Legislatura 13ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 846 del 31/05/2000

GASPERINI. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GASPERINI. Signor Presidente, sembra quasi che l'Aula si sia idealmente divisa tra il banco del pubblico ministero e quello della difesa. Infatti, da quella parte, anche questa mattina, abbiamo ascoltato l'ipotesi "accusatoria": ora prego l'Aula di sentire l'ipotesi difensionale, che non è nei confronti di un singolo senatore, ma è una mia ipotesi difensionale, se mi è consentito dire così, della dignità e delle prerogative dell'intero Parlamento italiano.

Si afferma che la materia del contendere è sottratta alla giurisdizione camerale perché rimessa al giudizio della magistrato ordinario in quanto il senatore Pera, nell'articolo apparso sul quotidiano "Il Messaggero", ha affermato, riferendosi alla signora Ariosto, che "giorno e notte è seguita da una scorta, che è l'equivalente milanese dei programmi di protezione palermitani accordati ai pentiti di pari rango". Il senatore Pera ha spiegato, al di là di ogni ragionevole dubbio, che la critica non era rivolta alla signora Ariosto… (Brusìo in Aula).

PRESIDENTE. Signori senatori alla mia sinistra, vi prego di sedervi e di non fare tutto questo brusìo.

GASPERINI. Signor Presidente, mi diverto anche con il brusìo, ella è molto gentile

PRESIDENTE. Io di meno.

GASPERINI. La ringrazio, signor Presidente, ma la battaglia è più bella quando c'è un po' di brusìo.

Come dicevo, il senatore Pera non si è rivolto con la sua critica, peraltro anche garbata e non offensiva nei termini, alla signora Ariosto, ma ad un principio fondamentale. Noi pensiamo che il senatore Pera, anche nel momento in cui parla con il giornalista de " Il Messaggero", sia responsabile del settore giustizia del partito cui ha l'onore di appartenere.

Ebbene, egli sostanzialmente chiede: "Non vi pare che sia eccessivo, per un testimone, che lo Stato italiano, che versa già in crisi profonda nell'ambito della giustizia, che pena nella miseria delle spese, dedichi alla signora Ariosto un programma di scorta che addirittura equivale a quello previsto per i pentiti di mafia?". E' una domanda, un quesito quello che egli pone. Vi dice: "Signori senatori, signori deputati, signori Presidenti del Senato e della Camera, cittadini tutti, giudici, voi che avete in mano le leve della sovranità, e soprattutto voi cittadini, non vi pare che sia da affrontare questo problema? Perché questa signora ha diritto ad una protezione che pare eccessiva rispetto al caso che la occupa? Perché questa signora deve avere una protezione così forte, come quella dei pentiti della mafia siciliana?". E' una domanda cui spetta certamente la dignità di una risposta. Egli pone dunque un quesito, un problema. Noi non entriamo, allora, nel merito della questione, che a me non interessa. Noi dobbiamo invece verificare se la frase riportata da "Il Messaggero" ed attribuita al senatore Pera è collocata in un nesso essenziale e funzionale con la sua qualità e qualifica di membro del Parlamento italiano. Ponendo un quesito che merita certamente risposta, egli ha esercitato la sua funzione sovrana di rappresentante del popolo, perché rappresenta l'unità della nazione e tutto il popolo italiano. Egli vi chiede di rispondere a tale quesito.

Questa signora ha diritto o no a quanto da egli evidenziato? Sbaglierà il senatore Pera? Io penso di no. Potrà sbagliare, ma in ogni caso vi chiede una risposta a tale quesito. Mai potrà costituire oltraggio alla persona e tanto mai potrà esulare dalla funzione principe del parlamentare di chiedere chiarezza e risposte su un argomento su cui, mi pare, egli abbia diritto di averne.

Pertanto, sono profondamente convinto che l'Assemblea dovrà esprimere una posizione analoga a quella che abbiamo assunto, se non erro, quasi all'unanimità, in sede di Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, confermando l'insindacabilità delle opinioni espresse dal senatore Pera.