D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signor Presidente, per motivare il nostro voto decisamente contrario su questo provvedimento dobbiamo fare un brevissimo riassunto delle puntate precedenti.
Credo un anno fa, il ministro Alfano, dopo i noti episodi che hanno riguardato vicende dell'attualità giudiziaria, ha annunciato in una delle sue più riuscite conferenze stampa un provvedimento epocale per la lotta alla corruzione. Da un anno a questa parte il provvedimento giaceva nelle competenti Commissioni di merito. Essendo la maggioranza in difficoltà, ha trovato, come sempre, nell'opinione autorevole della Commissione bilancio la possibilità di non procedere nell'esame del provvedimento, fino a quando, per richiesta dei Gruppi parlamentari di opposizione, a cominciare dal nostro, non è stata sollecitata e imposta la sua calendarizzazione, pena il voto contrario permanente sul calendario dei lavori nella Conferenza dei Capigruppo.
Questo provvedimento arriva in Aula senza un relatore e senza essere stato istruito, per responsabilità politica di questa maggioranza e di questo Governo, dalle competenti Commissioni di merito. Quindi si è improvvisato in Aula uno spettacolo che non credo possa essere ascritto alle pagine più belle della nostra Assemblea.
Qualcuno potrebbe dire che la situazione è grave ma non è seria, ed è proprio così, perché questo provvedimento, colleghi, nella proposta originaria del Governo si componeva di 13 articoli. Di questi, sei o sette sono stati soppressi o stralciati. Dunque, possiamo dire che è già stato reso monco in partenza di una sua parte importantissima. Dopodichè l'articolo 1, che era ed è il caposaldo della lotta alla corruzione, è stato respinto due volte da quest'Aula, nella sua riformulazione e nel testo originario proposto dal Governo, ed è rispuntato sotto forma più sofisticata in un emendamento che il Governo dice di avere scritto con alcuni Gruppi parlamentari dell'opposizione.
Nulla di scandaloso, dico al presidente Gasparri. È normale che il Governo si confronti con chi vuole e come vuole. I Gruppi parlamentari hanno libertà e autonomia in questo campo. E sarà anche possibile in questa Aula che vi siano dei Gruppi che dissentono sul merito, nel rispetto delle regole che ci siamo dati e con la correttezza nell'ambito di procedure parlamentari che, in questo caso, obiettivamente sono state forzate e che, per quanto ci riguarda, costituiscono autorevole precedente.
Però, tutto si può fare fuorché spacciare questa Commissione che si deve occupare della lotta ai fannulloni, ed oggi anche della lotta ai corruttori, come la panacea di tutti i mali. E' infatti un po' come il colmo della fiducia (e mi rivolgo ai colleghi e agli amici del Partito Democratico). È come farsi baciare la mano da un cannibale: i membri della Commissione per la valutazione dei fannulloni, che è operativa da due anni e i cui membri percepiscono lautissimo compenso (che mi auguro "Libero" pubblichi insieme a tutti gli altri che ha pubblicato in queste settimane), sono soggetti che istituzionalmente - non è un giudizio sulle persone - non sono e non possono essere autonomi perché sono nominati e controllati dal Governo.
Inoltre, senza alcuna volontà di polemica, ma solo per citare un dato testuale specifico, la norma citata dalla presidente Finocchiaro esime dal conflitto di interessi nel momento in cui consente la facoltà di restare nel proprio ruolo pur continuando a svolgere l'attività all'interno di questa Commissione. Una Commissione che se avesse voluto occuparsi della lotta alla corruzione, signor Sottosegretario, l'avrebbe già fatto, perché già dal 2009 - come lei ha detto - aveva una serie di compiti in questo settore. Ma questa Commissione - diciamolo con franchezza - è ridicola ed inutile perché non si è occupata dei fannulloni e non si occuperà della corruzione. Si occuperà di quello che ha fatto fino ad oggi: nominare consulenti, esperti e fare da richiamo per le autorità internazionali che si occupano di questo settore. Potrà fare tutto, tranne che occuparsi seriamente e in maniera efficace della lotta alla corruzione.
Gli altri articoli di questo testo sono stati peggiorati: è il caso della delega che è stata conferita al Governo per riscrivere norme che attengono ai diritti fondamentali costituzionalmente garantiti e che riguardano l'elettorato attivo e passivo, sia con riguardo agli enti locali che con riguardo al Parlamento. Essi peggiorano e confondono le questioni molto delicate e complesse che anche la nostra Giunta delle elezioni ha affrontato, segnalando al Parlamento, in maniera unitaria la via da seguire per risolvere una serie di problemi collegati alle incompatibilità. E, anziché seguire quel percorso che è trasparente, certo, garantista e costituzionale, si fa un pasticcio confondendo candidabilità e ineleggibilità, candidabilità e incompatibilità.
In sostanza, si attribuisce all'Esecutivo il potere di stabilire chi può stare in Parlamento e chi no, per quanto tempo e così via. In altri termini, si stabilisce che questo sistema finto bipolare e maggioritario ha diritto di vita e di morte, strafregandosi della Costituzione, e che chi governa ha sempre ragione e può fare quel che vuole.
Non funziona così. E anche in questa sede desidero parlare con amarezza in merito all'idea di una intesa sulla Commissione, sulla benedetta Commissione anti-fannulloni. Occorrerebbe far passare il principio fondamentale che, nella logica della democrazia dell'alternanza, la corruzione può riguardare tutti, e quindi tutti i partiti di maggioranza e di opposizione, perché ci si alterna al Governo del Paese, delle Regioni e degli enti locali. Bisogna quindi costruire norme che oggettivamente rendono impermeabile il sistema alle infiltrazioni criminali nella pubblica amministrazione. L'idea che passa - mi spiace doverlo dire - è che, in qualche modo, ci si acconcia perché i problemi li abbiamo tutti e così, in qualche modo, li occultiamo tutti. Non funziona, e non può funzionare, in tal modo, perché siete e siamo fuori dal mondo.
E ancora, signor Sottosegretario. Questo testo non si occupa della trasparenza sui patrimoni dei dirigenti delle amministrazioni pubbliche, dei funzionari, degli amministratori e dei parlamentari. La normativa sulla pubblicità patrimoniale dei deputati e dei senatori è ferma al 1982. Tutto questo non lo spieghiamo alla gente. Chi è investito di un mandato popolare ed esercita una funzione pubblica ha il dovere di spiegare, fino a quando esercita quella funzione - non c'è riservatezza e segretezza che tenga - come possiede una casa, una macchina e quant'altro, come si guadagna da vivere, e lo deve fare per rendere autorevole l'istituzione che rappresenta sempre e comunque. Tutto questo non c'è nel provvedimento, come non è prevista alcuna norma che dovrebbe equiparare i corrotti e i mafiosi, che sono la stessa identica cosa, e che consentirebbe l'unico e vero deterrente, attuale e concreto, al sistema delle infiltrazioni.
In questo provvedimento in sostanza - diciamolo con franchezza - non c'è proprio niente. Ma pensate di lavarvi la coscienza con questa robetta? O pensate che nel passaggio - lo dico anche agli amici del Partito Democratico - dal Senato alla Camera cambierà qualcosa? Questo provvedimento sarà affossato alla Camera sia perché - lo ripeto e ho concluso, signor Presidente - è una schifezza, sia perché a voi non frega niente della lotta alla corruzione. Farete questo passaggio, uscirete sui giornali con una roba ridicola, ma poi verrà insabbiato alla Camera, purtroppo aggiungiamo noi.
Questa è la ragione per la quale noi votiamo decisamente contro. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI e dei senatori Pardi e Fosson. Congratulazioni).