Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 273 del 07/11/2002
Azioni disponibili
Ripresa della discussione dei disegni di legge nn. 1306 e 1251
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 2.265a, presentato dalla senatrice Franco Vittoria e da altre senatrici.
Non è approvato.
Metto ai voti la prima parte dell'emendamento 2.492, presentato dal senatore Pagliarulo e da altri senatori, fino alla parola "del".
Non è approvata.
Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 2.492 e i successivi emendamenti 2.493, 2.494, 2.495, 2.496, 2.497, 2.498, 2.499, 2.500, 2.5000 e 2.502.
Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 2.503.
Verifica del numero legale
BAIO DOSSI (Mar-DL-U). Chiediamo la verifica del numero legale (Commenti dai Gruppi UDC:CCD-CDU-DE e FI).
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.
(Segue la verifica del numero legale).
Il Senato è in numero legale.
Ripresa della discussione dei disegni di legge nn. 1306 e 1251
PRESIDENTE. Metto ai voti la prima parte dell'emendamento 2.503, presentato dal senatore Pagliarulo e da altri senatori, fino alla parola "riservata".
Non è approvata.
Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 2.503 e gli emendamenti 2.504 e 2.505.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.506.
BAIO DOSSI (Mar-DL-U). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Baio Dossi, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta non risulta appoggiata).
Metto ai voti l'emendamento 2.506, presentato dal senatore Pagliarulo e da altri senatori.
Non è approvato.
Metto ai voti l'emendamento 2.507, presentato dal senatore D'Andrea e da altri senatori.
Non è approvato.
Ricordo che l'emendamento 2.508 è ritirato, mentre l'emendamento 2.501a è precluso dalla reiezione dell'emendamento 2.502a.
(La senatrice Acciarini fa cenno di voler intervenire)
Metto ai voti l'articolo 2, nel testo emendato.
È approvato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.0.1.
ACCIARINI (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ACCIARINI (DS-U). Signor Presidente, comprendo la sua fretta, ma quando si vota un articolo è naturale dare un minimo di spazio agli interventi.
PRESIDENTE. Senatrice Acciarini, se i colleghi che chiedono legittimamente la verifica del numero legale e dunque seguono attentamente i lavori fossero nella medesima zona, per la Presidenza sarebbe più facile individuare coloro che intendono intervenire.
ACCIARINI (DS-U). Cercheremo di adeguarci e di fornire, come si suole dire, un servizio migliore!
Signor Presidente, l'articolo 2, in cui è sintetizzata la filosofia del disegno di legge, è molto grave sotto diversi punti di vista, già sottolineati da altri componenti del mio Gruppo, che è opportuno ricordare in questo momento.
Anzitutto, riteniamo molto grave l'attacco al principio costituzionale dell'obbligo di istruzione. Tale espressione della Costituzione viene molto pericolosamente ridefinita tramite la menzione di un diritto-dovere all'istruzione e alla formazione dai caratteri confusi e incerti, la cui attuazione è subordinata alla disponibilità di risorse economiche. Invito il relatore a considerare lo stato della copertura finanziaria del disegno di legge, ma avremo modo di tornare su questo argomento in sede di esame dell'articolo 7.
In secondo luogo, riteniamo molto grave la canalizzazione precoce che stabilisce in un'età prematura, tra i dodici e i tredici anni, la scelta fondamentale fra il sistema degli studi, attraverso i quali si può giungere sino all'università, e il sistema della formazione professionale, che diventa un canale alternativo, tra l'altro snaturandosi.
La formazione professionale deve avere infatti carattere complementare, deve essere flessibile, capace di adeguarsi alle mutevoli esigenze del mercato del lavoro; irrigidirla in un canale alternativo alla scuola significa danneggiarla gravemente. La selezione e la formazione specialistica anticipata è ormai ritenuta da tutti una grave ipoteca sulla possibilità del lavoratore di rientrare nella formazione, nel corso della propria vita, acquisendo nel tempo le nuove capacità richieste dall'evoluzione delle tecnologie. Voi canalizzate precocemente le persone, senza fornire loro gli strumenti che domani saranno necessari per inserirsi nel mercato del lavoro in modo costruttivo e positivo.
In terzo luogo, state attaccando il gioiello della scuola italiana, cioè la scuola dell'infanzia. La senatrice Franco ha già spiegato molto bene questo punto, ma voglio ribadire la gravità di un anticipo che è tratteggiato tra l'altro in modo provvisorio e posticcio, mentre è in corso una sperimentazione che non ha avuto alcuno di quei caratteri pedagogici e didattici che hanno sempre contrassegnato la sperimentazione in Italia.
Mi riferisco alla preparazione, che dura circa un anno, dei collegi dei docenti e delle scuole alle sperimentazioni. La scuola dell'infanzia è studiata nei suoi orientamenti pedagogici per il segmento di età dai tre ai sei anni; voi state snaturando e state attaccando in modo grave un'istituzione che funziona.
Vorrei denunciare un altro fatto e vorrei sottolinearlo proprio oggi. Il discorso relativo alla quota regionale ci preoccupa molto, da un lato, perché riteniamo rappresenti un attacco all’autonomia delle scuole, dall’altro, perché vorremmo veramente capire che idea di scuola avete in mente nel momento in cui discutete questo testo.
Avete portato in Aula un testo simile a quello relativo alla devoluzione, e credo abbiate l’intenzione, assai negativa, di distruggere il sistema nazionale di istruzione. Riteniamo veramente molto grave tutto ciò e vogliamo denunciarlo qui sperando che tutto il Paese ci ascolti. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U e Misto-SDI e del senatore Malabarba).
MANIERI (Misto-SDI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANIERI (Misto-SDI). Signor Presidente, anch’io voglio ribadire le ragioni del nostro voto contrario a questo articolo che è il punto nevralgico ed anche, a nostro avviso, il punto più critico dell’impianto di questa riforma.
Non vi è niente di ideologico nella nostra posizione, lo ha spiegato molto bene la collega Pagano. Indebolire le responsabilità dello Stato nel settore dell’istruzione va proprio nella direzione opposta all’obiettivo che si dichiara di voler conseguire: quello della tutela dei più deboli.
Vi è un equivoco. Il diritto-dovere all’istruzione coniuga in maniera individualistica l’obbligo scolastico che nella nostra Costituzione non chiama in causa solo la responsabilità dell’individuo e delle famiglie, ma anche la responsabilità dello Stato proprio a tutela dei più deboli. È per questo motivo che la Repubblica è chiamata ad istituire scuole di ogni ordine e grado su tutto il territorio nazionale e a rimuovere gli ostacoli che si frappongono per il conseguimento del diritto all’istruzione ed è per questo che l’istruzione inferiore è per tutti obbligatoria e gratuita.
Vi è quindi un indebolimento concettuale ed un indebolimento di diritto di quanto è previsto dalla nostra Carta costituzionale.
Voglio, inoltre, chiarire un ulteriore equivoco che ha aleggiato in quest’Aula. La nostra contrapposizione non è sul doppio canale, su quello dell’istruzione e della formazione; noi riteniamo infatti che una moderna formazione professionale sia lo snodo fondamentale per la modernizzazione del Paese.
Ciò che contestiamo è, invece, la precocità della canalizzazione, il fatto che a tredici anni si faccia ricadere sulle spalle di ragazzine e ragazzini la scelta, decisiva per il loro futuro, tra due sistemi rigidamente separati - lo ripeto, rigidamente separati - e diseguali nel loro valore: proseguire nel canale dell’istruzione o in quello della formazione professionale.
È stato qui richiamato l’esempio della Germania. Ma anche la Germania, dove esiste un sistema duale forte e solido, ha abbandonato l’idea di anticipare la scelta dell’obbligo scolastico perché è stato rilevato che i lavoratori con una bassa istruzione di base�E(Commenti del senatore Valditara). Altre sono le modalità, senatore Valditara, con cui l’obbligo scolastico viene adempiuto. L’istruzione obbligatoria, in quasi tutti i Paesi europei, ha una durata decennale; l’Italia è stata il fanalino di coda, riportando il limite al minimo previsto dalla Costituzione, cioè otto anni, l’Italia tornerà ad essere fanalino d’Europa.
Come dicevo, la Germania ha rivisto e abbandonato questa scelta perché si è rilevato che i lavoratori con basso livello di istruzione di base trovavano maggiori difficoltà a riconvertirsi e ad ottenere nuovi lavori.
Quindi, non si tratta di una contrapposizione. Ciò che noi contestiamo è l’avviamento ad una formazione professionale indirizzata esclusivamente al lavoro, dove e quando si manifesta in maniera del tutto precoce.
Sono queste le ragioni, signor Presidente, che ci portano a sostenere la titolarità dell'istruzione obbligatoria in capo alla scuola. Le modalità per l'integrazione sono un terreno del tutto aperto - lo ha spiegato molto bene la collega Pagano - ma deve essere chiaro che la titolarità dell'istruzione obbligatoria resta in capo alla scuola. (Applausi dai Gruppi DS-U e Verdi-U).
BAIO DOSSI (Mar-DL-U). Cosa stiamo votando?
PRESIDENTE. L'emendamento 2.0.1.
BAIO DOSSI (Mar-DL-U). Abbiamo votato in modo iperravvicinato (Commenti del Presidente)
Con il massimo rispetto della funzione che lei svolge, le chiedo di consentirci di capire cosa stiamo votando. Chiediamo comunque la verifica del numero legale.
Verifica del numero legale
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.
(Segue la verifica del numero legale).
Il Senato è in numero legale.
Ripresa della discussione dei disegni di legge nn. 1306 e 1251
PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 2.0.1, presentato dal senatore Cortiana.
Non è approvato.
BAIO DOSSI (Mar-DL-U). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BAIO DOSSI (Mar-DL-U). Non capivo se stavamo raggiungendo il numero legale o le postazioni, perché continuavano ad entrare senatori (Proteste dai Gruppi FI, AN e UDC:CCD-CDU-DE).
PRESIDENTE. Per conoscenza di tutti, il Presidente non ha la possibilità di aver notizia dei numeri di una verifica.
BAIO DOSSI (Mar-DL-U). Ci mancherebbe.
Chiedo la votazione elettronica.
PRESIDENTE. Senatrice Baio Dossi, lei deve essere altrettanto corretta nel seguire i lavori, perché siamo al momento della illustrazione degli emendamenti.
BAIO DOSSI (Mar-DL-U). Io le avevo chiesto di consentirci di capire.
Infatti, nessuno qui sta capendo cosa stiamo votando.
PRESIDENTE. Senatrice, accetto l'osservazione di prima, ma se al termine dell'emendamento 2.0.1 inizia l'articolo 3, evidentemente si deve procedere alla illustrazione degli emendamenti.
Passiamo all'esame dell'articolo 3, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.
ACCIARINI (DS-U). Signor Presidente, l'articolo 3 riguarda la valutazione degli apprendimenti e della qualità del sistema educativo di istruzione e formazione.
Sempre nello spirito di offrire per ogni articolo una proposta costruttiva alternativa, l'Ulivo, nel suo complesso, ha firmato l'emendamento 3.4, che vorrei sottoporre all'attenzione dei colleghi perché mi sembra rappresentare una visione molto più organica e completa del sistema di valutazione rispetto a quello che emerge nella proposta governativa, che mescola molti elementi in maniera confusa e contraddittoria.
Noi siamo portatori - e lo siamo stati anche quando il centro-sinistra ha governato il Paese - del principio della valutazione della scuola, tant'è che l'Istituto nazionale per la valutazione del sistema scolastico è stato creato durante i governi di centro-sinistra. Quindi siamo perfettamente convinti dell'opportunità della valutazione.
E' chiaro che esiste una valutazione di istituto e una valutazione di sistema. Nell’ambito degli elementi di valutazione di istituto e di sistema, ci sono anche elementi scomponibili che riguardano la valutazione dei lavoratori che operano nel sistema e la valutazione di coloro che fruiscono dello stesso in qualità di allievi.
Queste differenze si devono tener presenti. Non si possono mescolare anche qui, dando veramente un'idea di grande caoticità, il sistema di valutazione degli allievi, alcuni cenni all'Istituto nazionale di valutazione e una generica affermazione di riforma dell'esame di Stato. Questo è un approccio sbagliato al principio della valutazione.
Per un attimo, però, vorrei stare nella logica del testo e dire che questi criteri di valutazione degli studenti sono altamente discutibili proprio sul piano della gestione della scuola. Per esempio, non sono affatto identificate (e in questo senso noi ci siamo anche espressi) le modalità della valutazione periodica e annuale degli allievi, che (lo sanno tutti coloro che sono esperti di scuola) non possono essere considerate una competenza dei docenti in quanto tali, in quanto singoli. Si tratta chiaramente di una competenza di natura collegiale, lo è sempre stata e tutti credo lo ricordiamo: sono cambiate nel tempo le modalità di formulazione, ma si è sempre mantenuto il principio della valutazione collegiale. Questo, dunque, manca.
Inoltre (e su questo noi abbiamo presentato un emendamento che sarà da altri illustrato), noi siamo molto contrari a questa valutazione del comportamento degli allievi: sì, al ritorno del voto in condotta che piace tanto al senatore Valditara.
Vorrei che tutti ricordassero che certamente il comportamento degli allievi è un elemento che dev’essere considerato dalla scuola, che esistono anche teorie pedagogiche di natura comportamentale che costruiscono progetti di sostegno e di recupero degli allievi in difficoltà, ma farne un elemento di valutazione, e neanche collegiale ma dei singoli docenti, è molto grave.
Vuol proprio dire non aver chiaro quello che può essere, invece, un intento pedagogico corretto che parte dai comportamenti degli allievi per costruire un progetto educativo nei loro confronti. Insomma, torna un principio di repressione che non ci trova minimamente d’accordo.
Inoltre (ho avuto modo di dirlo prima, ma ci ritorno un attimo), si profila una riforma dell'esame di Stato anch’essa indicata molto genericamente nel testo. L'esame di Stato è stato nel nostro Paese, come voi sapete bene, oggetto di una riforma complessiva che, tra l’altro, è andata a regime, e quindi ha compiuto il suo percorso, nell’anno scolastico precedente a quello in cui è stato predisposto questo disegno di legge.
Era una riforma che ha funzionato: le scuole hanno dimostrato di saperla attuare bene e si stava costruendo anche una cultura degli insegnanti in questo tipo di valutazione; ma naturalmente, con la finanziaria dell’anno scorso, con l’intento dichiarato di un risparmio, (forse, invece, con l’intento non dichiarato di fare un favore alla scuola non statale non seria, perché la scuola non statale seria non ha bisogno di queste cose), si è eliminato il controllo della commissione mista, cioè della commissione composta di membri interni ed esterni che lavorano insieme per dare questo ultimo elemento di valutazione al ragazzo o alla ragazza prima che passino agli studi superiori universitari oppure entrino nel mondo del lavoro.
Questo tipo di distorsione nella valutazione probabilmente è stato fatto, ripeto, per aiutare i "diplomifici"; infatti, non avevano certamente bisogno di questo favore le scuole non statali serie, che esistono, che sono molte e che noi apprezziamo. Il favore è stato fatto a coloro che sfornano, appunto, diplomi come se fossero panini caldi, e questo è grave, perché abbassa complessivamente il livello generale degli studi.
Non si tratta solo della promozione (questo vorrei sottolinearlo), non vi è solo il problema dell’essere promossi (qualcuno dice che le percentuali di promossi erano alte ed è anche giusto che la scuola selezioni, eccome, nel corso degli anni), ma esiste un problema di valutazione, di punteggio, che è il biglietto di presentazione del ragazzo. Non vogliamo allora conferire a questo esame conclusivo una certa serietà con la presenza di una commissione mista?
Veder riprendere il tema della riforma dell'esame di Stato in questo modo ci lascia,quindi, fortemente perplessi. Ci saremmo aspettati che il Governo si rendesse conto del pasticcio che aveva fatto (ve lo hanno detto e scritto i collegi dei docenti) e tornasse sui suoi passi.
Infine, con poche parole - messe in mezzo ai due pilastri della valutazione degli allievi con il voto di condotta e di una supposta riforma degli esami di Stato che non vuole prendere atto dei problemi reali - viene introdotta una riforma dell'Istituto nazionale per la valutazione del sistema di istruzione molto generica, poichè non contiene princìpi, né elementi di valutazione.
Mi avvio a concludere sottolineando che noi, pertanto, abbiamo proposto di sostituire l’articolo 3 (che - ripeto - è disorganico e pasticciato, oltre che essere profondamente discutibile nelle sue scelte pedagogiche e didattiche) con un testo in cui siano indicati chiaramente quelli che debbono essere gli obiettivi del sistema nazionale di valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione.
Si tratta di alcuni elementi - non annoierò i colleghi elencandoli, perché tutti abbiamo il fascicolo degli emendamenti, ma li invito comunque a leggerli - sui quali si dovrebbe fondare la valutazione, invece di basarsi sul ripristino del voto in condotta, sulla fine dell'esame di Stato serio e conclusivo degli studi e su un generico appello a una riforma dell'Istituto nazionale di valutazione.
Se vogliamo valutare, cominciamo a farlo bene, a partire dalla scuola e - mi permetto di dirlo - dall'esame di Stato conclusivo degli studi: aboliamo la vergogna che la scorsa legge finanziaria ha posto in atto! (Applausi dai Gruppi DS-U, Verdi-U, Mar-DL-U e del senatore Malabarba).
PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.
Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.
ASCIUTTI, relatore. Signor Presidente, per non incorrere in una eventuale ironia anche da parte sua, Presidente, esprimo parere contrario a tutti gli emendamenti presentati sull'articolo 3.
MORATTI, ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Il parere del Governo è conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.3, identico agli emendamenti 3.800 e 3.500.