ISTRUZIONE (7ª)
MARTEDI' 23 FEBBRAIO 1999
275
a
Seduta
Presidenza del Presidente
OSSICINI
indi del Vice Presidente
ASCIUTTI
Interviene il ministro per i beni e le attività culturali Melandri.
La seduta inizia alle ore 15,25.
PROCEDURE INFORMATIVE
Seguito del dibattito sulle comunicazioni rese, nella seduta del 10 dicembre 1998, dal Ministro per i beni e le attività culturali sugli indirizzi generali della politica del suo Dicastero
(R046 003, C07
a
, 0008°)
Riprende il dibattito sulle comunicazioni del Ministro per i beni e le attività culturali, sospeso nella seduta del 28 gennaio scorso.
Il senatore MARRI rileva che il programma esposto dal ministro Melandri non si discosta molto da quello suo predecessore, il cui bilancio non era stato peraltro granchè positivo. I pochi provvedimenti condivisibili condotti a termine dall'ex ministro Veltroni non sarebbero infatti stati tali, a suo giudizio, senza il contributo fattivo dell'opposizione.
Passando a considerazioni di carattere generale, egli rileva quindi che la cultura e i beni culturali non sembrano purtroppo essere una priorità del Governo, che stanzia fondi di gran lunga inferiori alle necessità minime del settore: auspica pertanto il reperimento di risorse ulteriori, diverse da quelle ordinarie e da quelle già riservate derivanti dal Lotto, al fine di valorizzare adeguatamente l'immenso patrimonio artistico nazionale.
Per rilanciare il Ministero, egli ritiene poi indispensabile un maggior coordinamento con altri settori dell'amministrazione pubblica, quali turismo, affari esteri, lavori pubblici, finanze, nonché un più stretto raccordo con gli operatori culturali, gli artisti e le istituzioni pubbliche e private, ivi compresi l'associazionismo e il volontariato.
Non può non rilevarsi inoltre, prosegue il senatore Marri, che negli altri paesi europei i beni culturali rappresentano una occasione di sviluppo assai più significativa che in Italia, nonostante il nostro ben più consistente patrimonio culturale. Egli osserva poi che il nuovo Ministero per i beni e le attività culturali è sorto sulla base di una delle infinite deleghe concesse al Governo con le leggi Bassanini, anzichè da un dibattito parlamentare approfondito da cui sarebbero potuti emergere utili suggerimenti e spunti di riflessione.
Il senatore Marri si sofferma quindi sulla esigenza di procedere finalmente alla catalogazione dei beni culturali, come peraltro previsto da una specifica normativa finora rimasta inspiegabilmente inattuata. Al riguardo, auspica peraltro che nell'opera di catalogazione vengano inclusi anche i beni culturali minori, che pure rivestono notevole interesse specie a livello locale. Ciò appare di particolare rilevanza soprattutto nella prospettiva della possibile alienazione dei beni culturali demaniali, o della loro cessione in uso, secondo i più recenti indirizzi intrapresi dal Governo in carica testimoniati, fra l'altro, dalla recente vendita a bassissimo prezzo di alcuni beni di grande pregio appartenenti alle forze armate.
Egli dichiara poi di condividere l'attenzione dimostrata dal ministro Melandri nei confronti dell'arte contemporanea. Si interroga tuttavia sulla congruità dei fondi a ciò destinati e sulla effettiva disponibilità di siffatti beni, stante il mancato acquisto da parte del Ministero di opere d'arte contemporanea da più di un decennio.
Dopo aver sollecitato il Ministro a rivedere i finanziamenti a favore del cinema italiano, che non pare incontrare adeguata gratificazione da parte del pubblico, egli si sofferma in particolare sulla importanza di coinvolgere i privati nelle attività a carattere culturale anche attraverso idonee misure fiscali.
Quanto poi alle pressioni in favore di congrui stanziamenti da destinare alla valorizzazione dei beni culturali situati nelle aree meridionali, egli rifiuta un'ipotetica distinzione fra "aree depresse" e "aree non depresse", auspicando una perequazione sostanziale e la devoluzione di stanziamenti a favore di aree le cui infrastrutture consentano adeguati ritorni economici.
Dopo aver sollecitato il Ministro a trasmettere quanto prima alle Camere lo schema di decreto legislativo recante il testo unico delle norme su beni culturali, il senatore Marri si sofferma infine sulla riforma dell'ordinamento sportivo, osservando come ancora una volta essa sia stata compiuta attraverso lo strumento della delega. Lo schema di decreto legislativo di riforma del CONI, recentemente approvato dal Consiglio dei Ministri, appare peraltro a suo giudizio viziato da un eccesso di delega. Meglio sarebbe affrontare invece la questione in Parlamento, predisponendo una legge-quadro che individui i criteri di una riforma organica.
Il senatore OCCHIPINTI manifesta infine apprezzamento per l'operato dell'ex ministro Veltroni e per l'intenzione manifestata dal ministro Melandri di proseguire su di una linea di continuità. Auspica pertanto il rilancio di alcuni provvedimenti ancora pendenti presso le Camere, come ad esempio l'atto Senato n. 3167 (ora atto Camera n. 5296), che prevede tra l'altro il finanziamento degli interventi in favore della Basilica di Noto. Egli ritiene poi indispensabile una più fattiva collaborazione con gli enti locali, nonchè l'individuazione di misure fiscali tali da rendere attraente per il privato intervenire a fianco dello Stato nell'opera di tutela dell'immenso patrimonio culturale nazionale.
Conclude esprimendosi a favore dell'opera di razionalizzazione avviata con la redazione del testo unico e concordando con gli indirizzi di riforma dell'ordinamento sportivo.
Concluso il dibattito, agli intervenuti replica il ministro MELANDRI, la quale si sofferma in primo luogo sullo stato di attuazione della riforma del Ministero. Il decreto legislativo istitutivo del nuovo Dicastero offre infatti, a suo giudizio, una grande occasione alla politica culturale italiana: quella di contenere in un unico ambito le politiche di conservazione e di tutela e quelle di promozione delle attività culturali. Riconosce quindi che il proprio principale impegno di questi ultimi mesi, anche se poco visibile, è stato quello relativo alla strutturazione del nuovo Ministero, atteso che i contenuti della politica culturale dipendono a suo giudizio anche dalle scelte amministrative. A titolo di esempio, cita l'individuazione di una direzione generale appositamente dedicata all'arte contemporanea e all'architettura di qualità, a testimonianza dell'impegno preso in tal senso.
Da molti senatori è stata poi sollevata, rileva, la questione della congruità delle risorse destinate al settore: a tale proposito, ella ricorda che per decenni la "super potenza Italia" è stata gravemente sottovalutata e solo da qualche anno si registra un'inversione di tendenza. Gli stanziamenti non sono ancora sufficienti, tuttavia non può negarsi che a fianco dell'impegno ordinario sono state già individuate alcune linee di finanza aggiuntiva che recano un significativo contributo. Una più intensa coprogrammazione degli interventi fra Amministrazione centrale e Amministrazioni locali, nonché opportune forme di raccordo con il settore privato potranno inoltre contribuire a migliorare la situazione. A questo ultimo proposito, ella rileva peraltro una forte divergenza di opinioni fra i sostenitori della mano pubblica e quelli delle privatizzazioni. A suo giudizio, l'articolo 10 del decreto istitutivo del nuovo Ministero offre tuttavia la possibilità - prevedendo il conferimento in uso dei beni culturali attualmente in consegna al Ministero stesso - di contemperare le diverse esigenze, mantenendo in capo all'Amministrazione centrale le funzioni di tutela, di indirizzo e di destinazione d'uso dei beni, ma avviando al contempo la sperimentazione di forme miste fra pubblico e privato, senza giungere all'irreversibile trasferimento del titolo di proprietà.
Per quanto riguarda la trasmissione alle Camere dello schema di decreto legislativo recante il testo unico sui beni culturali, ella ricorda che esso è stato da tempo approvato dal Consiglio dei ministri, ma occorre ancora acquisire su di esso i pareri del Consiglio di Stato e della Conferenza unificata Stato-regioni; non appena completate le procedure, esso sarà quindi tempestivamente inviato alle Camere, alle quali compete peraltro l'espressione di un duplice parere. Ella si sofferma comunque sui contenuti del suddetto testo unico, del quale evidenzia l'intento di razionalizzare e modernizzare una normativa che risale al 1939. Le disposizioni relative ad alcuni settori - osserva - non sono potute tuttavia rientrare in tale opera di razionalizzazione, in quanto non contemplate dalla legge di delega; il testo unico ha comunque portato a termine un lavoro di grande rilievo, che ella auspica incontri l'apprezzamento del Parlamento.
Ella informa poi di aver intrapreso una iniziativa in accordo con il ministro Berlinguer per rimodulare le convenzioni attualmente esistenti fra i rispettivi Ministeri, al fine di disciplinare in termini più moderni i rapporti fra scuola e beni culturali.
Quanto invece alla tutela del paesaggio e dei beni ambientali in generale, ella comunica di aver avviato una ampia consultazione in vista della indizione della prima Conferenza nazionale sul paesaggio, al fine di trarre un bilancio sullo stato di attuazione della relativa normativa.
Il Ministro informa poi di avere in progetto la presentazione alle Camere di un disegno di legge sulla architettura, ispirato alla normativa francese. L'attenzione a tali tematiche è infatti centrale nel progetto culturale del nuovo Ministero, nell'auspicio che un concorso nella progettazione fra beni culturali e lavori pubblici possa investire anche e soprattutto l'edilizia civile.
Quanto infine allo sport, ella assicura che il Governo non intende esaurire la riforma dell'organizzazione sportiva con il decreto legislativo sul CONI. Tale ultimo atto rappresenta l'esercizio di una specifica delega contenuta nella legge n. 59 del 1997, cui il Governo si è scrupolosamente attenuto. E' invece in atto un'ampia fase di consultazione, che investe non solo il CONI ma anche le forze politiche, i sindacati e gli enti territoriali, in vista di una Conferenza nazionale sullo sport da cui possano scaturire spunti utili per la sottoposizione al Parlamento di un progetto di riforma complessiva. Lo schema di decreto legislativo di riforma del CONI lascia d'altronde inalterate le funzioni dell'ente, rappresentando solo un piccolo tassello di una riforma assai più ampia.
Su sollecitazione del senatore MARRI, il ministro MELANDRI conclude soffermandosi sulla questione della catalogazione dei beni culturali. A tale proposito ella dà conto dei problemi metodologici insorti, in considerazione dei quali ella ha ritenuto opportuno avviare - a fianco della catalogazione prevista dalla normativa già ricordata dal senatore Marri - un più rapido e semplificato processo di catalogazione per notifica.
Il PRESIDENTE dichiara quindi concluso il dibattito sulle dichiarazioni programmatiche del ministro Melandri.
SUI LAVORI DELLA COMMISSIONE
(A007 000, C07
a
, 0099°)
Il PRESIDENTE informa che un Gruppo parlamentare ha chiesto la riapertura del termine per la presentazione degli emendamenti al disegno di legge n. 932-B, sul personale scolastico. Senza discussione, la Commissione conviene di fissare detto termine a domani, mercoledì 24 febbraio, alle ore 12.
La seduta termina alle ore 16,25.