Integrazione all'intervento della senatrice Baio nella discussione generale del disegno di legge n. 2568 e connessi
È una struttura che non ricorda in alcuna maniera il carcere, essendo simile ad un asilo nido in cui i bambini possono trascorrere serenamente il periodo di "carcerazione" insieme alle loro madri: vi sono camere confortevoli e luminose, ambienti personalizzati, infermeria, ludoteca, biblioteca e aula formativa per le donne, cucina attrezzata e soggiorno sono stati appositamente concepiti per consentire alle madri detenute con bambini piccoli una vita più dignitosa. Gli operatori della polizia penitenziaria lavorano senza divisa ed è prevista la presenza di educatori specializzati. Questo esempio già si appresta ad essere seguito da altre Regioni italiane, ma in questa prospettiva, il disegno di legge in esame costituisce certamente un grande fattore di promozione e di diffusione a livello nazionale di un positivo modello organizzativo.
Altra rilevante novità è l'introduzione di una norma di carattere generale, che introduce la possibilità di scontare gli arresti domiciliari presso una casa famiglia protetta. Si tratta di una concreta alternativa per quelle donne, soprattutto straniere, che non possiedono un'abitazione in cui scontare gli arresti domiciliari. La novella in esame, inoltre, introduce il diritto di visita al minore infermo anche se non convivente, da parte della madre detenuta o imputata (oltre che al padre alle stesse condizioni). Viene stabilito l'obbligo per il magistrato, in caso di un imminente pericolo di vita o di gravi condizioni di salute del minore, di concedere il permesso con un provvedimento urgente. Nei casi più estremi, sarà il direttore dell'istituto ad emettere tale permesso, bypassando in tal modo le lungaggini procedurali legate all'intermediazione del provvedimento del giudice di sorveglianza. Viene, inoltre, sancito il diritto della detenuta di assistere il figlio durante visite mediche specialistiche, legate a gravi condizioni di salute del minore.
Molto importanti, infine, sono le modifiche introdotte in materia di detenzione domiciliare. Infatti, viene ora prevista la possibilità per la donna incinta e la madre di prole di età non inferiore a dieci anni di espiare la pena (se non superiore ai quattro anni di reclusione) presso una casa famiglia protetta (oltre che nella propria abitazione). Qualora la donna sia stata condannata per aver commesso reati più gravi si prevede ora la possibilità che la madre detenuta possa espiare almeno un terzo della pena o almeno 15 anni - nel caso in cui sia stata inflitta la pena dell'ergastolo - anche negli istituti di custodia attenuata.
Volgendo alla conclusione del mio intervento, vorrei sottolineare che licenziare questo provvedimento è un atto di umanità oltre che di giustizia. Siamo di fronte ad una realtà che è inaccettabile per un Paese civile. Ci sono bambini che nascono e crescono nelle carceri, in ambienti che tradiscono il loro diritto ad una infanzia serena, che smorzano ogni slancio di spensieratezza e allegria tipiche dei primi anni di vita. La convivenza negli istituti penitenziari è un fatto gravissimo: quel bambino non sarà più lo stesso perché ha subito il furto peggiore, il furto dell'infanzia, e con essa di ogni speranza in una vita migliore. Lo Stato, tutore e garante dell'infanzia, è responsabile giorno dopo giorno dell'inevitabile danno dello sviluppo psicologico e fisico di ogni bambino cresciuto in carcere ed ha il dovere di dare una soluzione a questa drammatica condizione.
Credo che il testo che ci accingiamo a votare si dirige proprio in questa direzione: attenua i pregiudizi e i disagi dei figli di donne detenute, tentando di restituire a questi bambini il diritto di sognare un mondo giusto e libero, in cui le colpe dei genitori non ricadono irragionevolmente sui figli! Vorrei concludere con una frase di Gianni Rodari che contiene più che altro un monito: "Sapete quanto pesano le lacrime di un bambino che soffre? Più del mondo intero!!" Ma noi oggi possiamo ridurre questo enorme peso, per i bambini e per le madri.