Legislatura 13ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 846 del 31/05/2000
Azioni disponibili
Discussione del documento:
(Doc. IV-quater, n. 53) Applicabilità dell’articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell’ambito di un procedimento civile nei confronti dell’onorevole Cesare Previti, senatore all'epoca dei fatti
Reiezione della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del documento IV-quater, n. 53, recante: "Applicabilità dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento civile nei confronti dell'onorevole Cesare Previti, senatore all'epoca dei fatti (procedimento civile pendente nei suoi confronti presso il Tribunale di Roma - Atto di citazione del 18 novembre 1994 -)".
La relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari è stata stampata e distribuita.
Ricordo che la Giunta ha deliberato di proporre all’Assemblea di dichiarare che il fatto oggetto del procedimento concerne opinioni espresse da un membro del Parlamento nell’esercizio delle sue funzioni e ricade pertanto nell’ipotesi di cui all’articolo 68, primo comma, della Costituzione.
Chiedo al relatore, senatore Gasperini, se intende intervenire.
GASPERINI, relatore. Signor Presidente, gli esponenti del Partito Democratico della Sinistra si sentirono offesi da alcune affermazioni dell'onorevole Previti, riportate nel libro di Giorgio Bocca "Il Sottosopra" e dalle dichiarazioni pubblicate dal settimanale "L'Espresso" il 23 settembre 1994, ritenenute lesive dell'immagine del partito.
Le parole attribuite all'onorevole Previti, riportate da Giorgio Bocca e da "L'Espresso", sarebbero accuse rivolte al Partito Democratico della Sinistra. Si afferma infatti che quel partito aveva, tra gli ufficiali della Guardia di finanza e dei Carabinieri, propri informatori - dei quali il Previti sosteneva di conoscere esattamente i nomi - al fine di schedare e di spiare gli esponenti dei partiti liberaldemocratici.
La Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha preso in esame la questione e le tesi che oggi sono state prospettate con autorevolezza in quest'Aula. Si è detto in pratica che ciò che scrimina il parlamentare è solamente il discorso o l'espressione di voto manifestati intra moenia, nell'ambito del Parlamento, in questo caso del Senato. Non possono invece essere scriminate, cioè falcidiate dalle declaratorie di insindacabilità, le dichiarazioni svolte fuori le mura del Parlamento. Ciò va contro la dottrina e lo spirito della legge che è stata discussa e mai portata a termine, come la storia del signor Intento, laddove specificava bene che anche le attività extra moenia sono ricomprese nell'ambito dell'insindacabilità, in base al paradigma principale dell'articolo 68 della Costituzione, come modificato. Tale articolo prevede che i membri del Parlamento non possono essere "chiamati a rispondere" delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni; tale formulazione ha sostituito con le parole "chiamati a rispondere" la precedente dizione: "perseguiti". Do ragione al senatore Besostri quando afferma che la tavola della legge sarebbe così chiara da non meritare un confronto parlamentare; la scriminante si dovrebbe applicare ipso facto: la legge è chiara e non ha bisogno di interpretazioni.
Molto spesso, discutendo in questa sede, si trasforma il diritto sancito dalla Carta costituzionale in un fatto politico di maggioranza e opposizione. Quando nell'ambito del giudizio interviene l'agone politico, il diritto comincia a scricchiolare. Ricordo a me stesso – e la Giunta lo ha rilevato – che il problema fondamentale è quello di interpretare il significato delle parole "non può essere chiamato a rispondere per le opinioni espresse e per i voti dati nell'esercizio delle funzioni". L'esercizio delle funzioni non consiste soltanto nel deliberare; proporre e discutere disegni di legge, presentare interrogazioni o altri atti ispettivi implica un lavoro preparatorio da parte del parlamentare che lo pone in contatto con gli elettori. Il parlamentare è eletto dal popolo, ne interpreta la volontà, le conferisce un indirizzo: ciò presuppone un'attività svolta soprattutto extra moenia, fuori le mura del Parlamento. In questa sede, signori senatori, si trova una sintesi; si discute e alla fine si trova la soluzione: la legge, il minimo etico, la convergenza di opinioni espresse nei comizi, nei raduni, nelle diverse occasioni di dibattito.
Eliminare l'aspetto prodromico e l'aspetto successivo di un'attività eminentemente parlamentare intra moenia significa mozzare la parola al parlamentare, togliendo a quest'ultimo e quindi al Parlamento, uno strumento specifico.
Sono inoltre in disaccordo con un collega intervenuto precedentemente, il quale ha affermato che non ci sarebbe stato bisogno di una discussione - e questo lo condivido - e che si stava parlando della tutela del singolo parlamentare.
No, signori, si tratta della tutela dell'intero Parlamento, perché la violazione del diritto di parola di un singolo parlamentare è una lesione ed un vulnus nei confronti del Parlamento! Non stiamo dibattendo del singolo episodio, del singolo senatore o deputato, ma dell'intero Parlamento composto da tutti i suoi membri e della necessità che esso possa esercitare le sue funzioni con quella libertà sancita dalle leggi e dalla nostra Costituzione.
In tal senso vanno interpretate le affermazioni del senatore Previti quando sosteneva che il PDS aveva tra gli ufficiali della Guardia di finanza e dei Carabinieri propri informatori - soprattutto considerato che egli rendeva queste dichiarazioni nel momento in cui non solo era senatore, ma anche Ministro della difesa - o quelle contenute nelle sue interrogazioni; infatti, se questa non è attività parlamentare, vuol dire che dobbiamo smorzare la luce e buonanotte, perché il Parlamento ha finito di legiferare! (Applausi dai Gruppi FI e AN). Quindi la nostra proposta è quella di dichiarare - alla Gioacchino Belli - l'insindacabilità del senatore Previti per il fatto che gli viene contestato. (Applausi dai Gruppi LFNP, FI e AN).
FASSONE. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FASSONE. Signor Presidente, sarei insopportabilmente tedioso se ripetessi gli argomenti giuridici che ho già enunciato. Mi limiterò pertanto a mettere a fuoco la situazione di fatto della presente vicenda.
Si tratta di un'intervista condotta dal giornalista Giorgio Bocca all'allora Ministro della difesa, senatore Cesare Previti. In tale intervista si parla di moltissimi argomenti e ad un certo punto il senatore Previti afferma: "Se me lo consente, siamo sfuggiti per miracolo a un'esperienza di socialismo reale".
A tale affermazione il dottor Bocca replica un po' scettico: "Dice? Adesso che il comunismo è morto anche in Cina e che Occhetto è andato in tight alla City?"
Il senatore Previti risponde: "Dottor Bocca, non scherziamo, lo lasci dire a uno che conosce in tutti i cunicoli segreti magistratura, polizia tributaria, polizia giudiziaria, fisco. Stavano creando una rete fitta, aspettavano la vittoria elettorale per tirarla su con noi liberal-democratici dentro".
A questo punto il dottor Bocca fa ancora un'ampia obiezione scettica e il senatore Previti replica: "Lei continui pure a non crederci, ma eravamo già in uno Stato di polizia con una magistratura che infieriva sui non comunisti e proteggeva i comunisti". (Commenti dal Gruppo FI).
ALBERTINI. State zitti!
FASSONE. Il dottor Bocca risponde: "Una cosa gliela concedo, avvocato, che una magistratura democratica sottoposta ai condizionamenti e alle intimidazioni del potere era estromessa".
A questo punto viene pronunciata dal senatore Previti la frase incriminata: "No, dottor Bocca, noi conosciamo nome per nome gli ufficiali della Guardia di finanza e dei Carabinieri che facevano da informatori a via delle Botteghe Oscure. Eravamo schedati, spiati."
L'intervista prosegue e risultano interessanti soprattutto le battute successive, perché il giorno stesso di tali affermazioni venne chiesta ragione per mezzo di una interpellanza parlamentare presentata in data 23 settembre 1994.
A tale interpellanza non rispose il Ministro interessato, ma circa un mese dopo, il 21 ottobre 1994, il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Ferrara, il quale sostenne che Previti aveva svolto con il dottor Bocca un lungo ragionamento politico sulla via giudiziaria al comunismo, espressione icastica un po' forte, ma che rifletteva effettivamente il clima della campagna elettorale e di quel duro scontro politico.
Ora questa è una lecita manifestazione di pensiero politico i cui termini eventualmente diffamatori hanno la loro sede nella valutazione giurisdizionale.
L'immunità viene invocata – si noti bene - oltre quattro anni dopo, quando la causa civile, incoata nei confronti dell'allora senatore Previti, registra il punto saliente della venuta in udienza del giornalista dottor Bocca, il quale conferma le affermazioni registrate sulla cui inveridicità si era basata fino ad allora la difesa dell'allora senatore Previti. Nemmeno lui stesso, oltre che il ministro Ferrara, aveva invocato lo scudo dell'articolo 68 della Costituzione: solo quando la causa civile prende un certo orientamento per effetto delle prove assunte allora viene invocata questa tutela costituzionale.
Ma l'immunità - concludo citando ancora un passo della Corte costituzionale - non vale per tutte quelle opinioni che il parlamentare manifesta nel più esteso ambito della politica. Ancora una volta dobbiamo rammentare la differenza che c'è tra l'esercizio delle funzioni parlamentari e l'esercizio delle funzioni politiche: le prime, e non le seconde, hanno la copertura costituzionale.
Per queste ragioni voterò contro la proposta della Giunta.
GRECO. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRECO. Signor Presidente, colleghi, non voglio ripetere i particolari del dibattito politico – lo definisco ancora una volta politico – che ci occupa, relativo alla vicenda dell'onorevole Previti. Lo ha fatto già il senatore Fassone, sia pure sottolineando a modo suo alcuni passaggi di questa intervista; lo ha fatto ancora meglio lo stesso relatore Gasperini, il quale non poteva che concludere, in conformità alla proposta della Giunta, ritenendo insindacabili i fatti richiamati.
Desidero sottolineare soltanto quello che è un nesso funzionale, che prescinde dalla ricerca di puntuali iniziative o di atti parlamentari. Lo abbiamo già affermato in altre occasioni: basta far riferimento al complesso dell'attività svolta dalla parte politica alla quale appartiene l'onorevole Previti per rilevare che questo nesso funzionale sussiste e ricorre anche in questa vicenda.
Se si vuole rinvenire la vera provocazione della vicenda in esame, direi che proviene proprio da quanto aveva scritto Giorgio Bocca in alcuni passaggi del libro "Il sottosopra". Egli ha affermato che in passato si è verificato nella magistratura – mi rivolgo ad un parlamentare magistrato come il senatore Fassone – il predominio di forze politiche conservatrici a danno di quelle della sinistra. Per molti anni voi magistrati di sinistra vi siete lamentati di alcune forze politiche conservatrici perché si diceva che la politica era contro di voi.
Ebbene, oggi, si discute del contrario: ci sono forze politiche che hanno scoperto una santa alleanza organica tra una parte della magistratura e una parte dello schieramento politico di sinistra. Ciò viene denunciato in tutte le sedi; non c'è quindi da meravigliarsi se l'onorevole Previti, nel 1994, parlando con Giorgio Bocca, ha sottolineato questa santa alleanza organica. Del resto, anche il vostro ex Capogruppo al Senato, in un articolo sul "Corriere della Sera" dell'anno scorso, ha indirettamente ammesso che, in passato, c'è stata questa santa alleanza organica tra una parte della magistratura e la sinistra e auspicava che, finalmente, si potesse porre fine ad essa: mi auguro veramente che non ci sia più.
Voglio allora sottolineare che le dichiarazioni rese dall'onorevole Previti bene si inseriscono in questo dibattito politico e in quello di alcuni mesi fa, quando è stata invocata, anche da una parte della vostra maggioranza, e cioè dallo SDI, la Commissione di inchiesta per verificare le partigianerie politiche all'interno dei meccanismi della giustizia, caro senatore Fassone, e sciogliere i molti dubbi avanzati da alcuni.
Esaminando ancora più da vicino questa vicenda, ricordo che su quei fatti si svolse, a seguito della presentazione di interrogazioni da parte di alcuni deputati aventi ad oggetto le dichiarazioni dell'onorevole Previti, un dibattito parlamentare nel corso del quale il ministro Giuliano Ferrara fornì risposte a quelle stesse interrogazioni.
Quindi, quell'episodio non era altro che il seguito di quei dibattiti politici. Ricordo che si erano diffuse anche voci sull'apertura di indagini giudiziarie su alcuni esponenti politici, fra i quali anche l'onorevole Previti, per l'appartenenza ad associazioni quali, ad esempio, la massoneria. Ricordo che, per esempio, il neoeletto capo della polizia De Gennaro veniva accusato di prestarsi ad indagare, a fornire spunti su tale tipo di indagini ai magistrati che a lui si rivolgevano.
Tutto ciò dimostra quindi una rilevanza (eccome!) politico-parlamentare dei temi in questione, affrontati dall'onorevole Previti, riportati sia nel citato libro di Giorgio Bocca "Il sottosopra", sia nella successiva intervista sul settimanale "L'Espresso".
Ecco perché sono convinto più che mai che bisogna confermare l'orientamento espresso dalla Giunta.
VALENTINO. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VALENTINO. Signor Presidente, sono d’accordo con quanto affermato dal senatore Fassone, e cioè sull'esistenza di una sostanziale differenza tra l'attività politica e quella parlamentare tipica. Vorrei però ricordare a me stesso - come si dice in queste circostanze - che è sempre stata scriminata, per antica giurisprudenza della Camera, l'attività divulgativa dell'attività tipica parlamentare, perché questo è il problema.
Vi sono stati dibattiti parlamentari sull'argomento, interrogazioni e il Ministro ha replicato in merito; è naturale che il soggetto politico abbia il diritto e l'esigenza di divulgare il contenuto della sua attività peculiare parlamentare. Questo è il punto: il nesso inscindibile tra ciò che si dice extra moenia (uso la medesima espressione adottata dal collega Gasperini) e l'attività tipica, peculiare del parlamentare.
Per tale ragione, non mi pare che ci si possa avventurare in cineserie, nel senso che l'una è attività politica genericamente ritenuta tale e l'altra è attività parlamentare tipica. L'attività parlamentare deve essere portata all'esterno, attraverso gli elementi di divulgazione, che sono quelli consueti: i giornali, le trasmissioni televisive e quant'altro.
Per questi motivi, ritengo che la condotta dell'onorevole Previti sia certamente insindacabile. (Applausi dal Gruppo AN).
PELLEGRINO. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PELLEGRINO. Signor Presidente, mi sembra che da stamattina continui un defatigante dialogo tra sordi, venendo proposte due diverse interpretazioni, da una parte e dall'altra, dell'articolo 68 della Costituzione.
Vorrei dire ai colleghi Gasperini, Greco e Valentino che il problema non è questo, non consiste nel domandarsi quale delle due interpretazioni sia più esatta. Il problema è un altro ed investe una responsabilità che è di noi tutti: prendere atto dell'interpretazione della Corte costituzionale…
VALENTINO. E' mutevole!
PELLEGRINO. No, senatore Valentino, abbiamo stima reciproca. Se lei legge tutte le ultime sentenze della Corte costituzionale in materia di conflitti di attribuzione sollevati a seguito di valutazioni di insindacabilità, approvate sia dalla Camera sia dal Senato, verificherà che quella giurisprudenza si è ormai radicata sul seguente assunto e principio: prima deve venire l'attività parlamentare e poi l'esternazione e se c'è una sostanziale coincidenza fra i temi che sono stati trattati nel dibattito in Aula o in un atto di sindacato parlamentare e ciò che in seguito si esterna, in quel caso opera l'insindacabilità.
Invece, l'insindacabilità non opera quando le dichiarazioni del parlamentare siano valutazione di critica politica che non hanno un riscontro in precedenti atti parlamentari dello stesso soggetto, fermo restando che poi spetterà alla magistratura ordinaria valutare se il clima politico che ha determinato quelle dichiarazioni operi o non operi in funzione discriminante.
Colleghi, vorrei consentirmi una battuta scherzosa. Forse, signor Presidente, non resterebbe che venir meno a un principio: normalmente in questi conflitti di attribuzione il Senato si avvale di illustri e costosi difensori esterni. Se in questo caso dovesse essere approvata la proposta della Giunta, forse l'unica soluzione sarebbe che i colleghi Gasperini, Valentino e Greco assumano la difesa del Senato. Forse, colleghi, quando sarete davanti alla Corte costituzionale in quel momento, dopo aver perduto la causa, comincerete a leggerne le sentenze con maggiore attenzione.
Ricordo di essere stato fra i primi in questa legislatura a dire in Aula di fare attenzione - si parlava di autorizzazioni a procedere anche nei confronti di senatori del mio Gruppo o del centro-sinistra, e i colleghi della Giunta lo ricorderanno - perché se avessimo dato un'interpretazione largamente estensiva dell'articolo 68 della Costituzione, noi avremmo ottenuto una reazione in sede di Corte costituzionale.
BUCCIERO. È una Corte reazionaria!
PELLEGRINO. Questa reazione da parte della Corte costituzionale c'è stata; a mio avviso, non resterebbe che prenderne atto, e mi sembra fra il testardo e l'infantile continuare a fare finta che quelle pronunce della Corte non esistano. L'effetto è chiaro: le finanze del Senato saranno onerate da inutili onorari difensivi...
BUCCIERO. Il senatore Valentino presterà la sua opera gratis.
PELLEGRINO. ...a meno che i colleghi del Polo non vogliano offrirsi con la loro abilità per provare a far cambiare idea e indirizzo alla giurisprudenza della Corte. (Applausi dal Gruppo DS).
CONTESTABILE. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CONTESTABILE. Signor Presidente, il senatore Pellegrino ha sollevato, come gli è consueto, un problema serio, quello dei rapporti fra la decisione di un ramo del Parlamento sull'insindacabilità delle dichiarazioni di un proprio membro e le decisioni della Corte costituzionale.
Dobbiamo innanzitutto rilevare che nella giurisprudenza della Corte costituzionale c'è stato un cambiamento radicale a questo proposito; infatti, nella giurisprudenza della Corte fino al 1997 il concetto di funzione parlamentare era assai più esteso di quello poi definito nella giurisprudenza della stessa Corte dal 1998 in poi. Questo significa che la decisione della Corte è ancorata, più che a criteri normativi, a decisioni di tipo politico.
Vi è poi da rilevare che lo stesso giudizio sui conflitti fra poteri dello Stato è figlio non della norma, ma di un'elaborazione giurisprudenziale da parte della stessa Corte. Sono leciti molti motivi di perplessità su tale elaborazione giurisprudenziale.
Il Parlamento farebbe bene ad emanare una legge subcostituzionale di applicazione dell'articolo 68 della Costituzione, altrimenti si continuerà ad assistere ad un'assurdità - lo affermo con il massimo rispetto per la Corte costituzionale - e cioè che le decisioni di un ramo del Parlamento eletto direttamente dai cittadini della Repubblica italiana saranno ritenute minusvalenti rispetto alle decisioni della Corte costituzionale, organo, ça va sans dire, autorevolissimo, ma non frutto di elezione diretta e perciò non sede delle libertà e dei presidi democratici del nostro Paese.
Il Parlamento farebbe bene, perciò, ad emanare in tutta urgenza - ripeto - una legislazione subcostituzionale di applicazione della norma prevista dall'articolo 68 della Carta costituzionale, altrimenti si continuerà ad assistere a questa situazione assurda sotto il profilo della democrazia: un organo di alta giurisdizione, ma eletto in secondo grado e nominato, potrà giudicare sui deliberati dell'organo, il Parlamento, ove è posto il massimo presidio delle libertà democratiche.
Credo che debba essere riaffermata la preponderanza delle decisioni di questo ramo del Parlamento; voterò pertanto a favore della decisione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari. (Applausi dai Gruppi FI, CCD e AN).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Senese. Ne ha facoltà.
SENESE. Signor Presidente, intervengo perché il collega Contestabile mi ha francamente stupito, tanto quanto ho sentito nelle sue considerazioni, a proposito del rapporto tra Camere elettive e Corte costituzionale, esattamente riprodotta la tesi che nel corso dei lavori dell'Assemblea costituente sostenne l'onorevole Palmiro Togliatti, il quale, appunto, si oppose all'istituzione della Corte costituzionale con le argomentazioni, che definirei schiettamente giacobine, oggi riprodotte dal collega Contestabile.
Com'è noto, il realismo, il pragmatismo di Togliatti lo indusse poi a non insistere in questa posizione e a cedere alle prospettazioni che venivano da parte liberal-democratica. Dopodiché - è passato forse un po' più di mezzo secolo - la Corte costituzionale è entrata non soltanto nel nostro ma ormai negli ordinamenti della gran parte delle democrazie e, però - guarda un po' i corsi e i ricorsi storici - oggi troviamo da sponde insospettate una rivalutazione di quelle teorie.
Debbo dire che, con tutto il rispetto per l'onorevole Palmiro Togliatti e per il collega Contestabile, io a quelle teorie ho sempre opposto una teoria schiettamente liberal-democratica, alla quale continuerò ad attenermi; e lo farò in questa occasione con tanto maggior convincimento, in quanto questo voto finisce con il caricarsi di queste valenze ulteriori rispetto al caso da decidere. (Applausi dal Gruppo DS).
FERRANTE. Bravo!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, onde evitare incertezze nell'esito della votazione procederemo mediante sistema elettronico.
Metto ai voti la proposta della Giunta di dichiarare che il fatto oggetto del procedimento concerne opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni e ricade pertanto nell'ipotesi di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
Non è approvata.