si legge su un articolo pubblicato su "Il Sole-24 ore" del 15 giugno 2011: «"Per essere degli immobili corrono come lepri". L'ironico commento è di uno degli investigatori del nucleo milanese della polizia tributaria che, ieri, hanno tratto in arresto l'immobiliarista Vittorio Casale, insieme ai soci Gian Guido Bonatti e Francesco Vizzari, su ordine del gip Fabrizio D'Arcangelo. Oggetto dell'inchiesta, coordinata dai pm milanesi Gaetano Ruta e Luigi Orsi è, appunto, una girandola di operazioni condotte da diverse società specializzate in trading immobiliare riconducibili ai tre uomini d'affari in totale evasione fiscale. Ma tra le accuse vi sono anche più rilevanti fatti di bancarotta fraudolenta per distrazione. Le cinque società intorno alle quali si snoda la ridda delle operazioni sono tutte del gruppo guidato da Casale: si tratta della Operae Abruzzi, Operae Partners, Operae Parlamento e Cile Immobiliare Castello, tutte dichiarate fallite dal Tribunale di Milano il 16 e il 17 dicembre 2010 su istanza della procura della Repubblica di Milano»;
si legge ancora: «La quinta società, la Durini partecipazioni, era fallita il 9 aprile dell'anno precedente. Per tutte e cinque le società le modalità delle operazioni considerate illecite erano le medesime: le società acquistavano, spesso in tempi brevissimi, gli immobili realizzando elevate plusvalenze, che venivano nascoste all'erario. Quindi si distribuivano i dividendi ai soci e, in seguito, le si spogliava dei beni cedendole a terzi, abbandonandole al debito con l'erario e al loro destino fallimentare. Da sottolineare come alcune delle operazioni siano state condotte proprio nel corso dell'estate calda del 2005, quella delle scalate bancarie. Un'estate in cui, evidentemente, la necessità di approvigionamento di liquidità era impellente, fors'anche per potere partecipare ai tentativi di scalata in corso su Bnl. Un esempio di come funzionasse il meccanismo è nell'operazione che ha avuto come oggetto un immobile in piazza della Costituzione a Bologna. Sull'immobile la Operae Partners, il 31 maggio 2004, acquisisce dalla società Elementa Srl un contratto di leasing acceso con la Locat (UniCredit) il 10 gennaio del 2003. Lo stesso giorno Operae esercita nei confronti di Locat il proprio diritto di riscatto e, versando 45.600.000 euro (Iva inclusa), diventa proprietaria dell'immobile. Sempre il 31 maggio la Operae cede l'immobile alla Unipol per un valore di 60 milioni più Iva. Una plusvalenza realizzata in un giorno solo. Da notare che la società Elementa, che cesserà l'attività cinque mesi dopo l'operazione, verrà incorporata, prima dalla Safiri Spa e poi dalla Finco Spa, nel cui capitale risulta la fiduciaria Vonwiller, società dietro cui, secondo quanto ricostruito dagli investigatori in un'intercettazione, si scherma uno degli indagati: Bonatti. Un'altra operazione "tipica" è quella che ha visto transitare l'immobile di piazza del Parlamento 18 a Roma. Operae Parlamento, acquista l'edificio dalla Tiglio (gruppo Pirelli real estate) per 60 milioni e alcuni mesi dopo la ricede a Banca Italease per 87 milioni con una plusvalenza di 27 milioni erosa da "costi per servizi" pari a circa 16,9 milioni di euro (che la procura reputa fittizi, visto che in contabilità non c'è traccia di costi di ristrutturazione). Ma la procura di Milano è convinta anche di altro. Che quello di Casale sia un metodo che, lungi dall'esaurirsi e circoscriversi in un arco di tempo delimitato, sia proseguito sino a oggi. «La dichiarazione di fallimento delle quattro società - scrive il gip - "s'inserisce in una situazione fortemente compromessa sul piano finanziario per tutto il gruppo Operae. La Guardia di Finanza ha esaminato i bilanci delle principali società del gruppo. Ne emerge uno stato di decozione dell'intero gruppo. (...) Le due holding facenti capo a Casale Immofinanziaria e Operae versano entrambe in stato di sostanziale insolvenza"»;
considerato che:
tra gli istituti che hanno relazioni più strette ci sono UniCredit, Unipol Merchant, la ex Italease e la Banca delle Marche;
si legge infatti su un altro articolo de "Il Sole-24 ore" dello stesso giorno: «Era uno degli ultimi immobiliaristi rampanti a essersi salvato dal giro di vite giudiziario nell'immobiliare di qualche anno fa, famoso per aver portato le sale Bingo in Italia. Ora la magistratura ha stretto le maglie anche su Vittorio Casale. Il dato che emerge oggi è la debolezza finanziaria verso il mondo bancario e verso i fornitori del suo impero immobiliare concentrato sulle holding Operae e su Immofinanziaria. La galassia delle società che fa capo a Vittorio Casale avrebbe un'esposizione verso le banche di oltre 700 milioni di euro: verso UniCredit, Banca Marche e nei confronti di Unipol Merchant. Di rilievo anche l'esposizione verso la ex Banca Italease, sulla base di numerosi contratti di leasing garantiti dai cespiti sottostanti: una posizione, quella verso la controllata del Banco Popolare, che sarebbe tuttavia in bonis sulla base del regolare pagamento delle rate. I debiti verso il mondo bancario, spiegano alcune fonti vicine alla vicenda, avrebbero come corrispettivo un patrimonio di oltre un miliardo: valore però, secondo alcuni operatori del settore, sopravvalutato. Casale, negli ultimi tempi, stava tentando di rimettere in sesto la sua galassia societaria sotto pressione: ci stava provando con qualche operazione immobiliare. Aveva appena ceduto per circa 60 milioni l'immobile (finanziato per 55 milioni) di via della centralinista a Bologna, sede della Telecom Italia, e aveva una trattativa in corso per vendere, in provincia di Milano, il palazzo di San Donato sede di Saipem. Con questa cessione avrebbe ottenuto probabilmente un po' di liquidità necessaria per rifiatare. Casale, fino allo scorso anno, dichiarava di essere liquido, in particolare dopo il dissequestro di 55 milioni legati all'affaire Unipol. Nel 2007 la Procura di Roma aveva infatti ordinato il sequestro di 55 milioni di euro (15 milioni in contanti, circa 40 milioni in azioni e immobili): una tranche dell'indagine sul tentativo di scalata alla Bnl relativa alla dismissione di 133 immobili dell'Unipol dell'allora Ad Giovanni Consorte in favore della società Glenbrooker di Casale per circa 250 milioni tra il 2004 e il 2005. Ma quella vicenda era finita positivamente per l'immobiliarista con il dissequestro della somma: una piccola boccata d'ossigeno, visto che nel giro di poco più di un anno l'architettura societaria è finita sotto pressione»,
si chiede di sapere:
se risulti al Governo che Unicredit, banca Marche, Unipol Merchant, che lesinano il credito ad imprenditori privi di autorevoli conoscenze quando vogliono intraprendere seriamente la loro attività, chiedendo spesso fidejussioni omnibus e garanzie illimitate, abbiano concesso alle società che fanno capo a Vittorio Casale linee di credito per oltre 700 milioni di euro, sebbene le garanzie immobiliari offerte si siano svalutate con la bolla immobiliare risultando così incapienti e di difficile escussione;
se sia vero che il metodo usato da Casale, l'immobiliarista che partecipò alla fallita scalata alla Bnl assieme all'Unipol di Consorte, accusato di bancarotta fraudolenta, tramite le società controllate acquisiva immobili realizzando plusvalenze nascoste all'erario;
se risulti quale sia la rete di protezione politica, bancaria ed economica di Casale, l'uomo d'affari incarcerato insieme ai soci Gian Guido Bonatti e Francesco Vizzari, che per lungo tempo è riuscito a frodare il fisco occultando ricavi e plusvalenze;
quali misure urgenti di competenza intenda attivare per evitare che le banche possano erogare "allegri" affidamenti frutto del sudato risparmio depositato dai cittadini a spregiudicati personaggi, per ricondurre l'attività bancaria verso criteri di meritorietà ed attento esame che possano prevalere rispetto a clientele e raccomandazioni, che ledono la gestione oculata del credito e del risparmio.
(2-00371)