D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signora Presidente, vorrei chiedere che tale emendamento venga messo in votazione e spiegarne anche la ragione. Questo emendamento vuole sopprimere il comma 6 dell'emendamento 2.0.2000, che stabilisce un principio obiettivamente incongruente, in quanto non si capisce come si possa fare seriamente la lotta alla corruzione senza risorse. Quando, cioè, si dice che dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e che gli organi competenti provvedono allo svolgimento delle attività previste dalla presente legge, con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, si vuole sostanzialmente dire che, anche a seguito dei tagli avvenuti nella pubblica amministrazione per le varie manovre economiche, la CiVIT si deve arrangiare, non può prendere personale se non qualche consulente. Invece personale qualificato, gente che ne capisca, persone che vengano, ad esempio, dalla Guardia di finanza, e così via, non potranno essere utilizzate. Non si potranno fare indagini capillari, perché è chiaro che il mondo della pubblica amministrazione, dopo la riforma del Titolo V della Parte II della Costituzione, è così ampio da prevedere una serie a volte anche interminabile di livelli di governo, che hanno bisogno, essendo centri di spesa, di essere monitorati. Tutto questo lo dovrebbero fare cinque valentissimi esperti nell'ambito del Dipartimento della funzione pubblica con risorse che non ci sono.
Voglio segnalare, signora Presidente, e concludo, che altro trattamento è stato riservato da questo Governo e da questa maggioranza per l'agenzia che dovrebbe occuparsi - pensate un po'! - del controllo delle Poste. A questa agenzia è stato trasferito un apposito capitolo del bilancio del Ministero dell'economia ed è stato previsto un contributo di importo non superiore all'1 per mille dei ricavi dell'ultimo esercizio, cioè una tassa messa sulle attività che si svolgono nel settore postale. In questo caso, il problema dell'invarianza della spesa, cari colleghi della Commissione bilancio, non c'è; la lotta alla corruzione, invece, si deve fare a costo zero, diciamo come la riforma del fisco (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI), e bisogna farla a costo zero a tal punto che non si possono neanche prelevare 10 milioni di euro dal Fondo unico giustizia per iniziare l'attività dell'Authority, e non si può prevedere che, attraverso la confisca dei beni dei corrotti, si possa finanziare l'Autorità anticorruzione, cosa che già avviene con l'Agenzia per i beni confiscati. Mi sembra una scelta saggia, buona e giusta: fatevela voi! (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI, Misto-FLI , Misto-MPA-AS e del senatore Pardi).