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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 400 del 06/07/2010


SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVI LEGISLATURA ------

400a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO

SOMMARIO E STENOGRAFICO (*)

MARTEDÌ 6 LUGLIO 2010

_________________

Presidenza del vice presidente NANIA

_________________

(*) Include l'ERRATA CORRIGE pubblicato nel Resoconto della seduta n. 402 del 13 luglio 2010
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)

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_________________

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Italia dei Valori: IdV; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord Padania: LNP; Partito Democratico: PD; Unione di Centro, SVP e Autonomie (Union Valdôtaine, MAIE, Io Sud, Movimento Repubblicani Europei): UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE; Misto: Misto; Misto-Alleanza per l'Italia: Misto-ApI; Misto-MPA-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud: Misto-MPA-AS.

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RESOCONTO SOMMARIO

Presidenza del vice presidente NANIA

La seduta inizia alle ore 17.

Il Senato approva il processo verbale della seduta del 29 giugno.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B ai Resoconti della seduta.

Calendario dei lavori dell'Assemblea

Parlamento in seduta comune, convocazione

PRESIDENTE. Comunica le determinazioni assunte dalla Conferenza dei Capigruppo in ordine al calendario dei lavori dell'Assemblea fino al 16 luglio (v. Resoconto stenografico). Al fine di consentire alla Commissione bilancio di concludere l'esame del decreto-legge sulla manovra economica, le sedute di domani non avranno luogo e la discussione del provvedimento avrà inizio giovedì mattina, per concludersi con la votazione finale entro la seduta pomeridiana di mercoledì 14 luglio.

Il Parlamento in seduta comune è convocato alle ore 14,30 di giovedì 8 luglio per l'elezione di otto componenti del Consiglio superiore della magistratura.

PERDUCA (PD). Chiede indicazioni più puntuali sulla data, auspicabilmente ravvicinata, in cui il Governo renderà comunicazioni sulla situazione dei profughi eritrei in Libia.

PRESIDENTE. Sono in corso contatti tra il Governo e la Commissione competente al fine di stabilire una data.

Per una nuova normativa sulla rappresentatività sindacale

NEGRI (PD). All'indomani della presentazione presso la Camera dei deputati della proposta di legge di iniziativa popolare promossa dalla FIOM, volta a fissare regole democratiche sulle rappresentanze sindacali nei luoghi di lavoro, la rappresentatività delle organizzazioni sindacali e l'efficacia dei contratti collettivi di lavoro, è auspicabile che il Senato riprenda quanto prima l'esame del disegno di legge n. 1337 sulla stessa materia che giace presso la Commissione lavoro. (Applausi dei senatori Astore e Biondelli).

PRESIDENTE. Prende atto della sollecitazione.

Saluto ad una delegazione del Comune di San Sebastiano Curone (AL)

PRESIDENTE. Saluta, a nome dell'Assemblea, una delegazione del Comune di San Sebastiano Curone, in provincia di Alessandria, presente nelle tribune. (Applausi).

Per un intervento del Governo nella vertenza dello stabilimento FIAT di Pomigliano d'Arco

ARMATO (PD). Chiede che il Governo, in una fase in cui si è spenta l'eco mediatica sul referendum sull'accordo fra la FIAT e la maggior parte dei sindacati, si attivi per istituire un tavolo istituzionale di confronto fra le parti coinvolte nella vertenza sullo stabilimento FIAT di Pomigliano d'Arco, con la finalità di fissare con chiarezza le condizioni e le garanzie per i lavoratori per il prossimo anno e mezzo di transizione. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. La Presidenza prende atto della richiesta avanzata.

Per la risposta scritta ad un'interrogazione

LANNUTTI (IdV). Sollecita la risposta alla interrogazione 4-03187, con la quale si chiede al Governo di fornire informazioni sul possibile collegamento tra il suicidio, nel carcere di Sollicciano a Firenze, del giovane informatico Aprile Gatti e lo scandalo Telecom Sparkle-Fastweb e l'altrettanto misteriosa morte di Adamo Bove, ex poliziotto e responsabile della security della stessa azienda telefonica.

PRESIDENTE. La Presidenza solleciterà la risposta del Governo.

Dà annunzio degli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e comunica l'ordine del giorno delle sedute dell'8 luglio.

La seduta termina alle ore 17,15.

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente NANIA

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 17).

Si dia lettura del processo verbale.

BUTTI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 29 giugno.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Sui lavori del Senato
Parlamento in seduta comune, convocazione

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la Conferenza dei Capigruppo riunitasi oggi pomeriggio ha approvato modifiche al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori fino al 16 luglio.

In relazione alla richiesta della 5a Commissione permanente di poter disporre di più tempo per concludere l'esame del decreto-legge sulla manovra economica, le sedute di domani non avranno luogo. Con l'intesa che non potranno esservi ulteriori proroghe per la Commissione, la discussione del provvedimento da parte dell'Assemblea avrà inizio inderogabilmente giovedì mattina alle ore 9,30 e proseguirà nel pomeriggio e venerdì mattina, nonché la prossima settimana nelle sedute di martedì 13 e mercoledì 14, al fine di pervenire alla votazione finale entro la seduta pomeridiana di mercoledì 14 luglio.

Il nuovo termine per la presentazione degli emendamenti all'Assemblea è stabilito per le ore 18 di domani.

I tempi sono stati ripartiti tra i Gruppi secondo il prospetto riportato in allegato al calendario, al fine di assicurare un ampio ed approfondito dibattito.

Si ricorda la convocazione del Parlamento in seduta comune giovedì 8 luglio alle ore 14,30 per l'elezione di otto componenti del CSM. La chiama inizierà dagli onorevoli senatori.

Per quanto riguarda il prosieguo dei lavori della prossima settimana, a conclusione del decreto-legge sulla manovra economica, a partire dalla seduta antimeridiana di giovedì 15 luglio sarà esaminato il decreto-legge in materia ambientale e di autotrasporto, già approvato dalla Camera dei deputati. Per la discussione del provvedimento sono previste sedute con votazioni anche nel pomeriggio di giovedì 15 e, se necessario, nella mattina di venerdì 16 luglio.

Nei prossimi giorni la Presidenza ricorderà le figure di tre ex senatori recentemente scomparsi: Pietro Milio, giovedì 8 luglio alle ore 9,30; Rina Gagliardi, martedì 13 luglio alle ore 11; Egidio Sterpa, giovedì 15 luglio alle ore 9,30. Dopo gli interventi della Presidenza, potranno intervenire i rappresentanti dei Gruppi per 5 minuti ciascuno.

La Conferenza dei Capigruppo ha inoltre stabilito che nella seconda metà del mese di luglio saranno esaminati documenti definiti dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari.

Infine, su richiesta di alcuni Gruppi, il Governo ha assicurato che renderà comunicazioni alla Commissione competente sulla situazione dei profughi eritrei in Libia.

Calendario dei lavori dell'Assemblea

PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi pomeriggio con la presenza dei Vice presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - modifiche al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori dell'Assemblea fino al 16 luglio 2010:

Giovedì

8

luglio

ant.

h. 9,30-14

- Disegno di legge n. 2228 - Decreto-legge n. 78, stabilizzazione finanziaria e competitività economica (Presentato al Senato - scade il 30 luglio)

"

"

"

pom.

h. 16-21

Venerdì

9

"

ant.

h. 9,30

Gli emendamenti al disegno di legge n. 2228 (Decreto-legge su stabilizzazione finanziaria e competitività economica) dovranno essere presentati entro le ore 18 di mercoledì 7 luglio.

Il Parlamento in seduta comune è convocato giovedì 8 luglio alle ore 14.30 per l'elezione di otto componenti del Consiglio superiore della magistratura. Voteranno per primi gli onorevoli Senatori.

Martedì

13

luglio

ant.

h. 11-14

- Seguito disegno di legge n. 2228 - Decreto-legge n. 78, stabilizzazione finanziaria e competitività economica (Presentato al Senato - scade il 30 luglio)

- Disegno di legge n. 2257 - Decreto-legge n. 72, in materia ambientale e di autotrasporto (Approvato dalla Camera dei deputati - scade il 20 luglio) (da giovedì 15, ant.)

"

"

"

pom.

h. 16-21

Mercoledì

14

"

ant.

h. 9,30-14

"

"

"

pom.

h. 16

Giovedì

15

"

ant.

h. 9,30-14

"

"

"

pom.

h. 16-20

Venerdì

16

"

ant.

h. 9,30
(se necessaria)

Gli emendamenti al disegno di legge n. 2257 (Decreto-legge n. 72, in materia ambientale e di autotrasporto) dovranno essere presentati entro le ore 19 di lunedì 12 luglio.

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 2228
(Decreto-legge n. 78, su stabilizzazione finanziaria e competitività economica)
(26 ore, escluse dichiarazioni di voto)

Relatore

2 h.

Relatore di minoranza

1 h.

Governo

2 h.

Votazioni

5 h.

Gruppi 16 ore, di cui:

PdL

4 h.

55'

PD

4 h.

08'

LNP

1 h.

59'

Misto

1 h.

41'

UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE

1 h.

39'

IdV

1 h.

38'

Dissenzienti

10'

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 2257
(Decreto-legge n. 72, in materia ambientale e di autotrasporto)
(9 ore, escluse dichiarazioni di voto)

Relatore

1 h.

Governo

1 h.

Votazioni

1 h.

Gruppi 6 ore, di cui:

PdL

1 h.

50'

PD

1 h.

33'

LNP

45'

Misto

38'

UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE

37'

IdV

37'

Dissenzienti

5'

PERDUCA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PERDUCA (PD). Signor Presidente, in verità, l'ultima parte del suo intervento esaurisce il mio e in qualche modo lo esaudisce, dal momento che era mia intenzione richiamare le iniziative parlamentari che individualmente, oltre che in gruppo, abbiamo assunto riguardo alla situazione dei profughi eritrei. Tuttavia, se fosse possibile avere una data certa e, anzi, quanto più ravvicinata, si potrebbe trovare il modo di salvare ulteriori vite umane.

PRESIDENTE. Senatore Perduca, il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Vito, ha riferito che sono in corso contatti tra il Governo e la Commissione competente al fine di fissare una data.

Per una nuova normativa sulla rappresentatività sindacale

NEGRI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NEGRI (PD). Signor Presidente, ieri, non al Senato ma alla Camera, c'è stata un'iniziativa, a mio parere, di grande rilevanza: sono state depositate centinaia di migliaia di firme per la richiesta di una legge d'iniziativa popolare, al fine di arrivare ad una migliore rappresentatività delle organizzazioni sindacali e ad una normativa sulla rappresentanza nei luoghi di lavoro che rafforzi il referendum e l'efficacia dei contratti collettivi di lavoro. È un'iniziativa promossa dalla FIOM, su cui si è svolta anche una riflessione di sociologi quali Boeri, Manghi e altri. Tale iniziativa potrebbe felicemente sposarsi con il lavoro parlamentare, perché vorrei ricordare che giace al Senato, in Commissione lavoro - dal momento che tutti ci siamo interrogati su come aiutare vertenze difficili come quella di Pomigliano d'Arco - il disegno di legge n. 1337, dei senatori Nerozzi, Roilo, Amati, Andria, Biondelli e altri, che è volto a normare le rappresentanze sindacali unitarie nei luoghi di lavoro e l'efficacia dei contratti collettivi.

Molte volte ci siamo chiesti cosa può fare, in tempo utile, la politica per aiutare le vertenze più difficili; ebbene, il Senato potrebbe riprendere un lavoro unitario cominciato da decenni e ormai formalizzato, incrociarlo con l'iniziativa popolare di cui parlavo, dando così un contributo tangibile alla vertenza di Pomigliano d'Arco. (Applausi dei senatori Astore e Biondelli).

PRESIDENTE. Senatice Negri, la Presidenza prende atto del suo auspicio.

Saluto ad una delegazione del Comune di San Sebastiano Curone (AL)

PRESIDENTE. Colleghi, vi informo che è presente una delegazione del Comune di San Sebastiano Curone, in provincia di Alessandria. (Applausi).

Per un intervento del Governo nella vertenza dello stabilimento FIAT di Pomigliano d'Arco

ARMATO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ARMATO (PD). Signor Presidente, torno in quest'Aula sulla vicenda, delicata, e in qualche modo anche simbolica, della fabbrica FIAT di Pomigliano d'Arco. Si è svolto, come tutti sanno, il referendum sull'accordo stipulato tra la FIAT e la maggior parte dei sindacati. Pomigliano, la sua vicenda, il suo dramma, nei giorni scorsi, ha avuto anche una grandissima attenzione mediatica; ora che l'attenzione mediatica si è spenta, vorremmo sollevare qualche preoccupazione e chiedere al Governo una parte attiva almeno in questa fase.

La preoccupazione è che, finita la grande attenzione per la vicenda, anche un po' simbolica e originale che si è svolta in quella fabbrica, si taciti tutta la voglia di costruire e di ricostruire. La richiesta è che il Governo si faccia carico di istituire un tavolo istituzionale in cui siano rappresentate le parti, affinché, per prima cosa, la FIAT confermi l'investimento senza i se, i ma ed i forse di questi ultimi giorni. La finalità del tavolo dovrebbe essere poi anche quella di un allargamento dell'area del consenso da parte del sindacato e dei lavoratori, anche al di là di quel 63 per cento di sì che c'è stato, nonché di definire, signor Presidente, in quali condizioni vivranno i lavoratori di quell'azienda in questo anno e mezzo di transizione, prima cioè che l'investimento diventi concreto. Ci chiediamo infatti: questi lavoratori saranno fuoriusciti dalla cassa integrazione? In questo anno e mezzo, avranno garanzie del mantenimento delle loro condizioni, anche minime, di dignità e di vita? (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Senatrice Armato, la Presidenza prende atto della sua richiesta. Ovviamente, se lo ritiene, può anche presentare un'interrogazione sull'argomento.

Per la risposta scritta ad un'interrogazione

LANNUTTI (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LANNUTTI (IdV). Signor Presidente, sollecito la risposta all'atto di sindacato ispettivo 4-03187, riguardante la misteriosa morte di Niki Aprile Gatti, che fu arrestato e venne trasferito a Firenze, nel carcere di Sollicciano. Si è trattato di uno stranissimo suicidio, e la mamma chiede ragione e giustizia. Trenta giorni dopo l'arresto, l'appartamento di Niki Gatti, a San Marino, fu svaligiato. L'interrogazione riguarda però anche la recente vicenda Fastweb e la strana morte di Adamo Bove, ex poliziotto e responsabile della security governance di Telecom Italia, che, nel 2006, parcheggiata l'auto a lato della strada, si gettava dal cavalcavia di via Cilea nel quartiere del Vomero a Napoli, morendo sul colpo. Tutti e due strani suicidi, per i quali i familiari chiedono giustizia.

A Firenze il procuratore ha deciso di archiviare il caso Gatti, ma i parenti non si rassegnano, perché chi tocca i fili telefonici sembra che debba morire. Tutto ciò è accaduto dal 2006 fino a qualche mese fa. Come abbiamo visto anche in quest' Aula, è stato coinvolto anche un ex senatore e quindi io chiedo che il Governo venga a rispondere e a chiarire se si è trattato di suicidi o di omicidi mascherati da suicidio, perché i parenti delle vittime, le mamme che piangono i loro figli hanno diritto almeno ad una risposta.

PRESIDENTE. La Presidenza solleciterà una risposta al Governo, senatore Lannutti.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per le sedute di giovedì 8 luglio 2010

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi giovedì 8 luglio, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 9,30 e la seconda alle ore 16, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 17,15).

Allegato B

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Alberti Casellati, Augello, Caliendo, Castelli, Ciampi, Davico, Giovanardi, Mantica, Mantovani, Palma, Pera, Viceconte e Viespoli.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Allegrini, Compagna, Del Vecchio e Randazzo, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE).

Commissioni permanenti, approvazione di documenti

La 9a Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare), nella seduta del 29 giugno 2010, ha approvato una risoluzione - ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento - a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sul comparto ittico in relazione all'applicazione delle nuove normative comuntarie sull'utilizzazione delle reti a "maglie larghe".

Il predetto documento è stato inviato al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali (Doc. XXIV, n. 9) .

Commissioni permanenti, trasmissione di documenti

E' stata trasmessa alla Presidenza una risoluzione approvata dalla 9a Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare) nella seduta del 29 giugno 2010 - ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento - sulla "Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle statistiche europee sulle colture permanenti (COM (2010) 249 definitivo)" (Doc. XVIII, n. 43).

Ai sensi dell'articolo 144, comma 2, del Regolamento, il predetto documento sarà trasmesso al Presidente del Consiglio dei ministri e al Presidente della Camera dei deputati.

Comitato parlamentare per i procedimenti d'accusa, variazioni nella composizione dell'elenco dei sostituti

Il Presidente della Camera dei deputati ha comunicato, ai sensi dell'articolo 3, comma 4 del Regolamento parlamentare per i procedimenti d'accusa, di aver inserito nell'elenco di deputati ai fini della sostituzione di cui all'articolo 3, comma 3 del medesimo Regolamento, il deputato Fulvio Follegot in sostituzione del deputato Roberto Cota, cessato dal mandato parlamentare.

Insindacabilità, deferimento di richieste di deliberazione

In data 30 giugno 2010, è stata deferita alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, ai sensi degli articoli 34, comma 1, e 135 del Regolamento, la richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità, a norma dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nonché dell'articolo 3, comma 7, della legge 20 giugno 2003, n. 140, avanzata dall'avvocato Grazia Volo, difensore di fiducia del signor Raffaele Iannuzzi, senatore all'epoca dei fatti, nei cui confronti pende un procedimento penale dinanzi l'Ufficio del Giudice per l'udienza preliminare presso il Tribunale di Milano.

Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati

Ministro ambiente

Ministro economia e finanze

Ministro infrastrutture

Ministro sviluppo economico

Presidente del Consiglio dei ministri

(Governo Berlusconi-IV)

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 20 maggio 2010, n. 72, recante misure urgenti per il differimento di termini in materia ambientale e di autotrasporto, nonché per l'assegnazione di quote di emissione di CO2

(2257)

(presentato in data 01/7/2010 );

C.3496 approvato dalla Camera dei Deputati

Ministro interno

Ministro rapp. con le Regioni

Ministro rifor. per il feder.

Ministro sempl. normativa

(Governo Berlusconi-IV)

Individuazione delle funzioni fondamentali di Province e Comuni, semplificazione dell'ordinamento regionale e degli

enti locali, nonché delega al Governo in materia di trasferimento di funzioni amministrative, Carta delle autonomie locali. Riordino di enti ed organismi decentrati (2259)

(presentato in data 02/7/2010 );

C.3118 approvato dalla Camera dei Deputati (assorbe C.67, C.68, C.711, C.736, C.846, C.1616, C.2062, C.2247,

C.2471, C.2488, C.2651, C.2892, C.3195).

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatore Divina Sergio

Modifiche al decreto legislativo 11 febbraio 1998, n. 32, e successive modificazioni recante "Razionalizzazione del

sistema di distribuzione dei carburanti, a norma dell'articolo 4, comma 4, lettera c), della legge 15 marzo 1997, n. 59" (2256)

(presentato in data 28/6/2010 );

senatore Ramponi Luigi

Disposizioni in materia di ricongiungimento familiare del personale militare legato da vincolo matrimoniale con altro appartenente alle Forze armate, al Corpo della Guardia di Finanza, ovvero con appartenente alle Forze di Polizia ad ordinamento militare e civile (2258)

(presentato in data 01/7/2010 );

senatori Sangalli Gian Carlo, Bubbico Filippo, Fioroni Anna Rita

Modifiche al Decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, recante Codice delle assicurazioni (2260)

(presentato in data 05/7/2010 );

senatrice Spadoni Urbani Ada

Disposizioni in materia di apprendimento permanente e di riduzione dell'orario di lavoro (2261)

(presentato in data 06/7/2010 ).

Disegni di legge, assegnazione

In sede referente

13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 20 maggio 2010, n. 72, recante misure urgenti per il differimento di termini in materia ambientale e di autotrasporto, nonché per l'assegnazione di quote di emissione di CO2

(2257)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro, previdenza sociale), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali; E' stato inoltre deferito alla 1° Commissione permanente, ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento.

C.3496 approvato dalla Camera dei Deputati

(assegnato in data 01/07/2010 );

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

Individuazione delle funzioni fondamentali di Province e Comuni, semplificazione dell'ordinamento regionale e degli enti locali, nonché delega al Governo in materia di trasferimento di funzioni amministrative, Carta delle autonomie locali. Riordino di enti ed organismi decentrati (2259)

previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro, previdenza sociale), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

C.3118 approvato dalla Camera dei Deputati (assorbe C.67, C.68, C.711, C.736, C.846, C.1616, C.2062,

C.2247, C.2471, C.2488, C.2651, C.2892, C.3195);

(assegnato in data 06/07/2010 ).

Disegni di legge, presentazione di relazioni

A nome della 1ª Commissione permanente Aff. cost. in data 25/06/2010 il senatore Saltamartini Filippo ha presentato la relazione 1700-A sul disegno di legge:

Dep. Boniver Margherita ed altri

"Modifica della denominazione e delle competenze del Comitato parlamentare di cui all'articolo 18 della legge 30 settembre 1993, n. 388" (1700)

C.1446 approvato da 1° Aff. costit.

Disegni di legge, presentazione del testo degli articoli

In data 02/07/2010 la 2ª Commissione permanente Giustizia ha presentato il testo degli articoli proposti dalla Commissione stessa, per i disegni di legge:

Sen. Berselli Filippo ed altri

"Modifiche alle tabelle delle circoscrizioni giudiziarie a seguito del distacco dei comuni di Casteldelci, Maiolo, Novafeltria, Pennabilli, San Leo, Sant'Agata Feltria e Talamello dalla regione Marche e loro aggregazione alla regione Emilia Romagna ai sensi dell'articolo 132, comma 2 della Costituzione" (2124).

Disegni di legge, ritiro

La senatrice Spadoni Urbani ha dichiarato di ritirare il disegno di legge: Spadoni Urbani. - "Disposizioni in materia di conciliazione dei tempi e di riduzione dell'orario di lavoro, nonché in materia di asili nido" (2183), già deferito, in sede referente, alla 11a Commissione permanente.

Governo, trasmissione di atti e documenti

Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 30 giugno 2010, ha inviato, ai sensi dell'articolo 2, comma 6, della legge 5 maggio 2009, n. 42, la relazione concernente il quadro generale di finanziamento degli enti territoriali ed ipotesi di ridefinizione su base quantitativa della struttura fondamentale dei rapporti finanziari tra lo Stato, le Regioni, le province autonome di Trento e di Bolzano e gli enti locali, con l'indicazione delle possibili distribuzioni delle risorse.

Il predetto documento - che sarà stampato e distribuito - è inviato, dal Presidente del Senato della Repubblica, d'intesa con il Presidente della Camera dei deputati, alla Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale, ed è altresì trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, del Regolamento, alla 5a Commissione permanente (Doc. XXVII, n. 22).

Il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, con lettera in data 18 giugno 2010, ha inviato, ai sensi dell'articolo 8, comma 2, del decreto legislativo 27 luglio 1999, n. 297, la relazione - per l'anno 2008 - sull'efficacia degli interventi del Fondo per le agevolazioni alla ricerca (FAR).

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 7a e alla 10a Commissione permanente (Doc. CXXXVII, n. 2).

Il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, con lettera in data 24 giugno 2010, ha inviato, ai sensi dell'articolo 21, comma 19, della legge 15 marzo 1997, n. 59, la prima relazione riguardante i risultati conseguiti relativamente all'attuazione dell'autonomia scolastica, riferita al quadriennio 2004-2008.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 7a Commissione permanente (Doc. CCXXXII, n. 1).

Il Ministro della salute, con lettera in data 1° luglio 2010, ha inviato, ai sensi dell'articolo 15, comma 2, della legge 19 febbraio 2004, n. 40, la relazione sullo stato di attuazione della legge contenente norme in materia di procreazione medicalmente assistita, relativa all'anno 2008 per quanto concerne i centri di procreazione medicalmente assistita e all'anno 2009 per quanto concerne l'uso di finanziamenti.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 12a Commissione permanente (Doc. CXLII, n. 3).

Il Ministro della salute, con lettera in data 28 giugno 2010, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1, comma 4, lettera g), della legge 3 agosto 2007, n. 120, la relazione sull'esercizio dell'attività libero-professionale intramuraria, aggiornata al 31 dicembre 2009.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 12a Commissione permanente (Doc. CCXVI, n. 2).

Il Ministro per le politiche europee, con lettera in data 25 giugno 2010, ha inviato il resoconto dell'attività svolta dal Comitato per la lotta contro le frodi comunitarie (COLAF) nel periodo settembre 2007 - aprile 2010.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 2a e alla 14a Commissione permanente (Atto n. 416).

Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, con lettera in data 24 giugno 2010, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19, comma 7, del decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, la relazione sull'attività svolta dalla Commissione di vigilanza sui fondi pensione, relativa all'anno 2009.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 11a Commissione permanente (Doc. CXIX, n. 3).

Con lettere in data 30 giugno 2010, il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi dei decreti del Presidente della Repubblica concernenti lo scioglimento dei consigli comunali di Adelfia (BA), Viadana (MN), San Martino d'Agri (PZ), Ortezzano (FM), Castel San Vincenzo (IS) e Montescaglioso (MT).

Autorità per l'energia elettrica e il gas, trasmissione di documenti

Il Presidente dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas, con lettera in data 30 giugno 2010, ha inviato, ai sensi dell'articolo 2, comma 12, lettera i), della legge 14 novembre 1995, n. 481, la relazione sullo stato dei servizi e sull'attività svolta dall'Autorità medesima, aggiornata al 31 marzo 2010.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 10a Commissione permanente (Doc. CXLI, n. 3).

Corte costituzionale, ordinanze relative a conflitto di attribuzione

Con ricorso depositato il 21 ottobre 2009, il Tribunale ordinario di Monza - Sezione distaccata di Desio ha sollevato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti del Senato della Repubblica in relazione alla deliberazione con la quale l'Assemblea, nella seduta del 19 febbraio 2009, ha dichiarato che i fatti per i quali è in corso il procedimento penale (n. 194/07 RGNR - n. 1534/08 RG Dib.) pendente nei confronti dell'ex senatore Raffaele Iannuzzi concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni e sono pertanto insindacabili ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione (Doc. IV-ter, n. 7).

Il conflitto è stato dichiarato ammissibile dalla Corte costituzionale con ordinanza del 26 maggio 2010, n. 191, depositata in cancelleria il successivo 28 maggio.

L'ordinanza medesima, unitamente al ricorso introduttivo, sono stati notificati al Senato il 30 giugno 2010.

In data 1° luglio 2010, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, del Regolamento, la questione è stata deferita alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari.

Con ordinanza 7 giugno 2010, n. 211, depositata in Cancelleria il successivo 11 giugno, la Corte costituzionale ha dichiarato ammissibile il ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sollevato dal Tribunale di Livorno - sezione distaccata di Cecina in relazione alla deliberazione della Camera dei deputati del 28 ottobre 2009, con la quale quell'Assemblea ha ritenuto di poter qualificare i comportamenti ascritti al senatore Altero Matteoli, deputato e Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio pro tempore, oggetto di procedimento penale pendente presso il Tribunale ricorrente, come riferibili all'articolo 96 della Costituzione e ha quindi negato l'autorizzazione a procedere all'Autorità giudiziaria.

L'ordinanza della Corte costituzionale, unitamente al ricorso introduttivo, ai sensi dell'articolo 37, quarto comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, sono stati notificati in data 30 giugno 2010 anche al Senato della Repubblica.

In data 1° luglio 2010, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, del Regolamento, è stata pertanto deferita alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, affinché la esamini e riferisca all'Assemblea, la questione se il Senato debba intervenire in giudizio dinanzi la Corte costituzionale nel predetto conflitto di attribuzione.

Corte dei conti, trasmissione di relazioni sul rendiconto generale dello Stato

Il Presidente della Corte dei conti, con lettera in data 24 giugno 2010, ha inviato la decisione e relazione della Corte dei conti sul Rendiconto generale dello Stato per l'esercizio finanziario 2009 - deliberata dalle Sezioni riunite della Corte stessa ai sensi degli articoli 40 e 41 del regio decreto 12 luglio 1934, n. 1214 - corredata dal I volume dell'annessa relazione, nonché dal testo delle considerazioni svolte in sede di giudizio di parificazione.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a Commissione permanente (Doc. XIV, n. 3).

Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti

Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettera in data 25 giugno 2010, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha inviato la determinazione e la relativa relazione sulla gestione finanziaria dell'Autorità portuale di Genova per gli esercizi 2007 e 2008.

Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 8a Commissione permanente (Doc. XV, n. 208).

Alla determinazione sono allegati i documenti fatti pervenire dall'ente suddetto ai sensi dell'articolo 4, primo comma, della legge stessa.

Corte dei conti, trasmissione di documentazione

La Corte dei conti, con lettera in data 21 giugno 2010, ha inviato, ai sensi dell'articolo 4, comma 2, della legge 14 gennaio 1994, n. 20, il conto finanziario della Corte stessa relativo all'anno 2009.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a Commissione permanente (Atto n. 415).

Consigli regionali e delle province autonome, trasmissione di voti

Sono pervenuti al Senato i seguenti voti regionali:

della provincia autonoma di Trento sul rafforzamento del ruolo delle regioni e delle province autonome nella partecipazione al processo normativo comunitario. Il predetto voto è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 138, comma 1, del Regolamento, alla 1a, alla 3a e alla 14a Commissione permanente (n. 43);

Consiglio della regione Campania al fine di intraprendere ogni azione politica ed istituzionale necessaria ed utile per raggiungere l'obiettivo volto a ripristinare l'indennità dovuta ai Consiglieri circoscrizionali. Il predetto voto è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 138, comma 1, del Regolamento, alla 5a Commissione permanente (n. 44);

del Consiglio regionale delle Marche concernente il sostegno alle iniziative finalizzate alla modifica delle misure finanziarie adottate dal Governo. Il predetto voto è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 138, comma 1, del Regolamento, alla 5a Commissione permanente (n. 45);

del Consiglio Regionale della Valle d'Aosta sulla valutazione delle conseguenze della manovra economica sull'autonomia speciale e sull'ordinamento finanziario della Regione e degli enti locali. Il predetto voto è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 138, comma 1, del Regolamento, alla 1a e alla 5a Commissione permanente (n. 46).

Commissione europea, trasmissione di progetti di atti normativi per il parere motivato ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità

La Commissione europea, in data 2 luglio 2010, ha inviato, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal protocollo n. 2 del Trattato sull'Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 2187/2005 del Consiglio per quanto riguarda il divieto di selezione qualitativa e le restrizioni applicabili alla pesca della passera pianuzza e del rombo chiodato praticata nel Mar Baltico, nel Belt e nell'Øresund (COM (2010) 325 definitivo).

Ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, il predetto atto è stato deferito alla 9ª Commissione permanente che, ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, esprimerà il parere motivato entro il termine del 5 agosto 2010.

Le Commissioni 3ª e 14ª potranno formulare osservazioni e proposte alla Commissione di merito entro il 29 luglio 2010.

Petizioni, annunzio

Sono state presentate le seguenti petizioni:

il signor Andrea Poggi, di Carmignano (Prato), chiede disposizioni per favorire l'uso dell'energia solare per l'alimentazione delle lampade votive dei loculi cimiteriali (Petizione n. 1171);

il signor Salvatore Germinara, di Verzino (Crotone), chiede, con riferimento alla crisi economica in atto, che si dispongano agevolazioni per i sottoscrittori di mutui sulla prima casa (Petizione n. 1172);

la signora Gabriella Cucchiara, di Roma, chiede l'introduzione della tariffa a peso per i rifiuti (Petizione n. 1173);

il signor Antonio Montano, di Corleto Perticara (Potenza), chiede nuove norme in materia di intercettazioni telefoniche in corso di indagini giudiziarie (Petizione n. 1174);

il signor Giuseppe D'Urso, di Riposto (Catania), e la signora Mirella Dipietro, di Comiso (Ragusa), chiedono, con riferimento alla rinnovazione del concorso per dirigenti scolastici in Sicilia di cui alla proposta di legge attualmente all'esame della Camera dei deputati (A.C. 3286), che tale rinnovazione venga disposta secondo le indicazioni della magistratura,contenute in una sentenza passata in giudicato, e che non si introducano sanatorie che violino i princìpi della Costituzione (Petizione n. 1175);

il signor Francesco Di Pasquale, di Cancello ed Arnone (Caserta), chiede:

norme atte a promuovere la realizzazione di impianti fotovoltaici salvaguardando, al contempo, le caratteristiche paesaggistiche del territorio (Petizione n. 1176);

il divieto di cumulo di più incarichi istituzionali (Petizione n. 1177);

norme per la trasparenza delle assunzioni e del conferimento di incarichi negli staff di sindaci e presidenti di province e regioni (Petizione n. 1178);

norme in materia di patrocinio e assistenza legale gratuita per i cittadini (Petizione n. 1179);

la creazione di un Fondo di solidarietà sociale per i professionisti (Petizione n. 1180);

il divieto di assumere e conferire incarichi nei comuni in deficit (Petizione n. 1181);

una revisione delle norme in materia di federalismo demaniale (Petizione n. 1182);

una revisione delle norme in materia di parcheggi a pagamento (cosiddette "strisce blu") (Petizione n. 1183);

iniziative per diffondere l'educazione stradale (Petizione n. 1184);

la valorizzazione della scuola pubblica (Petizione n. 1185);

nuove norme in materia di sanzioni per mancata emissione di scontrini fiscali (Petizione n. 1186).

Tali petizioni, ai sensi dell'articolo 140 del Regolamento, sono state trasmesse alle Commissioni competenti.

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

La senatrice Mazzuconi ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-01365 della senatrice Baio ed altri;

Il senatore Perduca ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-03323, dei senatori Ceccanti ed altri;

i senatori Giambrone, Lannutti, Pedica e Carlino hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-03384, della senatrice Bugnano.

Mozioni

FINOCCHIARO, BELISARIO, ZANDA, GIAMBRONE, LATORRE, CARLINO, CASSON, BUGNANO, LEGNINI, CAFORIO, PEGORER, DE TONI, DONAGGIO, DI NARDO, CECCANTI, LANNUTTI, GIARETTA, LI GOTTI, INCOSTANTE, MASCITELLI, GASBARRI, PARDI, VITA, PEDICA, MARINARO, MERCATALI, BARBOLINI, ROILO, FILIPPI Marco, BUBBICO, MARITATI, DELLA MONICA, SANNA, AGOSTINI - Il Senato,

Premesso che:

in data 18 giugno 2010, il Presidente della Repubblica ha firmato, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, il decreto di nomina dell'on. Aldo Brancher a Ministro senza portafoglio;

in quello stesso giorno, l'on. Aldo Brancher ha prestato giuramento nelle mani del Capo dello Stato, ai sensi dell'art. 93 della Costituzione, recitando la formula ''Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell'interesse esclusivo della Nazione'';

il 24 giugno 2010, dopo solo sei giorni dalla nomina, il neo-Ministro ha chiesto, tramite i propri difensori, alla V° Sezione Penale del Tribunale di Milano di rinviare l'udienza del processo penale sulla scalata alla banca Antonveneta da parte della Banca Popolare Italiana, in cui l'on. Aldo Brancher è imputato per reati di appropriazione indebita e di ricettazione, invocando l'applicazione della legge 7 aprile 2010, n. 51, sul cosiddetto "legittimo impedimento";

valutato, inoltre, che:

sin dalla designazione dell'on. Aldo Brancher ad occuparsi, per giunta senza portafoglio, di questioni inerenti alla sussidiarietà ed al decentramento, è stata chiara la inutilità funzionale di un ulteriore Ministro, stanti le competenze già attribuite a ben altri 3 Ministri della compagine governativa: ovvero al Ministro per le riforme e per il federalismo (on. Bossi), al Ministro per la semplificazione normativa (sen. Calderoli) e al Ministro per i rapporti con le Regioni (on. Fitto);

ad oggi, non sono ancora note le funzioni che, ai sensi dell'art. 9 della legge 23 agosto 1988, n. 400, recante "Disciplina dell'attività di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri", dovrebbero essere delegate al Ministro senza portafoglio on. Brancher dal Presidente del Consiglio dei ministri sentito il Consiglio dei ministri, con provvedimento da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale;

considerato quindi che:

pur nella assenza di funzioni delegate, il Ministro on. Brancher si è dichiarato "legittimamente impedito" a comparire in udienza ai sensi della legge 7 aprile 2010, n. 51;

il grave comportamento del Ministro è stato duramente censurato dalla Presidenza della Repubblica la quale, in data 25 giugno 2010, «a proposito del ricorso dell'on. Aldo Brancher alla facoltà prevista per i Ministri dalla legge sul legittimo impedimento», ha rilevato l'insussistenza dei presupposti non esistendo «nessun nuovo Ministero da organizzare in quanto l'on. Brancher è stato nominato semplicemente Ministro senza portafoglio»;

dall'evidente inutilità della carica e dall'immediata richiesta del neo-Ministro di avvalersi del legittimo impedimento per non presenziare al processo in cui è imputato per reati molto gravi, nonché dalla falsità dei presupposti oggettivi per il ricorso al cosiddetto "legittimo impedimento", è facile dedurre che la designazione dell'on. Aldo Brancher sia stata fatta allo scopo di apprestare uno "scudo processuale" a suo favore;

rilevato, infine, come:

il comportamento del Ministro Brancher ha offeso il decoro delle istituzioni repubblicane piegate all'interesse personale anziché a quello esclusivo della Nazione e ha prodotto un notevole imbarazzo per l'abuso della leale collaborazione tra istituzioni, segnatamente tra Governo e Presidenza della Repubblica;

la scelta successiva del Ministro Brancher di rinunciare allo "scudo processuale" del legittimo impedimento non è servita in alcun modo a rimuovere il vulnus istituzionale che si è prodotto;

per tali motivi:

visto l'articolo 94 della Costituzione;

visto l'articolo 161 del Regolamento del Senato della Repubblica,

esprime la propria sfiducia al Ministro senza portafoglio, on. Aldo Brancher, e lo impegna a rassegnare le proprie dimissioni.

(1-00290)

MARINARO, MARCENARO, GHEDINI, BONINO, PERDUCA, ADAMO, CARLONI, BUBBICO, DELLA MONICA, FONTANA, SOLIANI, PEGORER, MARITATI, LIVI BACCI - Il Senato,

Premesso che:

a dieci anni dall'adozione della Dichiarazione del Millennio nel 2000, e nonostante i progressi che sono stati registrati in alcuni Paesi, a livello globale si è ancora molto lontani dal raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del Millennio;

la crisi finanziaria ed economica che colpisce tutti i Paesi, ma si riflette ancor più drammaticamente sulle popolazioni dei Paesi in via di sviluppo, richiama le responsabilità in primo luogo dei Governi dei Paesi occidentali e rende ineludibile la predisposizione di riforme strutturali dell'economia in ordine al generale bisogno di rivedere, per tutti, un nuovo sistema di valori condiviso che produca un nuovo ordine economico mondiale;

il prossimo Summit delle Nazioni Unite sugli Obiettivi di sviluppo del Millennio, che si terrà a New York nel mese di settembre 2010, sarà un'ulteriore occasione per stabilire quali iniziative prendere e quali vincoli fissare per rendere tali iniziative più cogenti possibile;

l'Unione europea, in qualità di principale donatore di aiuti nel mondo, deve giocare un ruolo decisivo nell'ambito del Summit, individuando, anche nei confronti degli Stati membri, sistemi vincolanti di pagamento e assicurando una sinergia efficace degli strumenti della cooperazione allo sviluppo che, sola, può consentire risultati, e risultati misurabili. A tale fine, sarebbe necessario optare per una concentrazione delle risorse e rafforzare la posizione di intransigenza nei confronti delle classi dirigenti locali nei Paesi in via di sviluppo, in modo tale da garantire una efficace destinazione degli aiuti;

considerato che:

tra gli Obiettivi di sviluppo del Millennio, il quinto riguarda il miglioramento della salute materna, che dovrebbe essere raggiunto attraverso la riduzione di tre quarti, fra il 1990 e il 2015, del tasso di mortalità materna e attraverso la garanzia di accesso universale ai sistemi di salute sessuale e riproduttiva entro il 2015;

nel periodo 1990-2007, tuttavia, il tasso annuale di mortalità materna si è ridotto solo dell'1 per cento, rimanendo molto al di sotto del 5,5 per cento necessario per raggiungere il quinto Obiettivo di sviluppo. Il "Millennium Development Goals Report 2010" delle Nazioni Unite sottolinea quanto i progressi siano ancora inadeguati e le differenze tra aree del mondo si siano amplificate. In particolare, nell'Africa Sub-sahariana la diminuzione della mortalità è stata solo dello 0,1 per cento e le patologie collegate alla gravidanza e al parto hanno tuttora una vastissima diffusione;

oltre 536.000 donne muoiono ogni anno, una al minuto, per cause legate alla gravidanza e al parto; tali cause sono tuttavia facilmente prevenibili e la maggioranza delle morti ad esse collegate sarebbero evitabili, e ciò potrebbe avvenire a costi sostenibili. Oltre il 99 per cento delle morti avviene nei Paesi in via di sviluppo. Il 50 per cento delle donne in gravidanza che muoiono ogni anno nel mondo vive nell'Africa Sub sahariana; un terzo (167.000) vive in Asia del Sud. Complessivamente, dunque, in queste due aree del mondo si verifica l'85 per cento dei casi di mortalità materna;

secondo l'UNFPA, il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione, l'aborto a rischio rappresenta una delle cause maggiori di mortalità materna e di infermità: ogni anno esso provoca la morte di 68.000 donne e milioni di patologie sanitarie. Su 5 casi di mortalità materna, 4 sono causati da complicazioni ostetriche, la maggior parte delle quali si potrebbero evitare garantendo assistenza qualificata al parto e accesso ai servizi di pronto soccorso;

nei Paesi in via di sviluppo, la gravidanza e il parto sono la principale causa di morte tra le adolescenti di età inferiore ai 19 anni: secondo i dati dell'ACNUDH (United Nations High Commissioner for Human Rights) contenuti nel report "Claiming the Millennium Development Goals: A Human Righs Approach", 15 milioni di adolescenti tra i 15 e i 19 anni partoriscono ogni anno e altri 5 milioni di gravidanze adolescenti terminano in aborto. Tra il 2000 il 2005, il tasso di fecondità tra le adolescenti è rimasto invariato o è persino lievemente aumentato;

secondo i dati di USAID (United States Agency for International Development), riportati nel "Congressional Budget Justification FY2002: Program, Performance and Prospects - The Global Health Pillar", l'impatto economico della mortalità materna e infantile sulla produttività è di oltre 15 milioni di dollari l'anno in tutto il mondo;

considerato inoltre che:

il rispetto dei diritti sessuali e riproduttivi di donne e uomini e la soddisfazione dei loro bisogni di pianificazione familiare consentirebbero di ridurre le gravidanze non pianificate e non desiderate, la mortalità materna, la mortalità infantile e le infezioni causate dall'Hiv/Aids;

nell'ambito dei fondi destinati all'assistenza alla popolazione, si è rilevata una preoccupante netta dimunizione della quota per la pianificazione familiare, scesa dal 55 per cento al 5 per cento, e un notevole incremento della quota destinata alla lotta all'Hiv/Aids (MDG 6) - che beneficia del 40 per cento degli aiuti per la salute, pari a un incremento dell'887 per cento dal 2000, secondo i dati "Euromapping 2009, mappatura europea degli aiuti allo sviluppo e dell'assistenza alla popolazione - Sintesi italiana" pubblicati nel 2009 a cura dell'Associazione italiana donne per lo sviluppo (AIDOS). Più in particolare, la divisione subsettoriale degli aiuti sanitari, secondo i codici del Comitato di aiuto allo sviluppo (DAC) dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), indica che il 40 per cento degli aiuti sanitari viene destinato all'Hiv/Aids, circa il 20 per cento alla malaria e tubercolosi, il 16 per cento all'assistenza sanitaria primaria (con una proporzione rilevante per i programmi di vaccinazioni di GAVI - l'Alleanza globale per i vaccini e l'immunizzazione), il 13 per cento ai programmi di salute riproduttiva e il restante 14 per cento a salute in generale, che include investimenti in infrastrutture sanitarie, formazione, ricerca e supporto sanitario in generale;

non si possono soddisfare i bisogni di salute sessuale e riproduttiva se non si dispone a tale fine di servizi adeguati e di strumenti e prodotti di consumo idonei allo scopo, che includono le infrastrutture essenziali, i prodotti di base e i farmaci necessari alla salute sessuale e riproduttiva, la salute materna e infantile, inclusi i guanti chirurgici e i kit per l'assistenza al parto e trattamenti efficaci per l'Hiv/Aids;

è estremamente difficile identificare contributi finanziari specifici per queste forniture, poiché i flussi di finanziamento sono complessi, molto vari e spesso confusi; inoltre, nessun Paese e organizzazione internazionale dispone di una linea finanziaria che potenzialmente potrebbe coprire tali forniture;

per il raggiungimento degli Obiettivi del Millennio, in particolare del quinto obiettivo, è necessario integrare in tutte le politiche di cooperazione allo sviluppo una prospettiva di genere che promuova l'empowerment delle donne e le coinvolga nei processi decisionali,

impegna il Governo:

ad ottemperare agli impegni economici assunti a livello internazionale, riallineandosi progressivamente agli obiettivi fissati per l'aiuto pubblico allo sviluppo, pari allo 0,56 per cento del Pil;

a promuovere tutte le azioni necessarie affinché l'Unione europea giochi un ruolo chiave per soddisfare il fabbisogno annuo di moderni servizi di pianificazione familiare e di assistenza sanitaria materna e infantile, stimato in 24.600 milioni di dollari, stanziando 12.800 milioni di dollari aggiuntivi l'anno;

ad accelerare gli sforzi per garantire pienamente la salute e i diritti sessuali e riproduttivi al fine di ridurre il tasso di mortalità materna nei Paesi in via di sviluppo, in conformità agli accordi internazionali vigenti, come quelli seguiti alla Conferenza internazionale su popolazione e sviluppo (ICPD, 1994), di cui l'Italia è firmataria, e il Piano di azione di Maputo adottato dall'Unione Africana (2006);

a invertire, nell'ambito dell'allocazione delle risorse per l'assistenza alle popolazioni, l'attuale tendenza alla diminuzione dei finanziamenti per la pianificazione familiare, garantendo con un piano di aiuti mirato l'aumento delle risorse destinate alla pianificazione familiare unitamente all'incremento delle risorse per sostenere la lotta contro l'Aids;

a stanziare risorse ad hoc per la salute delle donne e delle adolescenti, garantendo che esse siano effettivamente allocate a tali fini, in particolare in questa fase di crisi economica globale, per assicurare il benessere delle donne e delle loro famiglie. Qualunque compromesso nel campo della salute sessuale e riproduttiva avrebbe infatti pesanti ripercussioni sulle vite di milioni di persone e a livello sociale ed economico;

ad assicurare la copertura economica per strumenti e prodotti di consumo necessari per la salute sessuale e riproduttiva, affinché essi siano resi effettivamente accessibili e disponibili, tramite un maggiore impegno politico e finanziario e una maggiore trasparenza nella gestione delle linee di finanziamento;

a garantire che i Paesi destinatari degli aiuti sviluppino piani sanitari nazionali che prevedano il finanziamento per la fornitura di strumenti e prodotti di consumo per la salute sessuale e riproduttiva, che includano indicatori per la salute sessuale e riproduttiva e che realizzino monitoraggi annuali per controllare la spesa in relazione agli indicatori prestabiliti;

a promuovere tutte le iniziative necessarie affinché i Paesi destinatari degli aiuti si impegnino a garantire, in base alla specifica situazione nazionale, che gli strumenti e prodotti di consumo per la salute sessuale e riproduttiva siano inclusi tra le medicine di base e, in particolare, che sia garantita una fornitura di contraccettivi adeguata in relazione alla qualità, alla quantità, alle condizioni di disponibilità e al prezzo;

a favorire la realizzazione, attraverso iniziative internazionali in particolare in vista del Summit delle Nazioni Unite sugli Obiettivi di sviluppo del Millennio del prossimo settembre, di un approccio multisettoriale alla salute, affinché l'Unione europea collabori con l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e l'UNFPA nella valutazione dei progressi ottenuti, a tali scopi promuovendo il dialogo politico anche a livello nazionale, mettendo in atto ogni iniziativa utile affinché sia garantito l'accesso universale e gratuito ai servizi per la salute sessuale e riproduttiva e l'integrazione dell'approccio di genere nelle politiche sanitarie, con particolare riferimento al sostegno del personale sanitario, a partire dal bilanciamento della presenza di personale femminile e maschile.

(1-00291)

Interpellanze

GASBARRI, CASSON - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della giustizia - Premesso che:

il 3 giugno 2010 la procura de L'Aquila ha accusato di omicidio colposo i membri della Commissione grandi rischi che il 31 marzo 2010, sei giorni prima del terremoto che ha colpito l'Abruzzo il 6 aprile 2009, parteciparono ad una riunione che si tenne nel capoluogo abruzzese;

tra gli indagati, sette persone in tutto, ci sono i vertici della Commissione grandi rischi e il vice capo del Dipartimento della protezione civile, nell'ambito dell'inchiesta sulla mancata evacuazione della città prima del terremoto del 6 aprile 2009;

a quanto risulta da un articolo pubblicato su "Il Sole 24 ore" del 3 giugno 2010: «I responsabili - ha commentato il procuratore della Repubblica dell'Aquila, Alfredo Rossini - sono persone molto qualificate che avrebbero dovuto dare risposte diverse ai cittadini. Non si tratta di un mancato allarme, l'allarme era già venuto dalle scosse di terremoto. Si tratta del mancato avviso che bisognava andarsene dalle case»;

gli accertamenti della Procura de L'Aquila sono scattati subito dopo l'esposto di diversi cittadini che hanno chiesto alla Procura di verificare il lavoro della Commissione che, nella riunione del 31 marzo, analizzò la sequenza di scosse sismiche che da mesi colpivano L'Aquila;

tra gli indagati ci sono Franco Barberi (presidente vicario della Commissione nazionale per la prevenzione e previsione dei grandi rischi e ordinario di vulcanologia all'Università Roma Tre), Bernardo De Bernardinis (vice capo del settore tecnico operativo del Dipartimento della protezione civile), Enzo Boschi (presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e ordinario di fisica terrestre presso l'Università di Bologna), Giulio Selvaggi (direttore del Centro nazionale terremoti), Gian Michele Calvi (direttore della fondazione Eucentre), Claudio Eva (ordinario di fisica terrestre presso l'Università di Genova) e Mauro Dolce (direttore dell'Ufficio rischio sismico del Dipartimento della protezione civile e ordinario di tecnica delle costruzioni presso l'Università Federico II di Napoli);

considerato che:

in relazione al quesito posto dal Capo del Dipartimento della protezione civile alla Commissione grandi rischi sulla prevedibilità o meno dell'evoluzione del fenomeno in corso (uno sciame sismico che si è protratto per circa sei mesi), la risposta data, da un punto di vista rigorosamente scientifico, si incentrava sulla impossibilità di prevedere i terremoti;

la Commissione grandi rischi è stata convocata dal Capo del Dipartimento della protezione civile il 31 marzo 2009 poiché il giorno precedente si era verificata una scossa di magnitudo 4.0, per "esaminare la fenomenologia sismica in atto da alcuni mesi nel territorio della Provincia aquilana" (De Bernardinis, dal verbale) che viene descritta come "una sequenza sismica che dura oramai da quasi sei mesi, con scosse di magnitudo mai superiori al 2.7, e seguita da una serie di scosse, la prima delle quali di magnitudo 3.5 seguita da altre di magnitudo inferiore" (Dolce, dal verbale);

al termine della discussione vi fu una totale unanimità nella Commissione nel dichiarare la impossibilità di effettuare una previsione in termini temporali e, quindi, sul fatto che nessuna credibilità doveva essere concessa a chi sosteneva di poterlo fare. Tutto ciò venne sintetizzato nelle parole: "Dunque, oggi non ci sono strumenti per fare previsioni e qualunque previsione non ha fondamento scientifico" (Barberi, dal verbale);

una migliore comprensione delle indicazioni fornite dalla Commissione grandi rischi e più in generale del contenuto degli interventi o interviste rese, in varie occasioni, da alcuni suoi componenti, può essere raggiunta tenendo conto dello stato di crescente allarme diffusosi tra la popolazione de L'Aquila e della sua provincia, in ragione del trend in aumento, per frequenza e intensità, delle scosse sismiche chiaramente avvertite dalla gente. A ciò si deve aggiungere la diffusione di notizie riguardanti la possibilità di operare una previsione del terremoto da parte di un ricercatore locale (dottor Giuliani) che asseriva di aver trovato un metodo innovativo per monitorare anomali livelli di diffusione di gas radon nelle rocce, con un determinato anticipo rispetto al prodursi di una scossa;

il giorno successivo alla sua convocazione, il 1º aprile, la Commissione grandi rischi ha tenuto a L'Aquila una conferenza stampa nel corso della quale tutti i componenti la Commissione hanno ritenuto fondamentale sottolineare la imprevedibilità dei terremoti, ribadendo quanto espresso nella riunione del 31 marzo ("Improbabile che ci sia a breve una scossa come quella del 1703, pur se non si può escludere in maniera assoluta": Boschi, nel verbale);

queste dichiarazioni sono state tradotte, soprattutto dal Dipartimento della protezione civile (varie interviste e comunicato affidato a Isoradio il 1° aprile 2009) in un atteggiamento ingiustificatamente tranquillizzante, dietro il quale era chiaro l'obiettivo predeterminato di sedare l'inquietudine della popolazione;

come si evince dal testo di una intercettazione telefonica, riguardante una comunicazione del 17 marzo 2009 tra Bertolaso ed un suo collaboratore, pubblicata sui giornali, il "caso Giuliani" doveva essere assolutamente risolto: con una denuncia per procurato allarme, intervenendo sugli organi di informazione;

il Capo del Dipartimento della protezione civile ha così ottenuto ciò che aveva chiesto alla Commissione grandi rischi ovvero un'affermazione, peraltro scontata, circa la imprevedibilità dei terremoti, da offrire ai media, veicolando assieme ad essa un messaggio tranquillizzante;

se i risultati della Commissione grandi rischi fossero stati attentamente interpretati, le conseguenze, sulla base del ben noto principio di precauzione, forse sarebbero state diverse;

considerato inoltre che:

appare di fondamentale importanza stabilire quale fosse il livello di conoscenza che il Dipartimento della protezione civile aveva circa il problema sismico de L'Aquila e del suo territorio. Ciò è possibile attraverso la ricomposizione di un ampio e particolareggiato quadro conoscitivo che a quanto risulta agli interpellanti si trovava nella piena disponibilità dello stesso Dipartimento, descrittivo dei livelli di pericolosità e vulnerabilità del contesto. Tale quadro si può così riassumere:

a) alcuni studi anche recenti che individuano l'area della media valle del fiume Aterno come caratterizzata da una più elevata possibilità che eventi distruttivi, come quelli già occorsi in passato si possano riproporre ("Layered seismogenic source model and probabilistic seismic-hazard analyses in Central Italy" Pace, Peruzza, Lavecchia, Boncio - 2006, "Forecasting where larger crustal earthquakes are likely to occur in Italy in near future" Boschi, Gasperini, Mulargia - 1995, "Evidence of low-frequency amplification in the City of L'Aquila, Central Italy, through a multidisciplinary approach" De Luca, Marcucci, Milana, Sanò - 2005);

b) le risultanze degli studi di sismicità storica che dimostrano inequivocabilmente come numerosi terremoti che hanno interessato nei secoli scorsi L'Aquila ed il suo territorio siano stati preceduti da uno sciame sismico protrattosi per lungo tempo, culminato con la scossa distruttiva (Catalogo dei grandi terremoti italiani - Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia);

c) la funzione di monitoraggio espressa dall'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e quella della Rete accelerometrica nazionale del Dipartimento della protezione civile, che hanno rilevato con assoluta precisione l'andamento dello sciame sismico in atto nell'area dal dicembre del 2008. Tale monitoraggio ha descritto una situazione così riassumibile: un elevato numero di eventi di magnitudo inferiore a 4 che hanno mostrato un trend in aumento passando dai sette eventi di gennaio 2009, ai 10 di febbraio, fino a raggiungere il numero di 21 a marzo; la frequenza degli eventi ha subito poi una repentina impennata nei giorni che hanno preceduto la scossa del 6 aprile, essendosi registrate dal 30 marzo al 5 aprile, 20 scosse una delle quali, quella del 30 marzo di magnitudo 4. Che l'evento "sciame sismico" avesse un carattere straordinario lo si può soprattutto desumere dal confronto con la sismicità che ha interessato l'area nel triennio 2003-2006, confrontabile per numero di eventi con quella registrata nei soli primi quattro mesi del 2009 (documentazione e dati pubblicati sul sito dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e su quello del Dipartimento della protezione civile);

d) le indagini di vulnerabilità prodotte dal Dipartimento della protezione civile sul finire degli anni '90, in collaborazione con il Consiglio nazionale delle ricerche-Gruppo nazionale per la difesa dai terremoti e con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, nell'ambito del "Progetto per la rilevazione della vulnerabilità del patrimonio edilizio a rischio sismico e di formazione di tecnici per l'attività di prevenzione sismica connessa alle politiche di mitigazione del rischio nelle regioni dell'Italia meridionale", aventi come titolo "Censimento di vulnerabilità degli edifici pubblici, strategici e speciali nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia e Sicilia";

e) gli ulteriori approfondimenti affidati dalla regione Abruzzo alla società Abruzzo Engineering nel 2006 tesi ad approfondire i livelli di conoscenza rispetto alle condizioni in cui versava il patrimonio edilizio pubblico della regione; e che quindi ebbe il compito di esprimersi sui livelli di vulnerabilità sismica di edifici di L'Aquila collassati o gravemente danneggiati con il terremoto;

f) i contenuti del "Rapporto sul rischio sismico in Italia" prodotto dal Servizio sismico nazionale operante presso il Dipartimento della protezione civile, trasmesso nel febbraio 2002 al Capo del Dipartimento, che conteneva gli scenari di evento in grado di descrivere diversi livelli di danno che terremoti già verificatisi in passato avrebbero potuto causare nella città di L'Aquila. Gli scenari predisposti davano conto, attraverso una coppia di valori, corrispondente al minimo ed al massimo valore atteso, del numero di abitazioni crollate e inagibili, della superficie abitativa complessivamente danneggiata, del numero delle vittime, dei feriti e dei senzatetto. Il massimo storico per L'Aquila è rappresentato dal X-XI grado della scala Mercalli. Il Rapporto presentava gli scenari per il X, considerato evento gravissimo, per i più frequenti eventi di VIII, grave, e di VI, moderatamente grave. Prendendo a riferimento il numero massimo di vittime attese, per l'evento dell'VIII grado dal Rapporto del Servizio sismico nazionale, stabilito in 300, si conferma l'efficacia di uno strumento di "previsione d'impatto", quale è in definitiva un'analisi di scenario (le vittime in Abruzzo sono state infatti 308), del quale il Dipartimento della protezione civile si sarebbe dovuto servire per determinare l'esigenza di un concreto intervento precauzionale;

di tale livello disponibile di conoscenza non si è tenuto conto quando si è trattato di affrontare la questione della interpretazione del fenomeno "sciame sismico" manifestatosi tra il dicembre 2008 e l'aprile 2009 e, soprattutto, non si è tenuto conto delle conseguenze che avrebbe potuto avere una sua evoluzione infausta (scossa distruttiva);

alla luce di quanto detto non può trovare giustificazione il fatto che nel pur lungo periodo in cui lo sciame sismico si è manifestato con un trend in aumento, e la straordinaria tensione che si andava conseguentemente accumulando nell'opinione pubblica, il Dipartimento della protezione civile non sia stato indotto ad un riesame, opportunamente affidato alla Commissione grandi rischi (tardivamente costituita ed esclusivamente concentrata sul tema della "previsione"), del significativo insieme di conoscenze, sul piano della pericolosità sismica dell'area e della vulnerabilità del contesto;

si è rinunciato cioè a mettere in campo, a fronte di una situazione giudicabile in base alle conoscenze già largamente disponibili e valutabili oggettivamente allarmanti, efficaci iniziative precauzionali;

a questo proposito è importante ricordare il contributo offerto da Giuseppe Grandori (professore emerito al Politecnico di Milano, con larghissima esperienza nel campo dell'ingegneria sismica) ed Elisa Guagenti (professore ordinario del Politecnico di Milano), in un articolo nel quale si legge "Resta inspiegabile il fatto che la Commissione e i responsabili della Protezione civile, oltre a scegliere l'opzione allerta-no (scelta legittima pur se criticabile dal punto di vista metodologico), abbiano potuto assumersi la responsabilità di scoraggiare le iniziative di prevenzione che molti cittadini suggerivano o autonomamente assumevano" (G. Grandori, E. Guagenti "Prevedere i terremoti: la lezione dell'Abruzzo", in Ingegneria sismica, Anno XXVI, luglio-settembre 2009),

si chiede di sapere:

se e quali iniziative urgenti il Governo intenda adottare al fine di fare immediata e doverosa chiarezza sugli ingiustificabili comportamenti riportati in premessa, soprattutto quale segno di comprensione e rispetto nei confronti delle popolazioni colpite dal sisma;

come sia stato possibile che il Dipartimento della protezione civile e, al proprio interno, la Commissione grandi rischi, in ordine alle funzioni da essa svolte a supporto dei livelli decisionali spettanti al Capo del Dipartimento della protezione civile, abbia scientemente abdicato alle "attività di previsione e di prevenzione delle varie ipotesi di rischio" ad essa espressamente conferite, quali attività di protezione civile, dall'articolo 3 della legge 24 febbraio 1992, n. 225;

se vi siano procedimenti penali pendenti in ordine ai fatti in premessa e quali siano le accuse formulate.

(2-00242)

LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

in seguito agli accertamenti eseguiti nelle scorse settimane dall'Agenzia delle entrate sui bilanci del 2005 e del 2006 di fondi d'investimento e società di risparmio gestito sono apparse numerose e sistematiche irregolarità che riguardano l'Iva e l'Irap comportando un'evasione, secondo i primissimi conteggi, di decine di milioni di euro;

si tratterebbe di attività riconducibili, in parte, ad alcuni tra i primi gruppi creditizi del nostro Paese che proprio nei due anni sotto esame hanno ottenuto risultati brillanti;

in particolare le ispezioni dei funzionari dell'Agenzia delle Entrate riguardano operazioni effettuate in Paesi appartenenti alla cosiddetta black list e non dichiarate, extracosti (in particolare per acquistare software) illegittimamente caricati sui bilanci per abbassare gli utili e pagare meno tasse, fatture non regolarizzate per le attività di banca depositaria, bonus dei supermanager spalmati indebitamente su più anni, sponsorizzazioni non documentate, violazione delle norme sui prezzi di trasferimento con le controllate estere;

l'interrogante ha presentato numerosi atti di sindacato ispettivo evidenziando il mancato rispetto del principio di legalità e trasparenza dei sistemi usati dalle banche quando gonfiano i costi, nascondono le fatture e fanno operazioni illegali nei Paesi black list;

considerato che dalle prime verifiche sta venendo fuori un sistema grazie al quale banche, Società di gestione del risparmio e fondi di investimento, nascondendo l'imponibile, avrebbero evaso le imposte versando meno denaro all'Erario italiano,

si chiede di sapere:

quali iniziative urgenti intenda intraprendere, anche in sede normativa, il Governo affinché fatti come quelli esposti in premessa non abbiano a ripetersi;

quali iniziative intenda assumere al fine di combattere l'economia illegale nel suo complesso;

quali urgenti iniziative si intendano intraprendere per recuperare quanto dovuto.

(2-00243)

LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

gli interessi del costruttore-finanziere Salvatore Ligresti sono racchiusi nella Starlife. Attraverso questa scatola finanziaria Ligresti controlla il 100 per cento di Sinergia, e tramite Sinergia e altre società non quotate controlla Premafin, che a cascata controlla Fondiaria-Sai;

con una quantità di capitale modesto, investito nella società che sta in cima alla catena di controllo, Ligresti riesce a nominare il consiglio d'amministrazione, i vari comitati interni e il collegio sindacale del secondo gruppo assicurativo nazionale, dopo Generali. Di Fondiaria-Sai, che ha una base azionaria molto ampia, Ligresti possiede una quota modesta di capitale, ma quanto basta per tenerla in pugno e determinarne le strategie;

ad oggi Ligresti è alle prese con un indebitamento rilevante a tutti i livelli della catena e con una preoccupante discesa dei corsi azionari di Fondiaria-Sai, che attualmente capitalizza un miliardo 225.000.000 di euro;

il combinato disposto dell'aumento dell'esposizione e del crollo della capitalizzazione pone seri problemi all'azionista di controllo. Il 37,57 per cento di Fondiaria-Sai che Premafin aveva in bilancio il 31 dicembre 2009 a un valore di carico di poco superiore a 900.000.000 di euro oggi vale, infatti, all'incirca 338.000.000 di euro. Non solo dunque i debiti, ma anche una minusvalenza latente di 562.000.000 di euro;

se la Consob obbligasse Ligresti ad adeguare il valore di carico di Fondiaria-Sai a quello di mercato, l'imprenditore siciliano dovrebbe ricapitalizzare tutte le società della catena di controllo esponendosi a un vero e proprio salasso finanziario. Ma siccome in questi casi la partecipazione è considerata "strategica", cioè duratura, per la Consob l'obbligo della svalutazione viene meno;

quando ci sono di mezzo gli interessi dei grandi gruppi la Consob, a giudizio dell'interrogante, diventa prudente, tentenna senza mai essere incisiva. Poco conta se negli ultimi tre anni FonSai ha dovuto farsi carico di una serie di operazioni in conflitto d'interesse come l'acquisto della catena alberghiera Ata-Hotels e come la costosa Opa su Immobiliare Lombarda. Ligresti ha venduto con una mano e comperato con l'altra, prelevando denaro dalla parte bassa della catena, che genera reddito, per portarlo nella parte alta, dove risiede il controllo. E «l'attività di "scarico" verso i piani bassi - scrive su "La Repubblica" Giovanni Pons - continua ancor oggi come dimostra la "semplificazione" realizzata nel complesso Porta Nuova Isola dove il 43 per cento in mano a Sinergia è passato al gruppo FonSai, già titolare nello stesso progetto di Porta Nuova-Garibaldi e Porta Nuova Varesine»;

nel 2001 fu Mediobanca di Vincenzo Maranghi a intervenire ancora una volta a favore dell'ingegner Ligresti. La Montedison allora era sotto scalata da parte dell'Edf e bisognava metterne al sicuro la partecipazione in Fondiaria, che deteneva un pacco di azioni Mediobanca. Ligresti, che era in difficoltà finanziarie, si prestò al gioco. Il contratto di vendita fu sottoscritto in fretta e furia in un'afosa domenica di luglio. Ligresti si salvò e divenne più potente di prima, ma oggi è di nuovo pieno di debiti;

la situazione di Ligresti è ben circostanziata in un due articoli rispettivamente di Fabio Pavesi, che scrive per l'inserto "Plus" de "Il Sole-24 Ore", e dell'economista Alessandro Penati, che scrive per "La Repubblica": il 2009 ha visto la Fondiaria-Sai con una perdita di ben 343.000.000 di euro e la Milano Assicurazioni con un passivo di 140.000.000;

Fonsai ha lasciato sul campo altri 92.000.000 di perdite contro i 21.000.000 di utili del primo quarto del 2009 e la Milano Assicurazioni ha replicato, sempre in negativo, con un "rosso" di 25.000.000;

Premafin, la controllante di Fonsai e Milano, ha già accusato il colpo l'anno scorso con una perdita consolidata di 134.000.000 di euro, conseguentemente se i risultati delle controllate non miglioreranno sarà un altro brutto colpo per Premafin;

i guai non finiscono qui. Ligresti è fortemente indebitato in cima alla catena di comando visto che la sua Sinergia, la scatola non quotata, non era messa bene già a fine del 2008;

solo i debiti verso il sistema bancario ammontavano a 470.000.000 a fronte di un patrimonio di soli 105.000.000 di euro. Non è ancora disponibile il bilancio 2009 di Sinergia ma, visti i pessimi risultati delle società a valle, difficile pensare che la situazione sia migliorata;

dai massimi di tre anni fa, il titolo Fonsai ha perso il 76 per cento, anche includendo i dividendi pagati: non sono tempi facili per le assicurazioni europee, ma Fonsai è riuscita a fare il 56 per cento peggio del settore. A fine marzo il titolo è stato declassato, con outlook negativo. Per Fonsai, nel primo trimestre, i danni pagati e le spese di gestione sono stati superiori ai premi incassati: a livello operativo, il ramo danni è in perdita. Per il ramo vita, il problema è garantire stabilmente una remunerazione competitiva alle polizze, con i tassi ai minimi storici, l'aumentata rischiosità del mercato azionario, e ora anche dei titoli di Stato, e la fine dei titoli di credito strutturati (cartolarizzazioni, Cdo, eccetera);

a questo si aggiunge la pressione delle autorità di regolamentazione per aumentare la patrimonializzazione, in linea con gli altri intermediari finanziari, al fine di ridurre la leva globale, e la prossima introduzione di nuovi criteri contabili più stringenti. Problemi comuni al settore, ma aggravati, per Fonsai, da una gestione degli attivi e della struttura finanziaria più consona agli interessi del controllo di Ligresti che di quelli degli investitori;

è con i soldi di Fonsai (cioè dei suoi assicurati) che Ligresti è attivo nel settore immobiliare: si vedano la costosa Opa su Immobiliare Lombarda, la partecipazione allo sviluppo delle grandi aree urbane a Milano (Citylife, Porta Nuova-Garibaldi, Porta Nuova-Isola), a Firenze (Area Castello e relative grane giudiziarie), a Roma in tandem con il gruppo Lamaro (Centro Est, progetto Alfiere). Progetti che richiedono grandi capitali, tempi lunghi e grandi rischi, e che mal si conciliano con l'attività assicurativa di una compagnia poco capitalizzata e molto più esposta della media alla variabilità del ramo danni. A volte Fonsai è partner negli investimenti con la holding di controllo (Premafin), come alle Varesine di Milano; a volte è controparte, come per l'acquisto di Atahotels;

l'utilizzo degli attivi di Fonsai per investimenti difficilmente razionalizzabili, se non in funzione degli interessi dell'azionista di controllo, si estende anche alle partecipazioni: Gemina (Aeroporti di Roma), Mediobanca, Pirelli, Rcs, Igli (Impregilo). In portafoglio, c'è pure quasi il 7 per cento della controllante Premafin, e l'11 per cento di azioni proprie (in carico a 22 euro rispetto agli 8 di mercato). In bilancio ci sono così 5 miliardi di investimenti (su 36 totali) non valorizzati ai prezzi di mercato (3 in immobili e 2 in società collegate e controllate, titoli tenuti a scadenza e riclassificati come crediti) che fanno storcere il naso a qualche investitore: nessuna sorpresa che oggi Fonsai capitalizzi 1,2 miliardi, appena il 45 per cento del suo patrimonio netto;

il management ha annunciato una riorganizzazione che potrebbe portare alla dismissione della Liguria-Sasa. Ma prima di pensare a cedere attività assicurative, il risanamento imporrebbe un aumento di capitale, per mettere in sicurezza la struttura finanziaria e creare valore riacquistando la quota sul mercato della controllata Milano Assicurazioni, ma da allora Fonsai, invece di raccogliere nuovi capitali, ha distribuito 190.000.000 di dividendi ed il titolo ha perso un altro 37 per cento rispetto al settore;

premesso inoltre che, a giudizio dell'interrogante:

la Consob continua a prendersi gioco impunemente dei risparmiatori, proteggendo soltanto i nomi importanti della finanza italiana, come Ligresti, e contribuendo a truffare i piccoli azionisti, come è successo nel caso Saras;

la gestione di Cardia è stata censurabile, come confermano alcuni episodi, quali la scelta obbligata di non partecipare alle deliberazioni della Consob riguardanti il Gruppo Ligresti, per il quale il figlio Marco intratteneva "incestuosi" rapporti di affari;

i residui tre commissari dovrebbero sciogliere il nodo gordiano di una conglomerata protetta del salotto buono che spazia da Mediobanca a Generali, passando per Pirelli, RCS, Impregilo e Gemina, quel nocciolo duro di interessi che condiziona pesantemente la trasparenza dei mercati e perfino la correttezza dell'informazione e l'esigenza di legalità,

si chiede di sapere quali iniziative urgenti intenda assumere il Governo al fine di provvedere ad una radicale riforma della disciplina delle autorità di controllo, alla luce delle carenze e dell'inefficacia evidenziate dagli scandali finanziari che hanno investito il sistema delle imprese e delle banche considerato che, a giudizio dell'interrogante, la Consob deve recuperare indipendenza, autorevolezza e trasparenza dopo gli anni bui della sciagurata presidenza Cardia restituendole il ruolo per cui è stata creata, cioè vigilare sulla Borsa tutelando gli interessi dei risparmiatori.

(2-00244)

LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

sono giunte all'interrogante segnalazioni relative ad alcuni episodi, a suo giudizio gravi e suscettibili di valutazioni di vario ordine, all'interno dell'amministrazione di Banca d'Italia nonché all'attuazione di una politica aziendale di sperequazione salariale decisa discrezionalmente;

in particolare la brusca rimozione del dottor Giuseppe Boccuzzi dalla titolarità del Servizio Rapporti esterni e Affari generali di vigilanza, solo formalmente ricollegabili alla vicenda autorizzativa Deltas/S.Marino, che ha comportato la inspiegabile nomina, in sostituzione di quest'ultimo, del dottor Luigi Donato;

la regola amministrativa ed organizzativa, sempre rispettata in Banca d'Italia, è che, per tutti i fatti accaduti nel Servizio, debbano rispondere sia il Capo del Servizio che il suo sostituto ed entrambi sono responsabili dell'andamento del Servizio essendo loro intercambiabili;

il titolare del Servizio, in caso di assenza o impedimento, è sostituito dal sostituto; per detta ragione quest'ultimo ha piena conoscenza dei fatti che accadono nel Servizio ed insieme al titolare condivide fortune e sfortune;

il dottor Luigi Donato è titolare del Servizio Rapporti esterni e Affari generali di vigilanza, la sua consorte, l'avvocato Olina Capolino, sostituisce di fatto (e da tempo) il Capo del Servizio Consulenza legale della Banca, l'avvocato Marino Perassi, nella gestione del Servizio; l'avvocato Capolino si occupa di delicatissime questioni di vigilanza e tra queste, in particolare, delle questioni relative al Servizio di cui il marito è titolare e responsabile, tra cui la costituzione di parte civile della Banca nei giudizi penali riguardanti reati societari e bancari, la elaborazione di delicatissimi pareri; siede, anche, al tavolo della CEI, di cui il dottor Luigi Donato è responsabile della Segreteria organizzativa, trattando delicatissime questioni sanzionatorie amministrative e anche rilevanti questioni di carattere penale;

si tratta di un evidente caso di conflitto di interessi, che incide su delicatissime funzioni, legali e di vigilanza, inammissibili per la Banca, per il sistema vigilato e per il Paese. Da qui la disparità di disciplina tra organizzazione dell'Organo di vigilanza e organizzazione degli intermediari vigilati nonostante la tematica del conflitto di interessi costituisca il cardine dell'intera normativa bancaria e finanziaria;

con provvedimento del 15 ottobre 2009 il Governatore della Banca d'Italia ha nominato i componenti dell'Arbitro bancario finanziario (ABF); tra i soggetti nominati è presente anche l'avvocato Bruno De Carolis, avvocato la cui posizione segue, nel ruolo del Servizio Consulenza legale della Banca d'Italia, quella dell'avvocato Capo e precede quella dell'avvocato Olina Capolino, coniuge del dottor Luigi Donato. La proposta (e la successiva nomina) dell'avvocato De Carolis favorisce l'avvocato Olina Capolino, donde il legittimo sospetto che essa possa essere stata dettata da interessi personali del proponente;

l'avvocato De Carolis ha assunto l'incarico citato mantenendo il proprio rapporto di impiego con la Banca d'Italia; tale posizione contrasta con quanto la normativa (testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia di cui al decreto legislativo n. 385 del 1993; delibera del Comitato interministeriale per il credito e il risparmio n. 275 del 2008, recante disciplina dei sistemi di risoluzione stragiudiziale delle controversie in materia di operazioni e servizi bancari e finanziari) prevede sia in termini di imparzialità e di indipendenza (i criteri di svolgimento delle procedure e di composizione dell'organo decidente debbono "assicurare l'imparzialità e la rappresentatività dei soggetti interessati) sia in termini di assenza di vincoli di subordinazione (argomento ricavabile dalla possibilità di nomina dei soli magistrati in quiescenza e, anche, dalla possibilità di valutare le esperienze maturate, vale a dire già ricoperte, come dipendenti delle autorità di vigilanza). La nomina dell'avvocato De Carolis viola anche l'art. 42 del regolamento generale della Banca il quale vieta a tutti i dipendenti dell'Istituto di svolgere attività nell'interesse di banche, intermediari finanziari ed altri soggetti vigilati. E, nel caso dell'ABF, l'attività è svolta anche nell'interesse degli intermediari, i quali, non solo hanno l'obbligo di aderirvi, ma a tale organo designano propri rappresentanti. Tale nomina ha poi irragionevoli ed ingiustificati riflessi di ordine economico. L'avvocato De Carolis, essendo un alto dirigente della Banca d'Italia, ha un costo di gran lunga più elevato di quello spettante ad un arbitro. Donde un vulnus nella legittimità delle decisioni dell'ABF ed anche un ingiustificato costo e quindi un grave danno per la collettività. Tale nomina, di per sé illegittima si è perfezionata a seguito di un appunto di proposta al Direttorio del responsabile del Servizio Consulenza legale, avvocato Perassi, e del Servizio Rapporti esterni e Affari generali di vigilanza, dottor Luigi Donato, quest'ultimo marito dell'avvocato Olina Capolino. La nomina dell'avvocato De Carolis determina l'automatica avanzata (nella seconda posizione del ruolo della consulenza legale) dell'avvocato Olina Capolino, consentendole di svolgere, oltre che di fatto in termini di ruolo, le funzioni di sostituto Avvocato Capo, spianandole così la strada verso un provvedimento formale di nomina come sostituto Avvocato Capo da parte del Governatore.

c'è un ulteriore argomento da segnalare, molto delicato, che riguarda i criteri, incomprensibilmente sconosciuti agli operatori e al sistema, con cui vengono designati i professionisti nelle situazioni di crisi delle banche e degli intermediari finanziari. L'emanazione recente dei criteri da seguire per tali nomine avrebbe dovuto produrre, ferme le necessarie qualità professionali e di indipendenza degli aspiranti, ordine e avrebbe dovuto seguire il principio della rotazione nell'assegnazione degli incarichi. Per converso, l'uso disinvolto del potere di proposta da parte del dottor Luigi Donato ha determinato l'esclusione di taluni professionisti ed il consolidamento della posizione di altri. Basta scorrere il Bollettino di vigilanza per accorgersi quali siano i soggetti su cui cadono le nomine, sicuramente non sgravati da impegni e vincoli, mentre l'indipendenza è uno dei criteri ai quali ci si dovrebbe attenere in sede di nomina, al fine di evitare possibili conflitti di interesse. Circola, insistentemente, la voce (all'interno della Banca d'Italia e del sistema) secondo la quale i nominandi professionisti, in qualche modo legati al dottor Luigi Donato, sarebbero identificabili prima ancora dell'emanazione del provvedimento di nomina. Il denaro amministrato è pubblico. Le deviazioni dalle regole individuate oltre che dai canoni di correttezza e trasparenza potrebbero configurare reati di notevole gravità. E ciò a tacere della scelta di professionisti con vincoli di parentela e/o di coniugio con dirigenti ed alti esponenti della Banca d'Italia;

considerato che i dipendenti della Banca d'Italia, ai sensi del vigente codice etico dell'Istituto, debbono attenersi, nell'assolvimento dei compiti e dei doveri attribuiti, ai principi di indipendenza, imparzialità, lealtà, discrezione e non hanno riguardo ad interessi personali. Consapevoli della natura pubblica delle funzioni svolte e dell'importanza dei propri compiti e responsabilità, devono comportarsi in modo tale da salvaguardare la reputazione della Banca d'Italia e la fiducia dell'opinione pubblica nei confronti della stessa. I dipendenti devono evitare qualsiasi situazione che possa dar luogo a conflitti di interesse, anche solo apparenti;

considerato inoltre che:

la composizione del personale della Banca d'Italia consta di 653 dirigenti, 1.450 funzionari, 1.273 coadiutori, 4.147 altro personale, 5.009 uomini e 2.514 donne lavorano nell'istituto, che nel 2009 è costato ben 798.082 milioni di euro, con una spesa media pro capite di 104.611 euro. In tale media retributiva, occorre considerare taluni stipendi di semplici ispettori che nel 2008 hanno guadagnato ben 580.881 euro. Il costo medio infatti rappresenta la favola statistica dei due polli, in particolare 653 dirigenti e 1.450 funzionari beneficiano di altre voci variabili oltre allo stipendio che sostanzialmente creano un'enorme differenza salariale, nelle altre categorie 1.470 coadiutori e altro personale, in pochi, in modo discrezionale, cioè su valutazione personale e fiduciaria da parte di capi servizi e direttori di filiali, beneficiano di quelle voci retributive variabili che evidenziano una differenziazione salariale abnorme;

in particolare dalle segnalazioni ricevute risulterebbe uno stipendio di 527.000 euro di un funzionario di prima nel 2006 che è stato promosso anche Condirettore;

il sistema sindacale interno sembra rappresentato da sindacati corporativi di casta che da più di trenta anni governano e cogestiscono con il direttorio la totale gestione del potere, gli avanzamenti di carriera, le promozioni, i trasferimenti, le trasferte e perfino le ispezioni. Non di rado figli e parenti di ispettori vengono assunti, senza alcun concorso di evidenza pubblica, dalle banche ispezionate, gettando ombre sinistre sugli esiti delle ispezioni stesse. Alcune organizzazioni sindacali e sindacalisti appaiono come diretta emanazione del direttorio della Banca d'Italia, con una gestione di potere che non sembra fondata sul merito, ma sulle clientele. Il sindacato dei dirigenti, oltre a garantire appannaggi esclusivi alla "casta delle caste", sembra rappresentare il trampolino di lancio per arrivare a cariche di prestigio quali capi servizio ed alte dirigenze, senza che l'attuale Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, abbia mosso un dito per recidere favoritismi e privilegi inaccettabili, specie in una banca centrale che a parole propugna sistemi meritocratici e di trasparenza;

in Banca d'Italia, da tempo, in modo discrezionale viene attuata una politica di sperequazione salariale, certamente non legata alle differenti economie locali, ma ad un diverso utilizzo delle risorse umane;

le scelte organizzative di carattere straordinario, le misure adottate, nel tempo, dall'amministrazione dell'Istituto in materia di formazione, trasferimenti, missioni, ispezioni e incarichi vari, in presenza di una sempre più diffusa cultura aziendale fondata sulla discrezionalità parziale e soggettiva, tale da privilegiare l'amicizia, l'appartenenza e le relazioni, hanno inciso in modo radicale sul trattamento retributivo del personale, creando di fatto una differenziazione salariale a parità di grado e di mansioni;

le varie iniziative formative rappresenterebbero una concreta testimonianza del forte impegno dell'azienda in direzione della crescita professionale e del sostegno alla motivazione delle risorse, nel contempo realizzano l'obiettivo comune della piena valorizzazione del qualificato capitale umano a disposizione della Banca;

tra i vari progetti, dal 2002 è attivo quello "itinerari di sviluppo per coadiutori", finalizzato ad accompagnare, attraverso un articolato programma di crescita professionale, l'inserimento delle giovani risorse in una realtà aziendale caratterizzata da elevata complessità operativa e accentuata specializzazione funzionale;

tale iniziativa, pur rappresentando una concreta testimonianza del forte impegno dell'azienda in direzione della crescita professionale e del sostegno alla motivazione delle risorse, a parità di grado e requisiti professionali, costituisce una forte discriminazione anagrafica nei confronti di quei coadiutori con una decorrenza giuridica anteriore al 1° gennaio 2000 per gli elementi assunti dall'esterno e al 1° gennaio 2001 per i dipendenti provenienti dalle selezioni interne;

il requisito dell'età anagrafica non superiore a 40 anni rilevata alla data di decorrenza del grado costituisce un elemento di forte discriminazione, allorché, in relazione ad un allungamento dell'età pensionabile, auspicato, peraltro, anche ultimamente, si rende necessaria una maggiore permanenza all'interno dell'Istituto;

la formazione sostanzialmente - diritto/dovere del lavoratore - è stata relegata a leva gestionale di natura discrezionale che accentua le discriminazioni funzionali ed anagrafiche e determina una differenziazione salariale in relazione, in particolare, agli strumenti didattici utilizzati (formazione accentrata, decentrata, stage, missioni operative, Sadiba, partecipazione a gruppi ispettivi e/o di lavoro, eccetera) che prevedono il riconoscimento di lauti trattamenti economici (diarie, contributi, indennità, eccetera) che vanno ad aggiungersi allo stipendio;

la formazione di gruppi a livello di area ovvero precedentemente a livello circoscrizionale è sempre avvenuta in modo discrezionale, la partecipazione programmata a livello locale secondo il grado di appartenenza. Il vero problema di fondo è che tali attività svolte all'esterno dell'azienda comportano lauti trattamenti economici (diarie, contributi, indennità eccetera) riparametrati, peraltro, allo stipendio del capo missione di grado superiore;

di fatto i rappresentanti dell'istituzione, nella discrezionalità più assoluta, decidono chi ha diritto ad una maggiore retribuzione;

dinanzi a tale evidente discriminazione salariale sarebbe auspicio, in una vera logica di contenimento dei costi, riconoscere le sole spese sostenute per la missione (spese di alloggio e di viaggio) in quanto la funzione svolta già prevede un trattamento retributivo, il dipendente svolge la sua attività fuori dall'unità di appartenenza e sembra eccessivo che venga retribuito due volte;

appare disdicevole, infine, che in costanza di trattamento economico di trasferimento (diarie, contributi, indennità eccetera) il personale interessato partecipi a gruppi ispettivi e benefici anche di trattamento di missione per ispezione, in sostanza il dipendente beneficia di retribuzione, indennità di trasferimento nonché di indennità di missione per ispezione nello stesso periodo lavorativo;

la riorganizzazione territoriale ha creato carenze di personale presso alcune realtà e eccessi presso altre, per sovvenire a tali carenze vengono disposte continue missioni operative, un vero e proprio pellegrinaggio ovvero transumanza di risorse sulla base di valutazioni discrezionali che alimentano ancora una volta il differenziale salariale in relazione al riconoscimento di maggiori voci retribuite (diarie, contributi, eccetera);

appare discriminatorio, peraltro, che, in costanza di trattamento economico di trasferimento - a seguito della riorganizzazione territoriale - parte del personale continui a beneficiare di missioni operative a livello di nuove aree ovvero presso l'amministrazione centrale per interventi formativi in materia di riorientamento professionale ovvero di inserimento;

appare, inoltre, di difficile comprensione la strategia aziendale che soggiace all'adozione di provvedimenti di distaccamento di personale presso Servizi dell'amministrazione centrale, in attesa di future collocazioni funzionali, e poi richiede personale in missione presso strutture periferiche per carenze di personale;

l'istituto del trasferimento rappresenta uno strumento gestionale di importanza cruciale per qualsiasi azienda, in particolare rappresenta il veicolo necessario per coniugare e soddisfare legittime aspirazioni del personale nonché assicurare il corretto e continuo funzionamento dell'azienda. Trasferimento a domanda o a seguito di aspirazioni sembra parlare della medesima funzione, due facce della medesima medaglia;

la differenza rimane sostanziale da un punto di vista economico, in quanto il trasferimento a domanda non comporta alcun trattamento economico a favore del dipendente, mentre quello secondo le aspirazioni - provvedimento adottato in modo discrezionale - comporta un lauto trattamento economico (cosiddetto trattamento di trasferimento oltre ai vari benefit).

appare, pertanto, discriminatorio il riconoscimento di un trattamento economico di trasferimento (diarie, contributi, indennità, benefit, eccetera) in presenza di un medesimo fondamento, quello di soddisfare legittime aspirazioni personali;

tutte queste voci (formazione, ispezioni, missioni, trasferimenti, incarichi vari, promozioni ed avanzamenti eccetera), sostanzialmente, frutto di valutazioni discrezionali soggettive, rappresentano, a favore di una parte esclusiva del personale, delle variabili economico-retributive che alimentano in modo ingiustificato ed eccessivo il divario salariale a parità di grado e di funzioni;

la discrezionalità può rappresentare un adeguato strumento gestionale delle risorse, utile se frutto di valutazioni collegiali funzionali, discriminante se parziale e soggettiva - fondata sul decisionismo individuale di tipo gerarchico che privilegia l'appartenenza e le relazioni anziché il merito - marginalizzante per coloro che rifiutano logiche di cameratismo nonché di forte differenziazione salariale impropria e ingiustificata;

in particolare i 653 dirigenti ed i 1.450 funzionari beneficiano di altre voci variabili oltre allo stipendio che sostanzialmente creano la suddetta enorme differenza salariale nelle altre categorie:

a) missioni per formazione 200 euro al dì, da due giorni a 3 settimane e più in un anno;

b) missioni per ispezioni 200 euro al dì, per almeno tre mesi e più in un anno;

c) trasferimenti in disponibilità con opzione di rientro dopo due anni 200 euro al dì per 200 giorni oltre contributo affitto per cinque anni pari a 7.000 euro l'anno, contributo trasferimento 15 per cento stipendio, trasloco masserizie a seconda della distanza da 5.000 a 20.000 euro);

d) trasferimenti per promozione a seguito di concorso discrezionale interno (prove esaminate da commissioni interne formate esclusivamente da dirigenti; nella maggior parte, per quanto sottaciuto, vengono privilegiate le relazioni e l'appartenenza), come sopra per i trasferimenti in disponibilità;

e) trasferimenti a seguito di chiusura filiali, 200 euro al dì per 240 diarie oltre a tutto quanto sopra previsto per gli altri trasferimenti;

f) trasferimenti d'ufficio presso l'amministrazione centrale, di tipo discrezionale; l'amministrazione individuerebbe sindacalisti che avrebbero contribuito ad orientare le organizzazioni sindacali di appartenenza per la decisione politica di chiusura delle filiali: dopo l'operazione ben riuscita sarebbero passati all'incasso dell'assegno di promozione e di trasferimento ovviamente ben remunerati. L'amministrazione prima ha provveduto a promuoverli con trasferimento pagando il biglietto di andata, si fa per dire (150.000 euro totale di un trasferimento), poi ha pagato il biglietto di ritorno (medesimo trattamento retributivo);

dalle segnalazioni viene alla luce un sistema di rappresentanza sindacale interno rappresentato da sindacati corporativi di casta ma soprattutto con referenti sindacali legati alla casta e con segretari nazionali che da più di trenta anni governano alcune organizzazioni sindacali presenti in Banca d'Italia;

dalle segnalazioni risulterebbe, inoltre, che si stia attuando un'altra ristrutturazione delle filiali di Banca d'Italia in seguito alla quale, per incentivare l'esodo dei dipendenti, si daranno ai dirigenti per buona uscita oltre 400.000 euro, corrispondenti a oltre 6 anni di pensione anticipata;

da un articolo pubblicato sul quotidiano "La Repubblica" il 16 dicembre 2005 di Giovanni Pons, "Il Natale ricco di Via Nazionale, da Lodi doni per dirigenti e funzionari", si apprende delle regalie elargite dai banchieri ai funzionari dei Banca d'Italia. Alla signora Maria Antonietta Bianchi, persona di fiducia del governatore, viene fatto pervenire un set di borse da viaggio Prada e un volume di ricette, mentre alla moglie di Umberto Proia, il capo del team ispettivo che era entrato nella Popolare di Lodi nel 2001, spetta il portamonete Cartier. E la munificenza cresce per altri due funzionari chiave: il vice direttore della Banca d'Italia di Milano, Anna Maria Ceppi, che dal 1979 in poi è passata per la vicedirezione della sede di Genova e per la direzione di Vercelli e di Alessandria. Per la Ceppi dal 1997 in poi, la regalistica registra un salto di qualità: un bracciale Pomellato (1999), una sveglia di Cartier (2000), una borsa di Cartier (2001), un centrotavola in argento Buccellati (2002) e una borsa da viaggio Prada (2003). Trattamento simile a quello riservato ad Anna Maria Tarantola, oggi direttore della filiale di Brescia della Banca d'Italia e in precedenza direttore a Varese e a Milano. Anche in questo caso le regalie crescono con l'arrivo di Fiorani al vertice della banca lodigiana, e cioè dal 1999, anno in cui il ragioniere della Bassa invia a Tarantola un bracciale Tiffany. L'anno successivo cambia la marca (Pomellato al posto di Tiffany) ma non l'oggetto (braccialetto) mentre nel 2001 si passa a un orologio donna fondo nero Cartier,

si chiede di sapere

se risulti al Governo che la prassi di ricevere regalie varie dai banchieri sia tuttora vigente in Banca d'Italia e se ciò non sia disdicevole e condizionante per funzionari e dirigenti strapagati i quali, per assolvere al proprio dovere di oggettività di giudizio, dovrebbero evitarle;

se il Governo sia a conoscenza del motivo per cui la consolidata regola, giuridico-organizzativa, vigente in Banca d'Italia è stata così vistosamente disattesa nella incomprensibile sostituzione, del dottor Giuseppe Boccuzzi che, seppur coinvolto nel caso "Delta San Marino", sembra aver assunto la funzione di capro-espiatorio rispetto ad altissimi dirigenti e, inoltre, è stato (ed è ancora) inutilizzato comportando elevati ed ingiustificati costi per la collettività;

se sia a conoscenza dell'evidente conflitto di interessi che viene così vistosamente disatteso nell'organizzazione amministrativa della Banca d'Italia;

se non ritenga il Governo che in un momento di grave crisi finanziaria, dove la rivendicazione di un salario fisso, da ultimo riconosciuto, da parte di importanti esponenti del Governo, come valore di stabilità sociale, sarebbe buona cosa tagliare i veri costi del sistema, rendere più sobrio ovvero contenuto il trattamento retributivo di una parte esclusiva del personale, in concomitanza anche con la riorganizzazione aziendale, che beneficia, oltre ad un adeguato stipendio, di lauti trattamenti extra-retribuzione, in molti casi cumulabili nel medesimo periodo, (gratifiche, indennità, diarie per trasferimento, missioni e ispezioni, nonché vari benefit eccetera) in nome della discrezionalità;

se il descritto sistema-clientelare e di co-gestione, non possa avere effetti nefasti sul merito, mortificando così quei lavoratori più capaci e meritevoli che, non appartenendo alle varie cordate emanazione del direttorio, non sembrano trovare sbocchi professionali frutto di preparazione, studio e competenza;

se non ritenga inoltre il Governo che creare delle forti differenziazioni salariali all'interno di un'azienda come la Banca d'Italia significa aumentare un ingiustificato divario sociale all'interno ma soprattutto all'esterno, in particolare nei confronti di quei lavoratori (precari e non) più che adeguatamente scolarizzati e portatori certamente di un patrimonio culturale ed umano di elevata professionalità costretti a salire sui tetti per rivendicare il loro diritto alla retribuzione;

quali misure urgenti intenda promuovere, anche con il sistema di una indagine conoscitiva in particolare sul sistema retributivo, diarie, trasferte, promozioni, ispezioni ed appannaggi vari, per restituire alla Banca d'Italia, che sembra apparire come un santuario intoccabile, quella trasparenza che è la migliore tutela di legalità e meritocrazia;

se sia a conoscenza di quante siano state le assunzioni di parenti, congiunti e conoscenti degli ispettori della Banca d'Italia nelle banche e nelle casse vigilate che hanno ricevuto ispezioni.

(2-00245)

Interrogazioni

LEGNINI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

a seguito del sisma del 6 aprile 2009 in Abruzzo l'edificio del Tribunale di Chieti ha subito rilevanti danni strutturali tanto da rendere necessaria, su disposizione delle autorità locali, la chiusura di un'ala del fabbricato con la conseguente inagibilità di numerosi uffici e aule di udienza;

subito dopo l'evento sismico, i vertici degli uffici giudiziari teatini, d'accordo con il Sindaco, il Presidente della provincia (ente proprietario dello stabile), il rappresentante del Ministero della giustizia, individuarono le misure transitorie per sopperire al venir meno della disponibilità di circa la metà dell'edificio, e in particolare provvidero ad individuare un edificio attiguo (sempre di proprietà della provincia) per ospitare uffici e aule di udienza;

gli stessi soggetti responsabili indicarono la necessità di provvedere con urgenza all'esecuzione dei lavori di recupero della porzione di edificio lesionata, ponendo a carico della provincia, quale ente proprietario, l'onere della progettazione, mentre al finanziamento avrebbe dovuto provvedere il Ministro della giustizia attingendo alle risorse destinate alla ricostruzione postsisma;

le stesse autorità, e in particolare il Comune di Chieti, proposero di avviare un percorso progettuale per realizzare, nel medio-lungo periodo, una "cittadella giudiziaria" mediante collegamenti funzionali tra le strutture esistenti (da recuperare) ed altri edifici da realizzare sui siti pubblici adiacenti e su spazi esistenti nelle vicinanze;

durante la discussione del decreto-legge n. 39 del 2009, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 77 del 2009 sulla ricostruzione postterremoto, in Senato fu respinto un emendamento (5.701) a prima firma dell'interrogante con il quale si proponeva uno stanziamento specifico sia per gli uffici giudiziari de L'Aquila che di Chieti. Il Governo, nell'occasione, dichiarò che il finanziamento delle opere avrebbe trovato capienza nei fondi destinati alla ricostruzione;

il Governo nella seduta dell'Assemblea della Camera dei deputati del 17 giugno 2009, nel corso dell'esame dello stesso decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, recante interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici nella regione Abruzzo nel mese di aprile 2009 e ulteriori interventi urgenti di protezione civile, ebbe ad accogliere un ordine del giorno (9/2468/70), a prima firma dell'on. Tenaglia, con il quale testualmente si disponeva: "La Camera, considerato che: il terremoto che ha colpito l'Abruzzo ha determinato gravissimi lutti e conseguenze drammatiche per l'intera popolazione, per il tessuto produttivo e per le istituzioni; in particolare l'amministrazione della giustizia versa in una situazione di grave e totale emergenza, perché sia gli Uffici giudiziari de L'Aquila che di Chieti, in dipendenza degli eventi sismici, sono completamente o parzialmente inagibili; è fondamentale assicurare in tempi rapidi la piena funzionalità dell'attività giudiziaria anche in ragione della circostanza che L'Aquila è sede distrettuale competente per tutta la regione Abruzzo per le cause di appello e per i procedimenti di criminalità organizzata, impegna il Governo, al fine di garantire il funzionamento degli uffici giudiziari di cui al comma 1 dell'articolo 5 del decreto-legge in esame e assicurarne la gestione e la riorganizzazione nella fase di emergenza, nonché per provvedere alla riparazione e al ripristino degli stessi, nonché del tribunale di Chieti, e il recupero della loro piena funzionalità al termine del periodo di sospensione dei processi, a destinare prioritariamente una quota sufficiente delle risorse di cui all'articolo 14, comma 1, del presente decreto, agli scopi predetti";

la parziale inagibilità del Tribunale di Chieti ha provocato inevitabili disagi, affrontati con senso di responsabilità e sacrificio da parte di tutti gli operatori della giustizia, magistrati, avvocati, personale di cancelleria;

è opportuno ricordare che non vi è stata alcuna interruzione del servizio prestato agli utenti e le udienze si sono tenute regolarmente, grazie all'organizzazione approntata dai vertici degli uffici giudiziari, di concerto con l'Avvocatura, ed anzi le statistiche dell'attività giudiziaria nel 2009 risultano migliorate nonostante gli enormi disagi logistici e di lavoro che tutt'ora persistono;

la fase emergenziale continua e le condizioni di lavoro sono sempre più insopportabili in particolare nell'immobile retrostante quello danneggiato, con spazi insufficienti allo svolgimento delle udienze e conseguenti gravi disagi per l'utenza, più volte denunziati dall'Avvocatura di Chieti;

la soluzione individuata deve essere considerata provvisoria ed occorre provvedere con urgenza alla ristrutturazione e riqualificazione dell'immobile principale, mediante lo stanziamento di adeguate risorse economiche;

ad oggi, dopo circa 15 mesi dal sisma, sembra che la provincia di Chieti abbia provveduto soltanto ad approntare il progetto preliminare del recupero dell'edificio danneggiato, mentre le risorse necessarie non risultano ancora stanziate,

si chiede di sapere:

quali iniziative il Governo abbia preso o intenda prendere per dare corso all'impegno assunto con l'accoglimento dell'ordine del giorno su indicato e per provvedere con urgenza alla ristrutturazione e riqualificazione degli uffici giudiziari di Chieti;

quale sia lo stato delle procedure e quali siano i tempi di recupero integrale degli uffici giudiziari de L'Aquila.

(3-01396)

CECCANTI, ADAMO, ARMATO, BAIO, BASTICO, FERRANTE, FOLLINI, FONTANA, FRANCO Vittoria, GARAVAGLIA Mariapia, GASBARRI, ICHINO, MARINO Mauro Maria, MARITATI, PEGORER, PIGNEDOLI, SANGALLI, SANNA, VIMERCATI, VITA - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

in data 18 giugno 2010 il già sottosegretario Aldo Brancher è stato nominato, come si apprende dal sito del Governo, che reca peraltro la data errata del 18 maggio, "Ministro per la sussidiarietà e il decentramento";

a tutt'oggi non vi è traccia né su detto sito, né sulla Gazzetta Ufficiale, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di conferimento delle relative deleghe, tanto da far ritenere più che plausibile l'ipotesi di una nomina in funzione dell'utilizzo della legge n. 51 del 2010 sul legittimo impedimento;

sul conferimento della delega vari esponenti del Governo hanno espresso in questi giorni interpretazioni difformi e peraltro la stessa a cui sembrerebbe alludere la denominazione a Ministro risulta già coperta dal ministro Fitto, che, ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 13 giugno 2008, art. 1, primo comma, lettera t), è competente in relazione a "attività anche normative connesse all'attuazione del conferimento delle funzioni amministrative di cui all'art. 118 della Costituzione e al trasferimento di beni e risorse per l'esercizio delle stesse, ai sensi dell'art. 7 della legge 5 giugno 2003, n. 131, in raccordo con il Ministro per le riforme per il federalismo",

si chiede di sapere se la nuova delega risulti sostitutiva della citata delega del ministro Fitto e se sia anche relativa a riforme istituzionali che interessano la composizione delle Camere ex art. 55 della Costituzione.

(3-01397)

CECCANTI, ADAMO, ARMATO, BAIO, BASTICO, FERRANTE, FOLLINI, FONTANA, FRANCO Vittoria, GARAVAGLIA Mariapia, GASBARRI, ICHINO, MARINO Mauro Maria, MARITATI, PEGORER, PIGNEDOLI, SANGALLI, SANNA, VIMERCATI, VITA - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

in data 18 giugno 2010 il già sottosegretario Aldo Brancher è stato nominato, come si apprende dal sito del Governo, che reca peraltro la data errata del 18 maggio, "Ministro per la sussidiarietà e il decentramento";

a tutt'oggi non vi è traccia né su detto sito, né sulla Gazzetta Ufficiale, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di conferimento delle relative deleghe, tanto da far ritenere più che plausibile l'ipotesi di una nomina in funzione dell'utilizzo della legge n. 51 del 2010 sul legittimo impedimento;

sul conferimento della delega vari esponenti del Governo hanno espresso in questi giorni interpretazioni difformi e peraltro la stessa a cui sembrerebbe alludere la denominazione a Ministro risulta già coperta dal ministro Fitto, che, ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 13 giugno 2008, art. 1, primo comma, lettera t), è competente in relazione a "attività anche normative connesse all'attuazione del conferimento delle funzioni amministrative di cui all'art. 118 della Costituzione e al trasferimento di beni e risorse per l'esercizio delle stesse, ai sensi dell'art. 7 della legge 5 giugno 2003, n. 131, in raccordo con il Ministro per le riforme per il federalismo",

si chiede di sapere se la nuova delega risulti sostitutiva della citata delega del ministro Fitto e se sia anche relativa a riforme istituzionali che interessano la composizione della Camera ex art. 56 della Costituzione.

(3-01398)

CECCANTI, ADAMO, ARMATO, BAIO, BASTICO, FERRANTE, FOLLINI, FONTANA, FRANCO Vittoria, GARAVAGLIA Mariapia, GASBARRI, ICHINO, MARINO Mauro Maria, MARITATI, PEGORER, PIGNEDOLI, SANGALLI, SANNA, VIMERCATI, VITA - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

in data 18 giugno 2010 il già sottosegretario Aldo Brancher è stato nominato, come si apprende dal sito del Governo, che reca peraltro la data errata del 18 maggio, "Ministro per la sussidiarietà e il decentramento";

a tutt'oggi non vi è traccia né su detto sito, né sulla Gazzetta Ufficiale, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di conferimento delle relative deleghe, tanto da far ritenere più che plausibile l'ipotesi di una nomina in funzione dell'utilizzo della legge n. 51 del 2010 sul legittimo impedimento;

sul conferimento della delega vari esponenti del Governo hanno espresso in questi giorni interpretazioni difformi e peraltro la stessa a cui sembrerebbe alludere la denominazione a Ministro risulta già coperta dal ministro Fitto, che, ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 13 giugno 2008, art. 1, primo comma, lettera t), è competente in relazione a "attività anche normative connesse all'attuazione del conferimento delle funzioni amministrative di cui all'art. 118 della Costituzione e al trasferimento di beni e risorse per l'esercizio delle stesse, ai sensi dell'art. 7 della legge 5 giugno 2003, n. 131, in raccordo con il Ministro per le riforme per il federalismo",

si chiede di sapere se la nuova delega risulti sostitutiva della citata delega del ministro Fitto e se sia anche relativa a riforme istituzionali che interessano la composizione del Senato ex art. 57 della Costituzione.

(3-01399)

CECCANTI, ADAMO, ARMATO, BAIO, BASTICO, FERRANTE, FOLLINI, FONTANA, FRANCO Vittoria, GARAVAGLIA Mariapia, GASBARRI, ICHINO, MARINO Mauro Maria, MARITATI, PEGORER, PIGNEDOLI, SANGALLI, SANNA, VIMERCATI, VITA - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

in data 18 giugno 2010 il già sottosegretario Aldo Brancher è stato nominato, come si apprende dal sito del Governo, che reca peraltro la data errata del 18 maggio, "Ministro per la sussidiarietà e il decentramento";

a tutt'oggi non vi è traccia né su detto sito, né sulla Gazzetta Ufficiale, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di conferimento delle relative deleghe, tanto da far ritenere più che plausibile l'ipotesi di una nomina in funzione dell'utilizzo della legge n. 51 del 2010 sul legittimo impedimento;

sul conferimento della delega vari esponenti del Governo hanno espresso in questi giorni interpretazioni difformi e peraltro la stessa a cui sembrerebbe alludere la denominazione a Ministro risulta già coperta dal ministro Fitto, che, ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 13 giugno 2008, art. 1, primo comma, lettera t), è competente in relazione a "attività anche normative connesse all'attuazione del conferimento delle funzioni amministrative di cui all'art. 118 della Costituzione e al trasferimento di beni e risorse per l'esercizio delle stesse, ai sensi dell'art. 7 della legge 5 giugno 2003, n. 131, in raccordo con il Ministro per le riforme per il federalismo",

si chiede di sapere se la nuova delega risulti sostitutiva della citata delega del ministro Fitto e se sia anche relativa a riforme istituzionali che interessano l'elettorato attivo e passivo per il Senato ex art. 58 della Costituzione.

(3-01400)

CECCANTI, ADAMO, ARMATO, BAIO, BASTICO, FERRANTE, FOLLINI, FONTANA, FRANCO Vittoria, GARAVAGLIA Mariapia, GASBARRI, ICHINO, MARINO Mauro Maria, MARITATI, PEGORER, PIGNEDOLI, SANGALLI, SANNA, VIMERCATI, VITA - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

in data 18 giugno 2010 il già sottosegretario Aldo Brancher è stato nominato, come si apprende dal sito del Governo, che reca peraltro la data errata del 18 maggio, "Ministro per la sussidiarietà e il decentramento";

a tutt'oggi non vi è traccia né su detto sito, né sulla Gazzetta Ufficiale, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di conferimento delle relative deleghe, tanto da far ritenere più che plausibile l'ipotesi di una nomina in funzione dell'utilizzo della legge n. 51 del 2010 sul legittimo impedimento;

sul conferimento della delega vari esponenti del Governo hanno espresso in questi giorni interpretazioni difformi e peraltro la stessa a cui sembrerebbe alludere la denominazione a Ministro risulta già coperta dal ministro Fitto, che, ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 13 giugno 2008, art. 1, primo comma, lettera t), è competente in relazione a "attività anche normative connesse all'attuazione del conferimento delle funzioni amministrative di cui all'art. 118 della Costituzione e al trasferimento di beni e risorse per l'esercizio delle stesse, ai sensi dell'art. 7 della legge 5 giugno 2003, n. 131, in raccordo con il Ministro per le riforme per il federalismo",

si chiede di sapere se la nuova delega risulti sostitutiva della citata delega del ministro Fitto e se sia anche relativa a riforme istituzionali che interessano i senatori di diritto e a vita ex art. 59 della Costituzione.

(3-01401)

CECCANTI, ADAMO, ARMATO, BAIO, BASTICO, FERRANTE, FOLLINI, FONTANA, FRANCO Vittoria, GARAVAGLIA Mariapia, GASBARRI, ICHINO, MARINO Mauro Maria, MARITATI, PEGORER, PIGNEDOLI, SANGALLI, SANNA, VIMERCATI, VITA - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

in data 18 giugno 2010 il già sottosegretario Aldo Brancher è stato nominato, come si apprende dal sito del Governo, che reca peraltro la data errata del 18 maggio, "Ministro per la sussidiarietà e il decentramento";

a tutt'oggi non vi è traccia né su detto sito, né sulla Gazzetta Ufficiale, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di conferimento delle relative deleghe, tanto da far ritenere più che plausibile l'ipotesi di una nomina in funzione dell'utilizzo della legge n. 51 del 2010 sul legittimo impedimento;

sul conferimento della delega vari esponenti del Governo hanno espresso in questi giorni interpretazioni difformi e peraltro la stessa a cui sembrerebbe alludere la denominazione a Ministro risulta già coperta dal ministro Fitto, che, ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 13 giugno 2008, art. 1, primo comma, lettera t), è competente in relazione a "attività anche normative connesse all'attuazione del conferimento delle funzioni amministrative di cui all'art. 118 della Costituzione e al trasferimento di beni e risorse per l'esercizio delle stesse, ai sensi dell'art. 7 della legge 5 giugno 2003, n. 131, in raccordo con il Ministro per le riforme per il federalismo",

si chiede di sapere se la nuova delega risulti sostitutiva della citata delega del ministro Fitto e se sia anche relativa a riforme istituzionali che interessano la durata delle Camere ex art. 60 della Costituzione.

(3-01402)

CECCANTI, ADAMO, ARMATO, BAIO, BASTICO, FERRANTE, FOLLINI, FONTANA, FRANCO Vittoria, GARAVAGLIA Mariapia, GASBARRI, ICHINO, MARINO Mauro Maria, MARITATI, PEGORER, PIGNEDOLI, SANGALLI, SANNA, VIMERCATI, VITA - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

in data 18 giugno 2010 il già sottosegretario Aldo Brancher è stato nominato, come si apprende dal sito del Governo, che reca peraltro la data errata del 18 maggio, "Ministro per la sussidiarietà e il decentramento";

a tutt'oggi non vi è traccia né su detto sito, né sulla Gazzetta Ufficiale, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di conferimento delle relative deleghe, tanto da far ritenere più che plausibile l'ipotesi di una nomina in funzione dell'utilizzo della legge n. 51 del 2010 sul legittimo impedimento;

sul conferimento della delega vari esponenti del Governo hanno espresso in questi giorni interpretazioni difformi e peraltro la stessa a cui sembrerebbe alludere la denominazione a Ministro risulta già coperta dal ministro Fitto, che, ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 13 giugno 2008, art. 1, primo comma, lettera t), è competente in relazione a "attività anche normative connesse all'attuazione del conferimento delle funzioni amministrative di cui all'art. 118 della Costituzione e al trasferimento di beni e risorse per l'esercizio delle stesse, ai sensi dell'art. 7 della legge 5 giugno 2003, n. 131, in raccordo con il Ministro per le riforme per il federalismo",

si chiede di sapere se la nuova delega risulti sostitutiva della citata delega del ministro Fitto e se sia anche relativa a riforme istituzionali che interessano l'elezione delle Camere ex art. 61 della Costituzione.

(3-01403)

CECCANTI, ADAMO, ARMATO, BAIO, BASTICO, FERRANTE, FOLLINI, FONTANA, FRANCO Vittoria, GARAVAGLIA Mariapia, GASBARRI, ICHINO, MARINO Mauro Maria, MARITATI, PEGORER, PIGNEDOLI, SANGALLI, SANNA, VIMERCATI, VITA - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

in data 18 giugno 2010 il già sottosegretario Aldo Brancher è stato nominato, come si apprende dal sito del Governo, che reca peraltro la data errata del 18 maggio, "Ministro per la sussidiarietà e il decentramento";

a tutt'oggi non vi è traccia né su detto sito, né sulla Gazzetta Ufficiale, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di conferimento delle relative deleghe, tanto da far ritenere più che plausibile l'ipotesi di una nomina in funzione dell'utilizzo della legge n. 51 del 2010 sul legittimo impedimento;

sul conferimento della delega vari esponenti del Governo hanno espresso in questi giorni interpretazioni difformi e peraltro la stessa a cui sembrerebbe alludere la denominazione a Ministro risulta già coperta dal ministro Fitto, che, ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 13 giugno 2008, art. 1, primo comma, lettera t), è competente in relazione a "attività anche normative connesse all'attuazione del conferimento delle funzioni amministrative di cui all'art. 118 della Costituzione e al trasferimento di beni e risorse per l'esercizio delle stesse, ai sensi dell'art. 7 della legge 5 giugno 2003, n. 131, in raccordo con il Ministro per le riforme per il federalismo",

si chiede di sapere se la nuova delega risulti sostitutiva della citata delega del ministro Fitto e se sia anche relativa a riforme istituzionali che interessano le riunioni delle Camere ex art. 62 della Costituzione.

(3-01404)

CECCANTI, ADAMO, ARMATO, BAIO, BASTICO, FERRANTE, FOLLINI, FONTANA, FRANCO Vittoria, GARAVAGLIA Mariapia, GASBARRI, ICHINO, MARINO Mauro Maria, MARITATI, PEGORER, PIGNEDOLI, SANGALLI, SANNA, VIMERCATI, VITA - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

in data 18 giugno 2010 il già sottosegretario Aldo Brancher è stato nominato, come si apprende dal sito del Governo, che reca peraltro la data errata del 18 maggio, "Ministro per la sussidiarietà e il decentramento";

a tutt'oggi non vi è traccia né su detto sito, né sulla Gazzetta Ufficiale, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di conferimento delle relative deleghe, tanto da far ritenere più che plausibile l'ipotesi di una nomina in funzione dell'utilizzo della legge n. 51 del 2010 sul legittimo impedimento;

sul conferimento della delega vari esponenti del Governo hanno espresso in questi giorni interpretazioni difformi e peraltro la stessa a cui sembrerebbe alludere la denominazione a Ministro risulta già coperta dal ministro Fitto, che, ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 13 giugno 2008, art. 1, primo comma, lettera t), è competente in relazione a "attività anche normative connesse all'attuazione del conferimento delle funzioni amministrative di cui all'art. 118 della Costituzione e al trasferimento di beni e risorse per l'esercizio delle stesse, ai sensi dell'art. 7 della legge 5 giugno 2003, n. 131, in raccordo con il Ministro per le riforme per il federalismo",

si chiede di sapere se la nuova delega risulti sostitutiva della citata delega del ministro Fitto e se sia anche relativa a riforme istituzionali che interessano gli Uffici di Presidenza delle Camere ex art. 63 della Costituzione.

(3-01405)

CECCANTI, ADAMO, ARMATO, BAIO, BASTICO, FERRANTE, FOLLINI, FONTANA, FRANCO Vittoria, GARAVAGLIA Mariapia, GASBARRI, ICHINO, MARINO Mauro Maria, MARITATI, PEGORER, PIGNEDOLI, SANGALLI, SANNA, VIMERCATI, VITA - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

in data 18 giugno 2010 il già sottosegretario Aldo Brancher è stato nominato, come si apprende dal sito del Governo, che reca peraltro la data errata del 18 maggio, "Ministro per la sussidiarietà e il decentramento";

a tutt'oggi non vi è traccia né su detto sito, né sulla Gazzetta Ufficiale, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di conferimento delle relative deleghe, tanto da far ritenere più che plausibile l'ipotesi di una nomina in funzione dell'utilizzo della legge n. 51 del 2010 sul legittimo impedimento;

sul conferimento della delega vari esponenti del Governo hanno espresso in questi giorni interpretazioni difformi e peraltro la stessa a cui sembrerebbe alludere la denominazione a Ministro risulta già coperta dal ministro Fitto, che, ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 13 giugno 2008, art. 1, primo comma, lettera t), è competente in relazione a "attività anche normative connesse all'attuazione del conferimento delle funzioni amministrative di cui all'art. 118 della Costituzione e al trasferimento di beni e risorse per l'esercizio delle stesse, ai sensi dell'art. 7 della legge 5 giugno 2003, n. 131, in raccordo con il Ministro per le riforme per il federalismo",

si chiede di sapere se la nuova delega risulti sostitutiva della citata delega del ministro Fitto e se sia anche relativa a riforme istituzionali che interessano i Regolamenti parlamentari ex art. 64 della Costituzione.

(3-01406)

CECCANTI, ADAMO, ARMATO, BAIO, BASTICO, FERRANTE, FOLLINI, FONTANA, FRANCO Vittoria, GARAVAGLIA Mariapia, GASBARRI, ICHINO, MARINO Mauro Maria, MARITATI, PEGORER, PIGNEDOLI, SANGALLI, SANNA, VIMERCATI, VITA - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

in data 18 giugno 2010 il già sottosegretario Aldo Brancher è stato nominato, come si apprende dal sito del Governo, che reca peraltro la data errata del 18 maggio, "Ministro per la sussidiarietà e il decentramento";

a tutt'oggi non vi è traccia né su detto sito, né sulla Gazzetta Ufficiale, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di conferimento delle relative deleghe, tanto da far ritenere più che plausibile l'ipotesi di una nomina in funzione dell'utilizzo della legge n. 51 del 2010 sul legittimo impedimento;

sul conferimento della delega vari esponenti del Governo hanno espresso in questi giorni interpretazioni difformi e peraltro la stessa a cui sembrerebbe alludere la denominazione a Ministro risulta già coperta dal ministro Fitto, che, ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 13 giugno 2008, art. 1, primo comma, lettera t), è competente in relazione a "attività anche normative connesse all'attuazione del conferimento delle funzioni amministrative di cui all'art. 118 della Costituzione e al trasferimento di beni e risorse per l'esercizio delle stesse, ai sensi dell'art. 7 della legge 5 giugno 2003, n. 131, in raccordo con il Ministro per le riforme per il federalismo",

si chiede di sapere se la nuova delega risulti sostitutiva della citata delega del ministro Fitto e se sia anche relativa a riforme istituzionali che interessano l'ineleggibilità e incompatibilità parlamentari ex art. 65 della Costituzione.

(3-01407)

CECCANTI, ADAMO, ARMATO, BAIO, BASTICO, FERRANTE, FOLLINI, FONTANA, FRANCO Vittoria, GARAVAGLIA Mariapia, GASBARRI, ICHINO, MARINO Mauro Maria, MARITATI, PEGORER, PIGNEDOLI, SANGALLI, SANNA, VIMERCATI, VITA - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

in data 18 giugno 2010 il già sottosegretario Aldo Brancher è stato nominato, come si apprende dal sito del Governo, che reca peraltro la data errata del 18 maggio, "Ministro per la sussidiarietà e il decentramento";

a tutt'oggi non vi è traccia né su detto sito, né sulla Gazzetta Ufficiale, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di conferimento delle relative deleghe, tanto da far ritenere più che plausibile l'ipotesi di una nomina in funzione dell'utilizzo della legge n. 51 del 2010 sul legittimo impedimento;

sul conferimento della delega vari esponenti del Governo hanno espresso in questi giorni interpretazioni difformi e peraltro la stessa a cui sembrerebbe alludere la denominazione a Ministro risulta già coperta dal ministro Fitto, che, ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 13 giugno 2008, art. 1, primo comma, lettera t), è competente in relazione a "attività anche normative connesse all'attuazione del conferimento delle funzioni amministrative di cui all'art. 118 della Costituzione e al trasferimento di beni e risorse per l'esercizio delle stesse, ai sensi dell'art. 7 della legge 5 giugno 2003, n. 131, in raccordo con il Ministro per le riforme per il federalismo",

si chiede di sapere se la nuova delega risulti sostitutiva della citata delega del ministro Fitto e se sia anche relativa a riforme istituzionali che interessano la competenza delle Camere sui titoli di ammissione, su ineleggibilità e incompatibilità ex art. 66 della Costituzione.

(3-01408)

CECCANTI, LEGNINI, ADAMO, ARMATO, BAIO, BASTICO, FERRANTE, FOLLINI, FONTANA, FRANCO Vittoria, GARAVAGLIA Mariapia, GASBARRI, ICHINO, MARINO Mauro Maria, MARITATI, PEGORER, PIGNEDOLI, SANGALLI, SANNA, VIMERCATI, VITA - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

in data 18 giugno 2010 il già sottosegretario Aldo Brancher è stato nominato, come si apprende dal sito del Governo, che reca peraltro la data errata del 18 maggio, "Ministro per la sussidiarietà e il decentramento";

a tutt'oggi non vi è traccia né su detto sito, né sulla Gazzetta Ufficiale, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di conferimento delle relative deleghe, tanto da far ritenere più che plausibile l'ipotesi di una nomina in funzione dell'utilizzo della legge n. 51 del 2010 sul legittimo impedimento;

sul conferimento della delega vari esponenti del Governo hanno espresso in questi giorni interpretazioni difformi e peraltro la stessa a cui sembrerebbe alludere la denominazione a Ministro risulta già coperta dal ministro Fitto, che, ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 13 giugno 2008, art. 1, primo comma, lettera t), è competente in relazione a "attività anche normative connesse all'attuazione del conferimento delle funzioni amministrative di cui all'art. 118 della Costituzione e al trasferimento di beni e risorse per l'esercizio delle stesse, ai sensi dell'art. 7 della legge 5 giugno 2003, n. 131, in raccordo con il Ministro per le riforme per il federalismo";

l'ultimo in ordine di tempo, e l'unico in una sede istituzionale, è stato nella giornata del 30 giugno 2010 il ministro Elio Vito che, rispondendo alla Camera dei deputati a un'interrogazione a risposta immediata, ha autorevolmente sostenuto: «All'inizio della legislatura, all'atto della formazione del Governo, in piena e corretta ottemperanza al mandato elettorale in tema di federalismo, sono stati nominati i seguenti Ministri senza portafoglio che operano in raccordo tra loro: l'onorevole Umberto Bossi, con delega in materia di riforma per il federalismo, il senatore Roberto Calderoli, con delega in materia di promozione delle iniziative per la semplificazione, l'onorevole Raffaele Fitto che, nell'ambito della delega per i rapporti con le regioni, si avvale di un ufficio per il federalismo amministrativo. (...) Alla luce di tutto ciò, si è ritenuto necessario che il sottosegretario Brancher assumesse la qualità di Ministro, per meglio operare in concerto con i tre Ministri prima citati, così da conseguire una più rapida e concreta realizzazione del programma di Governo in uno dei suoi punti più qualificanti e complessi e nel doveroso rispetto del mandato ricevuto dagli elettori»;

tale affermazione del ministro Vito è stata però rapidamente contraddetta dalla conferenza stampa sulla relazione sul federalismo fiscale del ministro Tremonti, a cui hanno partecipato i tre Ministri citati dal ministro Vito senza la presenza del ministro Brancher che dovrebbe operare in concerto con loro e che, per di più, nei giorni precedenti aveva in più sedi sostenuto di dover preparare un contributo per tale relazione;

nell'intervista al "Corriere della Sera" del 28 giugno il ministro Calderoli sostiene che per compensare il ministro Fitto della perdita di una parte della sua delega gli sarebbero state conferite nuove importanti deleghe «sul piano per il Mezzogiorno, fondi Fas e contributi europei»,

si chiede di sapere quali siano effettivamente le deleghe sottratte al ministro Fitto, quali siano le sue nuove deleghe e se esse non siano tali da configurare di fatto un illegittimo mutamento del Ministro per i rapporti con le regioni da Ministro senza portafoglio a Ministro con portafoglio.

(3-01409)

CECCANTI, ADAMO, ARMATO, BAIO, BASTICO, FERRANTE, FOLLINI, FONTANA, FRANCO Vittoria, GARAVAGLIA Mariapia, GASBARRI, ICHINO, MARINO Mauro Maria, MARITATI, PEGORER, PIGNEDOLI, SANGALLI, SANNA, VIMERCATI, VITA - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

in data 18 giugno 2010 il già sottosegretario Aldo Brancher è stato nominato, come si apprende dal sito del Governo, che reca peraltro la data errata del 18 maggio, "Ministro per la sussidiarietà e il decentramento";

a tutt'oggi non vi è traccia né su detto sito, né sulla Gazzetta Ufficiale, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di conferimento delle relative deleghe, tanto da far ritenere più che plausibile l'ipotesi di una nomina in funzione dell'utilizzo della legge n. 51 del 2010 sul legittimo impedimento;

sul conferimento della delega vari esponenti del Governo hanno espresso in questi giorni interpretazioni difformi e peraltro la stessa a cui sembrerebbe alludere la denominazione a Ministro risulta già coperta dal ministro Fitto, che, ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 13 giugno 2008, art. 1, primo comma, lettera t), è competente in relazione a "attività anche normative connesse all'attuazione del conferimento delle funzioni amministrative di cui all'art. 118 della Costituzione e al trasferimento di beni e risorse per l'esercizio delle stesse, ai sensi dell'art. 7 della legge 5 giugno 2003, n. 131, in raccordo con il Ministro per le riforme per il federalismo";

l'ultimo in ordine di tempo, e l'unico in una sede istituzionale, è stato nella giornata del 30 giugno 2010 il ministro Elio Vito che, rispondendo alla Camera dei deputati a un'interrogazione a risposta immediata, ha autorevolmente sostenuto: «All'inizio della legislatura, all'atto della formazione del Governo, in piena e corretta ottemperanza al mandato elettorale in tema di federalismo, sono stati nominati i seguenti Ministri senza portafoglio che operano in raccordo tra loro: l'onorevole Umberto Bossi, con delega in materia di riforma per il federalismo, il senatore Roberto Calderoli, con delega in materia di promozione delle iniziative per la semplificazione, l'onorevole Raffaele Fitto che, nell'ambito della delega per i rapporti con le regioni, si avvale di un ufficio per il federalismo amministrativo. (...) Alla luce di tutto ciò, si è ritenuto necessario che il sottosegretario Brancher assumesse la qualità di Ministro, per meglio operare in concerto con i tre Ministri prima citati, così da conseguire una più rapida e concreta realizzazione del programma di Governo in uno dei suoi punti più qualificanti e complessi e nel doveroso rispetto del mandato ricevuto dagli elettori»;

tale affermazione del ministro Vito è stata però rapidamente contraddetta dalla conferenza stampa sulla relazione sul federalismo fiscale del ministro Tremonti, a cui hanno partecipato i tre Ministri citati dal ministro Vito senza la presenza del ministro Brancher che dovrebbe operare in concerto con loro e che, per di più, nei giorni precedenti aveva in più sedi sostenuto di dover preparare un contributo per tale relazione,

si chiede di sapere se la nuova delega risulti sostitutiva della citata delega del ministro Fitto e se sia anche relativa a modifiche che interessino la composizione delle Camere, tali da rimettere in discussione il divieto di mandato imperativo ex art. 67 della Costituzione.

(3-01410)

ZANDA - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

il consigliere comunale di Vico nel Lazio (Frosinone) Maria Paola Pica non è in grado di esercitare il proprio diritto di accesso e di consultazione degli atti amministrativi del suo Comune;

tale impedimento trae origine da un diniego disposto dal Sindaco in carica che, con propria direttiva del 23 novembre 2009, prot. 5512, ha stabilito nei confronti dei consiglieri comunali non delegati forti limitazioni nelle procedure e nei tempi di visione degli atti, ostacolando, così, la loro competenza di verifica e di controllo dell'attività istituzionale e, quindi, l'espletamento del mandato elettivo;

considerato che:

le citate disposizioni sono state adottate in palese violazione di legge. Infatti, oltre che nella legge n. 241 del 1990, il diritto dei consiglieri comunali e provinciali di accesso agli atti amministrativi è previsto nell'art. 43, comma 2, del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, che testualmente recita: «I consiglieri comunali e provinciali hanno diritto di ottenere dagli uffici, rispettivamente, del comune e della provincia, nonché dalle loro aziende ed enti dipendenti, tutte le notizie e le informazioni in loro possesso, utili all'espletamento del proprio mandato»;

anche l'articolo 26 del vigente regolamento del Consiglio comunale di Vico nel Lazio, approvato con deliberazione consiliare n. 22 del 30 novembre 2001, disciplina il diritto di accesso e di consultazione e il diritto d'informazione dei Consiglieri, ai sensi del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000;

la stessa disciplina, secondo la giurisprudenza, accorda al consigliere comunale e provinciale un diritto pieno e non comprimibile atteso che non prevede alcun limite, nemmeno a tutela di esigenze di riservatezza, fermo restando il dovere per i consiglieri medesimi di mantenere il segreto "nei casi specificamente determinati dalla legge" (così Tar Sardegna, sez. II - sentenza 30 novembre 2004, n. 1782);

secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza i consiglieri comunali hanno diritto di accesso a tutti gli atti che possano essere di utilità all'espletamento del loro mandato, senza alcuna restrizione, in quanto qualsiasi limitazione verrebbe a restringere la possibilità di intervento incidendo negativamente sulla possibilità d'integrale espletamento del mandato ricevuto (Consiglio di Stato, sez. V, n. 2761/2004 e Consiglio di Stato n. 5879/2005);

considerato, inoltre, che il 12 marzo 2010, il consigliere Pica e altri consiglieri comunali hanno rappresentato per iscritto al Prefetto di Frosinone il vulnus subito e chiesto il rispetto delle norme di legge. Purtroppo, la loro richiesta non ha trovato esito ed è, pertanto, ancora attuale una illegittima pratica ostruzionistica verso un diritto democratico;

si chiede di sapere:

se e quale valutazione sia stata compiuta dal Prefetto di Frosinone e quale conseguente decisione sia stata adottata;

se gli uffici del Ministero dell'interno, periferici e centrali, competenti a verificare e garantire la regolarità dell'attività degli enti locali abbiano programmato, nell'ambito delle proprie competenze, una strategia di ripristino della legalità;

se il Ministro in indirizzo non ritenga di attivare, con la massima sollecitudine, le necessarie procedure di verifica e di controllo sugli organi del Comune di Vico nel Lazio ai sensi della legislazione vigente in merito a quanto riportato in premessa, onde consentire ai rappresentanti eletti presso tale Comune di poter esercitare correttamente e pienamente il proprio mandato elettivo nell'interesse pubblico generale e, in particolare, a garanzia dello stesso ente locale.

(3-01411)

CECCANTI, ADAMO, ARMATO, BAIO, BASTICO, FERRANTE, FOLLINI, FONTANA, FRANCO Vittoria, GARAVAGLIA Mariapia, GASBARRI, ICHINO, MARINO Mauro Maria, MARITATI, PASSONI, PEGORER, PERTOLDI, PIGNEDOLI, SANGALLI, SANNA, VIMERCATI, VITA - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

in data 18 giugno 2010 il già sottosegretario Aldo Brancher è stato nominato, come si apprende dal sito del Governo, che reca peraltro la data errata del 18 maggio, "Ministro per la sussidiarietà e il decentramento";

a tutt'oggi non vi è traccia né su detto sito, né sulla Gazzetta Ufficiale, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di conferimento delle relative deleghe, tanto da far ritenere più che plausibile l'ipotesi di una nomina in funzione dell'utilizzo della legge n. 51 del 2010 sul legittimo impedimento;

sul conferimento della delega vari esponenti del Governo hanno espresso in questi giorni interpretazioni difformi e peraltro la stessa a cui sembrerebbe alludere la denominazione a Ministro risulta già coperta dal ministro Fitto, che, ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 13 giugno 2008, art. 1, primo comma, lettera t), è competente in relazione a "attività anche normative connesse all'attuazione del conferimento delle funzioni amministrative di cui all'art. 118 della Costituzione e al trasferimento di beni e risorse per l'esercizio delle stesse, ai sensi dell'art. 7 della legge 5 giugno 2003, n. 131, in raccordo con il Ministro per le riforme per il federalismo";

l'ultimo in ordine di tempo, e l'unico in una sede istituzionale, è stato nella giornata di mercoledì 30 giugno 2010 il ministro Elio Vito che, rispondendo alla Camera dei deputati a un'interrogazione a risposta immediata, ha autorevolmente sostenuto: «All'inizio della legislatura, all'atto della formazione del Governo, in piena e corretta ottemperanza al mandato elettorale in tema di federalismo, sono stati nominati i seguenti Ministri senza portafoglio che operano in raccordo tra loro: l'onorevole Umberto Bossi, con delega in materia di riforma per il federalismo, il senatore Roberto Calderoli, con delega in materia di promozione delle iniziative per la semplificazione, l'onorevole Raffaele Fitto che, nell'ambito della delega per i rapporti con le regioni, si avvale di un ufficio per il federalismo amministrativo. (...) Alla luce di tutto ciò, si è ritenuto necessario che il sottosegretario Brancher assumesse la qualità di Ministro, per meglio operare in concerto con i tre Ministri prima citati, così da conseguire una più rapida e concreta realizzazione del programma di Governo in uno dei suoi punti più qualificanti e complessi e nel doveroso rispetto del mandato ricevuto dagli elettori»;

tale affermazione del ministro Vito è stata però rapidamente contraddetta dalla conferenza stampa sulla relazione sul federalismo fiscale del ministro Tremonti, a cui hanno partecipato i tre Ministri citati dal ministro Vito senza la presenza del ministro Brancher che dovrebbe operare in concerto con loro e che, per di più, nei giorni precedenti aveva in più sedi sostenuto di dover preparare un contributo per tale relazione,

un organo di stampa vicino alla maggioranza ("Libero") in data 2 luglio paragona l'assenza di Brancher a detta conferenza all'epurazione di Trotsky dalle foto del regime sovietico dopo la sua caduta in disgrazia;

si chiede di sapere se la nuova delega risulti sostitutiva della citata delega del ministro Fitto e se sia anche connessa a riforme istituzionali che riguardino la non perseguibilità per le opinioni espresse nell'esercizio delle proprie funzioni ex art. 68 Cost.

(3-01412)

MASCITELLI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

al comma 1 dell'art. 15 del decreto-legge n. 78 del 2010, recante misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica, in corso di esame in Parlamento, si prevede che entro quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore del decreto-legge, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, siano stabiliti criteri e modalità per l'applicazione del pedaggio sulle autostrade e sui raccordi autostradali in gestione diretta di ANAS SpA, in relazione ai costi di investimento e di manutenzione straordinaria oltre che a quelli relativi alla gestione;

come rilevato da numerose associazioni dei consumatori, l'introduzione della tassa fissa di 1 o 2 euro ai caselli di interconnessione con le autostrade e con i raccordi dell'ANAS non rispetta il principio di progressività, in base al quale dovrebbe pagare di più chi percorre più chilometri,

si chiede di sapere se il Governo non ritenga opportuno chiarire l'ammontare delle risorse investite dall'ANAS per la rete autostradale, con particolare riguardo alle tratte autostradali e ai raccordi autostradali in gestione diretta e, nello specifico, all'arteria di servizio sita in Abruzzo per il collegamento Pescara-Chieti, denominata "asse attrezzato" ed erroneamente classificata raccordo autostradale.

(3-01413)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

PISTORIO, OLIVA, VILLARI, BURGARETTA APARO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri per la pubblica amministrazione e l'innovazione e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

la base militare della Marina statunitense situata a Sigonella, in Provincia di Catania, si appresta a ridurre, entro il 2010, il personale civile americano e italiano impiegato nella base per un processo di riduzione del personale elegantemente definito "adeguamento dell'organico";

gli esuberi, secondo la US Navy, riguarderebbero personale non più necessario come supporto alle attività di comando e i posti di lavoro a rischio, tra il personale italiano, sarebbero 62;

la notizia degli imminenti licenziamenti è stata comunicata alle parti sindacali, che hanno indetto, per il 23 giugno, una mobilitazione di tutte le basi NATO italiane, nel corso di un incontro durante il quale si stava discutendo in ordine al rinnovo del contratto di lavoro scaduto nel 2008;

la US Navy sottolinea che l'adeguamento dell'organico verrà effettuato facendo ricorso a diverse strategie, tra cui la possibilità di pensionamento per coloro che abbiano raggiunto i requisiti; la ricollocazione del personale in altri posti di lavoro vacanti laddove le competenze lo consentano; in caso di approvazione, l'erogazione di incentivi per la risoluzione volontaria del rapporto di lavoro e, ove possibile, la riqualificazione professionale;

il 18 febbraio 2010 è stato approvato dall'Assemblea regionale siciliana un ordine del giorno che impegna l'Esecutivo ad attivare le misure necessarie presso la Conferenza Stato - regioni al fine di tutelare i lavoratori in esubero della base di Sigonella. In tal senso, il Presidente della Regione ha ribadito il suo impegno affinché la Conferenza Stato-regioni accetti la proposta;

il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione si è impegnato affermando che i lavoratori civili della base militare di Sigonella avranno accesso a tutte le misure di sostegno al reddito previste dalla legislazione in materia di ammortizzatori sociali in deroga per la concessione delle quali il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha proceduto, il 4 maggio 2010, alla firma di un apposito accordo con le organizzazioni sindacali;

è opportuno ricordare che il Parlamento, a seguito della sottoscrizione dei patti di intesa tra Governo italiano e Governo statunitense relativo alle infrastrutture in uso alle forze militari USA, ha approvato la legge 9 marzo 1971, n 98, in cui all'articolo 1 si prevede che: "I cittadini italiani che (...) prestavano (...) la loro opera nel territorio nazionale alle dipendenze di organismi militari della Comunità atlantica, o di quelli dei singoli Stati esteri che ne fanno parte, e che successivamente siano stati o siano licenziati in conseguenza di provvedimenti di ristrutturazione degli organismi medesimi, sono assunti a domanda, se in possesso dei prescritti requisiti, (...) in relazione al titolo di studio posseduto e alla diversa natura delle mansioni prevalentemente svolte" nelle amministrazioni dello Stato;

successivamente la legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria per il 2008), all'articolo 2, commi 100 e 101, ha esteso i benefici della legge n. 98 del 1971, consentendo a chi avesse maturato un anno di servizio al 31 dicembre 2006 di accedere, in soprannumero e sovra organico, all'interno della pubblica amministrazione, secondo uno speciale procedimento di accesso al pubblico impiego;

con l'art. 68, comma 6, lettera c), del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008 n. 133, si è provveduto in sede di riduzione degli organismi collegiali e di duplicazioni di strutture, alla soppressione della Commissione per l'inquadramento del personale già dipendente da organismi militari operanti nel territorio nazionale nell'ambito della Comunità atlantica di cui all'articolo 2, comma 2, della legge 9 marzo 1971, n. 98, e al passaggio di consegne al Dipartimento della funzione pubblica;

in data 15 gennaio 2009 è stato adottato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri uno specifico decreto (recante individuazione dei criteri e delle procedure per l'assunzione di personale civile di basi militari soppresse) che trasferisce le competenze al Dipartimento della funzione pubblica e definisce le procedure per l'inquadramento e la ricognizione dei posti nonché i criteri e le procedure per l'assunzione del personale;

si evidenzia inoltre che i lavoratori italiani delle basi USA in Sicilia, pur trovandosi al pari di altri lavoratori nelle condizioni previste dalla legge n. 98 del 1971 rischiano di non poter trovare collocazione presso i rami dell'Amministrazione statale in quanto nella Regione Siciliana sono pochissimi gli uffici periferici che rappresentano l'Amministrazione statale, essendo molte competenze attribuite per Statuto alla Regione,

si chiede di sapere quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano porre in essere al fine di tutelare i 62 lavoratori della base militare di Sigonella, e, in particolare, se prevedano di estendere ad essi i benefici della legge n. 98 del 1971, garantendo loro di essere ricollocati, nel territorio della Regione Siciliana, nell'ambito dell'amministrazione pubblica.

(4-03393)

BERTUZZI - Ai Ministri dell'interno e della giustizia - Premesso che:

il Comune di Cento (Ferrara) nella primavera del 2008 ha attraversato un periodo di gravissima crisi politico-istituzionale a causa della mancata approvazione della delibera di bilancio di previsione portata in discussione nella seduta del Consiglio comunale dell'11 marzo 2008;

infatti in tale occasione il venir meno dell'appoggio di tre consiglieri di maggioranza (Rudi Rodolfi, Lorenzo Malaguti, Alessandro Gennari) non aveva consentito l'approvazione del bilancio;

considerato che:

la mancata approvazione del bilancio di previsione entro i termini di legge è causa di scioglimento del Consiglio comunale ai sensi dell'art. 141 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000 (TUEL) e il Sindaco, per non decadere unitamente a tutto il Consiglio ed evitare elezioni anticipate, aveva necessità di reperire un voto favorevole ulteriore in Consiglio, al fine di ottenere gli 11 voti (maggioranza assoluta) necessari, per Statuto, all'approvazione;

dall'11 marzo 2008 in poi il Sindaco Tuzet ed i suoi alleati politici avevano dato il via ad una serie di consultazioni per verificare la sussistenza delle condizioni per pervenire ad un voto positivo sul bilancio entro la data 31 maggio al fine di evitare lo scioglimento del Consiglio, la fase di commissariamento e le nuove elezioni;

durante il Consiglio comunale del 20 maggio 2008, seduta nella quale era fissata la nuova discussione sul bilancio, veniva formalizzata una mozione d'ordine nella quale 5 consiglieri comunali (Rodolfi, Gennari, Malaguti, Balboni, Gaiani) davano atto di aver presentato diverse denunce all'autorità giudiziaria per pressioni ricevute dal Sindaco; i consiglieri riferivano di essere stati oggetto di pressioni indebite, inadeguate ed inopportune da parte del Primo cittadino, con forzature che andavano oltre la normale dialettica politica e che pertanto erano state sottoposte all'attenzione della magistratura;

inoltre, i consiglieri Rodolfi, Malaguti e Gennari riferivano di aver interpellato le autorità competenti denunciando di aver ricevuto proposte di assegnazioni di incarichi presso consigli di amministrazione (CDA) di società compartecipate dal Comune (CMV SpA), proposte di assegnazioni di posti di rilievo all'interno di partiti a livello provinciale, proposte di cambiamento di destinazione d'uso per alcuni terreni;

il consigliere Carlo Balboni riferiva di aver formalizzato denuncia verso ignoti per aver ricevuto minacce di danni verso le proprietà della sua famiglia;

il consigliere Gaiani, Capogruppo del Partito Democratico, riferiva di aver sporto querela contro il Sindaco Tuzet, perché nell'ambito dell'incontro del 22 aprile 2008 con i vertici del Partito Democratico di Cento presso la sede municipale, lo stesso Sindaco si sarebbe espresso con affermazioni tutt'altro che gentili nei suoi confronti;

a parere della Gaiani l'aver posto in correlazione diretta il suo ruolo di Capogruppo del maggior partito di opposizione ed il ruolo di dirigente del settore ragioneria, ricoperto dalla madre da oltre 30 anni, ventilando con i vertici del partito di riferimento ipotesi di responsabilità di quest'ultima e minacciando finanche il suo licenziamento, integrava una vera e propria intimidazione per la stessa, volta ad ottenere un appoggio politico ed un voto (o magari più voti, quelli del gruppo del Partito Democratico) in Consiglio comunale, a fronte della esplicita minaccia di un male ingiusto in capo a sua madre;

il bilancio di previsione 2008 è stato infine approvato nella seduta del 20 maggio 2008 con il voto favorevole del consigliere Orlandini Adriano, candidato sindaco del centro-sinistra contro Tuzet, successivamente divenuto Presidente del Consiglio comunale;

avendo appreso:

della richiesta di rinvio a giudizio formulata in data 8 giugno 2010 dalla Procura della Repubblica di Ferrara nei confronti del Sindaco Tuzet per il reato di minaccia (art. 612 del codice penale) per i fatti di cui alla querela sporta dalla Gaiani;

della richiesta di rinvio a giudizio formulata in data 8 giugno 2010 dalla Procura della Repubblica di Ferrara nei confronti del Sindaco Tuzet per il reato di istigazione alla corruzione per aver offerto al consigliere comunale Rodolfi Rudi la nomina alla carica di consigliere di amministrazione di CMV SpA (società di servizi controllata dal Comune) in cambio del voto favorevole all'approvazione del bilancio di previsione relativo all'anno 2008 nella seduta consiliare del 20 maggio 2008;

della richiesta di rinvio a giudizio formulata in data 8 giugno 2010 dalla Procura della Repubblica di Ferrara nei confronti del consigliere Gennari Alessandro per aver offerto la somma di 20.000 euro a Baroni Antonio, anch'egli consigliere del Comune di Cento, per sottoscrivere un documento di dimissione dalla carica di consigliere comunale che avrebbe inevitabilmente provocato la caduta della giunta comunale (dimissioni collettive ex art 141, comma 1, lettera b), n. 3, del TUEL);

rilevato che:

ad oggi il Sindaco Tuzet non ha ancora riferito in Consiglio comunale circa la richiesta di rinvio a giudizio, limitandosi a dichiarare alla stampa che i fatti contestati rientravano nella normale contrattazione politica;

atteso che il difensore del Sindaco Tuzet, allorquando le prime notizie dell'avviso di garanzia comparvero sulla stampa (fine dicembre 2008), preannunciò l'intenzione di presentare esposti alla Procura e alla Corte d'Appello di Bologna e di sollecitare ispezioni ministeriali presso la Procura della Repubblica di Ferrara, presso la quale pendeva il procedimento a carico del proprio assistito, per censurare la presunta fuga di notizie;

dalla trascrizione della conversazione registrata tra il consigliere Rodolfi ed il Sindaco Tuzet, posta alla base degli atti d'indagine per istigazione alla corruzione, e di cui si dà notizia sulla stampa, si apprende come il Sindaco Tuzet riferisca anche di una proposta, suggerita dall'avvocato dello stesso Sindaco, di offrire al consigliere Rodolfi la candidatura a consigliere provinciale in cambio del suo ritorno in maggioranza;

considerato grave quanto è accaduto nell'ambito dell'Istituzione comunale centese nel periodo dell'approvazione di bilancio 2008, situazione sulla quale non si è ancora fatta definitiva chiarezza e che pesa sul buon funzionamento e sulla credibilità dell'importante Comune di oltre 30.000 abitanti,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo, nell'ambito delle rispettive competenze, non ritengano opportuno attivarsi con la massima urgenza al fine di acquisire ogni utile informazione e chiarimento in ordine agli inquietanti episodi denunciati in premessa per fare piena luce su tutte le fasi che hanno portato all'approvazione del bilancio 2008 del Comune di Cento anche allo scopo di verificare la legittimazione alla permanenza in carica del Sindaco Tuzet e dello stesso Consiglio comunale;

quali provvedimenti intendano adottare per restituire credibilità e dignità al Comune di Cento e garantire alla cittadinanza la massima trasparenza e correttezza nella gestione della cosa pubblica presso lo stesso ente locale.

(4-03394)

COSTA - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

in seguito alla ristrutturazione operata sull'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato in base al decreto legislativo n. 283 del 1998, i dipendenti dichiarati in esubero non avrebbero dovuto subire alcuna penalizzazione;

contrariamente a quanto previsto dal citato decreto legislativo n. 283 del 1998 è stata inserita nel testo del decreto-legge n. 78 del 2010 (in corso di esame in Parlamento), all'articolo 9, comma 25, una disposizione che prevede l'inquadramento forzato nell'ente presso il quale gli ex dipendenti in esubero dei monopoli prestano servizio;

questi lavoratori si sono visti bloccata la carriera, non potendo partecipare alle procedure di progressione economica, sia orizzontali che verticali, e non hanno più percepito alcun tipo di retribuzione incentivante, né presso l'amministrazione di provenienza né presso quella di destinazione;

la disposizione inserita nel citato decreto-legge n. 78 del 2010 priverà ingiustamente i sopracitati lavoratori ex Monopoli anche dei benefici dell'iscrizione al fondo di previdenza del Ministero dell'economia e delle finanze (MEF), e renderà totalmente riassorbibile l'assegno integrativo corrisposto quale differenza tra il contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) dei Monopoli e quello del MEF;

in conseguenza di ciò le retribuzioni saranno bloccate per moltissimi anni, con evidente disparità di trattamento rispetto agli altri lavoratori,

si chiede di sapere se non si ritenga opportuno intervenire con urgenza promuovendo eventuali modifiche dell'articolo 9, comma 25, del decreto-legge n. 78 del 2010, sia per evitare evidenti ingiustizie e disparità di trattamento tra lavoratori sia per non contraddire le finalità del decreto legislativo n. 283 del 1998, che espressamente stabiliva che i lavoratori in questione non avrebbero dovuto subire alcuna penalizzazione.

(4-03395)

GIAMBRONE - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

a Palermo, al fine di ottenere una radicale trasformazione della rete di trasporto pubblico basata sul potenziamento del servizio ferroviario metropolitano, si sta realizzando il passante ferroviario, che dovrebbe attraversare il capoluogo regionale e la sua area metropolitana, da Cefalù all'aeroporto di Punta Raisi (90 chilometri di percorso, 24 dei quali all'interno della città, con 17 stazioni e 22 fermate);

da tale opera sarebbe interessata anche la frazione di Cardillo in quanto, nell'ambito del progetto del passante ferroviario, sarebbe stato previsto tra l'altro il raddoppio del tratto di linea ferroviaria attualmente esistente tra la futura stazione ex Ente minerario siciliano-La Malfa (attualmente in costruzione) e via Crocetta;

considerato che:

la realizzazione di quest'opera in superficie dovrebbe comportare la chiusura definitiva dei passaggi a livello di via Minutilla e via Costantino, le quali oggi costituiscono per gli abitanti di Cardillo due importantissime vie di comunicazione che snelliscono regolarmente il traffico e collegano la frazione con via Ugo la Malfa e viale Regione Siciliana;

con il nuovo Piano regolatore generale di Palermo, Cardillo è stata individuata come zona "B" (zona di insediamento abitativo) ed in parte come zona "D" (industriale) e dunque la chiusura al transito di due arterie viarie importanti quali via Minutilla e via Costantino potrebbe comportare serie conseguenze sia per la viabilità che per lo sviluppo economico e sociale della frazione, isolandola e ghettizzandola, penalizzando palesemente i suoi abitanti e i commercianti di piccole, medie e grandi attività oggi presenti nella frazione stessa;

inoltre, la frazione di Cardillo soffre già di problemi assai pesanti riguardo alla mobilità a causa delle strade spesso dissestate o impraticabili, assai pericolose per pedoni, moto ed autoveicoli, e della assenza di fognature, con la conseguenza che, in periodi di forti piogge, le strade si allagano con inevitabili ulteriori ripercussioni sulla circolazione viaria;

la distanza ravvicinata tra gli edifici tuttora esistenti e la ferrovia provoca un elevato livello di inquinamento acustico e potrebbe comportare seri rischi per la sicurezza degli edifici stessi e dei loro abitanti in caso di deragliamento di convogli ferroviari;

da molti anni i cittadini riuniti nel Libero comitato civico di Cardillo chiedono alle competenti autorità che la tratta del passante ferroviario sia realizzata attraverso una galleria sotterranea, sottolineando come la realizzazione in superficie dell'opera non sia coniugabile con il nuovo assetto urbanistico della frazione;

il costo della realizzazione in sotterranea della tratta in questione del passante ferroviario ammonterebbe a circa sessanta milioni di euro, ma il Comune avrebbe dichiarato di non disporre di fondi sufficienti,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto;

se e quali interventi intenda porre in essere al fine di far sì che il raddoppio della tratta di Cardillo nell'ambito del progetto del passante ferroviario palermitano, venga realizzato in galleria senza interessamento alcuno della superficie, liberando definitivamente la frazione dai passaggi a livello, dai binari e ridando anzitutto dignità alla frazione stessa;

se e quali azioni concrete intenda porre in essere al fine di pervenire in tempi rapidi al reperimento ed allo stanziamento delle risorse necessarie alla realizzazione dell'opera.

(4-03396)

CASTRO, SAIA, RAMPONI, BONFRISCO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

nelle scorse settimane, ha avuto ampia eco sui mezzi di comunicazione la vicenda di una scuola sita nel Comune di Vedelago (Treviso), alla cui cerimonia d'inaugurazione l'inno nazionale, a seconda delle diverse e contraddittorie ricostruzioni dell'accaduto, non sarebbe stato suonato affatto, ovvero sarebbe stato suonato a evento concluso, ovvero ancora sarebbe stato posposto rispetto all'esecuzione del "Va' pensiero" individuato da alcuni partecipanti come inno ufficiale della Lega Nord e della cosiddetta Padania;

la vicenda, pur nella difformità delle narrazioni, ha rivelato l'assenza di un parametro protocollare certo, tale da consentire alle autorità preposte all'organizzazione di cerimonie inaugurali ovvero a quelle incaricate di portare nelle medesime cerimonie i saluti istituzionali, di individuare e porre in essere condotte uniformi, costanti e prive di ogni possibile distorsione polemica;

appare ulteriormente opportuno, nell'approssimarsi del 150° anniversario dell'Unità d'Italia, e dunque nell'incedere sempre più fitto di occasioni pubbliche e solenni celebrative dell'identità nazionale e dei suoi distintivi valori morali e culturali, evitare scelte locali eccentriche o addirittura irrispettose rispetto ai simboli consolidati dell'italianità repubblicana,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di adottare un protocollo, con particolare riguardo alle cerimonie d'inaugurazione svolte in edifici o siti afferenti a funzioni di livello nazionale, quali scuole, università, uffici pubblici statali, musei, eccetera, che indichi le circostanze e le modalità con le quali debba essere eseguito e cantato l'inno nazionale.

(4-03397)

ZANOLETTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e dello sviluppo economico - Premesso che:

i prodotti alimentari italiani sono divenuti famosi nel mondo per la loro qualità e tipicità, costituiscono una parte rilevante delle esportazioni ed esercitano uno straordinario traino di immagine per l'intero Paese;

da tempo la pirateria alimentare, con l'uso di denominazione, immagini e parole che richiamano l'originale, tenta in ogni modo di speculare sulla bontà e fama dei prodotti italiani;

tale azione produce un grosso danno alla filiera agro-alimentare (calcolabile in 60 miliardi di euro) e costituisce una evidente frode nei confronti dei consumatori;

atteso che la politica del Governo è giustamente e decisamente volta alla difesa del made in Italy con l'investimento di ingenti risorse, con disposizioni di legge e regolamenti sempre più chiari, con il ricorso alla Corte di giustizia dell'Unione europea;

considerato che sulla stampa nazionale è apparsa la notizia che ad un imprenditore australiano di origine italiana, Sebastiano Pitruzzello, che produce in loco: " Parmesan; Mozzabella fresca; Pasta topping italian style; Italian wine and oil; è stata conferita prima l'onorificenza di commendatore dell'Ordine al merito della Repubblica italiana (OMRI) e di recente quella di cavaliere del lavoro,

si chiede di sapere se il Governo non ritenga di intervenire per chiarire una vicenda che appare grottesca, essendoci evidente ed inaccettabile contraddizione fra il comportamento denunciato dalla stampa da una parte e gli interessi del Paese, la politica del Governo e le ragioni che dovrebbero motivare le altissime onorificenze concesse dallo Stato italiano dall'altra.

(4-03398)

SCANU - Ai Ministri dell'interno e della giustizia - Premesso che:

a Barletta, nello spazio di pochi giorni, sono state rivolte nuove minacce e intimidazioni al giornalista Gianpaolo Balsamo e all'ispettore capo Antonio Corvasce della Polizia di Stato del commissariato di Barletta;

come riporta un articolo apparso sulla "Gazzetta del Mezzogiorno" (edizione Nord Barese del 18 giugno 2010) il 17 giugno, ignoti si sono introdotti nell'edificio in via Sant'Antonio, dove si trova la redazione della Gazzetta del Mezzogiorno e hanno imbrattato con vernice spray la porta di ingresso. Una mano ignota ha scritto in modo evidentemente frettoloso per due volte il cognome di Gianpaolo Balsamo. Il dottor Balsamo, giornalista della Gazzetta, si occupa, da tempo, di cronaca nera in una provincia ad alto indice di criminalità;

l'atto intimidatorio è l'ultimo in ordine di tempo; in passato infatti al giornalista era stata recapitata, sempre alla redazione del giornale, una busta contenente un proiettile come testimoniano gli articoli di stampa del 3 febbraio 2006, insieme ad una lettera di minacce;

in questi giorni vari esponenti di organizzazioni e istituzioni pubbliche hanno inviato messaggi di solidarietà, ed unanime è stata la condanna dell'ignobile e intimidatorio attacco. Come unanime è la richiesta alle istituzioni di tutelare i soggetti che, nell'esercizio del dovere, tentano di difendere i cittadini e di informarli degli accadimenti che coinvolgono tutti, come le forze dell'ordine ed i giornalisti che contribuiscono alla ricerca della verità,

si chiede di sapere:

quali siano i provvedimenti adottati per far fronte all'emergenza che ha investito la città di Barletta e se i Ministri in indirizzo non ritengano, ognuno per quanto di propria competenza, di adeguare risorse e personale delle Forze di polizia e degli Uffici giudiziari al fine di potenziare, sia in fase di prevenzione che di repressione, la consistenza della risposta delle forze dell'ordine;

quali iniziative siano state assunte in sede di Comitato per l'ordine pubblico e la sicurezza, al fine di assicurare la tutela al giornalista Balsamo e all'ispettore Corvasce;

se non ritengano necessario, inoltre, potenziare ulteriormente le dotazioni di organico da destinare alla salvaguardia della incolumità fisica delle persone considerate a rischio.

(4-03399)

VALENTINO - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Locri (Reggio Calabria) risulta inserita nell'elenco delle cosiddette "sedi disagiate" a cagione di una scopertura di organico di circa il 75 per cento, che rende particolarmente complessa e difficoltosa l'attività requirente in un contesto ambientale gravemente caratterizzato dalla presenza della criminalità organizzata;

l'Assemblea plenaria del Consiglio superiore della magistratura (CSM) ha provveduto ai trasferimenti d'ufficio disciplinati dal decreto-legge n. 193 del 2009, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 24 del 2010, cui lo stesso CSM ha dato attuazione con deliberazione del 16 marzo 2010;

le disposizioni legislative in materia prevedono l'accoglimento delle domande presentate da magistrati che abbiano conseguito almeno la prima valutazione di professionalità e che non appartengano ad altre "sedi disagiate";

la stampa calabrese ha riferito di un Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Taranto che avrebbe presentato al CSM domanda di trasferimento presso l'Ufficio di Procura di Locri, essendo in possesso dei requisiti necessari;

tale richiesta di trasferimento è stata, però, respinta dal CSM sull'asserito presupposto - appreso da notizie di stampa - che la minor presenza di magistrati in seno alla Procura di Taranto avrebbe comportato per la stessa Procura la successiva inclusione nella lista delle "sedi disagiate" e si sarebbe, dunque, optato per la reiezione della richiesta nonostante sussistessero tutti i requisiti per il trasferimento al momento della pubblicazione del bando,

si chiede di conoscere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere per risolvere le criticità degli uffici giudiziari calabresi e di Locri in particolare, caratterizzati da carenze di organico inammissibili ove si consideri l'esigenza di contrapporsi efficacemente alla criminalità organizzata.

(4-03400)

SACCOMANNO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

la strada statale 7 ter Salentina (SS 7 ter) è una strada statale a carreggiata unica salvo il tratto tra Manduria e San Pancrazio Salentino che collega Taranto a Lecce;

l'opera fa parte di un tracciato stradale di 60 chilometri dell'itinerario Bradanico-Salentino che unisce la Basilicata al Salento;

in questi anni dell'intera opera sono stati realizzati solo due tratti: il primo breve tra San Pancrazio e Manduria, il secondo di 15 chilometri tra Sava e Manduria;

il completamento della SS 7 ter, nel tratto San Pancrazio-Lecce, era già stato programmato nel piano decennale opere pubbliche dell'ANAS per consentire un collegamento veloce tra le zone ovest della Provincia di Lecce e lo snodo di collegamento viario che conduce ai porti di Brindisi e Taranto nonché all'aeroporto di Brindisi;

tra le opere programmate dall'ANAS in Puglia per il 2010 si segnala la realizzazione del progetto definitivo per l'ammodernamento dei tronchi stradali tra Taranto-Grottaglie e Manduria e tra Manduria e Lecce, sulla strada statale Salentina, dell'itinerario Bradanico-Salentino;

considerato che:

la SS 7 ter rappresenta un collegamento importante in una regione dove le autostrade si interrompono a Massafra e i treni viaggiano su un solo binario;

il tratto stradale è molto frequentato soprattutto in estate dai turisti che, dalla Autostrada A14 fino a Taranto, passano di lì per recarsi nel Salento,

l'interrogante chiede di sapere se risulti al Ministro in indirizzo quanto sopra riportato e, in caso affermativo, se sia a conoscenza dei tempi di realizzazione e dei tipi di finanziamento previsti per il completamento dell'opera.

(4-03401)

FERRANTE, DELLA SETA - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

il volontariato rappresenta un elemento fondamentale nel sistema nazionale della protezione civile. Migliaia di volontari hanno infatti saputo dimostrare con la pratica, nelle grandi emergenze come nelle attività di prevenzione, di rappresentare il meglio delle energie del Paese, coinvolgendo direttamente i cittadini nella solidarietà e nell'impegno a tutela dell'ambiente, del paesaggio e delle biodiversità;

il volontariato porta un contributo qualitativo e quantitativo essenziale alla Protezione civile italiana, con una professionalità e una specializzazione che contribuisce a renderla unica nel mondo. Elementi evidenti negli interventi di solidarietà in occasione dei tanti drammatici eventi calamitosi che hanno devastato il Paese negli ultimi anni. Dal sisma che ha colpito l'Umbria e le Marche nel 1997, al terremoto de L'Aquila del 2009, passando per la tragedia si San Giuliano del 2002; dall'alluvione del Piemonte, della Valle d'Aosta e della Liguria nel 2000, sino a quella di Vibo Valentia del 2006 e l'ultimo dramma di Messina e Ischia, il volontariato ha svolto un ruolo insostituibile, sia in termini quantitativi che qualitativi;

tutto questo ha reso senza ombra di dubbio il Sistema nazionale di Protezione civile un vero e proprio fiore all'occhiello del nostro prezioso Made in Italy nel mondo. Purtroppo nonostante i grandi risultati raggiunti emerge chiaramente, leggendo gli ultimi interventi legislativi del Governo, come ad esempio il decreto-legge n. 78 del 2010, in corso di esame in Parlamento, una forte preoccupazione per il futuro della Protezione civile;

con questo indiscriminato e illogico taglio dei fondi, si mettono concretamente a rischio e in seria difficoltà tutte quelle attività di formazione, di esercitazione, di accrescimento delle capacità tecniche e logistiche, che rappresentano un punto ineludibile per continuare a garantire interventi efficaci e tempestivi in caso di calamità;

i tagli metterebbero in crisi l'intero Sistema nazionale di Protezione civile e, primo fra tutti il mondo del volontariato, fondamentale sia nelle attività d'emergenza che nelle concrete azioni di prevenzione dai rischi naturali e di corretta gestione del territorio che a livello nazionale e locale, ogni giorno sono realizzate, dalla lotta agli incendi boschivi alla mitigazione del dissesto idrogeologico;

per questi motivi bisogna raccogliere il grido dall'allarme lanciato dal mondo del volontariato di Protezione civile che, in data 30 giugno 2010, ha scritto una lettera appello al Presidente del Consiglio dei ministri e al Capo del Dipartimento della protezione civile con la quale 12 associazioni nazionali (Legambiente Onlus, Associazione nazionale pubbliche assistenze, Unità cinofile italiane da soccorso, Federazione psicologi dei popoli, Corpo italiano di soccorso Ordine di Malta, Associazione nazionale Vigili del fuoco in congedo, Coordinamento infermieri volontari per l'emergenza sanitaria, PROCIV ARCI - Associazione nazionale volontari per la Protezione civile, Federazione italiana ricetrasmissioni - Citizen's Band, Società nazionale di salvamento e Associazione nazionale alpini - Federazione italiana attività subacquee) chiedono l'immediato ritiro dei tagli che avrebbero come conseguenza quella di mettere a rischio le attività di soccorso in emergenza, le azioni di informazione e sensibilizzazione alla popolazione, per la prevenzione dai rischi e, con l'estate alle porte, di lotta agli incendi boschivi,

si chiede di sapere se il Presidente del Consiglio dei ministri non intenda retrocedere immediatamente dalla gravissima scelta di tagliare indiscriminatamente i fondi, anche attraverso la diminuzione dei trasferimenti alle Regioni, che avrà come primo effetto di colpire, tra le altre cose, il sistema di Protezione civile locale, mettendo in seria difficoltà tutte quelle attività di formazione, di esercitazione, di accrescimento delle proprie capacità tecniche e logistiche, che rappresentano un punto ineludibile per continuare a garantire interventi efficaci e tempestivi in caso di calamità, per le attività di soccorso in emergenza, per le azioni di informazione e sensibilizzazione alla popolazione, di prevenzione dai rischi quali ad esempio gli incendi boschivi.

(4-03402)

FERRANTE, DELLA SETA - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

nella notte tra lunedì 21 e martedì 22 giugno 2010 è stata recapitata al direttore dell'Ersa (Azienda regionale per lo sviluppo rurale del Friuli-Venezia Giulia) una lettera anonima contenente alcune foglie di pianta di mais e una mappa topografica indicante un campo vicino Fanna, in provincia di Pordenone, dove, secondo la missiva allegata, sarebbero state messe a dimora nel terreno sementi di piante geneticamente modificate: lo ha reso noto nel corso di una conferenza stampa Claudio Violino, assessore alle Risorse agricole, naturali e forestali della regione Friuli Venezia Giulia;

dalle analisi effettuate dai tecnici dei laboratori dell'Ersa, è emerso, secondo quanto comunicato dalla Regione, che il materiale vegetale inviato nella lettera appartiene effettivamente a piante di mais geneticamente modificate, ma al momento nulla prova che tale materiale coincida con le piante esistenti nel luogo indicato;

l'assessore Claudio Violino ha comunque informato della vicenda le autorità giudiziarie preposte. Secondo la legge nazionale, in particolare il decreto legislativo 24 aprile 2001, n. 212, recante "Attuazione delle direttive 98/95/CE e 98/96/CE concernenti la commercializzazione dei prodotti sementieri, il catologo comune delle varietà delle specie di piante agricole e relativi controlli", è infatti vietato mettere in coltura sementi di varietà geneticamente modificate senza avere prima ottenuto un'apposita autorizzazione interministeriale (da parte dei Ministeri della salute, delle politiche agricole alimentari e forestali e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare). Senza tali autorizzazioni l'autore della semina di organismi geneticamente modificati (OGM) è punibile con l'arresto da 6 mesi a 3 anni o con l'ammenda fino a 50.000 euro;

la prossima fioritura delle piante sospette è motivo di forte preoccupazione (anche in virtù del fatto che recentemente le associazioni Agricoli federati e Movimento libertario, in seguito al respingimento da parte dei Ministeri competenti della richiesta di autorizzazione di sementi transgeniche, avevano minacciato di seminare comunque piante OGM nella provincia di Pordenone): poiché, qualora risultassero geneticamente modificate, potrebbero infatti contaminare le culture circostanti;

in Italia non esistono ad oggi norme che regolino una possibile coesistenza tra coltivazioni OGM e agricoltura biologica e convenzionale. Il Presidente Barroso ha preannunciato la sua intenzione di demandare agli Stati membri ogni decisione in merito alla coltivazione di OGM e presumibilmente nei prossimi giorni saranno rese pubbliche le norme comunitarie in merito. Tale episodio rappresenterebbe un pericoloso precedente e configurerebbe un reale rischio per la nostra agricoltura biologica e convenzionale,

si chiede di conoscere quali provvedimenti urgenti il Ministro in indirizzo intenda intraprendere, anche di concerto con la Regione interessata, per appurare la natura genetica delle piante di mais sospette presenti nella provincia di Pordenone e, qualora risultassero OGM, quali iniziative intenda assumere, nel rispetto delle competenze regionali e della normativa nazionale vigente, per impedire che le culture tradizionali e biologiche circostanti possano essere contaminate, nonché per condannare tale irresponsabile atto.

(4-03403)

STRADIOTTO - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

risulta che in alcune zone catastali (ad esempio in quella di Piacenza) non venga sistematicamente attribuita, attraverso l'utilizzo della procedura Docfa, la categoria A/6 ("Abitazioni di tipo rurale") per i fabbricati di tipo rurale;

tale circostanza si traduce in una modifica di fatto del quadro di classificazione degli immobili;

la prassi riscontrata nella zona di Piacenza si pone altresì in contrasto con due recenti sentenze delle Sezioni Unite della Corte di cassazione (nn. 1865 e 1870 del 2009), in forza delle quali l'esclusione, dall'applicazione dell'Ici, dei fabbricati rurali è condizionata al fatto che l'immobile interessato sia stato iscritto nel Catasto fabbricati come rurale, con l'attribuzione di una delle seguenti categorie catastali: la A/6, qualora si tratti di unità abitativa; la D/10, in caso di immobile strumentale alle attività agricole;

tale contrasto pone all'evidenza i contribuenti interessati in una situazione di notevole difficoltà,

si chiede di sapere:

se la prassi riscontrata nella zona di Piacenza si registri in tutto il territorio nazionale;

in caso positivo, se la stessa trovi il proprio fondamento in direttive generali provenienti dall'Agenzia del territorio;

se essa sia diretta conseguenza delle modalità di aggiornamento catastale di cui alla procedura Docfa,

si chiede di sapere se non si ritenga comunque opportuno rendere note le unità immobiliari tipo previste dalla legislazione in materia catastale per l'attribuzione della categoria A/6 e, se del caso, provvedere a un aggiornamento delle stesse, così che non si crei la situazione denunciata sulla base delle citate sentenze.

(4-03404)

PORETTI, PERDUCA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

il decreto-legge n. 78 del 2010, in corso di esame in Parlamento, che istituisce il pedaggio forfettario per i raccordi autostradali, recita all'articolo 15, comma 2: "In fase transitoria, a decorrere dal primo giorno del secondo mese successivo a quello di entrata in vigore del presente decreto e fino alla data di applicazione dei pedaggi di cui al comma 1, comunque non oltre il 31 dicembre 2011, ANAS SpA è autorizzata ad applicare una maggiorazione tariffaria forfettaria di un euro per le classi di pedaggio A e B e di due euro per le classi di pedaggio 3, 4 e 5, presso le stazioni di esazione delle autostrade a pedaggio assentite in concessione che si interconnettono con le autostrade e i raccordi autostradali in gestione diretta ANAS. Le stazioni di cui al precedente periodo sono individuate con il medesimo D.P.C.M. di cui al comma 1. Gli importi delle maggiorazioni sono da intendersi IVA esclusa. Le maggiorazioni tariffarie di cui al presente comma non potranno comunque comportare un incremento superiore al 25% del pedaggio altrimenti dovuto";

dal 1° luglio 2010, l'Anas esige il pagamento del pedaggio forfettario. Nel comunicato stampa in cui annuncia l'applicazione del pedaggio, l'Anas afferma che il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri previsto dal decreto-legge n. 78 del 2010 è stato adottato il 25 giugno. Ma, come ha segnalato l'Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), tale decreto non risulta all'Ufficio legislativo della Presidenza del Consiglio. E, anche ove il decreto fosse stato adottato dalla Presidenza, previo parere del Consiglio di Stato, esso deve essere sottoposto al visto ed alla registrazione della Corte dei conti (controllo di legittimità) e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale ai sensi dell'art. 17, comma 4, della legge n. 400 del 1988. Non risulta però alcun visto della Corte dei conti e soprattutto non vi è stata ad oggi alcuna pubblicazione in Gazzetta Ufficialee, come noto, fino alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, i decreti ministeriali hanno valore di semplice circolare;

interpellata dall'Aduc, l'Anas SpA ha scritto - attraverso l'ufficio stampa - quanto segue: «Le confermiamo che la data del DPCM è quella del 25 giugno 2010. Il testo del dpcm non possiamo diffonderlo perché è un atto di competenza della Presidenza del Consiglio, unica abilitata alla sua diffusione prima della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, altrimenti l'avremmo già pubblicato sul nostro sito»;

secondo l'Aduc si è, quindi, di fronte ad una situazione di illegalità: gli automobilisti sono costretti a pagare in forza di un decreto che ancora non è efficace e quindi in violazione della legge stessa che prevede tali pedaggi;

considerato che il meccanismo della provvisorietà, in attesa che entrino in vigore le norme per il pagamento vero e proprio del pedaggio entro il 31 dicembre 2011, si configura come il pagamento di un tributo e non di un corrispettivo per l'uso di un servizio. Ad esempio, nel caso di Firenze/Siena (raccordo Autopalio) il pagamento è dovuto da chiunque esce al casello autostradale di Firenze-Certosa, anche se poi non imbocca l'Autopalio per recarsi a Siena; situazione ad avviso degli interroganti persino assurda dato che chi da Siena arriva a Firenze attraverso l'Autopalio, pur avendo fruito del servizio stradale soggetto a pagamento, non deve versare nulla,

si chiede di sapere:

come i Ministri in indirizzo intendano intervenire per ordinare all'Anas l'immediato blocco dell'esazione fino alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri;

come intendano agire per la restituzione del pedaggio forfettario riscosso illegalmente;

come intendano porre rimedio alla situazione del casello autostradale Firenze-Certosa, dove il pedaggio forfettario si configura come vero e proprio tributo.

(4-03405)

GIARETTA - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

il sistema universitario italiano è stato oggetto di pesanti tagli (si vedano al riguardo la legge 6 agosto 2008, n. 133, "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria", e il decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, recante misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica, in corso di esame in Parlamento) che hanno comportato ricorrenti e diffusi fenomeni di protesta e mobilitazione contro le iniziative governative, da parte di organizzazioni studentesche riunite nel movimento dell'Onda, da parte degli stessi docenti universitari e dei ricercatori;

il Governo ha presentato un disegno di legge, attualmente in discussione al Senato (disegno di legge n. 1905 "Norme in materia di organizzazione delle Università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l'efficienza del sistema universitario") che riforma il sistema universitario, introducendo una maggiore precarizzazione nella fase di ingresso e di accesso alla professione dell'insegnamento e della ricerca universitaria;

tale provvedimento sta provocando pesanti proteste in tutti gli Atenei del Paese: in particolare numerosi ed autorevoli quotidiani italiani riportano la notizia di una generale mobilitazione dei ricercatori, di assegnisti di ricerca, di dottorandi e del mondo del precariato dell'università contro il disegno di legge di riforma precedentemente citato;

la forma estrema di protesta scelta dai ricercatori consiste nella non accettazione di incarichi didattici e di accertamento di profitto a partire dal mese di settembre e tale scelta comporterà il sostanziale blocco della didattica e la non copertura di insegnamenti di base e specialistici, con grave danno per tutta la popolazione studentesca;

anche la stampa internazionale si sta interessando al potenziale blocco della didattica universitaria: è apparso in data 20 giugno 2010 infatti un articolo sul sito dell'autorevolissima rivista scientifica internazionale "Nature" dal titolo "Strikes could break Italy's universities" (Gli scioperi potrebbero mandare in frantumi le università italiane) in cui si afferma che "two thirds of Italy's 25.000 ricercatori will stop teaching corse and running exams during the strike" (due terzi dei 25.000 ricercatori bloccheranno le attività didattiche e la partecipazione a commissioni d'esame durante la mobilitazione);

il sito www.ricercatori-unito.it ha realizzato un auto censimento dell'astensione della didattica da parte dei ricercatori italiani e i dati raccolti in 38 atenei e 258 facoltà (sul totale di 66 atenei e 533 facoltà presenti in Italia) dimostrano che 8.677 ricercatori, pari al 62,36 per cento del totale si sono dichiarati indisponibili alla didattica non obbligatoria per legge;

il decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n.382, all'art 32, evidenzia la non obbligatorietà da parte dei ricercatori universitari di farsi carico di insegnamenti e corsi universitari in qualità di supplenti,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della diffusa mobilitazione e dello stato di agitazione dei ricercatori, degli assegnisti di ricerca, dei dottorandi e del personale precario dedito alla ricerca e all'insegnamento universitario, contro il disegno di legge di iniziativa governativa n. 1905 attualmente in discussione presso il Senato della Repubblica;

se sia a conoscenza delle motivazioni di tale mobilitazione e delle critiche e controproposte sollevate quotidianamente dai giovani talenti del mondo universitario;

se le cifre riportate dalla stampa e riprese dallo scrivente, ed ottenute dall'autocensimento dei ricercatori dell'Università di Torino corrispondano al vero, ed in caso contrario quali siano le stime (e sulla base di quali criteri siano state realizzate) del Ministero per quanto riguarda l'astensione dei ricercatori universitari dall'attività didattica a partire dal mese di settembre 2010;

se sia a conoscenza e corrisponda al vero che l'iniziativa della non accettazione di incarichi didattici da parte dei ricercatori universitari (iniziativa che si muove nel pieno solco della legalità, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica n. 382 del 1980) lascerà scoperto l'affidamento di centinaia di insegnamenti di base e specialistici in tutta Italia, con un sostanziale blocco della didattica ed un conseguente grave disservizio per le matricole e gli studenti universitari;

quali iniziative intenda prendere il Governo al fine di garantire il sereno inizio dell'anno accademico e delle attività didattiche, garantendo l'erogazione degli insegnamenti privi di titolarità;

quali iniziative intenda prendere per ascoltare le ragioni di una protesta diffusa, tenendo conto dei rappresentanti dei ricercatori e dei precari delle università, e delle rispettive associazioni, al fine di pervenire ad una iniziativa di riforma condivisa con i soggetti interessati.

(4-03406)

LATRONICO - Al Ministro della difesa - Premesso che:

Stanag è l'abbreviazione NATO di Standardization Agreement: una convenzione che stabilisce processi, termini e condizioni per equipaggiamenti o procedure tecniche in ambito militare tra i Paesi membri dell'alleanza. Ciascuno Stato aderente al patto Atlantico, Italia compresa, ratifica ogni STANAG e lo "implementa" nelle proprie strutture e "comunità" militari. Lo scopo di tutto ciò è garantire l'uniformità delle procedure comuni sul piano operativo, amministrativo e logistico, in modo che ciascun apparato militare nazionale possa, all'occorrenza, fare affidamento sulle analoghe organizzazioni alleate;

lo Stanag n. 2466 determina le condizioni di idoneità dal punto di vista odontostomatologico a cui devono attenersi i Comandi militari nazionali dei Paesi NATO nel selezionare le truppe da inviare nei Teatri operativi esteri. In breve, la procedura prevede di visitare i militari e collocarli all'interno di 4 classi di 'benessere dentale' (dental fitness class- DFC) allo scopo di inquadrarli prima di inviarli in missione. Solo coloro che rientrano nella classe 1 o 2, ovvero coloro che hanno un basso rischio di insorgenza di patologie odontoiatriche entro 12 mesi, potranno essere idonei. Gli altri dovranno prima eseguire le cure odontoiatriche prescritte durante l'esame odontoiatrico di idoneità. Chi afferisce anche alla classe 1 o 2 (idonei), se non rinnova annualmente la visita odontoiatrica, transita automaticamente in classe 4 ed è escluso dall'impiego in missione;

elemento fondamentale resta quindi l'esame odontoiatrico di tutti i militari in servizio, attualmente obbligatorio con cadenza annuale. Il controllo periodico dal dentista rientra, infatti, all'interno delle visite mediche che compongono la cosiddetta efficienza operativa del militare;

per quanto concerne la regione militare Sud la soppressione nel 2007 dell'Ospedale militare di Bari ha inficiato notevolmente la capillarizzazione dei servizi di sanità militare sul territorio (alcuni servizi quali cardiologia, ortopedia, analisi cliniche eccetera ma non l'odontoiatria sono stati prontamente riattivati nel poliambulatorio di Bari-Palese) escludendo totalmente la possibilità che un militare dell'Esercito italiano stanziato al Sud possa essere sottoposto anche ad una semplice visita odontoiatrica;

tale deplezione del servizio odontoiatrico dell'Esercito costringe di fatto il dirigente del servizio sanitario di ogni caserma inquadrata in un contingente di proiezione all'estero a inviare annualmente ogni militare a Roma (Policlinico Celio o SOC-Cecchignola) perché venga sottoposto a visita da un odontoiatra militare in ottemperanza allo Stanag n. 2466 e alla circolare del 9 gennaio 2001 dell'Ispettorato logistico dell'Esercito. Molte centinaia di militari vengono quindi inviati in "foglio di viaggio" (diaria giornaliera con rimborso delle spese di viaggio e soggiorno) a Roma determinando un evidente, ingente, aggravio finanziario per l'Amministrazione Difesa che preferisce tuttavia sopportare tale onere piuttosto che garantire la presenza al Sud, nell'Ospedale Militare Interforze di Taranto, di un odontoiatra dell'Esercito,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo, in virtù di una situazione ad avviso dell'interrogante di inequivocabile inefficienza logistico-economica, ritenga opportuno riattivare un polo medico-sanitario al Sud;

se nelle eventuali more di una decisione ben più articolata del discorso logistico medico militare, si ritenga opportuno attivare nell'immediato il servizio odontoiatrico nel poliambulatorio Bari-Palese.

(4-03407)

PORETTI, PERDUCA - Ai Ministri della salute e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

il Consorzio Zona industriale di Padova ha deciso di costruire un asilo nido e scuola materna interaziendale in via Perù su mille metri quadri di superficie coperta e 1.500 circa di giardino, con posizione strategica rispetto ai flussi veicolari legati alle attività produttive dell'area. L'asilo potrà ospitare una ottantina di bambini dai 3 mesi ai 6 anni di età con orari flessibili correlati agli impegni di lavoro dei genitori che lavorano nelle aziende della zona industriale. La sua fruibilità è prevista a partire dall'anno scolastico 2010-2011. L'investimento da parte del Consorzio si aggira complessivamente sui 2 milioni di euro;

a circa 650 metri, a nord dell'asilo nido e scuola materna, sorge un inceneritore di rifiuti solidi urbani attivo sin da 1962. L'impianto ha di recente avviato il collaudo per il raddoppio della capacità di incenerimento arrivando ad una potenzialità di 170.000 tonnellate l'anno;

Acegas Aps, azienda che gestisce l'inceneritore, nel 2008 ha commissionato uno studio di impatto ambientale con una valutazione di impatto igienico sanitario affidato all'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano. Dalla valutazione di impatto igienico sanitario risulta che, per quanto riguarda la matrice suolo, la valutazione effettuata ha evidenziato un fattore di criticità per il cancer risk relativo alla contaminazione da diossine per lo scenario di esposizione modellato sui bambini. La situazione è particolarmente critica per ossidi di azoto, ozono e il particolato fine (PM 2,5) che superano la soglia prevista dagli indici e, nel caso dell'AQI, presentano valori ben al di sopra della soglia massima prevista per questo indice;

dalla valutazione di impatto igienico sanitario risulta che in tutti gli scenari previsionali dopo 1 e 20 anni di funzionamento dell'impianto di incenerimento si riscontrano fattori di criticità nella valutazione di rischio dovuta ad esposizione a NOx e NO2, per tutti e 3 i gruppi della popolazione e per l'esposizione dei bambini alla diossina. Va inoltre evidenziato che anche i livelli di CO sono significativi, soprattutto per lo scenario sui bambini. Le comunità residenti nelle vicinanze di inceneritori sono potenzialmente esposte agli agenti chimici dannosi attraverso inalazione di aria, l'ingestione di acqua o cibi o il contatto con suoli contaminati. Sono state riscontrate delle evidenze significative per quanto riguarda il cancro al polmone, i linfomi non Hodgkin, i sarcomi dei tessuti molli e sul cancro infantile;

lo studio di valutazione di impatto sanitario afferma che occorre tenere presente che sull'area esistono altre fonti di diossine, verosimilmente maggiori di quelle rappresentate dall'inceneritore. In riferimento alle tre linee dell'inceneritore e all'incremento nelle aree di ricaduta delle emissioni, dati realmente significativi si verificano per le concentrazioni orarie di ossidi di azoto in atmosfera e per le deposizioni al suolo di mercurio. Tale criticità è acuita per gli NOx da un livello elevato per questo inquinante allo stato attuale dell'ambiente. È consigliabile applicare politiche sanitarie per ridurre la concentrazione atmosferica dei macroinquinanti per tutelare sia la salute umana che gli ecosistemi. Infatti i valori riscontrati nella campagna di campionamento superano notevolmente sia i limiti legislativi attuali, sia i criteri di qualità NAAQS e le linee guida WHO;

dai dati ed elaborazioni fornite dal servizio rischi industriali dell'Agenzia regionale per la prevenzione e la protezione ambientale del Veneto (ARPAV) al Comune di Padova, in occasione dell'elaborazione dell'ultimo rapporto sullo stato dell'ambiente, risulta che l'asilo nido e scuola materna sorge in un'area dove operano aziende considerate a rischio di incidente rilevante, assoggettabili al decreto legislativo n. 334 del 1999 (la legge sui grandi rischi - ex direttiva Seveso). Sono aziende che ritengono possibile il rilascio accidentale di sostanze pericolose, impegnate in lavorazioni che vanno dall'ossigeno liquido, a derivati del petrolio, ai vapori di ammoniaca, al metanolo, ai cianuri. Anche gli incendi sono probabili, essendo ipotizzati dai gestori, conseguenza del fatto che le aziende sono depositi di carburante o dichiarano di utilizzare solventi infiammabili;

si riproduce l'elenco delle aziende vicine all'asilo nido e alla scuola materna:

1) a circa 400 metri sorge Air Liquide Produzione Srl, che con la sua torre fredda alta 65 metri è in grado di produrre 435 tonnellate al giorno di ossigeno gassoso e 215 tonnellate di gas liquefatti (ossigeno, azoto e argon). Per dimensioni è il secondo impianto del genere in Italia, dopo quello di Milano, collegato da un ossigenodotto di 50 chilometri alle acciaierie Venete di Padova e agli impianti siderurgici Valbruna e Beltrame di Vicenza. L'azienda dichiara che l'ultimo incidente risale al 1992;

2) a circa 180 metri sorge Air Liquide Service Srl, attività di imbombolamento e relativo immagazzinamento gas;

3) a circa 350 metri sorge Sima-Geremia Srl, deposito di gasolio, azienda che svolge la sua attività di servizi e commercializzazione di lubrificanti per auto, industria, agricoltura, carburanti per autotrazione, riscaldamento, agricoltura, gasolio emulsionato ecologico, additivi e prodotti chimici;

4) a circa 800 metri è attiva Lundbeck Pharmaceuticals Italy SpA, una industria chimica farmaceutica con una superficie di 29.000 metri quadri specializzata nella produzione di una ventina di principi attivi diversi per il trattamento dei disturbi psichiatrici e neurologici;

5) a circa 800 metri opera Stiferite Srl, azienda che produce annualmente oltre sei milioni di metri quadri di pannelli in poliuretano espanso;

6) a circa 800 metri sorge il Consiglio nazionale delle ricerche (CNR), dove da vent'anni è attivo un laboratorio che fa ricerca sulla fusione nucleare;

7) a circa 300 metri è installato un ripetitore radiotelevisivo dell'emittente Telepadova - Italia7Gold;

8) a circa 375 metri è installata una stazione radio base per la telefonia mobile;

9) a circa 100 metri è situato un elettrodotto da 132KV;

10) a circa 50 metri passa il tracciato della ferrovia ad uso della zona industriale;

11) a circa 143 metri sorge un cimitero;

considerato che:

le scuole, ed in particolare le strutture per la prima infanzia (asili nido, micronidi, nidi integrati, nidi aziendali, centri infanzia, baby parking), costituiscono ambiti particolarmente delicati per i rischi per la salute nell'età in cui la vulnerabilità è maggiore, e per questo sono oggetto di particolari tutele. La legge regionale del Veneto n. 22 del 2002 e la delibera della Giunta regionale del Veneto n. 84 del 16 gennaio 2007 hanno fissato i requisiti e le modalità di realizzazione, gli standard di autorizzazione e accreditamento per le strutture per la prima infanzia: (NI-AZ- au-2.2) "La struttura deve essere ubicata lontano da qualsiasi fonte di inquinamento, da sedi di traffico e da attrezzature urbane che possono comunque arrecare disagio";

al fine di rappresentare la gradualità e molteplicità dei rischi e delle conseguenze connesse, la Protezione civile prevede linee guida per la pianificazione di emergenza, individuando le soglie di danno. Per gli eventi di incendio ed esplosione considera un'area circolare potenzialmente interessata del raggio di 500 metri comprendenti le tre soglie di danno. Per gli eventi di rilascio tossico l'area interessata ha un raggio complessivo pari a 1.000 metri. L'asilo nido e la scuola materna sono ubicati all'interno delle tre soglie di danno;

all'interno del CNR, nel dicembre del 1999, si verificò un incendio nel corso del quale furono vaporizzati alcuni chilogrammi di mercurio. Secondo le dichiarazioni di Legambiente si trattò di un incidente estremamente grave anche perché risultava essere il terzo in ordine di tempo che riguardava il laboratorio di fisica nucleare di Padova;

così il fatto viene narrato dal quotidiano Corriere della Sera (18 dicembre 1999): «Padova, nube tossica dopo un rogo al Cnr - L'incendio nell'impianto dove si sperimenta l'atomo pulito, cordone sanitario nella zona. (...) Gli esperti: nessun allarme-radioattività, ma il mercurio inquina i terreni del Centro di ricerca. Bruciano i laboratori dell'Rfx dove si sperimenta l'atomo pulito e su Padova incombe lo spettro di una catastrofe. Una grande nuvola nera, ieri pomeriggio, si è alzata in cielo e ha vagato per cinque ore minacciosa sopra la città per spostarsi poi in direzione Venezia spinta dal vento. Verso le 15 nei laboratori Cnr, in zona industriale, le fiamme hanno divorato i banchi dei condensatori che immagazzinano l'energia che viene poi trasmessa alla macchina Rfx. Si tratta di un grande anello dove protoni e neutroni e idrogeno bruciano a una temperatura altissima per realizzare un sogno inseguito da decenni: la fusione nucleare pulita, cioè riprodurre il sole in laboratorio. In un attimo è l'inferno. Il rogo si leva alto e la nube diventa sempre più nera, l'olio che esce dai condensatori esplode e una colonna fuligginosa si fa largo in cielo. C'è solo olio oppure anche mercurio? Il metallo pesante viene utilizzato come «pompa» per fare passare l'elettricità dagli alimentatori alla macchina dove si sperimenta la fusione e i 150 tecnici della cittadella scientifica vengono fatti evacuare. Sono attimi di paura. Due persone in servizio al laboratorio Rfx finiscono all'ospedale per intossicazione. A dare l'allarme è l'ingegner Giuseppe Marchiori, che vede l'incendio in una telecamera e fa scattare il sistema di sicurezza: ma gli estintori non bastano. Arrivano vigili del fuoco da tutto il Veneto. Quanto mercurio è uscito nell'esplosione? È una domanda che resta senza risposta fino alle dieci di sera, poi torna la tranquillità: nell'aria non c'è traccia di mercurio. Le analisi dell'Arpav, l'Agenzia regionale di prevenzione ambientale, mettono fine a ogni ambiguità. Il mercurio ha inquinato solo i terreni dei laboratori Cnr e forse una canaletta che costeggia questo gioiello della ricerca voluto dall'Enea. Tracce consistenti del metallo si trovano nell'acqua utilizzata per spegnere le fiamme dai pompieri, ma nell'aria ci sono solo particelle bruciate di gas. Basta per essere tranquilli? Non ancora. Alle 15.30 arrivano Giorgio Rostagni e Francesco Gnesotto, rispettivamente presidente e direttore del consorzio Rfx. Sono distrutti. Il sogno della loro vita da scienziati sta bruciando per un banale errore: a innescare l'incendio potrebbe essere stata la sovralimentazione chimico-elettrica del circuito che poi è esploso. Intanto, in attesa delle analisi dell'Arpav partono le prime contromisure sanitarie: nessuno può uscire di casa e aprire le finestre e i centralini degli ospedali diventano roventi, la gente vuole sapere cos'è quella nuvola nera che incute paura in cielo. Dalla parte opposta del Cnr c'è la sede triveneta delle poste: 300 dipendenti sono costretti a prolungare l'orario fino a quando l'allarme non rientra. Ecco il sindaco Giustina Destro che impone un cordone sanitario per il raggio di 5 chilometri, poi alle 22 viene portato a un chilometro. Ma il comunicato ufficiale del sindaco è tassativo: vietato uscire di casa fino alle 6 di questa mattina (sabato) e vietato consumare frutta e verdure fresche. A 500 metri dal Cnr c'è il mercato ortofrutticolo: questa mattina la merce sarà analizzata e poi distrutta nel caso in cui risultasse contaminata dal mercurio. L'emergenza rientra alle 11 di sera quando l'unità di crisi si scioglie: le fiamme sono state domate completamente. Resta il conto dei danni: quanti miliardi? "Difficile fare un calcolo esatto - ribatte il professor Rostagni - ma posso tranquillizzare l'opinione pubblica: dai nostri laboratori non è uscita alcuna sostanza tossica o radioattiva la ragione è semplice: lavoriamo con l'idrogeno, un gas pulito e il sistema ha tenuto"»;

secondo Legambiente l'intervento dei Vigili del fuoco sarebbe avvenuto in condizioni di sicurezza incerte a causa dell'assenza di un piano di salvaguardia ed intervento, e dell'assenza di una scheda che indicasse in maniera chiara le sostanze utilizzate e stoccate all'interno dei laboratori, la loro quantità, la loro pericolosità. A seguito dell'incendio al CNR, su iniziativa della Prefettura, fu istituita una commissione ristretta cui venne affidato il compito di analizzare le problematiche relative alle industrie a rischio di incidente rilevante presenti a Padova. La Commissione fu istituita solo all'inizio dell'anno 2001, e a tutt'oggi non si è a conoscenza dei livelli di inquinamento ingenerati dalla nube e dell'estensione del fenomeno; inoltre non si sa a quali conclusioni sia pervenuta la stessa commissione;

per la presenza a pochi metri di distanza dall'asilo nido e dalla scuola materna di un ripetitore radiotelevisivo, di una stazione radio base per la telefonia mobile e di un elettrodotto da 340KV l'area è interessata da inquinamento elettromagnetico. Di seguito alcuni estratti contenuti in una relazione di Angelo Lino Levis, già professore ordinario di mutagenesi ambientale presso l'Università di Padova, già membro della commissione tossicologia nazionale e della commissione oncologica nazionale, membro del comitato scientifico ISDE: la IARC, International Agency for Research on Cancer, che tra i vari compiti svolti, detta le linee guida sulla classificazione del rischio relativo ai tumori di agenti chimici e fisici ed è parte dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) (Vol. 80 del 2002): "mentre per la maggior parte dei bambini con esposizioni residenziali ELF inferiori a 0,4 microTesla c'è una scarsa evidenza di un aumento di rischio leucemia, per esposizioni superiori a 0,4 microTesla i dati prodotti da un notevole numero di indagini epidemiologiche "ben condotte" mettono in evidenza un aumento statisticamente significativo e piuttosto costante di rischio di leucemia infantile". Sulla possibile quantificazione dei rischi da esposizione ELF. D.LHenshaw: "Does our electricity distribution system pose a serious risk to public health?" «Medical Hypoteses», 59: 39-51, 2002, stima che la residenza entro 150 metri dalle linee elettriche ad alta tensione, con livelli di esposizione superiori a 0,1 microTesla, possa provocare per via diretta nel Regno Unito, oltre alle leucemia infantili, un eccesso annuo di: 9.000 casi di forme depressive, 60 casi di suicidio, 17 casi di tumori cutanei. Inoltre, entro 400 metri dalle linee elettriche, il campo magnetico potrebbe indirettamente incrementare gli effetti degli inquinanti aerei di 200/400 casi di tumori polmonari e 2.000/3.000 casi di forme patologiche polmonari associate alla polluzione aerea;

il principio di precauzione del Protocollo di Rio de Janeiro del 1992, prevede che per proteggere l'ambiente gli Stati debbono applicare intensamente misure di precauzione a seconda delle loro capacità. Qualora esista il rischio di gravi danni e irreparabili, la mancanza di piena certezza scientifica non può costituire il pretesto per rinviare l'adozione di misure efficaci, anche non a costo zero, per la prevenzione del degrado ambientale. Il principio di precauzione è diventato principio generale dell'Unione europea non solo nel settore ambientale, ma anche in altri importanti settori, come quello della tutela della salute e dei diritti dei consumatori;

il 12 aprile 2010 il Consorzio Zona industriale di Padova ha posto in vendita tre lotti di terreno edificabile di sua proprietà destinati a centri servizi, rispettivamente di 10.240 metri quadri, 24.687 metri quadri e 24.155 metri quadri ubicati nella zona industriale. Pertanto, in almeno una di queste aree poteva essere costruito l'asilo nido e scuola materna con garanzie di standard ambientali idonee;

gli elementi inquinanti presenti nell'area dell'asilo, sia nell'aria che al terreno, e le aziende considerate a rischio di incidente rilevante, tutti dati conosciuti da tempo dal Comune di Padova, non dovrebbero permettere la permanenza continuativa di persone, a maggior ragione di bambini che presentano caratteristiche biologiche di particolare suscettibilità, così come richiamato dalla normativa regionale di riferimento,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo intendano adoperarsi affinché l'asilo nido e la scuola materna del Consorzio Zona industriale di Padova non siano aperti in quella zona, ma in altra più salubre, anche in considerazione di quelle già conosciute dal Comune di Padova, potendo il Comune facilmente sopperire con mezzi pubblici ad eventuali maggiori distanze dell'asilo rispetto ai luoghi di lavoro dei rispettivi genitori.

(4-03408)

PORETTI, PERDUCA - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

la legione carabinieri di Merano è impegnata da settimane in perquisizioni a tappeto delle abitazioni di coloro che hanno acquistato semi di cannabis, cartine e altro materiale legale da siti on line. Questi negozi on line sono stati infatti oggetto di sequestro, cosa che ha permesso ai Carabinieri di risalire agli acquirenti, presunti coltivatori per il solo fatto di aver acquistato materiale assolutamente legale. Da qui, l'autorità giudiziaria ha emanato centinaia di provvedimenti di perquisizione delle abitazioni di tutti i clienti. È presumibile che Trisciuoglio sia stato colpito da provvedimento di perquisizione nell'ambito di questa operazione di massa, senza riguardo alcuno alle circostanze individuali;

nella giornata di martedì 29 giugno, i Carabinieri perquisiscono l'abitazione di Andrea Trisciuoglio, dirigente dell'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, il quale porta avanti, nell'ambito delle attività dell'Associazione a livello nazionale, la battaglia per l'utilizzo terapeutico della cannabis;

prima di dare inizio alle operazioni di polizia, l'interessato consegnava spontaneamente delle confezioni della specialità farmaceutica, regolarmente prescrittagli e importata in Italia, Bediol Cannabis Flos, di grammi 5 cadauno, a base di cannabis, che deteneva all'interno del mobile del soggiorno, e precisamente: n. 2 confezioni parzialmente utilizzate contenente materiale vegetale essiccato e n. 23 confezioni totalmente vuote;

nella circostanza il Trisciuoglio spontaneamente dichiara: sono affetto da sclerosi multipla secondariamente progressiva e per tale ragione sono in possesso legittimamente delle confezioni di Bediol;

il maresciallo Mansolillo Giuseppe, a capo dell'operazione, riferiva al Trisciuoglio che l'ordine di perquisizione emesso dal giudice Vaccaro del Tribunale di Foggia era avvenuto a seguito di segnalazione dalla legione Carabinieri di Merano;

considerato che:

ogni primo del mese, a seguito di prescrizione medica, la farmacia ospedaliera di Lucera consegna n. 8 confezioni integre al Trisciuoglio, il quale ne fa un uso giornaliero;

contestualmente all'ispezione viene consegnata dal Trisciuoglio copia della documentazione medica che attesta la malattia e legittima l'uso del Bediol Cannabis Flos, e il verbale della commissine ospedaliera dell'Azienda sanitaria locale (ASL) di Foggia ove si attesta l'invalidità per sclerosi multipla, oltre ad un referto medico a firma del dottor Gianfranco Costantino che attesta che il Trisciuoglio è affetto da sclerosi multipla,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo intenda attivarsi, inviando propri ispettori al citato tribunale per iniziative ispettive di competenza, atteso che gli interroganti dubitano della regolarità e opportunità dell'ordine di perquisizione nei confronti del Trisciuoglio, anche in considerazione di quanto esposto dallo stesso Trisciuoglio, in seguito a detta perquisizione, nella dichiarazione presentata in allegato al presente atto di sindacato ispettivo (e acquisita agli atti del Senato), dalla quale emerge come le personali condizioni fisiche e conseguenti terapie dello stesso siano da lungo tempo ampiamente rese note e pubbliche e facilmente riscontrabili anche attraverso i più banali strumenti di ricerca sulla rete Internet ;

se intenda appurare, inviando anche propri ispettori al tribunale di competenza, la regolarità e l'opportunità di decreti di perquisizione a tappeto contro centinaia di cittadini la cui sola presunzione di colpevolezza risiede nell'aver acquistato legalmente da negozi on line beni assolutamente leciti, quali cartine, semi di cannabis, libri e strumenti per la coltivazione.

(4-03409)

GRAMAZIO - Ai Ministri dell'interno e della giustizia - Premesso che:

nel corso della trasmissione "Chi l'ha Visto?" del 6 luglio su Rai 3 è andato in onda un servizio sull'omicidio del militante di destra Angelo Mancia, avvenuto a Roma il 12 marzo del 1980. In tale occasione si è affermato che i due assassini di Angelo Mancia, vestiti da infermieri, fuggirono dal luogo dell'agguato prelevati da una Mini rossa;

in quel periodo, a quanto risulta da notizie in possesso dell'interrogante, con un'auto simile per tipo e colore si muoveva tale Germano Maccari che aveva già partecipato al rapimento ed all'uccisione di Aldo Moro. Dai processi alle Brigare Rosse si evince che, quando la mitraglietta Skorpion si inceppò al Gallinari, fu proprio Germano Maccari a fare fuoco sul Presidente della Democrazia cristiana,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo, ciascuno per le proprie competenze, siano a conoscenza di atti formali compiuti per la riapertura dell'inchiesta sull'omicidio di Angelo Mancia dopo le rivelazioni della trasmissione "Chi l'ha Visto?".

(4-03410)

SARO - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

il quotidiano "il Messaggero Veneto" del 17 giugno 2010 riporta la notizia del ritrovamento, in una classe della scuola media statale "G. Bianchi" di Codroipo (Udine) sezione di Varmo, di un volantino di satira elettorale distribuito durante la precedente campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio comunale;

in detto volantino vi sarebbe ritratta, tra le altre, un'immagine somigliante a quella dell'ex sindaco del Comune di Varmo;

l'autore della vignetta è anche insegnante di educazione artistica nella medesima scuola;

la visione di detto volantino avrebbe turbato un'allieva, figlia minore del citato ex sindaco;

in tale ritrovamento sarebbero stati coinvolti gli agenti dei locali vigili urbani e un consigliere comunale;

rilevato che:

l'Ansa (Agenzia Nazionale Stampa Associata) regionale, con nota del 16 giugno delle ore 15.45, riportava la notizia che un parlamentare del Friuli-Venezia Giulia «ha presentato un'interrogazione (...) per chiedere informazioni su una vignetta a sfondo politico affissa da un docente in un'aula della scuola media "Bianchi" di Codroipo (Udine)» e che «l'autore è un docente dello stesso istituto»;

il citato quotidiano "Il Messaggero Veneto" del 17 giugno riporta, dal testo dell'interrogazione medesima, "un docente di disegno (...) affiggeva o comunque permetteva l'affissione nell'aula (...) di una vignetta di cui peraltro era autore (...)";

preso atto che il professore in questione risulterebbe, tuttavia, essere assente per malattia già nei giorni precedenti il ritrovamento del disegno incriminato;

considerato che:

il disegno in questione non contiene volgarità, elementi offensivi o politici per nessuno dei personaggi rappresentati né alcun testo scritto e può ben essere anche considerato e scambiato semplicemente per una caricatura;

in tale veste potrebbe anche essere utilizzato per una lezione dimostrativa sul fumetto, sulla caricatura e sulla satira politica,

l'interrogante chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza delle effettive modalità in base alle quali si sono svolti effettivamente i fatti relativi al ritrovamento nell'aula della scuola media di Varmo del disegno satirico;

se sia a conoscenza dei motivi per i quali sarebbero intervenuti gli agenti dei vigili urbani e un consigliere comunale;

se sia a conoscenza di elementi in base ai quali sarebbe possibile imputare al professore di educazione artistica la responsabilità dell'affissione;

se, ove risultassero insufficienti gli elementi a disposizione, ritenga opportuno predisporre un'ispezione nella scuola in questione al fine di verificare il reale svolgimento dei fatti narrati e, quindi, evitare che l'intera vicenda possa essere sfruttata a fini personalistici.

(4-03411)

PARDI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

il 30 aprile 2010 il quotidiano l'Unità ha pubblicato nella sezione "Cronaca Italia" un articolo dal titolo "Da Palazzo Chigi ai vertici Rai. L'ascesa del legale amico di Masi", da cui si apprende che l'avvocato Salvatore Lo Giudice sarebbe stato nominato direttore degli Affari legali e societari della Rai - di cui sarebbe stato in precedenza consulente per le questioni legali - con l' arrivo del direttore generale professor Mauro Masi;

l'avvocato Lo Giudice, si apprende dal suddetto quotidiano, ricoprirebbe anche l'incarico di «esperto giuridico del dipartimento editoria e supporto al segretario generale» presso la Presidenza del Consiglio dei ministri;

lo stesso sarebbe altresì delegato a rappresentare la Presidenza del Consiglio dei ministri nel consiglio di amministrazione dell'INPGI, Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani, come risulta anche dal sito web dell'ente alla pagina http://www.inpgi.it/?q=node/134. Presso il medesimo ente, l'avvocato Lo Giudice è componente del comitato amministratore della previdenza separata, circostanza evincibile dal sito alla pagina http://www.inpgi.it/?q=node/138;

dal citato quotidiano si apprende che l'avvocato Lo Giudice sarebbe «uno dei legali che si occupano delle cause in cui sono coinvolti i giornalisti del quotidiano della famiglia Berlusconi, "Il Giornale"»;

benché lo statuto dell'INPGI non contempli espressamente tale fattispecie, le suesposte circostanze configurerebbero, a parere dell'interrogante, una forma di conflitto d'interessi plurimo: tra l'ufficio legale della Rai e la gestione previdenziale dei giornalisti, di cui l'azienda è uno dei maggiori contribuenti e titolare di non pochi contenziosi con l'Istituto, tra cui la vicenda legata all'assunzione dei molti lavoratori precari presso la Rai; oltre a sostanziare - secondo l'interrogante - un singolare punto di raccordo tra la Rai, il Presidente del Consiglio dei ministri e il quotidiano a lui riconducibile "il Giornale", edito da Paolo Berlusconi, fratello dell'attuale premier. La problematicità di concentrazione parrebbe essere stata percepita dall'avvocato Lo Giudice, in considerazione del fatto che, secondo l'articolo dell'Unità, vi sarebbe un «impegno che l'avvocato pare abbia preso di astenersi ogni volta che ci saranno possibili conflitti». A parere dell'interrogante, tuttavia, tale soluzione non sarebbe sufficiente né confacente al profilo richiesto ad un alto dirigente della Rai, né una garanzia per gli interessi dei quattro soggetti, Rai, "Il Giornale", Presidenza del Consiglio dei ministri, INPGI, che l'Avvocato Lo Giudice potrebbe trovarsi a rappresentare in maniera contemporanea e potenzialmente antitetica;

nel corso dell'audizione del direttore generale della Rai professor Mauro Masi in Commissione di vigilanza Rai del 16 giugno 2010, l'interrogante ha esposto le succitate circostanze ai Commissari e al direttore generale, il quale ha inteso far sapere alla Commissione che, nell'assumere il ruolo di direttore degli Affari legali della Rai, l'avvocato Lo Giudice avrebbe rinunciato a tutti gli altri incarichi; affermazioni riportate anche da un dispaccio di agenzia ANSA del medesimo 16 giugno: "Lo Giudice, quando è arrivato in Rai, si è dimesso da tutte le cariche";

considerato che contrariamente a quanto dichiarato dal direttore generale della RAI, risulta all'interrogante che in data 30 giugno 2010 l'avvocato Lo Giudice avrebbe partecipato al consiglio d'amministrazione dell'INPGI e sarebbe tuttora legale del quotidiano "il Giornale",

si chiede di sapere:

se quanto esposto in premessa corrisponda al vero;

se la situazione descritta non evidenzi profili di incompatibilità tra i diversi incarichi ricoperti dall'avvocato Lo Giudice e, conseguentemente, se non si ritenga di valutare la sussistenza dei presupposti per la revoca della designazione alla rappresentanza del Consiglio dei ministri presso il consiglio d'amministrazione dell'INPGI.

(4-03412)

LIVI BACCI, MARCENARO, MARINARO, CABRAS, PERDUCA, GIARETTA, MERCATALI, BUBBICO, SCANU, PIGNEDOLI, ROSSI Nicola, MORANDO, ZANDA, ICHINO, BARBOLINI, LEGNINI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione -

(4-03413)

(Già 3-01241)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:

9ª Commissione permanente(Agricoltura e produzione agroalimentare):

3-01332, della senatrice Mongiello ed altri, su iniziative a tutela del settore cerealicolo.

Avviso di rettifica

Nel Resoconto sommario e stenografico della 399a seduta pubblica del 29 giugno 2010, a pagina 132, alla terza riga del quarto capoverso, sostituire le parole: "(Doc. CCVIII, n. 24)" con le seguenti: "(Doc. CCVIII, n. 25)".