Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 273 del 07/11/2002

MANIERI (Misto-SDI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MANIERI (Misto-SDI). Signor Presidente, anch’io voglio ribadire le ragioni del nostro voto contrario a questo articolo che è il punto nevralgico ed anche, a nostro avviso, il punto più critico dell’impianto di questa riforma.

Non vi è niente di ideologico nella nostra posizione, lo ha spiegato molto bene la collega Pagano. Indebolire le responsabilità dello Stato nel settore dell’istruzione va proprio nella direzione opposta all’obiettivo che si dichiara di voler conseguire: quello della tutela dei più deboli.

Vi è un equivoco. Il diritto-dovere all’istruzione coniuga in maniera individualistica l’obbligo scolastico che nella nostra Costituzione non chiama in causa solo la responsabilità dell’individuo e delle famiglie, ma anche la responsabilità dello Stato proprio a tutela dei più deboli. È per questo motivo che la Repubblica è chiamata ad istituire scuole di ogni ordine e grado su tutto il territorio nazionale e a rimuovere gli ostacoli che si frappongono per il conseguimento del diritto all’istruzione ed è per questo che l’istruzione inferiore è per tutti obbligatoria e gratuita.

Vi è quindi un indebolimento concettuale ed un indebolimento di diritto di quanto è previsto dalla nostra Carta costituzionale.

Voglio, inoltre, chiarire un ulteriore equivoco che ha aleggiato in quest’Aula. La nostra contrapposizione non è sul doppio canale, su quello dell’istruzione e della formazione; noi riteniamo infatti che una moderna formazione professionale sia lo snodo fondamentale per la modernizzazione del Paese.

Ciò che contestiamo è, invece, la precocità della canalizzazione, il fatto che a tredici anni si faccia ricadere sulle spalle di ragazzine e ragazzini la scelta, decisiva per il loro futuro, tra due sistemi rigidamente separati - lo ripeto, rigidamente separati - e diseguali nel loro valore: proseguire nel canale dell’istruzione o in quello della formazione professionale.

È stato qui richiamato l’esempio della Germania. Ma anche la Germania, dove esiste un sistema duale forte e solido, ha abbandonato l’idea di anticipare la scelta dell’obbligo scolastico perché è stato rilevato che i lavoratori con una bassa istruzione di base�E(Commenti del senatore Valditara). Altre sono le modalità, senatore Valditara, con cui l’obbligo scolastico viene adempiuto. L’istruzione obbligatoria, in quasi tutti i Paesi europei, ha una durata decennale; l’Italia è stata il fanalino di coda, riportando il limite al minimo previsto dalla Costituzione, cioè otto anni, l’Italia tornerà ad essere fanalino d’Europa.

Come dicevo, la Germania ha rivisto e abbandonato questa scelta perché si è rilevato che i lavoratori con basso livello di istruzione di base trovavano maggiori difficoltà a riconvertirsi e ad ottenere nuovi lavori.

Quindi, non si tratta di una contrapposizione. Ciò che noi contestiamo è l’avviamento ad una formazione professionale indirizzata esclusivamente al lavoro, dove e quando si manifesta in maniera del tutto precoce.

Sono queste le ragioni, signor Presidente, che ci portano a sostenere la titolarità dell'istruzione obbligatoria in capo alla scuola. Le modalità per l'integrazione sono un terreno del tutto aperto - lo ha spiegato molto bene la collega Pagano - ma deve essere chiaro che la titolarità dell'istruzione obbligatoria resta in capo alla scuola. (Applausi dai Gruppi DS-U e Verdi-U).

BAIO DOSSI (Mar-DL-U). Cosa stiamo votando?