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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 400 del 06/07/2010


MARINARO, MARCENARO, GHEDINI, BONINO, PERDUCA, ADAMO, CARLONI, BUBBICO, DELLA MONICA, FONTANA, SOLIANI, PEGORER, MARITATI, LIVI BACCI - Il Senato,

Premesso che:

a dieci anni dall'adozione della Dichiarazione del Millennio nel 2000, e nonostante i progressi che sono stati registrati in alcuni Paesi, a livello globale si è ancora molto lontani dal raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del Millennio;

la crisi finanziaria ed economica che colpisce tutti i Paesi, ma si riflette ancor più drammaticamente sulle popolazioni dei Paesi in via di sviluppo, richiama le responsabilità in primo luogo dei Governi dei Paesi occidentali e rende ineludibile la predisposizione di riforme strutturali dell'economia in ordine al generale bisogno di rivedere, per tutti, un nuovo sistema di valori condiviso che produca un nuovo ordine economico mondiale;

il prossimo Summit delle Nazioni Unite sugli Obiettivi di sviluppo del Millennio, che si terrà a New York nel mese di settembre 2010, sarà un'ulteriore occasione per stabilire quali iniziative prendere e quali vincoli fissare per rendere tali iniziative più cogenti possibile;

l'Unione europea, in qualità di principale donatore di aiuti nel mondo, deve giocare un ruolo decisivo nell'ambito del Summit, individuando, anche nei confronti degli Stati membri, sistemi vincolanti di pagamento e assicurando una sinergia efficace degli strumenti della cooperazione allo sviluppo che, sola, può consentire risultati, e risultati misurabili. A tale fine, sarebbe necessario optare per una concentrazione delle risorse e rafforzare la posizione di intransigenza nei confronti delle classi dirigenti locali nei Paesi in via di sviluppo, in modo tale da garantire una efficace destinazione degli aiuti;

considerato che:

tra gli Obiettivi di sviluppo del Millennio, il quinto riguarda il miglioramento della salute materna, che dovrebbe essere raggiunto attraverso la riduzione di tre quarti, fra il 1990 e il 2015, del tasso di mortalità materna e attraverso la garanzia di accesso universale ai sistemi di salute sessuale e riproduttiva entro il 2015;

nel periodo 1990-2007, tuttavia, il tasso annuale di mortalità materna si è ridotto solo dell'1 per cento, rimanendo molto al di sotto del 5,5 per cento necessario per raggiungere il quinto Obiettivo di sviluppo. Il "Millennium Development Goals Report 2010" delle Nazioni Unite sottolinea quanto i progressi siano ancora inadeguati e le differenze tra aree del mondo si siano amplificate. In particolare, nell'Africa Sub-sahariana la diminuzione della mortalità è stata solo dello 0,1 per cento e le patologie collegate alla gravidanza e al parto hanno tuttora una vastissima diffusione;

oltre 536.000 donne muoiono ogni anno, una al minuto, per cause legate alla gravidanza e al parto; tali cause sono tuttavia facilmente prevenibili e la maggioranza delle morti ad esse collegate sarebbero evitabili, e ciò potrebbe avvenire a costi sostenibili. Oltre il 99 per cento delle morti avviene nei Paesi in via di sviluppo. Il 50 per cento delle donne in gravidanza che muoiono ogni anno nel mondo vive nell'Africa Sub sahariana; un terzo (167.000) vive in Asia del Sud. Complessivamente, dunque, in queste due aree del mondo si verifica l'85 per cento dei casi di mortalità materna;

secondo l'UNFPA, il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione, l'aborto a rischio rappresenta una delle cause maggiori di mortalità materna e di infermità: ogni anno esso provoca la morte di 68.000 donne e milioni di patologie sanitarie. Su 5 casi di mortalità materna, 4 sono causati da complicazioni ostetriche, la maggior parte delle quali si potrebbero evitare garantendo assistenza qualificata al parto e accesso ai servizi di pronto soccorso;

nei Paesi in via di sviluppo, la gravidanza e il parto sono la principale causa di morte tra le adolescenti di età inferiore ai 19 anni: secondo i dati dell'ACNUDH (United Nations High Commissioner for Human Rights) contenuti nel report "Claiming the Millennium Development Goals: A Human Righs Approach", 15 milioni di adolescenti tra i 15 e i 19 anni partoriscono ogni anno e altri 5 milioni di gravidanze adolescenti terminano in aborto. Tra il 2000 il 2005, il tasso di fecondità tra le adolescenti è rimasto invariato o è persino lievemente aumentato;

secondo i dati di USAID (United States Agency for International Development), riportati nel "Congressional Budget Justification FY2002: Program, Performance and Prospects - The Global Health Pillar", l'impatto economico della mortalità materna e infantile sulla produttività è di oltre 15 milioni di dollari l'anno in tutto il mondo;

considerato inoltre che:

il rispetto dei diritti sessuali e riproduttivi di donne e uomini e la soddisfazione dei loro bisogni di pianificazione familiare consentirebbero di ridurre le gravidanze non pianificate e non desiderate, la mortalità materna, la mortalità infantile e le infezioni causate dall'Hiv/Aids;

nell'ambito dei fondi destinati all'assistenza alla popolazione, si è rilevata una preoccupante netta dimunizione della quota per la pianificazione familiare, scesa dal 55 per cento al 5 per cento, e un notevole incremento della quota destinata alla lotta all'Hiv/Aids (MDG 6) - che beneficia del 40 per cento degli aiuti per la salute, pari a un incremento dell'887 per cento dal 2000, secondo i dati "Euromapping 2009, mappatura europea degli aiuti allo sviluppo e dell'assistenza alla popolazione - Sintesi italiana" pubblicati nel 2009 a cura dell'Associazione italiana donne per lo sviluppo (AIDOS). Più in particolare, la divisione subsettoriale degli aiuti sanitari, secondo i codici del Comitato di aiuto allo sviluppo (DAC) dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), indica che il 40 per cento degli aiuti sanitari viene destinato all'Hiv/Aids, circa il 20 per cento alla malaria e tubercolosi, il 16 per cento all'assistenza sanitaria primaria (con una proporzione rilevante per i programmi di vaccinazioni di GAVI - l'Alleanza globale per i vaccini e l'immunizzazione), il 13 per cento ai programmi di salute riproduttiva e il restante 14 per cento a salute in generale, che include investimenti in infrastrutture sanitarie, formazione, ricerca e supporto sanitario in generale;

non si possono soddisfare i bisogni di salute sessuale e riproduttiva se non si dispone a tale fine di servizi adeguati e di strumenti e prodotti di consumo idonei allo scopo, che includono le infrastrutture essenziali, i prodotti di base e i farmaci necessari alla salute sessuale e riproduttiva, la salute materna e infantile, inclusi i guanti chirurgici e i kit per l'assistenza al parto e trattamenti efficaci per l'Hiv/Aids;

è estremamente difficile identificare contributi finanziari specifici per queste forniture, poiché i flussi di finanziamento sono complessi, molto vari e spesso confusi; inoltre, nessun Paese e organizzazione internazionale dispone di una linea finanziaria che potenzialmente potrebbe coprire tali forniture;

per il raggiungimento degli Obiettivi del Millennio, in particolare del quinto obiettivo, è necessario integrare in tutte le politiche di cooperazione allo sviluppo una prospettiva di genere che promuova l'empowerment delle donne e le coinvolga nei processi decisionali,

impegna il Governo:

ad ottemperare agli impegni economici assunti a livello internazionale, riallineandosi progressivamente agli obiettivi fissati per l'aiuto pubblico allo sviluppo, pari allo 0,56 per cento del Pil;

a promuovere tutte le azioni necessarie affinché l'Unione europea giochi un ruolo chiave per soddisfare il fabbisogno annuo di moderni servizi di pianificazione familiare e di assistenza sanitaria materna e infantile, stimato in 24.600 milioni di dollari, stanziando 12.800 milioni di dollari aggiuntivi l'anno;

ad accelerare gli sforzi per garantire pienamente la salute e i diritti sessuali e riproduttivi al fine di ridurre il tasso di mortalità materna nei Paesi in via di sviluppo, in conformità agli accordi internazionali vigenti, come quelli seguiti alla Conferenza internazionale su popolazione e sviluppo (ICPD, 1994), di cui l'Italia è firmataria, e il Piano di azione di Maputo adottato dall'Unione Africana (2006);

a invertire, nell'ambito dell'allocazione delle risorse per l'assistenza alle popolazioni, l'attuale tendenza alla diminuzione dei finanziamenti per la pianificazione familiare, garantendo con un piano di aiuti mirato l'aumento delle risorse destinate alla pianificazione familiare unitamente all'incremento delle risorse per sostenere la lotta contro l'Aids;

a stanziare risorse ad hoc per la salute delle donne e delle adolescenti, garantendo che esse siano effettivamente allocate a tali fini, in particolare in questa fase di crisi economica globale, per assicurare il benessere delle donne e delle loro famiglie. Qualunque compromesso nel campo della salute sessuale e riproduttiva avrebbe infatti pesanti ripercussioni sulle vite di milioni di persone e a livello sociale ed economico;

ad assicurare la copertura economica per strumenti e prodotti di consumo necessari per la salute sessuale e riproduttiva, affinché essi siano resi effettivamente accessibili e disponibili, tramite un maggiore impegno politico e finanziario e una maggiore trasparenza nella gestione delle linee di finanziamento;

a garantire che i Paesi destinatari degli aiuti sviluppino piani sanitari nazionali che prevedano il finanziamento per la fornitura di strumenti e prodotti di consumo per la salute sessuale e riproduttiva, che includano indicatori per la salute sessuale e riproduttiva e che realizzino monitoraggi annuali per controllare la spesa in relazione agli indicatori prestabiliti;

a promuovere tutte le iniziative necessarie affinché i Paesi destinatari degli aiuti si impegnino a garantire, in base alla specifica situazione nazionale, che gli strumenti e prodotti di consumo per la salute sessuale e riproduttiva siano inclusi tra le medicine di base e, in particolare, che sia garantita una fornitura di contraccettivi adeguata in relazione alla qualità, alla quantità, alle condizioni di disponibilità e al prezzo;

a favorire la realizzazione, attraverso iniziative internazionali in particolare in vista del Summit delle Nazioni Unite sugli Obiettivi di sviluppo del Millennio del prossimo settembre, di un approccio multisettoriale alla salute, affinché l'Unione europea collabori con l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e l'UNFPA nella valutazione dei progressi ottenuti, a tali scopi promuovendo il dialogo politico anche a livello nazionale, mettendo in atto ogni iniziativa utile affinché sia garantito l'accesso universale e gratuito ai servizi per la salute sessuale e riproduttiva e l'integrazione dell'approccio di genere nelle politiche sanitarie, con particolare riferimento al sostegno del personale sanitario, a partire dal bilanciamento della presenza di personale femminile e maschile.

(1-00291)