GASBARRI, CASSON - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della giustizia - Premesso che:
il 3 giugno 2010 la procura de L'Aquila ha accusato di omicidio colposo i membri della Commissione grandi rischi che il 31 marzo 2010, sei giorni prima del terremoto che ha colpito l'Abruzzo il 6 aprile 2009, parteciparono ad una riunione che si tenne nel capoluogo abruzzese;
tra gli indagati, sette persone in tutto, ci sono i vertici della Commissione grandi rischi e il vice capo del Dipartimento della protezione civile, nell'ambito dell'inchiesta sulla mancata evacuazione della città prima del terremoto del 6 aprile 2009;
a quanto risulta da un articolo pubblicato su "Il Sole 24 ore" del 3 giugno 2010: «I responsabili - ha commentato il procuratore della Repubblica dell'Aquila, Alfredo Rossini - sono persone molto qualificate che avrebbero dovuto dare risposte diverse ai cittadini. Non si tratta di un mancato allarme, l'allarme era già venuto dalle scosse di terremoto. Si tratta del mancato avviso che bisognava andarsene dalle case»;
gli accertamenti della Procura de L'Aquila sono scattati subito dopo l'esposto di diversi cittadini che hanno chiesto alla Procura di verificare il lavoro della Commissione che, nella riunione del 31 marzo, analizzò la sequenza di scosse sismiche che da mesi colpivano L'Aquila;
tra gli indagati ci sono Franco Barberi (presidente vicario della Commissione nazionale per la prevenzione e previsione dei grandi rischi e ordinario di vulcanologia all'Università Roma Tre), Bernardo De Bernardinis (vice capo del settore tecnico operativo del Dipartimento della protezione civile), Enzo Boschi (presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e ordinario di fisica terrestre presso l'Università di Bologna), Giulio Selvaggi (direttore del Centro nazionale terremoti), Gian Michele Calvi (direttore della fondazione Eucentre), Claudio Eva (ordinario di fisica terrestre presso l'Università di Genova) e Mauro Dolce (direttore dell'Ufficio rischio sismico del Dipartimento della protezione civile e ordinario di tecnica delle costruzioni presso l'Università Federico II di Napoli);
considerato che:
in relazione al quesito posto dal Capo del Dipartimento della protezione civile alla Commissione grandi rischi sulla prevedibilità o meno dell'evoluzione del fenomeno in corso (uno sciame sismico che si è protratto per circa sei mesi), la risposta data, da un punto di vista rigorosamente scientifico, si incentrava sulla impossibilità di prevedere i terremoti;
la Commissione grandi rischi è stata convocata dal Capo del Dipartimento della protezione civile il 31 marzo 2009 poiché il giorno precedente si era verificata una scossa di magnitudo 4.0, per "esaminare la fenomenologia sismica in atto da alcuni mesi nel territorio della Provincia aquilana" (De Bernardinis, dal verbale) che viene descritta come "una sequenza sismica che dura oramai da quasi sei mesi, con scosse di magnitudo mai superiori al 2.7, e seguita da una serie di scosse, la prima delle quali di magnitudo 3.5 seguita da altre di magnitudo inferiore" (Dolce, dal verbale);
al termine della discussione vi fu una totale unanimità nella Commissione nel dichiarare la impossibilità di effettuare una previsione in termini temporali e, quindi, sul fatto che nessuna credibilità doveva essere concessa a chi sosteneva di poterlo fare. Tutto ciò venne sintetizzato nelle parole: "Dunque, oggi non ci sono strumenti per fare previsioni e qualunque previsione non ha fondamento scientifico" (Barberi, dal verbale);
una migliore comprensione delle indicazioni fornite dalla Commissione grandi rischi e più in generale del contenuto degli interventi o interviste rese, in varie occasioni, da alcuni suoi componenti, può essere raggiunta tenendo conto dello stato di crescente allarme diffusosi tra la popolazione de L'Aquila e della sua provincia, in ragione del trend in aumento, per frequenza e intensità, delle scosse sismiche chiaramente avvertite dalla gente. A ciò si deve aggiungere la diffusione di notizie riguardanti la possibilità di operare una previsione del terremoto da parte di un ricercatore locale (dottor Giuliani) che asseriva di aver trovato un metodo innovativo per monitorare anomali livelli di diffusione di gas radon nelle rocce, con un determinato anticipo rispetto al prodursi di una scossa;
il giorno successivo alla sua convocazione, il 1º aprile, la Commissione grandi rischi ha tenuto a L'Aquila una conferenza stampa nel corso della quale tutti i componenti la Commissione hanno ritenuto fondamentale sottolineare la imprevedibilità dei terremoti, ribadendo quanto espresso nella riunione del 31 marzo ("Improbabile che ci sia a breve una scossa come quella del 1703, pur se non si può escludere in maniera assoluta": Boschi, nel verbale);
queste dichiarazioni sono state tradotte, soprattutto dal Dipartimento della protezione civile (varie interviste e comunicato affidato a Isoradio il 1° aprile 2009) in un atteggiamento ingiustificatamente tranquillizzante, dietro il quale era chiaro l'obiettivo predeterminato di sedare l'inquietudine della popolazione;
come si evince dal testo di una intercettazione telefonica, riguardante una comunicazione del 17 marzo 2009 tra Bertolaso ed un suo collaboratore, pubblicata sui giornali, il "caso Giuliani" doveva essere assolutamente risolto: con una denuncia per procurato allarme, intervenendo sugli organi di informazione;
il Capo del Dipartimento della protezione civile ha così ottenuto ciò che aveva chiesto alla Commissione grandi rischi ovvero un'affermazione, peraltro scontata, circa la imprevedibilità dei terremoti, da offrire ai media, veicolando assieme ad essa un messaggio tranquillizzante;
se i risultati della Commissione grandi rischi fossero stati attentamente interpretati, le conseguenze, sulla base del ben noto principio di precauzione, forse sarebbero state diverse;
considerato inoltre che:
appare di fondamentale importanza stabilire quale fosse il livello di conoscenza che il Dipartimento della protezione civile aveva circa il problema sismico de L'Aquila e del suo territorio. Ciò è possibile attraverso la ricomposizione di un ampio e particolareggiato quadro conoscitivo che a quanto risulta agli interpellanti si trovava nella piena disponibilità dello stesso Dipartimento, descrittivo dei livelli di pericolosità e vulnerabilità del contesto. Tale quadro si può così riassumere:
a) alcuni studi anche recenti che individuano l'area della media valle del fiume Aterno come caratterizzata da una più elevata possibilità che eventi distruttivi, come quelli già occorsi in passato si possano riproporre ("Layered seismogenic source model and probabilistic seismic-hazard analyses in Central Italy" Pace, Peruzza, Lavecchia, Boncio - 2006, "Forecasting where larger crustal earthquakes are likely to occur in Italy in near future" Boschi, Gasperini, Mulargia - 1995, "Evidence of low-frequency amplification in the City of L'Aquila, Central Italy, through a multidisciplinary approach" De Luca, Marcucci, Milana, Sanò - 2005);
b) le risultanze degli studi di sismicità storica che dimostrano inequivocabilmente come numerosi terremoti che hanno interessato nei secoli scorsi L'Aquila ed il suo territorio siano stati preceduti da uno sciame sismico protrattosi per lungo tempo, culminato con la scossa distruttiva (Catalogo dei grandi terremoti italiani - Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia);
c) la funzione di monitoraggio espressa dall'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e quella della Rete accelerometrica nazionale del Dipartimento della protezione civile, che hanno rilevato con assoluta precisione l'andamento dello sciame sismico in atto nell'area dal dicembre del 2008. Tale monitoraggio ha descritto una situazione così riassumibile: un elevato numero di eventi di magnitudo inferiore a 4 che hanno mostrato un trend in aumento passando dai sette eventi di gennaio 2009, ai 10 di febbraio, fino a raggiungere il numero di 21 a marzo; la frequenza degli eventi ha subito poi una repentina impennata nei giorni che hanno preceduto la scossa del 6 aprile, essendosi registrate dal 30 marzo al 5 aprile, 20 scosse una delle quali, quella del 30 marzo di magnitudo 4. Che l'evento "sciame sismico" avesse un carattere straordinario lo si può soprattutto desumere dal confronto con la sismicità che ha interessato l'area nel triennio 2003-2006, confrontabile per numero di eventi con quella registrata nei soli primi quattro mesi del 2009 (documentazione e dati pubblicati sul sito dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e su quello del Dipartimento della protezione civile);
d) le indagini di vulnerabilità prodotte dal Dipartimento della protezione civile sul finire degli anni '90, in collaborazione con il Consiglio nazionale delle ricerche-Gruppo nazionale per la difesa dai terremoti e con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, nell'ambito del "Progetto per la rilevazione della vulnerabilità del patrimonio edilizio a rischio sismico e di formazione di tecnici per l'attività di prevenzione sismica connessa alle politiche di mitigazione del rischio nelle regioni dell'Italia meridionale", aventi come titolo "Censimento di vulnerabilità degli edifici pubblici, strategici e speciali nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia e Sicilia";
e) gli ulteriori approfondimenti affidati dalla regione Abruzzo alla società Abruzzo Engineering nel 2006 tesi ad approfondire i livelli di conoscenza rispetto alle condizioni in cui versava il patrimonio edilizio pubblico della regione; e che quindi ebbe il compito di esprimersi sui livelli di vulnerabilità sismica di edifici di L'Aquila collassati o gravemente danneggiati con il terremoto;
f) i contenuti del "Rapporto sul rischio sismico in Italia" prodotto dal Servizio sismico nazionale operante presso il Dipartimento della protezione civile, trasmesso nel febbraio 2002 al Capo del Dipartimento, che conteneva gli scenari di evento in grado di descrivere diversi livelli di danno che terremoti già verificatisi in passato avrebbero potuto causare nella città di L'Aquila. Gli scenari predisposti davano conto, attraverso una coppia di valori, corrispondente al minimo ed al massimo valore atteso, del numero di abitazioni crollate e inagibili, della superficie abitativa complessivamente danneggiata, del numero delle vittime, dei feriti e dei senzatetto. Il massimo storico per L'Aquila è rappresentato dal X-XI grado della scala Mercalli. Il Rapporto presentava gli scenari per il X, considerato evento gravissimo, per i più frequenti eventi di VIII, grave, e di VI, moderatamente grave. Prendendo a riferimento il numero massimo di vittime attese, per l'evento dell'VIII grado dal Rapporto del Servizio sismico nazionale, stabilito in 300, si conferma l'efficacia di uno strumento di "previsione d'impatto", quale è in definitiva un'analisi di scenario (le vittime in Abruzzo sono state infatti 308), del quale il Dipartimento della protezione civile si sarebbe dovuto servire per determinare l'esigenza di un concreto intervento precauzionale;
di tale livello disponibile di conoscenza non si è tenuto conto quando si è trattato di affrontare la questione della interpretazione del fenomeno "sciame sismico" manifestatosi tra il dicembre 2008 e l'aprile 2009 e, soprattutto, non si è tenuto conto delle conseguenze che avrebbe potuto avere una sua evoluzione infausta (scossa distruttiva);
alla luce di quanto detto non può trovare giustificazione il fatto che nel pur lungo periodo in cui lo sciame sismico si è manifestato con un trend in aumento, e la straordinaria tensione che si andava conseguentemente accumulando nell'opinione pubblica, il Dipartimento della protezione civile non sia stato indotto ad un riesame, opportunamente affidato alla Commissione grandi rischi (tardivamente costituita ed esclusivamente concentrata sul tema della "previsione"), del significativo insieme di conoscenze, sul piano della pericolosità sismica dell'area e della vulnerabilità del contesto;
si è rinunciato cioè a mettere in campo, a fronte di una situazione giudicabile in base alle conoscenze già largamente disponibili e valutabili oggettivamente allarmanti, efficaci iniziative precauzionali;
a questo proposito è importante ricordare il contributo offerto da Giuseppe Grandori (professore emerito al Politecnico di Milano, con larghissima esperienza nel campo dell'ingegneria sismica) ed Elisa Guagenti (professore ordinario del Politecnico di Milano), in un articolo nel quale si legge "Resta inspiegabile il fatto che la Commissione e i responsabili della Protezione civile, oltre a scegliere l'opzione allerta-no (scelta legittima pur se criticabile dal punto di vista metodologico), abbiano potuto assumersi la responsabilità di scoraggiare le iniziative di prevenzione che molti cittadini suggerivano o autonomamente assumevano" (G. Grandori, E. Guagenti "Prevedere i terremoti: la lezione dell'Abruzzo", in Ingegneria sismica, Anno XXVI, luglio-settembre 2009),
si chiede di sapere:
se e quali iniziative urgenti il Governo intenda adottare al fine di fare immediata e doverosa chiarezza sugli ingiustificabili comportamenti riportati in premessa, soprattutto quale segno di comprensione e rispetto nei confronti delle popolazioni colpite dal sisma;
come sia stato possibile che il Dipartimento della protezione civile e, al proprio interno, la Commissione grandi rischi, in ordine alle funzioni da essa svolte a supporto dei livelli decisionali spettanti al Capo del Dipartimento della protezione civile, abbia scientemente abdicato alle "attività di previsione e di prevenzione delle varie ipotesi di rischio" ad essa espressamente conferite, quali attività di protezione civile, dall'articolo 3 della legge 24 febbraio 1992, n. 225;
se vi siano procedimenti penali pendenti in ordine ai fatti in premessa e quali siano le accuse formulate.
(2-00242)
LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
in seguito agli accertamenti eseguiti nelle scorse settimane dall'Agenzia delle entrate sui bilanci del 2005 e del 2006 di fondi d'investimento e società di risparmio gestito sono apparse numerose e sistematiche irregolarità che riguardano l'Iva e l'Irap comportando un'evasione, secondo i primissimi conteggi, di decine di milioni di euro;
si tratterebbe di attività riconducibili, in parte, ad alcuni tra i primi gruppi creditizi del nostro Paese che proprio nei due anni sotto esame hanno ottenuto risultati brillanti;
in particolare le ispezioni dei funzionari dell'Agenzia delle Entrate riguardano operazioni effettuate in Paesi appartenenti alla cosiddetta black list e non dichiarate, extracosti (in particolare per acquistare software) illegittimamente caricati sui bilanci per abbassare gli utili e pagare meno tasse, fatture non regolarizzate per le attività di banca depositaria, bonus dei supermanager spalmati indebitamente su più anni, sponsorizzazioni non documentate, violazione delle norme sui prezzi di trasferimento con le controllate estere;
l'interrogante ha presentato numerosi atti di sindacato ispettivo evidenziando il mancato rispetto del principio di legalità e trasparenza dei sistemi usati dalle banche quando gonfiano i costi, nascondono le fatture e fanno operazioni illegali nei Paesi black list;
considerato che dalle prime verifiche sta venendo fuori un sistema grazie al quale banche, Società di gestione del risparmio e fondi di investimento, nascondendo l'imponibile, avrebbero evaso le imposte versando meno denaro all'Erario italiano,
si chiede di sapere:
quali iniziative urgenti intenda intraprendere, anche in sede normativa, il Governo affinché fatti come quelli esposti in premessa non abbiano a ripetersi;
quali iniziative intenda assumere al fine di combattere l'economia illegale nel suo complesso;
quali urgenti iniziative si intendano intraprendere per recuperare quanto dovuto.
(2-00243)
LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
gli interessi del costruttore-finanziere Salvatore Ligresti sono racchiusi nella Starlife. Attraverso questa scatola finanziaria Ligresti controlla il 100 per cento di Sinergia, e tramite Sinergia e altre società non quotate controlla Premafin, che a cascata controlla Fondiaria-Sai;
con una quantità di capitale modesto, investito nella società che sta in cima alla catena di controllo, Ligresti riesce a nominare il consiglio d'amministrazione, i vari comitati interni e il collegio sindacale del secondo gruppo assicurativo nazionale, dopo Generali. Di Fondiaria-Sai, che ha una base azionaria molto ampia, Ligresti possiede una quota modesta di capitale, ma quanto basta per tenerla in pugno e determinarne le strategie;
ad oggi Ligresti è alle prese con un indebitamento rilevante a tutti i livelli della catena e con una preoccupante discesa dei corsi azionari di Fondiaria-Sai, che attualmente capitalizza un miliardo 225.000.000 di euro;
il combinato disposto dell'aumento dell'esposizione e del crollo della capitalizzazione pone seri problemi all'azionista di controllo. Il 37,57 per cento di Fondiaria-Sai che Premafin aveva in bilancio il 31 dicembre 2009 a un valore di carico di poco superiore a 900.000.000 di euro oggi vale, infatti, all'incirca 338.000.000 di euro. Non solo dunque i debiti, ma anche una minusvalenza latente di 562.000.000 di euro;
se la Consob obbligasse Ligresti ad adeguare il valore di carico di Fondiaria-Sai a quello di mercato, l'imprenditore siciliano dovrebbe ricapitalizzare tutte le società della catena di controllo esponendosi a un vero e proprio salasso finanziario. Ma siccome in questi casi la partecipazione è considerata "strategica", cioè duratura, per la Consob l'obbligo della svalutazione viene meno;
quando ci sono di mezzo gli interessi dei grandi gruppi la Consob, a giudizio dell'interrogante, diventa prudente, tentenna senza mai essere incisiva. Poco conta se negli ultimi tre anni FonSai ha dovuto farsi carico di una serie di operazioni in conflitto d'interesse come l'acquisto della catena alberghiera Ata-Hotels e come la costosa Opa su Immobiliare Lombarda. Ligresti ha venduto con una mano e comperato con l'altra, prelevando denaro dalla parte bassa della catena, che genera reddito, per portarlo nella parte alta, dove risiede il controllo. E «l'attività di "scarico" verso i piani bassi - scrive su "La Repubblica" Giovanni Pons - continua ancor oggi come dimostra la "semplificazione" realizzata nel complesso Porta Nuova Isola dove il 43 per cento in mano a Sinergia è passato al gruppo FonSai, già titolare nello stesso progetto di Porta Nuova-Garibaldi e Porta Nuova Varesine»;
nel 2001 fu Mediobanca di Vincenzo Maranghi a intervenire ancora una volta a favore dell'ingegner Ligresti. La Montedison allora era sotto scalata da parte dell'Edf e bisognava metterne al sicuro la partecipazione in Fondiaria, che deteneva un pacco di azioni Mediobanca. Ligresti, che era in difficoltà finanziarie, si prestò al gioco. Il contratto di vendita fu sottoscritto in fretta e furia in un'afosa domenica di luglio. Ligresti si salvò e divenne più potente di prima, ma oggi è di nuovo pieno di debiti;
la situazione di Ligresti è ben circostanziata in un due articoli rispettivamente di Fabio Pavesi, che scrive per l'inserto "Plus" de "Il Sole-24 Ore", e dell'economista Alessandro Penati, che scrive per "La Repubblica": il 2009 ha visto la Fondiaria-Sai con una perdita di ben 343.000.000 di euro e la Milano Assicurazioni con un passivo di 140.000.000;
Fonsai ha lasciato sul campo altri 92.000.000 di perdite contro i 21.000.000 di utili del primo quarto del 2009 e la Milano Assicurazioni ha replicato, sempre in negativo, con un "rosso" di 25.000.000;
Premafin, la controllante di Fonsai e Milano, ha già accusato il colpo l'anno scorso con una perdita consolidata di 134.000.000 di euro, conseguentemente se i risultati delle controllate non miglioreranno sarà un altro brutto colpo per Premafin;
i guai non finiscono qui. Ligresti è fortemente indebitato in cima alla catena di comando visto che la sua Sinergia, la scatola non quotata, non era messa bene già a fine del 2008;
solo i debiti verso il sistema bancario ammontavano a 470.000.000 a fronte di un patrimonio di soli 105.000.000 di euro. Non è ancora disponibile il bilancio 2009 di Sinergia ma, visti i pessimi risultati delle società a valle, difficile pensare che la situazione sia migliorata;
dai massimi di tre anni fa, il titolo Fonsai ha perso il 76 per cento, anche includendo i dividendi pagati: non sono tempi facili per le assicurazioni europee, ma Fonsai è riuscita a fare il 56 per cento peggio del settore. A fine marzo il titolo è stato declassato, con outlook negativo. Per Fonsai, nel primo trimestre, i danni pagati e le spese di gestione sono stati superiori ai premi incassati: a livello operativo, il ramo danni è in perdita. Per il ramo vita, il problema è garantire stabilmente una remunerazione competitiva alle polizze, con i tassi ai minimi storici, l'aumentata rischiosità del mercato azionario, e ora anche dei titoli di Stato, e la fine dei titoli di credito strutturati (cartolarizzazioni, Cdo, eccetera);
a questo si aggiunge la pressione delle autorità di regolamentazione per aumentare la patrimonializzazione, in linea con gli altri intermediari finanziari, al fine di ridurre la leva globale, e la prossima introduzione di nuovi criteri contabili più stringenti. Problemi comuni al settore, ma aggravati, per Fonsai, da una gestione degli attivi e della struttura finanziaria più consona agli interessi del controllo di Ligresti che di quelli degli investitori;
è con i soldi di Fonsai (cioè dei suoi assicurati) che Ligresti è attivo nel settore immobiliare: si vedano la costosa Opa su Immobiliare Lombarda, la partecipazione allo sviluppo delle grandi aree urbane a Milano (Citylife, Porta Nuova-Garibaldi, Porta Nuova-Isola), a Firenze (Area Castello e relative grane giudiziarie), a Roma in tandem con il gruppo Lamaro (Centro Est, progetto Alfiere). Progetti che richiedono grandi capitali, tempi lunghi e grandi rischi, e che mal si conciliano con l'attività assicurativa di una compagnia poco capitalizzata e molto più esposta della media alla variabilità del ramo danni. A volte Fonsai è partner negli investimenti con la holding di controllo (Premafin), come alle Varesine di Milano; a volte è controparte, come per l'acquisto di Atahotels;
l'utilizzo degli attivi di Fonsai per investimenti difficilmente razionalizzabili, se non in funzione degli interessi dell'azionista di controllo, si estende anche alle partecipazioni: Gemina (Aeroporti di Roma), Mediobanca, Pirelli, Rcs, Igli (Impregilo). In portafoglio, c'è pure quasi il 7 per cento della controllante Premafin, e l'11 per cento di azioni proprie (in carico a 22 euro rispetto agli 8 di mercato). In bilancio ci sono così 5 miliardi di investimenti (su 36 totali) non valorizzati ai prezzi di mercato (3 in immobili e 2 in società collegate e controllate, titoli tenuti a scadenza e riclassificati come crediti) che fanno storcere il naso a qualche investitore: nessuna sorpresa che oggi Fonsai capitalizzi 1,2 miliardi, appena il 45 per cento del suo patrimonio netto;
il management ha annunciato una riorganizzazione che potrebbe portare alla dismissione della Liguria-Sasa. Ma prima di pensare a cedere attività assicurative, il risanamento imporrebbe un aumento di capitale, per mettere in sicurezza la struttura finanziaria e creare valore riacquistando la quota sul mercato della controllata Milano Assicurazioni, ma da allora Fonsai, invece di raccogliere nuovi capitali, ha distribuito 190.000.000 di dividendi ed il titolo ha perso un altro 37 per cento rispetto al settore;
premesso inoltre che, a giudizio dell'interrogante:
la Consob continua a prendersi gioco impunemente dei risparmiatori, proteggendo soltanto i nomi importanti della finanza italiana, come Ligresti, e contribuendo a truffare i piccoli azionisti, come è successo nel caso Saras;
la gestione di Cardia è stata censurabile, come confermano alcuni episodi, quali la scelta obbligata di non partecipare alle deliberazioni della Consob riguardanti il Gruppo Ligresti, per il quale il figlio Marco intratteneva "incestuosi" rapporti di affari;
i residui tre commissari dovrebbero sciogliere il nodo gordiano di una conglomerata protetta del salotto buono che spazia da Mediobanca a Generali, passando per Pirelli, RCS, Impregilo e Gemina, quel nocciolo duro di interessi che condiziona pesantemente la trasparenza dei mercati e perfino la correttezza dell'informazione e l'esigenza di legalità,
si chiede di sapere quali iniziative urgenti intenda assumere il Governo al fine di provvedere ad una radicale riforma della disciplina delle autorità di controllo, alla luce delle carenze e dell'inefficacia evidenziate dagli scandali finanziari che hanno investito il sistema delle imprese e delle banche considerato che, a giudizio dell'interrogante, la Consob deve recuperare indipendenza, autorevolezza e trasparenza dopo gli anni bui della sciagurata presidenza Cardia restituendole il ruolo per cui è stata creata, cioè vigilare sulla Borsa tutelando gli interessi dei risparmiatori.
(2-00244)
LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
sono giunte all'interrogante segnalazioni relative ad alcuni episodi, a suo giudizio gravi e suscettibili di valutazioni di vario ordine, all'interno dell'amministrazione di Banca d'Italia nonché all'attuazione di una politica aziendale di sperequazione salariale decisa discrezionalmente;
in particolare la brusca rimozione del dottor Giuseppe Boccuzzi dalla titolarità del Servizio Rapporti esterni e Affari generali di vigilanza, solo formalmente ricollegabili alla vicenda autorizzativa Deltas/S.Marino, che ha comportato la inspiegabile nomina, in sostituzione di quest'ultimo, del dottor Luigi Donato;
la regola amministrativa ed organizzativa, sempre rispettata in Banca d'Italia, è che, per tutti i fatti accaduti nel Servizio, debbano rispondere sia il Capo del Servizio che il suo sostituto ed entrambi sono responsabili dell'andamento del Servizio essendo loro intercambiabili;
il titolare del Servizio, in caso di assenza o impedimento, è sostituito dal sostituto; per detta ragione quest'ultimo ha piena conoscenza dei fatti che accadono nel Servizio ed insieme al titolare condivide fortune e sfortune;
il dottor Luigi Donato è titolare del Servizio Rapporti esterni e Affari generali di vigilanza, la sua consorte, l'avvocato Olina Capolino, sostituisce di fatto (e da tempo) il Capo del Servizio Consulenza legale della Banca, l'avvocato Marino Perassi, nella gestione del Servizio; l'avvocato Capolino si occupa di delicatissime questioni di vigilanza e tra queste, in particolare, delle questioni relative al Servizio di cui il marito è titolare e responsabile, tra cui la costituzione di parte civile della Banca nei giudizi penali riguardanti reati societari e bancari, la elaborazione di delicatissimi pareri; siede, anche, al tavolo della CEI, di cui il dottor Luigi Donato è responsabile della Segreteria organizzativa, trattando delicatissime questioni sanzionatorie amministrative e anche rilevanti questioni di carattere penale;
si tratta di un evidente caso di conflitto di interessi, che incide su delicatissime funzioni, legali e di vigilanza, inammissibili per la Banca, per il sistema vigilato e per il Paese. Da qui la disparità di disciplina tra organizzazione dell'Organo di vigilanza e organizzazione degli intermediari vigilati nonostante la tematica del conflitto di interessi costituisca il cardine dell'intera normativa bancaria e finanziaria;
con provvedimento del 15 ottobre 2009 il Governatore della Banca d'Italia ha nominato i componenti dell'Arbitro bancario finanziario (ABF); tra i soggetti nominati è presente anche l'avvocato Bruno De Carolis, avvocato la cui posizione segue, nel ruolo del Servizio Consulenza legale della Banca d'Italia, quella dell'avvocato Capo e precede quella dell'avvocato Olina Capolino, coniuge del dottor Luigi Donato. La proposta (e la successiva nomina) dell'avvocato De Carolis favorisce l'avvocato Olina Capolino, donde il legittimo sospetto che essa possa essere stata dettata da interessi personali del proponente;
l'avvocato De Carolis ha assunto l'incarico citato mantenendo il proprio rapporto di impiego con la Banca d'Italia; tale posizione contrasta con quanto la normativa (testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia di cui al decreto legislativo n. 385 del 1993; delibera del Comitato interministeriale per il credito e il risparmio n. 275 del 2008, recante disciplina dei sistemi di risoluzione stragiudiziale delle controversie in materia di operazioni e servizi bancari e finanziari) prevede sia in termini di imparzialità e di indipendenza (i criteri di svolgimento delle procedure e di composizione dell'organo decidente debbono "assicurare l'imparzialità e la rappresentatività dei soggetti interessati) sia in termini di assenza di vincoli di subordinazione (argomento ricavabile dalla possibilità di nomina dei soli magistrati in quiescenza e, anche, dalla possibilità di valutare le esperienze maturate, vale a dire già ricoperte, come dipendenti delle autorità di vigilanza). La nomina dell'avvocato De Carolis viola anche l'art. 42 del regolamento generale della Banca il quale vieta a tutti i dipendenti dell'Istituto di svolgere attività nell'interesse di banche, intermediari finanziari ed altri soggetti vigilati. E, nel caso dell'ABF, l'attività è svolta anche nell'interesse degli intermediari, i quali, non solo hanno l'obbligo di aderirvi, ma a tale organo designano propri rappresentanti. Tale nomina ha poi irragionevoli ed ingiustificati riflessi di ordine economico. L'avvocato De Carolis, essendo un alto dirigente della Banca d'Italia, ha un costo di gran lunga più elevato di quello spettante ad un arbitro. Donde un vulnus nella legittimità delle decisioni dell'ABF ed anche un ingiustificato costo e quindi un grave danno per la collettività. Tale nomina, di per sé illegittima si è perfezionata a seguito di un appunto di proposta al Direttorio del responsabile del Servizio Consulenza legale, avvocato Perassi, e del Servizio Rapporti esterni e Affari generali di vigilanza, dottor Luigi Donato, quest'ultimo marito dell'avvocato Olina Capolino. La nomina dell'avvocato De Carolis determina l'automatica avanzata (nella seconda posizione del ruolo della consulenza legale) dell'avvocato Olina Capolino, consentendole di svolgere, oltre che di fatto in termini di ruolo, le funzioni di sostituto Avvocato Capo, spianandole così la strada verso un provvedimento formale di nomina come sostituto Avvocato Capo da parte del Governatore.
c'è un ulteriore argomento da segnalare, molto delicato, che riguarda i criteri, incomprensibilmente sconosciuti agli operatori e al sistema, con cui vengono designati i professionisti nelle situazioni di crisi delle banche e degli intermediari finanziari. L'emanazione recente dei criteri da seguire per tali nomine avrebbe dovuto produrre, ferme le necessarie qualità professionali e di indipendenza degli aspiranti, ordine e avrebbe dovuto seguire il principio della rotazione nell'assegnazione degli incarichi. Per converso, l'uso disinvolto del potere di proposta da parte del dottor Luigi Donato ha determinato l'esclusione di taluni professionisti ed il consolidamento della posizione di altri. Basta scorrere il Bollettino di vigilanza per accorgersi quali siano i soggetti su cui cadono le nomine, sicuramente non sgravati da impegni e vincoli, mentre l'indipendenza è uno dei criteri ai quali ci si dovrebbe attenere in sede di nomina, al fine di evitare possibili conflitti di interesse. Circola, insistentemente, la voce (all'interno della Banca d'Italia e del sistema) secondo la quale i nominandi professionisti, in qualche modo legati al dottor Luigi Donato, sarebbero identificabili prima ancora dell'emanazione del provvedimento di nomina. Il denaro amministrato è pubblico. Le deviazioni dalle regole individuate oltre che dai canoni di correttezza e trasparenza potrebbero configurare reati di notevole gravità. E ciò a tacere della scelta di professionisti con vincoli di parentela e/o di coniugio con dirigenti ed alti esponenti della Banca d'Italia;
considerato che i dipendenti della Banca d'Italia, ai sensi del vigente codice etico dell'Istituto, debbono attenersi, nell'assolvimento dei compiti e dei doveri attribuiti, ai principi di indipendenza, imparzialità, lealtà, discrezione e non hanno riguardo ad interessi personali. Consapevoli della natura pubblica delle funzioni svolte e dell'importanza dei propri compiti e responsabilità, devono comportarsi in modo tale da salvaguardare la reputazione della Banca d'Italia e la fiducia dell'opinione pubblica nei confronti della stessa. I dipendenti devono evitare qualsiasi situazione che possa dar luogo a conflitti di interesse, anche solo apparenti;
considerato inoltre che:
la composizione del personale della Banca d'Italia consta di 653 dirigenti, 1.450 funzionari, 1.273 coadiutori, 4.147 altro personale, 5.009 uomini e 2.514 donne lavorano nell'istituto, che nel 2009 è costato ben 798.082 milioni di euro, con una spesa media pro capite di 104.611 euro. In tale media retributiva, occorre considerare taluni stipendi di semplici ispettori che nel 2008 hanno guadagnato ben 580.881 euro. Il costo medio infatti rappresenta la favola statistica dei due polli, in particolare 653 dirigenti e 1.450 funzionari beneficiano di altre voci variabili oltre allo stipendio che sostanzialmente creano un'enorme differenza salariale, nelle altre categorie 1.470 coadiutori e altro personale, in pochi, in modo discrezionale, cioè su valutazione personale e fiduciaria da parte di capi servizi e direttori di filiali, beneficiano di quelle voci retributive variabili che evidenziano una differenziazione salariale abnorme;
in particolare dalle segnalazioni ricevute risulterebbe uno stipendio di 527.000 euro di un funzionario di prima nel 2006 che è stato promosso anche Condirettore;
il sistema sindacale interno sembra rappresentato da sindacati corporativi di casta che da più di trenta anni governano e cogestiscono con il direttorio la totale gestione del potere, gli avanzamenti di carriera, le promozioni, i trasferimenti, le trasferte e perfino le ispezioni. Non di rado figli e parenti di ispettori vengono assunti, senza alcun concorso di evidenza pubblica, dalle banche ispezionate, gettando ombre sinistre sugli esiti delle ispezioni stesse. Alcune organizzazioni sindacali e sindacalisti appaiono come diretta emanazione del direttorio della Banca d'Italia, con una gestione di potere che non sembra fondata sul merito, ma sulle clientele. Il sindacato dei dirigenti, oltre a garantire appannaggi esclusivi alla "casta delle caste", sembra rappresentare il trampolino di lancio per arrivare a cariche di prestigio quali capi servizio ed alte dirigenze, senza che l'attuale Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, abbia mosso un dito per recidere favoritismi e privilegi inaccettabili, specie in una banca centrale che a parole propugna sistemi meritocratici e di trasparenza;
in Banca d'Italia, da tempo, in modo discrezionale viene attuata una politica di sperequazione salariale, certamente non legata alle differenti economie locali, ma ad un diverso utilizzo delle risorse umane;
le scelte organizzative di carattere straordinario, le misure adottate, nel tempo, dall'amministrazione dell'Istituto in materia di formazione, trasferimenti, missioni, ispezioni e incarichi vari, in presenza di una sempre più diffusa cultura aziendale fondata sulla discrezionalità parziale e soggettiva, tale da privilegiare l'amicizia, l'appartenenza e le relazioni, hanno inciso in modo radicale sul trattamento retributivo del personale, creando di fatto una differenziazione salariale a parità di grado e di mansioni;
le varie iniziative formative rappresenterebbero una concreta testimonianza del forte impegno dell'azienda in direzione della crescita professionale e del sostegno alla motivazione delle risorse, nel contempo realizzano l'obiettivo comune della piena valorizzazione del qualificato capitale umano a disposizione della Banca;
tra i vari progetti, dal 2002 è attivo quello "itinerari di sviluppo per coadiutori", finalizzato ad accompagnare, attraverso un articolato programma di crescita professionale, l'inserimento delle giovani risorse in una realtà aziendale caratterizzata da elevata complessità operativa e accentuata specializzazione funzionale;
tale iniziativa, pur rappresentando una concreta testimonianza del forte impegno dell'azienda in direzione della crescita professionale e del sostegno alla motivazione delle risorse, a parità di grado e requisiti professionali, costituisce una forte discriminazione anagrafica nei confronti di quei coadiutori con una decorrenza giuridica anteriore al 1° gennaio 2000 per gli elementi assunti dall'esterno e al 1° gennaio 2001 per i dipendenti provenienti dalle selezioni interne;
il requisito dell'età anagrafica non superiore a 40 anni rilevata alla data di decorrenza del grado costituisce un elemento di forte discriminazione, allorché, in relazione ad un allungamento dell'età pensionabile, auspicato, peraltro, anche ultimamente, si rende necessaria una maggiore permanenza all'interno dell'Istituto;
la formazione sostanzialmente - diritto/dovere del lavoratore - è stata relegata a leva gestionale di natura discrezionale che accentua le discriminazioni funzionali ed anagrafiche e determina una differenziazione salariale in relazione, in particolare, agli strumenti didattici utilizzati (formazione accentrata, decentrata, stage, missioni operative, Sadiba, partecipazione a gruppi ispettivi e/o di lavoro, eccetera) che prevedono il riconoscimento di lauti trattamenti economici (diarie, contributi, indennità, eccetera) che vanno ad aggiungersi allo stipendio;
la formazione di gruppi a livello di area ovvero precedentemente a livello circoscrizionale è sempre avvenuta in modo discrezionale, la partecipazione programmata a livello locale secondo il grado di appartenenza. Il vero problema di fondo è che tali attività svolte all'esterno dell'azienda comportano lauti trattamenti economici (diarie, contributi, indennità eccetera) riparametrati, peraltro, allo stipendio del capo missione di grado superiore;
di fatto i rappresentanti dell'istituzione, nella discrezionalità più assoluta, decidono chi ha diritto ad una maggiore retribuzione;
dinanzi a tale evidente discriminazione salariale sarebbe auspicio, in una vera logica di contenimento dei costi, riconoscere le sole spese sostenute per la missione (spese di alloggio e di viaggio) in quanto la funzione svolta già prevede un trattamento retributivo, il dipendente svolge la sua attività fuori dall'unità di appartenenza e sembra eccessivo che venga retribuito due volte;
appare disdicevole, infine, che in costanza di trattamento economico di trasferimento (diarie, contributi, indennità eccetera) il personale interessato partecipi a gruppi ispettivi e benefici anche di trattamento di missione per ispezione, in sostanza il dipendente beneficia di retribuzione, indennità di trasferimento nonché di indennità di missione per ispezione nello stesso periodo lavorativo;
la riorganizzazione territoriale ha creato carenze di personale presso alcune realtà e eccessi presso altre, per sovvenire a tali carenze vengono disposte continue missioni operative, un vero e proprio pellegrinaggio ovvero transumanza di risorse sulla base di valutazioni discrezionali che alimentano ancora una volta il differenziale salariale in relazione al riconoscimento di maggiori voci retribuite (diarie, contributi, eccetera);
appare discriminatorio, peraltro, che, in costanza di trattamento economico di trasferimento - a seguito della riorganizzazione territoriale - parte del personale continui a beneficiare di missioni operative a livello di nuove aree ovvero presso l'amministrazione centrale per interventi formativi in materia di riorientamento professionale ovvero di inserimento;
appare, inoltre, di difficile comprensione la strategia aziendale che soggiace all'adozione di provvedimenti di distaccamento di personale presso Servizi dell'amministrazione centrale, in attesa di future collocazioni funzionali, e poi richiede personale in missione presso strutture periferiche per carenze di personale;
l'istituto del trasferimento rappresenta uno strumento gestionale di importanza cruciale per qualsiasi azienda, in particolare rappresenta il veicolo necessario per coniugare e soddisfare legittime aspirazioni del personale nonché assicurare il corretto e continuo funzionamento dell'azienda. Trasferimento a domanda o a seguito di aspirazioni sembra parlare della medesima funzione, due facce della medesima medaglia;
la differenza rimane sostanziale da un punto di vista economico, in quanto il trasferimento a domanda non comporta alcun trattamento economico a favore del dipendente, mentre quello secondo le aspirazioni - provvedimento adottato in modo discrezionale - comporta un lauto trattamento economico (cosiddetto trattamento di trasferimento oltre ai vari benefit).
appare, pertanto, discriminatorio il riconoscimento di un trattamento economico di trasferimento (diarie, contributi, indennità, benefit, eccetera) in presenza di un medesimo fondamento, quello di soddisfare legittime aspirazioni personali;
tutte queste voci (formazione, ispezioni, missioni, trasferimenti, incarichi vari, promozioni ed avanzamenti eccetera), sostanzialmente, frutto di valutazioni discrezionali soggettive, rappresentano, a favore di una parte esclusiva del personale, delle variabili economico-retributive che alimentano in modo ingiustificato ed eccessivo il divario salariale a parità di grado e di funzioni;
la discrezionalità può rappresentare un adeguato strumento gestionale delle risorse, utile se frutto di valutazioni collegiali funzionali, discriminante se parziale e soggettiva - fondata sul decisionismo individuale di tipo gerarchico che privilegia l'appartenenza e le relazioni anziché il merito - marginalizzante per coloro che rifiutano logiche di cameratismo nonché di forte differenziazione salariale impropria e ingiustificata;
in particolare i 653 dirigenti ed i 1.450 funzionari beneficiano di altre voci variabili oltre allo stipendio che sostanzialmente creano la suddetta enorme differenza salariale nelle altre categorie:
a) missioni per formazione 200 euro al dì, da due giorni a 3 settimane e più in un anno;
b) missioni per ispezioni 200 euro al dì, per almeno tre mesi e più in un anno;
c) trasferimenti in disponibilità con opzione di rientro dopo due anni 200 euro al dì per 200 giorni oltre contributo affitto per cinque anni pari a 7.000 euro l'anno, contributo trasferimento 15 per cento stipendio, trasloco masserizie a seconda della distanza da 5.000 a 20.000 euro);
d) trasferimenti per promozione a seguito di concorso discrezionale interno (prove esaminate da commissioni interne formate esclusivamente da dirigenti; nella maggior parte, per quanto sottaciuto, vengono privilegiate le relazioni e l'appartenenza), come sopra per i trasferimenti in disponibilità;
e) trasferimenti a seguito di chiusura filiali, 200 euro al dì per 240 diarie oltre a tutto quanto sopra previsto per gli altri trasferimenti;
f) trasferimenti d'ufficio presso l'amministrazione centrale, di tipo discrezionale; l'amministrazione individuerebbe sindacalisti che avrebbero contribuito ad orientare le organizzazioni sindacali di appartenenza per la decisione politica di chiusura delle filiali: dopo l'operazione ben riuscita sarebbero passati all'incasso dell'assegno di promozione e di trasferimento ovviamente ben remunerati. L'amministrazione prima ha provveduto a promuoverli con trasferimento pagando il biglietto di andata, si fa per dire (150.000 euro totale di un trasferimento), poi ha pagato il biglietto di ritorno (medesimo trattamento retributivo);
dalle segnalazioni viene alla luce un sistema di rappresentanza sindacale interno rappresentato da sindacati corporativi di casta ma soprattutto con referenti sindacali legati alla casta e con segretari nazionali che da più di trenta anni governano alcune organizzazioni sindacali presenti in Banca d'Italia;
dalle segnalazioni risulterebbe, inoltre, che si stia attuando un'altra ristrutturazione delle filiali di Banca d'Italia in seguito alla quale, per incentivare l'esodo dei dipendenti, si daranno ai dirigenti per buona uscita oltre 400.000 euro, corrispondenti a oltre 6 anni di pensione anticipata;
da un articolo pubblicato sul quotidiano "La Repubblica" il 16 dicembre 2005 di Giovanni Pons, "Il Natale ricco di Via Nazionale, da Lodi doni per dirigenti e funzionari", si apprende delle regalie elargite dai banchieri ai funzionari dei Banca d'Italia. Alla signora Maria Antonietta Bianchi, persona di fiducia del governatore, viene fatto pervenire un set di borse da viaggio Prada e un volume di ricette, mentre alla moglie di Umberto Proia, il capo del team ispettivo che era entrato nella Popolare di Lodi nel 2001, spetta il portamonete Cartier. E la munificenza cresce per altri due funzionari chiave: il vice direttore della Banca d'Italia di Milano, Anna Maria Ceppi, che dal 1979 in poi è passata per la vicedirezione della sede di Genova e per la direzione di Vercelli e di Alessandria. Per la Ceppi dal 1997 in poi, la regalistica registra un salto di qualità: un bracciale Pomellato (1999), una sveglia di Cartier (2000), una borsa di Cartier (2001), un centrotavola in argento Buccellati (2002) e una borsa da viaggio Prada (2003). Trattamento simile a quello riservato ad Anna Maria Tarantola, oggi direttore della filiale di Brescia della Banca d'Italia e in precedenza direttore a Varese e a Milano. Anche in questo caso le regalie crescono con l'arrivo di Fiorani al vertice della banca lodigiana, e cioè dal 1999, anno in cui il ragioniere della Bassa invia a Tarantola un bracciale Tiffany. L'anno successivo cambia la marca (Pomellato al posto di Tiffany) ma non l'oggetto (braccialetto) mentre nel 2001 si passa a un orologio donna fondo nero Cartier,
si chiede di sapere
se risulti al Governo che la prassi di ricevere regalie varie dai banchieri sia tuttora vigente in Banca d'Italia e se ciò non sia disdicevole e condizionante per funzionari e dirigenti strapagati i quali, per assolvere al proprio dovere di oggettività di giudizio, dovrebbero evitarle;
se il Governo sia a conoscenza del motivo per cui la consolidata regola, giuridico-organizzativa, vigente in Banca d'Italia è stata così vistosamente disattesa nella incomprensibile sostituzione, del dottor Giuseppe Boccuzzi che, seppur coinvolto nel caso "Delta San Marino", sembra aver assunto la funzione di capro-espiatorio rispetto ad altissimi dirigenti e, inoltre, è stato (ed è ancora) inutilizzato comportando elevati ed ingiustificati costi per la collettività;
se sia a conoscenza dell'evidente conflitto di interessi che viene così vistosamente disatteso nell'organizzazione amministrativa della Banca d'Italia;
se non ritenga il Governo che in un momento di grave crisi finanziaria, dove la rivendicazione di un salario fisso, da ultimo riconosciuto, da parte di importanti esponenti del Governo, come valore di stabilità sociale, sarebbe buona cosa tagliare i veri costi del sistema, rendere più sobrio ovvero contenuto il trattamento retributivo di una parte esclusiva del personale, in concomitanza anche con la riorganizzazione aziendale, che beneficia, oltre ad un adeguato stipendio, di lauti trattamenti extra-retribuzione, in molti casi cumulabili nel medesimo periodo, (gratifiche, indennità, diarie per trasferimento, missioni e ispezioni, nonché vari benefit eccetera) in nome della discrezionalità;
se il descritto sistema-clientelare e di co-gestione, non possa avere effetti nefasti sul merito, mortificando così quei lavoratori più capaci e meritevoli che, non appartenendo alle varie cordate emanazione del direttorio, non sembrano trovare sbocchi professionali frutto di preparazione, studio e competenza;
se non ritenga inoltre il Governo che creare delle forti differenziazioni salariali all'interno di un'azienda come la Banca d'Italia significa aumentare un ingiustificato divario sociale all'interno ma soprattutto all'esterno, in particolare nei confronti di quei lavoratori (precari e non) più che adeguatamente scolarizzati e portatori certamente di un patrimonio culturale ed umano di elevata professionalità costretti a salire sui tetti per rivendicare il loro diritto alla retribuzione;
quali misure urgenti intenda promuovere, anche con il sistema di una indagine conoscitiva in particolare sul sistema retributivo, diarie, trasferte, promozioni, ispezioni ed appannaggi vari, per restituire alla Banca d'Italia, che sembra apparire come un santuario intoccabile, quella trasparenza che è la migliore tutela di legalità e meritocrazia;
se sia a conoscenza di quante siano state le assunzioni di parenti, congiunti e conoscenti degli ispettori della Banca d'Italia nelle banche e nelle casse vigilate che hanno ricevuto ispezioni.
(2-00245)