Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 273 del 07/11/2002
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ACCIARINI (DS-U). Signor Presidente, l'articolo 3 riguarda la valutazione degli apprendimenti e della qualità del sistema educativo di istruzione e formazione.
Sempre nello spirito di offrire per ogni articolo una proposta costruttiva alternativa, l'Ulivo, nel suo complesso, ha firmato l'emendamento 3.4, che vorrei sottoporre all'attenzione dei colleghi perché mi sembra rappresentare una visione molto più organica e completa del sistema di valutazione rispetto a quello che emerge nella proposta governativa, che mescola molti elementi in maniera confusa e contraddittoria.
Noi siamo portatori - e lo siamo stati anche quando il centro-sinistra ha governato il Paese - del principio della valutazione della scuola, tant'è che l'Istituto nazionale per la valutazione del sistema scolastico è stato creato durante i governi di centro-sinistra. Quindi siamo perfettamente convinti dell'opportunità della valutazione.
E' chiaro che esiste una valutazione di istituto e una valutazione di sistema. Nell’ambito degli elementi di valutazione di istituto e di sistema, ci sono anche elementi scomponibili che riguardano la valutazione dei lavoratori che operano nel sistema e la valutazione di coloro che fruiscono dello stesso in qualità di allievi.
Queste differenze si devono tener presenti. Non si possono mescolare anche qui, dando veramente un'idea di grande caoticità, il sistema di valutazione degli allievi, alcuni cenni all'Istituto nazionale di valutazione e una generica affermazione di riforma dell'esame di Stato. Questo è un approccio sbagliato al principio della valutazione.
Per un attimo, però, vorrei stare nella logica del testo e dire che questi criteri di valutazione degli studenti sono altamente discutibili proprio sul piano della gestione della scuola. Per esempio, non sono affatto identificate (e in questo senso noi ci siamo anche espressi) le modalità della valutazione periodica e annuale degli allievi, che (lo sanno tutti coloro che sono esperti di scuola) non possono essere considerate una competenza dei docenti in quanto tali, in quanto singoli. Si tratta chiaramente di una competenza di natura collegiale, lo è sempre stata e tutti credo lo ricordiamo: sono cambiate nel tempo le modalità di formulazione, ma si è sempre mantenuto il principio della valutazione collegiale. Questo, dunque, manca.
Inoltre (e su questo noi abbiamo presentato un emendamento che sarà da altri illustrato), noi siamo molto contrari a questa valutazione del comportamento degli allievi: sì, al ritorno del voto in condotta che piace tanto al senatore Valditara.
Vorrei che tutti ricordassero che certamente il comportamento degli allievi è un elemento che dev’essere considerato dalla scuola, che esistono anche teorie pedagogiche di natura comportamentale che costruiscono progetti di sostegno e di recupero degli allievi in difficoltà, ma farne un elemento di valutazione, e neanche collegiale ma dei singoli docenti, è molto grave.
Vuol proprio dire non aver chiaro quello che può essere, invece, un intento pedagogico corretto che parte dai comportamenti degli allievi per costruire un progetto educativo nei loro confronti. Insomma, torna un principio di repressione che non ci trova minimamente d’accordo.
Inoltre (ho avuto modo di dirlo prima, ma ci ritorno un attimo), si profila una riforma dell'esame di Stato anch’essa indicata molto genericamente nel testo. L'esame di Stato è stato nel nostro Paese, come voi sapete bene, oggetto di una riforma complessiva che, tra l’altro, è andata a regime, e quindi ha compiuto il suo percorso, nell’anno scolastico precedente a quello in cui è stato predisposto questo disegno di legge.
Era una riforma che ha funzionato: le scuole hanno dimostrato di saperla attuare bene e si stava costruendo anche una cultura degli insegnanti in questo tipo di valutazione; ma naturalmente, con la finanziaria dell’anno scorso, con l’intento dichiarato di un risparmio, (forse, invece, con l’intento non dichiarato di fare un favore alla scuola non statale non seria, perché la scuola non statale seria non ha bisogno di queste cose), si è eliminato il controllo della commissione mista, cioè della commissione composta di membri interni ed esterni che lavorano insieme per dare questo ultimo elemento di valutazione al ragazzo o alla ragazza prima che passino agli studi superiori universitari oppure entrino nel mondo del lavoro.
Questo tipo di distorsione nella valutazione probabilmente è stato fatto, ripeto, per aiutare i "diplomifici"; infatti, non avevano certamente bisogno di questo favore le scuole non statali serie, che esistono, che sono molte e che noi apprezziamo. Il favore è stato fatto a coloro che sfornano, appunto, diplomi come se fossero panini caldi, e questo è grave, perché abbassa complessivamente il livello generale degli studi.
Non si tratta solo della promozione (questo vorrei sottolinearlo), non vi è solo il problema dell’essere promossi (qualcuno dice che le percentuali di promossi erano alte ed è anche giusto che la scuola selezioni, eccome, nel corso degli anni), ma esiste un problema di valutazione, di punteggio, che è il biglietto di presentazione del ragazzo. Non vogliamo allora conferire a questo esame conclusivo una certa serietà con la presenza di una commissione mista?
Veder riprendere il tema della riforma dell'esame di Stato in questo modo ci lascia,quindi, fortemente perplessi. Ci saremmo aspettati che il Governo si rendesse conto del pasticcio che aveva fatto (ve lo hanno detto e scritto i collegi dei docenti) e tornasse sui suoi passi.
Infine, con poche parole - messe in mezzo ai due pilastri della valutazione degli allievi con il voto di condotta e di una supposta riforma degli esami di Stato che non vuole prendere atto dei problemi reali - viene introdotta una riforma dell'Istituto nazionale per la valutazione del sistema di istruzione molto generica, poichè non contiene princìpi, né elementi di valutazione.
Mi avvio a concludere sottolineando che noi, pertanto, abbiamo proposto di sostituire l’articolo 3 (che - ripeto - è disorganico e pasticciato, oltre che essere profondamente discutibile nelle sue scelte pedagogiche e didattiche) con un testo in cui siano indicati chiaramente quelli che debbono essere gli obiettivi del sistema nazionale di valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione.
Si tratta di alcuni elementi - non annoierò i colleghi elencandoli, perché tutti abbiamo il fascicolo degli emendamenti, ma li invito comunque a leggerli - sui quali si dovrebbe fondare la valutazione, invece di basarsi sul ripristino del voto in condotta, sulla fine dell'esame di Stato serio e conclusivo degli studi e su un generico appello a una riforma dell'Istituto nazionale di valutazione.
Se vogliamo valutare, cominciamo a farlo bene, a partire dalla scuola e - mi permetto di dirlo - dall'esame di Stato conclusivo degli studi: aboliamo la vergogna che la scorsa legge finanziaria ha posto in atto! (Applausi dai Gruppi DS-U, Verdi-U, Mar-DL-U e del senatore Malabarba).