Legislatura 13ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 846 del 31/05/2000

GASPERINI, relatore. Signor Presidente, gli esponenti del Partito Democratico della Sinistra si sentirono offesi da alcune affermazioni dell'onorevole Previti, riportate nel libro di Giorgio Bocca "Il Sottosopra" e dalle dichiarazioni pubblicate dal settimanale "L'Espresso" il 23 settembre 1994, ritenenute lesive dell'immagine del partito.

Le parole attribuite all'onorevole Previti, riportate da Giorgio Bocca e da "L'Espresso", sarebbero accuse rivolte al Partito Democratico della Sinistra. Si afferma infatti che quel partito aveva, tra gli ufficiali della Guardia di finanza e dei Carabinieri, propri informatori - dei quali il Previti sosteneva di conoscere esattamente i nomi - al fine di schedare e di spiare gli esponenti dei partiti liberaldemocratici.

La Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha preso in esame la questione e le tesi che oggi sono state prospettate con autorevolezza in quest'Aula. Si è detto in pratica che ciò che scrimina il parlamentare è solamente il discorso o l'espressione di voto manifestati intra moenia, nell'ambito del Parlamento, in questo caso del Senato. Non possono invece essere scriminate, cioè falcidiate dalle declaratorie di insindacabilità, le dichiarazioni svolte fuori le mura del Parlamento. Ciò va contro la dottrina e lo spirito della legge che è stata discussa e mai portata a termine, come la storia del signor Intento, laddove specificava bene che anche le attività extra moenia sono ricomprese nell'ambito dell'insindacabilità, in base al paradigma principale dell'articolo 68 della Costituzione, come modificato. Tale articolo prevede che i membri del Parlamento non possono essere "chiamati a rispondere" delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni; tale formulazione ha sostituito con le parole "chiamati a rispondere" la precedente dizione: "perseguiti". Do ragione al senatore Besostri quando afferma che la tavola della legge sarebbe così chiara da non meritare un confronto parlamentare; la scriminante si dovrebbe applicare ipso facto: la legge è chiara e non ha bisogno di interpretazioni.

Molto spesso, discutendo in questa sede, si trasforma il diritto sancito dalla Carta costituzionale in un fatto politico di maggioranza e opposizione. Quando nell'ambito del giudizio interviene l'agone politico, il diritto comincia a scricchiolare. Ricordo a me stesso – e la Giunta lo ha rilevato – che il problema fondamentale è quello di interpretare il significato delle parole "non può essere chiamato a rispondere per le opinioni espresse e per i voti dati nell'esercizio delle funzioni". L'esercizio delle funzioni non consiste soltanto nel deliberare; proporre e discutere disegni di legge, presentare interrogazioni o altri atti ispettivi implica un lavoro preparatorio da parte del parlamentare che lo pone in contatto con gli elettori. Il parlamentare è eletto dal popolo, ne interpreta la volontà, le conferisce un indirizzo: ciò presuppone un'attività svolta soprattutto extra moenia, fuori le mura del Parlamento. In questa sede, signori senatori, si trova una sintesi; si discute e alla fine si trova la soluzione: la legge, il minimo etico, la convergenza di opinioni espresse nei comizi, nei raduni, nelle diverse occasioni di dibattito.

Eliminare l'aspetto prodromico e l'aspetto successivo di un'attività eminentemente parlamentare intra moenia significa mozzare la parola al parlamentare, togliendo a quest'ultimo e quindi al Parlamento, uno strumento specifico.

Sono inoltre in disaccordo con un collega intervenuto precedentemente, il quale ha affermato che non ci sarebbe stato bisogno di una discussione - e questo lo condivido - e che si stava parlando della tutela del singolo parlamentare.

No, signori, si tratta della tutela dell'intero Parlamento, perché la violazione del diritto di parola di un singolo parlamentare è una lesione ed un vulnus nei confronti del Parlamento! Non stiamo dibattendo del singolo episodio, del singolo senatore o deputato, ma dell'intero Parlamento composto da tutti i suoi membri e della necessità che esso possa esercitare le sue funzioni con quella libertà sancita dalle leggi e dalla nostra Costituzione.

In tal senso vanno interpretate le affermazioni del senatore Previti quando sosteneva che il PDS aveva tra gli ufficiali della Guardia di finanza e dei Carabinieri propri informatori - soprattutto considerato che egli rendeva queste dichiarazioni nel momento in cui non solo era senatore, ma anche Ministro della difesa - o quelle contenute nelle sue interrogazioni; infatti, se questa non è attività parlamentare, vuol dire che dobbiamo smorzare la luce e buonanotte, perché il Parlamento ha finito di legiferare! (Applausi dai Gruppi FI e AN). Quindi la nostra proposta è quella di dichiarare - alla Gioacchino Belli - l'insindacabilità del senatore Previti per il fatto che gli viene contestato. (Applausi dai Gruppi LFNP, FI e AN).