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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 567 del 15/06/2011


Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

BODEGA - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

in data 6 giugno 2011 l'ufficio postale di Pasturo in provincia di Lecco è rimasto chiuso senza alcuna comunicazione preventiva causando un grave disagio alla popolazione;

già nei giorni precedenti si erano verificati malfunzionamenti per il blocco dei terminali verificatosi a livello nazionale;

l'ufficio postale di Introbio (Lecce), contattato in merito, ha garantito la presenza di un sostituto, ma ciò non è purtroppo avvenuto;

nonostante nei giorni successivi al 6 giugno sia stata garantita l'apertura, continuano a perdurare disagi legati alla scarsa operatività dell'ufficio anche a causa della lentezza nel disbrigo delle varie pratiche;

il perdurare di tale situazione, oltre al danno di immagine arrecato alla più grande azienda italiana, procura grave ed effettivo disagio all'utenza locale, ed in modo particolare agli anziani, che più degli altri usufruiscono dei servizi postali,

si chiede di sapere di quali elementi disponga il Ministro in indirizzo in relazione ai fatti e se non ritenga opportuno intervenire urgentemente al fine di ristabilire la piena operatività dell'ufficio postale di Pasturo.

(4-05393)

ZANOLETTI - Al Ministro della salute - Premesso che:

il batterio Escherichia coli ha già mietuto 33 vittime in Germania e, secondo il Robert Koch Institut, che in Germania si occupa del controllo e della prevenzione delle malattie, il 100 per cento di coloro che si sono ammalati avevano mangiato germogli;

esperti di alimentazione considerano i germogli fonti di vitamine, proteine e pochi grassi e per questo sono utilizzati, anche in Italia, da vegetariani e amanti della cucina biologica e macrobiotica;

il fatto che vengano consumati crudi fa sì che diventino pericolosi per la salute pubblica perché il batterio passa all'uomo e può provocare la sindrome emorragica uremica (SEU);

la proliferazione dei batteri è facilitata dall'ambiente caldo e umido in cui crescono ed un singolo batterio sopravvissuto in un chilo di semi può contaminare l'intera partita di germogli proprio per le condizioni in cui vengono fatte crescere le piantine;

ritenuto che sia necessario emanare delle linee guida molto severe per ridurre il rischio di contaminazione batterica di questi alimenti trattando i semi in modo da ridurre la carica batterica ed effettuando test microbiologici per controllare i prodotti prima di metterli in vendita,

si chiede di conoscere:

se il Ministro in indirizzo, per quanto di competenza, oltre alla meritevole azione di controllo specifico effettuata in queste settimane, non ritenga utile l'avvio di una politica generale e permanente mirata al controllo dei germogli per ridurre il rischio di contaminazione batterica;

se non ritenga urgente intervenire con una campagna di informazione sull'argomento;

se non ritenga utile sviluppare politiche di cooperazione nel campo delle conoscenze scientifiche all'estero, ed in particolar modo in Germania, per evitare il rischio di psicosi che potrebbe frenare le esportazioni di verdure e ortaggi italiani.

(4-05394)

FIRRARELLO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

un gruppo di circa 20 armatori proprietari di motopescherecci iscritti nel compartimento marittimo di Catania, da oltre 20 anni, effettuano battute di pesca nel mar Tirreno centrale in prossimità del compartimento marittimo di Napoli, porto di Torre Annunziata, in quanto più pescoso;

gli armatori sono sempre stati accolti favorevolmente sia dai grossisti ittici che dai cittadini locali, con i quali hanno avviato proficui scambi commerciali;

considerato che:

da maggio 2011 l'Ufficio circondariale marittimo di Torre Annunziata non concede più le autorizzazioni necessarie ai pescherecci siciliani per entrare nel porto;

tale divieto di ingresso, dovuto ad un presunto intasamento delle banchine, sarebbe opposto anche in condizioni meteorologiche marine avverse e costringerebbe i pescherecci a modificare la rotta verso altri porti;

considerato, inoltre, che:

tale preoccupante stato di cose ha indotto gli armatori catanesi a dichiarare lo stato di agitazione della categoria;

è necessario intervenire con urgenza al fine di salvaguardare la sopravvivenza dell'intera categoria,

l'interrogante chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto sopra e, in caso affermativo, se e in quali modi intenda intervenire, con urgenza, al fine di ristabilire in modo certo la possibilità per i pescherecci iscritti nel compartimento di Catania di poter effettuare gli approdi nel porto di Torre Annunziata e salvaguardare, in tal modo, l'intera categoria.

(4-05395)

FIRRARELLO - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

la qualifica triennale di "Operatore della moda" e il percorso posto qualifica di "Tecnico della moda" del previgente ordinamento confluiscono nel nuovo diploma di istruzione professionale del settore Industria e artigianato, indirizzo "produzioni industriali e artigianali" - articolazione Industria;

la precedente disciplina di "Esercitazione di abbigliamento e moda" ora "Laboratori tecnologici ed esercitazioni", dalle tabelle di confluenza delle classi di concorso atipiche, può essere insegnata anche dai docenti ITP (insegnante tecnico-pratico) delle discipline meccaniche ed elettroniche;

le precedenti otto ore di "Laboratorio di modellistica e laboratorio di confezione" confluiscono in tre ore di "Laboratori tecnologici ed esercitazioni";

premesso, inoltre, che:

la specificità degli insegnamenti nell'ambito della moda non è scindibile dalle competenze, dalle capacità e dall'esperienza di tutti quei docenti che hanno a lungo insegnato tali discipline;

il nuovo ordinamento, a giudizio dell'interrogante, non tiene nel dovuto conto gli insegnamenti necessari per avviare gli studenti alla filiera produttiva del settore moda;

considerato che:

sono numerosissimi gli alunni del settore moda che hanno richiesto tale indirizzo all'atto dell'iscrizione del corso di studi;

le nostre università della moda sono frequentate anche da studenti stranieri provenienti da tutto il mondo, esclusivamente per acquisire le competenze italiane nel settore;

considerato, infine, che la disciplina della classe di concorso C070 "Esercitazioni di abbigliamento e moda" era in precedenza impartita solo ed esclusivamente dal docente ITP,

l'interrogante chiede di sapere:

se e in quali modi il Ministro in indirizzo intenda intervenire al fine di garantire che il settore abbigliamento e moda degli istituti professionali rimanga nelle produzioni artigianali;

che cosa intenda fare per evitare che le classi di concorso C26 laboratorio di elettronica, C27 laboratorio di elettrotecnica, C14 laboratorio di officina meccanica e C32 laboratorio meccanico confluiscano nel settore abbigliamento;

se e in quali modi intenda intervenire al fine di aumentare le ore di laboratorio tecnologico ed esercitazione di abbigliamento e moda nel primo e nel secondo biennio così come nel quinto anno;

se e quali iniziative intenda promuovere per lasciare il settore abbigliamento e moda all'istruzione professionale.

(4-05396)

PEGORER, PERTOLDI, BLAZINA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

con ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3702 del 5 settembre 2008, il Presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia è stato nominato Commissario delegato per l'emergenza determinatasi nel settore del traffico e della mobilità nell'autostrada A4 nella tratta Quarto d'Altino-Trieste e nel raccordo autostradale Villesse-Gorizia;

in particolare, al Commissario delegato è stato assegnato il compito di provvedere alla realizzazione della terza corsia nel tratto autostradale A4 e all'adeguamento a sezione autostradale del raccordo Villesse-Gorizia;

per la realizzazione dei predetti interventi, l'articolo 2 dell'ordinanza ha riconosciuto al Commissario delegato la possibilità di avvalersi del supporto tecnico, operativo e logistico della concessionaria Autovie venete SpA con sede a Trieste;

con successiva ordinanza della Presidenza del Consiglio dei ministri n. 3764 del 6 maggio 2009, i compiti originariamente assegnati al Commissario delegato dall'ordinanza n. 3702 sono stati ampliati, attribuendo allo stesso il compito della realizzazione degli interventi insistenti sul tratto autostradale A4 Quarto d'Altino-Trieste o sul raccordo autostradale Villesse-Gorizia o sul sistema autostradale interconnesso, previsti nella convenzione di concessione tra Autovie venete e l'ANAS SpA, ritenuti indispensabili ai fini del superamento dello stato di emergenza, nonché il compito della realizzazione delle opere di competenza di enti diversi dalla concessionaria;

considerato che:

gli interventi richiamati rientrano nell'ambito del Primo programma delle infrastrutture strategiche di cui alla deliberazione del 21 dicembre 2001, n. 121, del Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE);

con delibera CIPE n. 13 del 18 marzo 2005 è stato approvato, con prescrizioni e raccomandazioni, il progetto preliminare dell'intervento (si veda la Gazzetta Ufficiale del 6 settembre 2005, n. 207);

l'autostrada A4 è un'infrastruttura di particolare interesse e valenza per il Paese, in quanto collega il nord-est dell'Italia con i Paesi dell'Europa orientale, registrando nel tempo progressivi e consistenti aumenti nel volume di traffico commerciale e turistico fra i diversi territori del sud-est e del nord Europa con l'Italia;

il piano finanziario per la realizzazione delle opere di miglioramento della A4 era previsto, in prima istanza, nella somma di 1,7 miliardi di euro, successivamente aumentato durante la gestione commissariale a 2,3 miliardi di euro;

a copertura del suddetto piano finanziario, a fronte di una disponibilità effettiva pari a circa 600 milioni di euro, è stata indetta una gara per individuare un soggetto finanziatore per la somma di circa 1,7 miliardi di euro;

a quanto è dato sapere alla scadenza dei termini risulta essere stata presentata un'unica offerta da parte di un gruppo di istituti di credito - Biis-Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mediobanca, MPS, Crédit Agricole, Centrobanca, Natixis e Deutsche Bank - giudicata coerente con le previsioni del bando di gara;

la società Autovie venete è controllata dalla finanziaria regionale Friulia SpA;

la comunità regionale non può essere chiamata a sopportare il peso complessivo di queste opere infrastrutturali di interesse nazionale e europeo, con l'ulteriore aumento di tariffe o imposte regionali,

si chiede di sapere:

se il Governo ritenga che gli interventi di ammodernamento della rete autostradale A4 risultino strategici per l'interesse nazionale nel quadro dello sviluppo dei traffici commerciali e turistici dell'Italia verso il nord e l'est Europa;

se sia stato o meno interpellato ai fini di una formale richiesta per l'eventuale cofinanziamento degli interventi di ammodernamento della A4;

se sia a conoscenza delle motivazioni dettagliate che hanno portato, durante la gestione commissariale, all'incremento dei costi del piano finanziario per la realizzazione delle opere di miglioramento dell'autostrada A4, dagli originari 1,7 miliardi di euro a 2,3 miliardi di euro, anche ai fini della valutazione della loro congruità;

se sia o meno a conoscenza che è stata bandita una gara per individuare un soggetto finanziatore a copertura del piano finanziario e se risulti che, tra le condizioni poste e tra le varie garanzie richieste dalla cordata bancaria citata, unica offerta pervenuta per l'aggiudicazione del soggetto finanziatore, vi sia la "cessione" a detto soggetto finanziatore di quote delle società Autovie venete SpA e Friulia SpA;

se sia, altresì, a conoscenza che tra i vari impegni richiesti ad Autovie venete sia previsto un possibile impegno da parte della stessa società a non partecipare alla gara per l'aggiudicazione delle concessioni autostradali nel 2017;

quali iniziative intenda assumere al fine di evitare che il maggiore costo delle predette opere venga posto, con l'aumento di tariffe o imposte regionali, a carico dei cittadini e delle imprese del Friuli-Venezia Giulia.

(4-05397)

GARAVAGLIA Massimo - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

EUR SpA partecipata al 90 per cento dal Ministero dell'economia e delle finanze e al 10 per cento dal Comune di Roma è una società immobiliare nata nel 2000 dalla trasformazione dell'ente Eur. Dispone di un patrimonio immobiliare di grande pregio, costituito per la maggior parte da edifici realizzati in vista dell'Esposizione Universale di Roma del 1942 e da oltre 635.000 metri quadri di parchi e giardini;

gli obiettivi statutari di EUR SpA sono quelli di gestire e valorizzare il complesso dei beni di cui è titolare, attraverso l'elaborazione di strategie di sviluppo, indirizzate alla gestione dinamica ed alla valorizzazione del patrimonio, al fine di massimizzarne la redditività, sempre nel rispetto del particolare valore storico-artistico. In particolare due sono le principali attività svolte dalla società, ossia, da un lato, quella diretta ad interventi di restauro e rifunzionalizzazione del proprio patrimonio, per adeguare gli spazi e metterli a reddito in maniera ottimale e, dall'altro lato, quella incentrata sulla realizzazione di grandi progetti di sviluppo immobiliare (ad esempio la realizzazione del nuovo centro congressi dell'Eur);

il controllo effettivo sulla società appare quasi esclusivamente gestito dall'amministrazione comunale senza alcun coinvolgimento del Ministero (che detiene la quota maggioritaria delle azioni);

negli anni sia con l'amministrazione del Comune di Roma guidata dal sindaco Rutelli che con quella facente capo al sindaco Veltroni numerose polemiche in merito all'attività gestionale hanno interessato EUR SpA;

da quanto si apprende dalle informazioni pubblicate dagli organi di stampa, prima fra tutte l'inchiesta giornalistica condotta dal quotidiano "la Repubblica", anche con l'amministrazione comunale Alemanno la situazione non sembra affatto migliorata;

l'inchiesta pubblicata sul quotidiano denuncia delle anomalie nella condotta gestionale dell'azienda da parte dei nuovi vertici della società (nominati nel luglio 2009). Dall'inchiesta trapela, infatti, una gestione non oculata e rispettosa del patrimonio pubblico che lascia intravedere una commistione di interessi privati nella gestione pubblica degli appalti. Inoltre il quotidiano evidenzia come anche l'EUR SpA sia interessata dalla questione delle "assunzioni facili" che ha coinvolto le più grandi società municipalizzate del Comune di Roma (ATAC, AMA eccetera) nell'amministrazione della Giunta Alemanno,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se ritenga opportuno avviare delle procedure finalizzate ad accertare che non siano state messe in atto da parte dei vertici aziendali dell'EUR SpA condotte che possano far emergere violazioni di legge e danno all'erario pubblico.

(4-05398)

LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che un articolo del "Corriere dello sport" del 13 giugno 2011 riferisce che «C'è una sottile linea rossa che unisce, inconsapevolmente, un arbitro, un bookmaker inglese, una lettera, lo scandalo che sta travolgendo, ancora una volta, il nostro calcio (con una partita in particolare, finita nel mirino degli inquirenti), l'Associazione Italiana Arbitri e due dei protagonisti al centro dell'inchiesta della Procura di Cremona, il portiere ex Cremonese e Benevento, Marco Paoloni, e il socio di due agenzie di scommesse (il gruppo è - maledetta casualità - lo stesso), Massimo Erodiani. L'arbitro è Claudio Gavillucci, sezione Aia di Latina, promessa arbitrale da tre stagioni alla Can Pro (all'epoca della promozione, estate 2008, si chiamava ancora Can C), in odore di promozione (con i colleghi Di Paolo, Irrati, Viti, Di Bello e Mariani). La linea rossa del destino lo porta, quest'anno a dirigere (anche) Cremonese-Spezia, partita finita 2-2 che a tre minuti dalla fine era 2-0, partita nella quale Paoloni si fa rubare il pallone dalle mani da Colombo e finisce per spintonare proprio Gavillucci, che deve espellerlo. Partita che è - con altre - al centro delle indagini dei pm di Cremona. Ma la linea rossa, che fa sempre più rima con diabolica coincidenza, aveva cominciato a tratteggiare il suo filo già prima. (...) Claudio Gavillucci, di professione, si occupava di alcuni dipartimenti (Customer Service, Pubbliche relazioni e Comunicazioni) dell'agenzia di scommesse Stanleybet, il bookie inglese che banca, ovviamente, anche partite di Lega Pro. È proprio nell'anno della sua promozione all'allora serie C che la Stanleybet invia (anche con corriere UPS e con tanto di ricevute) all'allora presidente della sezione Aia di Latina, Giancarlo Bersanetti, una lettera (in nostro possesso) per spiegare quali sono le mansioni che l'arbitro occupa all'interno dell'agenzia, anche per capire la portata dell'eventuale incompatibilità. Lettera firmata (di suo pugno) addirittura da John Whittaker, all'epoca Managing Director e ora Ceo di Stanleybet. Destino diabolico e beffardo. Perché Gavillucci, posto davanti ad una scelta a gennaio di quest'anno dal bookie inglese, ha dato le dimissioni da Stanleybet per inseguire il suo sogno nell'arbitraggio. Dimissioni che avevano come time limit la finale di Champions (28 maggio), ma visto che quest'anno si è giocato di sabato, tutto è slittato alla settimana successiva. Al primo giugno, giorno in cui scoppia lo scandalo scommesse. Ma non è finita. (...) L'inconsapevole linea rossa stava annodando un altro cappiolo. Perché le agenzie gestite da Massimo Erodiani (con Francesca La Civita, entrambi sono ai domiciliari) appartengono entrambe allo stesso gruppo ed il gruppo, che dal 1997 ha fissato il suo quartier generale a Liverpool, è quello di Stanleybet. L'AIA (Associazione Italiana Arbitri), sapeva, dunque, tutto. Perché era stata informata direttamente dalla società di scommesse, con una lettera del 3 luglio 2008, alla quale Stanleybet non ha mai ricevuto risposta. E perché ogni arbitro deve compilare (art. 3 delle norme di funzionamento dell'Aia) un «foglio notizie, da aggiornare annualmente, contenente i dati interessanti l'associato (cognome, nome (...) professione e rapporto di lavoro...)»,

si chiede di sapere:

se, alla luce di quanto esposto in premessa, il Governo non ritenga che vi possano essere ragioni di incompatibilità quando un arbitro dell'AIA lavora per un'agenzia di scommesse che quota anche le partite che lui dirige;

se sia a conoscenza dei motivi per cui l'AIA, pur sapendo, non abbia fatto nulla sottovalutando una questione così delicata, soprattutto da un punto di vista etico.

(4-05399)

LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

si apprende dal sito www.grr.rai.it che quarantacinque ordinanze di custodia cautelare sono state emesse dalla magistratura romana nei confronti, tra gli altri, di imprenditori e professionisti nell'ambito di un'inchiesta su un presunto giro di evasione fiscale. Tra i destinatari dei provvedimenti restrittivi anche il presidente di Confcommercio di Roma, Cesare Pambianchi, ed il commercialista, Carlo Mazzieri;

secondo gli inquirenti sono loro «i promotori dell'associazione a delinquere» e gli «ideatori e realizzatori diretti e indiretti di soluzioni fraudolente personalizzate in favore dei vari gruppi imprenditoriali, clienti dello studio»;

si legge su un articolo pubblicato su "Leggo Italia" il 14 giugno: «In particolare l'indagine, dei Pm Francesca Loy, Francesco Ciardi e Sabina Calabretta (coordinati dal procuratore aggiunto Nello Rossi), riguarda un meccanismo di elusione fiscale attuato attraverso il trasferimento all'estero, specie in Bulgaria ed Inghilterra, di società in stato prefallimentare. Agli arrestati, la metà circa in carcere e il resto ai domiciliari, sono contestati a vario titolo l'associazione a delinquere, la bancarotta fraudolenta, il riciclaggio, reati fiscali, emissione di fatture false e appropriazione indebita. L'inchiesta della guardia di finanza e della Procura di Roma riguarda complessivamente un'ottantina di persone tra cui anche bancari, avvocati, notai e appartenenti ai gruppi Conad e Centrapol. E' stato inoltre disposto il sequestro di beni e valori per oltre 80 milioni di euro. I particolari dell'operazione, compiuta dalla guardia di finanza, saranno illustrati alle 11 nel corso di una conferenza stampa che si terrà in Procura. Sotto accusa, hanno fatto sapere i militari, ci sono 703 società, che hanno debiti erariali per 550 milioni di euro. Di queste, 300 sono state trasferite all'estero»;

si legge su un articolo pubblicato su "Il Journal" del 15 giugno: «la carriera di Pambianchi è stata quasi interamente dedicata all'economia e al mondo delle aziende. Romano, classe 1946, il presidente della confederazione laziale è stato sin dopo la laurea abilitato alla professione di commercialista; negli anni, poi, si è occupato di catene alberghiere, di consulenze familiari e anche di quelle aziendali. Negli anni Ottanta è stato invece il turno del settore immobiliare e turistico. Ma è nel 1996 che viene avviato il suo progetto più interessante e duraturo, Dabliu: si costituisce infatti un'apposita società per azioni, la Profit, la quale si specializza nelle attività sportive e della gestione del tempo libero. In questi quindici anni si è riusciti addirittura a dar vita a 450 unità lavorative. E forse proprio questa continua espansione è stata dannosa per Pambianchi. Le perquisizioni in questione si sono infatti rivolte al periodo compreso tra l'inizio del 2010 e l'attuale mese, soprattutto per quel che riguarda le commercializzazioni relative a Caffè Palombini, una delle catene di ristorazione più celebri della Capitale. In pratica, i trasferimenti all'estero di alcuni immobili sarebbero stati resi possibili attraverso la distrazione di 207 milioni di euro e numerosi episodi di evasione ed elusione del fisco. Queste società trasferite, inoltre, erano in stato di pre-fallimento, un altro elemento che ha fortemente insospettito: in effetti, si decideva in gran parte dei casi di puntare su paesi come l'Inghilterra o la Bulgaria. In questo modo, le società indebitate non potevano più fallire, visto che erano ormai cancellate dal registro delle imprese, un accorgimento volto ad evitare il processo per bancarotta fraudolenta»;

come si legge sul sito www.ilpost.it il 16 settembre 2010 era arrivata la notizia che Pambianchi e Mazzieri figuravano tra gli indagati per reati fiscali nel settore dell'imprenditoria edile, dell'arredamento e della produzione di beni industriali, insieme a Giampiero Palenzona (fratello di Fabrizio, vicepresidente di Unicredit group), «Renato Semeraro e Gianmauro Borsano» (ex presidente del Torino calcio ed ex deputato del Psi di Bettino Craxi). Il reato contestato a Pambianchi e agli altri inquisiti è la "sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte" (articolo 11 del decreto legislativo n. 74 del 2000 in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto), per la quale è prevista la reclusione da sei mesi a quattro anni;

come scrive Carlo Bonini per il quotidiano "la Repubblica" del 15 giugno: «Se la rideva Pambianchi. In pubblico, in questi anni, posava con il presidente del Consiglio nel chiedere "un Fisco giusto, contro il governo delle tasse". In privato, al telefono che non sapeva intercettato, gongolava per il tracollo della nostra economia: "È un momento de' crisi... E so' crisi pe' tutti, no? E quindi,... Noi quando c'è il momento de' crisi.... eh eh eh.... è il momento pe' mette' il maggior lavoro". In fondo, aveva ottimi motivi per farlo. A leggere l'imponente documentazione raccolta dalla Procura e dalla Finanza, il suo studio di via Emilio de' Cavalieri 7, nell'elegante quartiere Parioli, era diventata un'officina dell'illecito fiscale chiavi in mano. Di cosa aveva bisogno il cliente? Ristrutturazioni aziendali con trasferimento fittizio di società all'estero per evitare fallimenti, bancarotte, e seppellire debiti con il Fisco? Pambianchi aveva fior di collaboratori nel ramo (Paolo Verrengia), una rete di prestanome (anche cittadini bulgari) e di conti correnti. Il cliente doveva sottrarsi al pagamento delle imposte? Doveva autofinanziarsi con operazioni farlocche di lease-back immobiliare o, più banalmente, riciclare beni e denaro? Lo studio si proponeva come "l'eccellenza nel settore". Il Sistema lo si può riassumere con una parola: "bare fiscali". I clienti facevano la fila (tra loro Giampiero Palenzona, fratello di Fabrizio, vicepresidente di Unicredit, Renato Semeraro, Gianmauro Borsano, ex presidente del Torino ed ex deputato del Psi). I "becchini" dei debiti con l'Erario, Mazzieri e Pambianchi non avevano il tempo di contare i soldi. Le chiamavano "parcelle". "Di fatto - scrivono i magistrati - erano compartecipazioni agli utili del reato". Qualcosa come 8 milioni di euro, naturalmente in nero. Ai gruppi Vichi, Di Veroli e Visa garantiscono "la sottrazione fraudolenta del pagamento delle imposte"»;

considerato che:

come risulta da un articolo pubblicato su "il Fatto Quotidiano", è del 14 marzo 2011 la notizia che il pubblico ministero Giuseppe Cascini ha chiesto una condanna a «sette anni di reclusione per Sergio Billè, ex presidente di Confcommercio (...) nel processo sulla compravendita di un palazzo a Roma, in via Lima, sull'appropriazione di somme versate a fondi previdenziali e sulla gara per l'assegnazione del patrimonio immobiliare di Enasarco. Cascini ha chiesto, inoltre, una condanna a 3 anni per il figlio di Billè, Andrea, e a cinque anni di reclusione per l'ex presidente di Enasarco Donato Porreca e per l'ex consulente Fulvio Gismondi. E ancora 3 anni e mezzo per Luigi Gargiulo, ex collaboratore del finanziere Stefano Ricucci, che non sarà processato perché ha già patteggiato (...) Tra gli episodi attribuiti dagli inquirenti c'è la promessa di 50 milioni di euro fatta da Ricucci affinchè la sua Magiste Real Estate spa si aggiudicasse nel 2005 la gara indetta per il servizio di gestione e valorizzazione del patrimonio immobiliare della fondazione Enasarco. Soldi che sarebbero stati destinati per il 40% a Porreca, presidente della stessa Enasarco, nonché presidente della Commissione che gestiva la gara, per il 20% al mediatore Fulvio Gismondi e per il 40% a Sergio Billè»,

si chiede di sapere:

quali iniziative urgenti il Governo intenda assumere al fine di combattere efficacemente l'evasione fiscale considerato che, come afferma il procuratore aggiunto Nello Rossi, tutto quello che guadagna la criminalità economica, lo perdono i singoli cittadini in termini di reddito, di copertura previdenziale e di sicurezza sociale;

quali iniziative intenda adottare al fine di tutelare le vittime scarsamente visibili di queste storie di bancarotta come i lavoratori delle varie società, i fornitori, i creditori e, alla fine, i contribuenti;

quali siano i motivi per cui Equitalia, a parere dell'interrogante feroce nel vessare i contribuenti onesti applicando ganasce fiscali spesso per tributi inesistenti, scaduti, prescritti o per somme inferiori ad 8.000 euro, ha, per anni, ignorato la scintillante clientela dello studio Pambianchi, lasciando il tempo che i suoi crediti milionari languissero, mentre numerosi professionisti trasferivano risorse all'estero rendendo così quei crediti per sempre inesigibili;

se, anche alla luce delle analoghe vicende che hanno riguardato i precedenti vertici della Confcommercio, non intenda intraprendere le opportune iniziative per evitare che vi siano evasori di serie "A" riveriti ed impuniti, ed evasori di serie "B", come i piccoli esercenti che spesso vengono perseguitati dal fisco, allargando in tal modo il solco dell'iniquità e dell'ingiustizia che allontana i cittadini onesti dalle istituzioni democratiche soprattutto quando si tratta di imprenditori che non creano ricchezza, ma al contrario puntano a distruggere sistematicamente la ricchezza collettiva ai fini di un arricchimento personale.

(4-05400)

LANNUTTI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

sono giunte all'interrogante segnalazioni di cittadini che lamentano di essere stati raggirati da un sito di acquisti on line, www.groupon.it;

in particolare il caso denunciato da un cittadino che in data 13 ottobre 2010 ha acquistato sul sito due coupon per un centro estetico in Roma, del valore di 150 euro cadauno;

entrambi i coupon avevano una durata di nove mesi, quindi fruibili dal 14 ottobre 2010 al 14 luglio 2011. L'offerta prevedeva, per ogni coupon, un pacchetto di massaggi;

in data 8 giugno 2011 alle ore 13:35 il cittadino telefonava al centro estetico per prendere appuntamento, e gli veniva riferito che non poteva fruire dell'offerta in quanto uomo perché quel centro estetico è solo femminile;

il cittadino rispondeva che tale precisazione non era specificata da nessuna parte nei coupon, e che era la prima volta che la sentiva, e l'operatrice riferiva che forse era stata una leggerezza di Groupon di non specificare nell'offerta che essa era riservata solo a donne;

alla reazione stupefatta dell'utente l'operatrice del centro estetico replicava che comunque non avrebbe potuto fruire dell'offerta in quanto gli appuntamenti erano già stati tutti fissati fino ad agosto e ha consigliato all'utente di rivolgersi al numero verde Groupon per chiedere il rimborso dei due coupon, dicendogli anche che altre persone avevano già fatto lo stesso;

l'utente ha dunque contattato il numero verde dove un operatore, dopo aver sentito tutta la spiegazione della vicenda, gli ha risposto che il sistema informatico non gli permetteva di inserire la disposizione di rimborso perché erano passati più di sei mesi dalla data di inizio dell'offerta. A quel punto l'utente ha fatto presente che la durata dell'offerta - secondo quanto riportato nei due coupon - era di nove mesi, ma l'operatore ha risposto che comunque non poteva ottenere il rimborso perché la politica di Groupon prevede che lo si possa chiedere solo entro sei mesi, e non oltre;

il cittadino ha sottolineato che tale scadenza temporale non è riportata da nessuna parte sui coupon, e che comunque sarebbe stato assurdo poter esercitare il proprio diritto di richiedere il rimborso in un lasso di tempo notevolmente inferiore a quello di fruizione dell'offerta, e allora gli veniva suggerito di inoltrare una e-mail all'indirizzo infogroupon.it, dove, forse, qualche responsabile avrebbe potuto prendere in considerazione la sua lamentela,

si chiede di sapere:

se risulti al Governo che vi siano gestori di siti per vendite on line che non rispettano gli obblighi previsti dalla legge e che danno informazioni poco dettagliate agli utenti;

quali iniziative intenda assumere al fine di assicurare ai consumatori la massima trasparenza e chiarezza nelle indicazioni che vengono fornite negli acquisti on line garantendo loro una migliore informazione.

(4-05401)

PETERLINI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

il decreto del Ministero dell'interno 4 giugno 2010, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 134 dell'11 giugno 2010, ed entrato in vigore in data 9 dicembre 2010, ha fissato le modalità di svolgimento del test di conoscenza della lingua italiana al cui superamento è subordinato il rilascio del permesso di soggiorno valido nell'ambito della Comunità europea (CE) per i soggiornanti di lungo periodo, previsto dall'articolo 9 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, recante il "Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero";

l'art. 2 del decreto, in relazione al rilascio del permesso di soggiorno CE per i soggiornanti di lungo periodo, prevede che lo straniero debba possedere un livello di conoscenza della lingua italiana che consenta di comprendere frasi ed espressioni di uso frequente in ambiti correnti, in corrispondenza al livello A2 del Quadro comune di riferimento europeo per la conoscenza delle lingue approvato dal Consiglio d'Europa, da verificarsi con appositi test;

nella particolare situazione della provincia di Bolzano, territorio bilingue e in parte trilingue, la problematica della lingua riveste una connotazione significativamente diversa per l'integrazione degli stranieri soggiornanti di lungo periodo, e ciò proprio in considerazione della particolare situazione demografica e linguistica, in quanto la lingua più diffusa risulta essere quella tedesca;

in data 9 dicembre 2010, giorno dell'entrata in vigore del decreto, presso il Commissariato del Governo per la provincia di Bolzano, ha avuto luogo una riunione preordinata a concordare le questioni tecnico-organizzative inerenti ai test, anche in vista degli accordi con gli enti locali previsti dall'art. 6, comma 1, dello stesso decreto;

in tale occasione, i rappresentanti della Provincia autonoma di Bolzano hanno sollevato la questione relativa a quanto previsto dall'articolo 99 dello Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige/Südtirol, norma di rango costituzionale;

la disposizione, in particolare, prevede che nella Regione la lingua tedesca è parificata a quella italiana, lingua ufficiale dello Stato; parificazione anche - e meglio- specificata dalla norma di attuazione, di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 574 del 1988;

peraltro, la Corte di Giustizia dell'Unione europea ha precisato, nella sentenza 24 novembre 1998 (procedimento C-274/96 Bickel), che la normativa diretta alla tutela dell'uso della lingua si applica anche ai cittadini degli altri Stati membri e che i cittadini dell'Unione non possono subire discriminazioni in merito all'uso della lingua da parte delle pubbliche amministrazioni locali;

tale principio è stato statuito anche da parte del Consiglio di Stato, Sezione VI, a favore di un cittadino austriaco nella decisione n. 2639/2006 (Hollaus);

è del tutto evidente, dunque, che i cittadini comunitari, quando esercitano il diritto di circolare e soggiornare in un altro Stato membro dell'Unione, hanno in linea di principio il diritto di fruire di un trattamento non discriminatorio rispetto ai cittadini di tale Stato, anche in relazione all'uso delle lingue che vi sono utilizzate;

conseguentemente, il principio di parificazione delle due lingue maggiormente parlate in provincia di Bolzano dovrebbe valere anche per i cittadini stranieri, tanto più che la concessione del diritto di scelta tra le due lingue parlate e l'esercizio di tale opzione non dà luogo a complicazioni o costi supplementari, esistendo nel territorio provinciale idonee strutture scolastiche in entrambe le lingue;

al fine di realizzare appieno l'illustrato diritto di scelta del cittadino straniero, dovrebbe quindi essere offerta la possibilità opzionale di sostenere l'esame di conoscenza linguistica ai fini della concessione del rilascio di permesso di soggiorno CE nell'idioma (italiano o tedesco) che ritiene più accessibile;

in tale direzione, andava del resto un ordine del giorno presentato nelle Commissioni riunite Affari costituzionali e Bilancio, a prima firma dell'interrogante, nell'ambito dell'esame del cosiddetto decreto milleproroghe, e accolto dal Governo in data 10 febbraio 2011, riguardo al quale tuttavia, ad oggi, non sono stati ancora adottati gli opportuni provvedimenti,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo intenda dar seguito a quanto previsto dall'ordine del giorno, accolto dal Governo in data 10 febbraio 2011, su quanto esposto in premessa, in particolare per prevedere che il rilascio del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo nella regione del Trentino-Alto Adige sia subordinato al superamento, da parte del richiedente, di un test di conoscenza della lingua italiana o, in via opzionale, della lingua tedesca;

se ritenga opportuno, e in quali tempi, porre in essere al riguardo anche iniziative amministrative, autorizzando il Commissario di Governo a procedere in tal senso in base alle norme costituzionali già esistenti.

(4-05402)

BENEDETTI VALENTINI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

già con precedenti atti di sindacato ispettivo l'interrogante ha posto in forte evidenza, nel quadro della situazione carceraria dell'Umbria, la condizione altamente critica e sempre più insostenibile dell'istituto penitenziario di Maiano di Spoleto, che pure ha tradizionalmente vantato elevati standards di operatività;

il Governo si è invero attivato con provvedimenti tuttavia non risolutivi e comunque vanificati da un'emergenza crescente, contrassegnata ormai da una popolazione detenuta nella Casa penale di Spoleto di circa 700 unità, assai superiore alla capienza prevista e a quella sopportabile, nonché dalla carenza di almeno 70 agenti rispetto al numero che sarebbe strettamente necessario, con la conseguente sottoposizione del personale a ritmi, orari e modalità di lavoro oggettivamente non accettabili;

la configurazione di un'emergenza è segnalata, tra l'altro e da ultimo, da nuove forme di protesta degli agenti di custodia, da deplorevoli episodi di aggressione fisica patiti da alcuni di loro, da fenomeni di autolesionismo di detenuti e perfino da un recente suicidio, fatti che rivelano le crescenti difficoltà di servizio e vigilanza, nonostante l'abnegazione degli operatori,

si chiede di sapere:

se, preso atto della situazione così critica e allarmante che si evidenzia nell'importante carcere di Maiano di Spoleto, anche tenuto conto che esso assomma le funzioni detentive comuni a quelle di regimi speciali di alta sicurezza, il Governo non ritenga, pur nelle ben note difficoltà generali, di destinare stabilmente a tale Istituto di reclusione, con urgenza, alcune decine di agenti in più per garantire un almeno sufficiente livello di sostenibile servizio;

se sia intenzione del Governo, nel quadro della complessiva strategia nazionale di potenzialità carceraria, attuare nella casa penale di Spoleto lavori idonei ad accogliere una più cospicua quota di popolazione detenuta secondo criteri di efficienza, sempre accompagnati dal correlativo aumento del personale di custodia.

(4-05403)

DELLA SETA, FERRANTE - Al Ministro della difesa - Premesso che:

Cosmo-Skymed è il nome di un sistema satellitare sofisticatissimo messo a punto in Italia, la cui versione militare arriva a "vedere" dal cielo oggetti di un metro. L'Italia potrebbe servirsi di queste tecnologie a fin di bene, ma il loro utilizzo è avvolto nell'ombra: fa capo al Ris, il nuovo servizio segreto militare voluto dal Ministro della difesa che, però, non ha regole né limiti, e desta non poche preoccupazioni. Questo è quanto emerge dalla lettura di un articolo pubblicato il 15 giugno 2011 sul sito on line del quotidiano "La Repubblica";

di giorno e di notte, anche con le nuvole più fitte, il sistema satellitare può scrutare ovunque: ha occhi radar che guardano persino attraverso le tempeste di sabbia, fotografando oggetti di 40 centimetri. Questi satelliti-spia sono gioielli tecnologici talmente avanzati da sorprendere persino gli americani, stupiti - come evidenzia uno dei cablo inediti di "WikilLeaks" - nello scoprire che l'Italia dispone di una rete spaziale di sorveglianza militare;

questi sensori che tutto possono controllare sfuggono invece al controllo delle istituzioni democratiche: sono gestiti da un apparato che fa capo solo ai vertici militari, esterno ai servizi segreti e alla vigilanza del Parlamento. E nessuno sa quali immagini catturino e che fine esse facciano;

la realizzazione della rete Cosmo-Skymed, come si ricava sempre dalla lettura del suddetto articolo, ha un costo elevatissimo. Per i quattro satelliti già operativi sono stati spesi un miliardo e 137 milioni di euro. Ma il Ministro della difesa ha già deciso di investire altri 555 milioni nei prossimi anni per potenziare il sistema, lanciando in orbita due occhi elettronici ancora più evoluti. Le spese ricadono sulla Difesa, sul Ministero dello sviluppo economico e su quello dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Il progetto, nato in Finmeccanica e poi trasferito alla joint-venture italo-francese Alenia Thales Space, fa affidamento sulle meraviglie di un radar di bordo che può fotografare mezzo continente oppure concentrarsi su dettagli "tattici": un'auto, un gruppo di uomini, persino la canna di un pezzo d'artiglieria. Ovunque: in Italia e nel mondo;

per esempio, i Cosmo-Skymed potrebbero concentrarsi sui porti tunisini e libici dove si imbarcano i profughi diretti verso Lampedusa, per lanciare l'allarme su quante navi e quante persone stanno per partire: ci sarebbe così il tempo per cercare di dissuadere gli scafisti intervenendo sulle autorità locali o mettere in allarme chi deve soccorrere o accogliere i disperati del Mediterraneo. Ma informazioni del genere ai pattugliatori della Finanza o della Capitaneria non arrivano. Spesso nemmeno i servizi segreti "istituzionali", creati con la riforma del 2007, sanno cosa stiano facendo i satelliti spia, che sono interamente nelle mani della Difesa;

gli italiani sanno pochissimo di questa "eccellenza" nazionale, ma in compenso a Parigi ne sanno tutto. I francesi sono rimasti così impressionati dalla potenza dei nostri sistemi satelltitari da promuovere un accordo di scambio bilaterale. Il programma ha carattere "duale": vi è una parte civile, con una attività che potrebbe servire per molti scopi utilissimi (disastri naturali, lotta all'abusivismo edilizio o ai traffici clandestini di rifiuti), che è gestita dall'Agenzia spaziale italiana (ASI) e che può disporre però solo di immagini a bassa risoluzione (si può individuare una nave mercantile, ma nelle foto un peschereccio diventa poco più di un punto; si vede una villa, non un'automobile); e vi è una parte militare, che può contare su immagini ad altissima risoluzione, il cui centro di controllo ha sede presso l'aeroporto di Pratica di Mare alle porte di Roma e si chiama Centro interforze telerilevamento satellitare (CITS). In realtà il nome completo della struttura di Pratica di Mare è CITS-RIS, dove la seconda sigla indica l'intelligence militare alle dirette dipendenze dello Stato maggiore della Difesa;

il Ris è l'unico servizio segreto sfuggito alla riforma di pochi anni fa. Si pensava che fosse destinato a un ruolo marginale: la legge assegnava al Ris solo compiti di carattere tecnico e di polizia militare. L'attenzione era rivolta soprattutto alle spedizioni internazionali, Libano e Afghanistan, ossia ad ogni attività informativa utile al fine della sicurezza dei presidi e delle attività delle forze armate all'estero. Quindi il Ris si dovrebbe limitare alla raccolta di notizie sul campo, lontano dalla madrepatria, cercando di proteggere i soldati impegnati sulla frontiera israeliana o nella regione di Herat. La legge era chiara nell'escludere qualunque attività di intelligence ed esplicitare che il Ris non dovesse svolgere alcuna funzione propria dei servizi segreti;

recentemente il Governo italiano ha anche acquistato due aerei specialissimi, che costeranno 280 milioni di euro. Il prezzo non dipende dai jet - si tratterà di bireattori "Gulfstream" - ma dalla dotazione di bordo: un sistema chiamato "Jamms" che cattura e setaccia tutte le emissioni elettromagnetiche. Questi aerei dovrebbero essere gestiti in condominio dai servizi segreti e dal solito Ris, che essendo interno alle forze armate ovviamente dispone già di piloti, hangar e tecnici. Ma il dilemma è lo stesso: poiché la legge non prevede che i militari si occupino di intelligence, nessun organismo parlamentare li controlla. Così resta un problema fondamentale di regole: ovvero chi vigila sulle operazioni del Ris. Non sono state definite regole e limiti per la sua attività, mentre le informazioni a cui il Ris ha accesso diventano sempre più ampie. Lo dimostra la gestione dello scambio dati sui satelliti spia con la Francia, che non passa attraverso i servizi segreti istituzionali ma avviene tra intelligence militare. O l'accesso diretto del Ris ai dossier degli 007 americani in Afghanistan che - come rivelano i file di "WikiLeaks" - è stato concesso al ministro La Russa al fine di migliorare l'incisività dei nostri incursori. Tutto top secret,

si chiede di conoscere:

se il Ministro in indirizzo non intenda immediatamente riferire sulle reali operazioni svolte dal sistema Cosmo-Skymed e in particolare sulla parte militare del programma;

se il costo sostenuto fino ad oggi per la realizzazione di questo sistema, che tutto controlla senza venire controllato da nessuno, sia effettivamente superiore a 1 miliardo di euro.

(4-05404)

STRADIOTTO, ANTEZZA, BARBOLINI, BOSONE, CARLONI, CASSON, CECCANTI, DE SENA, DI GIOVAN PAOLO, GIARETTA, MAGISTRELLI, MARINO Mauro Maria, MUSI, RUSCONI, TOMASELLI, VIMERCATI - Ai Ministri dell'interno e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

la legge 5 maggio 2009, n. 42, recante "Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell'articolo 119 della Costituzione" all'articolo 11, riguarda la finanza degli enti locali ed in particolare il finanziamento delle funzioni di Comuni, Province e città metropolitane e prevede l'avvio di un percorso di restituzione di piena autonomia finanziaria e la soppressione dei trasferimenti erariali e regionali diretti al finanziamento delle spese;

il decreto legislativo 14 marzo 2011, n, 23, recante disposizioni in materia di federalismo municipale prevede che ai Comuni sia attribuita una compartecipazione al gettito IVA e l'istituzione di un fondo sperimentale di riequilibrio per realizzare in forma progressiva e territorialmente equilibrata la devoluzione ai Comuni dei tributi immobiliari;

i trasferimenti fiscalizzabili, sulla base di quanto analizzato dalla Commissione per l'attuazione del federalismo fiscale e dalla riduzione delle risorse di cui al decreto-legge n. 78 del 2010 ammontano a 11.265 milioni di euro per l'anno 2011 e circa 11.070 milioni di euro per l'anno 2012 e seguenti;

le entrate dei Comuni sostitutive per gli anni 2011-2013 (nell'ambito della fase transitoria) sono composte da: compartecipazione IVA (di un valore pari al 2 per cento del gettito dell'imposta sul reddito delle persone fisiche); il 30 per cento del gettito dei tributi statali sui trasferimenti immobiliari; il gettito della componente immobiliare dell'Irpef e delle imposte di registro e di bollo sugli affitti; il 21,7 per cento del gettito della cedolare secca sugli affitti per l'anno 2011 ed il 21,6 per cento per il 2012;

per i trasferimenti non fiscalizzati resta confermata l'allocazione tra i trasferimenti;

le spettanze non fiscalizzate sono: oneri delle commissioni straordinarie di cui all'art. 144 del Testo unico degli enti locali di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000 (art. 1, commi 704 e 706, della legge n. 296 del 2006); incremento del contributo ai comuni inferiori ai 3.000 abitanti (art. 1, comma 703); contributo per la fusione tra enti; maggiorazione dei contributi ordinari per il sisma in Abruzzo (art. 2, comma 23, lettere c) e d), della legge n. 191 del 2009); contributi per la stabilizzazione del personale ex ETI (di cui alla legge n. 296 del 2006); interessi passivi mancato pagamento fornitore; trasferimenti compensativi dell'addizionale comunale Irpef; contributo per il contrasto dell' evasione fiscale e trasferimenti a singoli enti;

considerato che attualmente non sono state date indicazioni al fine di una corretta imputazione in bilancio circa le spettanze non fiscalizzate e, pertanto gli enti locali non possono redigere, in modo completo, il proprio bilancio,

si chiede di sapere se, entro brevi termini, i Ministri in indirizzo intendano rendere noti i tempi e le modalità per l'attivazione sul sito Internet del Ministero dell'interno della pagina relativa alle spettanze non fiscalizzate degli enti locali al fine di consentire ai medesimi enti di redigere, in modo completo, il proprio bilancio.

(4-05405)

LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della giustizia, dello sviluppo economico e per le politiche europee - Premesso che:

il giorno 14 giugno 2011, il candidato unico alla presidenza della Banca centrale europea, dottor Mario Draghi, che dovrebbe sostituire Jean Claude Trichet, è stato ascoltato dalla Commissione europea. "Repubblica on-line" riferisce sull'audizione del signor Governatore della Banca d'Italia, riportando correttamente anche alcune domande scomode che sono state rivolte da europarlamentari. Nell'articolo, dal titolo: «Draghi e le domande scomode al Pe "Non sono un italiano germanizzato"», si legge: «Dal suo passato in Goldman Sachs alla scarsa presenza femminile nel board Bce, il futuro presidente passa l'"esame orale" con l'Europarlamento: "In Germania mi hanno presentato come un piatto di pasta, ma certe cose le dico da sempre". Aveva già risposto per iscritto, stavolta Mario Draghi ha dovuto affrontare le legittime curiosità degli europarlamentari nel corso dell'audizione alla quale si è sottoposto quale presidente designato della Banca centrale europea. Draghi ha confermato all'Aula tutti i suoi giudizi, dal valore dell'euro e della unità monetaria alle politiche della Bce, dal no alla ristrutturazione del debito greco fino alle scelte delle istituzioni finanziare per uscire dalla crisi. Nel faccia a faccia con gli eurodeputati, però, il prossimo presidente della Bce ha dovuto affrontare anche domande scomode e dare spiegazioni su alcune scelte del passato e del presente. Un parlamentare gli ha chiesto se avesse svolto un ruolo nell'operazione che la Goldman Sachs compì nel 2000 sul debito della Grecia e se non si senta in "conflitto di interesse" rispetto a quell'esperienza. Draghi ha risposto di aver sempre agito correttamente: "È molto importante non solo aver agito con integrità ma anche essere percepito come integro - ha premesso Draghi -. Gli accordi fra Goldman Sachs e il governo greco sono stati avviati prima che io ci andassi e, come ho detto tante volte, non ho nulla a che fare con questi accordi né prima né dopo". "Anzi, io lavoravo con il settore privato", ha aggiunto: "Ho passato 6 anni alla Banca d'Italia - ha ricordato - con il controllo della vigilanza che mostra il contrario. Penso che grazie alla vigilanza della Banca d'Italia nessuna banca italiana ha mai avuto problemi". "Chiedete ai banchieri italiani se sono stato troppo gentile o leggero con loro" o se come "presidente dell'Fsb" sono stato "gentile con le banche". L'eurodeputata francese Sylvie Goulard (MoDem/Alde) ha invece chiesto a Draghi se il suo approccio alla Bce non sia "diventato di colpo troppo tedesco". Draghi ha replicato dicendo di non sentirsi "un italiano improvvisamente germanizzato". "Se vuole sapere cosa sono - ha detto - certo sono italiano. È vero che molti giornali tedeschi mi hanno rappresentato come un piatto di pasta o di pizza. Ma quando ho parlato ho sempre ripetuto quello che dico da tutta una vita" e cioè che obiettivo primario della Bce è garantire la stabilità dei prezzi. In proposito Draghi ha ricordato di aver vissuto in Italia "negli anni '70 quando avevamo un'inflazione oltre il 20% per cento". Una parlamentare gli ha quindi chiesto se non ritenesse inadeguata la rappresentanza femminile alla Bce: "Sono assolutamente d'accordo con lei - ha risposto Draghi - . C'è un problema, non solo a livello di Bce, ma ovunque, io almeno lo sento come tale. Ma la nomina dei membri del comitato esecutivo della Bce e del governing council è regolata dai trattati e vengono scelti in base alla competenza, non c'è una regola per una distribuzione pro-quota in base alla nazionalità o al genere se maschile o femminile". Comunque, ha aggiunto, "in Bankitalia noi abbiamo una donna nel nostro direttorio", riferendosi al vice direttore generale Anna Maria Tarantola. Draghi ha giudicato premature le ipotesi di emissione di un eurobond (che ha il ministro Tremonti fra i primi sponsor) e dell'istituzione di un ministero delle Finanze per l'Eurozona: "Per me è legittimo, se si vuole un'Unione più stretta, ci arriveremo a lungo termine". Infine, da segnalare la battuta del belga Phillippe Lamberts, del gruppo dei verdi, davanti all'ennesima risposta di Draghi sulla contrarietà della Bce alla ristrutturazione del debito della Grecia: "Signor Draghi - ha detto Lamberts -, lei è il cattolico più ortodosso che abbia mai incontrato". Draghi ha concluso l'audizione ringraziando 'europarlamento: "È stata la mia prima esperienza di responsabilità democratica - ha detto -: è stato molto interessante: Ho imparato molto, apprezzo e apprezzerò in futuro le vostre domande per le quali vi ringrazio". Solo un deputato non è rimasto soddisfatto, il leghista Mario Borghezio, che ha chiesto a Draghi se appartenesse al Bilderberg Group o alla Trilaterale e afferma in una nota di aver ricevuto dal governatore "risposte piuttosto imbarazzate e, per il vero, non proprio soddisfacenti". Il Bilderberg Group è un incontro annuale a invito che riunisce esponenti influenti del mondo finanziario, economico e politico. La Commisione Trilaterale fu creata da David Rockfeller per riunire personalità influenti di Giappone, Europa e Nordamerica, al fine di promuovere una maggiore cooperazione tra le tre aree"»;

il dettagliato resoconto dell'inviato a Bruxelles è stato sfumato dalla maggior parte dei giornali che in data 15 giugno 2011 hanno riportato la notizia. Quasi del tutto sparite le domande scomode sul passato di vice-presidente per l'Europa di Goldman Sachs, del tutto censurata quella relativa all'appartenenza al Bilderberg Group o alla Trilaterale di un europarlamentare italiano che ha affermato, in una nota, di aver ricevuto dal Governatore "risposte piuttosto imbarazzate e, per il vero, non proprio soddisfacenti";

in data 28 marzo 2007 il Consiglio nazionale dell'ordine dei giornalisti ha approvato la Carta dei doveri dell'informazione economica, che, tra l'altro, dispone: «art. 1) Il giornalista riferisce correttamente, cioè senza alterazioni e omissioni che ne alterino il vero significato, le informazioni di cui dispone, soprattutto se già diffuse dalle agenzie di stampa o comunque di dominio pubblico. L'obbligo sussiste anche quando la notizia riguardi il suo editore o il referente politico o economico dell'organo di stampa. Non si può subordinare in alcun caso al profitto personale o di terzi le informazioni economiche e finanziarie di cui si sia venuti a conoscenza nell'ambito della propria attività professionale né si può turbare l'andamento del mercato diffondendo fatti o circostanze utili ai propri interessi; (...) art. 4) Il giornalista rifiuta pagamenti, rimborsi spese, elargizioni, vacanze gratuite, regali, facilitazioni o prebende da privati o enti pubblici che possano condizionare il suo lavoro e la sua autonomia o ledere la sua credibilità e dignità professionale. (...) La violazione di queste regole integranti lo spirito dell'art. 2 della legge 3 febbraio 1963 n. 69 comporta l'applicazione delle norme contenute nel Titolo III della citata legge»;

considerato che a giudizio dell'interrogante c'è da interrogarsi in ordine a quali criteri di verità, autonomia ed indipendenza si ispirino i quotidiani italiani, che omettono spesso, in una sorta di gara all'autocensura, di riportare fatti e notizie secondo i criteri di un'informazione completa e veritiera sul ruolo e sul passato svolto da potentati ed oligarchi,

si chiede di sapere:

se risulti quale sia stato il ruolo del vice-presidente per l'Europa nell'operazione che la Goldman Sachs compì nel 2000 sul debito della Grecia e se gli accordi fra la Goldman Sachs e il Governo greco, per falsificare i conti ed entrare nell'area euro, non abbiano provocato l'indebolimento economico dell'area euro con lacrime e sangue per risanare successivamente i conti dello Stato ellenico tuttora a rischio di default;

quali misure urgenti il Governo intenda attivare per evitare che i mezzi di informazione, specie quelli che si occupano di fatti economici, possano rispettare i parametri della deontologia professionale, soprattutto nel riferire correttamente, cioè senza contraffazioni e omissioni che ne alterino il vero significato, le informazioni di cui dispone, soprattutto se già diffuse dalle agenzie di stampa o comunque di dominio pubblico;

se sia a conoscenza di quante violazioni delle regole integranti lo spirito dell'art. 2 della legge 3 febbraio 1963, n. 69, che comporta l'applicazione delle norme contenute nel titolo III della citata legge, sia in merito alla censura o all'autocensura, che all'art. 4 della Carta dei doveri, laddove il giornalista rifiuta pagamenti, rimborsi spese, elargizioni, vacanze gratuite, regali, facilitazioni o prebende da privati o enti pubblici che possano condizionare il suo lavoro e la sua autonomia o ledere la sua credibilità e dignità professionale, siano state comminate finora dall'ordine nazionale dei giornalisti e di quali siano stati i giornalisti oggetto di provvedimenti disciplinari per violazione della Carta dei doveri.

(4-05406)

PEDICA - Ai Ministri dell'interno e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

il quotidiano "Il Messaggero" in data 13 giugno 2011 pubblicava un articolo intitolato "Roma, villini d'oro ai senzatetto - sul Campidoglio scoppia la bufera", rendendo nota una vicenda relativa al lussuoso residence Borgo del Poggio sito in Via Fioranello 186;

secondo quanto risulta dall'articolo, per il lussuoso residence, utilizzato come luogo per ospitare le famiglie aventi diritto all'abitazione di edilizia popolare, "il Campidoglio spende di canone 2 milioni e 600 mila euro l'anno, circa 2250 euro a famiglia, gas, acqua e luce a parte";

tra l'altro si legge che tale cifra "potrebbe essere anche superiore se risultasse esatta la verifica dell'Agenzia del territorio per la quale gli alloggi accatastati sono 79 e non 96. Il Comune avrebbe pagato, dunque, in questo caso per due anni il canone per 17 abitazioni inesistenti";

considerato che:

secondo l'articolo, sembra che nel 2010 il Comune abbia speso ben 33.370.000 euro per dare un tetto a 1.301 famiglie, con un costo a persona di 842 euro al mese;

emerge, ictu oculi, come con una somma alta come quella indicata il Comune avrebbe potuto aiutare e assistere molte più famiglie, nonché, calcolando quanto pagato nel corso degli anni, realizzare abitazioni che ora sarebbero di proprietà del Comune stesso;

non deve infatti essere ignorato il fatto che l'emergenza abitativa a Roma è estremamente alta, con ben 30.000 domande per l'assegnazione degli alloggi di edilizia popolare;

premesso inoltre che:

sempre in data 13 giugno il quotidiano "Il Messaggero" pubblicava un articolo intitolato "Un nuovo caso: immobili ai simpatizzanti di CasaPound e del Popolo di Roma", rendendo pubblico un altro caso di mala gestione nell'ambito dell'assegnazione delle case di edilizia popolare;

nell'articolo si legge di come siano riscontrabili ipotesi di immobili di edilizia pubblica "interamente o quasi destinati ai simpatizzanti di CasaPound e del Popolo di Roma. È il caso di via Valerio Giacomini 33, un edificio apparentemente anonimo in una delle stradine che immettono sull'Ardeatina, a un passo dal Santuario del Divino Amore. Qui, in un immobile originariamente destinato a ospitare un impianto sportivo polifunzionale, da circa due anni risiedono 37 famiglie. (…) Nel garage il camper con l'organizzazione di Castellino sulla cassetta della posta il recapito dell'Associazione Casa Italia non lasciano spazi a dubbi";

dall'articolo emerge altresì che il Comune paga"un canone annuo di 805 mila euro", che le 37 famiglie, dopo un iniziale accordo che prevedeva il pagamento per ognuna di 150 euro mensili, attualmente sono autorizzate a non corrispondere nulla fino al 2015 e che "il servizio di sorveglianza è garantito dagli stessi occupanti in cambio di qualche migliaio di euro al mese. Insomma ad abitare in questa specie di fortino ci si guadagna";

si dà atto anche di un'altra particolare vicenda resa nota dopo un intervento degli agenti della Polizia Municipale, intervenuti per una chiamata, "nel piazzale dei Daini, all'interno di Villa Borghese. Per l'esattezza in una antica cisterna che è poco meno di un monumento. Un luogo sottoposto ai vincoli della Sovrintendenza, a un passo dalla Galleria Borghese, proprio dinanzi all'ingresso di via Raimondi";

gli agenti all'interno trovarono un vero e proprio ufficio, una camera da letto, cucina e bagno e una persona che viveva e lavorava lì, «subito identificata, che disse di essere un militante del Popolo di Roma. "Sono il guardiano, questa è una sede dell'organizzazione" (...) "effettuarono un sopralluogo sequestrando materiale politico, locandine e documenti";

si tratta dell'ennesima strana vicenda dalla quale, ancora una volta, emerge una gestione non trasparente dei beni pubblici, come sempre a danno dei cittadini;

considerato che:

alle ingenti somme impiegate dal Comune per la malagestione del sistema dell'edilizia pubblica corrisponde, dimostrando ancora una volta la generale cattiva gestione delle risorse pubbliche, la delibera della Giunta n. 281 del 15 settembre 2010, meglio nota come del "pro soluto";

con la delibera n. 281 del 2010, infatti, il Comune ha deciso di pianificare l'insolvenza dell'amministrazione comunale fino a 210 giorni, mettendo così in crisi il terzo settore costretto a rivolgersi alla banche (e prendere su di sé gli interessi del 3 per cento, interessi però, in realtà, riferibili ad un debito proprio del Comune (il meccanismo della delibera non prevede risorse aggiuntive per gli interessi dovuti alle banche);

risulta evidente che una problematica di primaria rilevanza sociale come quella dell'emergenza abitativa si sia trasformata, a giudizio dell'interrogante vergognosamente e ancora una volta, in un business a danno dei cittadini e a vantaggio dei politici del Campidoglio e dei loro sodali;

sebbene l'interrogante ritenga fondamentale dare assistenza alle famiglie bisognose cercando di garantire a tutti il diritto all'abitazione, la somma impiegata a tal fine dal Comune non può non essere valutata come eccessiva e non corrispondente ad un uso sensato ed adeguato delle risorse pubbliche, né può non essere considerata la gravità delle preferenze accordate ad alcuni cittadini solo per l'appartenenza politica;

a parere dell'interrogante è vergognoso e immorale che un Comune, in assenza di risorse economiche, decida di penalizzare il terzo settore mettendolo in balia delle banche, e al contempo si permetta di spendere ingenti somme apparentemente finalizzate alla gestione del sistema di edilizia pubblica, in realtà dirette a far alloggiare, nel lusso, sodali e militanti politici,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti richiamati in premessa;

se e quali provvedimenti, nell'ambito delle rispettive competenze, intendano adottare a garanzia dei cittadini e del buon utilizzo delle risorse pubbliche.

(4-05407)

PEDICA - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

in data 9 giugno 2011 il sito web www.civitanews.it rendeva noto il rinvio a giudizio disposto l'8 giugno 2011 dal Tribunale di Civitavecchia nei confronti del signor Giuliano Sala, attuale sindaco del Comune di Bracciano, e del signor Maurizio Capparella, assessore all'Urbanistica del medesimo Comune, per il reato di abuso d'ufficio, nonché del signor Liberato Cavini, assessore al Bilancio, per il reato di tentata concussione;

dall'articolo pubblicato sul sito www.iltabloid.it risulta in particolare che «il Sindaco Sala e l'Assessore Capparella sono stati rinviati a giudizio perché, secondo l'accusa, nell'ottobre 2008 avrebbero inviato al denunciante e al suo avvocato una lettera peraltro scritta dall'avvocato del Comune di Bracciano e solamente firmata, per indicare il percorso urbanistico da seguire al fine di risolvere una annosa questione che si protraeva fin dal 2005. (…) Per quanto concerne l'Assessore Cavini, di professione ingegnere, l'accusa sostiene che, nel gennaio 2007, avrebbe offerto al cittadino la possibilità di risolvere la pratica qualora, in qualità di professionista, gli avesse affidato un incarico professionale»;

in relazione al signor Cavini, lo stesso articolo precisa però che in realtà «ferma restando la fiducia nell'azione di accertamento dei fatti da parte dell'Autorità giudiziaria, si vuole precisare che - a differenza di quanto sostenuto dall'accusa e da quanto apparso in alcuni articoli stampa - all'epoca dei fatti, 10 gennaio 2007, l'Ingegner Cavini non ricopriva la carica di Vicesindaco (assunta solo a partire da giugno 2007 a seguito dell'elezione nelle fila dell'attuale maggioranza e del suo ingresso nella Giunta comunale), ma aveva il solo ruolo di Consigliere comunale di opposizione: un titolo pertanto privo di qualsivoglia "potere" nella fattispecie in oggetto»;

il Sindaco e gli assessori hanno già ribadito la correttezza del proprio operato ed il perseguimento del fine pubblico e hanno assicurato che continueranno a svolgere il proprio mandato fino alla scadenza naturale, attendendo il processo per poter chiarire fino in fondo le proprie posizioni;

considerato che:

tali fatti potrebbero essere sintomatici di una gestione poco corretta del Comune da parte degli amministratori nonché della violazione dei principi di correttezza, imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione a danno dei cittadini del Comune;

il testo unico della legge sull'ordinamento degli enti locali di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000, agli articoli 141 e seguenti, disciplina, tra l'altro, le ipotesi di scioglimento e sospensione dei consigli comunali e provinciali, nonché quelle relative alla rimozione e sospensione di amministratori locali,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti in premessa;

se, nell'ambito delle proprie competenze, non ritenga opportuno adottare i provvedimenti necessari al fine di assicurare la corretta amministrazione del Comune e in particolar modo quelli previsti dal testo unico di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000.

(4-05408)

IZZO - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e per la pubblica amministrazione e l'innovazione - Premesso che:

l'art. 2, comma 1-ter, del decreto-legge 25 marzo 2010, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2010, n. 73, allo scopo di razionalizzare l'assetto organizzativo dell'amministrazione economico-finanziaria e di potenziare l'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato (AAMS), ha previsto la soppressione delle Direzioni territoriali dell'economia e delle finanze e il trasferimento, anche in soprannumero, del personale in servizio presso gli uffici territoriali soppressi, anche con qualifica dirigenziale, prioritariamente e su base volontaria, presso l'AAMS;

con decreto ministeriale del 23 dicembre 2011 è stato disposto, in attuazione delle disposizioni legislative in questione, il trasferimento all'AAMS, a decorrere dal 1° marzo 2011, di circa 1.400 lavoratori e di n. 7 dirigenti di seconda fascia;

l'operazione innanzi sinteticamente descritta, che si è rivelata molto complessa soprattutto per quanto attiene ai profili logistico-funzionali, contemplava l'adozione di un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di ridefinizione delle dotazioni organiche del personale del Ministero dell'economia e delle finanze e dell'AAMS anche con qualifica dirigenziale, allo scopo di rendere effettivo il potenziamento dell'attività dell'AAMS, consentendo peraltro una nuova articolazione territoriale delle proprie strutture di livello provinciale;

il direttore dell'AAMS , nel corso di una serie di audizioni parlamentari tenutesi negli ultimi mesi dell'anno 2010, ha costantemente ribadito la necessità di istituire nuove sedi di livello provinciale, la maggior parte delle quali di livello dirigenziale, allo scopo di potenziare in maniera efficace l'azione istituzionale dell'AAMS sul territorio, con particolare riferimento alla necessità di avviare un'efficace azione di contrasto del gioco illegale, che sottrae ingenti risorse finanziarie all'erario;

la legge 13 dicembre 2010, n. 220 (legge di stabilità 2011) attribuisce all'AAMS ulteriori compiti di contrasto del gioco illegale, dell'evasione fiscale in materia di scommesse e di tutela dei minori, anche con l'obiettivo di acquisire risorse finanziarie destinate al finanziamento degli interventi di sostegno, tra l'altro, dell'istruzione e della ricerca scientifica;

tale programma di potenziamento dell'AAMS, nelle varie fasi in cui è stato definito dal legislatore, assume un rilievo fondamentale nel quadro delle azioni del Governo preordinate alla lotta alla criminalità organizzata che purtroppo, nel settore dei giochi e delle scommesse, mostra allarmanti livelli di penetrazione, come dimostrato da alcuni recenti episodi di cronaca;

ciò nonostante, la nuova articolazione territoriale dell'AAMS, più volte preannunciata, ad oggi non risulta ancora definita, né risulta avviato alcun programma complessivo di decentramento, ancorché transitorio, delle attività istituzionali alle strutture di livello provinciale;

di conseguenza, il personale trasferito dal Ministero dell'economia e delle finanze il 1° marzo 2010, inclusi i dirigenti, permane in una mortificante condizione di sostanziale inattività, in assenza peraltro di un programma di formazione e inserimento nei nuovi processi di lavoro, anch'essi tutt'altro che definiti sul piano organizzativo e ciò nonostante l'elevato livello di esperienza e professionalità acquisita nell'esercizio delle importanti funzioni svolte in precedenza,

si chiede di conoscere:

quali siano lo stato dell'iter di definizione e i tempi di emanazione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di rideterminazione delle dotazioni organiche del personale, anche con qualifica dirigenziale, dell'AAMS;

se si intenda promuovere l'adozione di iniziative di natura legislativa, anche in via di urgenza, allo scopo di dare il massimo impulso alla nuova organizzazione territoriale dell'AAMS, nelle more della sua più volte annunciata trasformazione in Agenzia fiscale;

se sia in programma l'emanazione di direttive rivolte all'AAMS tendenti ad avviare in ogni caso un effettivo decentramento di funzioni, nell'intero ambito nazionale e in coerenza con le reali condizioni logistico-funzionali delle singole realtà operative, alle strutture di livello provinciale;

quali iniziative s'intendano adottare per assicurare il sollecito avvio di un programma organico di formazione dei dirigenti e del personale trasferito dal Ministero dell'economia e delle finanze, preordinato al loro effettivo inserimento nei processi di lavoro dell'AAMS;

quali iniziative si intendano adottare per assicurare al personale dirigente recentemente trasferito dal Ministero dell'economia e delle finanze un reale inserimento nei processi istituzionali e gestionali dell'AAMS in condizioni di pari dignità e di effettività di funzioni con i colleghi già operanti nell'ambito dell'Amministrazione.

(4-05409)

ARMATO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

in data 9 giugno 2011, l'ex sindaco di Casal di Principe (Caserta) è stato vittima di gravi intimidazioni, giunte con una lettera anonima, scritta sul retro di una carta intestata del Comune, trovata dallo stesso Renato Natale sotto il cancello di casa sua;

l'ex sindaco di Casal di Principe, che ha ricevuto solidarietà dal mondo politico, da movimenti per la legalità e da molte associazioni (Centro di servizi del volontariato di Caserta, Arci Caserta, "Don Peppe Diana", "Libera Caserta" e "Assovoce"), che hanno organizzato anche una manifestazione in suo onore, è uno dei principali protagonisti della lotta alla camorra nel territorio campano, sempre in prima linea contro i tentativi di infiltrazioni e condizionamenti della macchina comunale;

non è la prima minaccia, secondo quanto si apprende dalla stampa locale, ricevuta dall'ex sindaco di Casal di Principe, attualmente commissario cittadino del Pd, Presidente dell'associazione "Jerry Masslo" che si occupa di assistenza agli immigrati e componente di diverse associazioni del terzo settore;

la lettera, scritta a mano, conterrebbe minacce di morte, dirette non solo a Natale, ma anche ai membri della sua famiglia, per il suo presunto interesse legato a "lavori pubblici e appalti";

il giorno successivo alle minacce, Natale - secondo quanto riporta la stampa locale - avrebbe presentato denuncia ai carabinieri di Casal di Principe, dichiarando di non comprendere i motivi di tali minacce, essendo ormai estraneo da anni a "fatti amministrativi e ad appalti",

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti;

quali misure urgenti intenda adottare per garantire l'incolumità dell'ex sindaco Renato Natale e della sua famiglia, già vittima di numerosi messaggi intimidatori da parte della criminalità organizzata, anche al fine di assicurare che gli autori di tali atti siano consegnati alla giustizia;

quali iniziative ritenga opportuno adottare, con atti di propria competenza, per assicurare il controllo del territorio e la tutela di chi opera per la legalità.

(4-05410)

TOMASELLI - Al Ministro per il turismo - Premesso che:

il 9 giugno 2011, presso Palazzo Chigi, il Ministro del turismo on. Michela Vittoria Brambilla ha presentato alla stampa uno spot sulla promozione del turismo nel Mezzogiorno, destinato al mercato nazionale nel quale vengono mostrate tredici località di varie regioni meridionali;

nell'ambito di tale presentazione pubblica, il Ministro ha sostenuto, come riportato da diverse agenzie di stampa (si veda, ad esempio, "AgenParl"), che "dobbiamo tutelare l'immagine turistica del nostro meridione con la massima attenzione, anche in riferimento ai possibili effetti negativi dei rivolgimenti sociali e politici del Nord Africa e del conflitto in Libia";

tale spot si configura sostanzialmente come un'azione risarcitoria verso territori e città che hanno subìto nei mesi scorsi e stanno ancora subendo notevoli disagi in relazione ai rilevanti flussi migratori provenienti da vari Paesi del Nord Africa;

considerato che:

dai contenuti del citato spot promozionale è stata inaspettatamente esclusa la città di Oria (Brindisi), la comunità maggiormente penalizzata dalla presenza del Centro d'accoglienza formalmente ubicato in agro di Manduria (Taranto) presso l'ex aeroporto militare, ma di fatto ben più contiguo al territorio oritano;

proprio la città di Oria nelle scorse settimane, in concomitanza con la installazione del Centro e con la presenza in pochi giorni di un ingente numero di immigrati, giunti fino a circa duemila, è quella che ha dovuto fronteggiare una vera e propria emergenza sociale, accogliendo con grande generosità centinaia e centinaia di disperati che si sono riversati in città cercando e trovando accoglienza, cibo, aiuti umanitari, sostegno anche economico da parte della popolazione residente;

detto centro è ancora in piena attività e proprio nei giorni scorsi è stato annunciato l'arrivo di ulteriori 900 immigrati che si vanno ad aggiungere ai 600 presenti attualmente;

la città di Oria ha mostrato e continua a mostrare uno spirito di solidarietà immenso, fronteggiando una situazione di grande criticità, nonostante le cronache, specie nei mesi di marzo e aprile, abbiano registrato episodi di difficile convivenza, com'è fisiologico che accada quando la convivenza è imposta dall'alto per di più dall'oggi al domani, episodi strettamente collegati alla presenza degli ospiti del Centro, qui efficacemente ribattezzato "Tendopoli";

sono venute in quei giorni numerose promesse di iniziative ed interventi risarcitori anche per la città di Oria, di cui a tutt'oggi non vi è alcuna concreta traccia;

tra le iniziative valutate vi era stata proprio la realizzazione di uno spot promozionale da mandare in onda sulle reti televisive nazionali, proposto e realizzato in forma gratuita da un'impresa giornalistica ed editoriale locale;

ricordato che:

Oria conta ben 3.000 anni di storia e risorse naturalistiche, architettonico-paesaggistiche e culturali, a cominciare dal Castello normanno svevo fatto edificare da Federico II e dal corteo-torneo dei Rioni, prestigiosa rievocazione storica abbinata più volte alla lotteria Italia;

nei giorni scorsi il neo Sindaco di Oria, Cosimo Pomarico, ha scritto al Ministro del turismo per lamentare tale ingiusta penalizzazione, che, al danno dell'emergenza immigrazione, aggiunge la beffa di un mancato coinvolgimento in una adeguata azione promozionale delle potenzialità turistiche del territorio,

si chiede di sapere:

quali siano le eventuali ragioni - a parte una censurabile dimenticanza - che hanno portato alla esclusione della città di Oria da tale spot promozionale;

quali iniziative il Ministro in indirizzo ritenga di dover attivare per garantire il pieno coinvolgimento della città di Oria nelle attività di promozione del turismo nel Mezzogiorno, con particolare riguardo, come dallo stesso Ministro affermato, ai territori che - come nel caso della città di Oria - hanno subìto (e stanno ancora subendo) gli effetti negativi dei rivolgimenti sociali e politici del Nord Africa e del conflitto in Libia.

(4-05411)

MARINO Ignazio, PORETTI, CAROFIGLIO, MARINARO, DE LUCA, NEROZZI, VITA, SANGALLI, FIORONI, AGOSTINI, GRANAIOLA, MOLINARI, BIONDELLI, PIGNEDOLI, DE SENA, DEL VECCHIO, MORRI, MICHELONI, PASSONI, ADAMO, CRISAFULLI, CARLONI, CHIAROMONTE, SERAFINI Anna Maria, MONACO, VIMERCATI, CASSON, FILIPPI Marco, GARAVAGLIA Mariapia, ANDRIA, PEGORER, CHIURAZZI, TONINI, RANUCCI, PERDUCA - Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e degli affari esteri -

(4-05412)

(Già 2-00325)