CASSON (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASSON (PD). Signor Presidente, signori senatori, signori del Governo, quando ormai oltre un anno fa, dopo tanto clamore di cembali sonori e tanti strepiti di servetti televisivi, venne presentato in Senato il disegno di legge in materia di lotta alla corruzione, avevamo pensato - pur stupiti - che forse poteva essere la volta buona. Eravamo in effetti un po' increduli, anche perché avevamo già assistito a questo proposito a beghe e scontri intestini all'interno della stessa maggioranza, in Consiglio dei ministri, in ordine alle modalità e agli strumenti più adeguati per combattere questo fenomeno criminale, per di più dopo che all'inizio della legislatura avevate già cancellato dal nostro ordinamento l'Alto commissario anticorruzione.
Ci eravamo peraltro predisposti - noi dell'opposizione ed in particolare del Partito Democratico - ad accogliere il testo del vostro disegno di legge, a discuterlo, a confrontarci, ad emendarlo per renderlo più efficiente e rispondente alle necessità concrete della realtà economica, sociale e politica italiana. Ma ci siamo dovuti ricredere ben presto, perché per mesi e mesi questo disegno di legge è rimasto bloccato nei meandri delle Commissioni del Senato, in attesa che il Governo predisponesse e presentasse alla Commissione bilancio la sua relazione tecnica, indispensabile per poter procedere. Soltanto la netta e rigida presa di posizione del Partito Democratico e delle opposizioni tutte all'interno della Conferenza dei Capigruppo ha fatto sì che, finalmente, il vostro testo giungesse all'esame di quest'Aula, pur privo dei rilievi e dei necessari miglioramenti da noi suggeriti già nell'esame nelle Commissioni.
In quest'Aula, però, ci siamo dovuti ricredere sulle vostre intenzioni, perché ancora una volta abbiamo dovuto assistere ad un gioco al rimpiattino da parte vostra, quasi al gioco delle tre carte, in quanto di fronte all'evidente necessità di integrare e completare le norme per la prevenzione e la lotta alla corruzione, avete alzato le barricate, respingendo fin dalle prime battute ogni proposta dell'opposizione, e del Partito Democratico in particolare, così come avevate fatto nelle Commissioni riunite, dove era stato espresso parere contrario sui nostri emendamenti.
E si badi bene, non si trattava da parte nostra di chiedere o pretendere chissà cosa; non volevamo inventare nulla dal nulla o recuperare da chissà quale mondo extraterrestre norme e principi di etica, di moralità, di trasparenza e di pulizia nella pubblica amministrazione e nella politica. Ci siamo fin dall'inizio semplicemente richiamati a norme del diritto internazionale, già integralmente recepite nel nostro ordinamento costituzionale e ordinario (come quelle sancite dalla Convenzione ONU anticorruzione del 2003, ratificate nel 2009 a seguito di un disegno di legge del Partito Democratico), o a norme inserite nella Convenzione europea di Strasburgo anticorruzione del 1999, in parte già ius receptum e in parte oggetto di ratifica in corso ad opera di questo Parlamento.
Ma al di là di questioni di correttezza e corrispondenza formale, sono le materie trattate da queste convenzioni internazionali, divenute oggetto dei nostri emendamenti da voi rigettati, che ci fanno ritenere che avete perso, che il Senato ha perso un'occasione importante per poter dire e far capire ai nostri concittadini e al mondo intero che la politica italiana crede che sia davvero possibile contrastare il fenomeno della corruzione. Tra l'altro, a detta della stessa Banca mondiale, tale fenomeno costituisce uno dei maggiori fattori di distorsione del mercato e delle economie in ogni parte del mondo, avendo in particolare individuato l'esistenza di una significativa correlazione tra il grado di corruzione di un Paese, il malfunzionamento delle pubbliche amministrazioni e la sua crescita economica, con effetti deleteri particolarmente rilevanti su medie e piccole imprese.
Mi preme sottolineare questo passaggio, perché purtroppo continuano a giungere, a livello internazionale, reprimende, anche piuttosto dure, nei confronti dell'Italia per assoluta insufficienza e inefficienza delle modalità e degli strumenti di lotta alla corruzione. L'ultima reprimenda, in ordine di tempo, è di pochi giorni fa e arriva direttamente dall'organismo del Consiglio d'Europa, il cosiddetto GRECO, che si occupa della corruzione negli Stati membri. Che se poi foste riusciti in quest'Aula la settimana scorsa a far passare la vostra proposta di mettere a capo dell'organismo italiano anti-corruzione il Presidente del Consiglio dei ministri, nella fattispecie il presidente Berlusconi, ironie e sberleffi non si sarebbero risparmiati a livello nazionale, ma anche internazionale.
Buona sorte ha voluto che siate rinsaviti. E almeno questo scempio ce lo avete risparmiato. Anzi, lo avete risparmiato al popolo italiano, accogliendo - per così dire, «in zona Cesarini» - la nostra richiesta di porre a capo delle attività di prevenzione del fenomeno corruttivo un organismo autonomo, secondo i dettami della Convenzione ONU del 2003, e con procedure di nomina sottoposte al parere favorevole vincolante dei due terzi dei membri delle Commissioni parlamentari. Purtroppo, però, questo è l'unico punto sul quale avete fatto un passo indietro. Forse anche a seguito di approfondita meditazione, dopo il secondo sberlone - per usare una nota recente definizione di un vostro Ministro - ricevuto dalla politica del Governo in occasione del voto referendario. È un po' poco però, decisamente poco, assolutamente insoddisfacente. Forse avreste bisogno di qualche altro sberlone elettorale, per capire che i cittadini pretendono ben altro dalla politica e dai pubblici amministratori.
Sono molti, e fondamentali, i temi che avete tralasciato. Anzi, che avete bocciato nel corso di questa discussione in Senato. E allora, per sintesi e sulla scia delle indicazione-disposizioni dell'ONU e dell'Europa, mi limito a citarli: il conflitto di interessi dei pubblici amministratori e dei titolari di cariche di governo; la corruzione anche nel settore privato; poteri e strumenti di indagine alla polizia giudiziaria e alla magistratura (particolarmente in tema di intercettazioni telefoniche); misure anti-riciclaggio; termini di prescrizione (auspicati come "lunghi" nel testo ONU); misure di prevenzione e di trasparenza nel settore degli appalti e della finanza pubblici; sequestro e confisca dei beni; cooperazione tra organismi di indagine (anche di intelligence); inopponibilità del segreto bancario; maggiori tutele e garanzie per i denuncianti e i testimoni, oltre alla non candidabilità per i condannati anche per fatti di corruzione e misure di trasparenza nella assunzione di incarichi di governo, come specificato nei nostri emendamenti. E invece, nulla di tutto questo. Avete rifiutato, eccettuata l'istituzione dell'organismo anticorruzione, il confronto parlamentare. Avete rifiutato il dibattito politico. Vi siete rinchiusi in un fortilizio, che non è una turris eburnea, ma assomiglia sempre di più ad una fortezza assediata dai cittadini, dai lavoratori, dagli imprenditori, che di voi non ne possono ormai più.
Esce da questa Aula un testo di legge dimesso, arido, incompleto, certamente insufficiente e inadeguato alla vastità e alla gravità del fenomeno, che ci porterà come Partito Democratico ad un voto contrario. Un'occasione mancata con la preoccupazione (nostra) che si tratti di un'occasione da voi volutamente mancata, con la preoccupazione dei cittadini onesti di vedere sempre più allontanarsi i valori della legalità, della prevenzione e della lotta al crimine della corruzione, quasi come una chimera. Fino a quando questi cittadini non decideranno di darvi un altro sberlone e di mandarvi finalmente a casa. (Applausi dai Gruppi PD e IdV. Commenti dal Gruppo del PdL).