Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 273 del 07/11/2002
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SOLIANI (Mar-DL-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SOLIANI (Mar-DL-U). Signor Presidente, qui è in discussione un punto cardine nella visione della crescita dei bambini, dell’intervento del servizio educativo, che deve essere, innanzitutto, rispettoso dei tempi di crescita dell’infanzia. Giocare disinvoltamente sull’anticipo in chiave individuale significa mettere in discussione fondamenti della visione della comunità verso la crescita.
Intanto bisogna tener presente il principio di comunità: le famiglie e i bambini che insieme costruiscono una comunità educativa nella scuola dell’infanzia, in cui non vi è una visione privatistica e individuale dell’uso del tempo della crescita dei ragazzi, tra l’altro con una differenziazione interna. Infatti, costruire un progetto educativo dai tre ai cinque anni condiviso da insegnanti e famiglie, inserito nel territorio, è altra cosa dall’uso quasi consumistico del tempo della scuola in base ad esigenze del tutto individuali (peraltro da verificare perché la famiglia da sola non può naturalmente valutare se sia opportuno per il suo bambino anticipare l’ingresso nella scuola dell’infanzia).
Questo elemento della comunità è molto importante perché il progetto educativo della scuola è volto anche a costruire le relazioni interpersonali, le relazioni sociali. Vorrei riportare una riflessione molto profonda di un pedagogista della scuola italiana, che recentemente ci ha lasciato, che ha lavorato sul progetto educativo della scuola dell'infanzia con grande competenza e con grande sensibilità. Parlo di Sergio Neri, che scriveva: "Quel che ci importa è che i nostri figli abbiano vissuto per davvero in una buona scuola, che li abbia non solo lasciati crescere, ma anche sapientemente aiutati a crescere".
Questa visione riduttiva dell'accesso alla scuola dell'infanzia come una scelta del tutto individuale che lascia da soli i genitori, che vanno cercando presso gli insegnanti, presso i capi di istituto o presso gli psicologi la conferma se sia o meno opportuno mandare i propri figli a due anni e mezzo alla scuola dell'infanzia, è un abbandonare l'accesso, nel momento in cui i bambini entrano invece in un progetto condiviso. Tutti i bambini devono entrare in un progetto condiviso; aiutarli a crescere significa avere non una visione individualistica, ma una visione comunitaria della vita della scuola dell'infanzia.
Questo anticipo, così come previsto nel provvedimento in esame, aiuta soltanto i pochissimi che intendono fare una scelta del genere, non incide sul servizio che la scuola dell'infanzia deve dare a tutti i bambini italiani, che sono in lista d'attesa. Una tale impostazione, che prevede un accesso del tutto individuale nella scuola dell'infanzia, rischia di mettere la scuola dell'infanzia su un pendio, per cui ritorna ad essere servizio assistenziale e non servizio educativo, e rischia di farne un servizio individuale alla persona, che devono sostenere soprattutto i comuni, perdendo quindi la sua valenza istituzionale e pedagogica.
Questo significa far arretrare la scuola dell'infanzia italiana da primo perno del sistema di istruzione a servizio assistenziale a domanda, ed è un vulnus alla tradizione eccellente della scuola dell'infanzia italiana riconosciuta sul piano internazionale.