Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 354 del 12/03/2003

DE ZULUETA (DS-U). Signor Presidente, questo modo un po' spezzettato di discutere i provvedimenti non aiuta la continuità dell'attenzione circa i temi sottoposti al nostro esame. (I senatori della maggioranza continuano a congratularsi e a conversare con il Ministro).

Signor Presidente, vorrei chiedere un minuto di sospensione dei lavori per consentirne la ripresa in un clima più tranquillo.

 

PRESIDENTE. Senatrice De Zulueta, vorrei evitare di sospendere i lavori. Il Ministro sta comunque uscendo dall'Aula.

Presidenza del vice presidente FISICHELLA

 

DE ZULUETA (DS-U). Vorrei concentrare l'attenzione… (Brusìo in Aula).

 

PRESIDENTE. Colleghi, per favore, consentiamo alla senatrice De Zulueta di parlare. Chi non è interessato alla discussione può anche uscire. Lo dico con rammarico.

 

DE ZULUETA (DS-U). La ringrazio, signor Presidente; faccio notare di nuovo che passare da un tema all'altro ha un effetto deleterio sulla possibilità di seguire il filo del ragionamento.

Per quanto riguarda il disegno di legge di conversione del decreto-legge 20 gennaio 2003, n. 4, sulle missioni internazionali, esso contiene importanti elementi che non attengono soltanto alla politica della difesa, ma anche alla politica estera dell'Italia. A cominciare dalla questione dei Balcani, dove siamo fortemente impegnati, il decreto conferma l'impegno italiano sia nel settore della partecipazione militare - una missione recente che ha avuto un ruolo di stabilizzazione è quella in Macedonia - sia nella cooperazione nelle attività di Polizia.

In particolare, con questo disegno di legge diamo il via finalmente alla missione di Polizia europea in Bosnia-Erzegovina, che è la prima azione di politica nel campo della sicurezza comune dell'Unione.

Per quanto riguarda l'Africa, il decreto contiene una novità: dà notizia dei finanziamenti necessari per consentire la partecipazione di personale militare alla Conferenza di pace sulla Somalia in corso in Kenya, nonché ai negoziati di pace sul Sudan. Sono Paesi in cui la situazione è gravissima ed il ruolo italiano - in particolare in Somalia - è particolarmente importante, per cui ritengo opportuno che al riguardo vi sia un aggiornamento specifico in Commissione affari esteri da parte del Governo. Mi rammarico che non sia in Aula il rappresentante del Ministero degli affari esteri, perché proprio di una lettera ricevuta da quel Dicastero vorrei parlare.

Ritengo che il disegno di legge contenga una forzatura: l'aver inserito nello stesso provvedimento la copertura e, perciò, l'autorizzazione a ben consolidate missioni di pace, accanto a quella che i nostri alleati americani definiscono una missione di guerra. Secondo il Comando centrale americano, infatti, l'operazione «Enduring Freedom» è in effetti una missione di guerra contro il terrorismo internazionale con proiezioni transnazionali.

Nell'ambito della missione di «Enduring Freedom» vi sono azioni molto diverse tra loro, di cui naturalmente il decreto - che non fa altro che garantire la copertura - non dà particolari notizie. Sostanzialmente diverso è, infatti, l'invio di mille alpini che partecipano da questo mese attivamente, nel teatro di guerra ancora aperto in Afghanistan, alla caccia ai combattenti talibani e di Al Qaeda che ancora vi si rifugiano o che attraversano la frontiera dal Pakistan.

Come ha fatto notare il collega Nieddu, infatti, questa missione è sostanzialmente diversa da quelle delle forze navali e aeree distaccate, ormai dalla fine del 2001, nel Mar Rosso, nel Golfo Persico, nell'Oceano Indiano e nelle basi dell'Asia Centrale. A dire il vero, il motivo per cui queste basi aeree sono mantenute operative è, dal punto di vista militare e della nostra sicurezza, alquanto misterioso, essendo terminata la fase acuta della crisi afgana.

Vorrei però attirare l'attenzione - in particolare del Governo - sulla missione degli alpini. È inutile sottolineare - lo hanno già fatto molti colleghi - che il Governo avrebbe avuto il dovere di essere molto più chiaro nella spiegazione della natura di questa missione, che, secondo il comando americano (sotto il quale essa ricade), è una missione di combattimento. Si è invece usata addirittura l'espressione «missione di pace». Ebbene, credo che questo tentativo di edulcorare la realtà non renda onore all'impegno assunto dai soldati e rischi di fuorviare l'opinione pubblica.

Ribadisco questo concetto con particolare enfasi, perché in questi giorni, nelle stesse province dove è prevista l'azione di rastrellamento e di interdizione da parte dei nostri soldati, è in corso una caccia all'uomo con distaccamenti delle forze speciali americane che, proprio lungo la frontiera tra il Pakistan e l'Afghanistan, stanno cercando Osama Bin Laden perché ritengono - dopo l'arresto in Pakistan del suo presunto luogotenente Khaled Sheikh Mohamed - che egli si trovi proprio in quell'area. Non ho bisogno di sottolineare in altro modo la grande pericolosità della situazione in quella zona.

L'operazione «Enduring Freedom» è in corso da più di un anno e credo sia giunto il momento di tentare di fare un bilancio. Come modello di cooperazione militare, «Enduring Freedom» costituisce una novità: è un esempio di quello che gli americani chiamano ad hoc coalition, cioè una coalizione militare costituita per uno scopo. Un'altra simile coalizione rischia di essere costituita per la guerra in Iraq: se venisse a mancare l'autorizzazione delle Nazioni Unite, il Governo americano ha già promesso che costituirà un'altra ad hoc coalition contro l'Iraq, sotto lo stesso comando - si badi - di «Enduring Freedom».

L'ordine del giorno G4 vuole attirare l'attenzione del Governo su due aspetti di questa coalizione ritenuti preoccupanti. Il primo, meritevole di più attenta considerazione, riguarda la linea di comando; il secondo, il pieno rispetto della legalità, della tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali nella lotta al terrorismo. Ricordo, infatti, che la missione primaria di «Enduring Freedom» è la lotta al terrorismo.

In questo contesto, richiamo l'attenzione su un aspetto in particolare: con l'adozione del sistema della coalizione ad hoc, per la prima volta nella storia dell'Italia repubblicana si verifica un trasferimento di autorità senza che vi sia una collegialità a livello di comando. Sottolineo la differenza sostanziale del metodo adottato rispetto ai maggiori impegni militari internazionali dell'Italia.

Recentemente è stato autorizzato il finanziamento di EUROFOR, attivo nei Balcani nel contesto della KFOR della NATO. Per attivare EUROFOR sono stati costituiti un comando collegiale e un coordinamento politico a livello di Governi.

Come sapete, in ambito NATO vi è l'obbligo di unanimità e collegialità per tutte le principali decisioni militari. Questa procedura viene a mancare nel sistema adottato con «Enduring Freedom». Il comando, con transfer of authority, è situato a Tampa, in Florida, sotto il comando del generale Tommy Francks. Noi non siamo rappresentati a livello di vertici. L'unica rappresentanza è a livello di ufficiali di collegamento, che non operano su base paritaria.

Ritengo che questa novità, se può essere uno strumento efficace dal punto di vista della rapidità con cui si possono attuare le decisioni, crei un problema dal punto di vista di quello che gli anglosassoni definiscono parlamentary oversight, cioè la possibilità, per il nostro Parlamento, di poter controllare e conoscere in tempo utile la natura della missione in cui sono impegnate le nostre Forze armate. Tant'è che non conosciamo le regole di ingaggio, e non le potevamo conoscere fino a che non vi è stato il transfer of authority, il che ci priva della possibilità di valutare, prima dell'inizio dell'azione, le condizioni in cui viene attivata.

L'ordine del giorno G4, che ho sottoposto all'attenzione dell'Assemblea e del Governo, riporta quello che i giornalisti chiamano uno scoop, una notizia che non è apparsa sui giornali e che il Governo non ci ha comunicato, di cui ho avuto l'opportunità di essere messa a conoscenza durante una visita parlamentare a Tampa, in Florida. Nel corso di un briefing presso il comando centrale delle Forze armate americane, dalla viva voce del generale Michael Delong, che sostituiva il generale Tommy Francks, ho appreso che, nella fase più acuta dei bombardamenti in Afghanistan, la nostra portaerei Garibaldi è stata impegnata per operazioni di supporto tattico e logistico; anzi, la diapositiva che ci fu mostrata in quell'occasione lasciava chiaramente vedere che gli aerei Harrier che si trovano sulla nostra portaerei e che sono stati utilizzati durante quella campagna avevano il compito del puntamento dei bersagli che sono stati poi bombardati. Per me era una notizia, non avendo mai avuto dal Governo (ho controllato anche i resoconti delle sedute della Camera) alcuna indicazione del compito svolto dalla portaerei Garibaldi in quella fase. Ritengo questo un esempio di come il sistema adottato con «Enduring Freedom» possa metterci in condizione di non sapere in che modo sono impegnate le nostre Forze armate.

Per quanto riguarda la lotta al terrorismo e la tutela dei diritti umani, ho ricevuto in questi giorni - per questo mi rammarico del fatto che non sia presente un rappresentante della Farnesina - una relazione del Ministero degli affari esteri sui seguiti dati alla mozione che avevamo presentato e che è stata votata a maggio dell'anno scorso, concernente la condizione e la detenzione dei prigionieri talibani a Guantanamo.

La relazione governativa dovrebbe non dico rassicurarmi appieno, ma almeno confortarmi riguardo all'impegno del Governo su questi temi, dato che in essa è scritto: "Il Governo italiano, fin dalle prime incarcerazioni di miliziani talibani e di membri di Al Qaeda presso la base di Guantanamo aveva preso contatti con il Governo degli Stati Uniti al fine di essere costantemente informato circa le condizioni degli stessi. L'Italia è stata fin dall'inizio e rimane al fianco degli Stati Uniti nella lotta contro il terrorismo. Tuttavia non ha mancato di avvalersi di ogni occasione per tornare ad esprimere al Governo statunitense l'attenzione e la sensibilità non solo del Governo, ma dell'intero mondo politico e dell'opinione pubblica italiana per una vicenda che investe i diritti fondamentali della persona".

La relazione del Governo prosegue facendo presente che "anche in sede europea è stato ribadito che la lotta al terrorismo deve comunque rispettare i diritti umani ed i princìpi dello Stato di diritto". E rassicura circa il fatto che, l'anno scorso, nel corso di numerosi contatti, "il Governo italiano ha sollevato con particolare intensità" - così recita la relazione - "la questione della pena di morte e dello status dei prigionieri detenuti nella base di Guantamano".

Il Governo cita anche una risoluzione presentata dal Messico e approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite a ottobre dell'anno scorso in cui si sancisce il principio secondo cui la lotta al terrorismo deve essere condotta nel pieno rispetto della legalità e della tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali, concetto ribadito dalla Presidenza danese europea nella stessa sede.

Ora, signor rappresentante del Governo, la questione è di grande attualità. Infatti, in seguito all'arresto del presunto numero due di Al Qaeda Khaled Sheikh Mohamed a Rawalpindi, in Pakistan, sono stati pubblicati numerosi articoli sul problema del trattamento dei detenuti accusati di terrorismo. In particolare, la scorsa settimana è uscito sul "New York Times" un articolo in cui si descrivono quelli che vengono chiamati dall'amministrazione americana "metodi accettabili di pressione", che verrebbero esercitati nei confronti dei prigionieri, come appunto Khaled Sheikh Mohamed. Questi metodi, che non starò a descrivere minutamente, comprendono la privazione del sonno, del cibo e dell'acqua, l'esposizione al caldo e al freddo al limite della sopportabilità ed anche pressioni psicologiche. Ad esempio, nel caso di Khaled Sheikh Mohamed, i suoi figli sono detenuti negli Stati Uniti in una località sconosciuta e pare siano state utilizzate le loro immagini fotografiche per fare pressioni su di lui. Non c'è bisogno di sottolineare ai responsabili del Governo che il coinvolgimento improprio dei figli di un detenuto vìola la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo; a parte il fatto che vi sono anche, nel trattamento che ho prima descritto, evidenti profili di violazione della Convenzione ONU del 1984 contro la tortura.

Nella base di Bagram, secondo fonti giornalistiche e organizzazioni come Human Rights Watch e Amnesty International, sono utilizzati metodi di pressione anche fisici. Due detenuti sono morti a dicembre dell'anno scorso ed è stata aperta un'indagine amministrativa da parte dell'autorità militare americana; si pensa che la loro morte sia stata provocata dalle percosse e dalle condizioni cui erano stati sottoposti.

Nella stessa base di Guantanamo ci sono stati in un anno, secondo i responsabili americani, venti tentativi di suicidio, uno dei quali è stato riferito venerdì della settimana scorsa. Venti tentativi di suicidio su una popolazione carceraria di seicento individui rappresentano, secondo qualsiasi amministrazione carceraria, una media paurosa.

Ci troviamo dunque in una situazione (Richiami del Presidente) in cui, come recita lo stesso ordine del giorno, si violano le stesse… (Il microfono si disattiva automaticamente).

 

PRESIDENTE. Senatrice De Zulueta, è andata già fuori di un minuto, che io le ho attribuito, ma ora non posso fare di più.

 

DE ZULUETA (DS-U). Un minuto, signor Presidente.

 

PRESIDENTE. Può depositare però il testo scritto.

 

BOCO (Verdi-U). Un minuto, signor Presidente.

 

PRESIDENTE. Ma se lo faccio per tutti, qui ci sono molti iscritti a parlare…

 

BOCO (Verdi-U). Un minuto, signor Presidente.

 

PRESIDENTE. Va bene.

 

DE ZULUETA (DS-U). Grazie, signor Presidente. Vorrei chiedere al Governo di accogliere il dispositivo dell'ordine del giorno G4. Il Governo lo ha già in gran parte accolto a maggio dell'anno scorso ed è molto importante che, a fronte di queste notizie, rinnovi l'impegno in difesa dei diritti umani, che già aveva accettato di assumere, con le parole che vengono riportate nel dispositivo di quest'ordine del giorno, che spero possa di nuovo accogliere. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Verdi-U, Aut e Misto-Com e del senatore Frau).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Forlani. Ne ha facoltà.