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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 567 del 15/06/2011


RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza della vice presidente BONINO

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,34).

Si dia lettura del processo verbale.

THALER AUSSERHOFER, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 16,40).

Saluto ad una delegazione del Parlamento dell'Azerbaigian

PRESIDENTE. Colleghi, a nome di tutta l'Assemblea, porgo i saluti all'onorevole Samad Seyidov, presidente della Commissione affari europei e internazionali del Parlamento dell'Azerbaigian, che è accompagnato dall'onorevole Azer Karimli, presidente del Gruppo parlamentare di amicizia Azerbaigian-Italia. (Applausi).

I due ospiti sono stati invitati dalla senatrice Rossana Boldi, presidente della Commissione politiche dell'Unione europea, per partecipare a una tavola rotonda sui rapporti tra l'Italia e l'Azerbaigian, che si è tenuta nella giornata odierna in Senato. Grazie e benvenuti. (Applausi).

Senato, composizione

PRESIDENTE. Informo che la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha comunicato che, occorrendo provvedere, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, nonché del parere della Giunta per il Regolamento espresso nella seduta del 7 giugno 2006, all'attribuzione del seggio resosi vacante nella Regione Lombardia a seguito della morte del senatore Romano Comincioli, (per la quale voglio esprimere, a nome dell'Assemblea, le condoglianze a tutta la famiglia), ha riscontrato, nella seduta odierna, che il candidato che segue immediatamente l'ultimo degli eletti nell'ordine progressivo della lista alla quale apparteneva il predetto senatore è Antonio Del Pennino.

Do atto alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari di questa sua comunicazione e proclamo senatore Antonio Del Pennino. (Applausi).

Avverto che da oggi decorre, nei confronti del nuovo proclamato, il termine di venti giorni per la presentazione di eventuali reclami.

Seguito della discussione dei disegni di legge:

(2156) Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione

(2044) BAIO ed altri. - Misure per contrastare fenomeni corruttivi nel rapporto tra eletti, cittadini e pubblica amministrazione

(2164) LI GOTTI ed altri. - Norme per il contrasto alla corruzione nella pubblica amministrazione e in materia di cause ostative all'assunzione di incarichi di governo, incandidabilità ed ineleggibilità dei condannati per reati contro la pubblica amministrazione. Delega al Governo in materia di coordinamento del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267

(2168) D'ALIA. - Disciplina della partecipazione alla vita pubblica e degli emolumenti per l'esercizio della funzione pubblica, regolamentazione degli incarichi di consulenza e norme in materia di contrasto a fenomeni di corruzione

(2174) FINOCCHIARO ed altri. - Norme per il contrasto alla corruzione nella pubblica amministrazione e nel settore privato. Cause ostative all'assunzione di incarichi di governo, incandidabilità ed ineleggibilità dei responsabili per reati contro la pubblica amministrazione e collegati

(2340) DELLA MONICA ed altri. - Norme per la trasparenza, la prevenzione e la repressione della corruzione e per il contrasto alla illegalità nel settore pubblico e privato

(2346) ZANDA. - Norme per il contrasto alla corruzione nella pubblica amministrazione e nel settore privato(ore 16,42)

Approvazione, con modificazioni, del disegno di legge n. 2156

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge nn. 2156, 2044, 2164, 2168, 2174, 2340 e 2346.

Riprendiamo l'esame degli articoli del disegno di legge n. 2156.

Ricordo che nella seduta di ieri sono stati stralciati gli articoli 7, 8 e 9 e sono stati accantonati gli articoli 10, 11, 12 e 13 e i relativi emendamenti.

Invito il senatore Segretario a dar lettura del parere espresso dalla 5a Commissione permanente sugli ulteriori emendamenti e subemendamenti presentati al disegno di legge in esame.

THALER AUSSERHOFER, segretario. «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminati gli ulteriori emendamenti 2.0.2000, 4.1000, 10.251 (testo 2) e 11.400, e i relativi subemendamenti, trasmessi dall'Assemblea, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo, ad eccezione che sulle proposte 2.0.2000/1 e 2.0.2000/8, sulle quali il parere è contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione».

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'emendamento 2.0.2000, presentato dal Governo, tendente ad inserire un articolo aggiuntivo dopo l'articolo 2, dei relativi subemendamenti e di un ordine del giorno, che invito i presentatori ad illustrare.

SPADONI URBANI (PdL). Signora Presidente l'emendamento 2.0.2000/7 è stato in qualche modo da me già illustrato in sede di esame dell'articolo 1. Ritengo non basti far ruotare solamente i dirigenti dei settori a rischio di corruzione: per me i dirigenti sono tutti uguali, tutti corretti, ma penso sia meglio prevenire che dover rincorrere successivamente.

Credo che i dirigenti siano tutti allo stesso livello, e per questo l'emendamento tende a fare in modo che la rotazione sia prevista per tutti i settori della dirigenza. (Brusìo. Richiami del Presidente). Ricordo che l'emendamento era stato approvato per alzata di mano e poi è venuto meno a seguito della reiezione dell'articolo 1.

PRESIDENTE. I restanti emendamenti e l'ordine del giorno si danno per illustrati. (Brusìo).

Colleghi, non è possibile lavorare in questo disordine; la Presidenza non riesce a seguire la seduta, peraltro, risulta complicata dal fatto che alcuni emendamenti si trovano nell'annesso VI ed altri sono contenuti in fogli aggiunti. Proprio in considerazione della complessità dei lavori, mi sono permessa di richiamare l'attenzione dell'Assemblea.

Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti e sull'ordine del giorno in esame.

AUGELLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signora Presidente, poiché il Governo non ha illustrato l'emendamento 2.0.2000, nel dare i pareri sui subemendamenti dirà qualche parola al riguardo.

Siamo arrivati alla presentazione di questo emendamento, che tra l'altro era anche il terzo (anche nelle discipline olimpiche questo numero segna il confine tra l'intraprendenza e l'ostinazione). Quindi, questo è stato il terzo tentativo del Governo per arrivare a salvare norme importanti, che tra l'altro ci consentiranno, se verranno approvate da questo ramo del Parlamento, di avvicinarci di molto a soddisfare quasi due terzi delle richieste... (Brusìo).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la Presidenza non è neanche in grado di ascoltare e quindi, tantomeno, di presiedere.

Prego, signor Sottosegretario.

AUGELLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Grazie, signora Presidente.

Dicevo che l'approvazione da parte del Senato di questo disegno di legge e, come speriamo, successivamente, in tempi ravvicinati, di quello di autorizzazione alla ratifica della Convenzione europea penale sulla corruzione, che è stato già approvato dalle Commissioni riunite 2a e 3a del Senato, ci consentirà di affermare che dal 2009 ad oggi avremo onorato i due terzi delle 22 prescrizioni che l'Italia aveva ricevuto dal GRECO nel 2009. Da questo punto di vista, era importante riuscire ad approvare questo articolo, per cui, prima di esprimere i pareri del Governo, sento la necessità di ringraziare tutti i Gruppi che hanno reso possibile la discussione di questa norma.

Quindi, nella sostanza, speriamo al termine della votazione di pervenire anche all'approvazione di un articolo che riesca a dare maggiore incisività a questo provvedimento.

Per quanto riguarda i pareri, il Governo è contrario all'emendamento 2.0.2000/1, perché si tratta di un'impostazione totalmente diversa da quella da esso proposta e sulla quale si è raccolta l'attenzione e il consenso di gran parte del Senato. Oltretutto, tale impostazione - lo ricordo - garantisce comunque la presenza di un soggetto assolutamente indipendente che è la Commissione per la valutazione, la trasparenza e l'integrità delle amministrazioni pubbliche (CiVIT), che compariva peraltro anche in alcuni emendamenti dell'opposizione. Questa indipendenza, lo ricordo a me stesso e non certo all'Aula, che lo sa molto bene, è assicurata dalle modalità di formazione di questo organismo, che viene composto su proposta del Governo (questo è vero), ma con decreto del Presidente della Repubblica e con una valutazione attenta delle competenti Commissioni parlamentari, che devono ratificarne la composizione con una maggioranza qualificata di due terzi. Da questo punto di vista, la strada scelta dal Governo è diversa da quella proposta da questo emendamento, e pertanto il parere è contrario.

Allo stesso modo, il parere è contrario all'emendamento 2.0.2000/2, perché è una proposta soppressiva che sostanzialmente non fa altro che riproporre in sedicesimo la stessa questione che viene posta nell'emendamento generale su cui ho già espresso parere contrario.

Allo stesso modo, il parere è contrario all'emendamento 2.0.2000/3, perché la soluzione che abbiamo proposto, che è quella di un organismo indipendente che controlla tutta l'attività anticorruzione e che però è sovraordinato, tant'è che approva il Piano annuale anticorruzione, prevede una separazione totale dal coordinamento invece delle attività amministrative contro la corruzione. Questo emendamento tende invece a riconfondere i due piani, e perciò il parere è contrario.

Sull'emendamento 2.02000/4, soppressivo del comma 3, il parere è contrario, e lo stesso vale per i successivi 2.0.2000/5 e 2.0.2000/6.

Il Governo è poi favorevole all'emendamento 2.0.2000/7, perché reintroduce un criterio di rotazione che è sempre stato presente in tutte le formulazioni della maggioranza e dell'opposizione; dovremmo però verificare tecnicamente come si inserisce nel testo, perciò le chiederei, signora Presidente, di accantonarlo, ma solo per pochi minuti, perché credo di poter poi confermare il parere favorevole.

Sull'emendamento soppressivo 2.0.2000/8 il parere è, infine, contrario.

PRESIDENTE. Dovrebbe esprimere il parere anche sull'ordine del giorno G2.0.100, presentato dalla senatrice Finocchiaro ed altri senatori.

AUGELLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Non l'ho qui davanti. Se non ricordo male, presidente Finocchiaro, si tratta di un ordine del giorno che impegna il Governo nell'ambito della riserva di risorse già presenti per la CiVIT. Accogliamo l'ordine del giorno G2.0.100 come raccomandazione, perché c'è un problema tecnico. (Brusio).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ho cercato di richiamare la vostra attenzione dall'inizio della seduta, essendo una seduta complicata nella gestione.

AUGELLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signora Presidente, ho commesso un errore di numerazione. Sull'emendamento 2.0.2000/3 credo di aver espresso un parere contrario, perché lo avevo scambiato con il successivo; invece, c'era un invito al ritiro rivolto al senatore Mazzatorta.

PRESIDENTE. Per essere chiari, lei si sta riferendo all'emendamento presentato dai senatori Mazzatorta, Bodega e Valli, e c'è un invito al ritiro, mentre conferma il parere contrario sugli emendamenti 2.0.2000/4, 2.0.2000/5 e 2.0.2000/6.

AUGELLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Sì, solo sull'emendamento 2.0.2000/7 mi riservo una valutazione quando si arriverà alla sua votazione.

PRESIDENTE. Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 2.0.2000/1 è improcedibile.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.0.2000/2.

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signora Presidente, abbiamo esaminato l'emendamento che il Governo ha proposto a seguito della soppressione da parte dell'Aula dell'articolo 1 del testo (che riguardava la disciplina prevista dalla Convenzione ONU sulla lotta alla corruzione relativa alla nuova disciplina delle funzioni dell'Autorità anticorruzione), più in linea con le disposizioni previste dall'articolo 6 della Convenzione stessa.

Tale Convenzione stabilisce che occorre individuare un'autorità, un ente, un soggetto che sia, non solo formalmente, ma anche sostanzialmente distinto dagli enti e dai soggetti che sono naturalmente destinatari dell'attività dell'Autorità anticorruzione, tant'è vero che vengono fissati i principi di autonomia e di indipendenza di questa autorità.

Faccio alcune considerazioni che attengono proprio al merito della questione introdotta dal Governo, perché do ovviamente per scontato che la valutazione che la Presidenza ha fatto sia conforme all'articolo 97 (non abbiamo dubbi al riguardo, ma appartiene alla Presidenza e non appartiene ovviamente a noi).

Il punto è che, al di là della legittima separazione delle funzioni amministrative relative all'attività che lo Stato - e per esso il Governo - deve fare per l'attività amministrativa... (Brusio).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi ho chiesto la cortesia di consentire lo sviluppo ordinato di una seduta complicata, e in questo chiasso non è davvero possibile.

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Grazie, signora Presidente.

Stavo dicendo che, al di là della legittima esigenza di natura amministrativa di un coordinamento interministeriale delle politiche del Governo contro la corruzione, che vengono introdotte nel testo proposto dall'Esecutivo in maniera oggettivamente plausibile, tutto ciò che attiene all'attività di vigilanza, di prevenzione e di controllo deve essere totalmente separato dal controllo dell'Esecutivo.

Perché ciò avvenga, è necessario che si istituisca una autorità o un'agenzia che possa assolvere a questo compito. Ed è necessario che si istituisca un'autorità indipendente o un'agenzia che sia titolare di poteri reali di intervento, di monitoraggio, di vigilanza, di ispezione, di controllo e che, in caso di inadempimento da parte delle pubbliche amministrazioni rispetto all'obbligo di adempiere al Piano nazionale anticorruzione o rispetto all'obbligo di fornire la documentazione e quant'altro sia necessario per potere conoscere in profondità eventuali degenerazioni dell'attività di quella pubblica amministrazione, deve essere nelle condizioni di poter intervenire con delle sanzioni e deve avere gli strumenti attraverso cui intervenire.

Ora, su questa parte, il Governo propone di affidare questi compiti alla CiVIT, cioè a questa Commissione che - lo ricordo a me stesso - è stata introdotta dalla riforma Brunetta e che dovrebbe occuparsi della valutazione dei dipendenti e dei dirigenti della pubblica amministrazione, e che dovrebbe predeterminare i parametri di efficienza delle singole amministrazioni e, quindi, perché così era previsto anche dalla norma che disciplina la istituzione della CiVIT, occuparsi anche di eventuali fenomeni distorsivi dal punto di vista dei fatti corruttivi. Già la norma vigente prevede, infatti, che, tra i compiti della CiVIT, vi sia anche quello della lotta alla corruzione.

Al riguardo, mi consentirà, signora Presidente, di nutrire qualche dubbio e qualche perplessità, perché questa Commissione non ha, di per sé, la possibilità di svolgere i compiti che già la legge le affida, cioè quelli di un intervento e di una verifica in ordine alla efficienza della pubblica amministrazione e, per essa, dei suoi dirigenti e dei suoi responsabili. Ciò è tanto vero che, qualche mese fa, il presidente della CiVIT si è dimesso, con una lettera indirizzata al Ministro per la pubblica amministrazione, dicendo e denunciando i limiti istituzionali e funzionali della Commissione, che, proprio perché non è solo nominata dall'Esecutivo ma, al di là della enunciazione formale, è dipendente dal punto di vista strutturale e funzionale dagli organi dell'Esecutivo e, per esso, dal Ministero per la pubblica amministrazione e dalla Presidenza del Consiglio, non è nelle condizioni strutturali e genetiche di svolgere le funzioni e i compiti per i quali doveva essere allora introdotta una autorità indipendente che si occupasse di valutare con criteri oggettivi i parametri e gli standard di efficienza delle pubbliche amministrazioni, a prescindere dal problema della lotta alla corruzione.

Il mio Gruppo parlamentare già allora si espresse criticamente contro la istituzione di questa Commissione e contro la riforma Brunetta, e i fatti ci hanno dato ragione, perché a distanza di anni dalla sua introduzione non è cambiato nulla nell'attività della pubblica amministrazione: la Commissione non funziona, tant'è vero che il suo presidente si è dimesso e già avendo compiti relativi alla prevenzione e alla lotta alla corruzione non li ha disimpegnati; non capisco quindi come possa farlo oggi, in un contesto nel quale questi compiti vengono implementati. Di questo si tratta: la proposta del Governo è cioè funzionale ad implementare i compiti della lotta alla corruzione che già la CiVIT aveva, poteri che non ha esercitato perché incapace strutturalmente di poterlo fare.

Al di là delle considerazioni, quindi, che noi sviluppiamo con i nostri subemendamenti in ordine all'istituzione di una vera e propria Autorità indipendente che si occupi seriamente e con poteri reali della prevenzione e della lotta alla corruzione, è assolutamente evidente che anche se non vi fossero i problemi che noi abbiamo segnalato, anche con riguardo alla violazione dell'articolo 6 della Convenzione ONU, in ogni caso resta in piedi la genetica inefficienza di questa struttura.

Mi avvio a concludere, signora Presidente: non occuperemo molto tempo, ma credo che questo sia un punto importante. Voglio sottolineare che la corruzione, così come dice la Corte dei conti, è un cancro che sottrae al sistema della finanza pubblica circa 60 miliardi di euro l'anno. È evidente che non si cura il cancro con l'aspirina ed è altresì evidente che non si possono accampare, così come pretestuosamente hanno fatto il Governo, la maggioranza e la Commissione bilancio, presunti limiti di finanza pubblica e di bilancio come ragione della impossibilità di istituire l'Authority per la lotta alla corruzione, perché solo qualche giorno fa, con una norma che ha modificato la direttiva 2008/6/CE sul mercato interno dei servizi postali, la maggioranza e il Governo hanno introdotto l'Autorità nazionale di regolamentazione del settore postale che opera come agenzia indipendente, che è dotata di una sua autonomia, di una serie di poteri sanzionatori, di una copertura finanziaria autonoma, e riguarda un settore come quello delle poste che è importante, ma limitato.

Ora, l'idea che si possa introdurre un'autorità indipendente sulle poste e si trovino anche le risorse per farlo, e non si possa introdurre un'autorità indipendente, che si autofinanzierebbe, per la lotta alla corruzione è un modo per prendere in giro i cittadini italiani, ed è una presa in giro che noi non possiamo asseverare. Per queste ragioni, abbiamo proposto questi subemendamenti, e per queste ragioni diciamo che, qualora dovesse passare l'emendamento del Governo, a maggior ragione noi voteremo contro, articolo per articolo, tutto il provvedimento. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI e dei senatori Baldassarri e Pistorio).

BRUNO (Misto-ApI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BRUNO (Misto-ApI). Signora Presidente, siamo al cuore del provvedimento, e questo è il pronunciamento che orienterà anche il voto finale, per cui in qualche modo lo anticipo, e mi scuserà se utilizzerò qualche secondo in più. La questione sta tutta qua: se questa Authority che deve controllare un giro di affari che vale 60 miliardi di euro all'anno riesca ad essere efficiente, efficace e indipendente. Le obiezioni sollevate sono state di due ordini di natura, uno dei quali riguardante i costi. Vi faccio osservare che rispetto a quello che viene proposto (ossia la CiVIT) c'è un Ministro di questo Governo - il ministro Rotondi - che sostiene che la CiVIT è solo una duplicazione di un organismo già esistente, con una piccola differenza: il Comitato che sta in capo al Ministero presieduto da Rotondi costa 60.000 euro all'anno, mentre la CiVIT costerebbe, a sentire il Ministro, 8 milioni di euro all'anno. Quindi, basterebbe venire incontro a quello che dice un Ministro di questo Governo - sciogliere la CiVIT - e avremmo anche le risorse per costruire un'Autorità indipendente.

Perché un'Autorità indipendente e non la CiVIT? Per più ordini di problemi. Non ricordo quando soggetti e forze politiche, rispetto alle vicende che riguardavano la CiVIT, abbiamo sollevato un problema di merito quando il presidente della CiVIT, il magistrato Antonio Martone, a detta di questi soggetti politici che a quei tempi denunciavano la cosa, faceva cene a casa del coordinatore del PdL, Denis Verdini, durante le quali si discuteva delle possibili future peripezie del lodo Alfano davanti ai giudici della Corte costituzionale. Non mi interessa sollevare tale questione; non mi interessa sollevare il lavoro che altri colleghi parlamentari hanno fatto rispetto alla CiVIT.

C'è un mio collega parlamentare che ha sollevato con più interrogazioni questioni di fondo. Una di queste è la seguente: la CiVIT dovrebbe consegnare a un altro Ministero, e non al Dipartimento della funzione pubblica, una relazione a fine anno. Per scrivere quella relazione, guarda caso, ha chiamato un consulente. Lo dico ai colleghi: per scrivere quella relazione ha chiamato il consulente giuridico del Ministro a cui doveva rendere la relazione. Il collega che ha presentato l'interrogazione aggiunge, per precisione, che lo ha fatto pagando 50.000 euro. Non vi cito le altre interrogazioni presentate dal collega Ichino, ma ricordo solo un'altra questione e concludo.

Cito il passo conclusivo della lettera di dimissioni di Pietro Micheli, nominato alla CiVIT su segnalazione del centrosinistra (perché c'è un tacito accordo rispetto alla CiVIT). Micheli, che lasciò il suo lavoro in Gran Bretagna come professore universitario e consulente per dare una mano, da quest'altra parte rispetto al ministro Brunetta, a una riforma importantissima, concluse scrivendo quanto segue: «Quanto all'indipendenza della CiVIT, come può esserci indipendenza quando il Governo si riserva ogni potere di determinare nomine, compensi e ambiti di operatività della Commissione stessa? Per di più, opera quotidianamente trattando la CiVIT come parte del proprio staff».

Mi rivolgo ai colleghi: se in cuor vostro, per la vostra coscienza questo è un organismo indipendente, allora votate come vi verrà indicato; altrimenti pensateci bene, perché questo è un errore madornale. (Applausi dal Gruppo Misto-FLI e dei senatori D'Alia e Pistorio).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. A nome dell'Assemblea, vorrei salutare gli allievi e gli insegnanti della Scuola di formazione all'impegno sociale e politico della Diocesi di Brescia e Valle Camonica. Grazie e benvenuti. (Applausi). (Brusìo).

Colleghi, non è mai gradevole sospendere la seduta, però è dall'inizio dei nostri lavori che non faccio altro che chiedervi, in modo petulante, di fare silenzio. (Brusìo).

Sospendo quindi la seduta. (Applausi dai Gruppi PD e UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI).

(La seduta, sospesa alle ore 17,12, è ripresa alle ore 17,23).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn.
2156, 2044, 2164, 2168, 2174, 2340e 2346 (ore 17,23)

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, riprendiamo i nostri lavori.

BALDASSARRI (Misto-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BALDASSARRI (Misto-FLI). Signora Presidente, articolerò brevemente la mia dichiarazione di voto nel chiarire l'oggetto di cui stiamo parlando, il soggetto, e la concluderò con "complimenti" oggettivi.

L'oggetto di cui stiamo parlando, signora Presidente e onorevoli colleghi, è una entità stimata da più parti in circa 60-70 miliardi di euro di spesa pubblica all'anno, che rappresentano la metà del debito pubblico accumulato in Italia negli ultimi 25 anni e sono l'oggetto di truffe, malversazioni e corruzione.

Sin dall'ingresso in quest'Aula, prima dai banchi dell'opposizione, poi da quelli della maggioranza, e ora di nuovo dai banchi dell'opposizione, ho dato nome e cognome, in più occasioni, a detti 60 miliardi di euro, specificando le voci precise e puntuali dentro le quali si nascondono le malversazioni. Questo, signora Presidente e onorevoli colleghi, è l'oggetto di cui stiamo parlando.

Il soggetto è l'Autorità indipendente che, con la sua azione, deve mirare ad azzerare questa greppia consolidata e diffusa. Allora, francamente, c'è un confine netto tra un'autorità indipendente ed un organismo dipendente dall'Esecutivo. Di qua non ci si muove: o è l'una cosa o è l'altra. Per quello che ci riguarda - è per questo che voteremo a favore del subemendamento 2.0.2000/2, che peraltro abbiamo firmato congiuntamente - o si sta da una parte o si sta dall'altra: o si sta contro quei 60 miliardi o si sta a loro favore.

Concludo, signora Presidente, con un complimento oggettivo, riconoscendo una coerenza che lega l'inciucio fatto nel federalismo fiscale regionale quando, come costi standard, è stata presa la media dei costi storici, proiettando nei prossimi anni tutte quelle malversazioni, tutti quegli sprechi e tutte quelle aree grigie tra economia e politica: quell'inciucio fatto nella Bicamerale sul federalismo regionale che toglie la pietra fondante di un vero federalismo, di una vera responsabilizzazione, e garantisce gli spazi di sprechi per i prossimi anni, che sono consolidati nei numeri storici dell'anno di grazia 2010, costi standard assunti sulla base di costi storici.

Allora, c'è un filo di coerenza tra ciò che è avvenuto in seno alla Commissione bicamerale poche settimane fa e ciò che sta per avvenire - mi auguro di no - in questa Aula, cioè che ancora una volta l'interesse corporativo connivente e trasversale di garantire ad alcune amministrazioni di perpetuare quelle malversazioni può trovare un punto d'accordo non su una autorità indipendente, ma su un altro soggetto impasticciato che, comunque, è dipendente.

Per questo, signora Presidente, voteremo a favore del subemendamento 2.0.2000/2 e condurremo la nostra battaglia fino in fondo attenendoci a pietre miliari quali la trasparenza e la democrazia. E non ci si risponda con l'argomento risibile che non ci sono le risorse, perché, francamente, il dibattito che si sta aprendo, per esempio, sulla riforma fiscale, è quantomeno altrettanto risibile. (Applausi dai Gruppi Misto-FLI e UDC-SVP-AUT: UV-MAIE-VN-MRE-PLI e dei senatori Bruno e Pistorio).

PISTORIO (Misto-MPA-AS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PISTORIO (Misto-MPA-AS). Signora Presidente, intervengo in dichiarazione di voto in quanto sottoscrittore convinto dell'emendamento 2.0.2000/2 e perché deluso dall'occasione sprecata che questa vicenda rappresenta.

Quando quest'Aula ha bocciato l'articolo 1, si è aperto lo spazio per una revisione radicale dell'impianto di questa normativa che tanto è stata sollecitata dalle opposizioni e che ha visto alla fine la maggioranza ed il Governo accettare questa sfida oggettivamente rischiosa, tanto che in Aula il Governo e la maggioranza hanno conosciuto una sconfitta importante. Quel passaggio avrebbe consentito una revisione radicale dell'impianto e la costituzione reale di un'autorità indipendente che vigilasse ed operasse, non dico per eradicare in modo completo, ma per ridurre il valore di questa attività il cui disvalore è così grave nel nostro Paese sia sul piano dell'etica pubblica che dei risultati economici. Quante volte abbiamo detto che la corruzione è un elemento che condiziona la vita economica, e in qualche ambito, addirittura, la inaridisce nella sua possibilità di sviluppo?

Ebbene, in quel momento - qualcuno lo ricorderà - l'area che noi vogliamo rappresentare come Terzo polo non si è caratterizzata per un ostracismo e una virulenza perché tutto il provvedimento precipitasse e venisse meno, così da determinare per il Governo e la maggioranza una sconfitta cocente. Abbiamo cercato, in quel momento, di trovare una via d'uscita ragionevole e moderata, che guardasse al contenuto, che desse a questo Paese una soluzione agibile al problema. E questo approccio onesto intellettualmente (perché, contestando in modo pieno la subalternità di quella proposta all'Esecutivo e pretendendo un'autorità indipendente, credevamo a questa soluzione), questa linea moderata, ragionevole e composta anche in seno alla Conferenza dei Capigruppo ha inteso aiutare l'affermarsi di una soluzione, ha evitato il muro contro muro, ha consentito una via d'uscita. Ci aspettavamo che il Governo e la maggioranza, considerato che leggiamo della volontà di allargare il dialogo, cercassero di aumentare questo spazio di dialogo ricercando con noi una soluzione condivisa.

Ebbene, noi lamentiamo in modo chiaro i limiti di metodo e di merito di questa proposta, che ci è stata notificata senza essere stata in alcun modo discussa con questa area politica, ed è una cosa che non condividiamo, perché nega l'assunto dell'autorità indipendente.

Per queste ragioni di merito e di metodo, votiamo convintamente a favore del subemendamento soppressivo, e speriamo che tale proposta venga nuovamente caducata dal Parlamento, anche perché, avendo osservato gli sguardi dei colleghi, mi sembra che molti siano dubbiosi sul valore di questa scelta che la maggioranza fa e con la quale forse spera di incontrare il favore di una parte dell'opposizione. (Applausi dai Gruppi Misto-FLI e UDC-SVP-AUT (UV-MAIE-VN-MRE-PLI)).

LI GOTTI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LI GOTTI (IdV). Signora Presidente, onorevoli colleghi, l'opposizione tutta, nello spirito di intervenire su un testo che avesse almeno il profumo della lotta alla corruzione, anche se non la sostanza, aveva e ha rinunziato ad esercitare il richiamo all'articolo 97 del nostro Regolamento per consentire di riaprire il discorso su un tema che diversamente sarebbe stato precluso.

L'emendamento 2.0.2000/2, presentato dai colleghi D'Alia, Baldassarri, Bruno, Germontani, Pistorio e Serra, va indubbiamente nella direzione dell'individuazione di un'Autorità nazionale di contrasto alla corruzione indipendente da altri poteri. In modo particolare, questa soluzione è affrancata da quello che noi paventavamo come un grande rischio, ossia, un'autorità emanazione della stessa amministrazione destinataria dei controlli e dei piani anticorruzione, ossia della Presidenza del Consiglio. Ebbene, l'emendamento al nostro esame va nettamente nella direzione dell'affrancamento da questo grave limite che aveva l'originaria proposta del Governo, poi ritirata.

Devo dire che non sono totalmente convinto dell'articolazione offerta da questa soluzione. Non mi convince, ad esempio, che questa Autorità, composta da cinque membri, sia nominata dai Presidenti dei due rami del Parlamento. Abbiamo già, infatti, esperienza di queste procedure in altri settori, e non mi pare che i risultati, a prescindere dalle buone intenzioni dei Presidenti delle Camere, abbiano offerto garanzie di imparzialità e terzietà.

Comunque, al di là di qualche imperfezione tecnica, nel rispetto dello spirito - profondamente condiviso - che connota questo emendamento, ossia la volontà di garantire l'autonomia dell'Autorità nazionale di contrasto alla corruzione, in modo che essa sia totalmente svincolata da qualunque rapporto con la pubblica amministrazione, soggetto-oggetto dei fenomeni di corruzione, il voto dell'Italia dei Valori sull'emendamento 2.0.2000/2 sarà favorevole. (Applausi dal Gruppo IdV).

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore D'Alia, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.0.2000/2, presentato dal senatore D'Alia e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B). (Commenti dai Gruppi PD e PdL. Applausi ironici del senatore Baldassarri).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 2156, 2044, 2164, 2168, 2174, 2340 e 2346

PRESIDENTE. L'emendamento 2.0.2000/3 è stato ritirato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.0.2000/4.

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signora Presidente, chiediamo la soppressione del comma 3 dell'emendamento proposto dal Governo, che dovrebbe caratterizzare l'autonomia e l'indipendenza della CiVIT. Lo dovrebbe fare, perché conferirebbe a questa Commissione poteri ispettivi, di acquisizione di atti, di documenti e così via. Peccato che questa disposizione, che attribuisce tale potere sulla carta alla Commissione, manchi delle sanzioni in caso di inottemperanza e di inadempimento e della possibilità di avvalersi di strutture e di strumenti che possano, anche in maniera coercitiva, esercitare il potere di vigilanza nei confronti delle amministrazioni pubbliche.

Il comma 3 dice esattamente: «Per l'esercizio delle funzioni di cui al comma 2, lettera c), la Commissione può esercitare poteri ispettivi chiedendo notizie, informazioni, atti e documenti alle pubbliche amministrazioni, e ordina la rimozione di comportamenti o atti contrastanti con i piani di cui agli articoli 4 e 5».

La domanda è: quando ordino la rimozione di un comportamento che è in contrasto con il piano anticorruzione e l'amministrazione a cui intimo di porre in essere quel determinato comportamento o di rimuovere quel determinato ostacolo, non adempie al mio ordine, che cosa succede? Le do uno schiaffetto, le mando le caramelle, le mostro il cartellino giallo?

Cosa fa questa Commissione, i cui componenti - lo voglio ricordare ai colleghi, ma forse è meglio che lo ricordi a me stesso, così non disturbo gli altri - non sono incompatibili nell'esercizio delle loro funzioni? Dice infatti il comma 3 dell'articolo 13 del decreto legislativo che istituisce questa Commissione che i componenti, all'atto della nomina, se dipendenti della pubblica amministrazione, magistrati o docenti universitari, possono essere collocati in aspettativa se ne fanno richiesta. Il che sta a significare che se queste persone non chiedono di essere collocate in aspettativa, perché non avviene ex lege, continuano a disimpegnare le proprie funzioni. Quindi, si trovano in una posizione oggettiva di conflitto di interesse perché devono chiedere atti anche ad amministrazioni alle quali appartengono e senza avere, peraltro, neanche i poteri sanzionatori per poterlo fare.

La ragione per la quale chiediamo la soppressione del comma 3 nasce dalla circostanza che si può fare tutto, ma quando è in gioco la serietà, la credibilità e l'autorevolezza della pubblica amministrazione, le cose devono essere fatte con serietà e in maniera tale da non simulare condotte, stili o modelli sui quali non stiamo dando un buon esempio con la CiVIT.

Per queste ragioni, chiediamo la soppressione del comma 3 dell'emendamento 2.0.2000 e che la votazione avvenga mediante procedimento elettronico. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI, Misto-FLI e dei senatori Pistorio e Bruno).

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore D'Alia, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.0.2000/4, presentato dal senatore D'Alia e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 2156, 2044, 2164, 2168, 2174, 2340 e 2346

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.0.2000/5.

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Il comma 4 dell'emendamento presentato dal Governo stabilisce che «Il Dipartimento della funzione pubblica, anche secondo linee di indirizzo adottate dal Comitato interministeriale istituito e disciplinato con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri: a) coordina l'attuazione delle strategie di prevenzione e contrasto della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione elaborate a livello nazionale e internazionale; b) promuove e definisce norme e metodologie comuni per la prevenzione della corruzione coerenti con gli indirizzi, i programmi e i progetti internazionali; c) predispone sulla base dei piani delle pubbliche amministrazioni centrali di cui al comma 5, il Piano nazionale anticorruzione anche al fine di assicurare l'attuazione coordinata delle misure di cui alla lettera a); d) definisce modelli standard delle informazioni e dei dati occorrenti per il conseguimento degli obiettivi previsti dalla presente legge, secondo modalità che consentano la loro gestione ed analisi informatizzata».

In sostanza, tutta la strategia anticorruzione (il Piano nazionale, la programmazione, gli interventi, gli standard, gli obiettivi, le modalità e così via, che riguardano la Presidenza del Consiglio, i Ministeri, gli enti collegati, le Regioni, le Province e i Comuni) non viene realizzata da un'autorità terza ma dal Presidente del Consiglio attraverso questo Comitato interministeriale da lui nominato. Inoltre, lo fa avvalendosi del Dipartimento della funzione pubblica.

Se non è questo un modo di dare alla volpe l'uva, credo che non ve ne sia altro.

Coerenza vorrebbe che questo comma venisse soppresso, perché non si è mai visto che chi deve essere controllato stabilisca come debba essere controllato.

Chiedo pertanto la votazione mediante procedimento elettronico. (Applausi della senatrice Germontani).

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore D'Alia, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.0.2000/5, presentato dal senatore D'Alia e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 2156, 2044, 2164, 2168, 2174, 2340 e 2346

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.0.2000/6.

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore D'Alia, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.0.2000/6, presentato dal senatore D'Alia e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 2156, 2044, 2164, 2168, 2174, 2340 e 2346

PRESIDENTE. Signor Sottosegretario, sull'emendamento 2.0.2000/7 lei si era riservato di esprimere il parere.

AUGELLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signora Presidente, il Governo può accettare questo emendamento a condizione che i presentatori lo riformulino prevedendo negli stessi settori esposti alla corruzione la rotazione dei dirigenti e dei funzionari. Infatti, attraverso questa modifica toglieremmo di mezzo tutti i problemi connessi all'indebita ingerenza sulle amministrazioni periferiche, comunali ed altre, che, oltre a creare problemi costituzionali, comporterebbe anche problemi di copertura. Con queste modifiche il parere all'emendamento è favorevole.

PRESIDENTE. Su questa riformulazione, occorre però il parere della Commissione bilancio. Senatore Azzollini, pensa di poterlo esprimere in questa sede?

AZZOLLINI (PdL). La 5a Commissione esprime parere di nulla osta.

PRESIDENTE. Senatrice Spadoni Urbani, accetta la riformulazione proposta dal Governo?

SPADONI URBANI (PdL). Sì, e ringrazio il Governo.

PRESIDENTE. Comunico che la Presidenza è stata informata che il senatore Viespoli e tutti i componenti del Gruppo di Coesione Nazionale sottoscrivono l'emendamento 2.0.2000/7. Prego gli altri senatori che intendano aggiungere la firma di comunicarlo alla Presidenza.

Metto ai voti l'emendamento 2.0.2000/7 (testo 2), presentato dalla senatrice Spadoni Urbani e da altri senatori.

È approvato.

Passiamo all'emendamento 2.0.2000/8, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signora Presidente, vorrei chiedere che tale emendamento venga messo in votazione e spiegarne anche la ragione. Questo emendamento vuole sopprimere il comma 6 dell'emendamento 2.0.2000, che stabilisce un principio obiettivamente incongruente, in quanto non si capisce come si possa fare seriamente la lotta alla corruzione senza risorse. Quando, cioè, si dice che dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e che gli organi competenti provvedono allo svolgimento delle attività previste dalla presente legge, con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, si vuole sostanzialmente dire che, anche a seguito dei tagli avvenuti nella pubblica amministrazione per le varie manovre economiche, la CiVIT si deve arrangiare, non può prendere personale se non qualche consulente. Invece personale qualificato, gente che ne capisca, persone che vengano, ad esempio, dalla Guardia di finanza, e così via, non potranno essere utilizzate. Non si potranno fare indagini capillari, perché è chiaro che il mondo della pubblica amministrazione, dopo la riforma del Titolo V della Parte II della Costituzione, è così ampio da prevedere una serie a volte anche interminabile di livelli di governo, che hanno bisogno, essendo centri di spesa, di essere monitorati. Tutto questo lo dovrebbero fare cinque valentissimi esperti nell'ambito del Dipartimento della funzione pubblica con risorse che non ci sono.

Voglio segnalare, signora Presidente, e concludo, che altro trattamento è stato riservato da questo Governo e da questa maggioranza per l'agenzia che dovrebbe occuparsi - pensate un po'! - del controllo delle Poste. A questa agenzia è stato trasferito un apposito capitolo del bilancio del Ministero dell'economia ed è stato previsto un contributo di importo non superiore all'1 per mille dei ricavi dell'ultimo esercizio, cioè una tassa messa sulle attività che si svolgono nel settore postale. In questo caso, il problema dell'invarianza della spesa, cari colleghi della Commissione bilancio, non c'è; la lotta alla corruzione, invece, si deve fare a costo zero, diciamo come la riforma del fisco (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI), e bisogna farla a costo zero a tal punto che non si possono neanche prelevare 10 milioni di euro dal Fondo unico giustizia per iniziare l'attività dell'Authority, e non si può prevedere che, attraverso la confisca dei beni dei corrotti, si possa finanziare l'Autorità anticorruzione, cosa che già avviene con l'Agenzia per i beni confiscati. Mi sembra una scelta saggia, buona e giusta: fatevela voi! (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI, Misto-FLI , Misto-MPA-AS e del senatore Pardi).

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione, avanzata dal senatore D'Alia, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo
(art. 102-bis Reg.)

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.0.2000/8, presentato dal senatore D'Alia e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 2156, 2044, 2164, 2168, 2174, 2340 e 2346

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.0.2000, nel testo emendato.

FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FINOCCHIARO (PD). Signora Presidente, il Gruppo del Partito Democratico voterà a favore dell'emendamento 2.0.2000, presentato dal Governo, sul quale il mio Gruppo ha lavorato.

Per spiegare bene le ragioni, anche ai colleghi del Terzo polo, bisogna denunciare un non detto, abilmente occultato dai numerosi interventi del collega presidente D'Alia e degli altri colleghi del Terzo polo, che invece è decisivo per comprendere quale sia l'innovazione legislativa che con questo emendamento, con una battaglia anche abbastanza vistosa condotta dal mio Gruppo in queste sedute dedicate al provvedimento anticorruzione, si è compiuta.

Come stanno adesso le cose? Oggi, in virtù di un provvedimento adottato dal Governo Berlusconi, che modificava un precedente provvedimento del Governo Prodi che aveva introdotto nel nostro ordinamento l'Alto commissario contro la corruzione, le funzioni dell'Alto commissario contro la corruzione sono state trasferite al Dipartimento della funzione pubblica. Quindi oggi, rebus sic stantibus, senza ulteriori modifiche (visto che quelle proposte dal Governo sono state bocciate due volte in quest'Aula e un ulteriore emendamento è stato ritirato), questo Parlamento, discutendo di provvedimenti anticorruzione, se votasse conformemente alle opinioni espresse dai colleghi del Terzo polo, accetterebbe che nel nostro Paese l'Autorità anticorruzione sia il Dipartimento della funzione pubblica presso la Presidenza del Consiglio dei ministri. Questo è il non detto!

Certamente l'emendamento in esame (l'ho detto più volte e continuo a ripeterlo) avrei preferito non votarlo, perché avrei preferito che fossero stati accolti i nostri emendamenti e quelli dei colleghi del Terzo polo che introducevano l'Autorità indipendente; però, con questo emendamento, così come lo abbiamo insieme redatto dopo un confronto anche molto vivace con il Governo e dopo essere arrivati al punto di poterlo fare per essersi le opposizioni (il mio Gruppo: parlo per me) poste in una condizione di forza perché il Governo era stato battuto due volte, e un'altra volta ha dovuto ritirare l'emendamento, noi affermiamo un principio: il Governo e l'opposizione che lo vota affermano un principio, che in questo Paese, da questo momento in poi, le funzioni di vigilanza e di controllo che si espletano sulla pubblica amministrazione al fine di prevenzione della corruzione le svolge un'autorità indipendente. Certamente non è il Dipartimento per la funzione pubblica presso la Presidenza del Consiglio, che risulta soggetto vigilato! (Applausi dal Gruppo PD).

Allora, penso che per questa parte (ancora imprecisa, certo, ancora carente, mancano le sanzioni, e per quanto ci riguarda non punto finale di un lavoro legislativo che dovrà portare all'istituzione di un'autorità indipendente), abbiamo segnato un passo avanti nell'adeguamento del nostro sistema alla Convenzione ONU sulla corruzione e alla Convenzione di Strasburgo. Oggi noi abbiamo, come la Convenzione ONU prevede, un impegno della pubblica amministrazione a porre in essere il Piano nazionale anticorruzione, la formazione del proprio personale, moduli organizzativi capaci di prevenire e intercettare la corruzione; inoltre abbiamo un'Autorità di vigilanza e di controllo che è in grado di approvare il Piano, di essere il corrispondente delle Autorità straniere, di segnalare se l'implementazione di quel piano approvato non è efficace o non è avvenuta. Insomma, una separazione intanto sistematica, di sistema, strutturale, tra due funzioni che prima erano confuse: coordinamento, e vigilanza e controllo.

Dopodiché, dicono i colleghi: «Eh, ma la CiVIT...». Ora, io lo so: i colleghi del Terzo polo non votarono l'istituzione di questa Commissione, ma mi permetto di ricordare che la CiVIT, sia pure con le limitatezze che - vorrei esser chiara - noi vediamo nettamente, è comunque composta da soggetti che hanno le caratteristiche previste dalla legge, e che sono caratteristiche di indipendenza. La nomina la fa il Presidente della Repubblica; le proposte, certo, le fa il Governo, ma devono passare dalla maggioranza di due terzi delle Commissioni parlamentari e, in questo aspetto, il procedimento di nomina assomiglia tanto a quello di altre autorità garanti vere e proprie.

Io sarò riformista ma, rispetto a mantenere nel nostro ordinamento un sistema nel quale la funzione di coordinamento e quella di vigilanza e controllo vengono confuse presso l'Esecutivo, e anzi, lo voglio ribadire, l'Esecutivo diventa l'Autorità nazionale garante contro la corruzione anche nei rapporti internazionali, preferisco introdurre un principio di sistema perfettibile (peraltro, questa è ancora la prima lettura), rispetto al quale, a questo punto, non si può tornare indietro. Perché, se ce ne laviamo le mani, alla Camera dei deputati può tornare in campo l'ipotesi che in quest'Aula è stata bocciata e che ha condotto ad un lavoro comune tra opposizioni e Governo, del quale - io dico la verità - sono contenta. (Applausi dal Gruppo PD). Ma non perché su questo io imbastisca dialoghi che evocano scenari di natura politica generale, dal momento che tutti sanno come ci siamo comportati ogni giorno in quest'Aula; bensì perché, se posso attuare una misura che migliora la qualità del mio sistema Paese nel contrasto alla corruzione, e posso farlo in aderenza allo spirito e agli obiettivi degli atti internazionali, io lo faccio, e non ho nessuna paura di dirlo! Anzi, credo di aver compiuto un atto, uno di quei passaggi politici e parlamentari che, lasciatemelo dire, tirano fuori l'opposizione da alcune secche, che io capisco, che hanno mille motivazioni, ma che non possono essere così ciniche da sacrificare un principio importante: quello che, da questo momento in poi e, io spero, in maniera del tutto perfettibile e perfetta domani, distingue le funzioni di vigilanza e controllo di un'autorità indipendente su ciò che il Governo, nell'ambito delle proprie competenze, dei propri doveri e dei propri obblighi internazionali, farà per prevenire la corruzione. (Applausi dal Gruppo PD).

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signora Presidente, noi annunziamo il voto contrario all'emendamento del Governo e avanziamo anche richiesta di voto elettronico sullo stesso.

Il profondo rispetto e la stima che io nutro nei confronti della presidente Finocchiaro sono tali proprio perché, con lealtà, ognuno esprime le proprie posizioni così come le pensa. Io ho apprezzato il dissenso rispetto alle nostre posizioni, che appunto rispetto, ma che non condivido. Con altrettanto rispetto profondo e onestà, però, io devo anche illustrare le ragioni per le quali noi dissentiamo.

Voglio dire qui che noi stiamo facendo una battaglia di merito e non abbiamo invocato alcun aspetto procedurale e regolamentare, né profili di eventuale inammissibilità del testo proposto dal Governo, perché è una responsabilità che si è assunta, così come prevede il Regolamento, ai sensi dell'articolo 97, la Presidenza del Senato. Pertanto, per rispetto nei confronti della Presidenza e anche del confronto politico e parlamentare che c'è stato tra una parte dell'opposizione ed il Governo (che hanno scritto insieme questo emendamento) con il mio Gruppo, (e credo ce ne possa essere dato atto) non abbiamo eccepito questo profilo, anche quando la Commissione bilancio ha messo avanti la foglia di fico dell'improcedibilità rispetto al nostro subemendamento introduttivo della disciplina dell'Autorità anticorruzione. Non lo abbiamo fatto perché siamo persone serie, rispettiamo il Parlamento e ci atteniamo solo ed esclusivamente alle questioni di merito.

Detto questo, signora Presidente, può darsi che io abbia letto (e in questo caso me ne scuso e ritiro tutto ciò che finora ho detto) un altro testo rispetto a quello che è contenuto nell'emendamento 2.0.2000 del Governo. Se è così me ne scuso e faccio ammenda; ma la CiVIT non è un'autorità indipendente, perché i suoi componenti sono nominati con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione e deliberazione del Consiglio dei Ministri. Trattasi di atto formalmente e sostanzialmente non di natura presidenziale, in quanto è un atto politico fino in fondo, e la nomina è fatta da chi deve essere controllato nella sua collegialità, perché addirittura i membri devono essere accettati ed asseverati da una delibera del Consiglio dei ministri dove, com'è noto, sono presenti i responsabili di tutti i Dicasteri che poi dovrebbero essere sottoposti al controllo di questa Commissione per la lotta alla corruzione.

Forse ho letto, e me ne scuso, un testo diverso, perché questi signori non hanno l'obbligo dell'esclusiva: a differenza di quanto avviene in tutte le autorità indipendenti o in tutti gli organi indipendenti, i cui membri devono cessare dalle loro funzioni e dedicarsi solo ed esclusivamente alle pertinenti attività, in questo caso è una facoltà, perché, come abbiamo letto nel testo (può darsi che mi sia sbagliato), questi signori solo se lo chiedono vengono collocati in aspettativa o fuori ruolo, altrimenti continuano a svolgere le attività che svolgono, e sono quindi controllori e controllati.

Non mi pare che in questi due anni trascorsi dall'istituzione della CiVIT (la legge è del 2009) si siano visti grandi risultati sul fronte dell'efficienza della pubblica amministrazione e si siano visti risultati anche nel settore della lotta alla corruzione, perché queste competenze (come molto onestamente e correttamente ha detto il sottosegretario Augello nel corso dei suoi interventi, che ho ascoltato con grande attenzione), sono state già in gran parte attribuite al Dipartimento, e alla CiVIT, che si avvale peraltro di strutture e di mezzi che sono messi a disposizione dalla Presidenza del Consiglio, dalla Funzione pubblica e così via.

Ripeto, può darsi che abbia letto un testo diverso, e se così è ne faccio ammenda, ma un'autorità che non ha alcuna indipendenza dal punto di vista del rapporto con l'Esecutivo, che non ha garanzia di indipendenza nell'esercizio delle funzioni dei suoi componenti, che non è dotata di una struttura autonoma e di un'autonomia finanziaria e gestionale, che non ha poteri né di prevenzione, né di contrasto, né di sanzione, né di coercizione, un'autorità che deve mantenersi con lo stipendio che le dà il Presidente del Consiglio, mi sembra che non sia un'autorità come quella che la Convenzione ONU per la lotta alla corruzione immagina e come quella che noi tutti sosteniamo.

Noi prendiamo atto con soddisfazione che è stata presentata una proposta da parte dei colleghi del Gruppo del PD per fare una nuova Autorità e confidiamo nel futuro; ma credo che, dal momento in cui qui al Senato la maggioranza è andata sotto proprio su questo tema, perché questo provvedimento è una schifezza, non per altro, (con tutto il rispetto, signora Presidente), è chiaro che forse qualcosa di più e di diverso si sarebbe potuto fare.

Quindi, siamo assolutamente contrari a un testo acqua e sapone che, dal nostro punto di vista, non è linea neanche con la Costituzione. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI e del senatore Russo).

LI GOTTI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LI GOTTI (IdV). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, il collega D'Alia non ha letto un altro testo. Stiamo esaminando questo testo forse con una leggera omissione, che è comunque rilevante. L'autorità, individuata nella Commissione per la valutazione, la trasparenza e l'integrità delle amministrazioni pubbliche, è composta da cinque membri nominati con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione, previo - questo è un passaggio importante - parere favorevole delle Commissioni parlamentari competenti espresso a maggioranza dei due terzi dei componenti. La disposizione, quindi, non prevede «sentite le Commissioni», ma «previo parere favorevole» delle Commissioni parlamentari competenti espresso a maggioranza dei due terzi dei componenti. Pertanto, sotto l'aspetto dell'autonomia il percorso mi sembra offrire delle garanzie.

Ciò che rimane, tale da dare adito a profondi dubbi, è il fatto che la Commissione oggi individuata quale Autorità di contrasto nazionale alla corruzione ha già attualmente dei compiti corposi. È infatti scritto che la Commissione definisce con propri regolamenti le norme concernenti il proprio funzionamento e determina altresì i contingenti di personale di cui avvalersi, entro il limite massimo di 30 unità, per le attività che già svolge. Ora le si assegnano molte altre attività. Nei limiti della disponibilità del bilancio, la Commissione può altresì avvalersi di non più di dieci esperti di elevata professionalità ed esperienza sui temi della misurazione e della valutazione della performance, della prevenzione e della lotta alla corruzione, con contratti di diritto privato e di collaborazione autonoma. Il cordone della borsa è quindi rilevante: si lascia un organismo con le dotazioni che ha e con gli incarichi, attuali e gli si danno nuovi e gravosi incarichi, estremamente essenziali per la lotta a ciò che noi riteniamo un pericolo veramente mortale per la nostra economia - la corruzione - il cui ammontare è stimato dai 60 ai 100 miliardi di euro l'anno. La Corte dei conti sostiene che ognuno di noi paga un costo di 1.000 euro all'anno a causa della corruzione esistente nel nostro Paese.

Ciò che mi preoccupa, relativamente all'istituzione della Commissione cui vengono conferite queste ulteriori attività, è come potrà lavorare. Con quali strumenti? Si tratta di attività di controllo della pubblica amministrazione. Nella legge istitutiva della Commissione che oggi noi individuiamo quale Autorità si prevede quanto segue: «Con decreto del Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sono stabilite le modalità di organizzazione, le norme regolatrici dell'autonoma gestione finanziaria della Commissione e fissati i compensi per i componenti». Ciò significa che l'autonomia di questo organismo è condizionata dal rubinetto, che può essere aperto o chiuso proprio da una di quelle amministrazioni che è soggetta al controllo dell'autorità nominata, perché è il Ministro per la pubblica amministrazione, di concerto con il Ministro dell'economia, che stabilisce le modalità di organizzazione della commissione e la sua autonomia finanziaria e fissa addirittura i compensi per i componenti. Ossia, il controllato paga il proprio controllore e gli stabilisce il compenso!

Obiettivamente, è vero, è un passo avanti rispetto all'esistente: è comunque un'altra autorità che si individua, che non è quella di riferimento della Presidenza del Consiglio: ma, così com'è, abbiamo una Commissione in libertà vigilata, che potrà lavorare se, come e quando chi la potrà far funzionare attraverso le risorse economiche lo vorrà. Questo è un grosso limite della soluzione adottata.

In coerenza con il voto che l'Italia dei Valori ha espresso sulla proposta del collega D'Alia, pur prendendo atto delle sagge considerazioni della presidente Finocchiaro, e apprezzandole, esprimiamo un voto di astensione. (Applausi dal Gruppo IdV).

BALDASSARRI (Misto-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BALDASSARRI (Misto-FLI). Signora Presidente, come sa, non sono un giurista, però riesco a leggere attentamente un testo in lingua italiana. E il testo che ho letto mi pare in tutto e per tutto quello cui faceva riferimento il collega D'Alia, non altri testi cui hanno fatto riferimento diversi colleghi.

Mi permetto di far notare che il Presidente della Repubblica nomina anche i Ministri del Governo, ovviamente su indicazione del Presidente del Consiglio dei ministri. Quindi il fatto che il Presidente della Repubblica ratifichi una proposta dell'Esecutivo non caratterizza l'indipendenza di questa autorità. La cosa che sta accadendo in quest'Aula è che saremo l'unico Paese che introduce un'autorità dipendente - non indipendente - contrariamente a quanto previsto dalla Convenzione ONU.

Chiudo con due osservazioni. Personalmente non accetto una delle valutazioni della collega Finocchiaro (mentre le altre sono legittime, anche se non le condivido): quella nella quale faceva riferimento alla possibilità che, andando alla Camera, riappaia il testo originario del Governo. Credo che due errori, uno commesso in Senato in questo momento e uno futuribile, possibile, che potrebbe commettere in termini peggiorativi la Camera, non fanno certamente una cosa giusta. La decisione autonoma del Senato non può avere retropensieri rispetto alla Camera: semmai ha il concreto risultato, che appare nel colore dei voti del tabellone, concordato nell'anticamera.

Mi viene soltanto una battuta, signora Presidente. Nella mia regione, per uno sparuto gruppo di cittadini della città di Pesaro - poca gente rispetto alla nobiltà di quella città - che svolgono attività illecite di furto si utilizza un antico proverbio: di giorno litigano e di notte vanno a rubare insieme. È questo quel che vedo in questa Aula oggi. (Applausi del senatore De Angelis. Commenti dal Gruppo PD).

VIESPOLI (CN-Io Sud). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VIESPOLI (CN-Io Sud). Signora Presidente, intervengo per esprimere il voto favorevole del Gruppo Coesione Nazionale, soprattutto alla luce del dibattito che si è sviluppato e che ha consentito l'irruzione nell'Aula del Senato di una valutazione, di una scelta, di una capacità di decisione e di realismo dal punto di vista politico. La posizione della senatrice Finocchiaro, infatti, a me pare politicamente rilevante, al di là delle valutazioni che ho ascoltato da ultimo, perché il problema è di carattere politico: il Senato ha il dovere di determinare le condizioni - perché quella è la priorità del messaggio al Paese - per varare un provvedimento che segni un punto di avanzamento nella lotta alla corruzione.

Ciò nella consapevolezza che oggi valutiamo allo stato del processo legislativo che c'è la possibilità di intervenire nel suo percorso per migliorare il provvedimento; ma oggi al di là della tecnicalità e della procedibilità, il dato politico rilevante è esattamente questo. E credo che sia utile se questo accade in convergenza tra maggioranza e opposizione, perché la politica deve assumersi le responsabilità delle scelte, deve tornare ad affrontare e a sciogliere i nodi e i problemi. Questo deve accadere per la maggioranza e per l'opposizione che, sia pure nella differenza dei ruoli, hanno entrambe cultura di governo. (Applausi dal Gruppo CN-Io Sud e del senatore Asciutti. Congratulazioni).

BRUNO (Misto-ApI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BRUNO (Misto-ApI). Signora Presidente, approfitto della sua cortesia per spiegare il perché del voto contrario del mio Gruppo su questo emendamento. Il lavoro parlamentare è ricco di episodi, e di storia, e devo dire che non necessariamente le intese tra parti della maggioranza e parti dell'opposizione realizzano sistemi che fanno perno, ad esempio, sull'indipendenza. E solo perché interloquisco con la Presidenza, ne ricordo uno: in passato accadeva spesso che maggioranza e opposizione provassero a fare sistema, ad esempio sulla RAI. Quello che ne scaturiva veniva chiamato in altro modo.

Quindi, il problema è di sistema, e noi, pur rispettando le opinioni di tutti - ci mancherebbe altro - e pur comprendendo lo spirito costruttivo che anima altri Gruppi e altri soggetti politici, non ci troviamo d'accordo sulla CiVIT, e precisamente sull'indipendenza di quest'organismo. Ieri un autorevole componente di questa Camera, il presidente Gasparri, mi diceva, giustamente, che se avessimo chiesto in giro cosa fosse la CiVIT poche persone avrebbero saputo rispondere.

Ebbene, vorrei spiegare che si tratta della cosiddetta commissione anti-fannulloni. Proviamo a chiedere a qualcuno dei nostri colleghi se sono convinti che dall'istituzione di questa commissione sia migliorato questo aspetto del pubblico impiego. E poiché sono convinto che molti colleghi mi risponderebbero di no e che in pratica, così come è strutturata, a prescindere dalle persone, essa non assolverà alla funzione per la quale è stata creata, figuriamoci se sarà utile a intraprendere la lotta alla corruzione e a recuperare oltre 60 miliardi di euro.

La verità è che - a mio avviso - lo dico con umiltà - così facendo non si fa la lotta alla corruzione. Esistono già, invece, proposte di legge da parte di tutti i Gruppi politici che perseguono l'obiettivo della lotta alla corruzione discutendo di cose più concrete. Oggi si tratta solo di acqua fresca! (Applausi dal Gruppo Misto-ApI).

GASPARRI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GASPARRI (PdL). Signora Presidente, senza entrare nel merito della norma di cui si è già discusso, vorrei fare una considerazione di natura politica, anche in riferimento agli interventi che hanno preceduto questa mia dichiarazione. Innanzitutto devo dire - mi rivolgo anche alla presidente Finocchiaro - che esiste una intesa tra opposizione e Governo e che la maggioranza, ovviamente, ha fortemente voluto. Desidero ringraziare anche i sottosegretari Augello e Caliendo, che non solo sono esponenti del Governo ma sono anche senatori del nostro Gruppo, fatto che ci fa particolarmente piacere.

C'è stato il rispetto di quell'affermazione che noi abbiamo fatto giorni fa quando, dopo la nota votazione sull'articolo 1, in sede di Conferenza dei Capigruppo abbiamo discusso a lungo della questione. Anzi, io dissi: «Deferiamo la questione alla Commissione» (ma ovviamente non si può deferire una questione: bisogna assegnare un emendamento). Abbiamo discusso su emendamenti ammissibili o meno. Si era anche ad un certo punto ipotizzato di approvare la legge - credo che autorevoli esponenti delle minoranze avessero, quasi in maniera rassegnata, scelto questa strada - senza l'articolo 1, senza una autorità, per poi affidare questo tema a occasioni future, anche sulla spinta dell'attuazione di convenzioni internazionali e di altri atti che abbiamo più volte richiamato. Invece, si è ricercata un'intesa, e mi meraviglio - lo voglio dire - che in questa sede o c'è l'accusa di una contrapposizione frontale oppure, se si realizza un'intesa su una buona norma, l'accusa è di inciucio. (Applausi dal Gruppo PdL).

Credo che abbiamo fatto un lavoro positivo per fare una buona legge. Questo ci ha spinto a ricercare una condivisione su una Autorità. Prima si ironizzava sul fatto che siamo passati dalle intercettazioni alla narrazione in Aula di conversazioni occasionali. Rivendico, però, il fatto che la CiVIT ha bisogno di una maggiore ribalta. Forse questa legge consentirà alla CiVIT, combattendo la corruzione, di rendere ancora più importante e più noto il suo ruolo.

Il nostro Gruppo, quindi, non solo ovviamente vota con convinzione l'articolo che è stato presentato dai rappresentanti del Governo, ma ritiene anche positiva una intesa. Rivendico inoltre il fatto che, quando in Conferenza dei Capigruppo dicemmo di volere su questo punto ricercare un accordo, si diede atto che anche le parole del sottoscritto erano state molto chiare e ferme. Adesso con questo voto si realizza la veridicità delle nostre affermazioni, ed è una soddisfazione poterlo rivendicare. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, precedentemente avanzata dal senatore D'Alia, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.0.2000, presentato dal Governo, nel testo emendato.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi ironici del senatore Baldassarri).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 2156, 2044, 2164, 2168, 2174, 2340 e 2346

PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno G2.0.100.

FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FINOCCHIARO (PD). Signora Presidente, intervengo brevemente per dire che abbiamo presentato quest'ordine del giorno tenendo conto del fatto che, presso la CiVIT, una delle sezioni che la compone è quella per l'integrità nelle amministrazioni pubbliche, ovviamente già destinataria di una quota del finanziamento di 4 milioni di euro previsto dal decreto legislativo istitutivo per il perseguimento dei fini tipici della Commissione nella sua originaria funzione.

L'ordine del giorno in esame mira ad impegnare il Governo ad adottare tutte le iniziative necessarie a destinare una quota del finanziamento di cui in premessa alle attività e ai nuovi compiti in materia di contrasto alla corruzione, che peraltro sono in linea con le finalità di trasparenza, legalità ed integrità indicate nell'articolo 13 del decreto legislativo istitutivo della Commissione. Quindi, dei 4 milioni di euro una parte è destinata a finanziare la nuova funzione che incombe sulla CiVIT.

Colgo l'occasione per sottolineare che nell'esposizione del senatore Li Gotti, sia pure molto puntuale, circa la composizione della CiVIT è stato però ancora una volta trascurato un particolare aspetto che attribuisce alla Commissione caratteristiche di indipendenza talmente preservate da prevedere che non possano essere componenti della CiVIT soggetti che si trovino potenzialmente in conflitto di interessi con la CiVIT stessa.

Sul presidio di autonomia e di indipendenza della stessa Commissione c'è invece una previsione esplicita, in quanto si parla di una operatività in posizione di indipendenza di giudizio e di valutazione e di piena autonomia. L'espressione «in collaborazione con la Presidenza» resta ovviamente, per quanto riguarda le funzioni di prevenzione della corruzione, superata dal nuovo testo dell'emendamento che abbiamo testé approvato. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G2.0.100 non verrà posto ai voti.

Riprendiamo l'esame degli articoli precedentemente accantonati.

Passiamo all'esame dell'articolo 10, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.

LI GOTTI (IdV). Signora Presidente, in via preliminare, con riferimento all'emendamento 10.251 (testo 2), presentato dal senatore Malan, faccio presente che noi siamo contrari alle deleghe poiché, nei limiti del possibile, cerchiamo di risolvere i problemi con i testi. Tale emendamento tratta il tema dell'incandidabilità e del divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi, cioè situazioni di particolare delicatezza che non sono, a nostro parere, delegabili.

Con gli emendamenti da noi presentati precisiamo, innanzitutto, che non conveniamo con l'indicazione che tutto debba essere fatto entro un anno dalla entrata in vigore del presente provvedimento.

Inoltre, al comma 2, lettera b), si fa riferimento ai delitti previsti nel Libro II, Titolo II, Capo I del codice penale. Chiaramente questo è un errore, perché indicando il Capo I ci limitiamo a prevedere l'incandidabilità dei privati per i delitti contro la pubblica amministrazione. Poiché invece la norma riguarda sia il pubblico ufficiale sia il privato, cioè chiunque commetta un reato contro la pubblica amministrazione, dobbiamo eliminare il riferimento al Capo I. Non vedo la necessità di differenziare il regime della candidabilità in base al fatto se l'autore del reato contro la pubblica amministrazione sia un pubblico ufficiale o un privato. Ritengo che questo sia un errore, per cui - lo ripeto - occorre eliminare il riferimento al Capo I del codice penale.

È poi assolutamente improponibile, secondo me, che si preveda - ancora al comma 2, lettera b) - che l'incandidabilità sia stabilita «se del caso, per altri delitti per i quali la legge preveda una pena detentiva superiore nel massimo a tre anni». Ma questa è una delega in bianco! Tra i delitti per i quali è prevista una pena detentiva superiore a tre anni, c'è anche l'omicidio colposo: lasciamo la possibilità di prevedere l'incandidabilità per chi sia stato condannato per omicidio colposo? Non possiamo fare una cosa del genere, non possiamo scrivere in una legge delega la formula «se del caso»! La legge delega contiene riferimenti precisi e specifici a cui il soggetto delegato deve attenersi: non si può dirgli che può fare una cosa se vuole, e che quindi può anche non farla.

Parimenti, alla lettera h) del comma 2 dell'articolo 10, nel testo che risulterebbe in caso di approvazione dell'emendamento 10.251 (testo 2), si consentirebbe al soggetto delegato - «fatta salva la competenza legislativa regionale sul sistema di elezione e i casi di ineleggibilità e di incompatibilità» - di individuare altre ipotesi di incandidabilità alle elezioni regionali e di divieto di ricoprire cariche negli organi politici di vertice delle Regioni. Ma è il legislatore che deve individuare i criteri entro cui va esercitata la delega, è il Parlamento che ha questo compito: il delegato deve solo attenersi ai principi affermati nella delega. Pertanto, non si può delegare al soggetto delegato il compito di individuare i criteri in maniera assolutamente discrezionale.

Insomma, l'emendamento 10.251 (testo 2) del senatore Malan, nel testo attuale, non è condivisibile.

Peraltro, è assolutamente importante per noi che sia introdotta la previsione dell'estensione delle condizioni che determinano l'incandidabilità anche all'assunzione delle cariche di governo: così come si prevede l'incandidabilità per i soggetti condannati, chiediamo che la medesima condizione debba comportare il divieto di assunzione di funzioni di governo.

Rammento che il Gruppo di Stati contro la corruzione (GRECO), nel rapporto fatto in seno al Consiglio d'Europa e licenziato in questi giorni, il 27 maggio 2011 - 20 giorni fa - censura il Governo italiano che non ha indicato nei suoi provvedimenti di contrasto alla corruzione nessun codice di condotta specifico nei confronti dei membri del Governo sicché l'Europa ci dice che siamo inadempienti. Ed è la seconda volta che ciò accade. Almeno su questo punto vogliamo essere adempienti? Vogliamo prevedere che accanto alla incandidabilità ci sia il divieto di assunzione di cariche di Governo per chi sia stato condannato per reati contro la pubblica amministrazione, a prescindere dalla pena che nel caso specifico è stata applicata? Questo è il complesso dei nostri emendamenti.

Presidenza del vice presidente NANIA (ore 18,33)

*SANNA (PD). Il prestigio del Parlamento, come noi sappiamo, si compone di molte virtù. Alcune attengono al fatto che noi siamo capaci di fare buone leggi. Questa è una delle virtù del Parlamento e noi ultimamente ne abbiamo fatte poche, di buone leggi. Però il prestigio del Parlamento è misurato anche sulla onorabilità di chi lo compone. Ed è vero che «tutti i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore», come ci raccomanda la nostra Costituzione, ma è del tutto evidente che al Parlamento ed ai suoi membri questa consegna è affidata con una maggiore e più rigorosa pretesa.

Quindi, il tema della possibilità che, come oggi accade, persone condannate in via definitiva, possano candidarsi sia nel Parlamento nazionale sia nelle autonomie locali, è un tema che credo riguardi questo Senato, la Camera dei deputati, il Parlamento in questa legislatura perché abbiamo, discutendo del disegno di legge anticorruzione, la possibilità di non fingere che un problema che riguarda l'onorabilità del Parlamento esiste sia nella percezione sociale, sia nel giudizio politico che riguarda tutti noi. Anche se ciascun parlamentare, preso singolarmente, può essere indenne da qualsiasi difetto di onorabilità, basta che pochi abbiano anche l'astratta possibilità di candidarsi a far parte del Parlamento essendo stati poco prima condannati ed anche per reati di una certa gravità che questo rifletta una luce sinistra sulla credibilità complessiva del Parlamento.

Quindi, vorrei dirlo subito: non c'entrano qui il garantismo o il giustizialismo e nemmeno la cautela preventiva nell'affidare a persone rinviate a giudizio o condannate in primo grado incarichi politici. Sono altre parti del disegno di legge che avrebbero dovuto occuparsene.

Prendiamo atto che purtroppo nella proposta del Governo questi temi non li ritroviamo e che vi è stata una dichiarazione di improcedibilità su molti emendamenti che di questo tema trattavano. La proposta del collega Malan, che ci sembra incontrare il consenso della maggioranza e molto probabilmente l'assenso del Governo, è per noi del tutto insufficiente. Lo hanno detto anche altri colleghi. Lo voglio dire con ulteriori argomenti qui.

Noi non vogliamo una delega al Governo in materia di incandidabilità o di ineleggibilità dei parlamentari. Nemmeno per le autonomie locali riteniamo che questa delega debba essere assegnata. E questo per il semplice motivo che si tratta di questioni che attengono a diritti costituzionali fondamentali, se le guardiamo dalla parte delle persone alle quali impediamo di candidarsi o di accedere al Parlamento. Ma sono anche questioni per le quali un Parlamento dovrebbe avere l'onore e la pretesa di scriversi da solo le regole che lo riguardano e non di farsele scrivere dal Governo.

Inoltre, anche in ossequio a quanto la nostra Costituzione prescrive in materia di riserva di legge all'Assemblea, vorrei ricordarvi l'articolo 72, ultimo comma della Costituzione, che recita: «La procedura normale di esame e approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale».

Ritengo che la pretesa o il tentativo di assegnare al Governo la scrittura di queste regole sia totalmente impropria. Occorre considerare poi la genericità della delega, che ci sembra del tutto inadeguata a soddisfare i requisiti costituzionali. La proposta avanzata dal senatore Malan lascia al Governo la possibilità di introdurre, se vuole, ulteriori ipotesi di incandidabilità per gli amministratori locali senza imporre alcun criterio.

Il nostro sospetto circa l'incapacità del Governo di esercitare la legislazione delegata su mandato del Parlamento è anche alimentato dal fatto che recenti episodi di esercizio della delega hanno visto decine di indicazioni, condizioni e osservazioni - contenute nei pareri parlamentari - rifiutate e trascurate dal Governo; non ultimo il recepimento della direttiva comunitaria in materia di energia, che ha creato sconquassi nel nostro sistema economico e che ha visto il Governo rifiutare ottusamente le condizioni poste dal Parlamento.

Quindi, non intendiamo dare alcuna delega al Governo in questa materia.

C'è poi un tema che non viene chiarito nell'emendamento della maggioranza e che invece appare molto chiaro nella nostra alternativa proposta. Riteniamo che oggi il Parlamento debba fare un salto di qualità: non basta più prescrivere l'ineleggibilità, che consegue ad alcune condanne per reati di una certa gravità e che oggi è già prevista nelle regole che ci riguardano. Dobbiamo introdurre, anche per il Parlamento, la regola della incandidabilità. Questo non è chiaro nella proposta della maggioranza.

Per noi incandidabilità vuol dire che se una persona è condannata per quel tipo di reati e il suo nome appare in una lista di candidati, il suo nome deve essere cancellato dalle liste proposte in sede di esame da parte della Commissione elettorale del Ministero dell'interno. Non si aspetta che quel candidato faccia la campagna elettorale, che venga eletto e che poi il caso venga sottoposto alle rispettive Giunte delle immunità e delle elezioni in Parlamento. Riteniamo che queste previsioni e prescrizioni non siano rinviabili al dopo-elezioni.

Dalla nostra parte abbiamo una riflessione giuridica matura e alcune recenti decisioni della Corte costituzionale che in questa materia afferma che l'ineleggibilità non basta più. Cito brevemente una sentenza e concludo. Nel 2006, su una questione che ha riguardato una disposizione relativa alla Regione Abruzzo ma che in linea di principio vale anche per noi, la Corte si è dichiarata perfettamente consapevole che l'ineleggibilità non funziona e che tutte le norme che riguardano l'ineleggibilità sono incongrue, perché non assicurano «la genuinità della competizione elettorale nel caso in cui l'ineleggibilità sia successivamente accertata, induce il cittadino a candidarsi, violando la norma che in contrasto con la Costituzione ne prevede l'ineleggibilità, e non consente che le cause di ineleggibilità emergano come invece quelle di incandidabilità in sede di presentazione delle liste agli uffici elettorali».

Colleghi senatori, signori del Governo, non sappiamo quanto durerà questa legislatura; invito tutti a leggere la proposta che facciamo per la prossima legislatura, che potrebbe iniziare da qui a poco. È una proposta che non prevede più la possibilità per i condannati in via definitiva di essere candidati e che non basta da sola a ridare credibilità al Parlamento, ma che certamente lo aiuterebbe molto. Chiediamo che questa nostra proposta sia sostenuta da tutti, senza vincoli di maggioranza e opposizione, perché contribuisce alla restituzione di credibilità e prestigio a questo Parlamento. (Applausi dal Gruppo PD).

Per una rettifica della Rassegna agenzie per l'Aula

PRESIDENTE. Colleghi, mi è stato segnalato che nella Rassegna agenzie per l'Aula dell'Ufficio stampa del Senato è stato commesso un errore materiale, in quanto si individuava come indagato il nostro collega senatore Palma. Prego pertanto gli Uffici di correggere l'errore.

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn.
2156, 2044, 2164, 2168, 2174, 2340e 2346 (ore 18,49)

PRESIDENTE. Proseguiamo con l'illustrazione degli emendamenti.

MALAN (PdL). Signor Presidente, vorrei illustrare l'emendamento 10.251 (testo 2), anche ascoltate le osservazioni fatte dai colleghi. Si tratta di un emendamento di ambito più ampio rispetto al testo originale dell'articolo, così come scritto nel testo presentatoci dal Governo, perché prevede un riordino di tutte le disposizioni in materia di incandidabilità e il divieto a ricoprire cariche elettive e di Governo - e su questo aspetto naturalmente ritornerò - conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi. Ripeto, si tratta di un ambito assai più ampio di quanto previsto dall'articolo, così come è stato presentato, e prevede una serie di criteri che toccano tutti i livelli elettivi. Naturalmente è presente una riserva per quanto riguarda la competenza delle Regioni, alle quali sappiamo la Costituzione ha affidato poteri molto importanti, nei loro rispettivi ordinamenti.

Si tratta sicuramente di un passo notevole, perché prevede un assetto estremamente diverso da quello attuale. È stato più volte lamentato il fatto che non ci sia omogeneità nei vari livelli di Governo, per cui si può essere in alcuni casi candidati al Parlamento, e dunque si può essere eletti, e invece non si può, per esempio, assumere cariche a livello amministrativo locale. Con questo emendamento, si passa a una formulazione molto più omogenea, e sottolineo che, rispetto a quanto detto dal senatore Sanna, qui si parla di incandidabilità e, di conseguenza, come il senatore auspicava, coloro che dovessero essere candidati nelle condizioni previste da questo nuovo articolo non potrebbero fare la campagna elettorale e dovrebbero essere espunti dalle liste elettorali.

Per quanto riguarda lo strumento della delega, credo fosse l'unico in grado di dare attuazione ad un piano così ampio e, oserei dire, ambizioso.

Per quanto concerne l'osservazione riguardante l'articolo 72 della Costituzione, qui siamo in una materia che non riguarda il sistema elettorale ma le candidature. Certamente è un fatto estremamente importante, e per questo auspico che, pur nell'ambito dei termini previsti da questo articolo, il Governo provveda all'adozione di uno o più decreti legislativi, in tempi più brevi, in modo da poter avere la certezza dell'applicazione di queste norme.

Auspico altresì che il Governo sia estremamente rigoroso, sia nell'attuazione di questa delega, che viene qui indicata, sia nel recepimento delle osservazioni che potranno essere a suo tempo fatte dalle Commissioni competenti (pareri che sono ovviamente previsti nel testo).

Faccio un'ultima osservazione rispetto a quanto detto dal senatore Li Gotti, che ha presentato un subemendamento per estendere i divieti che sono riferiti alla candidatura al Parlamento (al Senato e alla Camera) anche alle cariche di governo. Non spetta al presentatore dell'emendamento esprimere il parere sui subemendamenti, ma personalmente ritengo positiva quella notazione, anche perché rende coerente il testo con quanto previsto nella rubrica che parla anche di cariche di governo. (Applausi dal Gruppo PdL).

POLI BORTONE (CN-Io Sud). Signor Presidente, do per illustrati gli emendamenti presentati, ma vorrei chiedere al senatore Malan se nella riformulazione del suo emendamento ha compreso, oltre che l'espressione mi pare favorevole nei riguardi delle cariche di governo (naturalmente è soltanto un'espressione di pensiero e niente di più), anche le incompatibilità e le ineleggibilità (quindi gli indirizzi che sono previsti nell'ambito della delega) riferite ai parlamentari europei: altrimenti questi ultimi rimarrebbero esclusi da una normazione che, a distanza di tanti anni, attraverso una delega mi pare possa finalmente trovare una rispondenza oggettiva.

Io, per esempio, sono stata dichiarata dal Parlamento incompatibile: incompatibile per voto del Parlamento e non certamente per una norma oggettiva. Ma non è un fatto personale, è semplicemente un ricordo di qualche anno addietro. Allora sostenevo, e continuo a sostenere, che, quando c'è una norma, nella stessa ci ritroviamo regolarmente tutti, senza interpretazioni e senza voti di favore o di sfavore, a seconda delle persone o del momento.

PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.

Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

CALIENDO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, prendendo a base l'emendamento 10.251 (testo 2), volevo sapere dal senatore Malan, dal momento che ho un testo stampato diverso da quello che avevo ieri sera (sono arrivato da Milano a fine mattinata), se ci sono emendamenti a questo testo. C'era tutta una parte che riguardava i magistrati e le incompatibilità: è saltata o non è stata riprodotta? Ecco: gli Uffici mi dicono che c'è un subemendamento.

Per quanto concerne, quindi, l'emendamento 10.251 (testo 2), così come è scritto - e poi parleremo dei subemendamenti - il parere del Governo è favorevole, per due ordini di ragioni, che prendono spunto da quanto diceva il senatore Sanna.

In primo luogo, perché l'emendamento, così come è formulato, consente un'ampia possibilità di intervento e, ad avviso del Governo, tiene conto di alcune delle indicazioni contenute negli emendamenti presentati dal Gruppo del PD, dal senatore Li Gotti e da altri, non solo all'emendamento 10.251 (testo 2) presentato dal senatore Malan, ma già ricomprese negli emendamenti all'articolo 10.

Già l'emendamento del Governo faceva riferimento all'articolo 6-bis del decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 ai fini della ineleggibilità al Senato. Credo, però, che vada ancora più valorizzato questo emendamento nella parte in cui, alla lettera f), propone una completa ricognizione della normativa in materia non solo di incandidabilità - e qui vengo proprio a quanto diceva il senatore Sanna - ma anche di divieto di ricoprire le cariche di Presidente, eccetera, con ciò tenendo conto dell'emendamento 10.0.251 presentato dalla senatrice Poli Bortone, che, nella prima parte, che io condivido, propone non una incandidabilità ma, ferme restando le norme già esistenti in materia di ineleggibilità, prevede che i parlamentari non possono acquisire, durante il loro mandato, le cariche di presidente di giunta provinciale e di sindaco di comuni con popolazione superiore ai 20.000 abitanti.

L'emendamento della senatrice Poli Bortone, probabilmente, non va bene, perché al comma 2 prevede di rendere operativa l'opzione entro 30 giorni. Certamente, però, se si introducesse tale obbligatorietà in un futuro decreto legislativo, e quindi per la prossima legislatura, potrebbe così superarsi un'interpretazione che lo stesso Parlamento si è dato per alcuni anni.

Allora, in relazione a tutti gli emendamenti all'articolo 10, rivolgo ai presentatori un invito al ritiro, tenuto conto che questi singoli aspetti sono contenuti nell'emendamento 10.251 (testo 2).

Senatore Li Gotti, quanto al suo emendamento 10.251 (testo 2)/6, io non posso accogliere la richiesta di sostituire il termine di 180 giorni a quello di un anno che, se vogliamo approvare un provvedimento serio, dobbiamo mantenere.

Quanto all'emendamento 10.251 (testo 2)/13, in cui si chiede di prevedere che le condizioni di incandidabilità alla carica di deputato e di senatore siano applicate altresì all'assunzione delle cariche di governo, io sono perfettamente d'accordo. La mia unica preoccupazione è che non so se questo emendamento sia proponibile, dal momento che è stato dichiarato improponibile l'emendamento 10.251 (testo 2)/15, quando era stato formulato come emendamento 10.0.5, perché estraneo all'oggetto del provvedimento. Oggi io credo di poter accogliere questo emendamento. Se per caso esso fosse improponibile, invito il senatore Li Gotti a trasformarlo in ordine del giorno, altrimenti, esprimo parere favorevole su questo emendamento, e invito al ritiro di tutti gli altri emendamenti.

LI GOTTI (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LI GOTTI (IdV). Signor Presidente, desidero dare un chiarimento relativamente al riferimento, fatto nell'emendamento 10.251 (testo 2), al Capo I del codice penale, circa l'incandidabilità.

CALIENDO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Io preferirei che tale riferimento rimanesse così com'è.

LI GOTTI (IdV). Quindi, i privati che commettono reati contro la pubblica amministrazione sono candidabili? Ma nel testo dell'articolo 10, quale risulterebbe in caso di approvazione dell'emendamento sostitutivo 10.251 (testo 2), alla lettera b), del comma 2, si dice «e, se del caso, per altri delitti per i quali la legge preveda una pena detentiva superiore nel massimo a tre anni».

PRESIDENTE. Senatore Li Gotti, signor Sottosegretario, fino a quando si tratta di un chiarimento momentaneo, la Presidenza può accettarlo. Diversamente, non riusciamo a coordinarci nei lavori. Quindi, signor Sottosegretario, la invito a esprimere il suo parere.

CALIENDO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Si dice: «e, se del caso, per altri delitti per i quali la legge preveda una pena detentiva superiore nel massimo a tre anni». Allora certamente vanno considerati in quei tre anni quei reati cui lei faceva riferimento. Per cui l'estensione generalizzata non mi sembra corretta; mi sembra invece corretto che in quella seconda ipotesi si tenga conto delle sue osservazioni. Pertanto, confermo l'invito al ritiro di tutti gli altri emendamenti ed esprimo parere favorevole, se proponibile, sull'emendamento 10.251 (testo 2)/13.

Il subemendamento 10.251 (testo 2)/16 riguarda l'incandidabilità dei magistrati ordinari, amministrativi, contabili e militari, ovviamente sempre come lettera della legge delega e, a quanto leggo, ripropone (vorrei che il senatore Casson mi ascoltasse) la questione che noi abbiamo iniziato a esaminare ieri nelle Commissioni affari costituzionali e giustizia, con riferimento all'ipotesi dell'incandidabilità. Esprimo al riguardo parere favorevole, anche se sarei molto più favorevole a prevedere che il magistrato, una volta cessata la carica di sindaco, di amministratore o altro, non possa mai ritornare ad esercitare la giurisdizione in quel territorio.

Do un parere favorevole, perché si tratta di una norma di delega, ma a mio avviso dovremmo tentare di individuare... (Commenti del senatore Pastore). Senatore Pastore, non contraddice il principio costituzionale, perché io posso essere nominato sindaco o assessore in una determinata città, ma il fatto di prevedere una incompatibilità per il magistrato che è diventato sindaco o assessore in quella città, tale da escludere di poterci mai tornare come magistrato, credo sia una cosa sacrosanta, perché è a difesa della funzione giurisdizionale e allo stesso tempo non contraddice alcun diritto costituzionale, perché non c'entra con l'lettorato passivo.

Per tale ragione, esprimo parere favorevole, con la precisazione che, per quanto riguarda il rientro nell'attività giurisdizionale in quel territorio in cui si è candidati, anziché prevedere una durata dell'incandidabilità pari a 36 mesi, si dovrebbe prevedere una durata a tempo indeterminato. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. Scusi, signor Sottosegretario, lei propone un emendamento? Qui non si tratta di dare suggerimenti, ma si tratta di fare proposte concrete: se lei propone questa correzione, lo specifichi, così vediamo se il senatore Saltamartini la accetta.

CALIENDO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, mi accorgo ora che la specificazione era già stata inserita. Io tenevo conto invece dell'emendamento del senatore Casson.

PRESIDENTE. Se è già inserita, lei esprime parere favorevole, se ho capito bene.

CALIENDO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Sì, signor Presidente.

CASSON (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASSON (PD). Signor Presidente, vorrei intervenire brevemente su quello che ha detto il rappresentante del Governo, che mi ha anche chiamato personalmente in causa. Vorrei dire che siamo assolutamente d'accordo su queste proposte, tanto che il Partito Democratico ha presentato dei disegni di legge sia per la fase preliminare, sia per la fase terminale.

PRESIDENTE. Può intervenire quando passiamo all'emendamento.

CASSON (PD). Vorrei dirlo per uscire dal fraintendimento: siamo assolutamente d'accordo, bisogna vedere come viene fatto.

LEGNINI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LEGNINI (PD). Signor Presidente, l'emendamento presentato dal senatore Saltamartini di cui adesso ha parlato il sottosegretario Caliendo è un subemendamento arrivato nel pomeriggio, di cui abbiamo preso visione da poco. Al di là del merito, sollevo quella che è a mio parere una macroscopica questione di proponibilità. Stiamo discutendo di un provvedimento anticorruzione dentro il quale discipliniamo una materia delicatissima che riguarda l'incandidabilità dei magistrati: qualcuno mi spieghi cosa c'entra questa materia con la corruzione. Dopodiché, siccome nella fase preliminare all'esame degli emendamenti la Presidenza ha utilizzato un criterio particolarmente rigoroso e selettivo, tanto più questo testo va espunto dalla nostra discussione. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Senatore D'Alia, accoglie l'invito a ritirare l'emendamento 10.1 (testo corretto)?

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). No, signor Presidente.

PRESIDENTE. Passiamo dunque alla votazione dell'emendamento 10.1 (testo corretto).

PETERLINI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Peterlini, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 10.1 (testo corretto), presentato dal senatore D'Alia e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

Colleghi, ciascuno voti al proprio posto, per favore. Invito i senatori Segretari a controllare bene se c'è qualcuno che vota al posto di un altro.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 2156, 2044, 2164, 2168, 2174, 2340 e 2346

LEGNINI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LEGNINI (PD). Vorrei la risposta sulla questione che ho posto prima dell'ultima votazione, signor Presidente.

PRESIDENTE. Affrontiamo l'argomento quando arriveremo al punto.

Senatore Li Gotti, accoglie l'invito a ritirare l'emendamento 10.2?

LI GOTTI (IdV). No, signor Presidente.

PRESIDENTE. Metto pertanto ai voti l'emendamento 10.2, presentato dal senatore Li Gotti e da altri senatori.

Non è approvato.

Senatore D'Alia, accoglie l'invito a ritirare l'emendamento 10.3?

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signor Presidente, mantengo l'emendamento e chiedo di poter intervenire in dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). L'emendamento 10.3 riguarda anche, indirettamente, la questione sollevata con la nuova formulazione dell'emendamento 10.251 del senatore Malan.

Sostanzialmente, noi proponiamo una cosa molto semplice: estendere il sistema delle misure di prevenzione e, quindi, il regime relativo alla confisca dei beni che riguardano i mafiosi ai soggetti che sono socialmente pericolosi dal punto di vista delle attività illecite che compiono - o possono compiere - nell'ambito della pubblica amministrazione, con particolare riferimento anche all'accertamento del rapporto esistente fra la disponibilità, la titolarità e la proprietà di beni e la funzione pubblica che si esercita.

Il principio, cioè, è che se sono investito di una funzione pubblica ho l'obbligo - devo avere l'obbligo - di dimostrare sempre e comunque come sono titolare del mio patrimonio. Ciò consente una operazione di trasparenza integrale nei confronti dei cittadini al controllo: è un grande deterrente e un sistema di prevenzione rispetto ai fenomeni corruttivi, consentendo, peraltro, di rendere oggettivamente efficace l'attività di contrasto alla corruzione.

Tutto questo determina, peraltro, un effetto importante anche ai fini dell'esercizio del diritto di elettorato attivo e passivo e, quindi, incide sulla iscrizione nelle liste elettorali, riportando la questione della candidabilità alla sua vera dimensione e non alla questione meramente nominalistica, così come affrontato nell'emendamento del collega Malan. Infatti, un conto è che io sia sottoposto ad una verifica relativamente alla mia iscrizione alle liste elettorali rispetto ai miei diritti di elettorato attivo e passivo, e sia quindi incandidabile perché non sono iscritto nelle liste o sono cancellato, avendo anche la possibilità di tutelare il mio diritto di elettorato attivo e passivo, senza che questo sia collegato al procedimento elettorale; altro conto è che io sia incandidabile, ma la mia incandidabilità, anziché essere valutata ex ante, venga valutata ex post dal Parlamento che, ai sensi dell'articolo 66 della Costituzione, deve valutare i titoli di ammissione dei suoi componenti, e che quindi io possa avere una valutazione politica e non giuridica del mio status e dei miei diritti. Questo è il punto.

Questa norma, che è collegata anche alla questione, che abbiamo affrontato malamente, dell'Authority anticorruzione, è anche uno strumento che consentirebbe di recuperare patrimoni che si sono formati illecitamente attraverso l'uso distorto delle proprie funzioni pubbliche.

Per questo chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore D'Alia, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 10.3, presentato dal senatore D'Alia e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 2156, 2044, 2164, 2168, 2174, 2340 e 2346

PRESIDENTE. Sull'emendamento 10.250 è stato rivolto un invito al ritiro. Senatore Balboni, lo accetta?

BALBONI (PdL). Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 10.251 (testo 2)/1.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 10.251 (testo 2)/1, presentato dalla senatrice Finocchiaro e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 2156, 2044, 2164, 2168, 2174, 2340 e 2346

PRESIDENTE. Gli emendamenti 10.251 (testo 2)/2, 10.251 (testo 2)/3, 10.251 (testo 2)/4 e 10.251 (testo 2)/5 sono stati ritirati.

Sull'emendamento 10.251 (testo 2)/6 è stato rivolto un invito al ritiro. Senatore Li Gotti, lo accetta?

LI GOTTI (IdV). No, signor Presidente. Non ritiro questo né gli altri subemendamenti all'emendamento 10.251 (testo 2).

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 10.251 (testo 2)/6, presentato dal senatore Li Gotti e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 10.251 (testo 2)/7, presentato dal senatore Li Gotti e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 10.251 (testo 2)/8, presentato dal senatore Li Gotti e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 10.251 (testo 2)/9, presentato dal senatore Li Gotti e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 10.251 (testo 2)/10, presentato dal senatore Li Gotti e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 10.251 (testo 2)/11, presentato dal senatore Li Gotti e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 10.251 (testo 2)/12, presentato dal senatore Li Gotti e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 10.251 (testo 2)/13, presentato dal senatore Li Gotti e da altri senatori.

È approvato.

Metto ai voti l'emendamento 10.251 (testo 2)/14, presentato dal senatore Li Gotti e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 10.251 (testo 2)/15, presentato dal senatore Li Gotti e da altri senatori.

Non è approvato.

SALTAMARTINI (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SALTAMARTINI (PdL). Signor Presidente, ritiro l'emendamento 10.251 (testo 2)/16, anche se desidero sollecitare l'Aula a porre subito in calendario il provvedimento sulle incompatibilità affinché la materia possa essere organicamente affrontata con un analogo disegno di legge. (Applausi dal senatore Legnini).

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 10.251 (testo 2), nel testo emendato.

BOSCETTO (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BOSCETTO (PdL). Signor Presidente, desidero evidenziare che la mia posizione sul piano concettuale è in contrasto con quella contenuta nell'emendamento del senatore Malan. Poi, ovviamente, per disciplina di Gruppo, lo voterò, però mi pare che si stia dimenticando tutto il contesto dogmatico nell'ambito del quale da anni si sta discutendo sul concetto di incandidabilità. Poiché l'articolo 65 della Costituzione, come è noto a tutti, parla di ineleggibilità e di incompatibilità, la molto prevalente dottrina sostiene che per far entrare a livello costituzionale nei confronti di deputati e senatori la categoria della incandidabilità bisogna cambiare l'articolo 65 della Costituzione e quindi aggiunge, per i deputati e i senatori, alle categorie della ineleggibilità e dell'incompatibilità anche quella della incandidabilità. Questo perché è diversa - come è ovvio - la posizione di chi è ineleggibile da quella di chi non può neppure candidarsi. E allora bisogna che questo concetto entri a livello costituzionale.

Su questa base tutti i tentativi che negli anni si sono proposti per fare rientrare questa categoria a livello di legge ordinaria - tra l'altro con riferimento ai deputati e ai senatori e non ai consiglieri regionali, provinciali, comunali e via dicendo - non hanno mai avuto un esito favorevole. E infatti l'emendamento del quale sto parlando nella sua prima versione, senatore Malan, riguardava, per i deputati e i senatori, soltanto la ineleggibilità.

Ora, nel testo 2 si trova il concetto di incandidabilità e io ritengo che stiamo facendo un'operazione non compatibile costituzionalmente, come ha ricordato anche il senatore Sanna quando ha citato una sentenza della Corte costituzionale che si doleva del fatto che non ci fosse a livello costituzionale la categoria della incandidabilità.

Per ovviare a tutto questo probabilmente saremmo ancora in tempo per espungere questo concetto dall'emendamento del senatore Malan. Ci troviamo ad un punto nel quale è fondamentale non dimenticare questi principi e io ho voluto, dopo aver sostenuto i principi medesimi per tanti anni, sia al Senato sia alla Camera, non lasciar passare questa novità fra capo e collo in un secondo testo di un emendamento, perché non sarebbe compatibile con tutto quello che negli anni io e tanti colleghi abbiamo sostenuto.

In conclusione, ripeto, voterò a favore dell'emendamento per disciplina di Gruppo, ma il mio voto sarà concettualmente non conforme, salvo che non si realizzino condizioni di modifica. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Carrara).

MAZZATORTA (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAZZATORTA (LNP). Signor Presidente, colleghi, desidero svolgere due osservazioni.

È stato prima sostenuto dai senatori Li Gotti e Sanna che la tecnica della delega legislativa in questa materia sarebbe al limite dell'eversione costituzionale. Così non è, e lo sapete bene. Lo stesso emendamento 10.0.2 (testo 2) del senatore Li Gotti reca una delega. Il disegno di legge n. 2164, presentato dal senatore Li Gotti nel corso della legislatura, contiene una delega per prevedere nuove cause ostative alla candidatura. Ma addirittura il concetto di incandidabilità - mi permetto in questo caso di dissentire dall'illustre collega Boscetto - è ormai consolidato e, per quanto riguarda gli amministratori locali, è inserito nell'articolo 58 del Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, che è un decreto legislativo e dunque frutto di una delega legislativa.

Dobbiamo, quindi, accantonare, per cortesia, questo argomento. Stiamo parlando non di un decreto‑legge (nel qual caso forse ci potremmo trovare d'accordo), ma di una tecnica che in detta materia è assolutamente opportuna, perché interveniamo su diritti di rilevanza costituzionale e sulle deroghe al diritto di elettorato passivo. Bisogna quindi essere molto attenti a ciò che scriviamo nelle norme, per cui ben venga la tecnica delle delega legislativa.

Aggiungo che, per la prima volta, con questa normativa si tende ad omogeneizzare il trattamento delle cause ostative alla candidatura, delle cause di ineleggibilità e di incompatibilità a tutti i livelli istituzionali. Oggi assistiamo, infatti, all'assurdità per cui il sindaco di un piccolo Comune di 200 abitanti, che ha una sentenza di condanna definiva per un reato con una pena superiore ai due anni, non può candidarsi a quella carica, ma al contrario può candidarsi al Senato della Repubblica o alla Camera dei deputati. È ovvio che si tratta di una distonia. Questa normativa consentirà quindi, attraverso l'esercizio della delega, di risolvere anche questi problemi che effettivamente appaiono assurdi.

Aggiungo anche che il tema dell'incandidabilità è ormai ampiamente dibattuto. Tra l'altro, la stessa Corte costituzionale la considera come una limitazione al diritto di accesso ai pubblici uffici, ex articolo 51, primo comma, della Costituzione. Configura, quindi, esattamente anche il parametro di riferimento di questo concetto ormai assodato.

Stiamo parlando, in fondo, di sentenze di condanna definitive e, dunque, di una causa ostativa alla candidatura che determina poi la nullità della elezione, se mai possa avvenire, di una persona che non è nemmeno nelle condizioni di presentare la propria candidatura.

Secondo noi, le perplessità che abbiamo ascoltato sono del tutto infondate, e voteremo con convinzione l'emendamento del senatore Malan. (Applausi dal Gruppo LNP).

CECCANTI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CECCANTI (PD). Signor Presidente, sgombriamo la questione che non c'entra, su cui ha ragione il senatore Mazzatorta, dell'incandidabilità, essendo questa una forma particolare di ineleggibilità che si differenzia solo perché scatta prima. Questo problema, quindi, non esiste.

Esiste, però, il macigno della delega, ed è pesante, sia se l'emendamento è fatto dal senatore Malan, sia se fatto dal senatore Li Gotti. Non esiste alcuna differenza. Non si può fare, perché la materia elettorale per cui è prevista la riserva di Assemblea non è solo la formula elettorale. Siamo qui in presenza della limitazione di un diritto fondamentale. Il fine non giustifica i mezzi. Non si può limitare un diritto fondamentale con una delega al Governo.

Non c'entra quanto afferma il senatore Mazzatorta sul Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, che è una delega ricognitiva di norme che già esistevano nell'ordinamento. Se faccio una delega in cui consento a un Governo, a un qualsiasi Governo, di costruire dei casi di limitazione di un diritto fondamentale, l'Aula di un Parlamento che ci sta a fare più? (Applausi dal Gruppo PDe dei senatori Astore e D'Alia).

Ripeto che non discuto le finalità perseguite dai senatori Malan e Li Gotti. Ma se un Parlamento fa limitare il diritto di elettorato passivo con una delega del genere, anche se scritta nel modo migliore, a un Governo, abdica a un proprio ruolo fondamentale. Non si può fare. (Applausi dai Gruppi PD, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI e dei senatori Astore e Pistorio).

BIANCO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BIANCO (PD). Signor Presidente, siccome il collega Mazzatorta è sempre molto attento e meticoloso, voglio confermare quanto ha detto il collega Ceccanti.

Siccome ho firmato io personalmente, in quanto Ministro dell'interno, quel decreto di attuazione, confermo che la delega era soltanto ricognitiva. Si trattava di riscrivere il testo unico senza alcuna facoltà di innovazione. Quindi, l'obiezione mossa è assolutamente infondata, signor Presidente. (Applausi del senatore Gasbarri).

PRESIDENTE. La ringrazio per l'informazione, senatore Bianco.

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signor Presidente, non ripeterò le cose che ha già detto il collega Ceccanti, che condivido.

Mi permetto però di sottolineare alcuni aspetti dell'emendamento presentato dal senatore Malan su cui credo sarebbe opportuno ritornare per ripensarci.

Il primo è il seguente. Abbiamo votato lo stralcio dell'articolo 7, che riguardava un complesso di disposizioni attinenti agli enti locali, dicendo che è in corso - e chiamo qui in causa il presidente Vizzini - una discussione abbastanza avanzata in Commissione affari costituzionali sulla nuova Carta delle autonomie.

Allora, evitiamo di fare un'operazione schizofrenica per cui, dopo aver stralciato un pezzo delle norme che riguardano l'ordinamento degli enti locali sostenendo, giustamente, che ce ne stiamo occupando nella sede propria che è l'esame in Commissione della Carta delle autonomie, introduciamo una norma che concede una delega ampia e generica (violando, quindi, anche l'articolo 76 della Costituzione): ammesso che si sia in presenza di una riserva di legge relativa e non assoluta e che quindi sia configurabile la possibilità in questa materia di ammettere la delega, comunque la delega, i principi e i criteri direttivi devono essere specifici.

In questo caso, affidiamo al Governo una delega in bianco per riscrivere l'intero sistema della incandidabilità e dell'ineleggibilità per quanto riguarda gli organi elettivi del sistema delle autonomie locali, e facciamo tutto questo senza peraltro disciplinare l'aspetto che riguarderebbe noi, e che non si è inteso fino ad oggi disciplinare nonostante sentenze della Corte costituzionale e pronunce della Giunta per le elezioni, che il presidente Follini conosce meglio di me. Mi riferisco al rapporto tra la funzione parlamentare e gli incarichi elettivi, o meno, negli enti locali. C'è infatti una lacuna normativa che non disciplina questo rapporto quando vi è la sopravvenienza di un incarico elettivo a livello territoriale per un soggetto che appartiene alla Camera o al Senato. Quindi, stiamo sbagliando su tutti i fronti.

Al di là della questione di natura costituzionale che è stata posta, qui ci stiamo rimangiando un voto che abbiamo già espresso sul metodo di esame e di voto di questo provvedimento, perché abbiamo deciso di stralciare le norme che riguardano le autonomie locali in quanto dobbiamo affrontare il tema in occasione dell'esame del provvedimento inerente la Carta delle autonomie: diamo una delega al Governo in una materia che riguarda la disciplina delle autonomie locali e non interveniamo neanche sulla delega sull'aspetto che, forse, è l'unico che dovremmo disciplinare noi, e che riguarda il rapporto e la incompatibilità tra il mandato parlamentare e quello di sindaco, assessore, presidente di Provincia e così via. Stiamo, quindi facendo un pasticcio colossale.

Ma a questo pasticcio, signor Presidente, ne aggiungiamo un altro. Con l'emendamento del senatore Malan noi stiamo dando al Governo una delega in bianco (in questo caso sì, in violazione anche dell'articolo 65 della Costituzione), in cui diciamo al Governo che dev'essere lui a stabilire qual è la durata delle incandidabilità di cui alle lettere a) e b) del comma 2. Noi cioè stiamo sottraendo al Parlamento, e quindi alla riserva assoluta di legge (quindi all'Assemblea), il compito di stabilire e predeterminare quali sono i requisiti di accesso, chiamiamoli di incandidabilità, di ineleggibilità, di incompatibilità, tutto ciò che comunque è contenuto nella previsione dell'articolo 65 della Costituzione, e lo facciamo con una disposizione che non so neanche come definire.

In sostanza, stiamo dicendo che la durata e i casi di incandidabilità li stabilisce il Governo: non li predeterminiamo per legge, ma diamo una delega in bianco al Governo, dimenticando che la Costituzione, al contrario, prevede che sia il Parlamento a stabilire i criteri entro cui la delega deve essere esercitata. Le ipotesi di incandidabilità devono essere tassative e individuate prima, con legge ordinaria, non con delega legislativa.

Aggiungo inoltre che questa disposizione crea grande confusione. Formalmente, parliamo di incandidabilità, ma poiché non la discipliniamo in alcun modo e non scegliamo se affidare il compito della valutazione di incandidabilità agli uffici elettorali o al Parlamento, introduciamo una confusione terminologica. Dal punto di vista sostanziale, sappiamo bene che invece si tratta di due cose diverse. Infatti, quando si introduce la categoria della incandidabilità, si prevede sostanzialmente che una persona non può partecipare alla competizione elettorale, non che può parteciparvi anche se non ne ha titolo, tanto poi sarà il Parlamento a decidere se il titolo ce l'ha o no.

Questo è il punto di fondo che l'emendamento in esame non affronta, né con riferimento alla sovrapposizione fra i diritti di elettorato attivo e passivo, né dal punto di vista della competenza sulla declaratoria di incandidabilità, che non si capisce se sia riferibile agli uffici elettorali o, viceversa, al Parlamento. Si introduce la categoria della incandidabilità senza alcuna disciplina, creando un conflitto che sicuramente complicherà ulteriormente il mondo giuridico - già complesso - di questa materia, affidandola totalmente all'arbitrio di questa o di quella maggioranza.

Sarebbe quindi opportuna una riflessione su questo emendamento e su questa materia, perché stiamo rischiando veramente di fare un pasticcio a trecentosessanta gradi. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI e del senatore Pardi).

PRESIDENTE. Preciso che, tenuto conto dell'importanza dell'argomento, sto consentendo ulteriori interventi; si era concordato però che questi sarebbero durati un solo minuto, dal momento che tutti i Gruppi hanno esaurito il tempo a loro disposizione. Vorrei che questo fosse chiaro.

Invito anche i Presidenti di Gruppo, senatore D'Alia, ad attenersi a tale criterio.

LI GOTTI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LI GOTTI (IdV). Signor Presidente, sarò molto breve. Sollecito quest'Aula a considerare se è mai possibile che si introduca la categoria della incandidabilità, precisando per quali reati ma aggiungendo che, con delega, sarà il Governo a stabilire «se del caso» anche altre ipotesi (e non indichiamo quali). Inoltre, consentiamo al Governo stesso di stabilire quanto debba durare l'incandidabilità: in tal modo, il Governo potrebbe anche decidere una durata di 15 giorni, e avrebbe comunque rispettato la delega.

Ancora, deleghiamo il Governo a «valutare (...) l'introduzione di ulteriori ipotesi di incandidabilità» per le cariche di cui alla lettera f) e a «individuare (...) le ipotesi di incandidabilità alle elezioni regionali e di divieto di ricoprire cariche negli organi politici di vertice delle regioni conseguenti a sentenze definitive di condanna».

Deleghiamo quindi al Governo una serie di decisioni, ma senza stabilire i principi - che devono essere contenuti nella delega - cui deve attenersi il delegato. Dare una delega non significa consentire che il delegato faccia ciò che vuole in una determinata materia.

Con questo articolo, si introduce il principio di incandidabilità, e poi si prevede che sarà il Governo a decidere come applicarla. Ma non possiamo fare in questo modo! Colleghi, stiamo legiferando in una materia delicatissima, quella dell'elettorato passivo: le regole deve stabilirle il Parlamento, non possiamo lasciare che lo faccia il Governo! E poi attribuiamo all'Esecutivo anche il compito di decidere se l'incandidabilità dura un mese, 45 giorni o 7 giorni, come per l'avviso di licenziamento.

Insomma, facciamo le cose per bene. Per favore, ritirate questo emendamento: è veramente indecente! (Applausi dai Gruppi IdV e PD).

Sulla rettifica apportata alla Rassegna agenzie per l'Aula

PRESIDENTE. Desidero comunicare che l'Ufficio stampa del Senato ha corretto il riferimento che in precedenza era stato fatto erroneamente, nella Rassegna agenzie per l'Aula, al senatore Palma.

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn.
2156, 2044, 2164, 2168, 2174, 2340e 2346 (ore 19,37)

PRESIDENTE. Procediamo dunque alla votazione dell'emendamento 10.251 (testo 2), nel testo emendato.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 10.251 (testo 2), presentato dal senatore Malan, nel testo emendato, interamente sostitutivo dell'articolo 10.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 2156, 2044, 2164, 2168, 2174, 2340 e 2346

PRESIDENTE. Risultano pertanto preclusi gli emendamenti 10.252 e 10.11, mentre gli emendamenti 10.300 (testo 2), 10.5, 10.4, 10.6, 10.7, 10.8, 10.9 e 10.10 sono stati ritirati.

Chiedo al senatore Li Gotti se intende accogliere l'invito del Governo di ritirare l'emendamento 10.0.2 (testo 2).

LI GOTTI (IdV). No, signor Presidente, insisto per la votazione di tutti gli emendamenti a mia firma.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 10.0.2 (testo 2), presentato dal senatore Li Gotti e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 10.0.3, presentato dal senatore Li Gotti e da altri senatori.

Non è approvato.

Dovremmo ora passare alla votazione dell'emendamento 10.0.4, presentato dal senatore Li Gotti e da altri senatori, identico all'emendamento 10.0.252, presentato dalla senatrice Poli Bortone e da altri senatori.

Senatrice Poli Bortone, accetta l'invito a ritirare il suo emendamento?

POLI BORTONE (CN-Io Sud). Signor Presidente, avevo posto un problema al senatore Malan, il quale avrebbe voluto rispondere se non gli fosse stato impedito. Si tratta semplicemente una estensione anche ai parlamentari europei di quei principi contenuti nella delega. Non mi sembra quindi di aver chiesto cose fuori dalla ragionevolezza dell'intervento.

Pertanto, vorrei chiedere al Governo se, laddove fosse trasformato in un giorno, sarebbe disponibile ad accettarlo.

PRESIDENTE. Chiedo al Governo di esprimere un suo parere in proposito.

CALIENDO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Sono disponibile ad accogliere la proposta emendativa della senatrice Poli Bortone ove sia trasformata in ordine del giorno.

PRESIDENTE. Quando sarà presentato lo si esaminerà.

VIESPOLI (CN-Io Sud). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VIESPOLI (CN-Io Sud). Signor Presidente, non ritiriamo l'emendamento. Il Governo ci deve dire ufficialmente se la trasformazione in ordine del giorno riceverebbe il suo parere favorevole oppure no. In caso contrario, insistiamo per la votazione dell'emendamento così come è.

PRESIDENTE. Senatore, dovete presentare il testo dell'ordine del giorno.

VIESPOLI (CN-Io Sud). Il testo dell'ordine del giorno, ovviamente è il testo dell'emendamento.

PRESIDENTE. Se l'ordine del giorno è conforme all'emendamento, chiediamo allora al Governo di esprimere un parere nel merito.

VIESPOLI (CN-Io Sud). Signor Presidente, non possiamo, noi per primi, svilire la funzione senatoriale per cui un ordine del giorno non si nega a nessuno. A noi lo potete negare! (Applausi dal Gruppo CN-IO Sud e del senatore Quagliariello).

CALIENDO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, la questione non è nei per cui «Non si nega a nessuno un ordine del giorno». Devo ancora dare un parere sull'ordine del giorno accantonato. In questo caso, ho già detto che sono favorevole se viene trasformato in quei termini.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G10.0.252 non verrà posto ai voti.

Senatore Li Gotti, ritira l'emendamento 10.0.4 a seguito dell'accoglimento dell'ordine del giorno G10.0.252?

LI GOTTI (IdV). No, Signor Presidente.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 10.0.4, presentato dal senatore Li Gotti e da altri senatori.

Non è approvato.

L'emendamento 10.0.5 è improponibile, mentre l'emendamento 10.0.250 è stato ritirato.

Senatrice Poli Bortone, intende ritirare l'emendamento 10.0.251?

POLI BORTONE (CN-Io Sud). Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. L'emendamento 10.0.253 è improponibile.

Passiamo all'esame dell'articolo 11, su cui sono stati presentati emendamenti tutti successivamente ritirati dai proponenti, ad eccezione dell'emendamento 11.400, che si intende illustrato e su cui invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

CALIENDO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Esprimo parere favorevole.

PRESIDENTE. Non essendo rimasti sull'articolo 11 altri emendamenti oltre quello soppressivo 11.400, presentato dal senatore Malan, metto ai voti il mantenimento dell'articolo stesso.

Non è approvato.

Gli emendamenti 11.0.1, 11.0.3, 11.0.4, 11.0.5, 11.0.6, 11.0.7, 11.0.50 e 11.0.51 sono stati ritirati.

Passiamo all'esame dell'articolo 12, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.

VALENTINO (PdL). Signor Presidente, ritiro gli emendamenti da me presentati.

BRUNO (Misto-ApI). Signor Presidente, do per illustrato l'emendamento 12.252.

PRESIDENTE. I restanti emendamenti sono stai ritirati.

Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'emendamento 12.252.

CALIENDO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Invito il presentatore a ritirarlo, o in subordine esprimo parere contrario. Analogo invito rivolgo ai presentatori dell'emendamento 12.0.2.

PRESIDENTE. Accoglie l'invito del Governo, senatore Bruno?

BRUNO (Misto-ApI). Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'articolo 12.

È approvato.

Senatore D'Alia, sull'emendamento 12.0.2 c'è un invito al ritiro, lo accoglie?

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). No, signor Presidente.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 12.0.2, presentato dal senatore D'Alia e da altri senatori.

Non è approvato.

DELLA MONICA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DELLA MONICA (PD). Signor Presidente, abbiamo ritirato tutti gli emendamenti perché riteniamo che il provvedimento sia stato completamente svuotato di significato. Desidero chiarire che riteniamo che il provvedimento non serve a nulla, ed è per questo che abbiamo ritirato gli emendamenti.

PRESIDENTE. Anche gli emendamenti del senatore Li Gotti sono stati ritirati.

CALIENDO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALIENDO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, mi sembra di aver capito che tutti gli emendamenti sono stati ritirati. Ne ho preso atto, anche se questa notte, dopo l'impegno preso con quest'Aula e prendendo spunto dagli emendamenti presentati dal senatore Valentino, avevo riscritto l'articolo 317 del codice penale sulla corruzione, inglobando in un unico articolo le ipotesi di corruzione propria e impropria, nonché di concussione, e rivedendo le pene previste in modo da renderlo funzionale. Avevo quindi previsto l'istigazione alla corruzione e il traffico di influenze illecite.

Credo che, per l'impegno che abbiamo assunto, e che personalmente ho assunto, con l'OCSE non più di 20 giorni fa, il ritiro di questi emendamenti significa che alla Camera dovremo valutare la situazione. Tuttavia, prendendo spunto da quanto detto dalla senatrice Finocchiaro, in questo provvedimento abbiamo dimostrato sensibilità reciproche e capacità di correzione in corso di seduta, anche dopo bocciature di emendamenti, pubblicamente e senza necessità di conciliaboli. Credo che se avessimo avuto un po' più di tempo, avremmo potuto concludere anche questa parte.

Mi riservo comunque di riconsiderare la questione alla Camera.

PRESIDENTE. Presidente D'Alia, lei aveva comunicato il ritiro dei suoi emendamenti, mi sembra?

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signor Presidente, avevo comunicato il ritiro degli emendamenti all'articolo 12; credo tutti, se non ricordo male.

PRESIDENTE. Vuole intervenire al riguardo?

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signor Presidente, abbiamo ritirato i nostri emendamenti per la stessa ragione per cui li ha ritirati la collega Della Monica, che quindi non ripeto per economia dei tempi.

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 13.

Lo metto ai voti.

È approvato.

Riprendiamo l'esame dell'ordine del giorno G101, precedentemente accantonato, su cui invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

CALIENDO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, vorrei chiedere una riformulazione del dispositivo di tale ordine del giorno.

Per quanto riguarda la lettera a), siamo d'accordo con la dizione: «godrà dell'indipendenza necessaria ad esercitare le proprie funzioni al riparo da ogni indebita influenza», perché questo è un organo che abbiamo creato. Non va bene invece bene la seconda parte della lettera a), che invito ad eliminare, perché prevede tutta un'altra composizione.

Chiederei poi ai presentatori di riformulare la lettera c), eliminando, al quarto rigo, dopo le parole «misure che prevedano», le seguenti: «l'accessibilità protetta del singolo cittadino agli organi di prevenzione della corruzione e agli organi giurisdizionali, con forme di tutela identiche a quelle assicurate dalla legge ai dati sensibili». Tale formulazione potrebbe infatti essere intesa come legittimazione dell'anonimato nell'ambito dei procedimenti giudiziari.

Chiedo poi di sopprimere la lettera d), così come la lettera e), che contrasta con principi costituzionali e con norme del codice penale.

Per il resto, il Governo è disponibile ad accogliere l'ordine del giorno.

PRESIDENTE. I presentatori accettano la riformulazione proposta dal Governo?

BRUNO (Misto-ApI). Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE.Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G101 (testo 2) non verrà posto ai voti.

Passiamo alla votazione finale.

Poiché il senatore Viespoli, primo a dover intervenire in dichiarazione di voto, si è allontanato, sospendo brevemente la seduta.

(La seduta, sospesa alle ore 19,50, è ripresa alle ore 20).

Riprendiamo i nostri lavori con le dichiarazioni di voto finale.

VIESPOLI (CN-Io Sud). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VIESPOLI (CN-Io Sud). Signor Presidente, la ringrazio per il garbo e la correttezza che ha avuto nei miei confronti. Cercherò di ripagarla intervenendo in maniera estremamente sintetica nel motivare il voto del mio Gruppo.

Innanzitutto, faccio riferimento alle riflessioni già sviluppate in sede di discussione dell'emendamento 2.0.2000 del Governo; sottolineo in secondo luogo, il seguente elemento. Io ribadisco, cioè, come la questione fondamentale del dibattito e del confronto fosse quella di trovare un punto di sintesi per varare comunque, dopo tanto tempo, un provvedimento. E ciò è segnalato anche dal modo in cui il provvedimento stesso è giunto in Aula, richiesto da più parti, prima ancora che fosse calendarizzato. E per calendarizzarlo si è fatto in modo che arrivasse in Aula anche senza relatore. Questo ha determinato sicuramente problemi e difficoltà nel dialogo e nel confronto ma, alla fine, un punto di sintesi è stato recuperato attraverso l'emendamento 2.0.2000 del Governo. Ciò mi sembra un fatto significativo, sul piano del provvedimento in sé e per la sua valenza politica.

Naturalmente, adesso si tratta di proseguire l'approfondimento di ordine legislativo, perché bisogna chiaramente raccordare il provvedimento che il Senato si appresta a votare con il dibattito ulteriore e il necessario approfondimento, anche alla luce delle riflessioni che, da ultimo, ha sviluppato il sottosegretario Caliendo. Si tratta di raccordare il provvedimento con la ratifica della Convenzione avvenuta in Commissione, che è un ulteriore elemento significativo lungo il percorso, al quale bisogna tendere e sul quale bisogna continuare a incamminarsi per cercare di determinare dei provvedimenti e delle scelte all'altezza delle sfide che abbiamo di fronte.

In ogni caso, questo provvedimento rappresenta un primo passo e, rispetto a questo, noi esprimiamo un voto favorevole. (Applausi dal Gruppo CN-Io Sud e del senatore Bondi).

LI GOTTI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LI GOTTI (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel presentare questo disegno di legge il Governo lo introduceva in questi termini: «Onorevoli senatori, il disegno di legge si compone di tre Capi, che corrispondono ad altrettanti pilastri dell'azione di contrasto alla corruzione e alla illegalità nel settore pubblico: prevenzione generale, controlli mirati e sanzioni».

Abbiamo visto cosa è successo: le sanzioni sono di fatto sparite, i piani mirati sono un sogno, la svolta epocale (aggettivazione che accompagna tutti i provvedimenti di questo Governo, e siamo francamente ansiosi ogni tanto di avere un provvedimento non epocale ma normale, ordinario) consegna al Paese una grande indicazione di incapacità di affrontare il tema della corruzione, che costituisce un virus gravissimo, in espansione nel nostro Paese, raggiungendo livelli mai prima raggiunti.

Avevamo la possibilità di lavorare su un testo che affrontasse in maniera energica, dura, decisa, coerente, costante e definitiva la lotta alla corruzione: non ci siamo riusciti. Qual è la ragione di questa nostra omissione? Perché il Senato non è stato in grado di affrontare un tema così importante per la sopravvivenza della nostra pubblica amministrazione al servizio dei cittadini e del funzionamento dello Stato? Perché non ci siamo riusciti? Fra i disegni di legge che erano stati presentati, quello del Gruppo dell'Italia dei Valori risale al mese di giugno 2008; l'esame iniziò nel novembre 2008; poi, a maggio 2010, è arrivato il prodotto del Governo, frutto di un Consiglio dei ministri straordinario e coincidente con un'udienza che riguardava il Presidente del Consiglio, Consiglio dei ministri che fu fatto straordinariamente di lunedì, così da ottenere il rinvio del processo che riguardava il Presidente del Consiglio, per licenziare questo testo e quindi quello che rimane di questo testo.

Noi ci siamo resi conto della assoluta assenza di una volontà seria da parte del Governo e della maggioranza quando ieri - dopo che per tre anni le nostre proposte ed altre dell'opposizione sono state all'esame delle Commissioni riunite 2a e 3a, dopo che abbiamo presentato gli emendamenti in Commissione ad ottobre 2010 (abbiamo dovuto poi attendere sette mesi perché venissero forniti i pareri, che furono radicalmente negativi: si tratta, quindi, di un processo di riflessione da parte del Governo di circa tre anni) - quella persona amabile, che io stimo, del sottosegretario Caliendo ha chiesto l'accantonamento dell'articolo 12 (che era l'articolo che introduceva un regime sanzionatorio più mirato, aspro e incisivo per la lotta alla corruzione) per poter riflettere ed esprimere i pareri su dei testi che sono all'esame da tre anni. Ci siamo quindi resi conto che la questione non è seria. Infatti, non è pensabile che dopo tre anni, e dopo che il Governo aveva espresso in Commissione, con una riflessione di sette mesi, i pareri negativi, si sia chiesto ieri l'accantonamento per riflettere un'altra notte. Oggi il sottosegretario Caliendo è venuto a dirci: ma che peccato, io ero pronto a recepire alcune vostre indicazioni. Sono tre anni che lo stiamo facendo e chiedendo! Se ci fosse stata questa disponibilità seria ad affrontare la materia, lo si sarebbe fatto nel momento in cui in Commissione si esprimevano i pareri e non si sarebbe dato il parere contrario per poi dire qui: questa notte abbiamo riflettuto e qualcosa potevamo farla. Questa notte abbiamo riflettuto? Ma per favore!

Diciamo ai cittadini qual è la verità: è amara. Nel nostro Paese sono in atto, in forma virulenta, due linee culturali: una linea è quella che aspirerebbe ad uno Stato moderno, in grado di reprimere i processi di contaminazione della regolarità nel nome della buona amministrazione. Il Paese non ne può più di questa corruzione impregnante! Non ne può più! Accanto a questo filone culturale ce ne è un altro che ritiene la corruzione funzionale alla nostra economia. A parole combatte la corruzione, ma con essa convive: con la corruzione convive perché ritiene che essa sia espressione moderna di un'economia capitalistica di mercato, in cui i soldi possono tutto. (Applausi dal Gruppo IdV). I cittadini ritengono invece che i soldi non possono tutto, perché c'è l'etica della cosa pubblica che viene prima del denaro, che corrompe le coscienze.

Voi eravate, e noi eravamo, chiamati a rispondere a questo bisogno dei cittadini, e non siamo stati in grado di dare risposte. I cittadini capiscono - perché ormai capiscono - che le bandierine non servono più: ci vogliono i fatti, e i fatti che voi consegnate con questo provvedimento sono un'offesa al buon senso, al diritto e al sogno di uno Stato che funzioni nell'interesse della collettività. Votiamo no in maniera convinta e sdegnata. (Applausi dal Gruppo IdV e dei senatori Baldassarri e D'Alia. Congratulazioni).

BALDASSARRI (Misto-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BALDASSARRI (Misto-FLI). Signor Presidente, quanto al giudizio che diamo su questo provvedimento, non faccio altro che richiamare le precedenti dichiarazioni.

Al di là del fatto che una legge che confermi che anche nella pubblica amministrazione non si dovrebbe rubare mi pare quantomeno imbarazzante, certamente il tema di fondo è quale sia il controllore rispetto ai soggetti controllati. Come già ho avuto modo di dire, è proprio questo il punto sul quale cade la legge. Infatti, se l'Authority non è indipendente, che senso ha varare una legge del genere? E non mi si venga a dire, signor Presidente, che poiché è il Presidente della Repubblica che, su proposta dell'Esecutivo, nomina i membri dell'Authority, allora si modifica radicalmente la versione iniziale, dove era ancora più palese che l'Autorità era inserita nell'ambito della Presidenza del Consiglio dei ministri.

Come ho già detto, non sono un giurista: leggo però attentamente, e credo di capire la lingua italiana. Apprezzo gli sforzi di arrampicamento sugli specchi per giustificare quel delicato passaggio di prima, che ho definito inciucio, coerente con precedenti inciuci con i quali ci si garantiva il malloppo della spesa pubblica, soprattutto in termini di spesa regionale e di spesa nel settore della sanità. Con questa legge si dà quasi l'assicurazione che, oltre a garantire il malloppo, ci si garantisce in parte l'immunità, visto che l'Autorità che dovrebbe controllare non è indipendente.

Il giudizio su quanto questo sia coerente con la Convenzione ONU non posso lasciarlo ai giuristi, ma lo lascio al buon senso. Fuori da questo Paese la parola indipendenza significa cose precise. Forse in questo Paese qualcuno interpreta la parola indipendenza come "dipende", "ma anche". Non credo di poter condividere, e annuncio il voto contrario del mio Gruppo. (Applausi dai Gruppi Misto-FLI e UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI).

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signor Presidente, per motivare il nostro voto decisamente contrario su questo provvedimento dobbiamo fare un brevissimo riassunto delle puntate precedenti.

Credo un anno fa, il ministro Alfano, dopo i noti episodi che hanno riguardato vicende dell'attualità giudiziaria, ha annunciato in una delle sue più riuscite conferenze stampa un provvedimento epocale per la lotta alla corruzione. Da un anno a questa parte il provvedimento giaceva nelle competenti Commissioni di merito. Essendo la maggioranza in difficoltà, ha trovato, come sempre, nell'opinione autorevole della Commissione bilancio la possibilità di non procedere nell'esame del provvedimento, fino a quando, per richiesta dei Gruppi parlamentari di opposizione, a cominciare dal nostro, non è stata sollecitata e imposta la sua calendarizzazione, pena il voto contrario permanente sul calendario dei lavori nella Conferenza dei Capigruppo.

Questo provvedimento arriva in Aula senza un relatore e senza essere stato istruito, per responsabilità politica di questa maggioranza e di questo Governo, dalle competenti Commissioni di merito. Quindi si è improvvisato in Aula uno spettacolo che non credo possa essere ascritto alle pagine più belle della nostra Assemblea.

Qualcuno potrebbe dire che la situazione è grave ma non è seria, ed è proprio così, perché questo provvedimento, colleghi, nella proposta originaria del Governo si componeva di 13 articoli. Di questi, sei o sette sono stati soppressi o stralciati. Dunque, possiamo dire che è già stato reso monco in partenza di una sua parte importantissima. Dopodichè l'articolo 1, che era ed è il caposaldo della lotta alla corruzione, è stato respinto due volte da quest'Aula, nella sua riformulazione e nel testo originario proposto dal Governo, ed è rispuntato sotto forma più sofisticata in un emendamento che il Governo dice di avere scritto con alcuni Gruppi parlamentari dell'opposizione.

Nulla di scandaloso, dico al presidente Gasparri. È normale che il Governo si confronti con chi vuole e come vuole. I Gruppi parlamentari hanno libertà e autonomia in questo campo. E sarà anche possibile in questa Aula che vi siano dei Gruppi che dissentono sul merito, nel rispetto delle regole che ci siamo dati e con la correttezza nell'ambito di procedure parlamentari che, in questo caso, obiettivamente sono state forzate e che, per quanto ci riguarda, costituiscono autorevole precedente.

Però, tutto si può fare fuorché spacciare questa Commissione che si deve occupare della lotta ai fannulloni, ed oggi anche della lotta ai corruttori, come la panacea di tutti i mali. E' infatti un po' come il colmo della fiducia (e mi rivolgo ai colleghi e agli amici del Partito Democratico). È come farsi baciare la mano da un cannibale: i membri della Commissione per la valutazione dei fannulloni, che è operativa da due anni e i cui membri percepiscono lautissimo compenso (che mi auguro "Libero" pubblichi insieme a tutti gli altri che ha pubblicato in queste settimane), sono soggetti che istituzionalmente - non è un giudizio sulle persone - non sono e non possono essere autonomi perché sono nominati e controllati dal Governo.

Inoltre, senza alcuna volontà di polemica, ma solo per citare un dato testuale specifico, la norma citata dalla presidente Finocchiaro esime dal conflitto di interessi nel momento in cui consente la facoltà di restare nel proprio ruolo pur continuando a svolgere l'attività all'interno di questa Commissione. Una Commissione che se avesse voluto occuparsi della lotta alla corruzione, signor Sottosegretario, l'avrebbe già fatto, perché già dal 2009 - come lei ha detto - aveva una serie di compiti in questo settore. Ma questa Commissione - diciamolo con franchezza - è ridicola ed inutile perché non si è occupata dei fannulloni e non si occuperà della corruzione. Si occuperà di quello che ha fatto fino ad oggi: nominare consulenti, esperti e fare da richiamo per le autorità internazionali che si occupano di questo settore. Potrà fare tutto, tranne che occuparsi seriamente e in maniera efficace della lotta alla corruzione.

Gli altri articoli di questo testo sono stati peggiorati: è il caso della delega che è stata conferita al Governo per riscrivere norme che attengono ai diritti fondamentali costituzionalmente garantiti e che riguardano l'elettorato attivo e passivo, sia con riguardo agli enti locali che con riguardo al Parlamento. Essi peggiorano e confondono le questioni molto delicate e complesse che anche la nostra Giunta delle elezioni ha affrontato, segnalando al Parlamento, in maniera unitaria la via da seguire per risolvere una serie di problemi collegati alle incompatibilità. E, anziché seguire quel percorso che è trasparente, certo, garantista e costituzionale, si fa un pasticcio confondendo candidabilità e ineleggibilità, candidabilità e incompatibilità.

In sostanza, si attribuisce all'Esecutivo il potere di stabilire chi può stare in Parlamento e chi no, per quanto tempo e così via. In altri termini, si stabilisce che questo sistema finto bipolare e maggioritario ha diritto di vita e di morte, strafregandosi della Costituzione, e che chi governa ha sempre ragione e può fare quel che vuole.

Non funziona così. E anche in questa sede desidero parlare con amarezza in merito all'idea di una intesa sulla Commissione, sulla benedetta Commissione anti-fannulloni. Occorrerebbe far passare il principio fondamentale che, nella logica della democrazia dell'alternanza, la corruzione può riguardare tutti, e quindi tutti i partiti di maggioranza e di opposizione, perché ci si alterna al Governo del Paese, delle Regioni e degli enti locali. Bisogna quindi costruire norme che oggettivamente rendono impermeabile il sistema alle infiltrazioni criminali nella pubblica amministrazione. L'idea che passa - mi spiace doverlo dire - è che, in qualche modo, ci si acconcia perché i problemi li abbiamo tutti e così, in qualche modo, li occultiamo tutti. Non funziona, e non può funzionare, in tal modo, perché siete e siamo fuori dal mondo.

E ancora, signor Sottosegretario. Questo testo non si occupa della trasparenza sui patrimoni dei dirigenti delle amministrazioni pubbliche, dei funzionari, degli amministratori e dei parlamentari. La normativa sulla pubblicità patrimoniale dei deputati e dei senatori è ferma al 1982. Tutto questo non lo spieghiamo alla gente. Chi è investito di un mandato popolare ed esercita una funzione pubblica ha il dovere di spiegare, fino a quando esercita quella funzione - non c'è riservatezza e segretezza che tenga - come possiede una casa, una macchina e quant'altro, come si guadagna da vivere, e lo deve fare per rendere autorevole l'istituzione che rappresenta sempre e comunque. Tutto questo non c'è nel provvedimento, come non è prevista alcuna norma che dovrebbe equiparare i corrotti e i mafiosi, che sono la stessa identica cosa, e che consentirebbe l'unico e vero deterrente, attuale e concreto, al sistema delle infiltrazioni.

In questo provvedimento in sostanza - diciamolo con franchezza - non c'è proprio niente. Ma pensate di lavarvi la coscienza con questa robetta? O pensate che nel passaggio - lo dico anche agli amici del Partito Democratico - dal Senato alla Camera cambierà qualcosa? Questo provvedimento sarà affossato alla Camera sia perché - lo ripeto e ho concluso, signor Presidente - è una schifezza, sia perché a voi non frega niente della lotta alla corruzione. Farete questo passaggio, uscirete sui giornali con una roba ridicola, ma poi verrà insabbiato alla Camera, purtroppo aggiungiamo noi.

Questa è la ragione per la quale noi votiamo decisamente contro. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI e dei senatori Pardi e Fosson. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Presidente D'Alia, in Parlamento vengono presentati provvedimenti che si possono o meno condividere, ma definirli in quel modo mi sembra inappropriato. (Applausi dei senatori Fluttero e Caselli. Commenti del senatore D'Alia).

Questo vale per chiunque, indipendentemente dalla professione politica, perché, se cominciassero tutti a ricorrere ad espressioni di quel genere, lei capisce che non sarebbe appropriato. (Commenti del senatore D'Alia).

VALENTINO (PdL). È questione di stile!

MAZZATORTA (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAZZATORTA (LNP). Signor Presidente, colleghi, nell'agenda politica di questo Governo e di questa maggioranza la lotta alla corruzione è certamente un obiettivo importante e il provvedimento in esame contiene misure - checché ne dicano i colleghi dell'opposizione - incisive sul tema della prevenzione e della repressione della corruzione.

Vorrei però dire due cose che non andrebbero fatte in materia di lotta alla corruzione, e che pure quest'oggi, in quest'Aula, si sono sentite.

Innanzitutto, il problema della corruzione non deve essere affrontato in modo emotivo o peggio demagogico, cercando di dare una risposta all'opinione pubblica, quale essa sia. Non richiede delle accelerazioni improvvise o impennate, ma perseveranza, e questa maggioranza e questo Governo, anche con altri provvedimenti (dopo parlerò di alcuni provvedimenti importanti in materia di lotta alla corruzione, perché questo non è il primo e non sarà nemmeno l'ultimo in materia), hanno una visione che va nella direzione non di dare una risposta demagogica ma di lottare contro un nemico insidioso, pulviscolare. In questo Paese esiste una corruzione non sistemica, bensì pulviscolare che è ancora più insidiosa e difficile da contrastare.

Questo tema non deve essere affrontato in modo settario, come invece hanno fatto i miei colleghi dell'opposizione, definendo il provvedimento in esame addirittura una schifezza, perché gli inquisiti per i reati contro la pubblica amministrazione stanno dappertutto, stanno di qua, di là, di sopra e di sotto. È di pochi giorni fa la notizia che il responsabile del trasporto aereo del Partito Democratico e membro del consiglio d'amministrazione dell'ENAC è stato indagato per corruzione. Questo dimostra che nessuno ha la patente per dare giudizi di etica pubblica agli altri.

Occorre quindi non schierarsi con posizioni del tipo «noi siamo i sacerdoti, i custodi delle virtù pubbliche e voi invece siete reprobi, cricche di potere, furbetti del quartierino». (Applausi dai Gruppi LNP e PdL e del senatore Fosson). E l'indignazione non può essere a senso unico, anche se i giornali spesso e volentieri quando viene indagato magari il responsabile del trasporto aereo del PD gli dedicano tre righe, ma, se c'è l'intercettazione della Santanché, diciotto pagine.

E qual è il contesto in cui si manifesta, in tutta la sua virulenza, la corruzione? È quello dell'inefficienza, dei ritardi, dell'opacità dell'amministrazione pubblica. Come dicevo, noi abbiamo lavorato nella direzione opposta, cercando di creare gli antidoti. Al riguardo, i Ministri della Lega, ancora una volta, hanno insegnato agli altri colleghi di Governo come si deve operare. Credo che la semplificazione e la delegificazione normativa del ministro Calderoli, con l'abrogazione di centinaia, di migliaia di leggi abbia posto un antidoto essenziale nella lotta alla corruzione, poiché quando si hanno centinaia, migliaia di leggi si può scegliere la disciplina applicabile, e ciò favorisce la corruzione; per non parlare della lotta alla criminalità organizzata e alle mafie che ha realizzato il nostro ministro Maroni, che ha eliminato l'humus in cui vive e prospera la corruzione, soprattutto in alcune parti del nostro Paese. Infine, ricordo il federalismo fiscale, voluto fortemente dal ministro Bossi con la responsabilizzazione degli amministratori, le sanzioni per gli amministratori infedeli e incapaci e il superamento del criterio deresponsabilizzante della spesa storica. Tutte queste misure sono di contrasto alla corruzione. Magari, non contengono questa parola nel loro titolo ma vanno nella stessa direzione del provvedimento oggi al nostro esame.

Abbiamo sentito l'opposizione dire che per combattere la corruzione ci vuole altro. Ricordo però che gli sforzi riformatori della sinistra su questo tema sono rimasti lettera morta, sono rimasti nei cassetti delle Commissioni. Il provvedimento che ci accingiamo a votare non consentirà di estirpare il cancro della corruzione, o di guarirlo definitivamente, ma certamente consentirà di limitarlo, di circoscriverlo. Quanto poi al Piano nazionale anticorruzione, che a noi interessa forse più che la natura dell'autorità preposta ad elaborarlo ed approvarlo, serve a valutare il grado di rischio di corruzione di ogni amministrazione centrale e a definire i necessari interventi organizzatori per ridurre questo rischio.

Inoltre, questo provvedimento contiene norme per rendere più trasparente l'attività contrattuale degli enti pubblici, un efficace sistema di controlli nei confronti dei subappalti (con l'emendamento Vizzini) e il tema dell'incandidabilità parlamentare, inserito per la prima volta in una norma. Anche al riguardo questa maggioranza e questo Governo devono essere orgogliosi di avere inserito per la prima volta in una norma il concetto di incandidabilità di un parlamentare per una sentenza definitiva di condanna. Lo fanno questo Governo e questa maggioranza, anche se sui giornali veniamo considerati, come sempre, quelli che fanno leggi ad personam. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).

Concludo in bellezza citando una dichiarazione dell'Associazione nazionale magistrati su questo provvedimento. Essa giudica in maniera estremamente positiva la parte sanzionatoria, ritenendo positivi i consistenti inasprimenti sanzionatori per una serie di delitti contro la pubblica amministrazione e la previsione di una nuova circostanza aggravante per il funzionario pubblico. Giudica, inoltre, questa una novità condivisibile dato che la risposta sanzionatoria ha continuato ad essere incerta ed improntata, fino ad oggi, ad assoluta mitezza, visto che - dice la stessa Associazione - nell'88 per cento dei casi sono state inflitte pene sino a due anni di reclusione e, quindi, sottoposte alla sospensione condizionale della pena.

E conclude dicendo che la novità dell'inasprimento sanzionatorio, voluta da questo Governo e da questa maggioranza, può sortire una serie di effetti positivi di sistema. Questo lo dice l'Associazione nazionale magistrati, che aggiunge: si pensi ai risvolti in sede di indagine per la possibilità di intercettare, o con riguardo alla prescrizione del reato. Pertanto, l'Associazione nazionale magistrati esprime un giudizio positivo su una parte importante di questo provvedimento. Su questo punto, lascio il giudizio a tutti voi e soprattutto ai cittadini che ci ascoltano. (Applausi dai Gruppi LNP, PdL e dai banchi del Governo. Congratulazioni).

CASSON (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASSON (PD). Signor Presidente, signori senatori, signori del Governo, quando ormai oltre un anno fa, dopo tanto clamore di cembali sonori e tanti strepiti di servetti televisivi, venne presentato in Senato il disegno di legge in materia di lotta alla corruzione, avevamo pensato - pur stupiti - che forse poteva essere la volta buona. Eravamo in effetti un po' increduli, anche perché avevamo già assistito a questo proposito a beghe e scontri intestini all'interno della stessa maggioranza, in Consiglio dei ministri, in ordine alle modalità e agli strumenti più adeguati per combattere questo fenomeno criminale, per di più dopo che all'inizio della legislatura avevate già cancellato dal nostro ordinamento l'Alto commissario anticorruzione.

Ci eravamo peraltro predisposti - noi dell'opposizione ed in particolare del Partito Democratico - ad accogliere il testo del vostro disegno di legge, a discuterlo, a confrontarci, ad emendarlo per renderlo più efficiente e rispondente alle necessità concrete della realtà economica, sociale e politica italiana. Ma ci siamo dovuti ricredere ben presto, perché per mesi e mesi questo disegno di legge è rimasto bloccato nei meandri delle Commissioni del Senato, in attesa che il Governo predisponesse e presentasse alla Commissione bilancio la sua relazione tecnica, indispensabile per poter procedere. Soltanto la netta e rigida presa di posizione del Partito Democratico e delle opposizioni tutte all'interno della Conferenza dei Capigruppo ha fatto sì che, finalmente, il vostro testo giungesse all'esame di quest'Aula, pur privo dei rilievi e dei necessari miglioramenti da noi suggeriti già nell'esame nelle Commissioni.

In quest'Aula, però, ci siamo dovuti ricredere sulle vostre intenzioni, perché ancora una volta abbiamo dovuto assistere ad un gioco al rimpiattino da parte vostra, quasi al gioco delle tre carte, in quanto di fronte all'evidente necessità di integrare e completare le norme per la prevenzione e la lotta alla corruzione, avete alzato le barricate, respingendo fin dalle prime battute ogni proposta dell'opposizione, e del Partito Democratico in particolare, così come avevate fatto nelle Commissioni riunite, dove era stato espresso parere contrario sui nostri emendamenti.

E si badi bene, non si trattava da parte nostra di chiedere o pretendere chissà cosa; non volevamo inventare nulla dal nulla o recuperare da chissà quale mondo extraterrestre norme e principi di etica, di moralità, di trasparenza e di pulizia nella pubblica amministrazione e nella politica. Ci siamo fin dall'inizio semplicemente richiamati a norme del diritto internazionale, già integralmente recepite nel nostro ordinamento costituzionale e ordinario (come quelle sancite dalla Convenzione ONU anticorruzione del 2003, ratificate nel 2009 a seguito di un disegno di legge del Partito Democratico), o a norme inserite nella Convenzione europea di Strasburgo anticorruzione del 1999, in parte già ius receptum e in parte oggetto di ratifica in corso ad opera di questo Parlamento.

Ma al di là di questioni di correttezza e corrispondenza formale, sono le materie trattate da queste convenzioni internazionali, divenute oggetto dei nostri emendamenti da voi rigettati, che ci fanno ritenere che avete perso, che il Senato ha perso un'occasione importante per poter dire e far capire ai nostri concittadini e al mondo intero che la politica italiana crede che sia davvero possibile contrastare il fenomeno della corruzione. Tra l'altro, a detta della stessa Banca mondiale, tale fenomeno costituisce uno dei maggiori fattori di distorsione del mercato e delle economie in ogni parte del mondo, avendo in particolare individuato l'esistenza di una significativa correlazione tra il grado di corruzione di un Paese, il malfunzionamento delle pubbliche amministrazioni e la sua crescita economica, con effetti deleteri particolarmente rilevanti su medie e piccole imprese.

Mi preme sottolineare questo passaggio, perché purtroppo continuano a giungere, a livello internazionale, reprimende, anche piuttosto dure, nei confronti dell'Italia per assoluta insufficienza e inefficienza delle modalità e degli strumenti di lotta alla corruzione. L'ultima reprimenda, in ordine di tempo, è di pochi giorni fa e arriva direttamente dall'organismo del Consiglio d'Europa, il cosiddetto GRECO, che si occupa della corruzione negli Stati membri. Che se poi foste riusciti in quest'Aula la settimana scorsa a far passare la vostra proposta di mettere a capo dell'organismo italiano anti-corruzione il Presidente del Consiglio dei ministri, nella fattispecie il presidente Berlusconi, ironie e sberleffi non si sarebbero risparmiati a livello nazionale, ma anche internazionale.

Buona sorte ha voluto che siate rinsaviti. E almeno questo scempio ce lo avete risparmiato. Anzi, lo avete risparmiato al popolo italiano, accogliendo - per così dire, «in zona Cesarini» - la nostra richiesta di porre a capo delle attività di prevenzione del fenomeno corruttivo un organismo autonomo, secondo i dettami della Convenzione ONU del 2003, e con procedure di nomina sottoposte al parere favorevole vincolante dei due terzi dei membri delle Commissioni parlamentari. Purtroppo, però, questo è l'unico punto sul quale avete fatto un passo indietro. Forse anche a seguito di approfondita meditazione, dopo il secondo sberlone - per usare una nota recente definizione di un vostro Ministro - ricevuto dalla politica del Governo in occasione del voto referendario. È un po' poco però, decisamente poco, assolutamente insoddisfacente. Forse avreste bisogno di qualche altro sberlone elettorale, per capire che i cittadini pretendono ben altro dalla politica e dai pubblici amministratori.

Sono molti, e fondamentali, i temi che avete tralasciato. Anzi, che avete bocciato nel corso di questa discussione in Senato. E allora, per sintesi e sulla scia delle indicazione-disposizioni dell'ONU e dell'Europa, mi limito a citarli: il conflitto di interessi dei pubblici amministratori e dei titolari di cariche di governo; la corruzione anche nel settore privato; poteri e strumenti di indagine alla polizia giudiziaria e alla magistratura (particolarmente in tema di intercettazioni telefoniche); misure anti-riciclaggio; termini di prescrizione (auspicati come "lunghi" nel testo ONU); misure di prevenzione e di trasparenza nel settore degli appalti e della finanza pubblici; sequestro e confisca dei beni; cooperazione tra organismi di indagine (anche di intelligence); inopponibilità del segreto bancario; maggiori tutele e garanzie per i denuncianti e i testimoni, oltre alla non candidabilità per i condannati anche per fatti di corruzione e misure di trasparenza nella assunzione di incarichi di governo, come specificato nei nostri emendamenti. E invece, nulla di tutto questo. Avete rifiutato, eccettuata l'istituzione dell'organismo anticorruzione, il confronto parlamentare. Avete rifiutato il dibattito politico. Vi siete rinchiusi in un fortilizio, che non è una turris eburnea, ma assomiglia sempre di più ad una fortezza assediata dai cittadini, dai lavoratori, dagli imprenditori, che di voi non ne possono ormai più.

Esce da questa Aula un testo di legge dimesso, arido, incompleto, certamente insufficiente e inadeguato alla vastità e alla gravità del fenomeno, che ci porterà come Partito Democratico ad un voto contrario. Un'occasione mancata con la preoccupazione (nostra) che si tratti di un'occasione da voi volutamente mancata, con la preoccupazione dei cittadini onesti di vedere sempre più allontanarsi i valori della legalità, della prevenzione e della lotta al crimine della corruzione, quasi come una chimera. Fino a quando questi cittadini non decideranno di darvi un altro sberlone e di mandarvi finalmente a casa. (Applausi dai Gruppi PD e IdV. Commenti dal Gruppo del PdL).

MUGNAI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MUGNAI (PdL). Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, l'approvazione di questo provvedimento costituisce un'altra fondamentale tappa del percorso virtuoso lungo il quale ci siamo avviati nel solco di un consolidamento e potenziamento di quel principio di legalità, per come lo stesso si coniuga nelle varie articolazioni nella società italiana, avuto sempre riguardo al ruolo e all'immagine dell'Italia in Europa e nel mondo.

Non a caso, onorevoli colleghi, è stato ricordato dal sottosegretario Augello come, approvando questo disegno di legge - arricchito, sia ben chiaro, dal contributo del dibattito parlamentare del quale (e credo che doverosamente se ne debba prendere e dare atto), il Governo ha tenuto ampiamente conto - avremo ottemperato a quasi tutte le richieste formulate nei confronti dell'Italia in campo europeo dal Gruppo degli Stati contro la corruzione, recuperando così, onorevoli colleghi, credibilità sia nella considerazione internazionale sia agli occhi dei cittadini italiani, nonché risalendo da quella posizione che oggi, relativamente agli indici di corruzione, l'Italia nel tempo ha purtroppo assunto e che non è certo in sintonia con il ruolo e l'immagine di una grande nazione civile. Tutto questo, nella consapevolezza che la corruzione effettiva o percepita costituisce sicuramente un enorme danno all'immagine del Paese, un forte disincentivo agli investimenti e un freno tirato con forza allo sviluppo economico.

Onorevoli colleghi, di questo fondamentale passaggio politico istituzionale, che ha riscosso insospettabili plausi, come ben ha ricordato il senatore Mazzatorta, noi rivendichiamo il principale merito. Infatti, nulla togliendo - lo voglio sottolineare ancora una volta - al confronto parlamentare, al quale mai il Governo e la maggioranza si sono sottratti, è innegabile che questo Governo e questa maggioranza ancora una volta hanno preso, in concreto e non a parole, il toro per le corna. Non si sono limitati a mere enunciazioni programmatiche e di principio, ma hanno legiferato espressamente al riguardo.

È un provvedimento non perfetto? Forse sì, come del resto tutte le umane cose, ma è il primo, onorevoli colleghi, che affronta organicamente questo delicato e vitale tema sotto il profilo congiunto della prevenzione, del controllo, delle sanzioni, non trascurando neppure, senza infingimenti, il tema altrettanto delicato del rapporto tra politica e corruzione. Questa primogenitura politica è circostanza che nessuno può negare, neppure l'opposizione. Quella stessa opposizione che ripetutamente, anche in quest'Aula, in più occasioni strumentalmente e suggestivamente ci ha accusato di scarsa sensibilità istituzionale nei confronti di questo specifico e delicatissimo tema; salvo poi, onorevoli colleghi (e anche questo è un fatto innegabile, perché la logica dei numeri sotto questo profilo è assolutamente implacabile), dover prendere atto ancora una volta che in questa stagione di governo, e sotto l'egida di questa maggioranza, la lotta all'illegalità in tutte le sue forme e articolazioni, con particolare riguardo alle possibili inferenze e interferenze tra criminalità organizzata e pubblica amministrazione, ha raggiunto risultati positivi mai conseguiti prima, sia sotto il profilo dei provvedimenti adottati che dei risultati conseguiti! (Applausi dal Gruppo PdL). Leggete quelle cifre, perché parlano da sole! Sono fatti, e non parole; sono fatti, e non meri programmi elettorali!

Con questa consapevolezza, che si coniuga alla positiva constatazione che quando l'opposizione o parte di essa abbandona posizioni strumentali - che la fanno arenare in quelle secche che in quest'Aula, opportunamente, anche la stessa presidente Finocchiaro ha voluto ricordare - e si confronta senza pregiudiziali, come in questo caso, svolge correttamente il suo ruolo, possiamo affermare che il Parlamento adempie nel modo più alto alle proprie funzioni nell'interesse della Nazione. Ebbene, onorevoli colleghi, con questa consapevolezza, convintamente, orgogliosamente, il Gruppo del Popolo della Libertà voterà favorevolmente su questo provvedimento. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni).

INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del disegno di legge n. 2156, nel testo emendato, con l'intesa che la Presidenza si intende autorizzata ad effettuare i coordinamenti che si rendessero necessari.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).(Applausi dal Gruppo PdL).

Risultano pertanto assorbiti i disegni di legge nn. 2044, 2164, 2168, 2174, 2340 e 2346.

Per un'informativa del Ministro della difesa sulle missioni internazionali

SCANU (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SCANU (PD). Signor Presidente, soltanto qualche giorno fa, in occasione di un dibattito che si è tenuto alla presenza del sottosegretario Crosetto, il nostro Gruppo ha chiesto al rappresentante del Governo precise garanzie riguardo la presenza del medesimo presso le Aule parlamentari per illustrare, prima che venga emesso, il decreto sulle missioni internazionali. (Brusìo).

PRESIDENTE. Senatore Scanu, lei vada avanti, è un rapporto a due fra lei e me.

SCANU (PD). Io non ho problemi.

PRESIDENTE. Già ho quattro senatori iscritti a parlare e sono le ore 20,50.

SCANU (PD). Quindi, preferisce che continui?

PRESIDENTE. Tutti preferiamo.

SCANU (PD). Molto semplicemente vorrei pregarla, in quanto Presidente, di rappresentare con la dovuta forza al Ministro della difesa l'assoluta necessità che questi, ottemperando peraltro a precisi ordini del giorno votati a suo tempo, venga qui in Senato, incontrando magari le competenti Commissioni, prima di adottare il decreto sulle missioni internazionali. Non vorremmo infatti trovarci per l'ennesima volta di fronte ad un documento contabile privo di qualunque ragionamento politico a monte. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Senatore Scanu, gli Uffici solleciteranno la presenza del Ministro.

Sui lavori del Senato

SERAFINI Anna Maria (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SERAFINI Anna Maria (PD). Signor Presidente, vorrei chiedere il rinvio della discussione del disegno di legge n. 2631, concernente l'istituzione dell'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza, per consentire un suo approfondimento. Si tratta di un provvedimento che ha avuto un iter molto intenso, lungo anche decenni. Siamo pronti a discutere in quest'Aula (si tratta di un disegno di legge che è partito peraltro dal Senato); tuttavia, sono stati presentati degli ordini del giorno molto interessanti che hanno bisogno di essere approfonditi e accolti.

Quindi, per dare modo alle colleghe, ai colleghi, a me medesima, e anche all'Aula, di approfondire, e non solo per venirci incontro reciprocamente, ma per poterci arricchire dei contributi presentati, chiedo una rinvio affinché, tramite un approfondimento, si possa consentire a quest'Aula di votare il provvedimento stesso.

QUAGLIARIELLO (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

QUAGLIARIELLO (PdL). Signor Presidente, vorrei aderire alla richiesta della collega Serafini, soprattutto alla luce delle motivazioni che ha portato e che potrebbero rafforzare un accordo su un provvedimento importante e farlo arrivare in maniera più matura in Aula.

PRESIDENTE. Anche il Presidente Belisario ha fatto sapere che è d'accordo.

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signor Presidente, siamo anche noi d'accordo con la proposta della collega Serafini.

BRICOLO (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BRICOLO (LNP). Signor Presidente, anche il mio Gruppo concorda con tale proposta di rinvio.

PRESIDENTE. La richiesta della senatrice Serafini è pertanto accolta.

Per lo svolgimento di un'interpellanza e di un'interrogazione

ADAMO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ADAMO (PD). Signor Presidente, intervengo per sollecitare la risposta ad un'interpellanza urgente che è stata presentata oggi e che riguarda la soppressione di due classi serali all'istituto Bertarelli di Milano. Si dirà: «De minimis non curat, praetor»; sono due classi in un istituto. Il problema è che la motivazione addotta per non concedere queste due classi all'istituto Bertarelli di Milano è legata al fatto che gli iscritti (62, quindi regolarissimi) risultavano per oltre il 30 per cento stranieri.

Ora, non v'è chi non veda che una norma, già molto discussa e discutibile, sui giovani in età dell'obbligo e introdotta da questo Governo, che sta creando molti problemi, non può in alcun modo essere interpretata in maniera estensiva anche alle classi serali. Chi volete che frequenti le classi serali di Milano se non i giovani lavoratori stranieri? Anzi, dovrebbe essere interesse di tutta la comunità che gli stranieri si integrino, imparino l'italiano, imparino le leggi, mettano su famiglia (e quant'altro si sente giustamente dire su questo tema), vadano a scuola, prendano una qualifica, imparino la cultura del Paese.

Invece, con la soppressione di queste due classi gli studenti non possono essere spostati nelle altre classi serali perché sono pochissime e hanno gli stessi problemi, cioè hanno una prevalenza di alunni stranieri, che non possono permettersi - voglio pensare che lo capiamo tutti - l'onere di una scuola privata. Quindi, siccome siamo agli sgoccioli e questi ragazzi restano a casa, da qui nasce l'insistenza ad una risposta e ad un intervento rapidissimi. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Molinari).

SPADONI URBANI (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SPADONI URBANI (PdL). Signor Presidente, il mio intervento è volto a sollecitare al Governo la risposta all'interrogazione 3-02173, che ha per oggetto l'annunciato ridimensionamento della ThyssenKrupp, dal quale può essere interessato anche il sito produttivo di Terni. Quindi vorrei una risposta al mio atto di sindacato ispettivo.

PRESIDENTE. Gli Uffici prendono atto di queste due richieste.

Sulle intimidazioni legate a inchieste sulla criminalità

organizzata nella provincia di Latina

PEDICA (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PEDICA (IdV). Signor Presidente, leggo la prima parte di una lettera dell'associazione antimafia "Antonino Caponnetto" dove mi si chiede di intervenire. La loro preoccupazione è che, se dovessero risultare veritiere le interpretazioni di minacce velate al giudice Aielli, che conduce i lavori della corte che sta giudicando presso il tribunale di Latina gli imputati di Fondi dell'inchiesta Damasco, vorrebbe dire che ormai nella provincia di Latina sono stati superati tutti i picchi della criminalità. Non sarebbe la prima volta che i magistrati pontini sono sotto attacchi di tutte le specie; già in passato sono stati sparati colpi di pistola contro la macchina della consorte di un giudice, senza considerare i continui insulti che essi ricevono da esponenti politici. Non vogliamo parlare inoltre dei continui attentati ai danni delle rappresentanze delle Forze dell'ordine, sempre nell'area Fondi-Monte San Biagio: autovetture bruciate e colpi di pistola contro le abitazioni. Potrei fare un elenco lunghissimo dell'appunto che mi ha mandato l'associazione "Antonino Caponnetto". La cosa che mi preoccupa su questo argomento è che non vi è né un'interrogazione, né una mozione, e neanche una richiesta forte di intervento da parte del Ministro dell'interno, che io mi adopererò a fare e rappresentare.

Su questo argomento, circa due settimane fa avevo denunciato un'anomalia per quanto riguarda la consegna di un plico da parte dei Carabinieri per notificarmi una denuncia a mio nome, pervenuta in un'abitazione che non è la mia residenza in quanto appunto residente nella stessa via da trent'anni. Ebbene, io avevo denunciato una forte preoccupazione per il fatto che un carabiniere di Fondi (ho anche indicato il suo nome e cognome) ha dato la notizia di un indirizzo sbagliato.

È come se io, signor Presidente, e lo ripeto a lei come lo dissi in altra occasione al Presidente di turno...

PRESIDENTE. Anche nella precedente occasione, senatore Pedica, ero io a presiedere la seduta.

PEDICA (IdV). Bene, signor Presidente, allora le ripeto che è come se io venissi a casa sua più volte a settimana e li trovassi una lettera da parte dei Carabinieri a me indirizzata. Dopo quel fatto, al quale ancora non c'è stata né risposta né tantomeno una sollecitazione, ho ricevuto una bella lettera da parte del presidente Schifani, che sottolineava la gravità del fatto e mi assicurava che avrebbe approfondito la vicenda. Ad oggi, non vi è stata alcuna risposta, mentre vi sono stati già tre o quattro avvisi, in quell'appartamento, a testimoniare presenze diverse da quella che è la quotidianità in quell'appartamento.

Ma se sono costretto, e sarò costretto, a rivolgermi all'autorità giudiziaria per dire che, da quel giorno, in quell'appartamento, dove io non risiedo, stanno avvenendo fatti strani, allora mi rivolgerò all'autorità competente. Io mi sono però rivolto in prima istanza al Presidente del Senato, che spero prenda a cuore questa situazione, perché ne va della mia vita personale e anche dell'esigenza di sapere come, e da chi, quel carabiniere ha ricevuto l'indirizzo per inviare un chiaro segnale di attenzione, e uso solo questo termine, e per darmi un segnale chiaro su quanto ho fatto contro la criminalità a Fondi e su quanto essi stanno preparando proprio perché ho lottato contro la criminalità a Fondi.

PRESIDENTE. Il presidente Schifani ha già sollecitato il Governo per dare risposta su questo tema. Io le esprimo, inoltre, tutta la mia solidarietà.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per le sedute di giovedì 16 giugno 2011

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi domani, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 9,30 e la seconda alle ore 16, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 20,59).