Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 273 del 07/11/2002

CURTO (AN). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CURTO (AN). Signor Presidente, avverto innanzitutto il dovere di esprimere il più profondo cordoglio, anche a nome di Alleanza Nazionale, alla Guardia di finanza per l'ennesimo tributo che questo Corpo ha pagato nell'azione di contrasto del crimine comune e organizzato. Esprimo il cordoglio e i sentimenti della più profonda commozione anche nei confronti della famiglia del finanziere scelto Fabio Perissinotto.

In secondo luogo, avverto l'esigenza di esprimere apprezzamento per la tempestività con la quale il Governo ha ritenuto di dover riferire in Parlamento sul triste episodio; esprimo apprezzamento anche per la puntualità e la precisione con la quale il sottosegretario Alfredo Mantovano ha ritenuto di dover riferire in quest'Aula.

Restano due questioni sulle quali probabilmente sono opportune alcune riflessioni. La prima è relativa all'ammissibilità ai programmi di protezione. Infatti, molto spesso - è ormai assodato - il contributo fornito da alcuni collaboratori di giustizia è reale, ma è contestualmente parziale. È reale perché fa luce su quelli che sono i fatti gravi imputabili, ad esempio, alle cosche avversarie; nulla dice, invece, sui fatti gravi imputabili alle cosche di cui si è fatto parte.

E allora vi è il rischio che le istituzioni, sia pure inconsapevolmente, possano essere parte di una contrapposizione tra organizzazioni di questo genere, rispetto alle quali dobbiamo individuare gli strumenti legislativi più idonei per fare chiarezza e, soprattutto, per fare giustizia. Atteso che mi pare di poter dire che gran parte dei collaboratori di giustizia ormai vengono colti con le mani nel sacco, a dimostrazione che non perdono l'antico vizio di continuare a delinquere.

La seconda considerazione è legata al fatto specifico secondo cui il Massaro non sarebbe nuovo a gravi inosservanze dalle prescrizioni di cui era destinatario. Risulterebbe che nel 1998 si sarebbe reso latitante dopo un permesso di tre giorni ottenuto dal carcere di Brindisi. Quindi, probabilmente il Parlamento dovrebbe invitare gli organismi - che non sono sicuramente politici, ma giudiziari e amministrativi - che adottano questi provvedimenti ad essere molto prudenti nel far questo.

Riteniamo allora di dover chiedere conto di alcuni fatti importanti, ai quali sicuramente attribuiamo un certo rilievo. Chiediamo, come sicuramente avverrà, che siano revocati i programmi di protezione nei confronti dei soggetti che si macchiano di questi gravissimi delitti e, più in generale, di verificare quali sono i punti deboli nell'effettiva applicazione dei programmi di protezione.

Per esempio, nel caso in cui le autorità di polizia locali si trovassero in difficoltà nei confronti di uno o più soggetti sottoposti a programmi di protezione, sarebbe il caso di pensare, ad esempio, ad un incremento dell'organico delle forze dell'ordine, magari anche di natura specialistica, presenti in loco per poter operare e controllare in maniera più efficace.

Perché non pensare, anche sotto il profilo legislativo, di fronte ad una normativa che comunque è puntuale e sicuramente valida, ad un inasprimento ulteriore delle pene nei confronti di chi, avendo ottenuto comunque dei benefìci a qualsiasi titolo per aver fornito una collaborazione allo Stato, poi dimostri sostanzialmente di non aver meritato questo particolare tipo di attenzione e di sensibilità?

Rendiamo con sobrietà queste riflessioni e questi interrogativi al Governo, che ringraziamo per la sensibilità dimostrata in questa occasione, e siamo convinti che anche in futuro potremo ottenere risposte adeguate sotto il profilo legislativo e sotto il profilo sociale. (Applausi dal Gruppo AN e del senatore Boscetto).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Malan. Ne ha facoltà.