ADAMO, RUSCONI, VIMERCATI, ROILO, BASSOLI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
da notizie stampa e da documenti delle organizzazioni sindacali che hanno manifestato unitariamente il 9 maggio 2011 a Milano si apprende che presso l'istituto professionale serale "Bertarelli" di Milano non sarebbero state autorizzate dalle autorità scolastiche due classi (per un totale di 62 iscritti) perché più del 30 per cento degli allievi sarebbe rappresentato da cittadini stranieri;
la scelta di non attivare le classi si basa sulla circolare recante «Indicazioni e raccomandazioni per l'integrazione di alunni con cittadinanza non italiana» che, come si è appreso dal comunicato stampa ufficiale del Ministero, il Ministro in indirizzo ha inviato a tutti gli Uffici scolastici regionali in data 8 gennaio 2010;
la circolare stabilisce che: «Le iscrizioni di minori non italiani non dovranno superare il 30% degli iscritti e in particolare: a) il numero degli alunni stranieri presenti in ciascuna classe non potrà superare di norma il 30% del totale degli iscritti, quale esito di una equilibrata distribuzione degli alunni con cittadinanza non italiana tra istituti dello stesso territorio; b) il limite del 30% entrerà in vigore dall'anno scolastico 2010-2011 in modo graduale: verrà infatti introdotto a partire dalle classi prime sia della scuola primaria, sia della scuola secondaria di I e II grado» (si veda il sito web del Ministero all'indirizzo www.istruzione.it/web/ministero/cs080110);
in un comunicato stampa congiunto dei segretari generali regionali di FLC Cgil, Cisl Scuola e Uil Scuola per la Lombardia (datato 10 giugno 2011) si smentisce fermamente qualsiasi accordo sindacale in materia;
considerato che:
tali disposizioni, criticabili e criticate, che peraltro presentano già gravi profili di incostituzionalità rispetto al diritto allo studio per le classi diurne, fanno chiaramente riferimento a bambini e ragazzi in età scolare e non sono mai state considerate riferibili ai percorsi serali, i cui fruitori sono primariamente studenti lavoratori per la maggior parte, e comprensibilmente, stranieri;
la Corte costituzionale, da ultimo in una sentenza del 2010 (n. 299), ha ricordato, richiamando le sentenze n. 156 del 2006 e n. 300 del 2005, che l'intervento pubblico concernente gli stranieri non può, infatti, limitarsi al controllo dell'ingresso e del soggiorno degli stessi sul territorio nazionale, ma deve necessariamente considerare altri ambiti - dall'assistenza sociale all'istruzione, dalla salute all'abitazione - che coinvolgono molteplici competenze normative, alcune attribuite allo Stato, altre alle Regioni;
in siffatta ottica una politica di integrazione dovrebbe pertanto favorire al massimo la volontà e la possibilità per i lavoratori stranieri di studiare, acquisire una qualifica professionale e integrarsi nel nostro Paese attraverso lo studio della lingua italiana;
valutato inoltre che:
per i 62 studenti in questione si tratterebbe di rinunciare, dal momento che le altre offerte pubbliche presentano gli stessi problemi, e rivolgersi a pagamento a strutture private è ovviamente impraticabile per questi lavoratori;
l'istituto Bertarelli è da anni punto di riferimento per l'offerta di istruzione serale in una città, Milano, che dagli inizi del '900 ha sempre offerto una seconda chance per chi, per qualsiasi ragione, non ha potuto completare gli studi,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti;
se condivida la peculiare interpretazione della circolare ministeriale fornita dai funzionari ministeriali locali;
se non ritenga che tale interpretazione a danno della scuola Bertarelli possa costituire un precedente che porterebbe al graduale ridimensionamento o alla chiusura delle scuole serali per lavoratori;
se non ritenga di dover, quindi, intervenire tempestivamente con un chiarimento della norma che salvaguardi non solo il diritto all'istruzione dei 62 iscritti del Bertarelli, ma più in generale la funzione sociale insostituibile delle scuole serali sia per l'attuazione del diritto costituzionale all'istruzione che per la fondamentale integrazione dei lavoratori e studenti di origine straniera.
(3-02243)
MARINARO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
il 10 giugno 2011 il comitato romano "2 Sì per l'acqua bene comune" ha organizzato un corteo autorizzato dalla Questura di Roma;
la Questura in data 6 giugno ha negato l'autorizzazione a percorrere le strade principali del quartiere Centocelle imponendo ai cittadini un diverso itinerario, che ha confinato il corteo nelle stradine periferiche ed isolate del quartiere, ad avviso dell'interrogante senza che ciò fosse giustificato da motivi di ordine pubblico;
a seguito delle proteste degli organizzatori è risultato che la decisione di imporre un percorso alternativo è stata frutto di pressioni politiche;
se i fatti esposti risultassero veritieri, si sarebbe di fronte ad un grave vulnus del diritto costituzionale sull'organizzazione delle campagne referendarie e sulla libertà di manifestazione,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda chiarire la dinamica dei fatti e adoperarsi per evitare il ripetersi di questo tipo di violazioni costituzionali e delle libertà e diritti dei cittadini.
(3-02244)
VALENTINO - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
il pubblico ministero presso la Procura di Napoli, Giuseppe Narducci, è entrato a far parte della giunta del Comune di Napoli in qualità di Assessore;
tale situazione appare per molti versi singolare poiché il dottor Narducci fino a qualche tempo fa era uno dei protagonisti delle iniziative giudiziarie assunte dalla Procura di Napoli nei confronti dell'on. Nicola Cosentino, coordinatore regionale del Popolo della Libertà in Campania;
l'incarico di assessore assunto dal dottor Narducci lo pone in una posizione di evidente contrapposizione politica rispetto a Cosentino proprio nella città di Napoli, capoluogo della regione ove il deputato del PdL svolge i compiti connessi alle sue funzioni di uomo di partito;
tutto ciò rende plausibile la supposizione che Narducci abbia potuto perseguire in sede giudiziaria Cosentino per screditarne l'immagine, contribuire, così, alla vittoria del mondo politico nel quale si riconosce, utilizzare, dunque, le proprie funzioni di magistrato senza alcuna imparzialità e per finalità del tutto diverse da quelle per le quali gli sono state conferite;
tale stato di cose si rivela in tutta la sua gravità, lede, oggettivamente, il prestigio dell'ordine giudiziario ed impone, quindi, che gli organi deputati ne assumano formale cognizione per dare corso alle iniziative consequenziali,
si chiede di conoscere se il Ministro in indirizzo non debba, in una situazione siffatta, avviare, dopo aver effettuato gli accertamenti più opportuni, l'azione disciplinare nei confronti del magistrato-assessore-contraddittore politico e giudiziario dell'esponente campano del PdL.
(3-02245)