Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 273 del 07/11/2002

PAGANO (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAGANO (DS-U). Signor Presidente, il Ministro ha chiesto l’accantonamento dell’emendamento 2.422 della senatrice Toia, sul quale abbiamo insistito fin dalla discussione generale in Commissione. Noi in quest’emendamento tracciamo la nostra proposta complessiva e questo naturalmente anche in risposta a coloro che pensano che noi diciamo solamente no e siamo attestati sulla precedente legge n. 30 del 2000.

Sostanzialmente qui noi presentiamo i nostri punti centrali. Non ho il tempo, per la verità, di contraddire in qualche modo le tesi del senatore Valditara o di altri e quindi mi soffermerò soltanto sulla delicata questione dell’obbligo e dell’integrazione tra istruzione e formazione.

Ciò che mi ha colpito nell’intervento del Ministro è l’affermazione che, più che obbligare, occorre costruire condizioni sociali, culturali e ambientali tali da far sentire questo obbligo un diritto-dovere del ragazzo e della famiglia.

Signora Ministro, io sono stata eletta in un collegio dove gran parte dei ragazzi evade l’obbligo scolastico; parlo dei Quartieri spagnoli e del rione Sanità, purtroppo tristemente noti anche per altri motivi (il collega Florino potrà raccontarle qualche cosa).

Orbene, signor Ministro, certo che la battaglia che noi facciamo è quella culturale, ambientale e anche di rispetto e di stimolo alla famiglia, ma le assicuro che, se lo Stato non si assume la responsabilità di seguire questi ragazzi e obbligare le famiglie a mandarli a scuola, noi potremo fare tutti i progetti che vogliamo (come li abbiamo fatti, e lei lo sa bene: si pensi al progetto "Chance" e ad altri che costruiscono un percorso per genitori e ragazzi), ma sostanzialmente si otterrà poco, perché ci vogliono anni e anni per costruire un ambiente migliore.

Vengo al dunque, signor Ministro. Noi insistiamo, ma non lo facciamo come opposizione. Lei è una donna che stimo per la sua intelligenza e per le sue capacità starei per dire pragmatiche di donna, anche rispetto a un universo maschile più astratto, perciò la invito a ragionare insieme a noi.

La problematica dell'integrazione non è ideologica: il doppio canale è in questo caso inapplicabile. Lei sa bene perché noi parliamo di integrazione. Mi dispiace che il senatore Favaro, parlando dell'organizzazione della formazione professionale nazionale, sostenga che il doppio canale va bene e dipinga una formazione professionale che in Italia non c'è - badate! - nemmeno nelle Regioni più forti, perché hanno abbandonato il rapporto tra scuola e formazione prevedendo agenzie formative private che vanno nella direzione di una formazione professionale alta. Le piccole e medie imprese del Nord-Est richiedono un'integrazione più forte tra istruzione e formazione, perché quei ragazzi che entrano con una formazione professionale debole nel mondo del lavoro sono poi, da quest'ultimo, ributtati indietro.

Pertanto, signora Ministro, la prego di ragionare insieme a me: noi abbiamo parlato con nettezza di dieci anni di obbligo scolastico ed abbiamo chiesto un'integrazione per gli ultimi due anni; abbiamo cioè chiesto che nell'integrazione il percorso di istruzione di base sia di forte cultura generale, quale nessuna formazione professionale può dare: né quella della regione Emilia (la corona della mia testa!), né quella di altre ritenute "i gioielli d'Italia", che non hanno questa possibilità essendosi avviate su un percorso esclusivamente professionalizzante.

La invito, quindi, a confrontarsi con le ipotesi - ad esempio, quelle emiliane - che in queste ore stanno raccogliendo moltissimi consensi. Noi chiediamo, negli ultimi due anni, un'integrazione tra l’istruzione in capo alla titolarità della scuola e le materie formative (sulla quota si può ragionare, ma potrebbe essere del 15 per cento), accompagnando via via il percorso verso un canale di formazione professionale forte.

Signora Ministro, concludo dicendo che questa legge - esprimo un mio personale punto di vista, che la prego di accogliere - non vedrà la luce se non per l'anno prossimo. Ma se dovesse entrare in vigore per il 2003-2004, quale sarebbe la gradualità di cui lei parla? Capisco anche la motivazione del contrasto sull'anno dell'obbligo (le questioni relative alla legge n. 9 del 1999), ma se realizziamo il doppio canale, qual è la gradualità che lei sostiene si debba seguire?

La formazione professionale è di competenza delle Regioni e i protocolli che lei ha chiesto alle Regioni sono quasi tutti falliti (sono stati rifiutati dal Piemonte, hanno trovato difficoltà in Lombardia). La formazione professionale deve essere completamente rivisitata e lei non ne ha i poteri perché essi sono - non solo sulla base della riforma del Titolo V della Costituzione, ma anche di normative precedenti - demandati alle Regioni.

In questa fase allora, mantenendo lei la sua idea del doppio canale e noi la nostra dell'integrazione, possiamo lavorare sulla questione dell'integrazione attraverso un forte confronto, incitando le Regioni ad attivare una vera formazione professionale di primo livello e lavorando con le scuole perché si realizzino questi tipi di curricula? Perché andare ad uno scontro che diventa solo ideologico e non fa il bene dei ragazzi, che stanno a cuore a lei quanto a noi? (Applausi dai Gruppi DS-U, Verdi-U, Mar-DL-U e Misto-Com).

CORTIANA (Verdi-U). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CORTIANA (Verdi-U). Chiediamo la verifica del numero legale.