D'altro canto, proprio sul tema dei disavanzi regionali, emerge una stridente contraddizione, che, ad esempio, riguarda la regione Lazio: da una parte, il Governo ha valutato il non completo raggiungimento degli obiettivi contenuti nel piano di rientro, con conseguente attivazione dei meccanismi punitivi; dall'altro canto, all'attuazione degli obiettivi di tali piani di rientro è ora chiamato l'attuale Commissario nominato dal Governo, il professor Guzzanti. Sarà pertanto difficile imputare alle diverse parti politiche che si accingono ad affrontare la campagna elettorale, i risultati e le scelte derivanti da questa complessa situazione.
In generale, le disposizioni illustrate permettono di svolgere ulteriori riflessioni anche sul più complessivo quadro dei rapporti tra lo Stato centrale e le regioni, rapporto che, al di là delle riforme di ordine costituzionale più volte ventilate, ma mai realizzate, sembra essere modificato sulla base di norme ordinarie. L'insieme delle disposizioni presenti nel disegno di legge finanziaria si caratterizza certamente per la severità: difatti, si prevede la decadenza automatica dei direttori generali, il blocco del turn over del personale senza ulteriori deroghe. Inoltre, sono individuati meccanismi punitivi che, tuttavia, ricadranno sulle tasche dei cittadini, senza prevedere alcuna forma di compensazione in termini di sussidiarietà.
Tuttavia, mentre il Governo esibisce la propria faccia feroce nel momento in cui si adopera con tanta severità nella tutela dell'equilibrio dei conti pubblici, colpisce quanto disposto dall'articolo 2, comma 100, il quale proroga al gennaio 2011 il termine entro il quale le regioni devono garantire la cessazione degli accreditamenti provvisori delle strutture sanitarie private. Non si comprende infatti come, attraverso il blocco del turn over si preferisca ancora una volta penalizzare i dipendenti pubblici, mentre si mostra molta più indulgenza nei confronti delle strutture private.
Anche sulla base di tali argomentazioni, quindi, esprime il forte auspicio che la Commissione possa aprire una riflessione sui mutati assetti istituzionali tra Stato e regione, sulla base delle disposizioni in precedenza richiamate, anche per ovviare ad una debolezza culturale insita nei piani di rientro che molto spesso risultano incoerenti ed incapaci di perseguire gli obiettivi prefissati. Ad esempio, emergono gravi carenze nella definizione dei budgets riferiti al settore privato, oltre all'assenza di una valutazione dei sistemi di controllo sulla spesa farmaceutica. Peraltro, sarebbe assai utile introdurre un'analisi anche sulla effettiva capacità di risposta dei sistemi sanitari regionali ai bisogni di salute manifestati dai cittadini. In quest'ottica, a suo avviso, lo strumento del piano di rientro non può essere legato esclusivamente ad una logica di controllo e contenimento della spesa, tanto più quando questa finalità è perseguita attraverso misure che non possono non avere una valenza del tutto eccezionale ed emergenziale, come ad esempio il più volte ricordato blocco del turn over del personale. Anche lo stesso intervento rappresentato dalla chiusura degli ospedali, dovrebbe essere inserito in un più vasto disegno di riorganizzazione della rete e dei servizi, disegno che però è del tutto assente nei piani di rientro.
In conclusione, ribadisce che la Commissione possa divenire la sede privilegiata di un confronto, fra le varie forze politiche, anche con l'approvazione di uno specifico atto di indirizzo, sull'attuale situazione dei sistemi sanitari regionali, mediante l'interlocuzione del responsabile del tavolo tecnico del Ministero dell'economia e l'acquisizione della necessaria documentazione.