Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 273 del 07/11/2002
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Per fatto personale
LAURO (FI). Domando di parlare per fatto personale e con l'occasione prego gli assistenti parlamentari di portarmi dell'acqua.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LAURO (FI). Signor Presidente, colleghi, come il senatore Del Turco può vedere, non sono affatto teso; anzi, forse per la prima volta in quest'Aula sono di una tranquillità eccezionale. (Brusìo in Aula).
Se i colleghi non intendono ascoltare le mie parole, possono tranquillamente uscire, riservandosi, semmai di leggere il Resoconto stenografico.
PRESIDENTE. Per cortesia, colleghi.
LAURO (FI). Signor Presidente, aspetto che i colleghi non interessati escano dall’Aula in modo che io possa tranquillamente parlare, sperando che questa volta lei mi conceda tutto il tempo necessario. Non mi interessa affatto che l’Aula sia vuota; anzi, è ancora meglio.
PRESIDENTE. Colleghi, cerchiamo di fare silenzio per ascoltare il senatore Lauro, possibilmente ciascuno seduto al proprio posto; diversamente vi invito a lasciare l’Aula.
LAURO (FI). La ringrazio, Presidente.
Colleghi, io non sono abituato alle sceneggiate. L’ho dimostrato con il lavoro parlamentare che ho svolto, che mi ha permesso in quest’ultima legislatura di essere il primo eletto in Campania, in un collegio sempre stato della sinistra. Quindi, signor Presidente, invito la stampa, le telecamere a registrare soltanto le parole che dirò in quest'Aula. Infatti, da questo momento non rilascerò né dichiarazioni alla stampa né interviste televisive, né parteciperò al "Costanzo show". Avrei dovuto partecipare a questa trasmissione quando Maurizio Costanzo si occupò della storia di Sarno.
Signor Presidente, desidero ricordare ai colleghi che quando si verificò la tragedia di Sarno - e a tal proposito li invito a rileggere i verbali - fui l’unico a dichiararmi responsabile di quel disastro in quest’Aula. Mi autosospesi e non mi recai personalmente sul posto per esprimere il cordoglio ai familiari delle vittime perché colleghi più importanti di me lo fecero. Ad esempio, l’allora ministro Di Pietro (uno dei responsabili di quel disastro che chiamai in correo con me) si recò in quel luogo; era in prima fila e fu ripreso da tutte le telecamere.
Al "Costanzo show" fu invitata in quell’occasione la gente più strana a parlare della tragedia di Sarno, ma non fu mai chiamato a partecipare ai talk show l’unico responsabile di essa. È un fatto strano.
Allora mi sono interrogato su quanto avvenuto l’altro giorno. Erano presenti in quest'Aula tutti i rappresentanti dei Gruppi parlamentari e, dunque, il senatore Dalla Chiesa e il senatore Bordon avrebbero potuto benissimo raccontare le loro esperienze. Ma si è svolto un dibattito in cui è stato completamente eluso l'argomento dei cosiddetti pianisti.
La sera, quando sono tornato stanco al mio collegio ed ho spiegato agli elettori perché le mie foto erano finite sui giornali ho detto loro che non ero un pianista e che avrebbero dovuto dirlo a tutti. Tra l’altro, non so perché si parli di pianisti, signor Presidente; qui non si fa il pianista, qui si vota per un senatore o per un altro, come ho dimostrato oggi davanti ai colleghi che hanno pensato invece che facessi una sceneggiata.
Ci sono stati colleghi che per andare in televisione hanno esposto cartelli in quest’Aula. Sono costoro che hanno svergognato quest’Aula, non io con la bottiglia d’acqua di cui posso avere bisogno. Sono loro che l’hanno svergognata! Ed io sono convinto che da oggi in poi, signor Presidente, mi chiameranno tutti perché ho messo la bottiglia d’acqua sul banco e non per il lavoro che ho svolto.
A questo punto, signor Presidente, desidero dimettermi da senatore e vado a svolgere il mio mestiere (Commenti dai banchi dell’opposizione). Ho rassegnato le dimissioni, colleghi, e non intendo ritirarle, non vi preoccupate. La lettera è stata consegnata al mio Capogruppo e ve ne spiego le ragioni. (Commenti dei senatori Longhi e Flammia).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, cerchiamo di ascoltare il senatore Lauro perché stiamo parlando di pagine non troppo brillanti per questa istituzione. Le abbiamo superate e credo che abbiano rappresentato un esame di coscienza per tutti, per cui oggi c�Eegrave; un comportamento differente.
Il senatore Lauro ha tutto il diritto di esporre le sue ragioni senza che vengano fatti commenti vari; e si sa benissimo a chi mi riferisco.
LAURO (FI). Stavo dicendo che ho rassegnato le mie dimissioni al Gruppo perché quando le rassegnai in seguito alla tragedia di Sarno consegnai la lettera direttamente al presidente Mancino, il quale mi rispose con un’altra lettera con cui mi invitava a non scherzare e mi diceva che in realtà il mio desiderio era quello di andare in televisione.
Evidentemente tutti avevano pensato che mi dimettevo - di fronte ad una tragedia! - solo perché volevo andare in televisione, ma non sono mai andato in televisione, né ho chiesto di andarci. Non l’ho fatto perché non fa parte del mio costume e la storia della mia famiglia lo dimostra. Come dicevo, mi hanno scritto una bella lettera in cui mi si chiedeva di non dimettermi per cui ritirai le dimissioni.
Questa volta, per evitare le speculazioni che quelle persone avevano fatto, ho consegnato la lettera al Presidente del mio Gruppo, perché questo divenga un fatto politico. Io sono stato eletto in un collegio nel quale devo dar conto a 64.000 elettori e sono risultato il primo eletto in Campania. Ma non ho fatto questo da solo, l'ho fatto insieme a tanti colleghi della Casa delle libertà; l'ho fatto insieme al presidente Berlusconi, che per quell'area ha assunto degli impegni molto importanti. E il Presidente Berlusconi - che conosco personalmente - mantiene gli impegni presi.
E allora, ho consegnato al Presidente del mio Gruppo la lettera di dimissioni perché è costui che può valutare se la mia presenza in quest'Aula può nuocere in qualche modo al mio Gruppo politico. E mi auguro che tutti voi voterete accogliendo le mie dimissioni e mi manderete a casa. Solo per questo, l'ho fatto. Lo voglio chiarire perché una volta si può essere presi in giro, magari per inesperienza, ma non di più.
Signor Presidente, in passato in quest'Aula noi ci siamo comportati diversamente. Avanzavamo di quando in quando una richiesta di verifica del numero legale e quindi non c'è mai stata necessità di chiedere da bere o altro. Ci sono gli atti a dimostrarlo: noi intervenivamo veramente per fare politica, per migliorare il testo dei provvedimenti con i nostri emendamenti. Oggi si discuteva del provvedimento sulla scuola: ma che cosa si è capito di quello di cui abbiamo parlato? L'unico dato che è emerso è stato la reiterata richiesta di verifica del numero legale. Solo questo. Il dibattito che abbiamo condotto, anziché 10 ore, avrebbe potuto durare un'ora, senza costringere nessuno a fare sceneggiate.
Mi scuso con i colleghi, che apprezzo, soprattutto con il mio Capogruppo, perché non vorrei che venisse accusato di avere dei "buffoni" nel proprio Gruppo. Ma questo "buffone" oggi andrà in televisione. L'altra sera ho visto il collega Dalla Chiesa in televisione che parlava di queste cose. Il collega Dalla Chiesa era presente la mattina in Aula e poteva dire quello che voleva e invece è andato al Tg3 la sera davanti agli italiani a dire cose distorte su quello che noi avevamo fatto la mattina.
Io quella mattina per i miei elettori sarei stato di nuovo un pianista. Ma non voglio dire pianista, signor Presidente; visto che il collega Dalla Chiesa se la fa con dei registi, e dal momento che è in programmazione al cinema un film dal titolo "Il pianista", non vorrei che questo Moretti abbia un qualche interesse perché quel film vada bene: coi tempi che corrono, si può pensare di tutto!
Io, signor Presidente, in quest'Aula non ho mai votato per un mio collega, né un mio collega ha votato per me, se non si era presenti nell'emiciclo. Invito chiunque a sostenere il contrario. Se la Presidenza del Senato della Repubblica non mi dà una certificazione che attesti che io non ho mai fatto niente di scorretto, ne andrà della mia dignità, signor Presidente. Non c'entra il presidente Pera, io non mi devo autotutelare. Io ho soltanto la mia dignità da difendere e su questo non c'è niente da fare.
E allora, signor Presidente, mi è dispiaciuto prima quando l'amico Del Turco (così lo consideravo fino a qualche momento fa) fuori della buvette mi ha accusato ingiustamente. Le chiedo, signor Presidente, di concedermi un paio di minuti ancora per terminare il mio intervento, se è possibile.
PRESIDENTE. Senatore Lauro, le concederò sicuramente il tempo di cui ha bisogno per concludere il suo intervento.
LAURO (FI). Del Turco mi ha detto: "Tu la devi finire di minacciare i giornalisti perché fai parte della Commissione Mitrokhin. Io ti faccio espellere dalla Commissione Mitrokin". Gli ho chiesto se fosse pazzo; quale giornalista avrei minacciato? Per evitare interpretazioni errate, Del Turco - ad essere un po' esaurito non sono io ma è forse proprio Del Turco per aver perso la leadership - può spiegare in quest'Aula che cosa volesse dire esattamente affinché io possa ricorrere ad un giurì d'onore.
Al momento non posso farlo perché l'episodio è accaduto fuori dall'Aula, anche se alcuni colleghi possono testimoniare la veridicità di quanto ho detto. Il senatore Del Turco deve ripetere in questa sede che cosa intendesse dire per darmi la possibilità di richiedere che una commissione indaghi sul fondamento delle sue affermazioni.
Ho scritto al presidente Petruccioli e spero che si potrà vedere la registrazione della seduta. Forse ho interpretato male quella sera, ma ho capito che il collega Dalla Chiesa, che non ho mai avuto il piacere di conoscere, va in televisione non perché paga i giornalisti ma piuttosto perché chiede la verifica del numero legale, perché fa le buffonate; dunque, a partire da questa sera andrò anch'io in televisione.
PRESIDENTE. Senatore Lauro, per cortesia, è assolutamente scorretto fare queste considerazioni nei confronti di colleghi, a maggior ragione se assenti. La prego di attenersi alle sue comunicazioni, evitando considerazioni assolutamente soggettive.
LAURO (FI). Signor Presidente, ho scritto una lettera al Presidente della Commissione perché porti la questione in Assemblea. Abbiamo svolto un dibattito, ma il senatore Dalla Chiesa, anziché intervenire in questa sede, ha preferito parlare al Tg3. Io mi asterrò dal giudizio, non intendo valutare le sue affermazioni, ma voglio che i miei colleghi, che hanno partecipato alle sedute - è stato redatto il resoconto - e che hanno seguito la trasmissione, giudichino se sono corrette le informazioni che il senatore Dalla Chiesa ha diffuso tramite un canale televisivo nazionale.
Non chiedo nulla di più; attenderò una risposta e da questo momento non rilascerò interviste. Potete stare tranquilli, verrò soltanto per votare. Invito il mio Gruppo ad espletare quanto prima la formalità che mi concerne (ritengo che tutti saranno favorevoli all'accoglimento delle mie dimissioni), affinché si possa svolgere un dibattito.
In questo dibattito spero di avere almeno un'ora di tempo dopo sei anni di lavoro parlamentare, per spiegare le mie ragioni. Chi non vuole parlare o ascoltare può assentarsi, può evitare di partecipare, tanto a quel dibattito non saranno presenti le televisioni. Fatemi esprimere ciò che si può dire in Parlamento tranquillamente e senza problemi. Ringrazio il Presidente e mi scuso con gli assistenti parlamentari che sono stati costretti a portarmi l'acqua, anche se non potrebbero farlo; mi scuso per aver determinato una forzatura della prassi vigente.
Signor Presidente, in un Senato così non ci sto. Il collega Bordon dice che dobbiamo rimanere perché pensa che i senatori devono soltanto votare, mentre io ritengo che il fine del dibattito parlamentare - e ieri il Gruppo dei DS ha mostrato un'apertura in tal senso - sia quello di confrontarsi sui problemi veri, sulle questioni serie, perché il Paese ha bisogno che le leggi siano fatte bene. Questo deve essere il nostro lavoro. (Applausi dai Gruppi FI, UDC:CCD-CDU-DE e AN e del senatore Carrara. Molte congratulazioni).
PRESIDENTE. Senatore Lauro, credo che anche le votazioni di oggi abbiano dimostrato quanto, se presenti in Aula, si riesca a fare in un'ora di lavoro: ieri sera abbiamo esaminato cinquantacinque pagine di emendamenti.
Credo sia compito dei Capigruppo sollecitare una concentrazione delle fasi di votazione in modo che si sappia quando è possibile dedicarsi completamente a questa fase che, sebbene possa risultare tediosa e antipatica, è pur tuttavia necessaria, come stabilisce la Costituzione. Sarebbe opportuno comunque limitare tale fase ad alcune sedute della settimana, dedicando il tempo restante alle Commissioni e alle altre attività politiche.
MAGNALBO' (AN). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAGNALBO' (AN). Signor Presidente, a titolo personale, invito il senatore Lauro a ritirare le proprie dimissioni per il grande contributo che ha portato in due legislature alla causa della Casa delle libertà sotto il profilo legislativo ed umano.
PRESIDENTE. La ringrazio, senatore Magnalbò, tuttavia la circostanza che dimissioni siano state consegnate nelle mani del presidente Schifani mi tranquillizza sul fatto che ci sarà comunque una valutazione su quello che dovrà essere il seguito di questa vicenda.
Apprezzate le circostanze, sospendo la seduta, che verrà ripresa alle ore 15.
(La seduta, sospesa alle ore 14,10, è ripresa alle ore 15,03).