Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 273 del 07/11/2002
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Comunicazioni del Governo sulla vicenda relativa alla morte di un militare della Guardia di finanza e conseguente discussione
PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori.
L'ordine del giorno reca: "Comunicazioni del Governo sulla vicenda relativa alla morte di un militare della Guardia di finanza".
Comunico che dopo l'intervento del sottosegretario di Stato per l'interno, onorevole Mantovano, potrà prendere la parola un oratore per ciascun Gruppo per non più di cinque minuti.
Ha facoltà di parlare il sottosegretario di Stato per l'interno Mantovano.
MANTOVANO, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, onorevoli senatori, non posso iniziare questa informativa urgente, opportunamente sollecitata dal senatore Massimo Brutti, senza esprimere il cordoglio del Governo e mio personale alla famiglia del finanziere scelto Fabio Perissinotto e all’intero Corpo della Guardia di finanza.
Approfitto della circostanza per augurare una pronta guarigione all’appuntato Giuseppe Gamuzza e ai finanzieri scelti Pierluigi Orlandi e Domenico D’Alessandro, rimasti feriti nella medesima occasione. Mi sono personalmente accertato delle loro condizioni di salute qualche ora dopo il fatto, visitandoli negli ospedali di Brindisi e di Ostuni, dove sono attualmente ricoverati, e dove - posso assicurarlo - affrontano questa vicenda con spirito di autentici "baschi verdi".
La Guardia di finanza continua a pagare un pesante tributo umano nella prevenzione e nella repressione della criminalità di ogni tipo. È accaduto il 23 febbraio 2000, per una tragica coincidenza, a breve distanza dal luogo dell’incidente di lunedì scorso, allorché il vicebrigadiere Alberto De Falco e il finanziere Antonio Sottile morirono in un’operazione di contrasto al contrabbando. È accaduto, ancora, a qualche chilometro di distanza, nelle vicinanze di Castro, in provincia di Lecce, il 24 luglio 2000, allorché il finanziere Salvatore de Rosa e il finanziere Daniele Zoccola morirono in un'attività di contrasto in mare a seguito dello speronamento da parte di un gommone di scafisti albanesi.
Il Governo non può non manifestare profonda gratitudine e ammirazione per il Corpo della Guardia di finanza e per i suoi uomini; e sono certo che questi sentimenti sono condivisi dal Parlamento e dall’intera Nazione.
Secondo la prima ricostruzione dei fatti, nella tarda serata di lunedì scorso, 4 novembre, un’autopattuglia della Guardia di finanza ha intercettato, sulla strada statale n. 379, nel territorio del comune di Carovigno, un’autovettura Lancia "Thema", segnalata come rapinata a Brindisi nello stesso pomeriggio, dopo che il proprietario era stato minacciato con un coltello a scatto.
La pattuglia ha iniziato l’inseguimento della vettura che, giunta in prossimità di un posto di blocco all’altezza dello svincolo di Santa Sabina, si è arrestata improvvisamente; il conducente ne è subito sceso per fuggire a piedi nella campagna circostante.
La vettura della Guardia di finanza, che si era posta all’inseguimento, è stata quindi costretta a una frenata brusca, e per questo si è scontrata violentemente con altre autovetture circolanti.
Il finanziere Fabio Perissinotto, di trent’anni, è deceduto in ospedale qualche ora dopo a causa delle ferite riportate nell’incidente, mentre gli altri tre finanzieri hanno subìto gravi lesioni.
Le indagini svolte dalla Squadra mobile di Brindisi hanno permesso di localizzare il malvivente e di fermarlo alle ore 15 del giorno successivo, martedì 5, nel centro della stessa città di Brindisi.
Il fermato è Salvatore Massaro, nato a Brindisi il 4 gennaio 1968, già appartenente a una organizzazione criminale dell’area della Sacra Corona Unita, con numerosi precedenti penali.
Nei confronti del Massaro la Direzione distrettuale antimafia di Lecce aveva chiesto nel 2000 l’inserimento nel programma speciale di protezione, poiché lo stesso aveva fornito notizie su omicidi, traffico di stupefacenti, contrabbando, rapine ed estorsioni.
Con due distinte deliberazioni, il 19 ottobre 2000 e il 27 febbraio 2001, la Commissione centrale per l’applicazione dei programmi di protezione, all’epoca presieduta proprio dal senatore Massimo Brutti, aveva sollecitato alla Direzione distrettuale antimafia di Lecce elementi informativi, tesi a comprendere l’incidenza delle notizie fornite dal Massaro su provvedimenti cautelari che erano stati annunciati come di imminente emissione, anche sulla base delle dichiarazioni del collaboratore. Massaro era stato poi sottoposto al piano provvisorio di protezione con deliberazione del 28 maggio 2001, sempre da parte della Commissione ancora presieduta dal senatore Brutti, perché la Direzione distrettuale antimafia di Lecce, pur non fornendo le informazioni richieste, aveva segnalato i rischi per l’incolumità personale del collaboratore, derivanti da una sua prossima scarcerazione, e aveva contestualmente inviato copia del verbale illustrativo della collaborazione.
Il provvedimento ha consentito l’accesso del Massaro nel sistema tutorio, alle condizioni previste dalla legge. L’attuale Commissione centrale non ha ammesso il Massaro alle speciali misure di protezione, lasciando in piedi soltanto il piano provvisorio, avendo continuato a richiedere, come già aveva fatto la precedente Commissione, i necessari approfondimenti in ordine ai requisiti previsti dalla legge.
In particolare, non si è ancora avuta notizia dei provvedimenti cautelari eventualmente emessi in base alle dichiarazioni di Massaro.
A partire dal 22 maggio 2002 Massaro è stato ammesso dall’autorità giudiziaria, unica competente a decidere nel merito, alla misura della detenzione nel domicilio protetto.
Massaro nella mattinata di lunedì ha abbandonato la località protetta, nella quale era sottoposto, oltre che alla protezione, alla misura della detenzione domiciliare, e si è recato a Brindisi, dove, in serata, ha raggiunto la convivente a bordo della Lancia Thema rapinata poco prima, per discutere con lei sull’affidamento del figlio minore.
L’allontanamento arbitrario dall’abitazione è stato rilevato, all'incirca alle ore 14 del medesimo giorno in cui Massaro si è allontanato, dal personale del nucleo operativo di protezione, che ha immediatamente segnalato il fatto al competente ufficio territoriale di polizia.
Va precisato che il collaboratore di giustizia sottoposto agli arresti o alla detenzione domiciliari viene controllato saltuariamente dagli organi di polizia territorialmente competenti, che non sono i nuclei operativi di protezione, così come avviene per qualsiasi altro cittadino in stato di detenzione o di arresti domiciliari che non sia collaboratore di giustizia. I nuclei operativi di protezione, dipendenti dal Servizio centrale di protezione, svolgono invece un compito che ha finalità assistenziali e tutorie in relazione alla condizione di persona protetta, ai sensi della legge sui collaboratori di giustizia.
Pertanto, l’evasione dagli arresti domiciliari viene ordinariamente rilevata dagli organi di polizia territoriali durante i controlli che sono effettuati saltuariamente. Ciò non impedisce che se i nuclei operativi di protezione, che - lo si ripete - svolgono un servizio con finalità diversa dallo specifico controllo sul rispetto della misura alternativa al carcere, riscontrano l’evasione, la segnalano tempestivamente agli organi territoriali di polizia: così è avvenuto in questo caso.
Va anche detto che Massaro dal mese di giugno 2002 fruiva del permesso, concessogli dal magistrato di sorveglianza, di allontanarsi per esigenze personali dalla propria abitazione nella fascia oraria dalle 10 alle 12. Dall�E agosto il permesso era stato esteso alle fasce orarie dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 18. L’accertamento dell’allontanamento dal domicilio, perciò, è avvenuto nel giro di due ore dalla scadenza del permesso.
Va ricordato ancora che il 17 agosto Massaro ha consumato un'altra evasione dalla detenzione domiciliare, e per questo è stato tratto in arresto dalla questura di Livorno. Il giorno 19 successivo, l’autorità giudiziaria competente, in attesa delle determinazioni del magistrato di sorveglianza, ne ha tuttavia ordinato la scarcerazione, disponendo il suo accompagnamento al domicilio protetto.
Il 21 agosto il magistrato di sorveglianza, informato dal Servizio centrale di protezione del Ministero dell’interno dell’avvenuto arresto e della successiva scarcerazione, ha deciso un provvedimento di "diffida" nei confronti del Massaro. È superfluo sottolineare ancora una volta che ogni determinazione in ordine alla detenzione domiciliare del collaboratore di giustizia, e più in generale ai provvedimenti restrittivi della libertà che lo riguardano, appartiene alla esclusiva competenza dell’autorità giudiziaria, mentre la commissione sui programmi di protezione è organo amministrativo che, nei limiti stabiliti dalla legge, decide in ordine all’applicazione delle misure tutorie e assistenziali
La posizione del collaboratore è stata posta all’ordine del giorno della seduta della medesima commissione centrale, che inizierà fra qualche minuto, al termine di questa seduta, ai fini di esaminare l’eventuale revoca del piano provvisorio di protezione. Per i fatti commessi lunedì scorso Massaro è indagato di evasione dagli arresti domiciliari, omicidio colposo, rapina aggravata (è stato riconosciuto dal proprietario dell’autovettura rapinata) e minacce ai danni della convivente.
Ricollegandomi, in conclusione, all’intervento con il quale il senatore Brutti ha sollecitato l’informativa urgente del Governo, e ringraziandolo ancora per questo, e per averlo fatto con assoluta oggettività, senza strumentalizzazioni o demagogia, vorrei dire con chiarezza che nessuno, e tanto meno il Governo, può rassegnarsi alla morte di un giovane di 30 anni al servizio dello Stato e della comunità nazionale. Quest’assenza di rassegnazione, questo rifiuto di accettare con indifferenza una tragedia umana, che credo accomuni ogni parte politica, rafforza la volontà di tutte le istituzioni nell’opera di prevenzione e di contrasto della criminalità di ogni tipo.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle comunicazioni del rappresentante del Governo.
È iscritta a parlare la senatrice Stanisci. Ne ha facoltà.
STANISCI (DS-U). Signor Presidente, è con vera commozione, sofferenza ed umana solidarietà che voglio esprimere, a nome mio e del Gruppo dei Democratici di Sinistra, le più vive condoglianze alla famiglia del finanziere Fabio Perissinotto, che su una strada del brindisino ha perso la vita a soli 30 anni nel compimento del suo dovere.
Ai finanzieri della Guardia di finanza di Ostuni e del comando provinciale di Brindisi vanno i sensi del nostro cordoglio ed il nostro più sentito ringraziamento per il lavoro che quotidianamente svolgono per garantire ai cittadini la legalità.
Voglio ricordare le parole pronunciate dal generale delle Fiamme gialle Alberto Zignani, nel corso della cerimonia funebre: "Un altro finanziere è morto nella difesa della legalità e per consentirci di vivere in un Paese civile".
Ancora una volta, è stata inferta una ferita alle forze dell’ordine che hanno pagato un tributo molto alto, che non si può più continuare a pagare. Questo nuovo colpo inferto ad un servitore dello Stato è un colpo dato allo Stato, alle città di Brindisi e di Ostuni e alle loro comunità.
Sembra ben strano che si debba ancora morire per difendere la legalità ed il vivere civile. Occorre dire basta, fare quadrato con le forze dell’ordine, con i cittadini perbene che rappresentano la maggioranza della popolazione, per far sì che tanti giovani, come Fabio Perissinotto ma anche come Antonio Sottile ed Alberto De Falco (come lei, onorevole Mantovano, giustamente ci ha ricordato), non siano morti invano.
Già da quel tragico 23 febbraio 2000, in cui persero la vita Sottile e De Falco, travolti da un fuoristrada dei contrabbandieri, molto è cambiato. Basti pensare a quello che erano Brindisi ed il suo territorio prima della cosiddetta "Operazione Primavera", all’illegalità che sembrava tollerata, alle scorribande dei contrabbandieri per le strade, al rischio corso da un intero territorio di essere considerato illegale ed inaffidabile sotto tutti i punti di vista.
La città, però, ha voluto e saputo reagire. Brindisi e l’intero territorio hanno sentito estranee le forze criminali, hanno emarginato e circoscritto, grazie alla presenza dello Stato e di tutte le istituzioni e dei cittadini, la criminalità.
Il sacrificio dei giovani finanzieri si inserisce, quindi, in un contesto di lotta alla malavita, in un territorio nel quale lo Stato si è fatto sentire, riappropriandosi di prerogative di sua competenza. Non va dimenticata la lotta al contrabbando (cui anche il sottosegretario Mantovano ha fatto riferimento), ma anche quella contro il racket e contro la Sacra corona unita. Tanto è stato fatto grazie al senso civico ed al senso dello Stato dimostrato dai cittadini e dalle forze dell’ordine.
Oggi lo Stato paga ancora e paga ancora il territorio, che ha ricevuto una ferita grave nella sua voglia di cambiamento e di normalità, a cui il giovane Fabio ha dato il suo tributo di sangue.
Lo Stato, il territorio e i singoli cittadini non possono, non vogliono e non devono rassegnarsi alla morte di un giovane di trent’anni, ucciso da un collaboratore di giustizia.
Ci rivolgiamo al Governo (così come aveva fatto in precedenza il senatore Brutti), perché nella tragedia del momento sorgono domande spontanee. La morte del finanziere non è avvenuta per caso e chiaramente richiede una riflessione, come già lei, onorevole Sottosegretario, ci ha indicato. Essa è un campanello d’allarme che richiama ad una massima attenzione sui programmi di protezione.
Sulla base di ciò che il sottosegretario Mantovano ci ha riferito, emerge che c�Eegrave; forse un problema più generale che riguarda il raccordo degli organi preposti sia alla tutela sia al controllo dei collaboratori di giustizia. Com'è possibile che un collaboratore di giustizia, posto sotto vigilanza, si sia sottratto ai controlli ed abbia scorrazzato impunemente per le vie su un’auto rubata? Chi doveva controllarlo? Chi aveva la responsabilità di questo pentito?
Al Governo chiediamo che venga fatta luce su questo episodio, perché vogliamo conoscere la verità e le responsabilità. I responsabili vanno individuati e perseguiti, così come va da sé che a Salvatore Massaro, artefice di questo dramma causato dalla sua noncuranza per la vita umana, venga revocato il programma di protezione.
Lo Stato deve proteggere chi collabora con la giustizia e prendere le distanze da un’organizzazione mafiosa, ma lo Stato ha anche un altro dovere: quello di controllare chi potenzialmente potrebbe ancora delinquere. È un dovere il controllo per proteggere la società, ciò che non è successo in questo episodio specifico.
È questo l’interrogativo più grande che vogliamo ancora una volta indirizzare al Governo, perché faccia in tutti i modi che entrambi gli obiettivi siano perseguiti:
garantire la protezione al collaboratore di giustizia, garantire la società attraverso il controllo.
Mi ritengo soddisfatta della sua informativa, onorevole Sottosegretario, anche se nessuno di noi si sentirà completamente soddisfatto fino a quando chi ha perpetrato questo tipo di reato anche dal punto di vista delle responsabilità, non sia individuato e punito. Questa è l’unica, vera risposta dello Stato per non rendere vana la morte di Fabio. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U e FI).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Peruzzotti. Ne ha facoltà.
PERUZZOTTI (LP). Signor Presidente, ringraziamo l’onorevole Sottosegretario per la completezza delle informazioni che ha portato all’Assemblea del Senato. Siamo fermamente convinti - tra l’altro lei, onorevole Mantovano, si occupa direttamente della problematica dei collaboratori di giustizia - che lei saprà già nella giornata di oggi, unitamente alla Commissione preposta, prendere i provvedimenti dovuti nei confronti di questo personaggio.
Tuttavia le chiediamo qualcosa di più, signor Sottosegretario: come diceva la collega Stanisci che mi ha preceduto, vogliamo che vengano individuati i responsabili di questo stato di cose. Non è tollerabile che un collaboratore di giustizia abbia la licenza di scorrazzare, di fare il bello e cattivo tempo, infischiandosene delle leggi dello Stato, alla cui osservanza tutti i cittadini sono tenuti, e di uccidere, magari sperando, tra un processo e l’altro, che il capo d’imputazione passi da omicidio colposo a qualcosa di più tenue.
Non possiamo più tollerare, onorevole Sottosegretario, questo stato di cose: che il Governo attivi i Ministeri competenti per svolgere un’indagine completa sul tribunale di sorveglianza, sulle autorità che avrebbero dovuto comunque garantire che questo personaggio non facesse ciò che ha fatto, e che faccia sapere al più presto i risultati di queste indagini. Ribadisco che in questo Paese non possiamo più tollerare che si verifichino ancora episodi del genere, in cui ragazzi in divisa per un misero stipendio perdono la vita contro la criminalità organizzata.
Ci riteniamo soddisfatti della risposta del Governo che, però, invitiamo ad agire con fermezza anche perché penso che non sia difficile individuare i responsabili. (Applausi dal Gruppo FI).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D’Onofrio. Ne ha facoltà.
D'ONOFRIO (UDC:CCD-CDU-DE). Signor Presidente, desidero innanzitutto esprimere apprezzamento per il fatto che la comunicazione del Governo sia intervenuta in modo così tempestivo, sulla base di una richiesta altrettanto tempestiva del collega Brutti.
Quanto detto dall’onorevole Mantovano, l'intervento della collega Stanisci, le considerazioni del collega Peruzzotti mi inducono a ritenere che forse stiamo imboccando una strada un po�Ediversa rispetto al passato. Non è materia questa nella quale ci si possa limitare a rappresentare il dolore nei confronti della famiglia e dell’intera Guardia di finanza per un loro caduto. La ritualità non è il modo con il quale si può rispondere in questi casi, anche se purtroppo molte volte pure in Parlamento la ritualità ha rappresentato la regola nelle risposte.
Abbiamo fortemente apprezzato la comunicazione del Governo proprio perché non è stata ritualistica, ma completa nell’informazione e ricca anche di contenuti propositivi e di impegni. E�Ecome se il Governo, attraverso l’onorevole Mantovano, ci avesse detto che la questione di fondo, nonostante il dolore per la morte del finanziere, è che questa morte sia intervenuta nel corso di un inseguimento nel contesto di un fatto illecito commesso, senza che l’inseguitore potesse sapere chi era l’inseguito.
Quindi, è lo status dell’inseguito la questione di fondo di questa comunicazione del Governo; non la triste circostanza della morte del finanziere, quanto - ripeto - lo status della persona inseguita che non può essere lasciata libera di muoversi nel Paese, come è avvenuto, e quindi la ricerca delle responsabilità che, anche se difficile, risponde all’indicazione di una volontà politica.
Da questo punto di vista, nella distinzione delle due parti del giudizio politico tenderei a concordare con quanto espresso dal sottosegretario Mantovano su entrambe queste parti. Ci associamo a quella che consideriamo un'espressione non ritualistica di cordoglio all'intero corpo della Guardia di finanza per la perdita subita, così come ci associamo all'apprezzamento dello sforzo che la Guardia di finanza sta compiendo complessivamente in Italia ed in particolare in quella Regione, nell’ambito di un contrasto alla criminalità che ha comportato negli ultimi anni la drammatica perdita di vite umane, ma che qualche risultato ha concorso a dare. Infatti, negli ultimi tempi abbiamo assistito alla riduzione drastica di episodi come quelli ricordati dall’onorevole Mantovano, verificatisi negli anni precedenti.
Può darsi, quindi, che questa azione di contrasto non sia stata soltanto segnata dalle croci delle persone morte nel corso degli ultimi anni, ma anche dal fatto che non si siano più verificati di recente episodi di questo genere. Non vorrei pertanto mettere da parte questo aspetto; intendo dire che non siamo in presenza di un’azione inutile o irrilevante, ma che, nonostante le difficoltà, questa azione ha dato e sta dando i suoi frutti.
L’altra parte del giudizio attiene invece alla responsabilità politica generale. Mi auguro che, rispetto alla questione complessiva dei collaboratori di giustizia, si possano superare le divisioni che hanno caratterizzato negli ultimi quindici anni la dialettica tra le parti politiche rappresentate nel nostro Parlamento su tale questione, ed arrivare, invece, a ribadire, da un lato, la fondamentale importanza della collaborazione di giustizia da parte di chi si è dissociato, dall’altro, la consapevolezza che la dissociazione non è sufficiente per acquisire uno status di libertà generale, come se nulla fosse stato commesso in passato.
In passato non è mai stato facile raggiungere questo equilibrio, giacché abbiamo oscillato tra la proposta di non utilizzare i collaboranti, il che è un errore, e l’idea che il collaborante abbia per così dire cancellato il suo passato, e questo costituisce l’errore opposto.
Le comunicazioni del Governo mi inducono a ritenere che forse si stia imboccando la strada giusta al fine di cercare un punto di equilibrio opportuno tra l’una e l’altra esigenza. Il modo con cui la comunicazione del Governo è intervenuta, la richiesta del collega Brutti e le risposte che si stanno raccogliendo in questo momento fanno sperare che in questo caso le proposte giuste possano trovare accoglienza anche in questo Senato. (Applausi dai Gruppi FI e AN).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Gaglione. Ne ha facoltà.
GAGLIONE (Mar-DL-U). Signor Presidente, onorevole Sottosegretario, il santuario della Madonna di Iaddico, dove è stata rubata l’auto di Massaro, si trova a pochi chilometri da Brindisi, in un luogo dove è usuale fare una sosta - anch’io qualche volta la faccio se non ho troppa fretta - e in cui si nota un avviso dei monaci in cui è scritto: "attenzione alle macchine in sosta", dal momento che spesso le automobili vengono derubate di quanto contengono, o, come è successo in questo caso, viene sottratta la stessa automobile.
Le forze dell’ordine, come riferitoci dal Sottosegretario, sono state molto efficienti - di questo dobbiamo dare atto - tant�Eegrave; che durante la stessa giornata, dopo aver appreso che il Massaro non era più presente nel luogo di protezione, lo hanno anche intercettato. Alla povera famiglia della guardia di finanza Perissinotto, alla quale ci sentiamo molto vicini, va tutto il nostro cordoglio, condividiamo i sentimenti espressi dal Governo, che riteniamo in questo caso abbia fatto tutto ciò che doveva.
Va però fatta un’osservazione. Esiste un’altra questione di fondo oltre a quella sollevata dal senatore D’Onofrio: la criminalità organizzata in quel territorio, come sottolineato dalla senatrice Stanisci, aveva subito gravi colpi negli ultimi anni e la sua attività era stata abbastanza limitata dai controlli e dai provvedimenti presi, anche in quel caso, dopo il verificarsi di incidenti automobilistici molto gravi, che hanno provocato la morte di più persone, come per esempio quello avvenuto tra una vettura di contrabbandieri ed una jeep piena di finanzieri.
Negli ultimi mesi invece - è risaputo e documentato - la criminalità organizzata nel brindisino ha ripreso a pieno la sua attività e i traffici tra le due sponde sono aumentati grazie alla capacità di reperire capitali, giacché per queste attività è necessario avere denaro. La recente normativa in materia di rientro di capitali dall’estero ha favorito questo fenomeno, e le perplessità espresse durante l’approvazione di quella legge dal sottosegretario Mantovano erano veramente giuste. Tale legge ha rilanciato la criminalità organizzata che in quel territorio gestisce soprattutto il contrabbando di sigarette tra le due sponde.
Per questo invito il Governo ad adottare sì provvedimenti specifici diretti al controllo immediato dei criminali ma, oltre a questo, a fare più attenzione nell'adottare provvedimenti che indirettamente possano favorire la criminalità.
CURTO (AN). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CURTO (AN). Signor Presidente, avverto innanzitutto il dovere di esprimere il più profondo cordoglio, anche a nome di Alleanza Nazionale, alla Guardia di finanza per l'ennesimo tributo che questo Corpo ha pagato nell'azione di contrasto del crimine comune e organizzato. Esprimo il cordoglio e i sentimenti della più profonda commozione anche nei confronti della famiglia del finanziere scelto Fabio Perissinotto.
In secondo luogo, avverto l'esigenza di esprimere apprezzamento per la tempestività con la quale il Governo ha ritenuto di dover riferire in Parlamento sul triste episodio; esprimo apprezzamento anche per la puntualità e la precisione con la quale il sottosegretario Alfredo Mantovano ha ritenuto di dover riferire in quest'Aula.
Restano due questioni sulle quali probabilmente sono opportune alcune riflessioni. La prima è relativa all'ammissibilità ai programmi di protezione. Infatti, molto spesso - è ormai assodato - il contributo fornito da alcuni collaboratori di giustizia è reale, ma è contestualmente parziale. È reale perché fa luce su quelli che sono i fatti gravi imputabili, ad esempio, alle cosche avversarie; nulla dice, invece, sui fatti gravi imputabili alle cosche di cui si è fatto parte.
E allora vi è il rischio che le istituzioni, sia pure inconsapevolmente, possano essere parte di una contrapposizione tra organizzazioni di questo genere, rispetto alle quali dobbiamo individuare gli strumenti legislativi più idonei per fare chiarezza e, soprattutto, per fare giustizia. Atteso che mi pare di poter dire che gran parte dei collaboratori di giustizia ormai vengono colti con le mani nel sacco, a dimostrazione che non perdono l'antico vizio di continuare a delinquere.
La seconda considerazione è legata al fatto specifico secondo cui il Massaro non sarebbe nuovo a gravi inosservanze dalle prescrizioni di cui era destinatario. Risulterebbe che nel 1998 si sarebbe reso latitante dopo un permesso di tre giorni ottenuto dal carcere di Brindisi. Quindi, probabilmente il Parlamento dovrebbe invitare gli organismi - che non sono sicuramente politici, ma giudiziari e amministrativi - che adottano questi provvedimenti ad essere molto prudenti nel far questo.
Riteniamo allora di dover chiedere conto di alcuni fatti importanti, ai quali sicuramente attribuiamo un certo rilievo. Chiediamo, come sicuramente avverrà, che siano revocati i programmi di protezione nei confronti dei soggetti che si macchiano di questi gravissimi delitti e, più in generale, di verificare quali sono i punti deboli nell'effettiva applicazione dei programmi di protezione.
Per esempio, nel caso in cui le autorità di polizia locali si trovassero in difficoltà nei confronti di uno o più soggetti sottoposti a programmi di protezione, sarebbe il caso di pensare, ad esempio, ad un incremento dell'organico delle forze dell'ordine, magari anche di natura specialistica, presenti in loco per poter operare e controllare in maniera più efficace.
Perché non pensare, anche sotto il profilo legislativo, di fronte ad una normativa che comunque è puntuale e sicuramente valida, ad un inasprimento ulteriore delle pene nei confronti di chi, avendo ottenuto comunque dei benefìci a qualsiasi titolo per aver fornito una collaborazione allo Stato, poi dimostri sostanzialmente di non aver meritato questo particolare tipo di attenzione e di sensibilità?
Rendiamo con sobrietà queste riflessioni e questi interrogativi al Governo, che ringraziamo per la sensibilità dimostrata in questa occasione, e siamo convinti che anche in futuro potremo ottenere risposte adeguate sotto il profilo legislativo e sotto il profilo sociale. (Applausi dal Gruppo AN e del senatore Boscetto).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Malan. Ne ha facoltà.
*MALAN (FI). Signor Presidente, a nome del Gruppo Forza Italia, desidero innanzitutto esprimere cordoglio alla famiglia e ai colleghi del finanziere Fabio Perissinotto per questo grave lutto; congiuntamente rivolgo un augurio di pronta e completa guarigione ai militari rimasti feriti nella stessa azione.
Esprimo apprezzamento all'intera Guardia di finanza per il grandissimo impegno profuso quotidianamente nella lotta contro l'illegalità e contro la criminalità di ogni tipo, in particolare in quell'area in cui altri militari hanno purtroppo perso la vita nello svolgimento del proprio dovere.
In generale, siamo vicini a tutte le forze dell'ordine che ogni giorno difendono la legalità, difendono i diritti più importanti dei cittadini, fra i quali vi è quello alla sicurezza e al contrasto alla criminalità.
Esprimo altresì apprezzamento al sottosegretario Mantovano per la tempestività e la completezza con cui ha riferito al Parlamento. Mi unisco alla richiesta, indirizzata al Governo e a tutti gli organi competenti, perché sia fatta piena luce su ogni aspetto di questa grave vicenda. In particolare, deve essere accertato come un criminale abbia potuto allontanarsi dal suo domicilio, dove avrebbe dovuto essere ristretto.
Rivolgo un appello a tutti coloro che hanno la responsabilità di decidere in merito ai benefìci da concedere ai collaboratori di giustizia, nonché in merito alla sorveglianza cui essi devono essere soggetti, ad agire avendo in mente ogni giorno che dalle loro decisioni possono derivare vantaggi per le indagini, per la lotta contro la criminalità - e questo è aspetto da tenere in grande conto - ma, in caso di errori sempre possibili e assolutamente da limitare con ogni sforzo, con scienza e coscienza, gravissimi danni possono derivare dalla concessione di benefìci a persone, come Massaro, che evidentemente non lo meritano.
In questi momenti riusciamo generalmente ad esprimere l'unità del Paese che è interamente solidale nei confronti delle forze dell'ordine nella loro lotta quotidiana. Poiché però si è parlato del provvedimento del cosiddetto scudo fiscale addirittura come possibile concausa di questa vicenda, mi corre l'obbligo di sottolineare - oltre al fatto che il momento è il più inadatto ad affrontare l'argomento - che sfugge alla mia comprensione, e forse ad ogni logica, come un provvedimento che consente di far emergere e rientrare in Italia alcuni capitali, potrebbe essere sfruttato da chi svolge attività di contrabbando. Si dovrebbe immaginare che prima si fanno rientrare capitali in Italia, rendendoli completamente legali, per poi investirli in un'attività tipicamente in nero come il contrabbando.
Concludo esortando il Governo a proseguire le riforme che sono parte del nostro programma per quanto riguarda la sicurezza e le forze dell'ordine, dotando queste ultime di sempre migliori attrezzature, equipaggiamento e tutele ad ogni livello perché difendono ogni giorno tutti i cittadini (Applausi dal Gruppo FI).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sulle comunicazioni del Governo.
La Presidenza si unisce al cordoglio, espresso dai colleghi e dal Governo, ai familiari della povera vittima.