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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 516 del 08/03/2011


Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

D'ALIA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

tra il 28 febbraio e il 1° marzo 2011 si è abbattuta sulla provincia di Messina un'intensa pioggia e solo fortuitamente si è evitata la tragedia. Circa 230 sono stati gli interventi dei vigili del fuoco i quali non si sono sottratti al loro dovere per rimuovere detriti e materiali inerti nonostante gli straordinari effettuati in occasione dell'alluvione del 1° ottobre 2009 non siano stati ancora pagati. Da una stima approssimativa fatta dai tecnici della protezione civile si contano danni per 100 milioni di euro. Solo l'intervento sulla strada provinciale che collega Mili San Marco a Mili San Pietro conta una spesa di 4-5 milioni di euro;

è lungo l'elenco delle località colpite dal nubifragio che ricopre quasi per intero la superficie del comune di Messina: Giampilieri, Altolia, Molino, Pezzolo, Galati Santa Lucia, Galati Sant'Anna, Mili Marina, Mili San Pietro, Mili San Marco, Guidara, Santa Margherita, Santo Stefano Briga, Santo Stefano medio, Larderia, Zafferia, San Filippo inferiore, San Filippo superiore, Cumia inferiore, Cumia superiore, Bordonaro, Camaro, Bisconte, Catarratti, San Michele, Badiazza, Castanea, Salice, Masse, Faro superiore, Gesso, Marmora, Tarantonio, Acqualadroni, Tono, Policara, San Saba, Rodia, Spartà, Ortoliuzzo;

si registrano ovunque massicce frane e smottamenti. In città è crollato il tetto del padiglione di ginecologia dell'ospedale "Papardo" e anche gli uffici della Procura della Repubblica si sono allagati;

una frana ha isolato il comune di Scaletta Zanclea;

a Larderia si registrano danni ingenti alla zona industriale ove il fango ha raggiunto il cimitero;

per lungo tempo la strada statale 114 è rimasta ostruita;

a Santo Stefano medio è crollato il costone San Gaetano e a Santo Stefano Briga il torrente è straripato, alcune case sono crollate e alcune famiglie evacuate;

la situazione più grave si registra alla periferia sud della città, in particolar modo a Zafferia, Mili San Marco e Mili San Pietro;

in particolare Mili San Pietro affoga nella melma e, in via Vallone, un impressionante torrente di fango ha travolto una ventina di macchine;

la situazione è tuttora critica, preoccupano infatti gli squarci sulle colline circostanti;

a monte della stazione di Galati Marina gli smottamenti di terreno minacciano la linea ferrata e l'autostrada, così come molteplici fronti franosi incombono sulla strada provinciale per Pezzolo;

i fronti più preoccupanti del dissesto idrogeologico meriterebbero opere strutturali dai costi ingentissimi: dalla montagna che sovrasta la via Marodda di Mili San Marco a quella che incombe sulla via Vallone di Mili San Pietro, dai versanti collinari di Cumia a quelli di Bordonaro e Camaro, dalle fiumare di San Filippo e Ponte Schiavo ai delicatissimi snodi di Pezzolo, Santo Stefano e di tutti gli altri villaggi già colpiti dall'alluvione del 1° ottobre 2009 (Giampilieri, Molino, Briga, Altolia, Santa Margherita);

anche nella zona nord la situazione è ai limiti di guardia e procrastinare ulteriormente interventi di messa in sicurezza del territorio non fa che aggravare le minacce per la pubblica e privata incolumità;

questo disastro interviene su un territorio già fragile e provato dal punto di vista idrogeologico, quattro sono i maggiori drammatici episodi che si sono susseguiti negli anni: 1974, 1996, 2010, 2011. Ciò testimonia un dissesto progressivo di un territorio in cui da decenni non si fanno le opere dovute e progettate, in particolare di regimentazione idraulica. Si tratta di un'emergenza idrogeologica. Il territorio è un malato non curato. Manca inoltre un piano di prevenzione e mancano politiche di gestione territoriale realmente sostenibili;

evidenti, purtroppo, sono le analogie con la tremenda alluvione che colpì la provincia di Messina nell'ottobre 2009, rispetto al quale il ritorno alla normalità, la ricostruzione e gli interventi significativi per il sostegno alle famiglie e all'economia stentano a decollare. Mancano le risorse o i progetti compiuti non vengono realizzati, con beffa per i cittadini costretti a scappare dalle loro case ad ogni temporale;

quest'ultima grave situazione si aggiunge quindi ad una condizione già significativamente segnata dalla più recente calamità e non ancora rientrata nella normalità e su un territorio le cui ferite dei precedenti eventi alluvionali non si sono ancora rimarginate,

si chiede di sapere:

se in riferimento agli ultimi eventi alluvionali non si intenda dichiarare lo stato di calamità naturale e quindi lo stato d'emergenza e quali interventi si ritenga opportuno mettere in campo tempestivamente ai fini di fronteggiare le prime necessità per avviare un rapido ritorno alla normalità e ristorare la popolazione colpita dagli ingenti danni;

in riferimento alla calamità del 2009 che ha colpito lo stesso territorio della provincia di Messina, a che punto sia e su quali risorse possa contare l'avviato processo di ricostruzione e messa in sicurezza del territorio;

quali misure si intendano mettere in campo per risollevare l'economia di un territorio, così profondamente gravato e quali interventi strutturali e a lungo termine, infine, si ritenga necessario porre in essere per evitare che queste situazioni, sempre più frequenti, si ripetano con gravi danni per il territorio e la vita delle sue popolazioni.

(3-01957)

ZANDA - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

il 15 febbraio 2011 il dirigente dell'Adsu (Azienda per il diritto degli studi universitari) de L'Aquila, Luca Valente, ha inoltrato ad otto studenti universitari fuori sede la revoca immediata dell'assegnazione dell'alloggio presso la Casa dello studente de L'Aquila (ex-caserma Campomizzi) e, addirittura, del loro deposito cauzionale e delle loro borse di studio con efficacia retroattiva, come sanzione per aver fumato delle sigarette nella sala studio della residenza universitaria, in violazione di una norma del regolamento interno della stessa residenza;

ad ogni studente è stato contestato un singolo episodio di fumo, nella sala studio e con la finestra aperta, risalenti ciascuno a diversi mesi fa, nel periodo compreso tra il 23 novembre ed il 9 dicembre 2010;

l'espulsione dalla residenza universitaria ha come conseguenza l'abbandono, da parte degli studenti, non solo dell'alloggio, ma anche della stessa città e dell'università poiché gli studenti, privati della borsa di studio (pari a 5.000 euro circa), non hanno più modo di pagarsi gli studi;

considerato che:

Luca Valente è indagato per il crollo della "vecchia" Casa dello studente che costò la vita ad otto persone il 6 aprile 2009, per omissione in vigilanza sulla rispondenza dell'edificio alla destinazione e di controllo sull'adeguatezza statica dell'edificio;

appare quantomeno inopportuna la scelta di far gestire una residenza universitaria ad una persona imputata per il crollo di un'altra;

considerato inoltre che:

appare altresì evidente la sproporzione fra la trasgressione al regolamento che, tra l'altro, era stata già sanzionata con un ammonimento, ed i provvedimenti adottati la cui applicazione appare del tutto ingiustificata e vessatoria;

come sottolineato dall'avvocato Della Vigna, difensore degli otto studenti, in una lettera indirizza al Rettore, al Sindaco ed al Presidente della Regione Abruzzo, "è stato adottato un atto abnorme, non opportuno ed ingiusto nei confronti dei ragazzi che, privi di mezzi, saranno costretti a lasciare gli studi universitari",

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno ed urgente intervenire nei confronti della dirigenza dell'Adsu de L'Aquila per chiedere la revoca immediata del provvedimento assunto nei confronti degli studenti, nonché il ripristino nei loro confronti delle provvidenze revocate, considerato che i provvedimenti adottati appaiono decisamente sproporzionati alla natura delle irregolarità commesse e gravemente lesivi del diritto allo studio di studenti bisognosi e meritevoli;

se non ritenga quantomeno inopportuno che uno degli undici imputati nel procedimento penale per il crollo della Casa dello studente che, alla prima scossa di terremoto del 6 aprile 2009, cadde travolgendo e uccidendo sette ragazzi e il custode, possa impunemente, per un'infrazione minima, cancellare il presente e forse anche il futuro di otto giovani.

(3-01958)