Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 354 del 12/03/2003

Seguito della discussione del disegno di legge:

(2023) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 20 gennaio 2003, n. 4, recante disposizioni urgenti per la prosecuzione della partecipazione italiana ad operazioni militari internazionali. Modifiche al codice penale militare di guerra (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale)

PRESIDENTE. Prosegue la discussione generale che ha avuto inizio nella seduta pomeridiana di ieri.

DE ZULUETA (DS-U). Pur apprezzando le disposizioni relative alla prosecuzione della partecipazione militare italiana ad alcune rilevanti operazioni internazionali, come quelle in Macedonia ed in Kosovo, quella di polizia dell'Unione europea in Bosnia-Erzegovina nonché alle missioni di pace in Somalia e in Sudan, il provvedimento opera una palese forzatura confermando anche l'intervento all'operazione Enduring Freedom, che ha assunto una configurazione di vera e propria missione di guerra cui partecipa il contingente italiano degli alpini. Sarebbe stata questa l'occasione da parte del Governo per fare chiarezza sulla natura di quella missione, anche per onorare l'impegno dei militari italiani impegnati in una pericolosa operazione di combattimento. In tale quadro l'ordine del giorno G4 pone l'accento su due questioni preoccupanti che riguardano, in primo luogo, il trasferimento del comando ad autorità straniera, per la prima volta nella storia repubblicana, senza alcuna rappresentanza dell'Italia a livello di vertice, con ciò rendendo ancora più difficile un'effettiva conoscenza da parte del Parlamento degli obiettivi di quella missione. In secondo luogo, si evidenzia la necessità di procedere nella lotta al terrorismo rispettando la legalità e garantendo i diritti umani dei prigionieri. Si tratta di una questione di grande attualità che si è riproposta recentemente, dopo l'arresto di un importante esponente di Al Qaeda, in merito ai metodi di pressione utilizzati per indurre i prigionieri alla confessione. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Verdi-U, Misto-Com e Aut e del senatore Frau).

 

Presidenza del vice presidente FISICHELLA

FORLANI (UDC). Le missioni internazionali alle quali l'Italia ha partecipato in questi anni, di cui il decreto-legge dispone la proroga in un momento cruciale per la sicurezza mondiale, perseguono la tutela globale della pace e della sicurezza. Tale proroga si rende necessaria alla luce della difficile situazione nelle aree interessate; ad esempio per il Kosovo non si intravede una chiara prospettiva, se cioè debba diventare uno Stato indipendente, rientrare all'interno della Federazione jugoslava o restare protettorato della comunità internazionale; in Afghanistan il Governo Karzai incontra notevoli difficoltà ad estendere il controllo del territorio del Paese al di fuori di Kabul, né si intravede soluzione per la questione palestinese, che viene rinviata alla conclusione della crisi irachena. Il provvedimento è necessario ad assicurare continuità ad interventi volti al disarmo, all'interposizione e alla tutela delle popolazioni civili, in attesa che, a seguito della definizione di una comune politica estera e di difesa, possa realizzarsi la Forza di intervento rapido europea. L'Italia deve dimostrarsi all'altezza del suo ruolo di democrazia matura e fare la sua parte in una civiltà globalizzata per assicurare governi stabili, democratici ed autorevoli; annunciando quindi voto il favorevole, esprime soddisfazione anche per l'abrogazione da parte della Camera dei deputati di cinque articoli del codice penale militare di guerra, chiaramente incoerenti rispetto al dettato costituzionale. (Applausi dai Gruppi UDC e AN).

BEDIN (Mar-DL-U). Il problema della errata copertura finanziaria del provvedimento, che non incorpora gli incrementi delle indennità approvati in sede parlamentare, richiede una soluzione più convincente rispetto all'accoglimento di un ordine del giorno, visto il rilevante interesse ad assicurare il pagamento degli stipendi ai militari impegnati all'estero. Inoltre, in considerazione della estrema diversità delle varie missioni internazionali nelle quali l'Italia è impegnata, sarebbe stato preferibile differenziare la situazione giuridica dei militari. La missione Enduring Freedom non può ritenersi un'operazione di peace keeping e pertanto avrebbe richiesto un'autonoma valutazione, anche in riferimento ai problemi legati al trasferimento del comando, alle regole di ingaggio e alla salvaguardia dei militari impegnati. Il miglior modo per esprimere solidarietà ai soldati italiani consiste nel chiarimento di tali aspetti, particolarmente urgente alla luce delle contraddizioni tra le affermazioni del comandante della missione e quelle del ministro Martino. Il Parlamento deve conoscere le caratteristiche del trasferimento del comando e in quale ambito il responsabile italiano della missione potrà esercitare il potere di veto e per questi motivi è stato presentato un emendamento volto a distinguere la missione Nibbio dall'operazione Enduring Freedom; auspica che in Assemblea il Governo assuma le proprie responsabilità su tali decisivi aspetti, il cui mancato chiarimento ha determinato il voto contrario in Commissione. Segnala inoltre alla Presidenza che le implicazioni del provvedimento sulla politica estera ne avrebbero dovuto provocare l'assegnazione alle Commissioni riunite difesa ed esteri, come avvenuto alla Camera dei deputati. Inoltre, dopo avere espresso gratitudine agli uomini e alle donne che rappresentano l'Italia in queste missioni, che l'Ulivo ha sempre sostenuto come contributo alla sicurezza e al mantenimento della pace, ritiene che sarebbe stato preferibile un provvedimento organico anziché un decreto-legge e che il Governo avrebbe dovuto informare dettagliatamente il Parlamento sull'eventuale cambiamento della loro natura e dei loro obiettivi, in particolare della missione di polizia in Bosnia Erzegovina, sulla quale stanno maturando importanti novità in sede europea di cui il Parlamento non è stato debitamente informato. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U e DS-U).

PALOMBO (AN). La proroga della partecipazione italiana ad operazioni militari all'estero, in analogia a provvedimenti adottati anche nella precedente legislatura, riflette la sempre più incisiva responsabilità del Paese nella garanzia della pace e della stabilità internazionale, particolarmente in una fase in cui alla minaccia del terrorismo fondamentalista si affianca il rischio della criminalità multietnica. Nonostante gli obiettivi delle missioni siano la stabilità internazionale per la costruzione della pace, in nessun caso può essere escluso il ricorso alla forza, da esercitarsi nel quadro giuridico che disciplina l'intervento e alla luce dell'autorizzazione concessa dal Parlamento. Tali criteri generali vengono poi specificati, in rapporto al teatro delle operazioni, nelle cosiddette regole di ingaggio, che devono restare comunque segrete. Nel momento in cui forze italiane vengono poste alle dipendenze di una diversa struttura di vertice, nella catena di comando e controllo un rappresentante nazionale esercita il potere necessario per impedire sconfinamenti dai limiti di ingaggio. In ogni caso, l'impiego di truppe terrestri era previsto sin dalla prima adesione italiana alla missione Enduring Freedom, per cui il Paese non si può sottrarre al dovere morale di partecipare anche alle missioni più rischiose, che richiedono l'appoggio solidale di tutti gli schieramenti politici. La situazione internazionale richiede il potenziamento dello strumento militare, che del resto rientra tra le priorità del Governo e della maggioranza, affinché i meravigliosi soldati italiani, ovunque apprezzati per la loro umanità e l'alta professionalità, possano svolgere al meglio il loro compito nel mondo a favore di popoli martoriati. (Applausi dai Gruppi AN, FI e UDC e del senatore Carrara. Molte congratulazioni).

PASCARELLA (DS-U). In attesa della riforma del codice penale militare cui il Governo si è formalmente impegnato da circa un anno, è comunque apprezzabile la soppressione di alcuni articoli del codice del 1941 contrastanti con la Carta costituzionale. Le missioni militari italiane all'estero con compiti di peace keeping stanno consentendo di valorizzare il ruolo dell'Unione europea ed hanno fornito occasione per l'esaltazione della professionalità e delle peculiarità delle Forze armate italiane, apprezzate innanzi tutto dalle parti in contrasto. Da tali esperienze, peraltro, si è sviluppata anche la capacità di esprimere nel settore militare dirigenti che hanno assunto rilevanti responsabilità nell'ambito di missioni della NATO. Diversa è la missione affidata al contingente Nibbio che comporta un elevato livello di pericolo e di uso della forza militare: i Democratici di sinistra avrebbero preferito un maggiore impegno del contingente italiano nell'ambito dell'ISAF, nella considerazione che sia innanzi tutto importante rafforzare le istituzioni afgane; ma la partecipazione all'operazione Enduring Freedom preoccupa per il rischio che il passaggio del comando dalla Difesa alla Forza multinazionale non comporti l'assoluto rispetto del mandato del Parlamento italiano. Su tale aspetto il Governo non ha ancora fornito certezze, nonostante la forte attenzione dell'opinione pubblica sull'argomento e più in generale sui temi della pace, in ordine ai quali è generalizzato il giudizio negativo sulla scelta di seguire le decisioni unilaterali assunte dagli Stati Uniti a discapito della legittimità dell'ONU. Del resto, il Governo sta minando le certezze nel settore della Difesa anche per quanto riguarda gli stanziamenti, che, a differenza di quanto avvenuto nella precedente legislatura, sono in costante riduzione, con un impatto fortemente negativo soprattutto sulle risorse destinate all'incremento della professionalità, requisito indispensabile per poter assicurare un ruolo significativo alle Forze armate italiane nella politica di sicurezza e di difesa europea. (Applausi dai Gruppi DS-U e Misto-Com. Congratulazioni).

 

Presidenza del vice presidente SALVI

MANFREDI (FI). Il disegno di legge n. 2023 accanto alla condivisibile soppressione di cinque articoli del codice penale militare di guerra contenenti norme non consone al dettato costituzionale, converte in legge disposizioni urgenti in tema di copertura finanziaria e di proroga dei termini delle missioni di contingenti militari italiani all'estero autorizzate dal Parlamento. Le perplessità sollevate sulla missione del contingente Nibbio non sono condivisibili in quanto, mentre è improponibile l'ipotesi di un comando militare collegiale delle operazioni, è stato più volte garantito dal Governo il rispetto del mandato approvato dal Parlamento, che potrà essere assicurato anche attraverso l'utilizzo di un diritto di veto contro ordini palesemente contrari alle direttive impartite dal Governo. Inoltre, le regole di ingaggio vengono definite dal Governo sulla base di un'accurata valutazione della situazione locale e di accordi non standardizzati con le autorità statunitensi. Nell'auspicare che il Governo informi periodicamente il Parlamento dell'attività del contingente italiano in Afghanistan, ribadisce il sostegno di Forza Italia al disegno di legge nella convinzione che le missioni nelle quali sono impegnate le Forze armate italiane, pur non immuni da rischi, rispondano alle risoluzioni delle Nazioni Unite e alle deliberazioni del Parlamento al fine di garantire o ripristinare la pace e di lottare contro il terrorismo internazionale. (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC e LP. Congratulazioni).

 

PRESIDENTE. Dichiara chiusa la discussione generale.

PERUZZOTTI, relatore. La discussione ha confermato la grande sensibilità che accomuna le forze politiche nei confronti degli impegni militari italiani nei teatri di crisi. Occorre tuttavia precisare che tutte le missioni attualmente in corso sono state approvate dal Parlamento, compresa l'operazione Enuring Freedom, la cui natura è apparsa chiara sin dall'inizio. Va altresì ribadito che non vi è alcuna connessione diretta tra l'intensificazione dell'impegno militare italiano in Afghanistan e gli sviluppi della crisi irachena: la maggioranza concorda sull'importanza del ruolo delle Nazioni Unite nel mantenimento della pace e della sicurezza mondiale e sulla necessità che l'Europa dia unitariamente il proprio contributo. Il Senato è oggi chiamato a confermare la scelta di partecipare alla costruzione della pace e di un ordine internazionale migliore, in ossequio ai valori della Costituzione, all'interesse nazionale e ai soldati italiani impegnati in queste delicate missioni. (Applausi dai Gruppi LP, FI, AN e UDC).

BOSI, sottosegretario di Stato per la difesa. Il dibattito si è caricato di considerazioni condizionate dalla difficilissima situazione internazionale, ma il contenuto del disegno di legge attiene alla prosecuzione delle missioni militari di pace italiane all'estero, che stanno riscuotendo generale apprezzamento, in particolare per la professionalità e le doti di umanità dei militari italiani, cui va la riconoscenza del Governo e della Nazione. Le preoccupazioni ulteriori sollevate nel dibattito sono comprensibili, ma il Governo ribadisce che il trasferimento del comando dalla Difesa alle autorità sovranazionali che gestiscono le missioni avviene dopo aver concordato le modalità di svolgimento delle operazioni e che le regole di ingaggio sono sempre rispettose dei diritti umani e delle impostazioni indicate dal comando nazionale. Per tali ragioni appaiono eccessive le preoccupazioni riguardo al coinvolgimento di soldati italiani in azioni addirittura lesive dei diritti umani: l'Italia sta partecipando convintamente anche in Afghanistan alla lotta contro il terrorismo, che comporta certamente rischi mai negati e l'eventualità del combattimento, ma che è condizione essenziale per il ripristino della pace, della libertà e per lo sviluppo di istituzioni democratiche. Nel sottolineare la difficoltà di procedere a una stabilizzazione delle risorse destinate alle missioni militari di pace, il Governo esprime l'aspettativa che il Senato voglia approvare un provvedimento che consente la prosecuzione di azioni che fanno onore alle Forze armate e all'Italia. (Applausi dai Gruppi UDC, FI, AN e LP).

 

PRESIDENTE. Dà lettura del parere della Commissione bilancio sul disegno di legge e sugli emendamenti ad esso riferiti. (v. Resoconto stenografico).

 

PERUZZOTTI, relatore. Esprime parere contrario sull'ordine del giorno G4 e propone una diversa formulazione del dispositivo dell'ordine del giorno G3. (v. Allegato A).

 

BOSI, sottosegretario di Stato per la difesa. Accoglie gli ordini del giorno della Commissione. Il Governo non accoglie l'ordine del giorno G4.

 

DE ZULUETA (DS-U). Chiede la votazione nominale elettronica dell'ordine del giorno G4 esprimendo meraviglia per l'atteggiamento del Governo, che non accoglie un dispositivo in precedenza già accettato.

 

MALABARBA (Misto-RC). Sottoscrive l'ordine del giorno G4.

 

BONFIETTI (DS-U). Sottoscrive l'ordine del giorno.

 

MARINO (Misto-Com). Voterà a favore dell'ordine del giorno, che sottoscrive.

 

BEDIN (Mar-DL-U). Dichiara il voto favorevole dei senatori della Margherita.

 

Con votazione nominale elettronica, il Senato respinge l'ordine del giorno G4.

PRESIDENTE. Passa all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge di conversione, avvertendo che gli emendamenti sono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire. Passa quindi agli emendamenti riferiti all'articolo 1 del decreto-legge, ricordando che la Commissione bilancio ha espresso parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sugli emendamenti 1.104 e 1.106.

 

MARTONE (Verdi-U). L'emendamento 1.100 consente di stralciare la parte relativa al finanziamento dell'operazione Enduring Freedom da quelle relative alle altre missioni che hanno tipologie diverse e più chiaramente assimilabili ai compiti di peace keeping. Questo stralcio consentirebbe il voto favorevole dei senatori Verdi all'intero provvedimento.

 

MALABARBA (Misto-RC). Illustra l'emendamento 1.101, volto a sopprimere il riferimento alla partecipazione italiana alla missione multinazionale Enduring Freedom, in coerenza con la forte contrarietà manifestata da Rifondazione comunista fin dall'avvio dell'operazione ed anche alla luce degli scarsi risultati da essa raggiunti nella lotta al terrorismo, contribuendo bensì alla destabilizzazione dell'area. La contrarietà risulta rafforzata dallo stretto collegamento dell'operazione militare con la guerra all'Iraq, poiché il contingente italiano inviato sostituisce le truppe americane convogliate nel Golfo Persico.

 

BEDIN (Mar-DL-U). L'emendamento 1.106 è volto a prorogare il termine relativo alla partecipazione italiana alla missione ISAF in Afghanistan, in linea con la risoluzione ONU che ha prorogato fino al 20 dicembre 2003 l'originario mandato. Si tratta infatti di una missione che svolge un compito particolarmente importante in direzione della pacificazione e della stabilizzazione di quel territorio, garantendo condizioni di sicurezza all'autorità afgana insediatasi nel dicembre 2001; in particolare, il contingente italiano provvede all'attività di bonifica da ordigni esplosivi e armi chimiche. (Applausi dal Gruppo Mar-DL-U).

 

DE ZULUETA (DS-U). L'emendamento 1.105 propone di separare la missione in Afghanistan del contingente degli alpini dalle altre operazioni, compreso il pattugliamento navale nel Golfo Persico e nel Mar Arabico. Coglie l'occasione per precisare che la tutela dei diritti umani e della legalità, su cui pone l'attenzione l'ordine del giorno G4, è riferita al trattamento nei confronti dei prigionieri, che non appare sempre conforme alle Convenzioni vigenti. (Applausi dai Gruppi DS-U, Verdi-U e Misto-RC e del senatore Peterlini).

 

PRESIDENTE. I rimanenti emendamenti si intendono illustrati.

 

PERUZZOTTI, relatore. Precisa che l'ordine del giorno G1 va interpretato nel senso di impegnare il Governo a riferire costantemente alle Commissioni competenti sull'attività operativa del contingente terrestre impegnato in Afghanistan. Esprime parere contrario sugli emendamenti.

 

BOSI, sottosegretario di Stato per la difesa. Concorda con l'interpretazione dell'ordine del giorno G1 proposta dal relatore ed esprime parere contrario sugli emendamenti.

 

Con votazione nominale elettronica, chiesta dal senatore MARTONE (Verdi-U), sono respinti gli identici emendamenti 1.100 e 1.101.

 

BEDIN (Mar-DL-U). A titolo personale, dichiara il voto favorevole sull'emendamento 1.105, ribadendo le forti perplessità sull'invio del contingente italiano Nibbio all'interno dell'operazione Enduring Freedom, impegnato di fatto in una missione di vero e proprio combattimento, senza che al Parlamento e all'opinione pubblica siano state fornite sufficienti informazioni in proposito.

 

Sono quindi respinti gli emendamenti 1.105 e 1.102.

 

MALABARBA (Misto-RC). Dichiara il voto favorevole sull'emendamento 1.103, anticipando un voto contrario sull'1.106, per ribadire una forte opposizione a qualsiasi operazione militare in Afghanistan, anche a quella denominata ISAF che favorisce di fatto l'occupazione di quel Paese.

 

Il Senato respinge l'emendamento 1.103. Con distinte votazioni nominali elettroniche, chieste dei presentatori, ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, sono respinti gli emendamenti 1.106 e 1.104 (testo corretto).

 

PRESIDENTE. L'emendamento 1.200 è stato ritirato. Non essendovi emendamenti riferiti all'articolo 2 del decreto legge, passa all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 3 del decreto-legge, ricordando che la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione sugli emendamenti 3.101 e 3.102.

 

BEDIN (Mar-DL-U). Ritira gli emendamenti 3.101 e 3.102.

 

PRESIDENTE. L'emendamento 3.100 si intende illustrato.

 

PERUZZOTTI, relatore. Esprime parere contrario sull'emendamento 3.100.

 

BOSI, sottosegretario di Stato per la difesa. Esprime parere conforme a quello del relatore.

 

E' quindi respinto l'emendamento 3.100.

 

PRESIDENTE. Avverte che non vi sono emendamenti riferiti ai restanti articoli del decreto-legge.

 

Il Senato approva gli articoli 1 e 2 del disegno di legge di conversione.

PRESIDENTE.

Passa alla votazione finale.

MARINO (Misto-Com). Il provvedimento unisce surrettiziamente disposizioni diverse riguardanti la partecipazione ad operazioni militari di pace, tra cui quella denominata ISAF che impegna i militari italiani nella bonifica del territorio afgano da ordigni esplosivi ed armi chimiche, ma anche la prosecuzione della missione militare Enduring Freedom che, in particolare con l'invio del contingente Nibbio, ha assunto i connotati di una vera e propria operazione di combattimento, senza che il Governo abbiate fornito alcuna informazione al Parlamento in merito alla natura della missione. Peraltro, è evidente lo stretto collegamento con l'annunciata guerra all'Iraq, in quanto gli alpini sostituiscono le truppe americane dislocate in quella zona, che si traduce di fatto in un coinvolgimento del Paese nei preparativi di guerra, unitamente alle concessioni da parte del ministro Martino delle infrastrutture e dello spazio aereo per il trasporto di materiale bellico.

MALABARBA (Misto-RC). Esprime netta contrarietà alla conversione di un decreto-legge, che proroga genericamente l'impegno in missioni internazionali, diverse nelle finalità e nel quadro di responsabilità, e che ribadisce la confusa disponibilità italiana a partecipare a missioni svariate nella speranza di acquisire un ruolo da protagonista nelle nuove relazioni internazionali. La finalità di gran parte delle missioni internazionali non è la ricerca della pace, ma la destabilizzazione delle aree coinvolte per consentire la ricostruzione dei rapporti di forza a vantaggio dei Paesi più ricchi. Chiede pertanto che alla scadenza della proroga in esame, il Governo presenti al Parlamento provvedimenti omogenei in riferimento alle funzioni e alla promozione delle diverse missioni e inoltre compia un serio bilancio politico di tali operazioni, in particolare delle missioni nella ex Jugoslavia. (Applausi dal Gruppo Misto-RC).

FILIPPELLI (Misto-Udeur-PE). Annuncia che, in coerenza con i voti già espressi in Parlamento, il Gruppo voterà a favore di un provvedimento che consente, nell'ambito delle decisioni degli organismi internazionali, la prosecuzione di missioni finalizzate al mantenimento della pace e alla lotta al terrorismo. Esprime pertanto piena gratitudine e solidarietà alle Forze armate impegnate all'estero in pericolose missioni di pacificazione, ribadendo il rifiuto della guerra quale mezzo di soluzione delle controversie.

 

PRESIDENTE. Rinvia il seguito della discussione ad altra seduta. Dà quindi annunzio dell'interpellanza e delle interrogazioni pervenute alla Presidenza (v. Allegato B) e toglie la seduta.

 

La seduta termina alle ore 13,52.