Legislatura 13ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 846 del 31/05/2000

CALLEGARO, relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, cerco, come ho fatto nelle precedenti occasioni, di non farmi prendere dalla passione politica perché non è certamente il caso. Il mio compito di relatore è spiegare le ragioni di natura strettamente giuridica per le quali la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari propone a quest'Assemblea l'insindacabilità in questo particolare caso.

La frase del senatore Pera, che viene incriminata e che è stata oggetto di querela da parte del dottor Caselli, è la seguente: "Il vero e ultimo bersaglio di Caselli è Berlusconi e Forza Italia ... se questo Paese deve essere governato dal Parlamento o da qualche Stranamore in toga". Ovviamente, non si deve mai considerare una frase avulsa dalle motivazione che l'hanno determinata e dall'intero contesto in cui essa si inserisce, altrimenti è facile cadere in equivoci.

Non va dimenticata neppure la motivazione di quanto è avvenuto. Il 9 marzo 1999 era stata trasmessa alla Camera dei deputati la domanda di autorizzazione all'esecuzione di custodia cautelare nei confronti del deputato Dell'Utri. In tale motivazione venivano espressi alcuni giudizi estremamente pesanti sull'operato del legislatore, cioè del Parlamento, nell'ambito della riforma della legislazione in materia di pentitismo; in essa si insinuava, anzi lo si diceva abbastanza apertamente, che tale riforma sarebbe stata un incentivo all'azione della mafia.

Tutti conoscono in quest'Assemblea quale sia sempre stato il pensiero del senatore Pera in materia di rapporti fra Parlamento e ordine giudiziario, di giusto processo e, in particolare, per quanto concerne la riforma del sistema di valutazione delle prove. Ebbene, questo pensiero è stato sempre espresso dal senatore Pera in quest'Aula e lo conoscono molto bene tutti quelli di noi che fanno parte della Commissione giustizia.

Sostanzialmente, l'espressione del senatore Pera è inserita in tutto questo contesto e ha sostanzialmente costituito una reazione all'accusa rivolta al Parlamento, al legislatore, di agevolare la mafia, riformando le norme in materia di pentitismo. Pertanto, parlare di stranamore è un po' stravagante, ma è semplicemente un'espressione ad colorandum di quello che è stato il pensiero del senatore Pera.

Ora, è tanto vero questo, che la dichiarazione incriminata è stata rilasciata a Montecitorio nell'immediatezza della discussione sulla richiesta di custodia cautelare nei confronti del deputato Marcello Dell'Utri, ed è altrettanto vero che sono stati interpellati proprio in quella sede solo ed esclusivamente parlamentari, in particolare solo ed esclusivamente responsabili giustizia dei vari Gruppi fra cui appunto il senatore Pera.

Anche questo sta ad indicare come l'opinione riferita dal senatore Pera è una sua opinione non solo precedentemente più volte manifestata, ma manifestata in sede parlamentare a seguito di una discussione parlamentare e in un'intervista fatta esclusivamente ai responsabili giustizia dei vari Gruppi parlamentari.

Ora, non solo a me ma anche alla Giunta è parso che in questo caso sia chiaro, ed evidente, il rapporto funzionale fra queste le espressioni del senatore Pera e la sua attività parlamentare.

Tutti sappiamo ciò che ha affermato la Corte costituzionale in materia: non è che abbia innovato rispetto ai precedenti princìpi riguardanti il concetto di attività parlamentare e di rapporto funzionale fra quanto si dice e l'attività parlamentare medesima. Non ha innovato per nulla, forse ha voluto ribadire un concetto che in altri casi era stato o dilatato o ristretto. La Corte sostanzialmente dice che un parlamentare può benissimo riportare all'esterno l'opinione che egli ha espresso o sta esprimendo in sede parlamentare. Sarebbe d'altra parte addirittura ridicolo e contro la dignità delle Camere impedire a un parlamentare di dire fuori di qui quello che dice in questa sede.

Pertanto, la Giunta ha ragionato in questo modo, ha seguito questa logica e propone all'Aula di pronunciare l'insindacabilità delle espressioni usate dal senatore Pera.