Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 567 del 15/06/2011
LANNUTTI -
Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che un articolo del "Corriere dello sport" del 13 giugno 2011 riferisce che «C'è una sottile linea rossa che unisce, inconsapevolmente, un arbitro, un bookmaker inglese, una lettera, lo scandalo che sta travolgendo, ancora una volta, il nostro calcio (con una partita in particolare, finita nel mirino degli inquirenti), l'Associazione Italiana Arbitri e due dei protagonisti al centro dell'inchiesta della Procura di Cremona, il portiere ex Cremonese e Benevento, Marco Paoloni, e il socio di due agenzie di scommesse (il gruppo è - maledetta casualità - lo stesso), Massimo Erodiani. L'arbitro è Claudio Gavillucci, sezione Aia di Latina, promessa arbitrale da tre stagioni alla Can Pro (all'epoca della promozione, estate 2008, si chiamava ancora Can C), in odore di promozione (con i colleghi Di Paolo, Irrati, Viti, Di Bello e Mariani). La linea rossa del destino lo porta, quest'anno a dirigere (anche) Cremonese-Spezia, partita finita 2-2 che a tre minuti dalla fine era 2-0, partita nella quale Paoloni si fa rubare il pallone dalle mani da Colombo e finisce per spintonare proprio Gavillucci, che deve espellerlo. Partita che è - con altre - al centro delle indagini dei pm di Cremona. Ma la linea rossa, che fa sempre più rima con diabolica coincidenza, aveva cominciato a tratteggiare il suo filo già prima. (...) Claudio Gavillucci, di professione, si occupava di alcuni dipartimenti (Customer Service, Pubbliche relazioni e Comunicazioni) dell'agenzia di scommesse Stanleybet, il bookie inglese che banca, ovviamente, anche partite di Lega Pro. È proprio nell'anno della sua promozione all'allora serie C che la Stanleybet invia (anche con corriere UPS e con tanto di ricevute) all'allora presidente della sezione Aia di Latina, Giancarlo Bersanetti, una lettera (in nostro possesso) per spiegare quali sono le mansioni che l'arbitro occupa all'interno dell'agenzia, anche per capire la portata dell'eventuale incompatibilità. Lettera firmata (di suo pugno) addirittura da John Whittaker, all'epoca Managing Director e ora Ceo di Stanleybet. Destino diabolico e beffardo. Perché Gavillucci, posto davanti ad una scelta a gennaio di quest'anno dal bookie inglese, ha dato le dimissioni da Stanleybet per inseguire il suo sogno nell'arbitraggio. Dimissioni che avevano come time limit la finale di Champions (28 maggio), ma visto che quest'anno si è giocato di sabato, tutto è slittato alla settimana successiva. Al primo giugno, giorno in cui scoppia lo scandalo scommesse. Ma non è finita. (...) L'inconsapevole linea rossa stava annodando un altro cappiolo. Perché le agenzie gestite da Massimo Erodiani (con Francesca La Civita, entrambi sono ai domiciliari) appartengono entrambe allo stesso gruppo ed il gruppo, che dal 1997 ha fissato il suo quartier generale a Liverpool, è quello di Stanleybet. L'AIA (Associazione Italiana Arbitri), sapeva, dunque, tutto. Perché era stata informata direttamente dalla società di scommesse, con una lettera de
l 3 luglio 2008, alla quale Stanleybet non ha mai ricevuto risposta. E perché ogni arbitro deve compilare (art. 3 delle norme di funzionamento dell'Aia) un «foglio notizie, da aggiornare annualmente, contenente i dati interessanti l'associato (cognome, nome (...) professione e rapporto di lavoro...)»,
si chiede di sapere:
se, alla luce di quanto esposto in premessa, il Governo non ritenga che vi possano essere ragioni di incompatibilità quando un arbitro dell'AIA lavora per un'agenzia di scommesse che quota anche le partite che lui dirige;
se sia a conoscenza dei motivi per cui l'AIA, pur sapendo, non abbia fatto nulla sottovalutando una questione così delicata, soprattutto da un punto di vista etico.
(4-05399)