Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 354 del 12/03/2003
Azioni disponibili
Interrogazioni a risposta scritta
STANISCI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e della giustizia - Premesso che:
il 21 febbraio 2003, presso la stazione dei Carabinieri di Martina Franca (Taranto), è stata presentata denuncia-querela da parte del signor Angelo Leo, rappresentante della FILLEA CGIL provinciale di Brindisi, contro i componenti della ditta Gallone s.n.c. di Villa Castelli (Brindisi) produttrice di manufatti in cemento;
nella denuncia il signor Leo evidenzia come la ditta Gallone disattenda in modo grave il contratto di lavoro, obbligando i dipendenti a firmare buste paga non rispondenti all'effettivo salario ed a turni di lavoro di nove ore continuate;
dalla stessa denuncia si evincono i comportamenti antisindacali, che vanno dal tentativo di non far svolgere regolari assemblee in orario di lavoro alla negazione delle stesse;
fatto ancora più grave, il signor Leo risulta essere stato minacciato di morte insieme agli operai nel corso di vari tentativi di incontro e di discussione con i titolari dell'azienda e che, solo all'arrivo dei Carabinieri, i rappresentanti della ditta Gallone hanno concesso che si svolgesse un'assemblea sindacale,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti e come intendano adoperarsi perché tra azienda, sindacati e lavoratori ci siano rapporti di civile confronto, nel rispetto delle leggi vigenti.
(4-04090)
TOMASSINI, TUNIS - Al Ministro della salute - Premesso:
che il Governo con atto n. 93 del 31 gennaio 2003 ha individuato nelle figure professionali degli architetti, degli ingegneri e dei periti industriali le categorie che potranno assolvere le funzioni di responsabile della sicurezza, prevenzione e protezione;
che tale provvedimento, che ha integrato la normativa esistente in materia di sicurezza, cioè il decreto legislativo 19 settembre 1994, esclude ingiustificatamente la categoria dei periti agrari dal novero di quelle abilitate a svolgere le funzioni di responsabile della sicurezza, prevenzione e protezione;
considerato:
che i periti agrari possiedono competenza e accurata professionalità, in forza di una preparazione tecnica avanzata e collaudata;
che i periti agrari già espletano l'attività in oggetto, sia in via generale sia, specificatamente, in settori delicati, quali l'agricoltura e l'agri-industria, che richiedono una notevole specificità di conoscenze;
che, pertanto, la discriminazione tra categorie professionali appare immotivata,
gli interroganti chiedono di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario ed urgente addivenire, attraverso propri provvedimenti legislativi, alla correzione ed eliminazione della disparità di trattamento tra le figure professionali degli architetti, degli ingegneri e dei periti industriali e quella dei periti agrari, inserendo anche questi ultimi tra le figure professionali abilitate a svolgere le funzioni di responsabile della sicurezza, prevenzione e protezione.
(4-04091)
SODANO TOMMASO - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
nel Molise opera una Società per Azioni denominata S.R.T. con sede ad Isernia che effettua la gestione esattoriale per conto di Comuni e la riscossione di imposte dirette anche per conto dello Stato;
sono molti i cittadini che lamentano una scarsa trasparenza da parte della S.R.T. nelle operazioni di riscossione, che ha portato anche a forme di vessazioni nei loro confronti, in quanto a causa di brevi ritardi nei pagamenti sono stati costretti a pagare more salatissime e del tutto ingiustificate, e che ha determinato anche la presentazione di diverse denunce all'autorità giudiziaria.;
da parte della predetta Società vengono inoltre svolte attività complementari che nulla hanno a che vedere con la riscossione di tributi , quale l'attività relativa alle esecuzioni mobiliari e quindi immobiliari senza che la S.R.T. abbia mai fornito (anche in diversi giudizi esecutivi pendenti) la prova che sia autorizzata dal Ministero dell'economia e delle finanze a tali attività e conseguentemente che sia iscritta nell'apposito albo;
l'operato della S.R.T. sta determinando gravissimi danni a piccoli imprenditori locali (specialmente tessili) coinvolti indirettamente, loro malgrado, nel fallimento della Pantrem S.p.a. dei Fratelli Perna, fallimento sul quale a distanza di anni ancora la Magistratura locale non ha fatto piena luce;
quale presidente del collegio sindacale della S.R.T. figura Feig Simone già coinvolto nel procedimento penale inerente il fallimento Pantrem tutt'ora pendente davanti al Tribunale di Isernia, in merito a cui incombe la prescrizione non essendosi nemmeno arrivati ad una sentenza di I grado a distanza di 10 anni dal fallimento;
la S.R.T. farebbe parte di un consorzio di società, denominato A. Ser s.r.l. il quale risulterebbe indagato per turbativa d'asta, falso ed abuso dalla Procura di Latina per attività illecite riguardo all'appalto a licitazione privata per il servizio di riscossione tributi assegnato nel comune di Aprilia (Latina), che prevede un "aggio" di circa il 30%,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga di dover avviare un'indagine al fine di accertare le reali attività svolte dalla S.R.T., se queste rispondano alle norme di legge vigenti e se vi siano state azioni illecite nei confronti di cittadini;
se non ritenga di fornire copia del decreto ministeriale che autorizza la S.R.T. S.p.a. di Isernia alla riscossione di tributi iscritti a ruolo, imposte dirette per conto dello Stato, interessi di mora e spese di esecuzione secondo il decreto del Presidente della Repubblica n.602/73, ed in particolare se sia autorizzata ed iscritta nell'apposito Albo al fine di procedere ad azioni esecutive volte alla espropriazione di beni mobili ed immobili ;
se attualmente gli Amministratori del Consorzio A. Ser srl (tra cui figurano quali soci la S.R.T. di Isernia, la Socea, la Publiconsult e la Paghera) risultino ancora indagati dalla Procura di Latina e se vi siano a loro carico azioni giudiziarie in corso in altre Procure d'Italia;
se il Ministro sia a conoscenza che gli atti di notifica per le azioni di esproprio mobiliari ed immobiliari avvengono tramite dipendenti della S.R.T. anziché tramite Ufficiali Giudiziari;
quali provvedimenti intenda adottare contro la S.R.T. qualora dalle verifiche disposte da questo Ministero si accerti che la Società ha violato le norme di legge.
(4-04092)
SODANO TOMMASO - Ai Ministri dell'interno e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
in data 1° marzo 2003, presso lo stabilimento di Termoli della Fiat Powertrain, in occasione di una manifestazione indetta dall'azienda e denominata Family Day, è accaduto un increscioso incidente tra un sindacalista dello SLAI COBAS ed un addetto alla sorveglianza;
tale incidente è stato provocato da una piccola bandiera della pace, di quelle multicolori che stanno, in questi giorni, sventolando dalle case di milioni di italiani, posta sulla porta d'ingresso dello stabilimento;
il sindacalista ha inteso divulgare un monito di pace proprio nel giorno destinato alle visite delle famiglie nello stabilimento e quindi in un momento in cui più fortemente fosse visibile il messaggio di pace universale, intrinseco nel dispiegare una bandiera che non appartiene ad alcuno schieramento se non alla volontà di pacifismo che alberga nella totalità dell'animo umano;
il sorvegliante ha, invece, preteso la rimozione, con modi bruschi ed autoritari, adducendo la motivazione, di fatto molto remota, di un intralcio all'ingresso delle persone;
la discussione, nata in seguito alla richiesta provocatoria verso il rappresentante sindacale Stefano Musacchio, non ha prodotto, secondo numerosissimi testimoni a cominciare dal Responsabile delle relazioni sindacali della Fiat Powertrain, alcun attacco da parte di quest'ultimo e tanto meno il sindacalista ha spintonato il sorvegliante fino a farlo scivolare a terra;
l'episodio ha prodotto la sospensione cautelativa ai danni dello stesso Musacchio;
varie volte alcuni sorveglianti hanno già avuto occasione di rendersi protagonisti di azioni antisindacali a danno dei sindacalisti dello Slai Cobas e che per tali ragioni sono già stati oggetto di numerose denunce alla Procura della Repubblica di Larino;
l'azione di manifestare la scelta pacifista dello Slai Cobas attraverso un atto come quello di affiggere una bandiera della pace non rappresenta assolutamente un danneggiamento del patrimonio aziendale,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dell'accaduto e come intendano procedere in una circostanza che, seppur circoscritta agli ambiti privati ed aziendali, ha prodotto una sospensione cautelare che può tradursi in un vero e proprio licenziamento per un lavoratore che sta svolgendo comunque il suo ruolo di rappresentante sindacale e che in questo caso, esponendo il vessillo internazionale della pace, professa le proprie scelte e quelle della sigla sindacale che rappresenta contro ogni intervento bellico nel mondo;
se non ritengano che la circostanza della sospensione non sembri invece ricondurre ad una mera azione comportamentale di persecuzione e minaccia verso tutti coloro che dimostrano in favore della pace.
(4-04093)
SODANO TOMMASO - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:
l'Imesi di Carini, appartenente al gruppo Ansaldobreda, si è affermata come ditta costruttrice di materiale rotabile ed in particolare di carrozze ferroviarie, realizzando importanti prodotti per il mercato nazionale ed internazionale;
l'Ansaldobreda ha incassato un cospicuo portafoglio ordini con commesse in Danimarca, Stati Uniti, Spagna, Norvegia, Svezia e Grecia;
il 70 % del Gruppo industriale Ansaldobreda-Finmeccanica è di proprietà del Ministero dell'economia e delle finanze;
l'Ansaldobreda, il 15 gennaio 2003, ha comunicato la procedura di vendita dello stabilimento Imesi alla Keller di Palermo il cui proprietario è l'imprenditore Piero Mancini;
la Keller è attualmente priva di commesse con oltre 500 dipendenti in cassa integrazione;
l'imprenditore Mancini, nell'accordo sottoscritto al Ministero delle attività produttive, si impegnava a garantire per la Keller un programmato rientro al lavoro del personale a partire dal 30 settembre 2002 con i primi 30 operai;
ad oggi nessun rientro è avvenuto e gli annunciati lavori di manutenzione ed adeguamento strutturale dello stabilimento, da effettuarsi durante il periodo di chiusura, non sono mai stati eseguiti;
gli interessi dell'imprenditore Mancini sembrano essere orientati ad una diversa utilizzazione dell'area in cui insiste la Keller con un presunto obiettivo di edificare e dunque dismettere lo stabilimento.
un imprenditore con questi obiettivi non può acquistare uno stabilimento carico di commesse come l'Imesi che scorporato dal gruppo Ansaldobreda rischia di chiudere;
una operazione di fuoriuscita dell'Imesi dal gruppo industriale a cui appartiene ed una ipotesi di vendita dello stabilimento ad un imprenditore assolutamente disinteressato allo sviluppo produttivo significherebbe dare un colpo mortale al comparto metalmeccanico regionale, ma, cosa ancor più grave, lascerebbe al loro destino centinaia di lavoratori con elevate competenze nel settore ed una grande professionalità,
si chiede di sapere:
se corrisponda al vero che il prezzo della vendita dello stabilimento dell'Imesi di Carini, stabilito nel preliminare di accordo, ammonti a quattro milioni di euro, a fronte di valore di mercato di trentatrè milioni di euro;
se corrisponda al vero che l'area dei suoli della Imesi sia interessata da una operazione di riuso;
se il Presidente del Consiglio sia a conoscenza di un nuovo accordo, proposto dal Vice Ministro dell'economia Miccichè, nel quale si costituirebbe una nuova società, con Breda Ansaldo al 20 % di quote azionarie, mentre la rimanente proprietà verrebbe ceduta all'impreditore Mancini, già proprietario della Keller;
se non ritenga di intraprendere attraverso Finmeccanica, che tuttora risulta essere l'azionista pubblico di riferimento della Imesi, tutte le iniziative necessarie per lo sviluppo produttivo dello stabilimento palermitano e per il rilancio delle attività della stessa Finmeccanica.
(4-04094)
MALABARBA - Ai Ministri della difesa e della salute - Per conoscere, anche in relazione a precedenti atti ispettivi, per quale motivo siano stati chiusi parzialmente o completamente i laboratori di analisi mediche militari di Verona, Udine e Padova, tenuto anche conto della esigenza di effettuare gli esami clinici per i militari e civili che hanno operato all'estero (o destinati ad operare all'estero) anche in relazione a quanto venne stabilito dal «Protocollo Mandelli».
Per conoscere, inoltre:
se corrisponda al vero che il personale da sottoporre ad esami medici sia stato informato che avrebbe potuto eseguire questi esami in strutture sanitarie civili a costo zero (anche senza che fossero state fatte apposite convenzioni);
se risponda al vero che la direzione dell'ospedale militare di Padova, che funziona come centro militare di medicina legale, ha firmato un accordo con l'azienda ospedaliera di Padova in cui si impegnava a fornire l'uso di sale operatorie, rianimazione, strumentazione, stanze adibite a day hospital, in cambio di esami di laboratorio in base a quanto è stato stabilito nelle disposizioni al titolo "Modificazioni apportate in sede di convenzione al decreto - legge 29 dicembre 2000, n. 393", pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, Serie generale n. 50 del 1/3/2001.
Per conoscere, in particolare, in merito a tale questione:
se gli enti che dipendono e affluiscono all'ospedale militare di Padova siano stati dirottati in altri centri pubblici o strutture private con una spesa per l'anno 2000 di circa un miliardo di lire (non utilizzando quindi l'accordo con l'azienda ospedaliera di Padova);
se il laboratorio dell'ospedale di Padova sia in grado di sopportare un bacino di utenza di circa 70.000 esami;
se per ogni pacchetto di esami per il personale di ritorno o in partenza per l'estero il costo sia di circa 150.000 lire.
(4-04095)
FLORINO - Al Ministro dell'interno - Premesso:
che il recente agguato di camorra ad Ercolano (Napoli) con l'uccisione di due noti esponenti del clan locale e il grave ferimento di un ignaro passante ripropongono l'allarme in un'area ad alta densità criminale;
che l'area in questione mostra segni di cedimenti e crisi legalitaria in tutti i settori;
che l'attuale Amministrazione comunale, disattenta alle problematiche socio-economiche della cittadina, recitando il solito copione delle sterili recriminazioni e critiche al Governo, omette le proprie responsabilità sul mancato sviluppo dell'area ercolanense;
che il patto del Miglio d'oro con relativo finanziamento dello Stato per una serie di interventi e la piena occupazione di circa seicento unità è fallito miseramente;
che l'unico intervento in corso d'opera su Villa d'Aprile al corso Resina dopo aver usufruito di un notevole finanziamento è fermo al palo per «oscure ed illegali manovre»;
che in questo contesto di illegalità e di tessuto sociale e istituzionale debole e permissivo la camorra domina la cittadina di Ercolano ed altri comuni vicini;
che per lo stesso sindaco di Ercolano è stato chiesto il rinvio a giudizio per la costruzione di un manufatto abusivo, successivamente e subdolamente da tramutarsi in Caserma dei Carabinieri,
l'interrogante chiede di conoscere:
le ragioni di questa escalation della criminalità nella città di Ercolano;
se i finanziamenti erogati per il patto del Miglio d'oro con relativo ed unico intervento sulla Villa d'Aprile in Corso Resina siano stati utilizzati per le finalità previste;
se non si intenda verificare presunti condizionamenti della criminalità sull'operato degli amministratori locali.
(4-04096)
VERALDI - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:
l'ufficio operativo di Catanzaro del Ministero per i beni e le attività culturali è inutilizzabile da parte di quanti intendono conoscere i dati relativi alle opere schedate dalla Sovrintendenza di Cosenza;
tutte le schede dei beni mobili ed immobili (edifici ed opere d'arte) riguardanti la città di Catanzaro e la sua Provincia sono rimaste presso gli uffici di Cosenza, per cui gli studiosi che vogliono consultare detto materiale devono recarsi in quella città, con conseguenti spese e disagi specie se si considera la limitatezza del tempo di apertura degli uffici e la necessità di recarvisi per diversi giorni, ove si debba condurre una ricerca sufficientemente approfondita;
inoltre, l'unico funzionario addetto alla Provincia di Catanzaro, geom. Del Sole, che va elogiato per quanto fa, ha in Cosenza la sua sede;
lo stesso vale per gli esperti di Storia dell'arte della Sovrintendenza calabrese;
ne consegue la difficoltà di avere non solo la disponibilità dei dati, ma anche interlocutori immediati e competenti ove si voglia segnalare, discutere o approfondire qualsiasi argomento;
la mole dei beni potenzialmente fruibili, da tutelare o ancora da individuare e vincolare è notevole, per cui si deve, necessariamente, provvedere alla riorganizzazione degli uffici per renderli funzionali, specie per garantire, all'interno della gestione del territorio, un corretto uso delle sopravvivenze storiche;
analogo discorso vale per la Sovrintendenza Archeologica di Reggio Calabria, custode di materiali e notizie che riguardano l'intero territorio della Calabria, spesso sconosciuti ai più, ma forse idonei a far riconsiderare vicende importanti, ricostruibili unicamente in forza dei reperti archeologici, stante la difficoltà di reperire documenti cartacei, specie delle epoche più antiche;
la recente istituzione in Catanzaro di Uffici di Coordinamento del Ministero, in applicazione della legge che prevede come sede delle Sovrintendenze i capoluoghi di regione, costituisce il presupposto per il riordino del settore in Calabria,
si chiede di conoscere quali urgenti iniziative si intenda adottare per risolvere i gravi problemi sopra indicati.
(4-04097)