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CAMERA DEI DEPUTATI - SENATO DELLA REPUBBLICA

COMMISSIONE PARLAMENTARE D'INCHIESTA

SUL CICLO DEI RIFIUTI E SULLE ATTIVITA'

ILLECITE AD ESSO CONNESSE

7.

SEDUTA DI VENERDI' 19 SETTEMBRE 1997

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE MASSIMO SCALIA

INDICE

Sulla pubblicità dei lavori. *

Audizione della dottoressa Franca Macchia, sostituto procuratore della Repubblica presso la pretura circondariale di Matera. *

 

La seduta comincia alle 11,40.

(La Commissione approva il processo verbale della seduta precedente).

 

Sulla pubblicità dei lavori.

PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, rimane stabilito che la pubblicità della seduta sia assicurata anche attraverso gli impianti audiovisivi a circuito chiuso.

(Così rimane stabilito).

 

Audizione della dottoressa Franca Macchia, sostituto procuratore della Repubblica presso la pretura circondariale di Matera.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione della dottoressa Franca Macchia, sostituto procuratore della Repubblica presso la pretura circondariale di Matera.

La dottoressa Macchia, che ringraziamo per la sua presenza, viene ascoltata perché sta svolgendo indagini che rientrano nel campo di interesse della nostra Commissione, in quanto riguardano prevalentemente traffici illeciti di rifiuti secondo la direttrice nord-sud, nonché altre questioni su cui la nostra ospite vorrà soffermarsi.

Ovviamente, qualora la dottoressa Macchia, nel corso dell'audizione, dovesse affrontare argomenti coperti da segreto istruttorio o comunque di particolare delicatezza, potrà chiedere che le sue affermazioni siano sottoposte ad un regime di riservatezza.

FRANCA MACCHIA, Sostituto procuratore della Repubblica presso la pretura circondariale di Matera. Premetto che sono sostituto procuratore presso la pretura circondariale di Matera, in cui opero da due anni, ed in relazione a questo incarico ho avuto modo di occuparmi di un'indagine relativa ad un traffico di rifiuti speciali e tossico-nocivi, secondo le definizioni che figurano nel decreto del Presidente della Repubblica n. 915 del 1982. Lo stesso traffico seguiva la rotta nord-sud e partiva da centri di stoccaggio situati in Lombardia per arrivare in discariche della Basilicata.

Questo smaltimento veniva effettuato apparentemente in forme legali, in quanto dalla documentazione si evinceva che la destinazione finale dei rifiuti era costituita da discariche autorizzate della Basilicata. Devo peraltro rilevare che dalle indagini è emerso che in quella stessa regione, dove non esiste una realtà industriale particolarmente attiva, vi sono ben due discariche di rifiuti tossico-nocivi, poste peraltro a distanza ravvicinata, che sarebbero luogo di destinazione finale di rifiuti di origine prevalentemente industriale, pur non esistendo - lo ripeto - un bacino di utenza locale interessato.

PRESIDENTE. Queste discariche sono entrambe autorizzate?

FRANCA MACCHIA, Sostituto procuratore della Repubblica presso la pretura circondariale di Matera. Sì, si tratta di discariche regolarmente autorizzate. Dalle indagini è emerso però che la destinazione risultante dalla documentazione non corrispondeva alla realtà, nel senso che quei rifiuti, pur essendo partiti dalla Lombardia ed arrivati in Basilicata, non erano stati certamente smaltiti presso le discariche autorizzate, o almeno i gestori delle stesse negavano di averli ricevuti.

In sostanza, da questo ha avuto origine un'indagine che poi si è ampliata e successivamente scissa in più campi investigativi, tra cui, per un verso, quello volto a verificare come si svolgesse il traffico, quali fossero i soggetti interessati e quale il destino effettivo dei rifiuti. Allo stato (si tratta di attività ancora in fase di indagine), non sono stati individuati i luoghi dello smaltimento abusivo che abbiamo ipotizzato; è certo comunque che si è persa la cognizione di quello che è stato lo smaltimento effettivo di questi rifiuti.

PRESIDENTE. Mi scusi se la interrompo, ma ricordo che la precedente Commissione monocamerale d'inchiesta ha avuto modo di incontrare il procuratore della Repubblica di Matera, dottor Pace, il quale ci informò che si stava muovendo lungo due direttrici: da un lato, aveva chiesto, se ricordo bene all'istituto geografico militare, una mappatura che consentisse di comprendere quali potessero essere i siti (grotte, caverne e così via) candidati ad ospitare illecitamente rifiuti; dall'altro lato, mi sembra che lo stesso dottor Pace stesse attivando una sorta di convenzione per avere una mappatura via satellite degli stessi siti.

Non so se lei sia in grado di dirci se questo tipo di monitoraggio sia stato effettivamente realizzato e se, nel corso delle sue indagini, in cui è importante capire dove finiscano i rifiuti, lo stesso monitoraggio, ove già disponibile, sia risultato di qualche aiuto.

FRANCA MACCHIA, Sostituto procuratore della Repubblica presso la pretura circondariale di Matera. Questo lavoro è stato compiuto dal dottor Pace ed abbiamo ricevuto gli elaborati dell'istituto geografico militare. Disponiamo altresì di fotografie satellitari e le stesse rilevazioni sono riportate anche su dischetto, per cui rappresentano un materiale di supporto molto interessante per gli investigatori, perché consente loro di evidenziare i singoli punti.

L'obiettivo fondamentale che si intendeva perseguire attraverso tale supporto era quello di monitorare l'intero territorio per verificare quali fossero le alterazioni morfologiche attribuibili sostanzialmente alla mano dell'uomo. Questo ci ha consentito di predisporre un piano di lavoro investigativo, allo scopo di individuare i singoli siti nei quali tali alterazioni morfologiche venivano evidenziate dalla rilevazione satellitare, e di effettuare regolari sopralluoghi attraverso gruppi interforze di polizia, che si coadiuvassero a vicenda. Infatti, una delle caratteristiche salienti dell'attività investigativa in materia di ambiente e di rifiuti è rappresentata proprio dalla necessaria integrazione tra organismi distinti.

Una volta create queste aliquote interforze, il territorio è stato monitorato, sulla base delle rilevazioni satellitari, in rapporto all'immagine esterna di alterazione morfologica che esso presentava. Abbiamo quindi censito praticamente tutte le cave abbandonate, per controllare che cosa si trovasse sulla loro superficie esterna e per verificare se esse siano state bonificate, nonché se attualmente siano luoghi destinati allo smaltimento di rifiuti. Più frequentemente abbiamo verificato che tali luoghi vengono utilizzati per abbandoni incontrollati di rifiuti; da questo punto di vista, anzi, il fenomeno presenta dimensioni massicce.

E' evidente che, laddove sia stata operata una forma di sotterramento di rifiuti, questo tipo di supporto non ci è d'aiuto, ma costituisce comunque per noi una base lavorativa molto utile, che forse sarebbe di interesse ancora maggiore per la pubblica amministrazione, perché consente di avere un quadro esatto della situazione morfologica del territorio, evidenziando i luoghi che maggiormente si prestano ad attività del genere. Lo stesso supporto ha costituito un validissimo strumento operativo per le forze di polizia, perché sono stati effettuati sopralluoghi e si è operata una sorta di controllo passo per passo del territorio; si è trattato di un'attività molto interessante ed in alcuni casi sono stati riscontrati addirittura fenomeno di smaltimento abusivo.

Naturalmente, con questo sistema la discarica abusiva viene immediatamente censita ed il grande vantaggio conseguito è stato quello di poter realizzare un'uniformità di trattamento: l'investigazione non ha proceduto casualmente rispetto alle discariche abusive, ma ha finito con il censire tutte le situazioni rilevabili sullo stesso territorio.

Attualmente, alcuni dei procedimenti nati da questi sopralluoghi sono ancora in corso, mentre altri sono già definiti con decreti di citazione in giudizio; quelli che richiedono maggiori sviluppi investigativi sono in fase di indagine e se ne stanno occupando attivamente la polizia, il Corpo forestale dello Stato, la Guardia di finanza e i carabinieri.

Da queste indagini emerge il fenomeno della partecipazione allo smaltimento abusivo da parte di molti soggetti. Infatti, stando alle stesse indagini, il traffico dei rifiuti si configura inequivocabilmente come un'attività criminale a carattere organizzato, che vede nella Basilicata il luogo terminale ideale, anche perché caratterizzato da una bassissima densità di popolazione e quindi scarsamente presidiato da quest'ultima.

Inoltre, per noi risulta spesso difficile indagare sulla provenienza di tali rifiuti, a causa di problemi di ordine tecnico-giuridico, legata alla circostanza (che credo sia ormai nota in quanto evidenziata da molti miei colleghi), che operiamo prevalentemente con istituti quali le contravvenzioni, cioè reati che non consentono strumenti investigativi particolari e che soprattutto sono soggetti a brevi termini di prescrizione, per cui spesso, quando il fenomeno viene rilevato, il reato è ormai prescritto. Ci dibattiamo quindi tra l'esigenza di coltivare l'indagine come spunto di ricerca e di conoscenza, per capire quali siano le situazioni criminali, e la necessità di definire con l'archiviazione procedimenti che sono nati morti, in quanto già prescritti.

Per altro verso, le difficoltà sono rappresentate dal fatto che - come ho rilevato in precedenza - siamo di fronte a fenomeni organizzati su tutto il territorio nazionale; quindi, nell'indagare sullo smaltimento finale dei rifiuti, veniamo normalmente a conoscenza di attività illecite che si svolgono su territori distinti e, non riuscendo ad ipotizzare una connessione che, secondo le norme vigenti, ci autorizzi a procedere su tutti i reati che rileviamo, dobbiamo sostanzialmente sdoppiare il procedimento mediante lo stralcio di atti ed il loro invio ad altre procure, dove spesso il singolo fatto, estrapolato dal contesto, non viene neppure compreso nella sua interezza e può essere non "coltivato".

Conseguentemente, una delle maggiori difficoltà che dobbiamo affrontare è certamente di tipo organizzativo, con riferimento alle norme giuridiche in base alle quali operiamo. Per esempio, non è possibile contestare l'associazione a delinquere, perché essa è collegata soltanto a delitti, non a contravvenzioni: anche se si riuscisse ad ipotizzare, come è avvenuto in molti casi, un reato diverso quale la truffa, spesso collegato ai reati ambientali, si entrerebbe comunque in un altro contesto, ossia nella tutela del patrimonio e non dell'ambiente, ovvero nell'ambito di reati diversi, come quelli contro la pubblica amministrazione (si tratta, infatti, di un settore in cui ci si trova spesso a contatto con questi collegamenti). In tali casi, dobbiamo spogliarci della relativa competenza e trasmettere gli atti ai colleghi della procura presso il tribunale.

Oltre tutto, a questa difficoltà se ne aggiunge un'altra di ordine non tanto tecnico-giuridico quanto piuttosto pratico. Le procure circondariali sono oberate da una massa di lavoro quotidiano ordinario che non è compatibile con lo svolgimento di indagini complesse come quelle in materia ambientale; questo vale per Matera, ma ho fatto l'uditore presso la procura circondariale di Milano, dove ho verificato altrettanta solerzia investigativa.

Il patrimonio di conoscenze acquisite è grande e probabilmente, se di queste indagini dovessero occuparsi altri colleghi partendo da zero, ci sarebbero un grande ritardo ed una notevole dispersione di esperienze. Ritengo quindi che affrontare il problema normativo non sia sufficiente a garantire un'efficace azione di repressione dei fenomeni di criminalità ambientale da parte della magistratura, perché si tratta di indagini estremamente complesse, in genere legate ad attività imprenditoriali, che comportano un'analisi documentale lunga e complicata che può essere gestita soltanto da forze di polizia competenti.

PRESIDENTE. Molti suoi colleghi e molti componenti della Commissione ritengono che anche sul piano normativo si possa fare di più e di meglio dal punto di vista sanzionatorio non solo per gli aspetti di deterrenza ma anche perché, introducendo il delitto ambientale, gli strumenti di indagine potrebbero essere di rango più elevato. Lei invece dice che questo non basta e, se non ho capito male, sta postulando un tipo di integrazione tra le forze addette alla repressione e al contrasto che guardi con occhi nuovi alla serie di circuiti molto complessi tipici delle tematiche ambientali.

FRANCA MACCHIA, Sostituto procuratore della Repubblica presso la pretura circondariale di Matera. Il problema organizzativo al quale mi riferisco è quello più generale dello sdoppiamento di una competenza tra le due procure; infatti normalmente i fenomeni criminali sono unitari per cui difficilmente, quando ad indagare devono essere procure distinte, si riesce a colpirli. Se si istituisse un reato associativo e si determinasse uno spostamento di competenze alle procure presso i tribunali, in questo momento storico ci sarebbe una dispersione delle conoscenze acquisite da questa magistratura.

C'è poi un problema tecnico che riguarda gli organismi investigativi. In materia ambientale occorrono conoscenze di tipo nuovo, legate ad attività scientifiche quali la chimica e la geologia, settori rispetto ai quali le forze investigative classiche sono poco attrezzate; nello stesso tempo, per un'eventuale indagine su un'azienda che operi nel settore dei rifiuti può essere di grande ausilio il piano investigativo fiscale per ricostruire il movimento d'affari. Le competenze necessarie, quindi, sono spesso interdisciplinari ed una squadra che voglia svolgere un'attività investigativa efficace deve essere composta da più settori specializzati in diverse discipline, che però siano in grado di comprendere le finalità investigative specifiche.

Tra l'altro, le leggi ambientali attribuiscono compiti di vigilanza ad organismi amministrativi, per esempio le province e ci troviamo spesso di fronte ad un'incompetenza tecnica del ceto amministrativo che svolge i controlli.

PRESIDENTE. In teoria le province hanno organi tecnici per eseguire i controlli, che poi magari, per carenza di organico o di fondi, non ci sono.

FRANCA MACCHIA, Sostituto procuratore della Repubblica presso la pretura circondariale di Matera. Per quella che è la mia esperienza, i controlli svolti da questi organi specificamente demandati a vigilare sull'osservanza delle autorizzazioni allo smaltimento finiscono per essere puramente formali, tecnicamente vuoti di contenuto, perché dovrebbero essere condotti da personale altamente specializzato.

PRESIDENTE. Se posso, provo a sintetizzare le sue osservazioni: una riguarda il coordinamento delle indagini a livello delle procure; l'altra è l'esigenza di una interdisciplinarietà che abbia caratteristiche tecnico-scientifiche per poter essere efficace nell'azione di contrasto.

FRANCA MACCHIA, Sostituto procuratore della Repubblica presso la pretura circondariale di Matera. I magistrati attingono da consulenti esterni queste competenze, ma anche nell'accertamento e nel controllo quotidiano queste conoscenze sono indispensabili: è vuoto di contenuto il controllo periodico che non se ne avvalga.

PRESIDENTE. Prima lei ci stava dicendo che, nel corso delle indagini che ha effettuato su questi traffici, si è individuata una direttrice nord-sud (in questo caso Lombardia-Basilicata), con la certezza da parte del suo ufficio che questo tipo di traffici sia regolato dalla criminalità organizzata. Vorremmo capire da un lato se questa indagine sia coordinata con altre procure della Repubblica, dall'altro se l'attività criminale di cui ci parlava faccia riferimento a clan organizzati su base nazionale o se vi siano clan autoctoni della Basilicata.

FRANCA MACCHIA, Sostituto procuratore della Repubblica presso la pretura circondariale di Matera. L'indagine è stata attivata da una denuncia pervenuta dal nucleo di polizia forestale di Brescia, attingevamo quindi ad un'indagine iniziata in Lombardia nel corso della quale era emerso che il luogo di smaltimento finale di rifiuti stoccati in Lombardia (non si sa dove siano prodotti, perché i centri di stoccaggio sono luoghi nei quali spesso si realizza un'attività di manipolazione dei rifiuti volta a disperderne l'origine) era in Basilicata. Questo ci ha consentito di attivare le indagini nel territorio di Matera per verificare lo smaltimento abusivo realizzatosi in Basilicata.

Nel ricostruire da quali fonti quei rifiuti provenissero, andando a visitare i centri possibili di produzione e di stoccaggio, si è capito che arrivavano dai luoghi più disparati dell'Italia e probabilmente anche dall'estero; non sempre, infatti, il luogo di stoccaggio è l'unico luogo di intermediazione, perché spesso i rifiuti transitano per più centri di stoccaggio e questo rende ancora più difficile l'identificazione della loro origine. Andando a verificare i centri di provenienza dei rifiuti, abbiamo rilevato situazioni di illegalità che però si consumavano in territorio distinti, rispetto ai quali dovevamo quindi arretrare perché non erano di nostra competenza. Non potevamo nemmeno contestare reati associativi, perché questi presuppongono un'organizzazione stabile e non sempre tutti i soggetti coinvolti in ciascuna forma di smaltimento sono associati stabilmente; quindi, in relazione allo smaltimento è scorretto giuridicamente ipotizzare reati di questo tipo, ma quand'anche avessimo potuto riscontrare un reato diverso, non avremmo potuto indagare un fatto associativo, al più possiamo limitarci a contestare un concorso, ma allora dobbiamo provare che tutti coloro che vi partecipano conoscono il carattere abusivo dell'attività illecita finale.

Oltre tutto, la ricostruzione del contesto economico nel quale inserire i singoli fatti - perché nel nostro lavoro di singoli episodi ci dobbiamo interessare - è molto complessa perché presuppone strumenti investigativi che non abbiamo e molto tempo, che è difficile reperire quando sulla scrivania arrivano cinquanta nuove annotazioni al giorno. Tra l'altro vi è sempre il dubbio di operare per reati per i quali non si è territorialmente competenti, quindi con il rischio di doversene prima o poi spogliare o di vedere la propria attività investigativa giudicata, se non illegittima, quanto meno inopportuna. In questo modo accade che veniamo a conoscenza di una realtà di illegalità che però non abbiamo gli strumenti per colpire.

Dalla mia indagine, per esempio, è emerso un filone che per molti versi giudico trascurato, nel senso che non abbiamo la possibilità di andare oltre un certo limite, riguardante lo smaltimento dei rifiuti sanitari. Essi costituiscono una tipologia vastissima, all'interno della quale esistono anche rifiuti biomedicali con caratteristiche di radioattività che rappresentano un business per chi se ne appropria e che sono gestiti da pochissime società: non si conosce l'effettiva forma di smaltimento finale di questi rifiuti.

E' in corso un'indagine presso il mio ufficio, della quale sono disponibile a rivelare alcuni atti, ma ovviamente non in seduta pubblica.

PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, proseguiamo i nostri lavori in seduta segreta.

(La Commissione procede in seduta segreta).

PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori in seduta pubblica.

L'indagine giudiziaria ha un carattere locale ma, al di là della buona volontà di collegamento con altre procure che potrebbero essere interessate, mi viene naturale anticiparle una domanda che le avrei fatto in ogni caso. Esiste, all'interno della procura nazionale antimafia, un settore dedicato a capo del quale è il procuratore aggiunto Alberto Maritati, che abbiamo ascoltato in audizione; per quanto ci consta, presso le procure distrettuali antimafia, dovrebbero esistere gli omologhi che dovrebbero consentire in qualche modo un raccordo.

Lei, per esempio, si è potuta rivolgere alla procura distrettuale antimafia che ha competenza sul territorio della Basilicata, per quanto riguarda questo tipo di indagini?

FRANCA MACCHIA, Sostituto procuratore della Repubblica presso la pretura circondariale di Matera. No, non abbiamo mai lavorato con la procura distrettuale antimafia in Basilicata. In realtà, sono al corrente che il procuratore uscente della procura circondariale di Matera, il dottor Pace, era in contatto con la procura nazionale antimafia perché, avendo indagato su questi settori ed avendo avuto modo di seguire in parte l'indagine che io conducevo, aveva sollecitato la procura nazionale antimafia, rendendosi anche disponibile a riversare atti in nostro possesso. In realtà, questa forma di collegamento non è ancora stata attivata, nel senso che non vi siamo stati interessati, non abbiamo usufruito di questo collegamento a livello centrale, mentre abbiamo istituito delle forme di scambio tra colleghi di diverse procure che potrebbero tornarci utili qualora avessimo notizie di interesse reciproco.

PRESIDENTE. Solo all'interno della Basilicata o anche con le procure di altre regioni?

FRANCA MACCHIA, Sostituto procuratore della Repubblica presso la pretura circondariale di Matera. Abbiamo lavorato con la procura di Rimini e in parte con Taranto, nel senso che ci siamo scambiati degli atti; abbiamo anche mandato degli atti a Bari...

PRESIDENTE. Mi scusi, non vorrei fare il dentista, anche perché è un brutto mestiere: se lei indica Rimini, Taranto, Bari, ipotizzo con non particolare fantasia che questo flusso illegale di rifiuti seguiva una sorta di canale adriatico.

FRANCA MACCHIA, Sostituto procuratore della Repubblica presso la pretura circondariale di Matera. Sì, in effetti sì: attraverso il collegamento che abbiamo attivato, è stato ricostruito, appunto risalendo dagli episodi di cui ci occupavamo. Ci siamo messi in contatto con altri magistrati, o in alcuni casi sono stati altri magistrati che avendo notizia della nostra indagine si sono attivati, però è stato un fatto contingente legato al singolo episodio sul quale indagavamo.

PRESIDENTE. Vi sono altri colleghi che desiderano rivolgere qualche domanda alla dottoressa Macchia?

GIOVANNI PITTELLA. Ringrazio innanzitutto la dottoressa Macchia per le esaurienti informazioni che ci ha dato. Sottolineo che, dalla sua relazione, sembra emergere che non vi è ancora un punto di approdo rispetto all'indagine relativa al traffico nord-sud, cioè in particolare l'accertamento di quello che è avvenuto in Basilicata, di dove è avvenuto e se, come chiedeva il presidente Scalia, è configurabile l'esistenza di clan o di gruppi malavitosi della regione. Questo dato, naturalmente, sarebbe di grande interesse, anche per la definizione delle caratteristiche del fenomeno malavitoso in Basilicata: se vi sono gruppi che agiscono nella regione, oppure se essa è una sorta di terra di passaggio, o un terminale di traffico. Questa è la mia prima domanda.

Desidero poi chiedere se sia possibile fornire alla Commissione la documentazione tecnica che avete prodotto, quella a partire dall'iniziativa del dottor Pace, se ho ben compreso: essa potrebbe darci indicazioni dettagliate e specifiche sulla situazione della Lucania.

Terzo punto: nel lavoro che state producendo, come è stato già notato, avete incontrato difficoltà dovute al funzionamento degli organi giudiziari e desidero chiederle se abbiate avuto difficoltà di rapporto con gli enti locali; qual è, cioè, il grado di collaborazione con le amministrazioni regionale, provinciali, comunali?

Un'altra questione: dopo il varo del nuovo decreto legislativo, qual è nella sostanza l'effettiva modificazione che vi è stata? Come è stato attuato il decreto? Le innovazioni cosa hanno prodotto dal vostro punto di osservazione?

Per quanto riguarda invece il discorso dei rifiuti sanitari, vorrei pregarla intanto di informare la Commissione, per così dire, in tempo reale, in ordine al prosieguo delle indagini. Vorrei inoltre sollecitare, come ha già fatto il presidente, un collegamento a livello centrale con la procura antimafia, perché indubbiamente il raccordo non può essere affidato all'iniziativa volontaristica degli individui, sia pure motivati dalla più grande passione; esiste una struttura deputata a questo compito e credo che, se con essa vi è una sintonia, è più facile ed agevole coordinare e raccordare le indagini.

Ultimo punto: nel vostro lavoro rientra anche l'indagine sui rifiuti radioattivi del centro ENEA della Trisaia di Rotondella, oppure no? Se è così, mi prenoto qualche altra domanda.

PRESIDENTE. Specializzerei la questione che poneva ora il collega Pittella. Per quanto riguarda l'attività della procura di Matera relativamente ai rifiuti radioattivi, in particolare sulla questione del centro ENEA di Trisaia, questa Commissione è sufficientemente informata dalla documentazione e dalla relazione conclusiva della precedente Commissione parlamentare di inchiesta. Quindi, se ha seguito la questione con il procuratore Pace, credo che la domanda possa essere specializzata: le chiedo cioè se, a parte alcuni esiti giudiziari che vi sono già stati, non vi siano altri fatti rispetto a quanto è già noto alla Commissione. Inoltre, essendo stata a suo tempo la procura di Matera interessata, non so esattamente a quale livello, della questione delle cosiddette "navi a perdere", cioè i traffici di rifiuti radioattivi che potevano attraversare anche il territorio nazionale ed in ogni caso configuravano un'ipotesi di smaltimento illegale e criminale per l'affondamento delle navi presso le coste italiane, le chiedo se anche su questo abbia conoscenze da mettere a disposizione della Commissione, naturalmente tenendo presente la possibilità di segretare la seduta.

FRANCA MACCHIA, Sostituto procuratore della Repubblica presso la pretura circondariale di Matera. Andando per ordine, per quanto riguarda l'approdo delle indagini riguardanti il traffico nord-sud di rifiuti, intanto specifico che, quando parlo di indagini, mi riferisco ad una serie di procedimenti, alcuni dei quali allo stato sono aperti ed in fase per l'appunto di indagine, mentre altri sono chiusi, nel senso che un decreto di citazione esiste già oppure è in preparazione.

PRESIDENTE. Su questo, le facciamo subito una richiesta come Commissione: avere (poi valuteremo se ci interessano anche gli atti) una sorta di schema da cui risulti quali sono i casi che hanno avuto una prima fase di definizione, se non altro a livello di indagine giudiziaria, e quali sono invece aperti.

FRANCA MACCHIA, Sostituto procuratore della Repubblica presso la pretura circondariale di Matera. Sì, posso indicarli per grandi linee oralmente e mi riservo di produrre documentazione pertinente.

PRESIDENTE. E' utile che ci faccia avere un breve schema dal quale tutti i commissari possano desumere lo stato dell'arte.

FRANCA MACCHIA, Sostituto procuratore della Repubblica presso la pretura circondariale di Matera. Tornando all'approdo delle indagini, effettivamente non sempre si è arrivati a scoprire i luoghi di smaltimento clandestino e non in ogni ipotesi abbiamo ritrovato i rifiuti diciamo incriminati, cioè oggetto dello smaltimento illegale; ciò nondimeno abbiamo la certezza che lo smaltimento sia avvenuto nel territorio della Basilicata, o comunque in luoghi prossimi alla regione, e che comunque i soggetti responsabili in via finale, ai quali si può giuridicamente e penalmente attribuire la responsabilità dello smaltimento, cioè gli ultimi ricettori che hanno fatto sparire i rifiuti, siano in Basilicata. Quindi, la reiterazione di questi passaggi, cioè la circostanza che abbiamo dovuto ipotizzare un reato continuato, una pluralità di episodi, ci autorizza a ritenere che questi soggetti si fossero inseriti professionalmente nella gestione del traffico dei rifiuti.

Parlare però dell'esistenza di clan radicati in Basilicata che operino in questo settore mi sembra eccessivo, nel senso che, per lo meno allo stato delle indagini (quindi, mi riservo di rivedere questo mio giudizio), non posso, stando all'attività investigativa di cui mi sono occupata, parlare dell'esistenza di un clan lucano o di particolari clan lucani che operino, tra l'altro, in regime mafioso, con caratteristiche di mafiosità. Posso al più dire che questi soggetti si erano ritagliati un ruolo professionale di operatori del traffico di rifiuti.

Quanto alla disponibilità delle rilevazioni satellitari, non ci sono problemi, anche perché è un materiale interessante e costoso, che credo vada messo a disposizione di tutte le pubbliche autorità interessate come supporto, strumento di lavoro. Basterà inoltrarci una formale richiesta in tal senso.

Quanto ai rapporti con gli enti locali, non so in che termini esattamente s'intendano questi rapporti; indubbiamente, indagando su fenomeni in materia di ambiente, s'indaga inevitabilmente anche sull'attività che l'amministrazione svolge o, per lo meno, si viene a contatto con tale attività. Il rapporto istituzionale tra le amministrazioni e la procura della Repubblica esiste: tra l'altro, la provincia è il soggetto preposto dalle norme sull'ambiente al controllo delle violazioni anche delle norme penali in materia ambientale. E' evidente che però il rapporto con gli operatori della provincia preposti a questi controlli è basato sulla rilevazione dei reati, e come tale sfugge al rapporto istituzionale tra la procura e l'amministrazione di appartenenza di questi operatori, diventando il rapporto tra il magistrato inquirente e l'ufficiale di polizia giudiziaria. Infatti, nel momento in cui il dipendente dell'amministrazione provinciale accerta il reato, dismette il suo rapporto con l'amministrazione, per lo meno dal punto di vista funzionale, e risponde al magistrato. Quindi, è un rapporto con singoli operatori.

Abbiamo attivato rapporti di collaborazione anche istituzionali: ad esempio, vi sono stati da parte mia e del dottor Pace, fino a quando ha espletato servizio a Matera, incontri con i tecnici per piccoli corsi sul diritto ambientale, soprattutto sulle norme procedurali di cui spesso questi operatori non sono a conoscenza. Normalmente vi è un'acquisizione di atti che viene svolta presso le amministrazioni.

Ciò che invece si rileva al di fuori del tema del rapporto tra la magistratura e gli enti locali è un livello di insufficiente adeguatezza delle amministrazioni rispetto al controllo in materia ambientale. Mi riferisco, per esempio, all'esiguità delle istruttorie che precedono il rilascio delle autorizzazioni a siti di smaltimento, all'esercizio di attività di smaltimento. Mediante queste acquisizioni documentali, spesso abbiamo verificato che i controlli effettuati sono veramente carenti non tanto dal punto di vista numerico, quanto da quello qualitativo, dell'incisività, dell'autonomia dell'amministrazione di contraddire le prospettazioni in termini, per esempio, di analisi geologiche, di valutazioni di impatto ambientale fatte dagli operatori istanti.

PRESIDENTE. Con l'espressione "operatori istanti" lei evidentemente intende i proponenti dei progetti, quelli che hanno interesse a proporre quel progetto perché è il loro progetto e lo vorrebbero veder realizzato. Quindi, lei rileva una strumentazione tale da non consentire autonomia sufficiente nella valutazione che il singolo ente locale dovrebbe fare per poter rilasciare concessioni ed autorizzazioni.

FRANCA MACCHIA, Sostituto procuratore della Repubblica presso la pretura circondariale di Matera. Tutto ciò si evidenzia in particolar modo nella carenza di documentazione. Il fascicolo pertinente ad una di queste istanze è normalmente molto esiguo, è tecnicamente "magro", per cui dobbiamo fare appello ai consulenti, i quali però continuano a richiederci documenti ed analisi che mancano del tutto. Questa è la nostra sensazione.

Quanto poi all'impatto ed ai cambiamenti determinati dall'introduzione del decreto Ronchi, si tratta di una normativa di recentissima applicazione, per cui non sono ancora evidenti i risultati positivi che sicuramente comunque ha introdotto e consentirà di realizzare, perché molte delle innovazioni riguardano proprio le carenze lamentate dai magistrati e dagli operatori. Mi riferisco, in particolare, all'introduzione della possibilità di contestare il reato di falso per esempio in relazione ai certificati analitici. Restano comunque problemi di fondo, quelli operativi, legati cioè all'effettiva possibilità di controllare la provenienza ed il percorso che il rifiuto segue fino ad arrivare allo smaltimento finale. Tra l'altro, aspettiamo ancora moltissime norme attuative, che mancano: per esempio, i formulari di identificazione del rifiuto sono tali per cui ciascuna azienda li adotta in maniera diversa e quindi, non esistendo un modello unico, è anche molto difficile il controllo e la verifica da parte degli operatori che si trovano sulla strada, che fermano i camion e che devono verificare cosa il camion trasporti, se sia corrispondente a ciò che il formulario afferma (anche tenuto conto del fatto che, in base al decreto Ronchi, non esiste un obbligo di certificazione analitica del rifiuto trasportato) ed a chi un certo carico sia destinato.

Quindi, permangono difficoltà operative da questo punto di vista. Certamente aver introdotto la possibilità di verificare la fondatezza della certificazione analitica, laddove esista, e l'obbligo del formulario di identificazione che prima non esisteva è un'innovazione che va nella direzione giusta.

Quanto ai rifiuti sanitari, ripeto che sono in corso indagini per cui allo stato le nostre conoscenze sono più o meno quelle di cui vi ho riferito; è comunque un'indagine sulla quale stiamo lavorando.

Una domanda mi è stata posta relativamente ai rifiuti radioattivi ed alle novità intervenute rispetto alla situazione che precede l'emissione del decreto di citazione a giudizio. In realtà, allo stato non abbiamo novità, se non quella che è la situazione fotografata dal processo, che è appena iniziato e che s'incentra sulla violazione di alcune norme di sicurezza in relazione alla gestione dei rifiuti detenuti presso il centro ENEA della Trisaia di Rotondella.

Forse l'unico profilo ulteriore sul quale posso riferire è quello che sorge dall'ultima relazione dei consulenti del pubblico ministero, già nominati dal dottor Pace, i quali rilevarono la situazione esistente all'interno dell'ENEA dando una loro valutazione del caso, cioè se la creazione da parte dell'ENEA della stazione Sirte, in sostanza del sistema di condizionamento dei rifiuti, che allo stato è utilizzata solo per i rifiuti a bassa attività, ma che nei programmi dell'ENEA sarà utilizzata anche per il condizionamento dei rifiuti ad alta attività, previa un'ottimizzazione dell'impianto, sia o meno una soluzione conforme alle prescrizioni della licenza d'esercizio dell'ENEA.

PRESIDENTE. Direi non solo dalla licenza d'esercizio, ma anche dalle norme e, in particolare, nel caso di specie ci troviamo di fronte più a norme tecniche sulla radioprotezione che non a norme che abbiano valore di legge.

FRANCA MACCHIA, Sostituto procuratore della Repubblica presso la pretura circondariale di Matera. Mi sono riferita alle prescrizioni della licenza d'esercizio perché quello è il profilo giuridico fondamentale di contestazione. Nondimeno, a giudizio dei consulenti, questa soluzione relativa ai rifiuti ad alta attività sarebbe inadeguata oltre che alle prescrizioni, anche alle norme tecniche, per esempio alla guida 26, che è la norma tecnica fondamentale dell'ente e che credo in Italia sia lo strumento normativo principale in materia di radioprotezione. Anzi, i consulenti dicono di più: non solo è contraria alle stesse norme regolamentari emanate dall'ente, che impongono la minimizzazione dei volumi (che invece in tal modo non verrebbe attuata, attuandosi, al contrario, un aumento dei volumi e quindi un aumento del rischio ambientale), ma è contraria anche alle norme di radioprotezione scientificamente condivise a livello mondiale, oltre che alle direttive comunitarie in materia.

A questo proposito, ho con me la relazione dei professori Righi e Pelliccioni, che hanno redatto quest'ultima consulenza, consentendo quindi alla procura di ritenere che questa soluzione non sia attuativa della prescrizione e che quindi lasci permanere la violazione dell'obbligo di osservanza delle prescrizioni.

PRESIDENTE. Al di là degli aspetti giuridici e giudiziari, penso di poter esprimere soddisfazione in ordine a questa valutazione di merito, perché lo stesso tipo di considerazioni fu svolto ed approvato dalla Commissione d'inchiesta della precedente legislatura la quale, anche nella relazione conclusiva, aveva sottolineato l'aspetto della moltiplicazione dei volumi ove si fosse voluto procedere attraverso una sorta di ottimizzazione della macchina esistente presso il centro della Trisaia, che trattava rifiuti di bassa attività, ottimizzandola per quelli di alta attività.

Al di là dei profili tecnici, per cui è difficile capire se questa trasformazione possa avvenire in modo efficiente e tale da fornire garanzia di operatività, esisteva il problema, da lei sottolineato, che per trasformare liquidi ad alta attività in liquidi ad intermedia o bassa attività bisognerebbe procedere a miscelazioni che in ogni caso moltiplicherebbero a dismisura il materiale contaminato.

In modo molto sintetico la Commissione della precedente legislatura fece queste osservazioni, che sono praticamente omogenee a quelle contenute nella relazione dei consulenti della procura di Matera.

FRANCA MACCHIA, Sostituto procuratore della Repubblica presso la pretura circondariale di Matera. Oltre tutto, richiamando i principi di radioprotezione, i consulenti concludono suggerendo un sistema più accreditato, quello della vetrificazione dei rifiuti, un sistema più compatibile tecnicamente con la natura degli stessi e con le esigenze di radioprotezione.

Ho con me questa relazione e penso che sarebbe utile se la consegnassi alla Commissione anche perché, mentre la relazione precedente ha interesse prevalentemente dal punto di vista giuridico, questa seconda ha un risvolto il cui interesse è preponderante sul piano amministrativo, tecnico, di gestione effettiva di protezione ambientale.

PRESIDENTE. Se lei ce la consegna, procederemo a farla fotocopiare.

FRANCA MACCHIA, Sostituto procuratore della Repubblica presso la procura circondariale di Matera. Per quanto riguarda invece le mie conoscenze sulle indagini svolte dalla procura di Reggio Calabria circa l'affondamento di navi probabilmente cariche di sostanze radioattive, devo dire che tali indagini sono state condotte dal dottor Pace. Per quanto riguarda il centro ENEA ne sono ufficialmente informata perché ho assunto il ruolo di pubblico ministero nel processo e quindi tutti gli atti sono a mia conoscenza.

Esistono invece atti di indagine presso la nostra procura - che attendono di essere visionati da me o comunque dal procuratore che subentrerà al posto del dottor Pace - segretati in relazione alle indagini svolte dalla procura di Reggio Calabria. Su questi atti non posso riferire perché non ne sono a conoscenza e perché esiste un vincolo di segreto imposto in connessione alle indagini di altri uffici.

PRESIDENTE. Le preannuncio che sarà interesse di questa Commissione - ove questi atti venissero utilizzati - cercare di raccordare, pur nell'ambito delle nostre competenze, le conoscenze della procura di Reggio Calabria con quelle della procura di Matera, sperando che esista un raccordo, indipendente dalla magistratura, con l'attività della procura nazionale antimafia. Evidentemente un fenomeno di questo tipo, anche se forse non rientra specificamente tra quelli mafiosi, è di sicuro ricompreso tra quelli di criminalità organizzata.

Credo quindi che un raccordo con la procura nazionale antimafia sia assolutamente necessario. Noi stessi abbiamo interesse a capire la vicenda e quindi a mettere insieme i pezzi del mosaico. Al riguardo, posso al massimo pregarla di farsi ambasciatrice presso la procura di Matera di questa istanza della Commissione.

GIOVANNI PITTELLA. Vorrei chiedere due brevi precisazioni. La prima: mi pare che la Lega ambiente abbia fatto svolgere delle indagini sulle acque del litorale ionico, dalle quali sembra non siano emerse tracce di inquinamento; ciò smentirebbe l'ipotesi di affondamento di navi, almeno per quel tratto di mare.

PRESIDENTE. Collega Pittella, in realtà quelle indagini sono state svolte dall'ANPA ed anche da altri organismi istituzionali. Il problema è che non dovrebbero mai trovarsi tracce di radioattività vicino alla costa. Se, come si dice, gli affondamenti sono avvenuti a quote che vanno dai 500 ai 1.500 metri di profondità, ritrovare contaminazioni radioattive vicino alla costa significherebbe che sono state liberate quantità di radioattività impensabili.

E' quindi senz'altro giusto effettuare controlli e verificare la salubrità dell'acqua anche dal punto di vista della contaminazione radioattiva; tutti però ci auguriamo che questa ipotesi non si dia mai perché altrimenti dovrebbe essere scoppiata una bomba atomica, per usare un termine giornalistico, che giustificherebbe la presenza di tracce di radioattività addirittura sotto costa.

I prelievi vanno fatti per garantire la popolazione perché le correnti possono seguire andamenti misteriosi e quindi è opportuno tutelare la salute. Tuttavia, non prova nulla il fatto che non siano state trovate tracce di contaminazione radioattiva presso la costa.

GIOVANNI PITTELLA. L'altra precisazione è relativa alla fine che faranno le scorie cementificate presso la Trisaia.

FRANCA MACCHIA, Sostituto procuratore della Repubblica presso la procura circondariale di Matera. Non credo che questo problema sia di pertinenza della magistratura.

PRESIDENTE. Mi permetto di intervenire perché, al di là delle formazioni professionali di ciascuno, ci siamo interessati al tema.

Le scorie all'epoca cementificate sono a bassa attività e seguono una procedura prevista dalla legge. Ci si chiede invece come si proceda nei confronti delle scorie liquide ad alta attività, se cioè si segua la proposta dell'ENEA - manifestata nell'audizione dei suoi rappresentanti - consistente nel riutilizzo della macchina esistente opportunamente modificata, oppure se si proceda in altro modo, come suggeriscono i consulenti della procura e come aveva suggerito la precedente Commissione d'inchiesta.

FRANCA MACCHIA, Sostituto procuratore della Repubblica presso la procura circondariale di Matera. Vorrei rilevare che il problema dello smaltimento finale dei rifiuti radioattivi condizionati (cioè messi comunque in sicurezza) è controverso.

Le mie conoscenze, desunte da questo processo, mi dicono che esistono studi in materia: se non sbaglio, uno di essi è stato commissionato dall'ONU. Credo che nella prospettiva dell'ENEA e in quella mondiale il sito finale di smaltimento dovrebbe essere rappresentato dalle cavità geologiche profonde. Si tratta però di un tema scientificamente irrisolto, che esula dall'oggetto dell'indagine che è stata compiuta dalla pretura di Rotondella, che riguardava la situazione dei rifiuti in Trisaia.

PRESIDENTE. La ringrazio per il suo contributo, dottoressa Macchia.

FRANCA MACCHIA, Sostituto procuratore della Repubblica presso la procura circondariale di Matera. Grazie a voi per l'attenzione prestata.

PRESIDENTE. L'audizione è conclusa.

La seduta termina alle 12,45.

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