Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 354 del 12/03/2003

MALABARBA (Misto-RC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MALABARBA (Misto-RC). Signor Presidente, signor Sottosegretario, è da più di sette anni che si adottano provvedimenti omnibus, nei quali si mescolano missioni di caschi blu delle Nazioni Unite, missioni di guerra della NATO, missioni di alleanze internazionali a geometria variabile come quelle dell'Afghanistan, commettendo da parte dei Governi una grave scorrettezza nei confronti del Parlamento. Come è del tutto evidente, non mi riferisco soltanto a questo Governo, perché si tratta di una tradizione ormai consolidata. Ma perseverare è diabolico, signor Presidente.

Credo che il Parlamento dovrebbe poter decidere non sul solo finanziamento, ma sulla necessità o meno di prolungare e reiterare missioni militari.

Si è detto (ma del resto si era capito anche prima con il Governo precedente) che l'Italia vuole partecipare a molte missioni per contare, per essere protagonista; ma in che cosa? Nella costruzione del nuovo ordine mondiale, dei nuovi assetti, delle nuove relazioni di forza, delle nuove relazioni internazionali. È per questo motivo che i vari Governi hanno fatto a gara per mettere a disposizione reparti italiani per partecipare a missioni internazionali che non sempre, ma quasi sempre, sono state di guerra: in Bosnia, in Kosovo e oggi in Afghanistan. Noi su questa logica abbiamo sempre espresso delle critiche precise e ribadiamo la nostra totale e complessiva, coerente contrarietà.

Le missioni contenute in questo decreto-legge sono molte, ma - come si è visto - si è concentrata l'attenzione anche questa volta su «Enduring Freedom» e sull'Afghanistan e, direi, pour cause, sull'Iraq. Tuttavia, vorrei ricordare che il Governo non è stato capace di fornire un serio bilancio politico del presunto successo delle missioni in Bosnia e in Kosovo, che sono missioni della NATO. Si tratta di missioni, come quella in Bosnia, che hanno fatto seguito a quello che il Governo ha chiamato il fallimento delle Nazioni Unite, le quali avrebbero fallito in Bosnia allorquando decisero di inviare caschi blu per fare una vera operazione di peace keeping, cioè per fare un'operazione di deterrenza e per impedire che si sviluppassero gli scontri interetnici e le pulizie etniche. Peccato che il Governo degli Stati Uniti si rifiutò di mettere a disposizione mezzi e uomini e boicottò apertamente quella missione per poi, dopo due anni di massacri, decretare il fallimento delle Nazioni Unite e intervenire in prima persona attraverso l'Alleanza Atlantica, per installarsi e guidare un processo di ricostruzione dei rapporti politici in tutta l'area dei Balcani.

Questo è solo un esempio, ma potrei parlare anche del Kosovo dove, all'intervento della NATO e sotto gli occhi compiacenti della NATO, è stata messa in atto una pulizia etnica che ha costretto 200.000 serbi ad abbandonare il Kosovo, sui quali non si sono versate lacrime né si sono fatti molti servizi televisivi per descriverne la drammaticità.

Insomma, queste missioni rispondevano e rispondono a una logica ben diversa da quella dichiarata e noi più volte abbiamo avuto modo di denunciare e di chiarire quali siano, complessivamente, i veri obiettivi di queste missioni e di ognuna di esse. In poche parole, si tratta della ricostruzione dei rapporti di forza a livello mondiale, della destabilizzazione di alcune aree per poi ricostruire in esse i rapporti politici con la presenza militare dei Paesi ricchi del mondo e con condizioni più favorevoli di sfruttamento di materie prime, come è il caso anche dell'Iraq.

Di specifico, noi non avremmo contrarietà ad alcune missioni contenute in questo stesso decreto-legge, come in altri che arriveranno presto o tardi alla nostra attenzione. Tuttavia, vediamo in questo provvedimento un aspetto largamente prevalente e perciò - sebbene non su tutte le missioni ci sia la nostra contrarietà - esprimeremo un voto contrario, chiedendo al Governo che questa, però, sia l'ultima volta che al Parlamento viene presentato un decreto-legge fatto in questo modo: non pretendiamo che ne venga adottato uno per ogni missione, ma che almeno si suddividano le missioni secondo l'egida che le ha promosse e secondo le funzioni che hanno; questo sì. Quindi, che ci sia un decreto-legge per le missioni delle Nazioni Unite, che ce ne sia un altro per le missioni della NATO e uno per quelle a geometria variabile.

In questo modo, avremmo la possibilità di discutere e di capire meglio le implicazioni dei voti che esprimiamo; infatti, se le guerre sono una cosa troppo seria per lasciarle nelle mani dei militari, anche le missioni militari sono cosa troppo seria per comprenderle tutte in un decreto di tipo burocratico, che affida ai militari - di fatto - la politica del nostro Paese in quei luoghi. (Applausi dal