Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 273 del 07/11/2002

STANISCI (DS-U). Signor Presidente, è con vera commozione, sofferenza ed umana solidarietà che voglio esprimere, a nome mio e del Gruppo dei Democratici di Sinistra, le più vive condoglianze alla famiglia del finanziere Fabio Perissinotto, che su una strada del brindisino ha perso la vita a soli 30 anni nel compimento del suo dovere.

Ai finanzieri della Guardia di finanza di Ostuni e del comando provinciale di Brindisi vanno i sensi del nostro cordoglio ed il nostro più sentito ringraziamento per il lavoro che quotidianamente svolgono per garantire ai cittadini la legalità.

Voglio ricordare le parole pronunciate dal generale delle Fiamme gialle Alberto Zignani, nel corso della cerimonia funebre: "Un altro finanziere è morto nella difesa della legalità e per consentirci di vivere in un Paese civile".

Ancora una volta, è stata inferta una ferita alle forze dell’ordine che hanno pagato un tributo molto alto, che non si può più continuare a pagare. Questo nuovo colpo inferto ad un servitore dello Stato è un colpo dato allo Stato, alle città di Brindisi e di Ostuni e alle loro comunità.

Sembra ben strano che si debba ancora morire per difendere la legalità ed il vivere civile. Occorre dire basta, fare quadrato con le forze dell’ordine, con i cittadini perbene che rappresentano la maggioranza della popolazione, per far sì che tanti giovani, come Fabio Perissinotto ma anche come Antonio Sottile ed Alberto De Falco (come lei, onorevole Mantovano, giustamente ci ha ricordato), non siano morti invano.

Già da quel tragico 23 febbraio 2000, in cui persero la vita Sottile e De Falco, travolti da un fuoristrada dei contrabbandieri, molto è cambiato. Basti pensare a quello che erano Brindisi ed il suo territorio prima della cosiddetta "Operazione Primavera", all’illegalità che sembrava tollerata, alle scorribande dei contrabbandieri per le strade, al rischio corso da un intero territorio di essere considerato illegale ed inaffidabile sotto tutti i punti di vista.

La città, però, ha voluto e saputo reagire. Brindisi e l’intero territorio hanno sentito estranee le forze criminali, hanno emarginato e circoscritto, grazie alla presenza dello Stato e di tutte le istituzioni e dei cittadini, la criminalità.

Il sacrificio dei giovani finanzieri si inserisce, quindi, in un contesto di lotta alla malavita, in un territorio nel quale lo Stato si è fatto sentire, riappropriandosi di prerogative di sua competenza. Non va dimenticata la lotta al contrabbando (cui anche il sottosegretario Mantovano ha fatto riferimento), ma anche quella contro il racket e contro la Sacra corona unita. Tanto è stato fatto grazie al senso civico ed al senso dello Stato dimostrato dai cittadini e dalle forze dell’ordine.

Oggi lo Stato paga ancora e paga ancora il territorio, che ha ricevuto una ferita grave nella sua voglia di cambiamento e di normalità, a cui il giovane Fabio ha dato il suo tributo di sangue.

Lo Stato, il territorio e i singoli cittadini non possono, non vogliono e non devono rassegnarsi alla morte di un giovane di trent’anni, ucciso da un collaboratore di giustizia.

Ci rivolgiamo al Governo (così come aveva fatto in precedenza il senatore Brutti), perché nella tragedia del momento sorgono domande spontanee. La morte del finanziere non è avvenuta per caso e chiaramente richiede una riflessione, come già lei, onorevole Sottosegretario, ci ha indicato. Essa è un campanello d’allarme che richiama ad una massima attenzione sui programmi di protezione.

Sulla base di ciò che il sottosegretario Mantovano ci ha riferito, emerge che c�Eegrave; forse un problema più generale che riguarda il raccordo degli organi preposti sia alla tutela sia al controllo dei collaboratori di giustizia. Com'è possibile che un collaboratore di giustizia, posto sotto vigilanza, si sia sottratto ai controlli ed abbia scorrazzato impunemente per le vie su un’auto rubata? Chi doveva controllarlo? Chi aveva la responsabilità di questo pentito?

Al Governo chiediamo che venga fatta luce su questo episodio, perché vogliamo conoscere la verità e le responsabilità. I responsabili vanno individuati e perseguiti, così come va da sé che a Salvatore Massaro, artefice di questo dramma causato dalla sua noncuranza per la vita umana, venga revocato il programma di protezione.

Lo Stato deve proteggere chi collabora con la giustizia e prendere le distanze da un’organizzazione mafiosa, ma lo Stato ha anche un altro dovere: quello di controllare chi potenzialmente potrebbe ancora delinquere. È un dovere il controllo per proteggere la società, ciò che non è successo in questo episodio specifico.

È questo l’interrogativo più grande che vogliamo ancora una volta indirizzare al Governo, perché faccia in tutti i modi che entrambi gli obiettivi siano perseguiti:

garantire la protezione al collaboratore di giustizia, garantire la società attraverso il controllo.

Mi ritengo soddisfatta della sua informativa, onorevole Sottosegretario, anche se nessuno di noi si sentirà completamente soddisfatto fino a quando chi ha perpetrato questo tipo di reato anche dal punto di vista delle responsabilità, non sia individuato e punito. Questa è l’unica, vera risposta dello Stato per non rendere vana la morte di Fabio. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U e FI).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Peruzzotti. Ne ha facoltà.