Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 400 del 06/07/2010


GASBARRI, CASSON - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della giustizia - Premesso che:

il 3 giugno 2010 la procura de L'Aquila ha accusato di omicidio colposo i membri della Commissione grandi rischi che il 31 marzo 2010, sei giorni prima del terremoto che ha colpito l'Abruzzo il 6 aprile 2009, parteciparono ad una riunione che si tenne nel capoluogo abruzzese;

tra gli indagati, sette persone in tutto, ci sono i vertici della Commissione grandi rischi e il vice capo del Dipartimento della protezione civile, nell'ambito dell'inchiesta sulla mancata evacuazione della città prima del terremoto del 6 aprile 2009;

a quanto risulta da un articolo pubblicato su "Il Sole 24 ore" del 3 giugno 2010: «I responsabili - ha commentato il procuratore della Repubblica dell'Aquila, Alfredo Rossini - sono persone molto qualificate che avrebbero dovuto dare risposte diverse ai cittadini. Non si tratta di un mancato allarme, l'allarme era già venuto dalle scosse di terremoto. Si tratta del mancato avviso che bisognava andarsene dalle case»;

gli accertamenti della Procura de L'Aquila sono scattati subito dopo l'esposto di diversi cittadini che hanno chiesto alla Procura di verificare il lavoro della Commissione che, nella riunione del 31 marzo, analizzò la sequenza di scosse sismiche che da mesi colpivano L'Aquila;

tra gli indagati ci sono Franco Barberi (presidente vicario della Commissione nazionale per la prevenzione e previsione dei grandi rischi e ordinario di vulcanologia all'Università Roma Tre), Bernardo De Bernardinis (vice capo del settore tecnico operativo del Dipartimento della protezione civile), Enzo Boschi (presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e ordinario di fisica terrestre presso l'Università di Bologna), Giulio Selvaggi (direttore del Centro nazionale terremoti), Gian Michele Calvi (direttore della fondazione Eucentre), Claudio Eva (ordinario di fisica terrestre presso l'Università di Genova) e Mauro Dolce (direttore dell'Ufficio rischio sismico del Dipartimento della protezione civile e ordinario di tecnica delle costruzioni presso l'Università Federico II di Napoli);

considerato che:

in relazione al quesito posto dal Capo del Dipartimento della protezione civile alla Commissione grandi rischi sulla prevedibilità o meno dell'evoluzione del fenomeno in corso (uno sciame sismico che si è protratto per circa sei mesi), la risposta data, da un punto di vista rigorosamente scientifico, si incentrava sulla impossibilità di prevedere i terremoti;

la Commissione grandi rischi è stata convocata dal Capo del Dipartimento della protezione civile il 31 marzo 2009 poiché il giorno precedente si era verificata una scossa di magnitudo 4.0, per "esaminare la fenomenologia sismica in atto da alcuni mesi nel territorio della Provincia aquilana" (De Bernardinis, dal verbale) che viene descritta come "una sequenza sismica che dura oramai da quasi sei mesi, con scosse di magnitudo mai superiori al 2.7, e seguita da una serie di scosse, la prima delle quali di magnitudo 3.5 seguita da altre di magnitudo inferiore" (Dolce, dal verbale);

al termine della discussione vi fu una totale unanimità nella Commissione nel dichiarare la impossibilità di effettuare una previsione in termini temporali e, quindi, sul fatto che nessuna credibilità doveva essere concessa a chi sosteneva di poterlo fare. Tutto ciò venne sintetizzato nelle parole: "Dunque, oggi non ci sono strumenti per fare previsioni e qualunque previsione non ha fondamento scientifico" (Barberi, dal verbale);

una migliore comprensione delle indicazioni fornite dalla Commissione grandi rischi e più in generale del contenuto degli interventi o interviste rese, in varie occasioni, da alcuni suoi componenti, può essere raggiunta tenendo conto dello stato di crescente allarme diffusosi tra la popolazione de L'Aquila e della sua provincia, in ragione del trend in aumento, per frequenza e intensità, delle scosse sismiche chiaramente avvertite dalla gente. A ciò si deve aggiungere la diffusione di notizie riguardanti la possibilità di operare una previsione del terremoto da parte di un ricercatore locale (dottor Giuliani) che asseriva di aver trovato un metodo innovativo per monitorare anomali livelli di diffusione di gas radon nelle rocce, con un determinato anticipo rispetto al prodursi di una scossa;

il giorno successivo alla sua convocazione, il 1º aprile, la Commissione grandi rischi ha tenuto a L'Aquila una conferenza stampa nel corso della quale tutti i componenti la Commissione hanno ritenuto fondamentale sottolineare la imprevedibilità dei terremoti, ribadendo quanto espresso nella riunione del 31 marzo ("Improbabile che ci sia a breve una scossa come quella del 1703, pur se non si può escludere in maniera assoluta": Boschi, nel verbale);

queste dichiarazioni sono state tradotte, soprattutto dal Dipartimento della protezione civile (varie interviste e comunicato affidato a Isoradio il 1° aprile 2009) in un atteggiamento ingiustificatamente tranquillizzante, dietro il quale era chiaro l'obiettivo predeterminato di sedare l'inquietudine della popolazione;

come si evince dal testo di una intercettazione telefonica, riguardante una comunicazione del 17 marzo 2009 tra Bertolaso ed un suo collaboratore, pubblicata sui giornali, il "caso Giuliani" doveva essere assolutamente risolto: con una denuncia per procurato allarme, intervenendo sugli organi di informazione;

il Capo del Dipartimento della protezione civile ha così ottenuto ciò che aveva chiesto alla Commissione grandi rischi ovvero un'affermazione, peraltro scontata, circa la imprevedibilità dei terremoti, da offrire ai media, veicolando assieme ad essa un messaggio tranquillizzante;

se i risultati della Commissione grandi rischi fossero stati attentamente interpretati, le conseguenze, sulla base del ben noto principio di precauzione, forse sarebbero state diverse;

considerato inoltre che:

appare di fondamentale importanza stabilire quale fosse il livello di conoscenza che il Dipartimento della protezione civile aveva circa il problema sismico de L'Aquila e del suo territorio. Ciò è possibile attraverso la ricomposizione di un ampio e particolareggiato quadro conoscitivo che a quanto risulta agli interpellanti si trovava nella piena disponibilità dello stesso Dipartimento, descrittivo dei livelli di pericolosità e vulnerabilità del contesto. Tale quadro si può così riassumere:

a) alcuni studi anche recenti che individuano l'area della media valle del fiume Aterno come caratterizzata da una più elevata possibilità che eventi distruttivi, come quelli già occorsi in passato si possano riproporre ("Layered seismogenic source model and probabilistic seismic-hazard analyses in Central Italy" Pace, Peruzza, Lavecchia, Boncio - 2006, "Forecasting where larger crustal earthquakes are likely to occur in Italy in near future" Boschi, Gasperini, Mulargia - 1995, "Evidence of low-frequency amplification in the City of L'Aquila, Central Italy, through a multidisciplinary approach" De Luca, Marcucci, Milana, Sanò - 2005);

b) le risultanze degli studi di sismicità storica che dimostrano inequivocabilmente come numerosi terremoti che hanno interessato nei secoli scorsi L'Aquila ed il suo territorio siano stati preceduti da uno sciame sismico protrattosi per lungo tempo, culminato con la scossa distruttiva (Catalogo dei grandi terremoti italiani - Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia);

c) la funzione di monitoraggio espressa dall'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e quella della Rete accelerometrica nazionale del Dipartimento della protezione civile, che hanno rilevato con assoluta precisione l'andamento dello sciame sismico in atto nell'area dal dicembre del 2008. Tale monitoraggio ha descritto una situazione così riassumibile: un elevato numero di eventi di magnitudo inferiore a 4 che hanno mostrato un trend in aumento passando dai sette eventi di gennaio 2009, ai 10 di febbraio, fino a raggiungere il numero di 21 a marzo; la frequenza degli eventi ha subito poi una repentina impennata nei giorni che hanno preceduto la scossa del 6 aprile, essendosi registrate dal 30 marzo al 5 aprile, 20 scosse una delle quali, quella del 30 marzo di magnitudo 4. Che l'evento "sciame sismico" avesse un carattere straordinario lo si può soprattutto desumere dal confronto con la sismicità che ha interessato l'area nel triennio 2003-2006, confrontabile per numero di eventi con quella registrata nei soli primi quattro mesi del 2009 (documentazione e dati pubblicati sul sito dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e su quello del Dipartimento della protezione civile);

d) le indagini di vulnerabilità prodotte dal Dipartimento della protezione civile sul finire degli anni '90, in collaborazione con il Consiglio nazionale delle ricerche-Gruppo nazionale per la difesa dai terremoti e con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, nell'ambito del "Progetto per la rilevazione della vulnerabilità del patrimonio edilizio a rischio sismico e di formazione di tecnici per l'attività di prevenzione sismica connessa alle politiche di mitigazione del rischio nelle regioni dell'Italia meridionale", aventi come titolo "Censimento di vulnerabilità degli edifici pubblici, strategici e speciali nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia e Sicilia";

e) gli ulteriori approfondimenti affidati dalla regione Abruzzo alla società Abruzzo Engineering nel 2006 tesi ad approfondire i livelli di conoscenza rispetto alle condizioni in cui versava il patrimonio edilizio pubblico della regione; e che quindi ebbe il compito di esprimersi sui livelli di vulnerabilità sismica di edifici di L'Aquila collassati o gravemente danneggiati con il terremoto;

f) i contenuti del "Rapporto sul rischio sismico in Italia" prodotto dal Servizio sismico nazionale operante presso il Dipartimento della protezione civile, trasmesso nel febbraio 2002 al Capo del Dipartimento, che conteneva gli scenari di evento in grado di descrivere diversi livelli di danno che terremoti già verificatisi in passato avrebbero potuto causare nella città di L'Aquila. Gli scenari predisposti davano conto, attraverso una coppia di valori, corrispondente al minimo ed al massimo valore atteso, del numero di abitazioni crollate e inagibili, della superficie abitativa complessivamente danneggiata, del numero delle vittime, dei feriti e dei senzatetto. Il massimo storico per L'Aquila è rappresentato dal X-XI grado della scala Mercalli. Il Rapporto presentava gli scenari per il X, considerato evento gravissimo, per i più frequenti eventi di VIII, grave, e di VI, moderatamente grave. Prendendo a riferimento il numero massimo di vittime attese, per l'evento dell'VIII grado dal Rapporto del Servizio sismico nazionale, stabilito in 300, si conferma l'efficacia di uno strumento di "previsione d'impatto", quale è in definitiva un'analisi di scenario (le vittime in Abruzzo sono state infatti 308), del quale il Dipartimento della protezione civile si sarebbe dovuto servire per determinare l'esigenza di un concreto intervento precauzionale;

di tale livello disponibile di conoscenza non si è tenuto conto quando si è trattato di affrontare la questione della interpretazione del fenomeno "sciame sismico" manifestatosi tra il dicembre 2008 e l'aprile 2009 e, soprattutto, non si è tenuto conto delle conseguenze che avrebbe potuto avere una sua evoluzione infausta (scossa distruttiva);

alla luce di quanto detto non può trovare giustificazione il fatto che nel pur lungo periodo in cui lo sciame sismico si è manifestato con un trend in aumento, e la straordinaria tensione che si andava conseguentemente accumulando nell'opinione pubblica, il Dipartimento della protezione civile non sia stato indotto ad un riesame, opportunamente affidato alla Commissione grandi rischi (tardivamente costituita ed esclusivamente concentrata sul tema della "previsione"), del significativo insieme di conoscenze, sul piano della pericolosità sismica dell'area e della vulnerabilità del contesto;

si è rinunciato cioè a mettere in campo, a fronte di una situazione giudicabile in base alle conoscenze già largamente disponibili e valutabili oggettivamente allarmanti, efficaci iniziative precauzionali;

a questo proposito è importante ricordare il contributo offerto da Giuseppe Grandori (professore emerito al Politecnico di Milano, con larghissima esperienza nel campo dell'ingegneria sismica) ed Elisa Guagenti (professore ordinario del Politecnico di Milano), in un articolo nel quale si legge "Resta inspiegabile il fatto che la Commissione e i responsabili della Protezione civile, oltre a scegliere l'opzione allerta-no (scelta legittima pur se criticabile dal punto di vista metodologico), abbiano potuto assumersi la responsabilità di scoraggiare le iniziative di prevenzione che molti cittadini suggerivano o autonomamente assumevano" (G. Grandori, E. Guagenti "Prevedere i terremoti: la lezione dell'Abruzzo", in Ingegneria sismica, Anno XXVI, luglio-settembre 2009),

si chiede di sapere:

se e quali iniziative urgenti il Governo intenda adottare al fine di fare immediata e doverosa chiarezza sugli ingiustificabili comportamenti riportati in premessa, soprattutto quale segno di comprensione e rispetto nei confronti delle popolazioni colpite dal sisma;

come sia stato possibile che il Dipartimento della protezione civile e, al proprio interno, la Commissione grandi rischi, in ordine alle funzioni da essa svolte a supporto dei livelli decisionali spettanti al Capo del Dipartimento della protezione civile, abbia scientemente abdicato alle "attività di previsione e di prevenzione delle varie ipotesi di rischio" ad essa espressamente conferite, quali attività di protezione civile, dall'articolo 3 della legge 24 febbraio 1992, n. 225;

se vi siano procedimenti penali pendenti in ordine ai fatti in premessa e quali siano le accuse formulate.

(2-00242)