. Congratulazioni).

MASCITELLI (IdV). Il decreto-legge n. 200 del 2008, di natura prevalentemente tecnica, è volto alla realizzazione di un ordinamento moderno fondato su norme semplici e snelle, a beneficio dei cittadini e delle imprese. Si tratta di un obiettivo condivisibile, verso il quale si sono mossi anche i precedenti Governi; l'ipertrofia normativa produce infatti elevati costi economici e sociali ed è alla base dell'insorgere di una situazione di incertezza del diritto. Suscita tuttavia notevoli perplessità il continuo ed eccessivo ricorso da parte del Governo alla decretazione d'urgenza, spesso in assenza dei presupposti richiesti dalla Costituzione, come nel caso del decreto-legge in discussione. Tale modo di operare conduce spesso all'adozione di provvedimenti frettolosi ed imprecisi, cui si è costretti a porre rimedio successivamente; è il caso appunto del provvedimento in esame, con cui all'ultimo momento è stata evitata l'abrogazione di una serie di norme disposta dal decreto-legge n. 112 del 2008, dopo che ci si è accorti che in tal modo si sarebbero prodotti dei vuoti normativi. Il processo di semplificazione normativa non può essere fondato solo su dati quantitativi, ma è un'operazione complessa, che richiede un accurato studio e la definizione di un adeguato piano organico. (Applausi dal Gruppo IdV).

BODEGA (LNP). Il decreto-legge che mira a dare definitiva realizzazione alla banca dati unitaria, pubblica e gratuita della normativa statale vigente, non costituisce un provvedimento meramente tecnico, ma ha un forte valore politico, perché la trasparenza, la semplicità e l'accessibilità delle leggi costituiscono uno dei cardini della democrazia. Esso dispone anche l'abrogazione di un corposo elenco di norme, a decorrere dal 16 dicembre del 2009, offrendo così alle pubbliche amministrazioni un tempo congruo per segnalare eventuali casi in cui tale abrogazione risulti inopportuna. Auspica dunque che il provvedimento, che si è giovato del lavoro rapido e concreto della 1a Commissione permanente del Senato, possa trovare un consenso ampio, essendo certamente condiviso dalle varie forze politiche il fine di rendere più omogeneo, ordinato ed accessibile l'ordinamento giuridico italiano. (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni).

ADAMO (PD). Condividendo le finalità politiche del provvedimento, tese a rendere più trasparente e accessibile la legislazione, ricorda che il processo di semplificazione normativa prende le mosse dall'ampio e positivo lavoro svolto dai precedenti Governi di centrosinistra. L'utilizzo della decretazione d'urgenza anche per tali finalità è tuttavia censurabile, in quanto restringe i tempi dell'analisi parlamentare di una materia tecnica e complessa e genera clamorose sviste; l'urgenza del provvedimento in esame deriva infatti dalla necessità di correggere alcuni errori contenuti in norme di semplificazione contenute nel decreto-legge n. 112 del 2008. Benché l'ordine del giorno G101, approvato dalla Commissione referente, mitighi il rischio di nuovi errori, resta comunque più appropriato l'utilizzo della legislazione delegata, prevista dal cosiddetto provvedimento taglia-leggi, che consente una ponderazione più attenta e un maggior coinvolgimento delle Camere. Manca, infine, coerenza tra i principi di semplificazione contenuti nel provvedimento e la qualità della produzione normativa approvata dall'attuale maggioranza, testimoniata dalla recente approvazione dell'ennesimo decreto milleproroghe. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Dichiara chiusa la discussione generale.

PASTORE, relatore. Il disegno di legge approda in Aula dopo un percorso complessivamente condiviso tra le varie forze politiche, che prende le mosse dai provvedimenti voluti dall'ex ministro Bassanini ed è coerente con il lavoro svolto dalla Commissione bicamerale per la semplificazione legislativa. Anche il disegno di legge collegato alla legge finanziaria in materia di semplificazione amministrativa, attualmente all'esame delle competenti Commissioni, è mosso dagli stessi principi: esso renderà più razionale il percorso del cosiddetto provvedimento taglia-leggi e consentirà un riordino complessivo della normazione, attraverso disposizioni riguardanti la chiarezza dei testi normativi e l'utilizzo di testi unici compilativi e regolamenti. È vero che il decreto-legge in esame serve a correggere una percentuale minima di errori contenuti nel decreto-legge n. 112, ma esso presenta anche norme importanti in materia di accessibilità informatica della legislazione. Sembra comunque più opportuno utilizzare la decretazione delegata per effettuare opera di riordino e semplificazione normativa: per tale motivo ha presentato un ordine del giorno in cui impegna il Governo a procedere ad eventuali ulteriori abrogazioni espresse attraverso i decreti legislativi previsti dalla cosiddetta norma taglia-leggi e non più con lo strumento del decreto-legge. (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Adamo).

CALDEROLI, ministro per la semplificazione normativa. Proseguire con sempre maggiore determinazione il lavoro avviato dall'ex ministro Bassanini è necessario per ridurre la mole enorme di provvedimenti normativi che costituisco l'ordinamento statale, circa 451.000: ciò ha motivato la presentazione di un decreto-legge, che comunque rappresenta, nelle intenzioni del Governo, una eccezione rispetto alla pratica del decreto legislativo e quindi del più puntuale coinvolgimento delle Camere nel processo di semplificazione normativa. Appare altresì opportuno giungere all'emanazione di leggi ordinarie semestrali di manutenzione della legislazione che, grazie ad un canale privilegiato nei lavori parlamentari individuato dai Regolamenti, consenta di intervenire su termini, differimenti e proroghe e di evitare l'utilizzo a tali fini della decretazione d'urgenza ed il ricorso alla pratica del provvedimento cosiddetto milleproroghe. Il testo in esame consentirà un risparmio di risorse, tanto più apprezzabile nell'attuale difficile congiuntura economica. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).

PRESIDENTE. Non essendo pervenuti i pareri della 1a e della 5a Commissione permanente, rinvia il seguito della discussione del disegno di legge alla seduta pomeridiana.

Sui compensi elargiti per la 59ª edizione del Festival di Sanremo

LANNUTTI (IdV). Chiede che il Governo faccia chiarezza sugli enormi compensi elargiti al presentatore della 59a edizione del Festival della canzone italiana (che oltre ad essere inopportuni in un momento di crisi economica, superano il tetto previsto dalla legge e non sono stati pubblicati, come previsto, sul sito Internet della RAI) e sul ruolo del suo agente che sta gestendo in modo criticabile gli appalti concessi per la manifestazione canora. (Applausi dai Gruppi IdV e LNP).

PRESIDENTE. Inviterà il Governo a rispondere ai quesiti posti.

Dà annunzio degli atti di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e toglie la seduta.

La seduta termina alle ore 12,04.

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza della vice presidente MAURO

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 11,04).

Si dia lettura del processo verbale.

MALAN, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 12 febbraio.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 11,08).

Discussione del disegno di legge:

(1342) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 22 dicembre 2008, n. 200, recante misure urgenti in materia di semplificazione normativa (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 11,08)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1342, già approvato dalla Camera dei deputati.

Il relatore, senatore Pastore, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore. (Brusìo).

Colleghi, è incredibile: c'è già brusìo e siamo anche in pochi! Per cortesia, chi non è interessato alla discussione è pregato di accomodarsi fuori.

Prego, senatore Pastore.

PASTORE, relatore. Signora Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, questo provvedimento, che assume la veste di decreto-legge e che già la Camera ha approvato con modifiche il 27 gennaio 2009, si inscrive nel grande capitolo della semplificazione, che credo l'intera Assemblea vorrebbe vedere avviato verso una conclusione, dato che semplificare l'ordinamento significa dare attuazione al principio della certezza del diritto che sottende la nostra Carta costituzionale, che è un valore costituzionale.

Naturalmentela semplificazione ha vari strumenti per realizzarsi attraverso le abrogazioni. Il nostro sistema, infatti, prevede sia le abrogazioni esplicite, sia che molte leggi vengano cancellate implicitamente da leggi successive. Tuttavia, nella memoria cartacea ed oggi anche in quella informatica non vi è traccia di questa perenzione delle norme, rinvenibile solo attraverso un complesso, articolato e difficile processo di ricerca e di interpretazione.

In secondo luogo, semplificazione significa anche riordinare il sistema normativo, che non si può riordinare se prima non si conosce quello che vive e quello che è morto, quello che c'è e quello che non c'è.

Credo che la semplificazione normativa debba tendere, dal punto di vista sostanziale, a consentire interventi legislativi che realizzino un sistema moderno, semplice e agile, che presti il meno possibile il fianco ai dubbi, al contenzioso, alle liti, e ciò sia per il mondo delle famiglie e delle imprese sia per la stessa pubblica amministrazione, frenata nella sua azione da letture contrastanti o incerte dei testi normativi che ne regolano l'attività.

Questo percorso dovrà portare anche al raggiungimento di un obiettivo presente nel decreto-legge in esame e non invece in altri provvedimenti relativi a questa materia, l'obiettivo cioè di creare finalmente una banca pubblica e gratuita degli atti normativi quanto meno dello Stato, con l'ambizione che poi tale banca pubblica comprenda anche gli atti normativi regionali e tutti quelli che costituiscono le fonti del nostro diritto.

Ebbene, in ordine a questa seconda funzione, non meno importante della prima, quella cioè di creare una banca pubblica degli atti normativi, è stata a suo tempo approvata una norma, contenuta nella legge finanziaria per il 2001 (e mi piace ricordare questa data, perché è stata l'ultima legge finanziaria della XIII legislatura, quando Presidente del Consiglio era l'onorevole Amato), con la quale tale banca è stata pensata, regolata e finanziata. Mi riferisco alla norma che ormai, nel linguaggio degli addetti ai lavori, si traduce in un numero: l'articolo 107 della legge n. 388 del 2000. Quando si parla del 107 tutti gli addetti al settore richiamano alla loro memoria questo percorso che è iniziato allora, che è proseguito nelle legislature successive - la XIV, guidata dal centrodestra, e la XV, guidata dal centrosinistra - e che continua ancora oggi.

Il progetto, che è stato battezzato con il nome "Normattiva", è ambizioso, perché comporterà in futuro - ma ci auguriamo di poterne ricordare l'attuazione completa entro questa legislatura - la creazione di un database, di una banca dati molto articolata e ragionata di tutti i testi normativi (prima legislativi e poi, ce lo auguriamo, anche regolamentari) che regolano la vita dei nostri cittadini. È un sistema informatico molto complesso, con marcatori che consentiranno di ricostruire la storia delle norme, realizzando così quella piccola parte del programma che può portare al grande risultato di una maggiore certezza del diritto.

Questo progetto, però, è completamente scollegato dall'altro che passa sotto il nome di semplificazione, programma nel quale hanno creduto Governi di diverso colore politico. In particolare vi ha creduto questo Governo, che ha nominato un Ministro ad hoc per la semplificazione normativa, Ministro che è qui presente e che ringrazio per la sua attività e per l'impegno che profonde in questa materia e non solo in questa. Grazie all'istituzione di questo organo si è raggiunta la consapevolezza dell'esigenza non solo di spingere per l'attuazione dei programmi esistenti, ma anche di coordinare tutti gli aspetti del progetto di semplificazione, che passa oggi attraverso le abrogazioni. Non credo che sarebbe stato possibile realizzare tutte le abrogazioni contenute negli allegati al decreto-legge in esame con una legge ordinaria; in quel caso, infatti, solo i discendenti dei nostri pronipoti avrebbero potuto chiudere questo capitolo. Con il provvedimento al nostro esame, invece, si è cancellata dagli archivi una massa di norme che potremmo definire (non per la loro qualità, ma per la portata normativa) "leggi spazzatura", per le quali gli americani, nel loro slang, utilizzano un termine un po' pesante per indicare i dati che creano rumore nel sistema, ma che non hanno alcun valore giuridico.

L'urgenza del provvedimento risiede in ciò che ho detto, cioè nell'esigenza di pulire in maniera vigorosa gli archivi, aggiungendo questo strumento a quelli già utilizzati. Ricordo in particolare il decreto-legge n. 112 del 2008, che conteneva quasi 3.500 leggi ritenute non più vigenti, perché obsolete o semplicemente abrogate. Il decreto che è oggi sottoposto alla nostra attenzione ne contiene altre 29.000, che vanno dall'unità d'Italia fino all'entrata in vigore della Costituzione, quindi fino a tutto il 1947, e cerca di realizzare, sotto un'unica bandiera, con una sola missione, il cosiddetto taglia-leggi e il progetto «Normattiva», cioè la creazione della banca pubblica della legislazione vigente nel nostro Paese.

Questa banca pubblica, come dicevo all'inizio, dovrà interessare anche l'ordinamento regionale; per tale motivo si sottolinea la delicatezza delle relazioni istituzionali tra lo Stato e le Regioni. La Camera ha introdotto alcune modifiche proprio per puntualizzare questo aspetto. Ricordo inoltre ai colleghi che gli interventi sui sistemi informatici sono di competenza esclusiva dello Stato, come recita il secondo comma dell'articolo 117 della Costituzione, ma è bene che le Regioni vengano coinvolte e possano esprimersi, allineare i loro programmi e le loro regole sulla qualità della legislazione a quelli vigenti a livello nazionale.

La Camera ha espunto dall'elenco circa 500 leggi, un numero basso considerando la mole complessiva, ma ha previsto che sia l'effetto abrogativo riveniente dal decreto-legge al nostro esame, sia quello riveniente dal decreto-legge n. 112 del 2008 comunque coincidano con l'entrata in vigore della cosiddetta norma ghigliottina prevista nella disposizione taglia-leggi contenuta nella legge di semplificazione n. 246 del 2005, all'articolo 14, dove si prevede un processo per arrivare non solo - voglio qui ricordarlo - ad abrogare leggi, ma anche a riordinare il sistema normativo raccogliendo le leggi superstiti in settori sui quali poi possono essere operati interventi più articolati e più ragionati.

Ora ci troviamo nella fase di pulizia degli archivi, che può sembrare un passaggio banale ma che è invece molto importante, perché qualsiasi operatore del diritto, qualsiasi cittadino che vuole avvicinarsi ad una conoscenza più diretta delle fonti del diritto si trova in grande difficoltà quando trova contenute in questi archivi, cartacei o informatici che siano, una serie di disposizioni per le quali non vi è stata abrogazione espressa.

Questo è il nostro obiettivo e mi meraviglio che sia stata presentata una questione pregiudiziale.

PRESIDENTE. Senatore Pastore, la questione pregiudiziale QP1 è stata ritirata.

PASTORE, relatore. Benissimo, perché l'urgenza nasce proprio dalla necessità: vi è una grande mole di lavoro che si può affrontare - purtroppo, lo riconosciamo - soltanto con un intervento d'urgenza quale è il decreto-legge, in attesa che si utilizzino i nuovi sistemi previsti dalla normativa ordinaria che prima ricordavo.

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritto a parlare il senatore Pittoni. Ne ha facoltà.

PITTONI (LNP). Signora Presidente, signor Ministro, colleghi senatori, lo Stato italiano produce leggi. Tante. Più di Inghilterra e Spagna messe assieme. Talmente numerose che fino a poco tempo fa non si sapeva neppure quante fossero in vigore. La stessa Cassazione ha memorizzato nella sua banca dati solo le norme più recenti. Il nuovo Ministero senza portafoglio per la semplificazione normativa, affidato a Roberto Calderoli, già l'anno scorso aveva individuato un numero incredibile di leggi operative e aveva preso provvedimenti.

Il decreto-legge n. 112 del 2008 collegato alla manovra economica, insieme ad un'opera approfondita di revisione tecnica, ha determinato l'abrogazione di 7.043 norme valutate obsolete, inutili o già implicitamente abrogate, alleggerendo di molte scartoffie le imprese, con ricadute paragonabili a discreti sgravi fiscali, senza appesantire il bilancio dello Stato.

Ricordo che la burocrazia pesa sulle aziende italiane per circa il 4,6 per cento del prodotto interno lordo (75 miliardi di euro). Gli accordi europei prevedono un taglio del 25 per cento degli oneri amministrativi entro il 2012 e da subito l'applicazione delle misure previste nel decreto collegato alla manovra economica ha consentito di realizzare un risparmio superiore ai 4 miliardi di euro l'anno, in settori che con le vecchie procedure sfioravano un costo di 7 miliardi.

Ed eravamo solo all'inizio. Nella legislazione italiana sono infiniti gli esempi di leggi inutili o superate, che nessuno si è mai premurato di eliminare e ci sono pure norme dimenticate che potrebbero essere utili. Per scovarle le amministrazioni pubbliche si abbonano a banche dati private, con la spesa che ne consegue. Nonostante ripetuti tentativi, infatti, l'idea di creare una banca dati pubblica non è mai andata in porto.

Adesso ci pensiamo noi. Con la conversione in legge del decreto n. 200 in materia di semplificazione normativa, insieme al taglio di qualcosa come 29.000 leggi, superate perché di fatto tacitamente abrogate da leggi successive o perché riferite a fatti del passato ormai privi di rilievo o perché in contrasto con i princìpi dell'ordinamento giuridico attuale, si procederà alla creazione di un archivio informatico pubblico completo della legislazione statale vigente. Una banca dati gratuita e accessibile a tutti gli utenti, perché politica e istituzioni devono essere più trasparenti e vicine ai cittadini.

E si risparmia. Eccome si risparmia! Milioni di euro. Pochi sanno che la marchiatura e l'inserimento di ogni singola legge costa 2.000 euro. Se moltiplichiamo per le 29.000 norme di questo provvedimento, che vanno a sommarsi alle 7.000 della legge precedente, fanno 72 milioni di euro l'anno risparmiati, a fronte di uno stanziamento di 3,8 milioni per la banca dati normativa.

Certo, in un ginepraio del genere può capitare di trovare qualche legge che merita di essere salvata, norme che di fatto è come se non esistessero, perché nessuno le conosce, delle quali non c'è traccia in nessuna banca dati e che emergono proprio grazie al lavoro del Ministero alla semplificazione. Ci sarà il tempo per recuperarle.

Intanto eliminiamo le norme che regolano la pesatura dei muli alle dogane, la tassa per la bonifica dell'agro romano (datata 11 dicembre 1878, come se lì ci fossero ancora le paludi) e la legge sui piccioni viaggiatori, che disciplina l'uso dei volatili per la trasmissione a distanza. E lavoriamo a un sistema federale, agile e poco oneroso, dove gli amministratori sono caricati di responsabilità precise ed è loro interesse far funzionare la macchina dello Stato, a tutto vantaggio dei cittadini. E dove furberie e inettitudine ricadono direttamente sulle spalle di chi se ne macchia.

(Applausi dai Gruppi LNP e PdL. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mascitelli. Ne ha facoltà.

MASCITELLI (IdV). Signora Presidente, in premessa vorrei limitarmi a due semplici constatazioni. La prima concerne la natura di questo provvedimento che con gli obiettivi che si propone - la banca dati unitaria, lo stock legislativo ridotto, la semplificazione normativa - ha per noi una valenza prevalentemente tecnica, e tale può e deve restare se non si intraprendono procedure e percorsi di volta in volta improvvisati che finirebbero per complicare la materia anziché semplificarla.

La seconda concerne il fatto che la finalità di realizzare un ordinamento moderno, fondato su norme semplici, snelle, comprensibili, a beneficio dei princìpi di efficacia, efficienza, speditezza, rappresenta per noi dell'Italia dei Valori un obiettivo di buona politica, condiviso d'altronde già da tempo da tutte le altre forze politiche. Non a caso, si tratta di uno dei pochi argomenti rispetto ai quali, dal 2000 ad oggi, i vari Governi che si sono succeduti si sono mossi tutti nella stessa direzione.

Per noi dell'Italia dei Valori in questo campo un valore semplice e fondamentale è quello di affermare che dietro ogni scelta legislativa, amministrativa, e quindi politica, deve esserci la vita del cittadino utente, del cittadino consumatore, di chi è amministrato e deve riconoscersi l'attività di un'impresa che deve vedere nella pubblica amministrazione uno strumento per la competitività del nostro Paese e non un ostacolo o un costo aggiuntivo.

Considerati questi due aspetti, vogliamo mettere in evidenza alcuni rilievi tecnici e alcune distinzioni che non consideriamo comunque marginali.

Il primo segnale che ci viene ribadito con il decreto-legge 22 dicembre 2008, n. 200, è che con l'uso o, meglio, l'abuso della decretazione d'urgenza (visto che finora siamo a oltre 33 decreti, anche quando non incorrono oggettivi elementi di necessità ed urgenza) il Governo vuole fare tutto. Troviamo non poche difficoltà a ricercare una necessaria urgenza per portare a conclusione un programma di informatizzazione della normativa vigente avviato con l'articolo 107 della finanziaria per l'anno 2001; un intervento, quindi, iniziato con il Governo Prodi e portato avanti con il provvedimento noto come taglia-leggi, varato dal Governo di centrodestra nel 2005. E all'interno di questo quadro si collocano poi due interventi successivi, quello dell'articolo 24 del decreto-legge n. 112 (si trattava in quel caso di 3.300 atti normativi) e il decreto-legge oggi in discussione, che prevede l'abrogazione di quasi 30.000 atti emanati prima del 1947, e quindi in data antecedente all'entrata in vigore della Costituzione repubblicana.

Allora, signora Presidente, signor Ministro, non è convincente quanto è stato detto sul rischio della perdita delle risorse di copertura, visto che la legge finanziaria 2008, all'articolo 2, comma 584, nel recare alcune disposizioni tendenti a dare un nuovo impulso alle attività di informatizzazione, stabiliva che i fondi non impegnati negli esercizi precedenti rimanessero destinati in via prioritaria - in via prioritaria - al completamento delle attività di informatizzazione. Così come non è convincente quanto è stato detto sulla necessità, con questo nuovo decreto, di salvare ciò che deve essere salvato, visto che l'articolo 3 del questo decreto espunge 60 atti normativi di rango primario elencati nell'Allegato 2 del decreto-legge n. 112, che dovevano intendersi abrogati a decorrere dal 22 dicembre.

Ciò mette in risalto un secondo elemento: la fretta molto spesso fa i gattini ciechi. Il decisionismo di questo Governo finisce spesso in propaganda nazionale. La tanto decantata rapidità di esecuzione ha significato ora e in altre occasioni che abbiamo visto rapidità di errore, per cui, per paradosso, un decreto-legge ha prodotto un altro decreto-legge. Non a caso il decreto oggi in discussione è stato emanato proprio il 22 dicembre, ossia l'ultimo dei 180 giorni in cui era possibile salvare una serie di leggi abrogate e tagliate dal decreto n. 112, in relazione alle quali ci si era resi conto di alcuni vuoti che si sarebbero prodotti.

Queste ultime ragioni ci aiutano a comprendere che, se vogliamo andare realmente avanti nella direzione di superare la nostra normazione, che è sempre più obsoleta, ostica, sempre più per addetti ai lavori, il Governo deve agire non soltanto con semplici interventi spot, ma con un piano organico dal punto di vista dell'innovazione e della stessa semplificazione amministrativa.

Per questo deve essere chiaro che il solo criterio quantitativo non basta. L'operazione dell'abrogazione delle norme è una delle più complesse e al tempo stesso soggettive. Alla base di una raccolta di norme, per accertare se sono vigenti, non c'è soltanto un elenco come quello telefonico. E quando il legislatore compie operazioni relative all'abrogazione, in diversi casi si lascia un margine di soggettività all'interpretazione. Così come, se vogliamo andare nella direzione non solo di una produzione normativa meno prolifica ma soprattutto di qualità formale e sostanziale migliore, non vi è dubbio che non basta semplificare soltanto, tagliando per il passato, senza porci da oggi il problema della semplificazione sul piano normativo, di una nuova cultura della delegificazione, dato che siamo di fronte ad un evidente, chiaro affollamento di norme e di leggi. Molto significativo è un articolo apparso tempo fa sul «Corriere della Sera», in cui si faceva un esame di quanto era stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del mese di novembre: oltre 4.000 tra provvedimenti, leggi, regolamenti e quant'altro.

I cittadini e le imprese sanno che l'ipertrofia normativa è un costo economico, finanziario, sociale che nessun Paese moderno può permettersi più di sostenere e sopratutto sanno che l'ipertrofia normativa è alla base della stessa incertezza del diritto. Troppe volte e troppo spesso in questo campo vi è stata una facile strumentalizzazione politica nell'accusare le disfunzioni della pubblica amministrazione e l'inefficienza dei pubblici dipendenti, senza andare alla fonte di questi problemi.

Attendiamo quindi la relazione motivata che il ministro Calderoli dovrà trasmettere alle Camere entro il 30 giugno 2009, concernente l'impatto delle abrogazioni previste sul nostro ordinamento. Noi dell'Italia dei Valori vogliamo considerare questo provvedimento un nuovo passo di un percorso che porti finalmente rimedio ad una legislazione che sia più ordinata, più consultabile, più fruibile, ma soprattutto più vicina al cittadino. (Applausi dal Gruppo IdV).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bodega. Ne ha facoltà.

BODEGA (LNP). Signora Presidente, il provvedimento che ci apprestiamo ad esaminare questa mattina in Aula, ben illustrato dal relatore, senatore Pastore, ha preso anche spunto dal progetto ideato con la finanziaria 2001, volto a istituire una banca dati della legislazione statale vigente pubblica e gratuita.

Si tratta di un provvedimento che salutiamo con favore, finalmente. Come poteva permanere una situazione del genere, una giungla normativa complessa, che forse nessuno conosceva fino in fondo? Gli stessi magistrati, avvocati, consulenti (chi più ne ha più ne metta) non sono a conoscenza di norme che vigono nel nostro Paese e che risultano sconosciute. Queste norme sono tantissime: migliaia di leggi che magari non hanno più alcun senso ed alcuna efficacia, ma che rimangono a tutt'oggi in vigore, senza che nessuno possa verificarle in quanto, appunto, non esiste alcun tipo di catalogazione o di database.

Nel metodo, il decreto-legge in esame contiene in allegato un corposo elenco di titoli e di leggi di cui si prevede l'abrogazione; ciò permette a tutte le amministrazioni pubbliche interessate (e anche a quelle non pubbliche) di segnalare tempestivamente le eventuali disposizioni che devono essere invece mantenute perché di loro interesse. Il provvedimento è già stato esaminato dalla Camera dei deputati; sono state apportate delle modificazioni, è stato migliorato il testo ed è stato fissato il termine del 16 dicembre 2009 per segnalare, se ve ne fossero, abrogazioni inopportune.

Mi sono chiesto per quale motivo un lavoro del genere non fosse mai stato fatto prima o, perlomeno, non avesse trovato una sua compiutezza. Ho cercato di darmi delle risposte.

Costituire una vera e propria banca dati della normativa statale vigente si è dimostrato negli anni un obiettivo estremamente più complesso di quanto era stato ipotizzato in origine. Ciò era dovuto essenzialmente a tre ordini di motivi. In primo luogo, l'altissimo numero di atti normativi, primari e subprimari, emanati - lo ha ricordato bene il senatore Pittoni - dal 1861 a oggi, con una iperproduzione normativa e una non omogeneità delle norme sulle fonti, sia di produzione sia di conoscenza, nel medesimo periodo. In secondo luogo, la frammentazione e il disordine dell'ordinamento, dovuti anche alla scarsa importanza tradizionalmente attribuita dal legislatore alla qualità della legislazione, con la conseguente difficoltà di identificare la normativa vigente anche in relazione alle abrogazioni. Infine, la povertà del patrimonio di raccolte elettroniche oltre alla mancanza di una raccolta completa degli atti normativi, che si registrano anche per i sistemi generalmente ritenuti più affidabili.

Detto questo, che in parte tranquillizza la coscienza, ho sentito che qualcuno ha voluto liquidare il provvedimento in esame come una norma tecnica, una norma senza veste politica, che cerca cioè di trovare una soluzione tecnica ad un problema reale. Al contrario, credo che il suo valore politico sia alto, molto alto, perché secondo noi della Lega Nord Padania la trasparenza, la semplicità, la facile accessibilità alle norme vigenti in questo Stato sono uno dei tanti pilastri fondanti della democrazia. C'è voluto un Ministro della Lega per concretizzare tale obiettivo e noi tutti della Lega Nord Padania gliene siamo grati.

È importante sottolineare che la norma è indirizzata a facilitare i cittadini nella certezza del diritto e ad agevolarli nella conoscenza di leggi di cui lo Stato pretende da parte loro coerenza e consapevolezza nel merito.

Voglio porre l'accento sulla sostanza di questo provvedimento, non solo formale ma anche di buona politica, che ha permesso una convergenza sui metodi di intervento del Parlamento rispetto al decreto-legge in discussione. Ad esempio, il controllo delle disposizioni che dovranno essere abrogate dovrà essere il più possibile accurato, assicurando una diffusa verifica di esse da parte di tutti i soggetti in grado di fornire un contributo volto ad accertare l'eventuale necessità di sopravvivenza della normativa ritenuta indispensabile.

Noi della Lega Nord siamo fortemente convinti del percorso che è stato così intrapreso, che raccoglie le sensibilità che molte forze politiche hanno espresso sull'argomento della semplificazione in questi anni; e penso inoltre che in Commissione affari costituzionali si sia lavorato bene e nell'immediato, senatore Pastore, con risposte concrete e veloci.

Signora Presidente, credo che il provvedimento che stiamo discutendo debba avere un valore di stimolo sia per noi parlamentari, nel cominciare ad immaginare un lavoro legislativo di maggior qualità, sia per le altre entità legislative quali le Regioni, per non gravare i cittadini con un eccesso di norme. Esso deve rappresentare altresì un momento che ci induca, come Parlamento, ad accelerare l'azione volta a rendere omogenea la legislazione per materia, muovendoci in fretta verso l'importante traguardo dei testi unici.

Senza enfasi, come quella data a volte ad altri provvedimenti, ritengo che stiamo comunque varando una riforma, un atto dovuto ai cittadini, un passaggio importante verso una trasparenza che deve essere uno dei mezzi per avvicinare i nostri concittadini alle istituzioni e un modo per rendere più credibile anche chi, come noi, nelle istituzioni lavora. Oggi, dal mio punto di vista, non stiamo realizzando solamente un atto di buona amministrazione: stiamo facendo buona politica. (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Adamo. Ne ha facoltà.

ADAMO (PD). Signora Presidente, concordo con la considerazione del collega: quello al nostro esame non è un provvedimento tecnico, anche se quella è la forma con cui viene presentato. L'obiettivo che esso si propone - la trasparenza, la facilità e l'accesso il più democratico e semplice possibile da parte dei cittadini all'informazione e alla lettura dei testi di legge - è un obiettivo politico, che noi condividiamo appieno. Mi spiace solamente che nella ricostruzione che è stata fatta il collega si sia dimenticato di dire - lo ricordo io adesso, per quell'amore di verità che tutti siamo chiamati a testimoniare quando ci rivolgiamo all'opinione pubblica - che questo provvedimento prende le mosse dall'articolo 107 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, la finanziaria per il 2001, e quindi ha una storia che è profondamente radicata nella cultura di governo a cui io mi sento di appartenere. Semmai ci sarebbe da chiedersi i motivi per cui abbiamo dovuto aspettare fino al 2005 prima di arrivare ad una legge delega che mettesse in atto quel percorso che poi ci ha permesso, nel 2007, di arrivare alla prima relazione da parte del precedente Governo.

Ho voluto rispondere sul punto, ma non per fare polemica politica, anzi: questo disegno di legge rappresenta una di quelle situazioni, di cui abbiamo avuto altre testimonianze all'inizio di questa legislatura, in cui arrivano in Aula provvedimenti la cui storia nasce dai Governi precedenti e che, quindi, ci pongono di fronte ai problemi relativi alle modalità di attuazione di norme che abbiamo contribuito a creare e di cui condividiamo l'obiettivo. In questo caso gli obiettivi sono due, quello dell'informatizzazione, e quindi della facilità di accesso e di consultazione, e quello della semplificazione.

Già i colleghi dell'opposizione che mi hanno preceduto hanno sottolineato la nostra contrarietà all'uso della decretazione d'urgenza in questo settore. Si è giustamente obiettato, infatti, che il decreto-legge offre 60 giorni di tempo per esaminare la congruità di un elenco composto da 29.000 leggi, mentre la stessa legge delega n. 246 del 2005 prevedeva un meccanismo di verifica della durata di 24 mesi, più ulteriori 24, essendo noto a tutti che questa è materia molto complessa e delicata.

Infatti, se vogliamo parlare chiaramente - mi rivolgo al relatore - la decretazione d'urgenza nasce il 22 dicembre dalla necessità di rimediare agli effetti di un altro decreto che aveva abrogato leggi che non dovevano essere abrogate. La fretta in questo campo è cattiva consigliera. L'episodio più noto che voglio citare è quello delle tariffe delle Ferrovie dello Stato, ma ci sono state anche altre sviste, come quelle cui verremo indotti se dovessimo procedere con questo metodo senza impiegare la necessaria cautela.

Gli emendamenti approvati alla Camera, e qui richiamati, e l'ordine del giorno fatto proprio anche dalla 1a Commissione, che credo troverà totale recepimento in quest'Aula, ci permettono almeno di mitigare questa preoccupazione, consentendo altresì di ricevere rapporti periodici e garantendo in tal modo un coinvolgimento del Parlamento.

Solo per supportare le argomentazioni appena esposte, voglio anch'io ricordare brevemente il senso della delega che il Governo aveva già ricevuto e che avrebbe potuto essere utilizzata senza impiegare il meccanismo del decreto-legge. Mi riferisco all'articolo 14 della legge 28 novembre 2005, n. 246, la cosiddetta taglia-leggi, che prevede tre passaggi fondamentali. Innanzitutto, entro 24 mesi dall'entrata in vigore della legge il Governo è chiamato a individuare disposizioni legislative statali vigenti ed a trasmettere al Parlamento una relazione finale, relazione che nel 2007 è stata presentata alle Camere dall'allora sottosegretario per l'interno Pajno. Si prevede, inoltre, che entro i successivi 24 mesi il Governo è delegato ad adottare decreti legislativi che individuano le disposizioni legislative statali, pubblicate anteriormente al 1° gennaio 1970, delle quali si ritiene indispensabile la permanenza in vigore, cioè quelle norme che, nonostante la loro vetustà, non possono essere abrogate. Lo stesso articolo 14 prevede che tale passaggio avvenga attraverso l'apposita Commissione parlamentare per la semplificazione della legislazione. Solo una volta terminato questo iter,opera l'abrogazione automatica delle disposizioni legislative. Si tratta, quindi, di un percorso in qualche misura incrociato ma anche inverso a quello che stiamo seguendo. È, pertanto, un procedimento sì complesso ma anche organico e corretto in quanto capace di coniugare il buon fine, quello che tutti condividiamo, con uno strumento appropriato, quello della delega legislativa, con un coinvolgimento parlamentare.

Questa coniugazione ottimale non è però attribuibile alla decretazione d'urgenza - è già stato detto che siamo al 34° decreto‑legge presentato in questa legislatura - anche perché l'argomento specifico, il taglia-leggi, richiede una maggiore ponderazione. Non voglio ripetere quanto ho già detto. Si richiede, peraltro, anche un po' di coerenza, me lo lasci dire, signor Ministro. Siamo infatti reduci dalle discussioni svolte la settimana scorsa sul decreto milleproroghe - in proposito, buon lavoro, Ministro - e sul decreto in materia ambientale. Va da sé che o questo ci porta alla redazione di testi unici al fine di rendere organica la nostra legislazione o, nel caso in cui continuiamo ad operare solo per successive microvariazioni di leggi precedenti senza arrivare a normative riunificate, avremo sempre il problema della facilità di accesso e di lettura dei testi. D'altra parte, il relatore ha seguito molto da vicino in Commissione anche l'altro provvedimento - mi riferisco al disegno di legge n. 1082 collegato alla manovra finanziaria - che contiene norme per la semplificazione legislativa, che esamineremo proprio in questi giorni; anche su questa materia, quindi, per paradosso di coerenza, stiamo agendo avendo già sul tappeto altre norme che dovrebbero essere coordinate per capire quale lavoro ci aspettiamo svolga il Governo per investirne successivamente il Parlamento.

L'altro elemento di problematicità, come avevo già anticipato, è che questo decreto va a sanare gli errori di un decreto-legge precedente, il n. 112, e opera così in fretta per sottrarre all'effetto abrogativo il contenuto dell'articolo 24 di quel decreto-legge, dove si prevedeva un elenco di disposizioni da abrogare dal 22 dicembre: il decreto al nostro esame, in un certo senso, salva una situazione in extremis.

Allora, pur riconoscendo che la maggioranza si è adoperata per tentare di correggere il testo, prima alla Camera con l'approvazione dell'emendamento Lanzillotta poi con l'accoglimento in Commissione del nostro ordine del giorno, e pur condividendone le finalità che, come ho detto, hanno una radice profonda nella nostra cultura politica e nella nostra precedente azione di Governo, non possiamo votare a favore di questo provvedimento e credo - anche se non spetta a me fare la dichiarazione di voto - che ci orienteremo su un'astensione. Tuttavia, siamo interessati a seguire lo svolgimento del dibattito e la votazione degli emendamenti. (Applausi del Gruppo PD).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Ha facoltà di parlare il relatore.

PASTORE, relatore. Signora Presidente, ringrazio anzitutto i colleghi intervenuti, sia di maggioranza sia di opposizione. Dal tono dei loro interventi infatti, si ricava che il percorso complessivo del provvedimento è fortemente condiviso e, rende utile che si avanzino in quest'Aula, come anche nelle Commissioni, tutte le perplessità che necessitano di chiarimenti al fine di lavorare meglio insieme nel prossimo futuro.

Voglio ricordare, sotto questo profilo, che la Commissione bicamerale per la semplificazione legislativa, della quale mi onoro di essere Presidente, e che segue proprio l'attuazione della cosiddetta taglia-leggi, tra qualche settimana licenzierà una relazione senz'altro tardiva rispetto ai tempi della legge, ma comunque tempestiva per quanto riguarda il succedersi delle legislature, il cambiamento dei Governi, l'entrata in funzione della Commissione e, soprattutto, la ripartenza dell'attività di cui al taglia-leggi che coinvolge tutti i Ministeri, gli uffici legislativi, la Camera e il Senato. Ebbene, tale relazione è stata affidata a due colleghi, uno di opposizione e uno di maggioranza, proprio a significare la condivisione di questo percorso.

Si tratta di un percorso che viene da lontano, dalle leggi Bassanini (dobbiamo dare atto), con cambiamenti, accelerazioni, rallentamenti, modifiche; credo, però, che vi sia un sentimento comune, diffuso, trasversale si potrebbe dire, se questo termine non suonasse quasi come una qualifica negativa, ma comunque un sentimento condiviso, che impone che il nostro ordinamento sia all'altezza dei tempi, innanzitutto per i suoi contenuti e poi anche per i sistemi di produzione normativa.

A tale proposito ringrazio, in particolare, la collega Adamo per aver ricordato il collegato all'esame delle Commissioni riunite 1ª e 2ª sulla semplificazione amministrativa e sulla procedura civile. In quel collegato, nella seduta notturna, sono stati approvati alcuni emendamenti a mia firma, che, a mio sommesso avviso, rendono più stringente e più razionale il percorso del taglia-leggi. Voglio ricordare infatti ai colleghi che il provvedimento taglia-leggi "a regime", prevede una fase abrogativa, ma anche una fase e una funzione di un riordino della normativa che viene assunta come vigente; quindi ha questo doppio contenuto che, ripeto, sta impegnando gli uffici del Governo e del Parlamento. Ma il collegato, nella legge n. 400 del 1988 (ricordo ai colleghi che si tratta della legge base sull'attività del Governo come soggetto che produce norme), prevede anche una serie di norme a regime sulla chiarezza dei testi, sui regolamenti, sui Testi unici compilativi, che dovrebbero aiutare - spero che il Governo ne faccia tesoro e le utilizzi - un percorso di legislazione e comunque di normazione ordinata e razionale, sulla quale poi innestare di volta in volta gli interventi del legislatore nazionale.

Questo può essere un obiettivo utopico, ma ritengo che sia nostra responsabilità farcene carico. Sottolineo che la presenza di un Ministro ad hoc per questa missione testimonia l'attenzione, confermata da parte del Governo Berlusconi, su questo progetto.

Il decreto-legge in esame indubbiamente tende anche a rimediare alle omissioni, che in ogni caso - consentitemi - sono assolutamente, almeno quantitativamente, modeste. Consideriamo che le leggi espressamente abrogate dal precedente decreto-legge n. 112 del 2008 erano oltre 3.000 e che quelle recuperate in zona Cesarini con questo decreto-legge sono 60, cioè il 2 per cento. Noi aspiriamo allo zero per cento, ma come primo esperimento in questo campo, considerata la delicatezza e la complessità della materia, mi sembra che sia una prova riuscita, con correttivi successivi, tra i quali questo decreto-legge.

Il decreto‑legge, lo ribadisco, contiene anche una riorganizzazione dell'articolo 107 della legge n. 388 del 2000, cioè della missione di creare un archivio informatico intelligente per la legislazione vigente, con tutto il processo di semplificazione che è funzionale alla creazione dell'archivio, come la creazione dell'archivio è funzionale ad un processo di chiarezza legislativa. Le due cose stanno insieme. Risulta quindi unificata la missione in capo ad un unico Ministro, vengono unificate le risorse, viene unificata l'organizzazione e vengono unificate anche le logiche, senza disperdere il patrimonio che finora abbiamo accumulato, grazie al lavoro svolto in questi anni attraverso il legislatore, ancorché di diversa colorazione politica.

Ripeto, questo è un passaggio significativo; ci saranno altri passaggi. Ci auguriamo (e presentiamo un ordine del giorno in materia firmato da me) che non si ricorra più al decreto‑legge, perché ora siamo quasi in dirittura d'arrivo: si parla del 16 dicembre 2009, quindi si può dire che dopodomani arriverà il provvedimento "taglia-leggi" istituzionale, per cui di questi decreti non ci sarà bisogno. Vi è però un grande lavoro da fare da parte degli uffici ministeriali e legislativi e anche da parte di noi parlamentari, per quanto ci è possibile.

Ringrazio tutti i senatori intervenuti per il loro contributo. In occasione dell'esame degli ordini del giorno, potremo approfondire, punto per punto, alcune questioni di particolare interesse. (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Adamo).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

CALDEROLI, ministro per la semplificazione normativa. Signora Presidente, per quanto riguarda i contenuti della mia replica, mi rimetto alla relazione svolta dalla Commissione, ma vorrei fare alcune puntualizzazioni rispetto all'intervento del collega dell'Italia dei Valori che non si è mostrato convinto della necessità e dell'urgenza del salvataggio delle risorse, dal momento che nella legge finanziaria vi era già un contenuto simile. Voglio segnalare che quando fu emanato il decreto-legge, la legge finanziaria non era ancora stata approvata e che non si era ancora provveduto pertanto a quel salvataggio. Rispetto alla continuità del lavoro, segnalata dalla senatrice Adamo, la riconosco e devo ringraziare Bassanini, Pajno e lo stesso senatore Pastore che ha svolto nelle passate legislature un ruolo importante.

Devo stendere un pietoso velo su tutto il resto, perché chi ha voluto semplificare nella storia del Paese si è trovato di fronte un compito assolutamente complicato. Ho trovato 21.600 leggi ufficiali sulla carta, ma negli scantinati ne ho trovate 451.000: quando si è in presenza di così tanti atti normativi (tra numerati e non), purtroppo l'intervento non può essere di bisturi. Per raggiungere dei risultati è stato necessario intervenire in maniera forse più grossolana. Oggi è evidente che avremmo potuto utilizzare lo strumento del decreto legislativo anche per le abrogazioni e mi sarebbe piaciuto poterlo fare. Non era così all'inizio della legislatura.

Prendo atto che è stato presentato anche un ordine del giorno che ribadisce la necessità di uno strumento che possa essere sottoposto alla valutazione del Parlamento. Mai più ricorreremo allo strumento del decreto-legge, ma faremo uso del decreto legislativo.

Sicuramente mi preoccupa il milleproroghe, senatrice Adamo, perché se le proroghe fossero solo mille, si tratterebbe di un numero contenuto, ma purtroppo siamo arrivati ai decreti «milioni di proroghe». Credo che questa sia un'esigenza avvertita da una parte e dall'altra, perché nei decreti cosiddetti milleproroghe ci cascano tutti i Governi. È necessario e utile sviluppare un discorso di legge di manutenzione in modo che, semestralmente, con uno strumento ordinario, ma attraverso un canale privilegiato dai Regolamenti parlamentari, sia possibile intervenire su termini, differimenti e proroghe ed evitare che gli stessi siano inseriti nella decretazione d'urgenza.

Per quanto riguarda il resto, il collega ha ricordato gli oneri diretti ed immediati che sarebbero derivati dall'inserimento di 30.000 leggi che avrebbero dovuto essere successivamente eliminate, con ciò comportando un ulteriore onere: stiamo parlando di 60 milioni di euro (120 miliardi delle vecchie lire). Per me 120 miliardi di lire sono un ottimo motivo di necessità e urgenza e, soprattutto in periodi di crisi, cerchiamo di usarli meglio ed evitare di buttarli via. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).

PRESIDENTE. Non essendo ancora pervenuti i pareri della 1a e della 5ª Commissione permanente, rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.

Sui compensi elargiti per la 59a edizione del Festival di Sanremo

LANNUTTI (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LANNUTTI (IdV). Signora Presidente, mentre questa crisi economica (basta guardare il PIL del Giappone che è crollato del 12,7 per cento) falcidia centinaia di migliaia di posti di lavoro e fa tirare la cinghia a milioni di famiglie, la RAI, finanziata dal canone dei cittadini, si permette di elargire un milione di euro a Paolo Bonolis per Sanremo che, tra l'altro, di fronte alle critiche, ha definito infelici quei parlamentari che hanno ritenuto scandalosi quei compensi.

Il quotidiano «La Stampa» del 15 febbraio ha commentato come affari di famiglia gli appalti del Festival di Sanremo, affidati alla scuderia di Lucio Presta, l'agente di Bonolis, che vede in campo il suo staff, dal direttore d'orchestra al direttore artistico, dagli autori come Lanza e Salvati alla - ciliegina sulla torta - signora Sonia Bruganelli, ovvero la moglie di Paolo Bonolis, che si sta occupando del casting, o meglio «solo di alcuni momenti del Festival» - sottolineano fonti RAI -«e cioè delle modelle, dei ragazzi...».

Insomma, la famiglia è al completo, non solo per Bonolis, ma anche per Presta che oltre al cast - per così dire tecnico - «scaricherà» sul palco dell'Ariston una serie di personaggi legati al suo ruolo. Insomma, il vero deus ex machina degli artisti non sembrerebbe tanto la RAI, che pure finanzia la gara canora, quanto il manager delle star.

È lui, infatti, che tratta i compensi dei big principali, che rilancia sui diritti di Benigni e che, forse casualmente, sceglie e trova le migliori risorse per Sanremo proprio nel guardaroba di casa, nel cosiddetto book di famiglia.

Esistono poi rapporti pregressi tra Lucio Presta ed il direttore di Raiuno Fabrizio Del Noce, sui quali occorre fare chiarezza.

Signora Presidente, siccome sono tra quei parlamentari infelici che hanno presentato interrogazioni al riguardo, chiedo che il Ministro dell'economia e delle finanze o quello dello sviluppo economico vengano a rispondere su questi scandalosi compensi, ma anche sulla violazione degli obblighi di legge, previsti dall'articolo 3, comma 44, della legge n. 244 del 2007, relativi ai compensi, che non possono superare i 250.000 euro e che devono essere pubblicati sul sito RAI. Ad oggi, tali compensi non compaiono.

Ritengo che la RAI non possa essere considerata una zona franca, ma debba essere soggetta alle leggi e al Parlamento, anche se ciò non sembra interessare ad alcuno. (Applausi dai Gruppi IdV e LNP).

PRESIDENTE. La Presidenza solleciterà il Ministro dell'economia e delle finanze a dare una risposta.

Interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza interrogazioni, pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ricordo che il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica oggi, alle ore 16,30, con lo stesso ordine del giorno.

La seduta è tolta (ore 12,04).

Allegato A

DISEGNO DI LEGGE

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 22 dicembre 2008, n. 200, recante misure urgenti in materia di semplificazione normativa (1342)

PROPOSTA DI QUESTIONE PREGIUDIZIALE

QP1

D'ALIA

Ritirata

Il Senato,

        premesso che:

            l'articolo 1, che detta disposizioni per la creazione di una banca dati normativa unica pubblica e gratuita, non è coerente con il titolo del decreto recante misure urgenti in materia di «semplificazione»;

            l'attivazione di un nuovo sistema informativo per la diffusione gratuita della normativa statale vigente non riveste i caratteri straordinari di necessità ed urgenza che legittimano, ai sensi dell'articolo 77 della Costituzione, il ricorso alla decretazione d'urgenza;

            non c'è urgenza in quanto l'articolo in questione detta misure che richiedono l'adozione di successivi decreti ministeriali; pertanto non è di immediata applicazione. Conseguentemente non è conforme al dettato costituzionale, come precisato anche dall'articolo 15 della legge n. 400 del 1988;

            quanto alla necessità, le misure previste non consentono di aprire ai cittadini gratuitamente l'accesso ai servizi informativi ufficiali esistenti, cosa che sarebbe invece auspicabile. Esistono infatti il GURITEL, dell'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato e il sistema Italgiure Find, gestito dal CED della Suprema Corte di Cassazione, i quali, da diversi anni, distribuiscono archivi normativi completi, certificati e accessibili via Internet con sofisticati sistemi di interrogazione (tali servizi, però, attualmente sono a pagamento);

            l'articolo 2, che prevede l'abrogazione espressa delle norme primarie «ritenute estranee ai principi dell'ordinamento giuridico attuale», è anch'esso carente dei presupposti per l'esercizio della decretazione d'urgenza, solo apoditticamente enunciati. La relazione, che sul punto individua peraltro l'obiettivo di evitare «soprattutto» i costi dell'inserimento nella nuova banca dati «normativa» di 29.000 norme, non contiene elementi ulteriori a sostegno dell'urgenza;

            lo stesso articolo 2, esaminato sulla base di quanto esposto nella relazione, appare poi anche in contrasto con l'articolo 3 della Costituzione per irragionevolezza della motivazione in quanto, prevedendo l'abrogazione con decreto-legge di un elevato numero di norme primarie senza puntuali motivazioni, utilizza uno strumento inidoneo a razionalizzare l'ordinamento;

            l'articolo 2, infine, non tiene conto del fatto che il dispositivo previsto dall'articolo 14, commi 12-24, della legge n. 246 del 2005 reca una delega legislativa in materia il cui termine è ancora aperto prevedendo una procedura complessa per la semplificazione che coinvolge anche il Parlamento attraverso la Commissione bicamerale per la semplificazione normativa istituita dalla stessa legge;

            l'articolo 3 si pone a sua volta in contrasto con l'articolo 77 della Costituzione in quanto non è supportato da idonea valutazione in merito alla necessità e all'urgenza di fare rientrare in vigore sessantasei leggi abrogate meno di sei mesi prima, sempre con lo strumento del decreto-legge,

delibera

            di non procedere all'esame del disegno di legge n. 1342

.

Allegato B

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Alberti Casellati, Amato, Berselli, Bettamio, Bevilacqua, Bornacin, Caliendo, Cantoni, Carrara, Casoli, Castelli, Ciampi, Collino, Compagna, D'Ali', Davico, Dell'Utri, Digilio, Fasano, Fazzone, Firrarello, Fluttero, Germontani, Giovanardi, Leoni, Mantica, Mantovani, Martinat, Massidda, Palma, Pera, Poli, Pontone, Sciascia e Viespoli.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Spadoni, per partecipare ad una Conferenza internazionale; De Gregorio, Marini e Torri, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'Iniziativa Centro Europea.

Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, trasmissione di documenti

Il Presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, con lettera in data 13 febbraio 2009, ha inviato una relazione concernente i rischi per l'efficienza dei servizi di informazione per la sicurezza derivanti dall'acquisizione e mancata distruzione di dati sensibili per la sicurezza della Repubblica, approvata dal Comitato stesso nella seduta del 12 febbraio 2009.

Il predetto documento è stampato e distribuito (Doc. XXXIV, n. 1).

Commissione parlamentare per la semplificazione della legislazione, variazioni nella composizione

Il Presidente della Camera dei deputati, in data 12 febbraio 2009, ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare per la semplificazione della legislazione il deputato Aniello Formisano, in sostituzione del deputato Carlo Costantini, cessato dal mandato parlamentare.

Commissioni permanenti, Ufficio di Presidenza

In data 12 febbraio 2009, la senatrice Donatella Poretti è stata eletta Segretario della 12a Commissione permanente (Igiene e sanità), in sostituzione del senatore Claudio Gustavino.

Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati

Ministro pubbl. amm. e innov.

(Governo Berlusconi-IV)

Delega al Governo finalizzata all'ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e alla efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni nonché disposizioni integrative delle funzioni attribuite al Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro e alla Corte dei conti (847-B)

(presentato in data 13/2/2009 );

S.847 approvato dal Senato della Repubblica (assorbe S.746); C.2031 approvato con modificazioni dalla Camera dei Deputati

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatori Cursi Cesare, Boldi Rossana, Bevilacqua Francesco

Modifiche agli articoli 1 e 4 della legge 29 ottobre 2005, n. 229, in materia di indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie (1379)

(presentato in data 12/2/2009 );

senatori Finocchiaro Anna, Vimercati Luigi, Vita Vincenzo Maria, Morri Fabrizio, Sircana Silvio Emilio, Ceruti Mauro, Milana Riccardo, Filippi Marco, Donaggio Cecilia, Fistarol Maurizio, Magistrelli Marina, Papania Antonino, Ranucci Raffaele

Riforma degli organi di governo della RAI (1380)

(presentato in data 12/2/2009 );

senatori Bevilacqua Francesco, Germontani Maria Ida, Rizzotti Maria, De Eccher Cristano, Gentile Antonio, Nessa Pasquale, Bornacin Giorgio, Alicata Bruno, Digilio Egidio, Centaro Roberto, Castro Maurizio, Contini Barbara, Benedetti Valentini Domenico, Longo Piero, Coronella Gennaro, Barelli Paolo, Stancanelli Raffaele, Costa Rosario Giorgio, Licastro Scardino Simonetta, Ramponi Luigi, Amato Paolo

Norme recanti riordino dell'Istituto nazionale di fisica nucleare (1381)

(presentato in data 12/2/2009 );

senatrice Bonfrisco Anna Cinzia

Misure relative al Patto di stabilità interno (1382)

(presentato in data 13/2/2009 );

senatore D'Ambrosio Lettieri Luigi

Norme per la tutela e la valorizzazione delle farmacie storiche e di interesse artistico (1383)

(presentato in data 13/2/2009 ).

Disegni di legge, assegnazione

In sede referente

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Delega al Governo finalizzata all'ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e alla efficienza e

trasparenza delle pubbliche amministrazioni nonché disposizioni integrative delle funzioni attribuite al Consiglio

nazionale dell'economia e del lavoro e alla Corte dei conti (847-B)

previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali

S.847 approvato dal Senato della Repubblica (assorbe S.746); C.2031 approvato con modificazioni dalla Camera dei Deputati

(assegnato in data 17/02/2009).

Disegni di legge, presentazione di relazioni

A nome della 1ª Commissione permanente Aff. cost. in data 13/02/2009 il Senatore Ceccanti Stefano ed altri hanno presentato la relazione 1360-A sul disegno di legge:

Dep. Zeller Karl ed altri

"Modifiche alla legge 24 gennaio 1979, n. 18, concernente l'elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia" (1360)

C.22 approvato in testo unificato dalla Camera dei Deputati (TU con C.646, C.1070, C.1449, C.1491, C.1507, C.1692, C.1733, C.2023).

A nome della 3ª Commissione permanente Aff. esteri in data 16/02/2009 il Senatore Divina Sergio ha presentato la relazione 1302-A sul disegno di legge:

"Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Federazione russa sulla cooperazione nella lotta alla criminalità, fatto a Roma il 5 novembre 2003" (1302).

Indagini conoscitive, annunzio

In data 13 febbraio 2009, la 8a Commissione permanente è stata autorizzata a svolgere, ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento, un'indagine conoscitiva sulle problematiche relative alle autorizzazioni, ai contratti di servizio ed ai contratti di programma nei settori dei trasporti, postale, delle telecomunicazioni, dei lavori pubblici e delle infrastrutture.

Governo, trasmissione di documenti

Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 4 febbraio 2009, ha inviato, ai sensi dell'articolo 7, comma 11, della legge 17 maggio 1999, n. 144, la relazione sull'attività svolta dall'Unità tecnica finanza di progetto nell'anno 2007.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a Commissione permanente (Doc. CLXXV, n. 1).

Il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, con lettera in data 30 gennaio 2009, ha inviato, ai sensi dell'articolo 2, comma 10, della legge 11 ottobre 1986, n. 713, la relazione sullo stato di attuazione delle direttive della Comunità economica europea sulla produzione e la vendita dei cosmetici, relativa all'anno 2006.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 12a e alla 14a Commissione permanente (Doc. LIX, n. 1).

Autorità per l'energia elettrica e il gas, trasmissione di atti

Il Presidente dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas, con lettera in data 9 febbraio 2009, ha inviato una segnalazione al Parlamento e al Governo in tema di tariffe semplificate per società esercenti il servizio di distribuzione dell'energia elettrica con meno di cinquemila utenti.

La predetta documentazione è stata trasmessa, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 10a Commissione permanente (Atto n. 137).

Corte costituzionale, trasmissione di sentenze

La Corte costituzionale, con lettere in data 6 febbraio 2009, ha inviato, a norma dell'articolo 30, comma 2, della legge 11 marzo 1953, n. 87, copia delle sentenze n. 27 e n. 28 del 26 gennaio 2009, depositate il successivo 6 febbraio in cancelleria, con le quali la Corte stessa ha dichiarato, rispettivamente, l'illegittimità costituzionale:

dell'articolo 60, comma 1, numero 9), del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali), nella parte in cui prevede l'ineleggibilità dei direttori sanitari delle strutture convenzionate per i consigli del comune il cui territorio coincide con il territorio dell'azienda sanitaria locale o ospedaliera con cui sono convenzionate o lo ricomprende, ovvero dei comuni che concorrono a costituire l'azienda sanitaria locale o ospedaliera con cui sono convenzionate. Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1a e alla 12a Commissione permanente (Doc. VII, n. 33);

dell'articolo 1, comma 3, della legge 25 febbraio 1992, n. 210 (Indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazioni), nella parte in cui non prevede che i benefici riconosciuti dalla legge citata spettino anche ai soggetti che presentino danni irreversibili derivanti da epatite contratta a seguito di somministrazione di derivati del sangue. Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 12a Commissione permanente (Doc. VII, n. 34).

Corte costituzionale, trasmissione di sentenze su ricorsi per conflitto di attribuzione

Con sentenza del 26 gennaio 2009, n. 31, depositata il successivo 6 febbraio, la Corte costituzionale ha dichiarato inammissibile il conflitto di attribuzione - proposto dalla Corte di Appello di Roma in data 26 novembre 2007 e sul quale aveva preliminarmente statuito l'esistenza della materia di un conflitto con l'ordinanza n. 187 del 2008 - nei confronti della deliberazione adottata dall'Assemblea del Senato il 18 marzo 2004 in relazione al documento IV-ter, n. 2/XIV Leg.

Consiglio di Stato, trasmissione di atti

Il Presidente del Consiglio di Stato, con lettera in data 4 febbraio 2009, ha inviato, ai sensi dell'articolo 53-bis, comma 1, della legge 27 aprile 1982, n. 186, come introdotto dall'articolo 20 della legge 21 luglio 2000, n. 205, il bilancio autonomo di previsione del Consiglio di Stato e dei Tribunali amministrativi regionali, per l'anno 2009.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 5a Commissione permanente (Atto n. 136).

Consigli regionali e delle province autonome, trasmissione di voti

E' pervenuto al Senato un voto del Consiglio regionale della Lombardia concernente il mantenimento del voto di preferenza nella legge elettorale per le elezioni europee e la sua reintroduzione per l'elezione dei deputati e dei senatori della Repubblica.

Tale voto è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 138, comma 1, del Regolamento, alla 3a Commissione permanente (n. 8).

Interrogazioni

MONGIELLO - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:

il 10 dicembre 2008 è ricorso il sessantesimo anniversario dall'approvazione della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo da parte dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite;

tra le molteplici e varie iniziative che hanno celebrato questo importante evento, vi è stata quella intrapresa da un gruppo di artisti e tecnici, composto da trenta registi e dalle loro troupe, circa 900 persone, che nell'ambito della campagna Human Rights Day 2008 ha provveduto alla realizzazione di un film dal titolo "All Human Rights For All. Sguardi del cinema italiano sui diritti umani"; tale film, ideato e coordinato da Roberto Torelli, Presidente dell'associazione Rinascimento, è composto da trenta cortometraggi, ispirato ciascuno ai trenta articoli della Dichiarazione universale;

il film, presentato in anteprima a Roma il 1 dicembre 2008 al Teatro Argentina, è stato trasmesso nel mese di dicembre da Rai Tre, che ha inserito i singoli cortometraggi all'interno di diversi programmi e successivamente il 26 dicembre 2008 il film è stato trasmesso per intero da Rai Italia; il 19 dicembre 2008 uno dei cortometraggi è stato proiettato al Quirinale, alla presenza del Presidente della Repubblica nell'ambito della giornata coordinata dal Comitato per l'apprendimento pratico della musica, del Ministero dell'istruzione, università e ricerca e dall'Associazione Rinascimento; infine, 10 cortometraggi del film sono stati trasmessi dal canale satellitare del Senato il 30 gennaio 2008, nell'ambito della giornata di celebrazioni dell'anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo inaugurata dal Presidente del Senato della Repubblica;

il suddetto film è stato interamente finanziato dai soli ideatori ed in assenza di qualsiasi forma di finanziamento statale, nonostante il progetto goda del sostegno di due agenzie Onu - United nations regional information centre (Unric) e United nation interregional crime and justice research (Unicri) - e della Fondazione Luigi Di Liegro; infatti le diverse richieste di sostegno inoltrate a vari Ministeri (Ministero dei beni e attività culturali, Ministero pari opportunità, Ministero affari esteri e Ministero istruzione, università e ricerca) non hanno avuto esito positivo;

considerato inoltre che secondo quanto risulta da una recente indagine, pubblicata in data 6 dicembre 2008, su un inserto allegato al Corriere della Sera, tra i cittadini italiani di età compresa tra i 18 e 34 anni di età, solo il 9 per cento è a conoscenza dell'esistenza della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, mentre il 50 per cento non ne ha mai sentito parlare,

si chiede di sapere se alla luce dei fatti esposti in premessa, il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno, attraverso atti di propria competenza, provvedere all'elargizione a favore dell'associazione Rinascimento di eventuali finanziamenti e contributi statali al fine di premiare oltre che la pregevole iniziativa anche l'impegno civile e la sensibilità artistica di tanti e giovani talenti del cinema italiano.

(3-00548)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

VILLARI, SIRCANA, PERDUCA - Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

la Rai è la più importante azienda culturale del Paese;

il vigente contratto di servizio, stipulato fra la Rai e il Ministero delle comunicazioni, impegna, fra l'altro, la Rai ad adottare criteri tecnici ed economici di gestione idonei a consentire il raggiungimento di obiettivi di efficienza aziendale;

il Festival di Sanremo è una delle trasmissioni più prestigiose del servizio pubblico, importante vetrina per qualunque personaggio;

da quanto dichiarato dal direttore generale della Rai Claudio Cappon emerge che l'azienda sta trattando per una partecipazione di Benigni a Sanremo in cambio di una cessione al comico toscano dei diritti delle sue passate apparizioni sui canali del servizio pubblico;

considerato che:

l'agente di Roberto Benigni è lo stesso del conduttore del prossimo Festival;

dalla presenza del comico toscano al Festival trarrebbe giovamento lo stesso conduttore;

un simile precedente circa la modalità di corresponsione del compenso potrebbe comportare analoghe richieste da altri artisti, limitando così quanto oggi costituisce parte rilevante del patrimonio dell'azienda,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei termini economici dell'operazione, con particolare riferimento alla modalità prescelta per pagare l'ingaggio, quantificando il valore dei diritti riconosciuti a Benigni;

se reputino che in tal modo la Rai non limiti la trattativa sull'entità del compenso.

(3-00546)

VILLARI, PISTORIO, PERDUCA - Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

il vigente contratto di servizio, stipulato fra la Rai e il Ministero delle comunicazioni, impegna, fra l'altro, la Rai ad adottare criteri tecnici ed economici di gestione idonei a consentire il raggiungimento di obiettivi di efficienza aziendale;

per la conduzione del Festival di Sanremo la RAI riconoscerà a Paolo Bonolis un compenso pari a un milione di euro, così come ammesso pubblicamente dallo stesso conduttore;

la RAI è un'azienda di servizio pubblico;

la RAI è finanziata dai cittadini attraverso il canone, pagato annualmente e dalla raccolta pubblicitaria,

considerato che:

la crisi economica colpisce anche la RAI;

molti lavoratori pubblici sono espulsi dal ciclo produttivo ed a molti precari non viene rinnovato il contratto,

si chiede di sapere:

se si ritenga opportuno che la RAI riconosca compensi tanto elevati attraverso denaro pubblico corrisposto dai cittadini che pagano annualmente il canone e se piuttosto non sia preferibile stabilire un tetto al compenso previsto per quanti hanno rapporti di lavoro con la RAI, anche alla luce delle tante professionalità presenti nell'azienda, patrimonio umano e professionale da valorizzare.

(3-00547)

LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

a tutt'oggi non risulta ancora liquidata la quota del 5 per mille, per gli anni 2006 e 2007, alla vasta platea dei beneficiari, organizzazioni non lucrative di utilità sociale, enti di ricerca scientifica e sanitaria, associazioni ambientaliste e di promozione sociale, che attende, quindi con comprensibile sollecitudine, l'erogazione delle quote di spettanza come destinate dai contribuenti; n

l'istituzione del 5 per mille, introdotta in via sperimentale dall'articolo 1, comma 337, della legge n. 266 del 23 dicembre 2005 (legge finanziaria per il 2006), ha lo scopo di destinare l'uso di una parte, per quanto piccola, delle imposte al sostegno del settore no profit e di realizzare una responsabilizzazione del contribuente, dando forma al principio di sussidiarietà fiscale;

detto istituto ha ottenuto una forte adesione da parte dei cittadini ed il numero delle associazioni che hanno richiesto di essere accreditate, per poter usufruire del 5 per mille, è cresciuto in maniera esponenziale;

nonostante i dati mostrino il grande interesse e l'adesione dei cittadini al 5 per mille, non si è finora proceduto a stabilizzarlo all'interno della legislazione italiana, dovendo così, di volta in volta, inserire norme ad hoc nelle varie leggi finanziarie;

pertanto la prassi per la corresponsione del 5 per mille è complessa e nella pratica si è rivelata fonte di notevolissimi e ingiustificati ritardi nell'assegnazione delle somme ai beneficiari;

a giudizio dell'interrogante, la trasparenza fiscale richiesta al cittadino deve essere mostrata in primo luogo dalle istituzioni, onde evitare che il ritardo nell'attribuzione delle somme relative al 5 per mille alimenti una diffidenza diffusa dei contribuenti rispetto all'amministrazione fiscale dello Stato;

tale ritardo comporta, di fatto, l'impossibilità dell'attuazione dei progetti degli enti aventi diritto all'erogazione del 5 per mille, vanificando la stessa finalità dell'istituto in oggetto,

si chiede di sapere quali iniziative urgenti intenda assumere il ministro in indirizzo per eliminare questo ingiustificato ed inaccettabile ritardo ed ottemperare agli impegni sottoscritti, assicurando al cittadino contribuente tempi certi nell'assegnazione del 5 per mille, così come dallo stesso destinato.

(3-00549)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

INCOSTANTE, ARMATO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

un centro socio-educativo situato a Secondigliano, alla periferia di Napoli, e gestito dal gruppo di imprese sociali è stato devastato nel pomeriggio di mercoledì 11 febbraio 2009 da teppisti che hanno distrutto le suppellettili, aggredito i sei operatori e terrorizzato gli oltre trenta ragazzi presenti;

il centro, gestito per conto del Comune, offre ai ragazzi opportunità di aggregazione e socializzazione importanti - come attività ricreative, artigianali, sportive e di sostegno scolastico - in un territorio notoriamente difficile e altamente degradato, accogliendo annualmente circa 300 bambini e ragazzi dagli otto ai sedici anni, provenienti nella maggior parte dei casi da situazioni familiari problematiche;

considerato che:

si presume che l'aggressione, preceduta nei giorni scorsi da ripetute minacce, possa essere legata alla lotta tra bande per il controllo del vicino parco urbano in viale delle Galassie, riaperto al pubblico il 29 gennaio 2009, alla luce del fatto che gli operatori del centro e le associazioni attive sul territorio avevano individuato proprio nel parco un luogo da destinare a nuovi eventi e iniziative per i bambini e i ragazzi;

in un territorio particolarmente difficile e degradato come Secondigliano risultano particolarmente importanti le iniziative volte ad accompagnare e stimolare i bambini e giovani, tenendoli lontani dalla criminalità organizzata e dai rischi connessi,

si chiede di sapere se il Governo sia al corrente della situazione e quali misure intenda adottare, di concerto con le autorità di pubblica sicurezza, per garantire una maggiore tutela agli operatori e assicurare l'incolumità dei ragazzi che fruiscono dei fondamentali servizi sociali, in particolar modo nelle aree degradate delle periferie urbane come Secondigliano.

(4-01130)

D'ALIA - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha indetto un bando di gara per la realizzazione della metropolitana del mare, ai fini di potenziare i collegamenti veloci tra Messina e Reggio Calabria, prevedendo uno stanziamento di 30 milioni di euro per gli anni 2008-2010;

il bando prevede, tra le altre cose, l'attivazione di due servizi circolari con fermate al Porto di Messina, all'Ospedale di Papardo (Messina) e Villa San Giovanni (Reggio Calabria) e a Reggio Calabria, in modo da garantire un collegamento continuo tra i tre comuni ed anche tra la zona dell'Ospedale di Papardo e il porto di Messina, il ripristino del servizio di collegamento diretto tra il porto e l'aeroporto di Reggio Calabria. La società aggiudicataria dovrà mettere a disposizione almeno cinque mezzi veloci di capacità non inferiore a 250 passeggeri;

la società Rete ferroviaria italiana (RFI) e la società Ustica Lines hanno costituito una joint venture (Consorzio Metromare dello Stretto) per poter partecipare al bando suddetto;

il bando dispone la presentazione della doppia offerta, una per l'aspetto dei servizi tecnici, l'altra di carattere economico;

l'Ati (denominata "Metromare dello Stretto") costituita tra RFI e Ustica Lines si è aggiudicata il 6 ottobre 2008 l'offerta tecnica, presentando al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti un piano di sviluppo in linea con i parametri richiesti dal bando, mentre in data 6 novembre 2008 si è aggiudicata anche la migliore offerta economica rispetto agli altri gruppi interessati al bando di servizio di potenziamento dei collegamenti veloci tra le città di Messina, Reggio Calabria e Villa San Giovanni quali Snav e Medmar e Amadeus del Gruppo Matacena;

l`affidamento del servizio a Metromare dello Stretto avrà una durata di tre anni, rinnovabile per analogo periodo su richiesta del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti che ha istituito il servizio in seguito alla legge n. 222 del 2007;

entro i primi quindici giorni del mese di marzo 2009 prenderà il via il progetto di Metropolitana del mare per opera del Consorzio Metromare dello Stretto. Nell'occasione in data 10 febbraio 2009 è stato presentato dallo stesso Consorzio il nuovo piano di trasporto fortemente criticato dal Comitato pendolari, come si evince dai numerosi articoli di stampa;

il nuovo piano prevede tre tappe: il porto di Messina, Villa San Giovanni, Reggio Calabria a rotazione continua, è stata soppressa la fermata Papardo, dove non vi è alcun punto d'attracco. Il pontile di Papardo non esiste, così come manca un'opportuna progettazione in merito;

l'obiettivo perseguito dal progetto "Metropolitana del mare" e in genere dal "sistema metropolitano dei trasporti" si propone di diminuire i tempi di percorrenza per avvicinare le aree che si vogliono congiungere, nel caso di specie le due città che si affacciano sullo Stretto, al contrario le rotte, più lunghe in termini di distanza e tempi di attraversamento, che i mezzi veloci saranno tenuti a percorrere, secondo le indicazioni del Ministero, per addotti motivi di sicurezza, comporteranno, un notevole allungamento dei termini di percorrenza. Attenendosi alle fasce orarie prospettate, dal porto di Messina (con fermata a Villa San Giovanni) a quello di Reggio Calabria l'aliscafo potrà impiegare un'ora e mezza anziché gli attuali trenta minuti circa;

le tariffe, considerato che gli utenti sono per la maggior parte pendolari costretti quotidianamente ad usufruire del servizio, risultano particolarmente onerose; cinque euro per il tratto Messina porto-Reggio Calabria, 3,50 euro per Messina porto-Villa San Giovanni, 9 euro per Messina porto-aeroporto di Reggio Calabria, per quest'ultima tratta non sono previsti abbonamenti; queste tariffe come ha denunciato pubblicamente il Comitato dei pendolari risultano eccessive,

si chiede di sapere vista l'essenzialità che questo servizio riveste per i cittadini delle due sponde e non solo, se e quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda assumere per evitare, in particolare agli utenti pendolari, i disagi dovuti all'aggravio di spesa per l'acquisto dei titoli di viaggio e a quelli ascrivibili allungamento dei tempi di percorrenza delle tratte.

(4-01131)

BUTTI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

lo scorso 9 febbraio 2009, presso la Camera di commercio industria ed artigianato di Como, si è svolto un incontro alla presenza delle autorità provinciali in merito al già previsto taglio dei fondi destinati alla Gestione Governativa della navigazione del lago di Como;

tale riduzione di fondi porterebbe ad un immediato e drastico ridimensionamento delle corse, che andrebbe a ripercuotersi in modo pesante non solo sul servizio di trasporto pubblico via lago, che istituzionalmente la Navigazione ha come mission aziendale, ma anche sul comparto turistico del lago di Como, in un momento già di forte crisi;

i dati più recenti, e provenienti dalla Gestione Governativa della navigazione del lago di Como, dimostrano che su 2.800.000 passeggeri trasportati nel 2008, solo 800.000 sono i locali che usano i battelli come servizio di trasporto pubblico, mentre ben 2.000.000 sono i turisti che lo utilizzano per diporto;

risulta evidente che per la società di navigazione il comparto turistico rappresenta l'hardcore della propria attività,

si chiede di sapere:

quali misure di propria competenza intenda adottare il Ministro in indirizzo per evitare un ridimensionamento del servizio di trasporto via lago, che andrebbe non solo ad appesantire la mobilità su ruote sulle già congestionate strade del lago, ma anche ad aggravare una situazione precaria sotto l'aspetto ambientale del territorio lariano;

quali interventi preveda il Ministro competente per ripristinare i fondi destinati alla Gestione Governativa della navigazione del lago di Como che fornisce un vero e proprio servizio turistico di importanza fondamentale per l'economia lariana;

quale sia l'opinione del Ministro in ordine alla proposta di trasferire ogni tipo di competenza in materia di trasporti lacuali alle regioni.

(4-01132)

AMATO - Ai Ministri per la pubblica amministrazione e l'innovazione, per i rapporti con le Regioni e dell'interno - Premesso che:

a Firenze, in data 15 febbraio 2009, si terranno le cosiddette "elezioni primarie di coalizione" del centrosinistra (Partito Democratico, Partito Socialista, la Sinistra, Italia dei Valori e Verdi) per la scelta del candidato a sindaco di quella parte politica;

si tratta di elezioni sostanzialmente interne ad uno schieramento politico, anche se aperte a quei residenti che vorranno recarsi presso i cinquantacinque seggi elettorali, appositamente costituiti, dove, versando almeno un euro al comitato organizzatore, potranno esprimere la propria preferenza;

all'interno della lista dei seggi elettorali, indicati dal comitato organizzatore, figurano rispettivamente ai numeri 2, 10, 19 e 39: il Centro Anziani "il Fuligno"; il Centro Anziani "Il Grillo Parlante"; il teatro "Mandela Forum", nonché la sede SAS SpA (Servizi alla Strada);

i luoghi sopra menzionati, adibiti a seggio elettorale per le "elezioni primarie di coalizione" del centrosinistra, risultano essere di proprietà pubblica in quanto afferenti alle articolazioni circoscrizionali comunali o perché sedi di società ed associazioni partecipate - totalmente o in parte - dal Comune di Firenze;

considerato che:

a giudizio dell'interrogante di fronte ad una competizione politica deve essere sempre rispettato il ruolo delle sedi pubbliche e istituzionali, che sono - per definizione - di tutti e non di una sola parte politica;

utilizzare la sede di una società totalmente partecipata e controllata dal Comune di Firenze - come nel caso della Servizi alla Strada - quale seggio elettorale per le "primarie di coalizione" del centrosinistra crea un precedente inammissibile e rappresenta un fatto grave che va inevitabilmente ad incidere sul delicato rapporto formale esistente tra ente controllore ed ente controllato,

si chiede di sapere dai Ministri in indirizzo, ciascuno per quanto di propria competenza:

se non ritengano, nel rispetto delle prerogative e dell'indipendenza dell'Ente comunale fiorentino, di dover intervenire presso quest'ultimo al fine di stigmatizzare il fatto in oggetto come una grave violazione del principio di trasparenza ed imparzialità della Pubblica Amministrazione nei confronti dei cittadini;

se non ritengano inoltre opportuno invitare Comuni, Province e Regioni a negare, per ragioni di opportunità istituzionale e per evitare che simili episodi abbiano a ripetersi, l'uso dei propri spazi per qualsiasi tipo di elezioni, cosiddette "primarie", di parte; magari sollecitando a tal fine un pronunciamento dell'Associazione nazionale dei comuni italiani, dell'Unione delle province Italiane e della Conferenza delle regioni;

se non ritengano infine opportuno accertare se gli spazi forniti all'iniziativa politica del centrosinistra fiorentino siano stati concessi gratuitamente, o meno dagli enti partecipati dal Comune di Firenze.

(4-01133)

PORETTI, PERDUCA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della giustizia - Premesso che:

come ampiamente riportato dagli organi di stampa, il 14 novembre 2008, la Procura della Repubblica di Ferrara ha dato il via ad una operazione su tutto il territorio nazionale, che ha portato al sequestro di 19 siti internet dedicati alla vendita dei semi di cannabis e del materiale per la sua coltivazione e lavorazione, e 79 negozi e distributori automatici. In 108 città italiane sono scattate 240 perquisizioni e la notifica di 62 informazioni di garanzia per il reato di istigazione all'uso illecito di sostanze stupefacenti nei confronti dei gestori dei siti internet, dei negozi e dei distributori automatici di semi e materiali per la produzione di marijuana e di hashish. Dieci responsabili di negozi di smart drugs sono stati arrestati per produzione e detenzione di hashish, marijuana e allucinogeni vari. Nell'operazione, denominata "smart drugs" sono stati sequestrati 200.000 semi di canapa, 18.260 attrezzature per la coltivazione della canapa e per la produzione di hashish e marijuana, 25.000 strumenti per l'assunzione di droga, 384 flaconi di allucinogeni, 11.821 supporti video e cartacei contenenti istruzioni per coltivazione delle piante di canapa e produzione di marijuana e hashish. Sessantaquattro titolari di smart drugs e siti internet sono stati indagati per il reato di istigazione al consumo illecito di sostanze stupefacenti, 12 laboratori per la produzione di marijuana e hashish sono stati scoperti e uno era interamente nascosto all'interno di un armadio. Le province interessate dall'operazione sono state Genova, Savona, Torino, Novara, Milano, Bergamo, Brescia, Varese, Trento, Venezia, Padova, Treviso, Verona, Pordenone, Bologna, Forlì, Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Firenze, Livorno, Lucca, Pesaro, Cagliari, Sassari, Terni, Roma, Pescara, Napoli, Salerno, Bari, Lecce, Taranto, Palermo, Caltanissetta, Catania, Enna, Trapani;

l'operazione è partita da Ferrara, prima città italiana in cui la Guardia di Finanza ha "sigillato" uno di questi distributori di semi di canapa, dopo la segnalazione al numero di telefono 117 di un genitore che lamentava la sua vicinanza a una scuola cittadina. Il gestore fu denunciato per istigazione alla coltivazione e all'uso di droga. Questo ha fatto sapere il pubblico ministero di Ferrara in una conferenza stampa dove ha reso noti i risultati dell'operazione. La Procura di Ferrara, insieme alla Guardia di finanza, hanno basato l'operazione su una nuova lettura e interpretazione giuridica, giungendo a qualificare il commercio - e la vendita di materiale legale - come istigazione all'uso illecito di sostanze stupefacenti, reati che possono comportare fino a 12 anni di pena;

tale operazione era stata sollecitata dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, con delega alle tossicodipendenze, senatore Carlo Giovanardi, come egli stesso ha spiegato in una dichiarazione agli organi di stampa rilasciata nel corso dell'operazione. «La guerra alle "smart drugs" è un'iniziativa utile e doverosa. L'operazione ordinata dalla procura di Ferrara, considerando istigazione all'uso delle sostanze stupefacenti la commercializzazione dei semi di cannabis e del materiale per la coltivazione delle piante è un'iniziativa utile e doverosa per contrastare l'opera di proselitismo alle sostanze stupefacenti svolta dagli smart shop e dai loro gestori». E ancora: «Avevamo garantito l'intervento del Dipartimento per sollecitare iniziative a fronte di un fenomeno sconcertante che portava addirittura a svolgere questa attività in prossimità di scuole. È in previsione per il 27 novembre [2008] a Palazzo Chigi una riunione operativa con i rappresentanti delle forze dell'ordine, dell'ex ministero della salute e della magistratura più direttamente impegnata su questo fronte, per fare il punto della situazione e coordinare le ulteriori iniziative per contrastare la diffusione di questi esercizi commerciali e delle sostanze stupefacenti";

in data 4 dicembre 2008, il giudice del riesame del Tribunale di Ferrara ha bocciato la tesi istigatoria della Procura e del sottosegretario Giovanardi, annullando i decreti di perquisizione e provvedendo al dissequestro del materiale così motivandolo: "in concreto va ribadito come la mera messa in vendita o anche la pubblicizzazione su siti internet della vendita di cose propedeutiche alla coltivazione di piante stupefacenti non integra la condotta di istigazione all'uso di sostanze stupefacenti attesa la necessità di mantenere distinta l'attività di mero orientamento culturale da quella di concreta spinta all'azione implicita nella nozione di istigazione";

oltre al crollo della tesi istigatoria, la procura di Ferrara ad avviso degli interroganti ha operato fuori dalle proprie competenze territoriali. Infatti, è già stata costretta a trasmettere tutte le posizioni relative agli imputati ai giudici naturali. Si è avuto, così, un frazionamento dell'originario procedimento;

taluna Procura è stata più solerte di altre ed ha già assunto precise posizioni. È il caso di quella di Cagliari che pare aver presentato richiesta di archiviazione al giudice delle udienze preliminari;

all'opposto, la procura di Pesaro continua a mantenere agli arresti domiciliari un'altra persona coinvolta nello stesso originario blitz, incensurato e mero consumatore trovato in possesso di 23 grammi di marijuana;

alcuni ricorsi in Cassazione presentati dal pubblico ministero di Ferrara contro la decisione del Tribunale del riesame che aveva annullato il decreto di perquisizione ed i conseguenti sequestri verranno discussi alle udienze del 20 maggio e del 1 luglio 2009. Ma si tratta di ricorsi pressoché inutili. Infatti, la pronunzia della Corte Suprema arriverà in una epoca in cui molti processi potrebbero essere stati già definiti addirittura con il proscioglimento dell'indagato e, dunque, assumerebbe valore solo in senso teorico. E anche ove la Cassazione ordinasse un nuovo giudizio al Tribunale del riesame di Ferrara, atteso che il pubblico ministero ha trasmesso gli atti ad altre 60 Procure, il giudizio non riguarderebbe alcun imputato;

la condotta del pubblico ministero di Ferrara, viziata, a giudizio degli interroganti, da macroscopici errori al limite dell'incompetenza, avrebbe conseguenze fatali sulla carriera di qualsiasi professionista. Oltre agli ingenti costi per il contribuente, e ad un ulteriore appesantimento del sistema giudiziario con procedimenti censurabili, si è procurato enorme danno alle persone coinvolte, alcune di esse addirittura private della propria libertà personale,

si chiede di sapere:

quale sia costo complessivo dell'operazione lanciata dalla Procura della Repubblica di Ferrara, incluso: le indagini e i procedimenti giudiziari, l'impiego del personale di polizia giudiziaria, la detenzione preventiva, eccetera;

quale sia il ruolo svolto dal sottosegretario Carlo Giovanardi, ed in particolare quali direttive e suggerimenti abbia offerto, direttamente o indirettamente attraverso interposta persona o organo, al pubblico ministero di Ferrara, in merito all'operazione; quante volte e in che forma abbia contattato, direttamente o indirettamente, il pubblico ministero di Ferrara prima dell'avvio dell'operazione;

se il Ministro in indirizzo intenda inviare ispettori presso la Procura della Repubblica di Ferrara per accertare eventuali responsabilità del pubblico ministero.

(4-01134)

PERDUCA, PORETTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

durante la 52esima sessione della Commissione stupefacenti delle Nazioni unite è prevista per i giorni dall'11 al 20 marzo 2009 e che nei giorni 11 e 12 marzo, presso l'Ufficio delle Nazioni unite per la droga e il crimine di Vienna è stato fissato il segmento ministeriale;

considerato che il dipartimento delle politiche antidroga della Presidenza del consiglio dei ministri ha convocato dal 12 al 14 marzo la 5a Conferenza nazionale sulle droghe;

dal programma pubblicato sul sito http://www.conferenzadroga.org/home.html appositamente creato per pubblicizzare l'incontro non si desume la possibilità di dibattito tra i partecipanti;

il Parlamento è stato tenuto al di fuori di qualsiasi dibattito in preparazione della Conferenza;

alcune delle decisioni al centro dei tre giorni dovranno riflettere le delibere della Commissione delle Nazioni unite sugli stupefacenti;

si chiede di sapere il Governo non ritenga opportuno:

posticipare di almeno dieci giorni la convocazione della Conferenza;

strutturare i tre giorni dell'incontro con occasioni di dibattito pubblico che coinvolgano tanto gli operatori quanto esperti, scienziati, organizzazioni non governative e parlamentari nonché gli operatori della stampa nazionale;

inviare un'informativa urgente al Parlamento per dettagliare i tre giorni di dibattito.

(4-01135)

PERDUCA, PORETTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri - Premesso che:

notizie informali relative ai negoziati a porte chiuse per la preparazione della 52esima sessione della Commissione delle Nazione unite sugli stupefacenti vorrebbero la delegazione italiana opporsi alla presa di posizione consensuale dell'Unione europea relativamente alle politiche di cosiddetta "riduzione del danno". Tale veto cancellerebbe non solo il lavoro di anni portato avanti in seno all'Unione europea nel tentativo di fondere approcci e esperienze diverse, ma indebolirebbe enormemente la credibilità delle stessa Unione europea in seno alle Nazioni unite in materia di cura delle tossicomanie;

si chiede di sapere:

se tali anticipazioni corrispondano alla reale posizione tenuta dalla delegazione italiana durante i summenzionati negoziati e, se confermato, quali sarebbero le contro-proposte presentate dalla delegazione italiana e gli argomenti scientifici sui quali esse si appoggiano;

se non si ritenga opportuno, pur mantenendo una posizione scettica, non bloccare l'approccio basato sulle migliori pratiche ampiamente documentate negli altri Stati membri dell'Unione europea.

(4-01136)

PERDUCA, PORETTI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

dal 24 gennaio 2009, il Centro di prima accoglienza di Lampedusa (Agrigento) è stato trasformato in un centro di identificazione ed espulsione e che dalla fine dei mese di gennaio si sono susseguite notizie che hanno assicurato la conclusione del piano di rimpatri da Lampedusa, in particolare verso la Tunisia e il Marocco;

considerato che la trasformazione del centro ha radicalmente cambiato la natura della struttura facendo diventare quello che era un centro modello per l'accoglienza e il primo soccorso in un vero e proprio campo di detenzione a tempo indeterminata;

considerate le varia preoccupazioni espresse da numerose organizzazioni non governative come Save the Children, dall'Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati e dell'Organizzazione internazionale per è migrazioni, preoccupazioni riscontrate il giorno 11 gennaio da una delegazione della Commissione speciale per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato della Repubblica;

tenuto conto che 900 persone vivono in fabbricati pensati per 300 e che il sovraffollamento a l'ignoranza circa il proprio status e il futuro degli ospiti rendono la situazione di difficile gestione sia per quanto riguarda l'ordine pubblico che la mera manutenzione dei locali;

considerato che da diverse settimane mancano le finestre in molte stanze, che buona parte dei lavandini, delle latrine e delle docce sono mal regolate o intasate, con passibili conseguenze per l'igiene e la profilassi dei locali;

viste le condizioni in cui gli ospiti sono costretti a condividere gli spazi vitali, e a dormire per terra, nei corridoi o sulle rampe delle scale esterne, esposti alle intemperie;

notato che, per vari motivi, l'elettricità e i telefoni sono spesso fuori uso;

considerato altresì che:

in virtù dei problemi di "ordine pubblico", i medici e gli infermieri non possono entrare liberamente nel centro per prestare soccorso ai bisognosi che invece devono chiedere alle forze di pubblica sicurezza di scortarli al di fuori del campo per poter essere visitati;

sempre per i summenzionati problemi, le agenzie delle Nazioni unite non possono svolgere appieno il proprio compito di informazione circa i diritti garantiti dalla Convenzioni sui rifugiati o di fornire eventuale assistenza legale;

tenuto, infine, presente che le condizioni generali in cui versa l'isola di Lampedusa come il forte isolamento, o essere alla mercè delle intemperie, non possono essere considerati ottimali per la creazione di centri di identificazione ed espulsione, (CIE), dove il permanere di centinaia di persone può protrarsi fino a 60 giorni con problemi che possono ripercuotersi su tutta la popolazione (oggi un quinto dei presenti sull'isola è rappresentato da migranti, mentre le forze di pubblica sicurezza rappresentano il dieci per cento delle presenze);

si chiede di sapere:

se il Governo, tenute di conto le caratteristiche dell'isola, ritenga opportuno predisporre la costruzione di un nuovo CIE a Lampedusa;

se intenda provvedere, come annunciato, allo smistamento degli ospiti del CIE di Lampedusa verso altri centri sparsi sul territorio rispettando i termini di legge;

se non ritenga opportuno visitare direttamente tale Centro per valutarne l'eventuale riconversione in Centro di prima assistenza e soccorso.

(4-01137)

LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

risulta all'interrogante che, in data 27 gennaio 2009, un dipendente della filiale della Banca di Desio e della Brianza abbia presentato un esposto alla Banca d'Italia con richiesta di ispezione contro il suddetto istituto di credito, documentando presunte modalità operative poste in essere in violazione delle norme interne dell'istituto e delle direttive della Banca d'Italia;

i fatti oggetto dell'esposto erano già stati preventivamente e ripetutamente inviati al collegio sindacale della suddetta banca, da ultimo in data 11 novembre 2008, non ottenendo risposta alcuna dall'organo di controllo;

in seguito al licenziamento, avvenuto in data 18 novembre 2008, il citato dipendente ha sporto denuncia all'autorità giudiziaria nei confronti del proprio ex datore di lavoro, sostenendo di aver subìto per mesi vessazioni e abusi, tutt'ora al vaglio della magistratura,

si chiede di sapere se, alla luce dei fatti sopra esposti, risulti al ministro in indirizzo una diffusa pratica, da parte delle banche, di violazioni della normativa che regola la contrattazione tra cliente ed istituto e se non ritenga opportuno intervenire, nell'ambito delle proprie competenze, affinché si ponga fine a comportamenti scorretti e vessatori nei confronti dei risparmiatori.

(4-01138)

LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

risulta all'interrogante che un istituto di credito padovano è stato condannato alla restituzione delle somme indebitamente incassate a titolo di maggior interesse applicato unilateralmente nel corso dell'adempimento di un contratto di mutuo;

le clausole che permettono alla banca di aggravare le condizioni economiche del contratto ledono gravemente l'affidamento che il consumatore ripone nel rapporto giuridico con l'impresa;

le condizioni economiche sono accettate dal cliente in base alle previsioni di reddito che gli consentano un puntuale adempimento della prestazione;

la posizione di debolezza contrattuale del cliente può anche condurre a subire la forza e conseguentemente ad accettare le clausole predisposte dall'istituto bancario,

si chiede di sapere:

se, alla luce dei fatti sopra esposti, risulti al Governo una diffusa pratica da parte delle banche di simili violazioni delle clausole contrattuali;

come intenda il Governo tutelare i cittadini che sottoscrivono un mutuo da questi episodi di gestione bancaria ad avviso dell'interrogante opaca e prepotente, che si attuano attraverso l'applicazione di tassi di interesse sproporzionati a tal punto da rasentare comportamenti usurari, in spregio alle recenti disposizioni di legge in materia di trasparenza bancaria;

se il Governo non intenda, infine, rafforzare il ruolo di garanzia dei pubblici ufficiali, nella fattispecie dell'ordine dei notai, al fine di tutelare maggiormente i cittadini e di renderli edotti del contenuto effettivo delle clausole, spesso di oscuro e ambiguo significato, incluse nei contratti di mutuo predisposti dagli istituti bancari.

(4-01139)

LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

con decreto interdipartimentale del Ministro dell'economia e delle finanze e del Ministro del lavoro del 16 settembre 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 281 del 10 dicembre 2008;

in attuazione dell'art.81, comma 32, del decreto legge n.112 del 2008 convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 sono stati stabiliti i criteri e le modalità di applicazione e di individuazione dei titolari della così denominata social card;

con il decreto-legge n. 112 del 2008, all'articolo 81, comma 32, si prevede la concessione ai residenti di cittadinanza italiana che versano in condizione di maggior disagio economico di una carta acquisti (cosiddetta social card) finalizzata all'acquisto di generi alimentari e al pagamento delle bollette energetiche e delle forniture di gas, con onere a carico dello Stato. Per finanziare tale misura il comma 29 del medesimo articolo 81 ha istituito un fondo destinato al soddisfacimento delle esigenze di natura alimentare e successivamente anche energetiche e sanitarie dei cittadini meno abbienti, prevedendo che a tale fondo affluiscano risorse definite nella loro tipologia ma non nel loro quantum complessivo;

il comma 38 dell'articolo 81 del decreto-legge n. 112 ha inoltre previsto che anche ai costi amministrativi per l'attivazione della carta acquisti si provveda a valere sulle risorse del fondo di cui al comma 29 dell'articolo 81;

considerato inoltre che:

in relazione al citato decreto ministeriale del 16 settembre 2008 recante le modalità applicative della social card, che pone a carico del Dipartimento del tesoro del Ministero dell'economia e all'Istituto nazionale della previdenza sociale compiti significativi, si rilevano problemi di copertura finanziaria, di ampiezza della platea dei beneficiari e di limitazioni all'utilizzo;

la social card, destinata ad 1,3 milioni di famiglie indigenti con decorrenza 1° ottobre 2008, è una carta prepagata, che viene ricaricata dallo Stato nella misura di 40 euro al mese ed è spendibile nei supermercati convenzionati, che praticheranno sconti del 10/20 per cento, e potrà essere usata anche per pagare le bollette energetiche con l'applicazione dello stesso sconto;

a tutt'oggi, risulta all'interrogante che il Governo abbia emesso meno di un terzo delle social card promesse: da un milione e mezzo di social card previste fino al 31 dicembre, solo 500 mila sono state assegnate. E di queste, ben 190 mila sono risultate non coperte quando la povera gente e' andata al supermercato a fare la spesa;

nel 40 per cento dei casi la social card, presentata alle casse dei supermercati, sarebbe stata respinta per ragioni non meglio specificate relative ad una intempestiva ricarica. Inoltre, migliaia di persone rischiano di perdere il bonus di 120 euro, rappresentato dalla ricarica iniziale, che riguarda i mesi di ottobre, novembre e dicembre 2008, poichè essendo stato superato il limite del 31 dicembre 2008, si è persa tale somma teoricamente maturata, in assenza di una specifica proroga dei termini,

si chiede di sapere:

quale sia l'esatto ammontare delle risorse confluite nel Fondo di cui al comma 29 dell'articolo 81 del citato decreto-legge;

quali siano i costi amministrativi complessivi a carico della finanza pubblica derivanti dall'attivazione della carta acquisti, con particolare riferimento ai costi del gestore del servizio, ai costi di acquisto materiali, ai costi postali e di spedizione;

in quale modo il Ministero dell'economia e delle finanze intenda risolvere i problemi burocratici che si stanno riscontrando in relazione all'utilizzo della social card e quali saranno gli interventi e le direttive che il Governo dovrà urgentemente adottare per risolvere i problemi di molti anziani e persone aventi diritto che, pur avendo ricevuto la social card, sono stati impossibilitati ad usarla;

quali iniziative urgenti il Governo intenda assumere al fine di rispettare gli impegni assunti e garantire un reale sostegno alle fasce sociali più deboli;

se il Ministro in indirizzo non ritenga più opportuno assumere iniziative volte a trasformare la social card in altre iniziative più efficaci a sostegno delle fasce sociali più deboli, quali ad esempio un aumento della pensione, di pari importo, rendendo quindi più facile l'utilizzo di tale somma;

se non si ritenga necessario, infine, allargare la platea dei beneficiari a tutti coloro che si trovano nella stessa fascia di reddito, ovvero, non ritenga più opportuno adottare iniziative volte a ridurre la pressione fiscale nei confronti dei percettori di redditi di lavoro e di pensione anche attraverso l'innalzamento delle detrazioni dall'imposta sul reddito delle persone fisiche.

(4-01140)

LANNUTTI - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:

pochi mesi or sono vi è stata un'ispezione della Marina militare italiana e della Sovrintendenza archeologica della Toscana per appurare lo stato di conservazione del relitto del Polluce. Come è noto, il Polluce era un piroscafo di circa 50 metri che trasportava un vero e proprio tesoro, affondato il 17 giugno 1841 ad una profondità di 103 metri a poche miglia dalla costa di Portoazzurro (Livorno). Nel 2000 un gruppo di inglesi ha letteralmente saccheggiato il relitto e, per recuperare parte del carico, ne ha distrutto la parte superiore. Fortunatamente, il tesoro è stato ritrovato, restituito allo Stato Italiano; gli inglesi sono stati processati a Livorno, grazie alla perseveranza della magistratura condannati nel 2007, purtroppo beneficiando, come è noto, dell'indulto;

per non aggravare ulteriormente l'esposizione dei fatti, si portano a conoscenza del Ministro in indirizzo le precedenti interrogazioni inviate nel corso degli anni all'attenzione del Ministro pro tempore dello stesso dicastero, le quali potranno dare tutte le indicazioni possibili al fine di avere un quadro molto chiaro del delitto perpetrato al patrimonio e alla cultura nazionale. Gli atti in oggetto sono i seguenti:

1. interrogazione parlamentare 4-09680 del 6 maggio 2004;

2. richiesta al Ministro competente della copia delle autorizzazioni della Soprintendenza del 21 giugno 2004;

3. interrogazione parlamentare 4-11906 del 3 dicembre 2004;

4. interrogazione parlamentare 4-09258 del 14 settembre 2005;

5. interrogazione parlamentare 4-18091 del 16 novembre 2005;

il furto dei preziosi è potuto avvenire a causa di gravi omissioni imputabili a carico della Soprintendenza archeologica per la Toscana le cui giustificazioni sulla mancata vigilanza in merito al nulla osta a operazioni di recupero, non meglio identificate, commesse dagli autori del trafugamento, non paiono essere state convincenti;

in seguito a questi fatti, la stessa Soprintendenza - Direzione regionale del ministero per i beni e le attività culturali, nel 2005 ha stipulato un contratto di sponsorizzazione che prevedeva il recupero dei preziosi che ancora si trovavano sul Polluce da parte di un'impresa ravennate;

il contratto sopracitato ha ad oggetto un originale comodato sull'uso dei preziosi recuperati unitamente a quelli restituiti nel 2003 dalle autorità inglesi;

questi gioielli, dopo essere stati restaurati dalla Sovrintendenza, sono stati affidati alla società sponsor per una durata di 4 anni, rinnovabili per ulteriori 4 anni, per essere esposti all'interno di un museo itinerante, curato dallo sponsor, in Italia e all'estero;

risulta inoltre all'interrogante che sia intercorso un ulteriore rapporto giuridico tra sponsor e la Sovrintendenza toscana, avente ad oggetto l'esposizione periodica da parte del Comune di Portoazzurro dei preziosi durante il mese di agosto di ogni anno, dietro il corrispettivo di centomila euro. Questa somma non trova una precisa definizione nel contratto di sponsorizzazione;

trattandosi di una nave che giace sul fondale marino da oltre un secolo e mezzo, che è stata depositaria di tesori di altissimo valore storico-artistico, che è un bene appartenente allo Stato, e considerato che tutti i precedenti atti di sindacato ispettivo posti all'attenzione di questo Ministero; con l'intento di fare chiarezza su una vicenda che è stata sistematicamente messa sotto silenzio dalle autorità competenti, sono stati infruttuosi,

si chiede di sapere:

se, allo stato delle cose, nonostante qualche timido elemento di novità, il Ministro in indirizzo reputi che sia giunto il momento di fare definitivamente luce su una vicenda di interesse nazionale per il valore dei beni coinvolti, considerato l'obbligo di garantire la sicurezza e la conservazione dei beni culturali di appartenenza pubblica;

quali azioni siano previste per una valorizzazione di questi beni culturali che sia conforme ai principi di libertà di partecipazione, di pluralità dei soggetti, continuità di esercizio, parità di trattamento, economicità e trasparenza della gestione di cui all'articolo 111, comma 3, del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali).

(4-01141)

GRAMAZIO - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:

il giorno 27 novembre 2008, presso il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, al fine di esperire l'esame congiunto ex art. 4 della legge n. 223 del 1991, si sono incontrati i rappresentanti della Rail Services International (RSI) Italia SpA e Rail Services International (RSI) Group SpA, i rappresentanti della Federazione italiana lavoratori trasporti (FILT CGIL Nazionale), della Federazione italiana trasporti (FIT CISL Nazionale), della Unione italiana dei lavoratori dei trasporti (UIL trasporti nazionale), del Sindacato autonomo lavoratori partecipate appalti servizi (SALPAS OR.SA Nazionale), dell'Unione generale del lavoro (UGL) Attività Ferroviarie Nazionale ed alcuni rappresentanti delle RSU/RSA;

le società RSI Italia e RSI Group, per il tramite di Confindustria Lecco, il giorno 3 ottobre 2008, hanno avviato la procedura di riduzione di personale e di mobilità ai sensi degli articoli 3, comma 3, e 24 della legge n. 223 del 1991 e successive modificazioni e integrazioni, per un totale di 67 lavoratori, di cui 4 occupati presso RSI Group e 63 occupati presso RSI Italia, a causa della cessazione totale - da parte delle suddette società - delle fasi di lavorazioni connesse all'attività produttiva e delle attività collegate e accessorie svolte, essendosi completata l'attività liquidatoria propria della procedura di concordato preventivo;

in esito alla procedura di vendita ad evidenza pubblica la Tonard Finance B.V. è stata dichiarata aggiudicataria provvisoria - per sé o per soggetto da nominare, in conformità alle previsioni dell'avviso stesso - dei rami d'azienda di pertinenza delle società. L'aggiudicazione era sospensivamente condizionata, tra l'altro, alla stipulazione di un accordo ex art. 47, comma 5, della legge n. 428 del 1990 per il mantenimento di un livello occupazionale non inferiore a 270 unità (dirigenti esclusi) complessivamente per le società RSI in liquidazione e in concordato preventivo. Il 23 luglio 2008, inoltre, in conformità alle previsioni dell'avviso di vendita l'aggiudicataria provvisoria Tonard Finance B.V. ha comunicato che l'atto di cessione sarebbe stato stipulato dalla sua controllata RSI Italia;

a seguito dell'aggiudicazione provvisoria, con comunicazione del 30 giugno 2008 è stata avviata la procedura ex art. 47 legge 428 del 1990, che si è conclusa con la stipulazione di un accordo che prevede il mantenimento di un livello occupazionale che, con l'intervento delle organizzazioni sindacali sopra citate, è stato portato ad un numero complessivo di 280 unità (per tutte le società del gruppo RSI in liquidazione e in concordato preventivo, dirigenti esclusi) e dunque, con riferimento a RSI Italia ed RSI Group in liquidazione e in concordato preventivo, l'assorbimento da parte del cessionario di 215 lavoratori, di cui 33 presso le officine di Roma, 65 presso officine di Costa Masnaga (Lecco), 34 impiegati tra le due società e 83 presso i siti IMC. Pertanto è risultato possibile salvaguardare solo parzialmente i livelli occupazionali, risultando esclusi dall'acquisizione da parte del cessionario 65 unità;

le parti hanno altresì preso atto che la pendenza della procedura concorsuale e la sopravveniente assenza di qualsivoglia struttura produttiva, conseguente alle operazioni liquidatorie, non consentono soluzioni alternative al licenziamento collettivo al termine della procedura e di evitare il ricorso alla mobilità, prevista dalla legge n. 223 del 1991, dei lavoratori non assorbiti dal cessionario. Le parti si sono date altresì atto di avere esaminato la collocazione aziendale ed i profili professionali dei lavoratori eccedenti, sulla base di quanto contenuto nella lettera aziendale di avvio della procedura;

dal canto loro le organizzazioni sindacali. pur avendo preso atto degli esuberi dichiarati dall'azienda e le ragioni che li hanno determinati con riferimento ai dipendenti occupati presso gli stabilimenti indicati, hanno affermato la propria disponibilità ad intraprendere ogni percorso utile alla risoluzione delle criticità scaturenti dalla vertenza RSI, sempre nell' ottica della tutela dei livelli occupazionali, di conservazione del reddito dei lavoratori coinvolti nella vertenza, oltre che del patrimonio industriale e professionale consolidato, ribadendo la necessità di una salvaguardia totale dell'occupazione stessa;

nel corso degli incontri di procedura svoltisi, le parti hanno approfondito gli argomenti e le motivazioni contenute nella comunicazione di apertura della procedura di mobilità e, in tale contesto, hanno ridefinito l'entità degli esuberi e del relativo riposizionamento geografico - sempre nell'ambito del numero complessivo di 67 unità, ridotto a 65 unità - secondo la seguente distribuzione: 5 lavoratori occupati presso RSI Group e 60 lavoratori occupati presso la RSI Italia. Le parti hanno inoltre preso atto che le ragioni che hanno determinato l'eccedenza di personale di cui sopra sono dovute alla stipulazione del contratto di cessione dell'azienda con il cessionario che ha comportato la cessazione totale, da parte delle società RSI, delle fasi di lavorazione connesse all'attività produttiva e delle attività ad essa collegate ed accessorie in conseguenza del completamento dell'attività liquidatoria propria della procedura di concordato preventivo;

considerato che, per tutto quanto sopra premesso, le parti sono addivenute ad un accordo del quale riportiamo alcuni punti:

le Società RSI Italia e RSI Group, previa risoluzione dei rapporti di lavoro, collocheranno in mobilità 65 dipendenti con qualifica operaia e impiegatizia;

a superamento ed in sostituzione dei criteri di cui all'articolo 5, comma 1, della legge 223 del 1991, le parti hanno concordato che la scelta dei lavoratori da collocare in mobilità è funzione esclusiva della cessazione totale - da parte delle società RSI - delle fasi di lavorazione connesse all'attività produttiva e delle attività ad essa collegate e accessorie in conseguenza del trasferimento delle aziende RSI al cessionario e del completamento dell'attività liquidatoria propria della procedura di concordato preventivo;

la comunicazione del recesso da parte dell'azienda ai dipendenti interessati potrà avvenire a partire dalla data di sottoscrizione del presente accordo;

ai lavoratori che formalizzeranno, con l'assistenza delle organizzazioni sindacali sopra citate, attraverso appositi verbali di conciliazione da sottoscrivere in sede sindacale ai sensi e per gli effetti di cui all'articoli 411 del codice di procedura civile, l'accettazione irrevocabile della risoluzione del rapporto di lavoro, verrà corrisposta - in aggiunta alle competenze di fine rapporto - a titolo di incentivazione all'esodo una somma al lordo delle ritenute fiscali di legge che sarà definita con altro accordo;

le società RSI daranno tempestiva comunicazione delle risoluzioni dei rapporti di lavoro e delle conseguenti messe in mobilità secondo quanto previsto dall' articolo 4, comma 9, della legge n. 223 del 1991,

tutto ciò premesso e considerato che il Ministero del lavoro, preso atto dell'accordo intervenuto fra le parti, ha dichiarato formalmente esperita e conclusa la procedura di cui agli articoli 4 e 24 della legge n. 223 del 1991,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo ritenga che l'accordo raggiunto dalle parti, e ratificato dai funzionari del proprio Ministero, sia sufficiente a tutelare le 65 famiglie dei lavoratori destinati a perdere la loro fonte di sostentamento.

(4-01142)

GRAMAZIO - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:

il settore della medicina omeopatica, per ritardi amministrativi ingiustificabili, non ha la possibilità, dal 1995, di registrare nuovi prodotti; questo anche successivamente all'approvazione della legge 219 del 2006, che prevede in modo esplicito all'articolo 17 la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, entro tre mesi, del modello della registrazione semplificata.

questo semplicissimo atto amministrativo non attuato è solo un esempio delle inaccettabili discriminazioni che continua a subire questo settore, che è uno dei pochi comparti industriali in crescita in Italia. Ma non è tutto, se si pensa che ad oggi ai medicinali omeopatici è proibita la pubblicità al pubblico, sono proibite indicazioni e posologia sulle confezioni, è proibito ai medici rendere pubbliche le loro competenze professionali specifiche;

a giudizio dell'interrogante se non si avrà una svolta positiva a brevissimo termine, il confronto con gli altri Paesi europei sarà insostenibile; il settore produttivo italiano non avrà più ragione di esistere e diventerà totalmente dipendente dal resto d'Europa; i medici italiani continueranno ad avere a disposizione farmaci "di vecchia generazione"; i pazienti italiani continueranno a essere trattati come cittadini di classe inferiore e non avranno accesso alle medesime cure omeopatiche degli altri pazienti europei, a meno di andare all'estero,

si chiede di sapere dal Ministro in indirizzo il motivo per cui il settore della medicina omeopatica continua a essere trattato con modalità lesive degli interessi nazionali e dei pazienti in primis.

(4-01143)

Avviso di rettifica

Nel Resoconto sommario e stenografico della 85a seduta pubblica, del 5 novembre 2008, a pagina 52, sotto il titolo "Governo, trasmissione di atti", alla terza riga, sostituire le parole: "degli ambiente e tutela del territorio," con le seguenti: "dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare,".