Legislatura 13ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 846 del 31/05/2000

FASSONE. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FASSONE. Signor Presidente, sarei insopportabilmente tedioso se ripetessi gli argomenti giuridici che ho già enunciato. Mi limiterò pertanto a mettere a fuoco la situazione di fatto della presente vicenda.

Si tratta di un'intervista condotta dal giornalista Giorgio Bocca all'allora Ministro della difesa, senatore Cesare Previti. In tale intervista si parla di moltissimi argomenti e ad un certo punto il senatore Previti afferma: "Se me lo consente, siamo sfuggiti per miracolo a un'esperienza di socialismo reale".

A tale affermazione il dottor Bocca replica un po' scettico: "Dice? Adesso che il comunismo è morto anche in Cina e che Occhetto è andato in tight alla City?"

Il senatore Previti risponde: "Dottor Bocca, non scherziamo, lo lasci dire a uno che conosce in tutti i cunicoli segreti magistratura, polizia tributaria, polizia giudiziaria, fisco. Stavano creando una rete fitta, aspettavano la vittoria elettorale per tirarla su con noi liberal-democratici dentro".

A questo punto il dottor Bocca fa ancora un'ampia obiezione scettica e il senatore Previti replica: "Lei continui pure a non crederci, ma eravamo già in uno Stato di polizia con una magistratura che infieriva sui non comunisti e proteggeva i comunisti". (Commenti dal Gruppo FI).

ALBERTINI. State zitti!

FASSONE. Il dottor Bocca risponde: "Una cosa gliela concedo, avvocato, che una magistratura democratica sottoposta ai condizionamenti e alle intimidazioni del potere era estromessa".

A questo punto viene pronunciata dal senatore Previti la frase incriminata: "No, dottor Bocca, noi conosciamo nome per nome gli ufficiali della Guardia di finanza e dei Carabinieri che facevano da informatori a via delle Botteghe Oscure. Eravamo schedati, spiati."

L'intervista prosegue e risultano interessanti soprattutto le battute successive, perché il giorno stesso di tali affermazioni venne chiesta ragione per mezzo di una interpellanza parlamentare presentata in data 23 settembre 1994.

A tale interpellanza non rispose il Ministro interessato, ma circa un mese dopo, il 21 ottobre 1994, il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Ferrara, il quale sostenne che Previti aveva svolto con il dottor Bocca un lungo ragionamento politico sulla via giudiziaria al comunismo, espressione icastica un po' forte, ma che rifletteva effettivamente il clima della campagna elettorale e di quel duro scontro politico.

Ora questa è una lecita manifestazione di pensiero politico i cui termini eventualmente diffamatori hanno la loro sede nella valutazione giurisdizionale.

L'immunità viene invocata – si noti bene - oltre quattro anni dopo, quando la causa civile, incoata nei confronti dell'allora senatore Previti, registra il punto saliente della venuta in udienza del giornalista dottor Bocca, il quale conferma le affermazioni registrate sulla cui inveridicità si era basata fino ad allora la difesa dell'allora senatore Previti. Nemmeno lui stesso, oltre che il ministro Ferrara, aveva invocato lo scudo dell'articolo 68 della Costituzione: solo quando la causa civile prende un certo orientamento per effetto delle prove assunte allora viene invocata questa tutela costituzionale.

Ma l'immunità - concludo citando ancora un passo della Corte costituzionale - non vale per tutte quelle opinioni che il parlamentare manifesta nel più esteso ambito della politica. Ancora una volta dobbiamo rammentare la differenza che c'è tra l'esercizio delle funzioni parlamentari e l'esercizio delle funzioni politiche: le prime, e non le seconde, hanno la copertura costituzionale.

Per queste ragioni voterò contro la proposta della Giunta.