Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 273 del 07/11/2002

MALABARBA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

il 14 ottobre 2002 si è svolta l'audizione del Presidente dell'Istat, prof. Luigi Biggeri, innanzi alle Commissioni congiunte V di Camera e Senato;

il sindacato USI/RdB-Ricerca, in una nota, ha ritenuto sconcertanti i risultati di una previsione statistica, annunciata dal Presidente Istat, che così si sintetizza: nel 2003, per effetto della manovra fiscale del Governo, in Italia ci saranno 300.000 poveri in meno;

la previsione degli effetti sui redditi delle famiglie provocati da alcuni provvedimenti contenuti nelle Finanziarie, in generale, e in quella del 2003, in particolare, ci si chiede se rientri tra i compiti istituzionali dell'Istat;

non è chiaro se la simulazione operata dal Presidente dell'Istat prenda o non prenda in considerazione solo alcuni provvedimenti fiscali, fornendo un quadro troppo parziale e di parte tanto più che nel dossier 3, allegato alla relazione, viene dichiarato che lo studio riguarda un insieme di provvedimenti di segno espansivo, relativi alla sola Irpef, all'interno di un disegno di legge restrittivo per il complesso dell'economia. E' noto che una delle principali critiche mosse alla manovra Finanziaria 2003 è che se venissero tagliati i fondi agli enti locali, questi si vedrebbero costretti a tagliare i servizi sociali e/o ad aumentare le tariffe, con notevoli ricadute proprio sulle fasce di reddito più basse;

per la costruzione degli indicatori di povertà sono stati utilizzati i redditi netti individuali rilevati dall'indagine della Banca d'Italia sui bilanci delle famiglie nel 2000 e non i dati rilevati dall'indagine sui consumi delle famiglie, condotta dall'Istat nel 2001 e correntemente usati per misurare l'incidenza della povertà (v. Note Rapite-Istat, 17 luglio 2002 - La povertà in Italia nel 2001). Risalta immediatamente, che la struttura dei redditi utilizzata è vecchia di tre anni e non coglie le variazioni intervenute nelle dinamiche occupazionali e salariali, oltre al fatto che i redditi considerati sono quelli nominali e non considerano le variazioni nel potere di acquisto del reddito disponibile;

infine, secondo quanto emerso nell'ultimo Consiglio dell'Istituto esisterebbe l'ipotesi di riduzione dello stanziamento statale all'Istat per il 2003 di circa il 30%,

si chiede di sapere:

se rientri tra i compiti istituzionali dell'Istat effettuare previsioni degli effetti sui redditi delle famiglie provocati da alcuni provvedimenti contenuti nel disegno di legge finanziaria;

se tale studio sia stato commissionato dal Governo all'ente di statistica;

se non sarebbe stato più logico, anche sotto l'aspetto scientifico, che tali previsioni fossero fatte dalla Banca l'Italia, anche in considerazione del fatto che il presidente dell'Istat si sarebbe avvalso, per la costruzione degli indicatori di povertà, dei redditi netti individuali rilevati dall'indagine della medesima Banca d'Italia sui bilanci delle famiglie nel 2000 e non dei dati rilevati dall'indagine sui consumi delle famiglie, condotta dall'Istat nel 2001 e correntemente usati per misurare l'incidenza della povertà;

se si sia al corrente che i risultati delle analisi illustrate dal Presidente dell'Istat (300 mila poveri in meno nell'anno 2003, per effetto della preannunciata riduzione di un punto dell'aliquota Irpef) sono in contrasto con quelli di un altro istituto statistico, resi noti il 30 settembre 2002 sul sito http://www.lavoce.info con la pubblicazione dell'articolo di Massimo Baldini e Paolo Bosi dal titolo "Chi beneficia delle riforme dell'Irpef per il 2003?", articolo successivamente ripreso anche dal settimanale Avvenimenti (n.39 dell'11 ottobre 2002), in cui gli autori pervengono alla conclusione che la "manovra, che va ad aumentare i redditi delle famiglie, in media dell'1 per cento, è sostanzialmente neutrale negli effetti distributivi";

se risponda al vero che il Governo intenda ridurre di circa il 30% il contributo annuo ordinario erogato all'Istat;

in caso affermativo, se sia stato valutato che una tale riduzione paralizzerebbe di fatto l'attività dell'ente;

infine, se dopo l'audizione di cui in premessa, il Governo sia intenzionato a confermare, ovvero a revocare, il Presidente dell'Istat che, come è noto, rientra fra i destinatari della norma di cui all'articolo 6, comma 2, della legge n. 145/02 (spoil system) che così recita: "Le nomine�Econferite o comunque rese operative negli ultimi sei mesi antecedenti la fine naturale della tredicesima legislatura�Epossono essere confermate, revocate, modificate o rinnovate entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge".

(4-03305)