il quotidiano "Il Messaggero" in data 13 giugno 2011 pubblicava un articolo intitolato "Roma, villini d'oro ai senzatetto - sul Campidoglio scoppia la bufera", rendendo nota una vicenda relativa al lussuoso residence Borgo del Poggio sito in Via Fioranello 186;
secondo quanto risulta dall'articolo, per il lussuoso residence, utilizzato come luogo per ospitare le famiglie aventi diritto all'abitazione di edilizia popolare, "il Campidoglio spende di canone 2 milioni e 600 mila euro l'anno, circa 2250 euro a famiglia, gas, acqua e luce a parte";
tra l'altro si legge che tale cifra "potrebbe essere anche superiore se risultasse esatta la verifica dell'Agenzia del territorio per la quale gli alloggi accatastati sono 79 e non 96. Il Comune avrebbe pagato, dunque, in questo caso per due anni il canone per 17 abitazioni inesistenti";
considerato che:
secondo l'articolo, sembra che nel 2010 il Comune abbia speso ben 33.370.000 euro per dare un tetto a 1.301 famiglie, con un costo a persona di 842 euro al mese;
emerge, ictu oculi, come con una somma alta come quella indicata il Comune avrebbe potuto aiutare e assistere molte più famiglie, nonché, calcolando quanto pagato nel corso degli anni, realizzare abitazioni che ora sarebbero di proprietà del Comune stesso;
non deve infatti essere ignorato il fatto che l'emergenza abitativa a Roma è estremamente alta, con ben 30.000 domande per l'assegnazione degli alloggi di edilizia popolare;
premesso inoltre che:
sempre in data 13 giugno il quotidiano "Il Messaggero" pubblicava un articolo intitolato "Un nuovo caso: immobili ai simpatizzanti di CasaPound e del Popolo di Roma", rendendo pubblico un altro caso di mala gestione nell'ambito dell'assegnazione delle case di edilizia popolare;
nell'articolo si legge di come siano riscontrabili ipotesi di immobili di edilizia pubblica "interamente o quasi destinati ai simpatizzanti di CasaPound e del Popolo di Roma. È il caso di via Valerio Giacomini 33, un edificio apparentemente anonimo in una delle stradine che immettono sull'Ardeatina, a un passo dal Santuario del Divino Amore. Qui, in un immobile originariamente destinato a ospitare un impianto sportivo polifunzionale, da circa due anni risiedono 37 famiglie. (…) Nel garage il camper con l'organizzazione di Castellino sulla cassetta della posta il recapito dell'Associazione Casa Italia non lasciano spazi a dubbi";
dall'articolo emerge altresì che il Comune paga"un canone annuo di 805 mila euro", che le 37 famiglie, dopo un iniziale accordo che prevedeva il pagamento per ognuna di 150 euro mensili, attualmente sono autorizzate a non corrispondere nulla fino al 2015 e che "il servizio di sorveglianza è garantito dagli stessi occupanti in cambio di qualche migliaio di euro al mese. Insomma ad abitare in questa specie di fortino ci si guadagna";
si dà atto anche di un'altra particolare vicenda resa nota dopo un intervento degli agenti della Polizia Municipale, intervenuti per una chiamata, "nel piazzale dei Daini, all'interno di Villa Borghese. Per l'esattezza in una antica cisterna che è poco meno di un monumento. Un luogo sottoposto ai vincoli della Sovrintendenza, a un passo dalla Galleria Borghese, proprio dinanzi all'ingresso di via Raimondi";
gli agenti all'interno trovarono un vero e proprio ufficio, una camera da letto, cucina e bagno e una persona che viveva e lavorava lì, «subito identificata, che disse di essere un militante del Popolo di Roma. "Sono il guardiano, questa è una sede dell'organizzazione" (...) "effettuarono un sopralluogo sequestrando materiale politico, locandine e documenti";
si tratta dell'ennesima strana vicenda dalla quale, ancora una volta, emerge una gestione non trasparente dei beni pubblici, come sempre a danno dei cittadini;
considerato che:
alle ingenti somme impiegate dal Comune per la malagestione del sistema dell'edilizia pubblica corrisponde, dimostrando ancora una volta la generale cattiva gestione delle risorse pubbliche, la delibera della Giunta n. 281 del 15 settembre 2010, meglio nota come del "pro soluto";
con la delibera n. 281 del 2010, infatti, il Comune ha deciso di pianificare l'insolvenza dell'amministrazione comunale fino a 210 giorni, mettendo così in crisi il terzo settore costretto a rivolgersi alla banche (e prendere su di sé gli interessi del 3 per cento, interessi però, in realtà, riferibili ad un debito proprio del Comune (il meccanismo della delibera non prevede risorse aggiuntive per gli interessi dovuti alle banche);
risulta evidente che una problematica di primaria rilevanza sociale come quella dell'emergenza abitativa si sia trasformata, a giudizio dell'interrogante vergognosamente e ancora una volta, in un business a danno dei cittadini e a vantaggio dei politici del Campidoglio e dei loro sodali;
sebbene l'interrogante ritenga fondamentale dare assistenza alle famiglie bisognose cercando di garantire a tutti il diritto all'abitazione, la somma impiegata a tal fine dal Comune non può non essere valutata come eccessiva e non corrispondente ad un uso sensato ed adeguato delle risorse pubbliche, né può non essere considerata la gravità delle preferenze accordate ad alcuni cittadini solo per l'appartenenza politica;
a parere dell'interrogante è vergognoso e immorale che un Comune, in assenza di risorse economiche, decida di penalizzare il terzo settore mettendolo in balia delle banche, e al contempo si permetta di spendere ingenti somme apparentemente finalizzate alla gestione del sistema di edilizia pubblica, in realtà dirette a far alloggiare, nel lusso, sodali e militanti politici,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti richiamati in premessa;
se e quali provvedimenti, nell'ambito delle rispettive competenze, intendano adottare a garanzia dei cittadini e del buon utilizzo delle risorse pubbliche.
(4-05407)