Legislatura 13ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 846 del 31/05/2000

Discussione del documento:

(Doc. IV-quater, n. 54) Applicabilità dell’articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell’ambito di un procedimento penale nei confronti del senatore Marcello Pera

Approvazione della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del Documento IV-quater, n. 54, recante: "Applicabilità dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento penale nei confronti del senatore Marcello Pera (procedimento penale n. 10433/99 R pendente nei suoi confronti presso il Tribunale di Roma per il reato di cui agli articoli 110, 595, terzo comma, del codice penale e all'articolo 13 della legge 8 febbraio 1948, n. 47 (diffamazione con il mezzo della stampa)).

La relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari è stata stampata e distribuita.

Ricordo che la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha deliberato di proporre all'Assemblea di dichiarare che il fatto oggetto del procedimento concerne opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni e ricade pertanto nell'ipotesi di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione.

Chiedo al relatore, senatore Callegaro, se intende intervenire.

CALLEGARO, relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, cerco, come ho fatto nelle precedenti occasioni, di non farmi prendere dalla passione politica perché non è certamente il caso. Il mio compito di relatore è spiegare le ragioni di natura strettamente giuridica per le quali la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari propone a quest'Assemblea l'insindacabilità in questo particolare caso.

La frase del senatore Pera, che viene incriminata e che è stata oggetto di querela da parte del dottor Caselli, è la seguente: "Il vero e ultimo bersaglio di Caselli è Berlusconi e Forza Italia ... se questo Paese deve essere governato dal Parlamento o da qualche Stranamore in toga". Ovviamente, non si deve mai considerare una frase avulsa dalle motivazione che l'hanno determinata e dall'intero contesto in cui essa si inserisce, altrimenti è facile cadere in equivoci.

Non va dimenticata neppure la motivazione di quanto è avvenuto. Il 9 marzo 1999 era stata trasmessa alla Camera dei deputati la domanda di autorizzazione all'esecuzione di custodia cautelare nei confronti del deputato Dell'Utri. In tale motivazione venivano espressi alcuni giudizi estremamente pesanti sull'operato del legislatore, cioè del Parlamento, nell'ambito della riforma della legislazione in materia di pentitismo; in essa si insinuava, anzi lo si diceva abbastanza apertamente, che tale riforma sarebbe stata un incentivo all'azione della mafia.

Tutti conoscono in quest'Assemblea quale sia sempre stato il pensiero del senatore Pera in materia di rapporti fra Parlamento e ordine giudiziario, di giusto processo e, in particolare, per quanto concerne la riforma del sistema di valutazione delle prove. Ebbene, questo pensiero è stato sempre espresso dal senatore Pera in quest'Aula e lo conoscono molto bene tutti quelli di noi che fanno parte della Commissione giustizia.

Sostanzialmente, l'espressione del senatore Pera è inserita in tutto questo contesto e ha sostanzialmente costituito una reazione all'accusa rivolta al Parlamento, al legislatore, di agevolare la mafia, riformando le norme in materia di pentitismo. Pertanto, parlare di stranamore è un po' stravagante, ma è semplicemente un'espressione ad colorandum di quello che è stato il pensiero del senatore Pera.

Ora, è tanto vero questo, che la dichiarazione incriminata è stata rilasciata a Montecitorio nell'immediatezza della discussione sulla richiesta di custodia cautelare nei confronti del deputato Marcello Dell'Utri, ed è altrettanto vero che sono stati interpellati proprio in quella sede solo ed esclusivamente parlamentari, in particolare solo ed esclusivamente responsabili giustizia dei vari Gruppi fra cui appunto il senatore Pera.

Anche questo sta ad indicare come l'opinione riferita dal senatore Pera è una sua opinione non solo precedentemente più volte manifestata, ma manifestata in sede parlamentare a seguito di una discussione parlamentare e in un'intervista fatta esclusivamente ai responsabili giustizia dei vari Gruppi parlamentari.

Ora, non solo a me ma anche alla Giunta è parso che in questo caso sia chiaro, ed evidente, il rapporto funzionale fra queste le espressioni del senatore Pera e la sua attività parlamentare.

Tutti sappiamo ciò che ha affermato la Corte costituzionale in materia: non è che abbia innovato rispetto ai precedenti princìpi riguardanti il concetto di attività parlamentare e di rapporto funzionale fra quanto si dice e l'attività parlamentare medesima. Non ha innovato per nulla, forse ha voluto ribadire un concetto che in altri casi era stato o dilatato o ristretto. La Corte sostanzialmente dice che un parlamentare può benissimo riportare all'esterno l'opinione che egli ha espresso o sta esprimendo in sede parlamentare. Sarebbe d'altra parte addirittura ridicolo e contro la dignità delle Camere impedire a un parlamentare di dire fuori di qui quello che dice in questa sede.

Pertanto, la Giunta ha ragionato in questo modo, ha seguito questa logica e propone all'Aula di pronunciare l'insindacabilità delle espressioni usate dal senatore Pera.

RUSSO. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RUSSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero spiegare brevemente perchè, a differenza che nei casi precedenti, in sede di Giunta ho espresso voto favorevole all'insindacabilità e perchè, per ovvie ragioni di coerenza, esprimerò un voto eguale a seguito di questo dibattito.

Non mi sono nascosto allora e non mi nascondo adesso alcuni dubbi: anche qui siamo in presenza di una dichiarazione rilasciata ad un'agenzia di stampa, con espressioni sulla cui pertinenza avrei molte riserve.

Tralascio ovviamente ogni valutazione di merito. Ciò che però mi ha convinto a ritenere insindacabili queste opinioni è che qui l'oggetto del giudizio è una richiesta dell'autorità giudiziaria di autorizzazione all'arresto di un parlamentare, richiesta su cui istituzionalmente è chiamato a decidere il Parlamento. E' vero che la Camera competente era la Camera dei deputati, non il Senato della Repubblica, ma queste dichiarazioni del senatore Pera, fra l'altro responsabile giustizia del suo partito, sono state riportate unitamente ad altre dichiarazioni di deputati ed esprimono la valutazione che la richiesta di arresto in quel caso sarebbe stata determinata da un intento politico; valutazione che personalmente non condivido in modo assoluto nel merito, ma che tuttavia rientra specificamente nella competenza del Parlamento nel momento in cui si trova a deliberare su una richiesta del genere.

Ecco perché a me è parso giusto – pur se non mi nascondo alcuni motivi di dubbio – far prevalere questa considerazione. Siamo in presenza di una valutazione resa su un oggetto che era stato rimesso alla decisione del Parlamento, cioè su una richiesta di autorizzazione all'arresto, istituzionalmente di competenza del Parlamento.

Per queste ragioni ho espresso in sede di Giunta ed esprimo oggi in quest'Aula un voto favorevole alla proposta di insindacabilità. (Applausi dai Gruppi DS, FI, CCD e AN).

GASPERINI. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GASPERINI. Signor Presidente, personalmente ho fatto come il gallo pigro che mentre l'altro cantava si limitava a dire di sì, infatti mi sono limitato a dire sempre di sì a quanto affermava il senatore Russo. Tuttavia devo fare una notazione. È stata sollevata in questa sede una questione importante dal senatore Senese, il quale in pratica vorrebbe chiamare il nostro amico senatore Palmiro Contestabile, se ho ben capito, facendo una fusione dei concetti che furono svolti a suo tempo in sede di Corte costituzionale. (Ilarità).

Il senatore Senese dice: state attenti, signori senatori, parlamentari, perché la Corte costituzionale boccia tutti i vostri conflitti; state accorti, perché la giurisprudenza è questa; ergo seguite la giurisprudenza della Corte costituzionale. Ebbene, a questo indirizzo io mi ribello come cittadino, come uomo, consentitemi, di Stato e come giurista. Noi qui non siamo in un'Aula di giustizia ove il giudice è tenuto ad applicare la giurisprudenza dei maggiori. (Applausi dai Gruppi LFNP, FI e AN). Il giudice unico, che una volta meglio si chiamava pretore, seguiva l'indirizzo della Corte regolatrice nel caso concreto perché la giurisprudenza unificava le decisioni che i giudici prendevano sull'intero territorio della nostra Repubblica.

Ma qui il caso è ben diverso: noi siamo in un libero Parlamento, presidio delle libertà di ogni cittadino, come giustamente osservava il senatore Palmiro Contestabile. (Ilarità). Noi non siamo affatto tenuti a seguire la giurisprudenza della Corte costituzionale. È vero, quest'ultima stabilisce caso per caso e ci invita ad emanare una legge esplicativa dell'articolo 68 della Costituzione; non lo abbiamo ancora fatto e la Corte costituzionale ci sollecita a dare finalmente un'interpretazione autentica a questo articolo. Questo fa la Corte: decide sul caso concreto; domani deciderà se la nostra decisione è annullabile perché incoerente con il dettato costituzionale; potrà decidere in un senso o nell'altro giacché sappiamo che la giurisprudenza della Corte costituzionale oscilla come le foglie al vento a seconda che questo vada da una parte o dall'altra. (Applausi dei senatori Tomassini e Biasco). La sua decisione non ha certamente valore per l'eternità, non è una tavola divina; la Corte costituzionale decide giorno per giorno perché è composta da uomini come noi. Questo ha il potere di fare perché la legge costituzionale le affida questo compito.

Ma noi, signori, che domani affronteremo la legge interpretativa dell'articolo 68 della Costituzione, da questi lavori parlamentari avremo l'indirizzo per fare una buona legge perché dal dibattito sui casi concreti trarremo il giusto ed equo per fare finalmente una legge che rappresenti la libertà del parlamentare.

Sono quindi completamente in disaccordo con quanto affermava certamente meglio di me, con alate parole, il senatore Senese. Noi siamo principi in casa nostra e decidiamo secondo scienza e coscienza dando peraltro un indirizzo al futuro legislatore che dallo studio approfondito dei lavori parlamentari saprà trarre una legge che rappresenti veramente il presidio di libertà del Parlamento in sé come istituzione e del singolo parlamentare. (Applausi dai Gruppi LFNP, FI, CCD e AN e del senatore Gubert).

FASSONE. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FASSONE. Signor Presidente, desidero solamente dichiarare che condivido le argomentazioni e le conclusioni espresse dal senatore Russo e che quindi voterò a favore della proposta della Giunta. (Applausi dai Gruppi FI e CCD e del senatore Gasperini).

VALENTINO. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VALENTINO. Signor Presidente, anch’io condivido le affermazioni del senatore Fassone e del senatore Russo, quindi voterò a favore della proposta della Giunta.

PRESIDENTE. Metto ai voti la proposta della Giunta di ritenere che il fatto per il quale è in corso il procedimento di cui al Documento IV-quater, n. 54, ricade nelle ipotesi di cui all’articolo 68, primo comma, della Costituzione.

È approvata.