Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 273 del 07/11/2002
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MANTOVANO, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, onorevoli senatori, non posso iniziare questa informativa urgente, opportunamente sollecitata dal senatore Massimo Brutti, senza esprimere il cordoglio del Governo e mio personale alla famiglia del finanziere scelto Fabio Perissinotto e all’intero Corpo della Guardia di finanza.
Approfitto della circostanza per augurare una pronta guarigione all’appuntato Giuseppe Gamuzza e ai finanzieri scelti Pierluigi Orlandi e Domenico D’Alessandro, rimasti feriti nella medesima occasione. Mi sono personalmente accertato delle loro condizioni di salute qualche ora dopo il fatto, visitandoli negli ospedali di Brindisi e di Ostuni, dove sono attualmente ricoverati, e dove - posso assicurarlo - affrontano questa vicenda con spirito di autentici "baschi verdi".
La Guardia di finanza continua a pagare un pesante tributo umano nella prevenzione e nella repressione della criminalità di ogni tipo. È accaduto il 23 febbraio 2000, per una tragica coincidenza, a breve distanza dal luogo dell’incidente di lunedì scorso, allorché il vicebrigadiere Alberto De Falco e il finanziere Antonio Sottile morirono in un’operazione di contrasto al contrabbando. È accaduto, ancora, a qualche chilometro di distanza, nelle vicinanze di Castro, in provincia di Lecce, il 24 luglio 2000, allorché il finanziere Salvatore de Rosa e il finanziere Daniele Zoccola morirono in un'attività di contrasto in mare a seguito dello speronamento da parte di un gommone di scafisti albanesi.
Il Governo non può non manifestare profonda gratitudine e ammirazione per il Corpo della Guardia di finanza e per i suoi uomini; e sono certo che questi sentimenti sono condivisi dal Parlamento e dall’intera Nazione.
Secondo la prima ricostruzione dei fatti, nella tarda serata di lunedì scorso, 4 novembre, un’autopattuglia della Guardia di finanza ha intercettato, sulla strada statale n. 379, nel territorio del comune di Carovigno, un’autovettura Lancia "Thema", segnalata come rapinata a Brindisi nello stesso pomeriggio, dopo che il proprietario era stato minacciato con un coltello a scatto.
La pattuglia ha iniziato l’inseguimento della vettura che, giunta in prossimità di un posto di blocco all’altezza dello svincolo di Santa Sabina, si è arrestata improvvisamente; il conducente ne è subito sceso per fuggire a piedi nella campagna circostante.
La vettura della Guardia di finanza, che si era posta all’inseguimento, è stata quindi costretta a una frenata brusca, e per questo si è scontrata violentemente con altre autovetture circolanti.
Il finanziere Fabio Perissinotto, di trent’anni, è deceduto in ospedale qualche ora dopo a causa delle ferite riportate nell’incidente, mentre gli altri tre finanzieri hanno subìto gravi lesioni.
Le indagini svolte dalla Squadra mobile di Brindisi hanno permesso di localizzare il malvivente e di fermarlo alle ore 15 del giorno successivo, martedì 5, nel centro della stessa città di Brindisi.
Il fermato è Salvatore Massaro, nato a Brindisi il 4 gennaio 1968, già appartenente a una organizzazione criminale dell’area della Sacra Corona Unita, con numerosi precedenti penali.
Nei confronti del Massaro la Direzione distrettuale antimafia di Lecce aveva chiesto nel 2000 l’inserimento nel programma speciale di protezione, poiché lo stesso aveva fornito notizie su omicidi, traffico di stupefacenti, contrabbando, rapine ed estorsioni.
Con due distinte deliberazioni, il 19 ottobre 2000 e il 27 febbraio 2001, la Commissione centrale per l’applicazione dei programmi di protezione, all’epoca presieduta proprio dal senatore Massimo Brutti, aveva sollecitato alla Direzione distrettuale antimafia di Lecce elementi informativi, tesi a comprendere l’incidenza delle notizie fornite dal Massaro su provvedimenti cautelari che erano stati annunciati come di imminente emissione, anche sulla base delle dichiarazioni del collaboratore. Massaro era stato poi sottoposto al piano provvisorio di protezione con deliberazione del 28 maggio 2001, sempre da parte della Commissione ancora presieduta dal senatore Brutti, perché la Direzione distrettuale antimafia di Lecce, pur non fornendo le informazioni richieste, aveva segnalato i rischi per l’incolumità personale del collaboratore, derivanti da una sua prossima scarcerazione, e aveva contestualmente inviato copia del verbale illustrativo della collaborazione.
Il provvedimento ha consentito l’accesso del Massaro nel sistema tutorio, alle condizioni previste dalla legge. L’attuale Commissione centrale non ha ammesso il Massaro alle speciali misure di protezione, lasciando in piedi soltanto il piano provvisorio, avendo continuato a richiedere, come già aveva fatto la precedente Commissione, i necessari approfondimenti in ordine ai requisiti previsti dalla legge.
In particolare, non si è ancora avuta notizia dei provvedimenti cautelari eventualmente emessi in base alle dichiarazioni di Massaro.
A partire dal 22 maggio 2002 Massaro è stato ammesso dall’autorità giudiziaria, unica competente a decidere nel merito, alla misura della detenzione nel domicilio protetto.
Massaro nella mattinata di lunedì ha abbandonato la località protetta, nella quale era sottoposto, oltre che alla protezione, alla misura della detenzione domiciliare, e si è recato a Brindisi, dove, in serata, ha raggiunto la convivente a bordo della Lancia Thema rapinata poco prima, per discutere con lei sull’affidamento del figlio minore.
L’allontanamento arbitrario dall’abitazione è stato rilevato, all'incirca alle ore 14 del medesimo giorno in cui Massaro si è allontanato, dal personale del nucleo operativo di protezione, che ha immediatamente segnalato il fatto al competente ufficio territoriale di polizia.
Va precisato che il collaboratore di giustizia sottoposto agli arresti o alla detenzione domiciliari viene controllato saltuariamente dagli organi di polizia territorialmente competenti, che non sono i nuclei operativi di protezione, così come avviene per qualsiasi altro cittadino in stato di detenzione o di arresti domiciliari che non sia collaboratore di giustizia. I nuclei operativi di protezione, dipendenti dal Servizio centrale di protezione, svolgono invece un compito che ha finalità assistenziali e tutorie in relazione alla condizione di persona protetta, ai sensi della legge sui collaboratori di giustizia.
Pertanto, l’evasione dagli arresti domiciliari viene ordinariamente rilevata dagli organi di polizia territoriali durante i controlli che sono effettuati saltuariamente. Ciò non impedisce che se i nuclei operativi di protezione, che - lo si ripete - svolgono un servizio con finalità diversa dallo specifico controllo sul rispetto della misura alternativa al carcere, riscontrano l’evasione, la segnalano tempestivamente agli organi territoriali di polizia: così è avvenuto in questo caso.
Va anche detto che Massaro dal mese di giugno 2002 fruiva del permesso, concessogli dal magistrato di sorveglianza, di allontanarsi per esigenze personali dalla propria abitazione nella fascia oraria dalle 10 alle 12. Dall�E agosto il permesso era stato esteso alle fasce orarie dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 18. L’accertamento dell’allontanamento dal domicilio, perciò, è avvenuto nel giro di due ore dalla scadenza del permesso.
Va ricordato ancora che il 17 agosto Massaro ha consumato un'altra evasione dalla detenzione domiciliare, e per questo è stato tratto in arresto dalla questura di Livorno. Il giorno 19 successivo, l’autorità giudiziaria competente, in attesa delle determinazioni del magistrato di sorveglianza, ne ha tuttavia ordinato la scarcerazione, disponendo il suo accompagnamento al domicilio protetto.
Il 21 agosto il magistrato di sorveglianza, informato dal Servizio centrale di protezione del Ministero dell’interno dell’avvenuto arresto e della successiva scarcerazione, ha deciso un provvedimento di "diffida" nei confronti del Massaro. È superfluo sottolineare ancora una volta che ogni determinazione in ordine alla detenzione domiciliare del collaboratore di giustizia, e più in generale ai provvedimenti restrittivi della libertà che lo riguardano, appartiene alla esclusiva competenza dell’autorità giudiziaria, mentre la commissione sui programmi di protezione è organo amministrativo che, nei limiti stabiliti dalla legge, decide in ordine all’applicazione delle misure tutorie e assistenziali
La posizione del collaboratore è stata posta all’ordine del giorno della seduta della medesima commissione centrale, che inizierà fra qualche minuto, al termine di questa seduta, ai fini di esaminare l’eventuale revoca del piano provvisorio di protezione. Per i fatti commessi lunedì scorso Massaro è indagato di evasione dagli arresti domiciliari, omicidio colposo, rapina aggravata (è stato riconosciuto dal proprietario dell’autovettura rapinata) e minacce ai danni della convivente.
Ricollegandomi, in conclusione, all’intervento con il quale il senatore Brutti ha sollecitato l’informativa urgente del Governo, e ringraziandolo ancora per questo, e per averlo fatto con assoluta oggettività, senza strumentalizzazioni o demagogia, vorrei dire con chiarezza che nessuno, e tanto meno il Governo, può rassegnarsi alla morte di un giovane di 30 anni al servizio dello Stato e della comunità nazionale. Quest’assenza di rassegnazione, questo rifiuto di accettare con indifferenza una tragedia umana, che credo accomuni ogni parte politica, rafforza la volontà di tutte le istituzioni nell’opera di prevenzione e di contrasto della criminalità di ogni tipo.