Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 354 del 12/03/2003

BOSI, sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente, desidero intervenire per rispetto all'Aula e ai colleghi che con grande impegno e con grande passione sono intervenuti in questo dibattito, che io capisco poter essere caricato oltre i propri significati anche da una situazione internazionale assai complessa, dovuta alla crisi irachena.

Dovremmo tuttavia fare uno sforzo di razionalità maggiore, tenendo le due cose distinte. So per certo, per frequentazioni in Commissione difesa, quanto i parlamentari del centro-destra e del centro-sinistra si riconoscano sostanzialmente nel grande valore delle missioni all'estero dei nostri militari. A questi ultimi deve andare l'incoraggiamento dei due rami del Parlamento ed anche il riconoscimento … (Brusìo in Aula) signor Presidente, se l'argomento interessa proseguo, altrimenti rinuncio alla replica.

 

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ascoltate il Governo oppure parlate a bassa voce per consentire a chi è interessato di ascoltare.

 

BOSI, sottosegretario di Stato per la difesa. Ai nostri militari va la riconoscenza del popolo italiano non solo per i rischi e i sacrifici cui vanno incontro, ma anche per la professionalità, universalmente apprezzata dai Governi di tutti i Paesi e soprattutto dalle popolazioni presso le quali stanno svolgendo una funzione di mantenimento della pace, cercando in particolare di recuperare le condizioni per una vita politica, civile e sociale democratica.

Sono certo che la stragrande maggioranza del Parlamento apprezzi questa funzione, il ruolo delle nostre Forze armate, il sacrificio dei nostri militari.

Ci sono preoccupazioni aggiuntive, che ho colto in alcuni interventi; vorrei tranquillizzare i colleghi che hanno chiesto ulteriori assicurazioni in ordine alle garanzie per le nostre Forze Armate, presenti soprattutto nell'ambito della missione «Enduring Freedom», nel passaggio di comando che avverrà. Noi diamo queste garanzie; voglio ricordare, come ha già fatto molto bene il collega Peruzzotti nella sua relazione, che il trasferimento dell'autorità ad un comando sovranazionale, cioè al comando della coalizione, avviene dopo che sono state concordate le condizioni di svolgimento delle operazioni. Anche le regole di ingaggio, delle quali sono state date versioni un po' romanzate, sono state bene identificate dal senatore Palombo, grazie alla sua professionalità in campo militare. È chiaro che le regole di ingaggio devono essere rispettose dei diritti umanitari e consone con l'impostazione data dal comando nazionale, sempre presente e vigile nello svolgimento delle operazioni. Ricordo che in qualunque momento può intervenire il diritto di veto qualora le operazioni dovessero sconfinare rispetto alle finalità prestabilite. Il Capo di Stato maggiore della difesa italiana dà una delega al comandante, che è condizionato da una serie di punti e di certezze, in linea con gli orientamenti del Parlamento e del Governo e con le condizioni di carattere umanitario delle missioni. (Applausi del senatore Contestabile).

La collega De Zulueta, che è più presente nella Commissione esteri che nella Commissione difesa, forse per un eccesso di preoccupazione ha fatto riferimento a torture e gravi trattamenti contrari ai diritti umani. Se questo tipo di illazioni si riferisce ai nostri militari, dobbiamo respingerle con forza perché non c'è alcun indizio (Commenti del senatore Malabarba) del fatto che i nostri militari siano chiamati a dover svolgere azioni non in linea con il rispetto dei diritti umani.

 

MALABARBA (Misto-RC). Si ricordi la Somalia!

 

BOSI, sottosegretario di Stato per la difesa. Se non si è voluto dire questo, tanto meglio, ma l'insistenza in ordine a queste condizioni è un po' eccessiva e dimostra soprattutto che non si conoscono lo spirito, l'anima, i caratteri altamente umanitari che contraddistinguono i nostri militari e li fanno apprezzare soprattutto dalle popolazioni.

Siamo intervenuti in Afghanistan per motivi prima di tutto umanitari. Pensate che si prevedeva il rientro in quel Paese di 600.000 afgani, fuggiti per la persecuzione dei talibani.

Sono rientrati in patria 1.200.000 afgani anche grazie alla nostra presenza in quel Paese.

È chiaro che siamo in Afghanistan per ripristinare la convivenza civile e possibilmente la vita democratica. Allora, mi chiedo perché fare questo distinguo e dire che eravate favorevoli all'ISAF, ma non a «Enduring Freedom», perché questa si basa sulla lotta al terrorismo.

Certo, l'Italia partecipa convintamente alla guerra contro il terrorismo, perché è la condizione essenziale per riportare la convivenza civile e il rispetto dei diritti umani in quei Paesi. Questo è il motivo per il quale noi partecipiamo convintamente ad una battaglia contro il terrorismo. Le caratteristiche dell'operazione «Enduring Freedom» sono quelle e contemplano anche la possibilità di scontri armati da parte dei nostri militari.

Non è vero, collega Bedin, che il Ministro della difesa abbia negato questo. Ho qui il testo del suo intervento svolto nell'ottobre scorso alla Camera, che riporta: «Sui rischi occorre essere molto chiari. In operazioni militari sono sempre elevati, in particolare quando si è in prima linea. Si dibatte molto sull'ipotesi di impiego in situazioni di combattimento ad elevata, media e bassa intensità. In effetti, la lotta militare al terrorismo richiama situazioni più impegnative rispetto a peace keeping, ma non è possibile sostenere oggi, come qualcuno ha fatto, che la missione autorizzata un anno fa non comportasse l'eventualità del combattimento».

La comportava «Enduring Freedom»; ecco perché non capisco la meraviglia della collega De Zulueta quando dice che gli aerei della portaerei Garibaldi hanno illuminato i bersagli. Certo che l'hanno fatto, si sono limitati a questo, mentre avrebbero potuto colpire essi stessi, nell'ambito dell'operazione autorizzata dal Parlamento. Chi l'ha detto che questo non era autorizzato? Dove è scritto?

Colleghi, so di poter contare sulla vostra grande disponibilità, che deriva dal fatto che in fondo queste missioni, iniziate con i Governi di centro-sinistra e che continuano con il Governo di centro-destra, fanno onore all'Italia, alle nostre Forze armate. Credo che tutti in fondo alla propria coscienza, anche chi a volte si impegna con alcuni distinguo, siano convinti di poter essere profondamente orgogliosi di tutto questo. (Applausi dai Gruppi FI, LP, UDC e AN).

Termino dicendo al collega Bedin - che lo ha chiesto, quindi mi sembra doveroso rispondere - che è difficile operare una stabilizzazione delle missioni sotto il profilo del bilancio. Queste sono per loro natura un evento imprevisto e imprevedibile. È vero che, purtroppo, si può immaginare che queste dovranno durare molto tempo, ma non possiamo stravolgere le regole del bilancio dello Stato prevedendo una voce specifica per le missioni. Probabilmente fra qualche anno lo dovremo fare, ma non è immaginabile essere in grado di prevedere né l'intensità, né il numero dei partecipanti, né la durata, né i mezzi impiegati in una missione, perché ci sono ancora oggi condizioni di grande variabilità rispetto alle quali, del resto, anche i precedenti Governi non hanno mai immaginato un capitolo ad hoc. (Applausi dai Gruppi FI, LP, UDC e AN).